«Tafida non deve morire», la sentenza dell’Alta Corte britannica

Il giudice ha accolto il ricorso dei genitori della bambina londinese in coma da mesi contro la decisione dei medici di staccare la ventilazione. La piccola potrebbe essere trasferita al Gaslini di Genova.

Tafida Raqeeb, la bimba di cinque anni in coma a causa di una emorragia cerebrale, non deve morire. Lo ha deciso l’Alta Corte britannica, accogliendo il ricorso presentato dai genitori contro la decisione di staccare la ventilazione presa dai medici del Royal London Hospital dove la piccola è ricoverata.

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La giudice Alistair MacDonald ha così bocciato le motivazioni dell’ospedale londinese secondo cui mettere fine alla vita di Tafida sarebbe stato «nel suo miglior interesse», poiché, pur non del tutto incosciente, la bambina non ha consapevolezza né avrebbe possibilità di ripresa.

LA PICCOLA POTREBBE ESSERE TRASFERITA A GENOVA

Tafida ora potrebbe essere ricoverata all‘ospedale Gaslini di Genova dove già lo scorso luglio la famiglia aveva chiesto di trasferirla. Il condizionale però è d’obbligo visto che il Royal London Hospital potrebbe ricorrere in appello. Il Gaslini dopo la sentenza ha ribadito la disponibilità ad accogliere la bambina. «Siamo felici di poter accogliere Tafida all’ospedale Gaslini», ha detto Paolo Petralia, direttore generale dell’istituto. «Fin da subito abbiamo offerto la disponibilità di accogliere la piccola e la sua famiglia nel nostro ospedale poiché non sempre, purtroppo, è possibile guarire, ma sempre è doveroso prendersi cura e offrire spazio di accudimento ed accoglienza».

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«Questo tempo che viene offerto a Tafida e alla sua famiglia è una condizione di dignità e qualità di vita, che da sempre al Gaslini viene offerto ai bambini di tutte le nazionalità e in tutte le condizioni», ha aggiunto Petralia. «E in questo, ancora una volta, portiamo avanti la missione del nostro fondatore, rivolta ai bambini di ogni condizione, di ogni dove e in ogni tempo».

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L’ultima gaffe di Cameron con la regina sul referendum scozzese

L'ex premier: «Cercai il suo aiuto, sarebbe bastata una sua alzata di sopracciglio, ma niente di inopportuno». Irritazione da Buckingham Palace. E quel precedente del 2014: «Elisabetta "fece le fusa"».

Il Regno Unito si ritrova di fronte a un’altra gaffe dell’ex primo ministro David Cameron. L’ex leader conservatore ha confessato il 19 settembre 2019 di aver «cercato l’aiuto alla regina» nel 2014, alla vigilia del referendum sull’indipendenza della Scozia dal Regno Unito, aggiungendo di non aver chiesto e tanto meno ottenuto alcunché «d’improprio».

QUEI CONTATTI TRA SEGRETARI PRIVATI I GIORNI PRIMA DEL VOTO

Il racconto di Cameron è arrivato nel corso della registrazione di un documentario dedicatogli dalla Bbc, a cinque anni di distanza dalla consultazione che sancì l’appartenenza di Edimburgo alla monarchia britannica. Cameron, 53 anni, è ricomparso in pubblico dopo mesi di silenzio per presentare On the record, il suo libro di memorie. L’ex primo ministro ha raccontato di aver stabilito un contatto attraverso i rispettivi segretari privati nei giorni che precedettero il voto. Lo schieramento unionista, capeggiato proprio da Cameron, era preoccupato dai sondaggi, che non escludevano la vittoria del “leave“.

«SAREBBE BASTATA SOLO UN’ALZATA DI SOPRACCIGLIO DELLA REGINA»

Cameron ha dichiarato: «Mi sarebbe bastata un’alzata di sopracciglio da Sua Maestà, anche di un nonnulla (un quarto di pollice)». Nulla d’improprio, comunque, niente che potesse apparire un’interferenza indebita di Elisabetta II nella politica, ha poi precisato in un’intervista al programma radiofonico Today, dove il 19 settembre ha celebrato – alternandosi con altri ospiti di spicco, fra cui Tony Blair – l’uscita di scena di John Humphrys, veterano del giornalismo radiofonico Bbc. La regina Elisabetta II si limitò nel 2014 a invitare gli elettori scozzesi a «riflettere con molta attenzione sul futuro». Parole che allora i commentatori reali descrissero come «un’osservazione» neutra, non un’indicazione, ma che secondo Cameron «aiutarono a dare una percezione leggermente diversa delle cose».

L’IRRITAZIONE DI BUCKINGHAM PALACE: «GRANDE MALCONTENTO»

L’ipotesi di un’interferenza reale – per quanto vaga – sul voto referendario ha tuttavia innescato l’immediata reazione di Buckingham Palace: una fonte anonima si è affrettata a informare la Bbc del fatto che le parole di Cameron hanno causato «una quantità di malcontento» in casa Windsor. Tradotto: la regina è fortemente irritata con Cameron, primo ministro dal 2010 al 2016.

IL PRECEDENTE DI CAMERON: LE “FUSA” DI ELISABETTA II

L’uscita di On the Record non sembra comunque aver migliorato lo scarsissimo grado di popolarità di sir David, discendente di una famiglia di origine nobiliare. Un sondaggio pubblicato il 17 settembre 2019 dall’Economist lo etichetta come «politico più impopolare d’Inghilterra»: nonostante tre anni di assenza dalla vita politica, oltre il 60% degli inglesi disapprova le sue azioni.

Uno dei motivi del suo scarso feeling con l’opinione pubblica è la sua costante abitudine alle gaffe. Nel 2014, per esempio, le telecamere lo ripresero mentre diceva all’ex sindaco di New York Michael Bloomberg che Elisabetta II «fece le fusa» quando fu informata dei risultati del referendum sull’autonomia scozzese. Anche in quel caso la reazione infuriata di Buckingham Palace costrinse Cameron a scusarsi. Per ben due volte.

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Le spogliarelliste battono le femministe: lo strip club resta aperto

Un'associazione per i diritti delle donne di Sheffield aveva chiesto che fosse levata la licenza al locale Spearmint Rhino. Ma le proteste delle dipendenti hanno convinto il comune inglese a lasciarlo in attività.

Le spogliarelliste di uno strip club di Sheffield, in Inghilterra, hanno vinto la loro battaglia per tenere aperto il locale in cui lavorano. Il consiglio comunale ha rinnovato la licenza allo Spearmint Rhino, nonostante le richieste di varie associazioni femministe che ne avevano chiesto la chiusura. Lo fanno sapere i media britannici.

NON BASTANO LE PROVE DI COMPORTAMENTI ILLECITI

I video girati di nascosto all’interno del locale dai gruppi per i diritti delle donne, che mostravano comportamenti illeciti all’interno del club, non sono bastati a convincere le autorità. Il verdetto è stato accolto con festeggiamenti dalle spogliarelliste.

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