Quasi un milione di famiglie italiane col reddito di cittadinanza

Accolte 982mila domande. I nuclei che hanno fatto richiesta sono 1,5 milioni. Coinvolte in tutto 2,28 milioni di persone.

Quasi un milione di famiglie italiane beneficiano del reddito o della pensione di cittadinanza, secondo gli ultimi dati raccolti ed elaborati dall’Inps. Sono 982 mila le domande accolte fino all’8 ottobre, 126 mila sono in lavorazione e 415 mila respinte o cancellate. In totale, secondo i dati dell’osservatorio dell’Inps, 1,5 milioni di nuclei hanno presentato una domanda.

2,28 MILIONI DI CITTADINI COINVOLTI, 1,47 NEL SUD E ISOLE

Dalle tabelle che accompagnano i dati dell’Inps aggiornati all’8 ottobre si evince che sono 2,28 milioni le persone coinvolte nei nuclei che percepiscono Reddito o pensione di cittadinanza (di cui 1,47 milioni tra Sud e Isole), con un importo medio mensile pari a 482,36 euro. L'”assegno” varia in funzione delle componenti del beneficio: il più alto, 613 euro mensili, risulta quello percepito dai nuclei beneficiari del Reddito con a carico un mutuo; quello più basso, 212 euro, da chi ha una Pensione di cittadinanza (per gli over 67) con a carico un affitto.

39 MILA BENEFICIARI DECADUTI

Da aprile scorso, 39 mila nuclei sono decaduti dal diritto di percepire il Reddito o la Pensione di cittadinanza. L’Inpse elenca i motivi della decadenza: rinuncia del beneficiario (5% dei nuclei), variazione della situazione reddituale del nucleo (10%), variazione della composizione del nucleo ad eccezione di nascita e morte (37%) e infine variazione congiunta della composizione e della situazione economica del nucleo (48%). Dunque, del totale di 982 mila domande accolte, 943 mila sono i nuclei restanti: nello specifico sono costituiti per 825 mila da percettori di Reddito di cittadinanza, con 2,28 milioni di persone coinvolte, e per 118 mila da percettori di Pensione di cittadinanza, con 134 mila persone coinvolte

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Tridico su Quota 100: «Costa meno di 20 miliardi in tre anni»

Il presidente Inps commenta lo studio della Ragioneria dello Stato: «Sinceramente sono abbastanza sorpreso di questi 63 miliardi, probabilmente s'intende qualcos'altro».

Su Quota 100, la misura simbolo del governo gialloverde e anche quella che fa sballare di più i conti pubblici, sembra essere cominciata la guerra dei numeri. Dopo lo studio della Ragioneria generale dello Stato (Rgs) sui costi dell’anticipo pensionistico, diffuso l’11 settembre, il presidente dell’Inps ha commentato: «Sinceramente sono abbastanza sorpreso di questi 63 miliardi, probabilmente s’intende qualcos’altro», ossia che «il fatto che qualcuno che va in pensione oggi, con Quota 100, continuerà a prendere una pensione nel futuro». Tridico ha poi aggiunto: «Abbiamo comunque, avviato un’interlocuzione con la Rgs» sui costi di Quota 100.

TRIDICO: «SPESA DI MENO DI 20 MILIARDI IN TRE ANNI»

«Se sono 63 miliardi, e sono interpretati in questo modo, allora non ci dobbiamo preoccupare. Quota 100 costa, se non sbaglio, 3,8 miliardi nel 2019, e ne sono stati spesi molti di meno, perché vi hanno aderito 170 mila persone. Nel 2020 costa circa 8 miliardi e, probabilmente, ci sarà la stessa espansione dell’anno precedente, quindi del 50%, allora si risparmierà qualche miliardo», va avanti il presidente dell’Inps, a proposito della quantificazione sul ‘peso’ dell‘anticipo pensionistico della Ragioneria generale dello Stato. «Nel 2021 Quota 100 costa ancora 8 miliardi, e se avrà lo stesso tasso di espansione, si risparmieranno di nuovo 4 miliardi» nel complesso, perciò, prosegue Tridico, la dotazione è di meno di 20 miliardi nel triennio, ma «non si possono sommare a questi 20 miliardi i soldi che i lavoratori avrebbero preso a 67 anni, perché non ha senso. Se continua il tasso di espansione attuale, cioè al 50%, se ne spende la metà», tiene a puntualizzare, a margine di un’iniziativa del Cese e dei consulenti del lavoro, a palazzo Wedekind.

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