Se volete imparare a investire imitate le vostre nonne

Per risparmiare si munivano di tanti barattoli quante erano le spese mensili, dall'affitto al cibo, assegnando a ogni obiettivo di vita un conto mentale. Una tecnica economica vincente anche in finanza.

Volete sapere da dove traggono energia gli squali della mala-finanza quando riescono a vendere prodotti spazzatura a risparmiatori ignari? Da una debolezza di questi ultimi. E non si tratta della loro ignoranza. Il modello di investimento dei truffati dal sistema bancario si basa invece su un postulato errato. Ogni volta che mi trovo di fronte un risparmiatore truffato dal sistema bancario gli pongo sempre la solita domanda: perché hai investito in quel prodotto? Molti rispondono a questa domanda istintivamente: per guadagnare più soldi ed essere più ricchi! Sbagliato, risposta troppo superficiale. Ecco il punto.

SERVE ESSERE CONSAPEVOLI DEI PROPRI OBIETTIVI FINANZIARI

Un vero investitore (non un risparmiatore) pianifica le proprie operazioni fissando specifici obiettivi di vita. Acquistare la casa, l’università per i figli, una pensione dignitosa, sono i classici e ricorrenti obiettivi di vita della maggior parte di tutti noi. Perché avere bene in mente che cosa volete dalla vita e pianificare i «grandi obiettivi» della nostra esistenza ci aiuterà a fare scelte consapevoli e a prendere decisioni importanti anche in ambito finanziario. Avere un approccio generico, come chi dice di voler solo guadagnare di più o essere più ricco, crea confusione, impedisce di rimanere concentrati sui propri traguardi e spinge a cambiare, a rivedere spesso le proprie scelte, cadendo in preda all’emotività di cui si nutrono i bankster e commettendo molti errori.

Chi investe per obiettivi pianifica la propria ricchezza in maniera intenzionale e responsabile

Essere consapevoli dei propri obiettivi di vita aiuta anche a selezionare i mercati sui quali investire e gli strumenti da utilizzare, favorendo in tal modo una corretta pianificazione finanziaria. In sintesi, chi investe per obiettivi pianifica la propria ricchezza in maniera intenzionale e responsabile; chi invece investe senza obiettivi accetta di fatto passivamente quello che di volta in volta il mercato e gli «squali» gli offrono.

LA TEORIA DEI CONTI MENTALI DI RICHARD THALER

Una volta stabiliti gli obiettivi di vita, potete liberare le vostre risorse per selezionare al meglio gli strumenti di investimento che vi aiuteranno a raggiungerli. In questo percorso ricordatevi delle vostre nonne, che hanno sempre mostrato una marcia in più nella gestione delle finanze, e per riuscire ad arrivare alla fine del mese creando un sistema molto intelligente che prevedeva l’uso di alcuni barattoli da conserva. In pratica, si munivano di tanti barattoli quante erano le spese mensili che dovevano affrontare, per poi etichettarli con le rispettive voci (affitto, acqua, luce, vestiario, cibo) e mettervi dentro la somma prevista per quella spesa, quindi anche loro facevano un budget famigliare!

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La logica dei barattoli non è passata inosservata nemmeno a economisti e studiosi, che la considerano un metodo efficace per una corretta gestione del denaro. Richard Thaler, premio Nobel per l’economia nel 2017, fu il primo a occuparsi di queste abitudini finanziarie elaborando la cosiddetta «teoria dei conti mentali», che dimostra come il nostro cervello si trovi a suo agio quando, nella gestione dei soldi, usa differenti sezioni dell’encefalo (i barattoli della nonna, appunto), assegnando a ogni obiettivo di vita uno strumento finanziario preciso.

SENZA UNA STRATEGIA CHIARA SI DIVENTA EMOTIVI E IRRAZIONALI

Ecco allora che la pianificazione finanziaria di un investitore di successo deve partire da qui, cioè dall’assegnare a ogni obiettivo di vita un conto mentale, un barattolo separato dagli altri. Questa abitudine ci aiuta ad assegnare a ogni obiettivo un importo e a non distoglierlo (disinvestire) nei momenti di difficoltà, a mantenere la barra dritta anche nelle fasi di discesa dei mercati, concentrando l’attenzione non più sullo strumento finanziario in sé, ma sull’obiettivo di vita da perseguire.

Semza obiettivi si diventa emotivamente deboli nei momenti di crollo dei mercati

Al contrario, la maggior parte delle persone è solita investire i propri risparmi in maniera indistinta, senza definire obiettivi, tempi e caratteristiche del prodotto da utilizzare. Questo le rende emotivamente deboli nei momenti di crollo dei mercati, poiché vanno in stato confusionale, vengono sopraffatti dalla paura e dallo sconforto e allora provano a rimediare entrando e uscendo dai mercati finanziari, generando perlopiù perdite.

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Si tratta di un comportamento emotivo e irrazionale che s’innesca quando non si fanno i conti mentali e non si definiscono in maniera chiara obiettivi, strumenti, rischi e tempi d’investimento. È necessario uscire da questa logica e riappropriarci della semplice ma efficace abitudine finanziaria delle nostre nonne: a ogni obiettivo di vita uno strumento, a ogni strumento un rischio, e a ogni rischio un tempo d’investimento.

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Quando i fondi pensione riservano spiacevoli sorprese

Alcune regole per fare la scelta migliore. La prima? Evitare quelli che investono in fondi immobiliari.

La previdenza integrativa (o complementare) non è da evitare. Considerata la situazione in cui versa l’Inps, trovare strade supplementari per assicurarsi una degna vecchiaia è ormai diventato un obbligo per tutti i lavoratori che hanno massimo 50-55 anni. Ma, per poter vivere dignitosamente l’età non lavorativa, occorre essere attenti nella scelta dei fondi pensione. Perché potrebbero riservarvi qualche spiacevole sorpresa. Ma partiamo dal fondo. I fondi immobiliari, che negli ultimi vent’anni hanno accumulato notevoli perdite, oggi compaiono poco tra le offerte delle banche (ho detto «poco» ma non sono scomparsi!), mentre li ritroviamo in quantità industriale nei fondi pensione e anche nelle casse previdenziali dei lavoratori autonomi: Enasarco, Enpam, Enpap, Inar-cassa, eccetera. Pertanto milioni di italiani sono obbligati, solo perché iscritti a una di questecasse, a tenersi sul groppone investimenti senza averli scelti e magari senza sapere quanta spazzatura stanno comprando con il proprio sudore. A tal proposito, così come consigliato nel mio #SoldiGratis (Sperling&Kupfer), vi invito a chiedere sempre quanta parte del capitale di un fondo pensione è investito in fondi immobiliari. Se supera il 3%, non sottoscrivete nulla.

UN TIPO DI INVESTIMENTO MOLTO RESTRITTIVO

I fondi immobiliari entrano in scena alla fine degli Anni 90. Si tratta di un prodotto finanziario di investimento che dovrebbe permettere, a chi possiede qualche rispar-mio da far fruttare, di acquistare quote di un patrimonio immobiliare. Ma per capirne la portata speculativa è meglio spiegare di che cosa si tratta. Il concetto che vi sta dietro è: se non posso comprarmi una villa al mare, almeno me ne compro un pezzo. Tuttavia, si tratta di un tipo d’investimento molto restrittivo, definito «chiuso» perché prevede il rimborso della quota investita solo al raggiungimento di una certa scadenza, che di solito è minimo di dieci anni. Prima di allora, quindi, non potrete riavere indietro i vostri soldi. Soprattutto, è un prodotto poco chiaro che non è mai oggetto di alcuna attenzione da parte degli organi di controllo per la violazione della legge sulla trasparenza bancaria. C’è però un’eccezione: è possibile acquistare o vendere quote sul mercato purché vi sia una negoziazione, cioè se quel fondo viene quotato in Borsa.

I fondi immobiliari, sebbene spesso quotati in Borsa, restano strumenti molto poco liquidi

Attenzione: a quanto detto si aggiunge il fatto che i fondi immobiliari, sebbene spesso quotati in Borsa, restano comunque strumenti molto poco «liquidi», cioè poco vendibili rispetto a titoli di Stato, obbligazioni e azioni. Pertanto potrebbe essere più difficile trovare a breve una controparte che compri. Questo implica che spesso ci si deve accontentare di un valore inferiore a quello della propria quota, cosa che certamente i risparmiatori non sanno, altrimenti di fondi se ne venderebbero assai meno. Ora capite perché in questi ultimi anni sono state chieste così tante proroghe alle scadenze dei numerosi fondi in circolazione. Perché alla scadenza, che come ho detto è dopo almeno dieci anni, quei risparmi avevano un valore inferiore a quello che avevano quando sono stati investiti. I giornali hanno spesso dato risposte fumose e tecniche che non sono certo servite a orientare il risparmiatore, anzi gli hanno lasciato una residua speranza di guadagno che però è presto scemata.

IL RENDIMENTO NON È GARANTITO, I COSTI SÌ

I fondi immobiliari sono prodotti a rendimento non garantito, ma le cui spese a carico del cliente sono assicurate e sono di due tipi: la commissione di sottoscrizione, che di solito varia dall’1% al 4% in base all’importo investito, e la commissione di gestione, spesso «scalettata» secondo una progressione che mediamente prevede l’1% per il primo anno e l’1,5% all’anno dal secondo in poi. Ma quanto rendono i fondi immobiliari? È un dato difficile da calcolare, poiché solo i fondi cosiddetti «retail», cioè quotati in Borsa e destinati ai risparmiatori, hanno l’obbligo di dichiarare la performance. Scenari Immobiliari, istituto indipendente di studi e ricerche che analizza i mercati immobiliari in Italia e in Europa, per il 2017 parla di un rendimento dei fondi retail e di alcuni fondi riservati pari allo 0,4%: in lieve miglioramento rispetto allo 0,2% del 2016, ma comunque piuttosto risicato. Insomma, calcolate voi la differenza tra i costi certi (commissioni) e i ricavi (incerti e poco trasparenti) e non ci sarà bisogno di Warren Buffett per capire che è meglio stare alla larga da questi prodotti.

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