Finanza: la crisi di credibilità rischia di travolgere il Vaticano

Una crisi di sistema: più che un ‘semplice’ scandalo finanziario, è questo lo scenario grave che sta emergendo dalle ultime..

Una crisi di sistema: più che un ‘semplice’ scandalo finanziario, è questo lo scenario grave che sta emergendo dalle ultime convulse vicende in corso Oltretevere. Fra l’altro, a oggi, non sono ancora emersi con sufficiente chiarezza profili di reato legati all’affare immobiliare realizzato a Londra dalla segreteria di Stato sul quale è stata aperta un’indagine da parte della giustizia vaticana, ma anche su questo aspetto in futuro potrebbero venire alla luce delle novità.

La certezza invece è data da un inquietudine crescente da parte delle intelligence finanziarie di vari Paesi europei (le Uif, unità d’informazione finanziaria impegnate nel contrasto al riciclaggio di denaro sporco) per il sequestro compiuto dalla magistratura vaticana – nell’ambito dell’indagine – di documentazione conservata nella corrispondente intelligence vaticana (l’Aif, Autorità d’informazione finanziaria) in violazione di quella regola aurea della riservatezza assoluta delle informazioni di cui sono in possesso questi organismi e dell’indipendenza di cui godono rispetto ad altri poteri.

In Vaticano, in particolare ai piani alti della segreteria di Stato, «c’è forte preoccupazione» per le connessioni internazionali della crisi in corso

Una riservatezza che è alla base dei continui scambi di contatti fra le varie Uif; per questo quanto accaduto nella cittadella del papa ha destato allarme in alcune istituzioni sovranazionali come Moneyval, l’organismo del Consiglio d’Europa che vigila sul sistema antiriciclaggio dei vari Stati e che monitora anche il Vaticano, in Egmont, l’organismo che raggruppa circa 140 Uif a livello mondiale, e infine anche la Commissione europea guarda con una certa sorpresa agli ultimi fatti avvenuti in Vaticano.

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Di fatto l’Aif è riconosciuta come interlocutore privilegiato da un insieme ampio di attori dell’antiriciclaggio a livello mondiale con i quali, per altro, l’istituzione vaticana collabora positivamente da tempo. Le modalità dell’intervento della magistratura d’Oltretevere, guidata dal promotore di giustizia Gian Piero Milano, vengono dunque valutate come un’intrusione, una violazione di metodologie e regole condivise. E in Vaticano, in particolare ai piani alti della segreteria di Stato, «c’è forte preoccupazione» per le connessioni internazionali della crisi in corso.

LE INDAGINI DELL’AIF SULL’INVESTIMENTO IMMOBILIARE VATICANO

L’antefatto in realtà è abbastanza semplice: la segreteria di Stato detiene propri fondi all’estero, una sorta di riserva finanziaria per emergenze o interventi relativi alla diplomazia, alle chiese locali e così via o per investimenti di carattere finanziario purché fatti secondo le regole. In effetti – fanno notare Oltretevere – si tratta di una pratica diffusa fra gli Stati e i governi, tuttavia in Vaticano non sempre è nota l’entità di queste risorse appannaggio di vari dicasteri. L’ex prefetto della segreteria per l’Economia, il cardinale George Pell, nel 2015, parlò in proposito di una cifra di circa un miliardo e 400 milioni conservata nei vari uffici vaticani, segreteria di Stato compresa, suscitando un certo clamore. L’uscita del cardinale australiano fu tra le cause di una crescente frizione fra segreteria di Stato e segreteria per l’Economia, poiché la seconda in qualche modo voleva mettere sotto controllo la prima. Ma andiamo oltre.

Cciò che viene contestato dall’Aif è la costruzione di schemi (e schermi) societari per l’acquisto dell’immobile tali da non far figurare il Vaticano fra gli acquirenti

Fra 2011 e 2012 la prima sezione della segreteria di Stato decide di compiere un investimento finanziario su un immobile di lusso a Londra, un’operazione all’apparenza sicura e priva di controindicazioni. Solo che si affida a Raffaele Mincione, un intermediario il cui ruolo è il vero problema di tutta la questione. A dirigere l’ufficio amministrativo in quegli anni è monsignor Alberto Perlasca, il sostituto per gli Affari generali è invece l’attuale cardinale Angleo Becciu (nessuno dei due, va detto, è stato chiamato in causa dall’iniziativa del promotore di giustizia vaticano, tuttavia va ricordato pure che il primo ha cambiato incarico lo scorso luglio finendo al Supremo tribunale della Segnatura apostolica a occuparsi di cause di nullità matrimoniale, il secondo da poco più di un anno è prefetto della Congregazione per le cause dei santi).

Il sostituto alla Segreteria di Stato della Santa Sede, Angelo Becciu.

Quando la vicenda esplode fra la fine del 2018 e la primavera del 2019 (marzo-aprile), è proprio l’Aif che interviene anche su richiesta del nuovo Sostituto, il venezuelano Edgar Peña Parra, perché non si capiscono fino in fondo i contorni dell’operazione. L’Aif – dopo aver consultato almeno altre cinque Uif di altrettanti Paesi – blocca tutto e comunica la propria decisione all’Uif inglese e alla stessa segreteria di Stato; ciò che viene contestato, in breve, è la costruzione di schemi (e schermi) societari per l’acquisto dell’immobile tali da non far figurare il Vaticano fra gli acquirenti. Lo scopo? Esercitare una pressione sullo stesso Vaticano in termini di richieste economiche dimostrando fra le altre cose, fittiziamente, l’utilità del proprio ruolo di intermediazione nella vicenda. Risultato: il Vaticano stava per perdere tutto.

IL COINVOLGIMENTO DELLO IOR E LA DENUNCIA ALLA MAGISTRATURA VATICANA

Fra le regole poste dall’Aif per investimenti di questa natura, c’è al contrario quella della trasparenza sulla titolarità dei soggetti che movimentano denaro. Sta di fatto che l’Aif la scorsa primavera ferma l’operazione in collaborazione con altre Uif estere, avverte la segreteria di Stato, e ‘ristruttura’ l’investimento di fatto escludendo l’opera degli intermediari e rendendolo meno oneroso per la Santa Sede. Ma gli impegni presi a livello contrattuale obbligano comunque la segreteria di Stato, cioè il Vaticano, all’acquisto; così quest’ultima si rivolge allo Ior e chiede risorse sufficienti per chiudere le pendenze relative all’affare e procedere su basi più convenienti ma comunque di un certo peso (150 milioni per chiudere un vecchio mutuo e consentire di aprirne uno nuovo).

La magistratura è intervenuta forse senza essere a conoscenza di tutte le implicazioni internazionali della vicenda e del lavoro che era stato svolto in precedenza? È la domanda che in queste ore si stanno facendo anche nei Sacri Palazzi

Lo Ior, da parte sua, dice no e chiama in causa – insieme a un altro organismo vaticano, l’ufficio del Revisore generale – la magistratura vaticana denunciando tutta l’operazione per la scarsa chiarezza sulla gestione dei fondi da parte della segreteria di Stato. La magistratura, col supporto della Gendarmeria, interviene fino ai recenti sviluppi sospendendo cinque funzionari fra i quali, oltre all’ex segretario personale del cardinale Becciu, monsignor Mauro Carlino, spicca il nome del direttore dell’Autorità d’informazione finanziaria, Tommaso Di Ruzza; la magistratura è intervenuta forse senza essere a conoscenza di tutte le implicazioni internazionali della vicenda e del lavoro che era stato svolto in precedenza? È la domanda che in queste ore si stanno facendo anche nei Sacri Palazzi; non è ancora stato chiarito, fra l’altro, se qualcuno nella gestione dell’acquisto abbia avuto o meno profitti personali, i termini dell’indagine risultano allo stato piuttosto generici.  

LA GUERRA INTESTINA AI SACRI PALAZZI

Va detto che le tensioni interne ai diversi uffici vaticani fanno da costante nella vicenda. La segreteria di Stato, che tiene gelosamente alla propria autonomia anche finanziaria; il ‘ministero’ per l’economia è ancora senza capo dicastero da quando il cardinale Pell è finito sotto processo in Australia per abusi sui minori, mentre non è del tutto chiaro quali funzioni debba svolgere; secondo alcuni, poi, lo Ior – costantemente monitorato dall’Aif – terminata l’opera di trasparenza finanziaria interna che ha portato come conseguenza una riduzione della clientela e del capitale, vorrebbe recuperare almeno un po’ delle risorse in gestione, di liquidità, diventando la ‘banca’ anche di tutti i fondi riservati dei diversi dicasteri vaticani.

Papa Francesco.

L’Aif, da parte sua, gode di buona reputazione internazionale ma rischia di restare un corpo estraneo rispetto ai meccanismi e alle abitudini d’Oltretevere; la magistratura ha bisogno di visibilità perché proprio una certa carenza nell’istruire e portare a termine i processi viene contestata come unica vera pecca del sistema antiriciclaggio vaticano. Il passaggio, insomma, è particolarmente delicato, uno sfondo oltre il quale da una parte c’è la conclusione faticosa della riforma finanziaria dentro un contesto non più solo italiano ma internazionale, dall’altra però il rischio è il naufragio e il ritorno al passato. Il papa ora dovrà scegliere.

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