Unicredit, il tramonto della zarina Louise (e di Elkette)

Jean Pierre Mustier ha emarginato progressivamente Tingström e, con lei, l'onnipresente alce mascotte della banca. A spingere l'ad sia le pressioni della compagna sia il lavoro certosino di Maurizio Beretta per fare eleggere presidente Cesare Bisoni.

Ai piani alti, e non solo, del palazzone di Unicredit a Milano, al 3 di piazza Gae Aulenti, ci si chiede, tra lo stupito e il compiaciuto, come mai negli ultimi tempi la spigolosa sagoma di Louise Tingström non si veda quasi più. Che fine ha fatto la svedese che Jean Pierre Mustier ha voluto a fianco a sé fin dal suo arrivo in Italia affidandole il compito di pianificare la comunicazione mondiale di Unicredit?

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TINGSTRÖM È STATA PROGRESSIVAMENTE EMARGINATA

Definita “zarina” per l’inclinazione all’esercizio del potere, facilitato dal suo fortissimo ascendente sull’algido amministratore delegato, la pugnace 57enne Louise è stata progressivamente emarginata dai processi decisionali – cui era abituata a partecipare anche laddove non aveva delega e competenza – e di conseguenza ha deciso di stare più tempo a Londra, dove ha sede la sua società di consulenza FinElk (laddove “elk” sta per alce). Dal lato suo, Mustier ha intrapreso un percorso di disintossicazione da Elkette, l’alce mascotte di Unicredit lanciata con una certa petulanza dalla pierre svedese, il cui uso era così ossessivo – un esemplare in peluche Mustier l’ha esibito persino negli incontri più ufficiali, la cravatta rossa con il disegnino elk era diventato un indumento obbligatorio per i dirigenti – da diventare argomento per canzonare il banchiere francese e la stessa banca. Anche perché elk è un simpatico animale, ma tipico della Svezia, dove Unicredit non è presente.

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IL RUOLO DI MADAME CLAUDIA

Ma come mai Mustier si è deciso a mettere fine a quella che era diventata una sceneggiata? Due motivi, si dice nei bar che si affacciano su piazza Gae Aulenti. Il primo è che a spiegare l’insostenibilità della situazione sia stata la nuova compagna del banchiere, Claudia Parzani, presidente di Allianz Italia e partner dello studio legale Linklaters, che è arrivata a pronunciare il classico «o lei o me», alla fine ottenendo soddisfazione. Il secondo motivo si chiama Maurizio Beretta, immarcescibile direttore degli Affari istituzionali di Unicredit, che negli ultimi tempi ha guadagnato punti su punti nella speciale classifica di Mustier. Come? Riuscendo a convincere i consiglieri di Unicredit, grazie a un instancabile e certosino lavoro ai fianchi di ciascuno, a eleggere presidente al posto del compianto Fabrizio Saccomanni il consigliere anziano (classe 1944) Cesare Bisoni che Mustier voleva a tutti i costi per essere certo di non avere ostacoli quando proverà a far partire un’alleanza internazionale, magari con Société Générale. E ora, senza più la Tingström tra i piedi, Beretta è tornato in auge. Con in più il comprensibile compiacimento di madame Claudia.

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La rassegnazione di Mustier, dalla grande impresa alla svendita dei quadri

Era arrivato in Unicredit con tanti progetti e si è ridotto a cedere la collezione perché la banca sembra avere un famelico bisogno di soldi. Intanto si avvicina l'incubo della presentazione del piano industriale.

Jean Pierre Mustier è malinconico. A chi lo va a trovare l’ad di Unicredit non risparmia tutta la sua delusione. Era arrivato in Unicredit per fare grandi cose, si è ridotto a vendere la collezione di quadri perché la banca sembra avere un famelico bisogno di soldi. Sognava la grande operazione internazionale: prima Société générale, poi Commerzbank (ipotesi quest’ultima gonfiata come un canotto dai suoi della comunicazione), si ritrova con un titolo in Borsa talmente deprezzato che non può fare nulla.

L’INCUBO DEL PIANO INDUSTRIALE SI AVVICINA

Insomma, un mezzo disastro con l’incubo che la data della presentazione del più annunciato piano industriale della storia – se ne parla da un anno – si avvicina e l’ex legionario francese rischia di avere poco nulla da dire al mercato, al di là forse dell’ennesima riorganizzazione interna con l’incubo dei 10 mila esuberi svelati a luglio da Bloomberg con il sindacato dei bancari che minaccia, si spera metaforicamente, di prenderlo a cazzotti.

AZIONISTI DILUITI E QUASI AZZERATI

Eppure, in mezzo a tale desolazione, in Unicredit lui continua a fare il bello e cattivo tempo, come se le cose andassero a gonfie vele e la banca non avesse azionisti. E in realtà non li ha o, meglio, li ha talmente diluiti da fare dell’istituto di piazza Gae Aulenti forse l’unica vera public company italiana. Con un aumento di capitale monstre da 13 miliardi varato al suo arrivo, li ha quasi azzerati tutti, Fondazioni comprese, che adesso hanno solo la forza di emettere qualche mugugno.

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LA SCELTA DEL SUCCESSORE DI SACCOMANNI

Che Mustier comandi a piacimento lo si è visto anche in occasione della nomina del presidente dopo l’improvvisa scomparsa questa estate di Fabrizio Saccomanni. Ebbene, poteva essere l’occasione per mettere lì una figura che gli facesse da contrappeso, invece il consiglio ha nominato colui che faceva da reggente, Cesare Bisoni che di Saccomanni era il vice. Eppure nella partita si erano evocati nomi di peso, come quelli di Claudio Costamagna e Massimo Tononi, rispettivamente ex ed attuale presidente di Cdp.

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Niente da fare, Mustier ha preteso (e il cda lo ha accontentato all’unanimità) che il successore di Saccomanni fosse il frutto di una scelta interna, in modo da non avere sorprese. E così è stato, la continuità con una gestione che l’unica cosa che ha saputo fare è vendere a uno a uno pezzi pregiati della banca è assicurata. Col titolo a 10 euro, i sogni di gloria se ne stanno ben chiusi in un cassetto. E nemmeno la bellicosa partita che Leonardo del Vecchio sta conducendo su Mediobanca, di cui Unicredit è il principale azionista, sembra svegliarlo più di tanto dall’intorpidita rassegnazione che lo avvolge.

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