La difficoltà di chiamarsi Biden ai tempi di Trump

Hunter ha spiegato il suo ruolo nella vicenda ucraina dalla quale è uscito completamente indenne. Un complotto, come tanti, costruito a tavolino dal tycoon. Che però ha contribuito ad affossare la candidatura di suo padre, l'ex vicepresidente Usa.

Dopo settimane di insulti e attacchi, finalmente abbiamo sentito in un’intervista su ABC News anche la posizione di Hunter Biden, il figlio dell‘ex vicepresidente americano coinvolto nel Kievgate.

Come è noto, Biden jr faceva parte del board della Burisma, società ucraina di gas e lavora per una società cinese, e Donald Trump sta disperatamente cercando di convincere il popolo americano che suo padre abbia usato il suo potere istituzionale per far licenziare un procuratore ucraino che stava indagando sulla società e il figlio. Il quale però è uscito assolutamente indenne dalla vicenda. Non solo il presidente rischia ora l’impeachment per aver fatto pressioni su Kiev con l’obiettivo di indagare sui Biden.

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LA PASSIONE DEL TYCOON PER I COMPLOTTI

Come per tutte le teorie complottistiche sostenute dal presidente Trump, anche questa è fondata su informazioni errate e su fatti che non sussistono. Basta ricordare i pretendenti: Barack Obama nato in Kenya o il padre del senatore Gop Ted Cruz coinvolto nell’assassinio di Jfk. E ancora: i vaccini che causano l’autismo e la negazione del climate change. Hunter Biden ha cercato di spiegare, all’inizio con calma e poi con un filo di rabbia, che non ha mai fatto nulla di eticamente scorretto. D’un tratto, pover’uomo, si è trovato coinvolto in una delle teorie trumpiane che fanno breccia su seguaci che si bevono tutto quello che il loro guru sostiene, senza approfondire nulla.

QUANDO IL COGNOME PESA

«Se il tuo cognome non fosse Biden, credi che ti avrebbero chiesto di far parte del board di Burisma?», ha chiesto la giornalista a Hunter. «Non lo so. Probabilmente no. Credo che tante cose non mi sarebbero successe se il mio cognome non fosse Biden». D’altronde, sono quasi certa che Ivanka e il marito Jared Kushner, Donald Jr. ed Eric non sarebbero diventati parte integrante dell’amministrazione Usa se non avessero portato il cognome Trump. Con la differenza rispetto a Hunter Biden, che Kushner e Donald Jr. sono stati trovati con le mani nella marmellata più di una volta.

INTANTO BIDEN CROLLA NEI SONDAGGI

Hunter Biden invece è un rinomato avvocato, laureato a Yale, con una carriera brillante. E adesso è chiamato a dare spiegazioni logiche a una storia che di logico ha ben poco. Nel frattempo, Joe Biden, fino a qualche settimana fa in testa a tutti i sondaggi, sta velocemente perdendo terreno, ed è stato superato da Elizabeth Warren e Bernie Sanders. E se decidesse di fare un passo indietro dalle Primarie dem, potrebbe scendere in campo l’ex sindaco di New York Michael Bloomberg.

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La procura ucraina sta riesaminando le indagini su Biden jr

Il caso è al centro del cosiddetto Kiev gate. Nel frattempo, emergono nuovi dettagli sui rapporti tra gli uomini di Trump e Zelensky.

La procura generale ucraina sta «riesaminando» circa 15 indagini relative alla compagnia del gas Burisma, inclusa quella in cui è implicato il figlio dell’ex vicepresidente americano Joe Biden, Hunter Biden, che ricopriva una posizione nel consiglio di amministrazione dell’azienda. Lo ha detto il procuratore generale ucraino Ruslan Riaboshapka, citato da Interfax. La questione è al centro del cosiddetto Kiev gate che ha portato all’avvio delle indagini per impeachment contro Donald Trump. Il presidente statunitense, in una telefonata con l’omologo ucraino Voldymyr Zelinsky, gli chiese di indagare sul figlio di Biden: The Donald sarebbe dunque reo di avere esercitato pressioni su Kiev, mettendo sul tavolo aiuti economici e militari, al fine di ottenere un vantaggio personale (Biden è il suo principale rivale nella corsa alla rielezione nel 2020).

QUELLA DICHIARAZIONE SCRITTA DA DIPLOMATICI USA PER ZELENSKY

Non è questa però l’unica novità sul caso ucraino. Secondo quanto riportato dal New York Times, due diplomatici statunitensi scrissero una dichiarazione per Zelinsky in cui lo stesso si sarebbe impegnato a indagare su Biden e il figlio e sulle presunte interferenze dell’Ucraina sul voto del 2016 per favorire Hillary Clinton. Il Nyt spiega che l’episodio risale ad agosto, dopo la ormai nota telefonata. La dichiarazione fu preparata dall’ambasciatore Usa presso l’Ue Gordon Sonland e dall’ex inviato speciale a Kiev Kurt Volker. Ne erano a conoscenza un consigliere di Zelensky, Andriy Yermak, e Rudy Giuliani, su cui indicazione si sarebbe dovuto fare esplicito riferimento sia a Burisma sia le presunte interferenze dell’Ucraina nel voto del 2016. Zelensky, però, non rilasciò mai questa dichiarazione: il governo ucraino non voleva citare direttamente Burisma; inoltre, in seno all’amministrazione statunitense emersero dissidi in merito. Così, non se ne fece nulla.

VIA LIBERA ALLA VENDITA DI MISSILI STATUNITENSI ALL’UCRAINA

Nella telefonata tra Trump e Zelensky si parlò – tra le altre cose – di una vendita all’Ucraina di missili Javelin e delle relative rampe di lancio ed attrezzature. L’affare, che ha un costo stimato attorno ai 39, 2 milioni di dollari, ha ricevuto il via libera il 3 ottobre, secondo quanto ha reso noto il Dipartimento di Stato americano.

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Mistero sulla protezione alla talpa delle rivelazioni Trump – Biden

L'avvocato del whistleblower dice che la Cbs ha mal interpretato la missiva in cui la difesa della gola profonda ringraziava la National intelligence. Non è chiaro dunque se la fonte sia sotto tutela dell'agenzia federale.

È giallo sulle misure di protezione attivate per proteggere la gola profonda del caso che ha portato il Congresso americano ad annunciare l’apertura della procedura di impeachment su Donald Trump. Il caso è quello delle richieste di Trump ai dirigenti ucraini per ostacolare la campagna elettorale di Joe Biden. Uno degli avvocati della talpa che ha denunciato la telefonata di Trump al presidente ucraino per far indagare i Biden ha criticato la Cbs per aver «completamente mal interpretato» i contenuti di una lettera del team difensivo riportando che l’informatore è sotto protezione federale. La Cbs ha però confermato le sue rivelazioni affermando di avere un’altra fonte.

QUELLA LETTERA CHE RINGRAZIA LA NATIONAL INTELLIGENCE

La lettera, firmata da Andrew Bakaj e indirizzata al capo della National Intelligence, esprime preoccupazioni per la sicurezza della talpa – un agente della Cia – dopo le dichiarazioni minacciose del tycoon e la taglia di 50 mila dollari offerta da alcune persone per identificarla. Nella lettera si apprezza anche il sostegno per «attivare le appropriate risorse» per garantire la sicurezza del ‘whistleblower‘ ma non si indica quale sostegno o risorse siano state offerte.

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Trump, il caso Ucraina-Biden e la partita dell’intelligence

Le presunte pressioni del presidente Usa su Zelensky per indagare sul figlio di Biden e la denuncia di un funzionario dei Servizi riaprono il dossier sulla nomina del direttore degli 007. Lo scenario.

La questione ucraina sta scuotendo sempre più la politica americana. Lo scorso luglio, Donald Trump avrebbe esercitato pressioni sul presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, per spingerlo ad aprire un’inchiesta sul figlio di Joe Biden, Hunter. Al centro della vicenda il fatto che nel marzo 2016 – quando era ancora vicepresidente degli Stati Uniti – Biden avesse chiesto e ottenuto il siluramento dell’allora procuratore generale ucraino Viktor Shokin che stava indagando su Burisma Holding, società del settore energetico, nel cui consiglio d’amministrazione sedeva all’epoca lo stesso Hunter.

PER I DEMOCRATICI SI APRE L’OPZIONE IMPEACHMENT

Il problema, come si vede, è innanzitutto politico. I democratici stanno accusando Trump di aver abusato del suo potere, per mettere i bastoni tra le ruote a un rivale elettorale. E, in questo senso, stanno valutando di intentare un processo di impeachment contro il presidente. Dall’altra parte, Biden non può dormire sonni troppo tranquilli. Se fosse dimostrato un suo conflitto di interessi, nei prossimi mesi la cosa potrebbe cadere come una tegola sulla sua corsa elettorale. D’altro canto, i suoi stessi rivali alle primarie democratiche, pur biasimando Trump, si sono ben guardati dal difendere chiaramente l’ex vicepresidente.

Joe Biden, ex vicepresidente Usa e candidato alle primarie dem.

IL NODO DELL’INTELLIGENCE

Il punto è tuttavia che, al di là dei risvolti puramente politici, la questione chiama in causa anche un altro settore: quello dell’intelligence. Non dobbiamo infatti dimenticare che alla base della vicenda c’è una denuncia risalente allo scorso agosto, secondo cui Trump avrebbe fatto una promessa inopportuna a un leader straniero. Una denuncia che, stando a quanto riportato dal Washington Post, è stata presentata da un funzionario all’ispettore generale della comunità di intelligence, Michael Atkinson, il quale ha a sua volta informato il Director of National Intelligence pro tempore, Joseph Maguire. Lo stesso Maguire però non ha avvertito il Congresso, attirandosi per questo l’accusa di aver voluto indebitamente coprire Trump. Per questa ragione, l’attuale Director of National Intelligence sarà ascoltato il prossimo 26 settembre alla Camera.

IL RAPPORTO BURRASCOSO CON COATS

Che i rapporti tra Trump e l’intelligence americana non siano mai stati particolarmente idilliaci, non è certo un mistero. Nel 2017, il presidente aveva nominato come Director of National Intelligence Dan Coats, ex senatore repubblicano dell’Indiana. La relazione tra i due sarebbe divenuta tuttavia ben presto burrascosa. Al centro dello scontro c’era innanzitutto il dossier russo. Nel luglio 2018, durante un summit con Vladimir Putin a Helsinki, Trump affermò pubblicamente di nutrire dubbi sul fatto che – come sosteneva l’intelligence Usa – il Cremlino avesse effettuato delle interferenze durante le Presidenziali del 2016. Poche ore dopo, Coats intervenne con un comunicato stampa, ribadendo le conclusioni dell’intelligence e smentendo platealmente il presidente.

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Le tensioni non si fermarono tuttavia qui. Lo scorso gennaio, Coats sconfessò duramente la linea di Trump su svariati dossier di politica estera: dall’Iran all’Isis, passando – soprattutto – per la Corea del Nord. La cosa irritò notevolmente la Casa Bianca, creando fra i due una frattura insanabile. Per questa ragione, a fine luglio, Trump annunciò che Coats avrebbe lasciato il suo incarico. Il direttore è quindi uscito di scena il 15 agosto: tre giorni dopo la denuncia della talpa. 

Donald Trump.

LA ROSA DEI CANDIDATI PER LA GUIDA DELL’INTELLIGENCE

È da luglio che il presidente sta cercando una figura di fiducia da mettere a capo dell’intelligence. Il problema per lui è che le resistenze interne sono numerose. In un primo momento, la scelta era ricaduta sul deputato repubblicano del Texas, John Ratcliffe, protagonista di un duro attacco al procuratore speciale, Robert Mueller, durante l’audizione alla Camera lo scorso luglio. Trump si è tuttavia trovato isolato. Se i democratici accusavano Ratcliffe di partigianeria, molti repubblicani mettevano in dubbio le sue competenze in materia di intelligence. Le polemiche furono tanto vigorose che, alla fine, il presidente ritirò la candidatura.

Joseph Maguire candidato per la poltrona di Director of National Intelligence.

Al momento, la situazione appare ancora in alto mare. I nomi papabili per la poltrona di Director of National Intelligence sono svariati, sebbene siano due le figure più probabili: lo stesso Maguire e Pete Hoekstra, attuale ambasciatore statunitense nei Paesi Bassi ed ex deputato repubblicano del Michigan. A ben vedere, Hoekstra potrebbe rappresentare un candidato di compromesso. È infatti un conservatore che ha fatto parte per molti anni della commissione Intelligence alla Camera: elementi, questi, che lo rendono apprezzabile agli occhi del Partito repubblicano. Inoltre sembrerebbe poter contare sulla simpatia di alcuni ambienti democratici, nonostante la sua avversione per i Clinton (un dato che certo non dispiace a Trump). 

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LE ACCUSE DI TRUMP AI SERVIZI

La situazione resta comunque per ora sospesa. Le sacche di resistenza contro Trump nei settori dell’intelligence sono ancora numerose. E non è affatto escluso che la questione ucraina possa inserirsi nell’ambito di questo opaco braccio di ferro tra la Casa Bianca e i servizi segreti. I democratici sono convinti che il presidente voglia di fatto rendere l’intelligence un docile strumento nelle sue mani e – con ogni probabilità – cercheranno di colpire duramente Maguire per avvalorare la propria posizione. Se riuscissero a mettere quest’ultimo fuori gioco, indebolirebbero Trump, costringendolo di fatto a nominare un direttore bipartisan. Il presidente, dal canto suo, sostiene che tra i servizi si celino figure che vogliono mettergli i bastoni tra le ruote. E sottotraccia accusa l’intelligence di essere mossa da logiche di tipo politico (logiche che – bisogna dirlo – storicamente si sono talvolta palesate sin dai tempi della Guerra Fredda). La battaglia prosegue. E il dossier ucraino prevedibilmente non farà che renderla più complicata. 

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Trump ha chiesto all’Ucraina di indagare sul figlio di Joe Biden

Il Wall Street Journal ha svelato il contenuto della chiamata in cui il presidente avrebbe insistito per intralciare la candidatura del democratico alla Casa Bianca.

Donald Trump fece ripetutamente pressione nella telefonata di luglio 2019 al presidente ucraino perché Kiev aprisse un’indagine sul figlio di Joe Biden, Hunter. Il tycoon sottolineò almeno otto volte a Voldymyr Zelensky la necessità di lavorare col proprio legale, Rudolph Giuliani, per avviare l’inchiesta. A riferirlo è il Wall Street Journal che sottolinea come però – secondo le stesse fonti – il presidente americano non abbia avanzato promesse in cambio della collaborazione ucraina. La polemica è intensa da giorni ma solo il 21 settembre la testata ha rivelato il contenuto della denuncia. Una notizia che esplode proprio al centro della campagna elettorale per le presidenziali 2020, a poco meno di 14 mesi all’election day che deciderà il futuro politico di Trump.

CHI È HUNTER BIDEN

Il figlio di Biden è un uomo d’affari che è stato membro del board di Burisma, la maggior azienda non governativa produttrice di gas in Ucraina. Hunter, che ha un passato di droga di cui ha parlato apertamente (motivo per il quale è stato cacciato dalla Marina Usa, aveva già chiarito con il New Yorker come abbia tenuto separati i suoi impegni nel Paese europeo e quello che riguardava le attività politiche del padre.

JOE BIDEN: «TRUMP È PERICOLOSO E MINA LA SICUREZZA NAZIONALE»

Intanto il 21 settembre Joe Biden ha rotto il silenzio sul caso chiedendo a Donald Trump di far pubblicare la trascrizione della controversa telefonata con Volodymyr Zelensky: «Così gli americani potranno giudicare da soli», afferma Biden, che definisce il comportamento il tycoon «ripugnante e pericoloso perché mima la sicurezza nazionale». Da parte sua il presidente americano ha definito la vicenda un «attacco politico» dei suoi avversari negando qualsiasi comportamento illecito. 

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