In Italia l’economia sommersa vale 192 miliardi, il 12% del Pil

Secondo l'Istat il valore complessivo dei movimenti non osservati ammontano a 211 miliardi, con 19 che riguardano le attività illegali.

Nel 2017 l’economia non osservata vale circa 211 miliardi di euro, il 12,1% del Pil. È quanto emerge dall’ultimo rapporto Istat in cui si precisa che l’economia sommersa ammonta a poco meno di 192 miliardi di euro e le attività illegali a circa 19 miliardi. Le stime per il 2017 confermano la tendenza alla riduzione dell’incidenza sul Pil della componente non osservata dell’economia dopo il picco del 2014 (13,0%).

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L’analisi dell’Istat sulla Nota di aggiornamento al Def

Per il presidente Blangiardo uno dei nodi da affrontare per rilanciare la crescita è il basso tasso di occupazione femminile: l'Italia è agli ultimi posti tra i Paesi dell'Ue. Il peso del sommerso e l'opportunità della svolta green.

Il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, è stato audito in parlamento sulla Nota di aggiornamento al Def, la cornice della prossima manovra.

L’EVASIONE BLOCCA LA CRESCITA

Blangiardo ha concentrato la sua attenzione su alcuni aspetti, a partire dalle stime che riguardano l’economia sommersa. L’evasione fiscale e contributiva nel triennio 2014-2016, infatti, vale in media circa 109,7 miliardi all’anno e rappresenta un grosso ostacolo al «rafforzamento della capacità competitiva e di crescita del nostro Paese e per l’efficacia e l’equità delle politiche pubbliche».

I BENEFICI DELLA SOSTENIBILITÀ

Blangiardo ha poi toccato il tema dell’economia green, mettendone in luce i vantaggi. Le imprese più orientate alla sostenibilità mostrano infatti «la presenza di un premio in termini di produttività che può arrivare anche al 15%». Il valore aggiunto delle cosiddette ecoindustrie, ossia delle attività economiche la cui finalità principale è la protezione dell’ambiente o la gestione delle risorse naturali, «nel 2017 è stato pari a 36 miliardi di euro e al 2,3% del Pil, con una tendenza alla crescita superiore a quella media dell’economia».

SCARSEGGIA L’OCCUPAZIONE FEMMINILE

Un altro nodo da affrontare per rilanciare la crescita è costituito dal tasso di occupazione femminile. Il presidente dell’Istat ha infatti ricordato che «ancora solo il 56,2% delle donne partecipa al mercato del lavoro italiano e il tasso di occupazione non supera il 50%. Si tratta dei valori tra i più bassi, insieme a quelli della Grecia, tra i Paesi dell’Unione europea, dove il tasso di attività è pari al 68,3% e quello di occupazione al 63,4%». I motivi? Per Blangiardo «il ruolo ricoperto in famiglia, in assenza di un adeguato sistema di sostegno, appare come uno dei fattori discriminanti», insieme alla «regione di residenza» e al «titolo di studio».

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Sulla salute l’Istat boccia Campania e Valle D’Aosta

Veneto e Trentino Alto Adige conquistano invece le posizioni più alte del podio. Bene anche le Marche e l'Emilia-Romagna. La graduatoria.

Chi è nato al Centro-Nord vive più a lungo, ha più anni in buona salute e meno malattie croniche. È questo che emerge dal rapporto “La salute nelle regioni italiane, bilancio di un decennio” pubblicato dall’Istat. Un’analisi impietosa che vede in cima alla classifica due regioni del Nord-Est, il Veneto e il Trentino Alto Adige. La regola ha però un’eccezione: la Valle D’Aosta condivide infatti le ultime posizioni insieme con la Campania.

IL TRENTINO ALTO ADIGE IN CIMA ALLA CLASSIFICA

L’analisi ha messo insieme 24 indicatori analizzati tra 2005 e il 2015, dalla speranza di vita in buona salute all’ospedalizzazione. La mappa tratteggiata dall’istituto di Statistica divide l’Italia in cinque aree, di cui due formate da una sola regione (Campania e Val D’Aosta). Già dal primo parametro esaminato, la speranza di vita, emergono grandi differenze: «Nel 2015», scrivono infatti gli esperti dell’Istat, «un maschio nato in Trentino Alto Adige, la regione con il dato più elevato, ha una probabilità di sopravvivere 2,7 anni in più rispetto a un residente in Campania, regione collocata in fondo alla graduatoria, con un valore pari a 78,3 anni».

LE REGIONI DEL SUD E L’ECCEZIONE VAL D’AOSTA

«Il resto del gruppo delle regioni più longeve», continuano gli esperti, «si concentra al Centro Nord ed è costituito da Emilia Romagna (80,9 anni), Marche e Veneto (80,7 anni). Diverse regioni del Sud sono invece accomunate da una longevità piuttosto contenuta, fra cui emergono la Sicilia con 79,4 anni, il Molise e la Calabria entrambe con un valore di 79,6. La Valle D’Aosta, con una vita media maschile di 78,8 anni, è l’unica area del Nord a trovarsi in fondo alla classifica».

LA CAMPANIA ULTIMA IN CLASSIFICA

La Campania si distingue in negativo per 30,4 decessi negli adulti ogni 10 mila imputabili alle “maggiori cause” (tumori maligni, il diabete mellito, le malattie cardiovascolari e le malattie respiratorie croniche), a cui si aggiunge la più alta propensione alla mortalità prematura. Le altre due macro aree individuate si situano al Centro Nord (Toscana, Umbria e Marche, Piemonte, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna), con «condizioni di salute discrete», e al Centro Sud (Molise, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Abruzzo e Lazio), con «condizioni di fragilità generale».

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Industria, a luglio calano ordini (-0,29%) e fatturato (-0,5%)

A renderlo noto è l'Istituto nazionale di statistica.

A luglio prosegue la flessione congiunturale del fatturato dell’industria italiana, che segna -0,5% rispetto al mese precedente e -0,6% rispetto al giugno 2018. Gli ordinativi registrano un calo congiunturale del 2,9%, mentre nella media degli ultimi 3 mesi si rileva un modesto aumento dello 0,1%. Su base annua, il dato grezzo evidenzia un calo dell’1% rispetto a luglio 2018. A renderlo noto è l’Istat, precisando che la flessione tendenziale è sintesi di un leggero aumento sul mercato interno (+0,3%) e di un netto calo su quello estero (-2,9%).

IL SETTORE MANIFATTURIERO

Tra i settori delle attività manifatturiere l’Istituto di statistica segnala il risultato tendenziale (rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente) positivo dell’industria alimentare e delle bevande. Anche al netto della componente di prezzo, il settore manifatturiero evidenzia una flessione congiunturale su base mensile e un modesto incremento su base trimestrale.

GLI ALTRI SETTORI INDUSTRIALI

Con riferimento ai raggruppamenti principali di industrie, a luglio gli indici destagionalizzati (depurati dalle fluttuazioni attribuibili alla componente stagionale) del fatturato segnano aumenti congiunturali del 3,1% per l’energia e dello 0,2% per i beni di consumo; variazioni negative si rilevano per i beni intermedi (-0,3%) e per i beni strumentali (-2,4%). Nell’ambito del comparto manifatturiero, il settore alimentare registra la crescita tendenziale più rilevante (+4,9%), mentre l’industria farmaceutica mostra il calo maggiore (-10,9%).

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Per l’Istat l’inflazione ad agosto è rimasta stabile allo 0,4%

L'Istituto Nazionale di Statistica corregge al ribasso le ultime stime che davano il tasso in aumento.

L’inflazione italiana è rimasta stabile e contenuta nel mese di agosto: a sostenerlo è l’Istat, che corregge al ribasso le stime diffuse intorno alla fine del mese e conferma un aumento dei prezzi identico a quello di luglio (0,4%).

AL SUD INFLAZIONE DOPPIA RISPETTO AL NORD

Al Sud l’inflazione di agosto è doppia rispetto a quella del Nord, passando dallo 0,6% di luglio allo 0,8% del mese successivo. Il Centro, sebbene in lieve rialzo, rimane ancora al di sotto della media nazionale (da +0,1% a +0,3%), mentre nelle Isole il tasso resta allo 0,5%.

L’INFLAZIONE SUL CARRELLO DELLA SPESA

Ad agosto il cosiddetto ‘carrello della spesa‘, che comprende i prezzi per i beni alimentari, per la cura della casa e della persona, sale dello 0,7% su base annua (a luglio l’aumento era dello 0,6%). Tagliate quindi le stime di due settimane fa, secondo le quali l’accelerazione sarebbe arrivata all’1%.

I RIALZI SUI PREZZI DI AGOSTO

Guardando ai rialzi di agosto, l’Istat mette in evidenza i tassi d’inflazione relativi ai prodotti farmaceutici (passati da +0,2% a +0,5%), ai giornali e periodici (da +1,2% a +2,2%, +0,8%) e l’inversione di tendenza registrata per i beni non durevoli per la casa, tra cui rientrano i detersivi (da -0,4% a +0,1%, +0,6% il congiunturale). L’Istituto di statistica nota poi «andamenti più vivaci dovuti alla peculiarità del mese» su determinati prodotti: per esempio aumentano i prezzi del trasporto aereo passeggeri, che accelerano da +6,9% a +8,5%.

GLI ITALIANI ACQUISTANO IN PROMOZIONE UN PRODOTTO ALIMENTARE SU QUATTRO

«Un prodotto alimentare su quattro viene acquistato dagli italiani in promozione per cercare il risparmio e ridurre i costi del carrello della spesa, con effetti evidenti sul contenimento dell’inflazione». È quanto rileva Coldiretti, commentando i dati Istat sull’inflazione di agosto. L’organizzazione agricola sottolinea poi che «gli italiani, sempre più spesso, vanno a caccia dei prezzi più bassi anche facendo lo slalom nel punto vendita, cambiando negozio, ma anche sperimentando canali alternativi come gli acquisti di gruppo, quelli on line o dal contadino».

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