La vita e il pensiero di Gandhi in 20 pillole

Dagli studi in Inghilterra alle proteste contro l'apartheid in Sudafrica. Dal principio della non violenza al Nobel mancato. Dal vegetarianesimo alla castità. Curiosità e aneddoti sul Mahatma a 150 anni dalla sua nascita.

Avvocato, politico, pensatore. Padre della nazione, attivista, pioniere della disobbedienza civile. Ma soprattutto, mahatma e cioè grande anima, venerabile. È stato tutto questo Mohandas Karamchand Gandhi, leader indiano nato 150 anni fa, il 2 ottobre 1869, nella città costiera di Porbandar. Gandhi fece della non violenza la bandiera con cui nel 1947 traghettò l’India verso l‘indipendenza dalla Gran Bretagna. Ecco 20 curiosità sulla vita di uno dei personaggi che ha segnato il XX secolo.

MAHATMA E BAPU

Il titolo onorifico mahatma deriva dal sanscrito e fu attribuito a Gandhi nel 1914 durante il suo soggiorno in Sudafrica. Da avvocato lottò per i diritti civili delle minoranze indiane che vivevano nel Paese. Gandhi, tuttavia, non amava questo appellativo, perché non apprezzava che si facesse differenza tra grandi e piccole anime. Dal suo popolo era invece chiamato semplicemente Bapu, padre.

IL MATRIMONIO COMBINATO

A 13 anni sposò la coetanea Kasturba Makanji. Si trattò di un matrimonio combinato tra bambini secondo la tradizione indù, pratica che Gandhi attaccò sempre con durezza. Nella sua autobiografia raccontava: «A quanto pare sono stato fidanzato tre volte, anche se non ne ho saputo niente. Due ragazze scelte per me erano morte una dopo l’altra. E ricordo vagamente che il terzo fidanzamento avvenne quando avevo sette anni».

Gandhi
Il leader indiano negli anni della giovinezza.

GLI STUDI DA AVVOCATO A LONDRA

Nel 1888, all’età di 19 anni Gandhi abbandonò l’India per studiare legge nel Regno Unito. La sua casta si era opposta al trasferimento, considerando impossibile il rispetto dei precetti induisti nell’allora madre patria. Gandhi decise comunque di partire alla volta dell’University College di Londra. Fu così disconosciuto dal suo gruppo di appartenenza e definito un paria. Divenne avvocato nel 1991 ma ebbe difficoltà a cominciare il suo lavoro per l’estrema timidezza nel parlare in pubblico.

IL VEGETARIANESIMO

Fu proprio a Londra che decise, dopo un primo periodo vissuto da perfetto gentleman inglese, di adottare uno stile di vita più semplice. A partire dall’alimentazione. Fondò così un club di vegetariani. Nel 1931, durante un convegno della Società vegetariana di Londra, spiegò che «la base» del suo essere vegetariano non era «fisica, bensì morale». Aggiungendo: «Andrebbe esplorato l’aspetto morale del vegetarianesimo».

I QUATTRO FIGLI E POI IL VOTO DI CASTITÀ

Gandhi ebbe quattro figli, tutti maschi: Harilal, Ramdas, Devdas e Manilal. Un quinto figlio morì soltanto tre giorni dopo il parto e il leader indiano attribuì la colpa della perdita ai rapporti sessuali avuti con la moglie in gravidanza avanzata. Il ricordo di quella ferita lo accompagnò per tutta la sua vita, e contribuì molto probabilmente alla sua scelta di adottare il voto di castità.

L’APARTHEID LO SPINSE ALL’IMPEGNO POLITICO

Mentre viaggiava in Sudafrica con un biglietto di prima classe, fu cacciato dal treno e costretto a scendere alla stazione di Maritzburg perché si era rifiutato di lasciare la carrozza riservata ai bianchi. L’episodio fu decisivo per la sua maturazione politica: visse in prima persona l’apartheid e le condizione terribili in cui vivevano 150 mila suoi connazionali. Gandhi scrisse diverse lettere di denuncia e organizzò una riunione a cui furono invitati tutti gli indiani del Sudafrica. Fu il suo primo discorso pubblico.

150 anni dalla nascita di Gandhi leader della non violenza
Il Mahatma Gandhi circondato dalla folla

LA PRIMA SATYAGRAHA

La Satyagraha,fermezza nella verità“, è un principio fondamentale nella lotta politica e civile di Gandhi. Questa teoria alla base della non violenza – poi adottata anche da Martin Luther King – venne applicata per la prima volta nel 1906 sempre in Sudafrica durante una campagna di non-obbedienza contro una proposta di legge che obbligava gli indiani residenti alla schedatura con tanto di impronte digitali alla stregua dei criminali. Furono organizzati scioperi e marce di protesta non violente, e molti manifestanti furono picchiati e messi in prigione.

LA MARCIA DEL SALE

Dal 12 marzo al 5 aprile 1930 Gandhi percorse a piedi più di 300 chilometri per protestare contro la tassa inglese sul sale, imposta che penalizzava le classi più povere della società e i lavoratori indiani. La protesta, sempre non violenta, è passata alla storia come Marcia del sale. Gandhi, insieme ad altre migliaia di persone, fu messo in carcere, ma nel 1931 il governo britannico decise di revocare la tassa.

LA STATUA IN GHANA RIMOSSA

Nel dicembre 2018 una statua di Gandhi è stata rimossa da un’università in Ghana dopo l’esplosione degli studenti sul razzismo del leader indiano nei confronti degli africani.

IL RICORDO DEL NIPOTE

Il nipote di Gandhi, Arun, ricorda che da bambino, tornando da scuola, gli capitò di gettare la sua matita nei cespugli perché ormai troppo corta. Quando il nonno lo scoprì, lo costrinse a passare la sera a cercare la matita buttata. Una volta ritrovata, disse al bambino: «Ricordati che per fare una matita usiamo molte risorse naturali e gettarla via è una forma di violenza contro la natura. Ma ricordati anche che ci sono persone che devono farne a meno perché sono povere. Così il tuo gesto è anche una forma di violenza contro l’umanità».

TRUMP SMINUISCE IL RUOLO DI GANDHI

Il 24 settembre 2019 il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha definito il primo ministro Narendra Modi il “padre dell’India”, titolo che tutti riconoscono a Gandhi. Tushar Gandhi, uno dei numerosi nipoti, in un’intervista ha commentato l’uscita infelice del tycoon: «Chiunque senta il bisogno di sostituire i fondatori di una nazione con nuovi politici è libero di farlo. Magari lui stesso vorrebbe sostituirsi a George Washington e attribuirsi ad un tratto il merito di aver fondato gli Stati Uniti d’America».

QUEL RICONOSCIMENTO MANCATO

Gandhi non vinse mai il premio Nobel per la pace. Fu candidato nel 1937, nel 1938, nel 1939, nel 1947 e nel 1948, anno della sua morte. La Fondazione per il Nobel ha poi spiegato come nel 1937 il Comitato fosse critico sul doppio ruolo di Gandhi: attivista per la pace e leader politico. Gandhi fu però nominato nei discorsi di premiazione di Martin Luther King, che vinse il Nobel per la pace nel 1964, e del Dalai Lama (1989) che lo definì il suo mentore.

IL SUO COMPLEANNO È LA GIORNATA DELLA NON VIOLENZA

Se il premio Nobel non arrivò mai, Gandhi è comunque ricordato ogni anno in occasione di una giornata dedicata alla sua lotta e alla sua filosofia. Le Nazioni Unite, con la risoluzione del 15 giugno del 2007, hanno infatti istituito la giornata della non violenza proprio il 2 ottobre, il giorno in cui ricorre il suo compleanno. La celebrazione, si legge nella risoluzione, ha l’obiettivo di «diffondere il messaggio della non violenza, anche attraverso l’istruzione e la sensibilizzazione delle comunità per assicurare una cultura di pace, tolleranza, comprensione». E ancora: «Questa giornata ogni anno rappresenta anche un’occasione per commemorare la vita e il pensiero di Gandhi, ancora oggi fonte di ispirazione dei movimenti non violenti in tutto il mondo». 

Gandhi
Gandhi, il Bapu (padre) della nazione resta un’icona del contrasto alla violenza

LA LETTERA INDIRIZZATA A HITLER

Il 23 luglio 1939 Gandhi scrisse ad Adolf Hitler. Preoccupato dalla politica estera sempre più aggressiva della Germania, spedì al dittatore una lettera dattiloscritta in cui gli chiedeva di fare il possibile per evitare la guerra. Bloccata dal governo britannico, la missiva non arrivò mai al destinatario.

L’AMICIZIA CON L’ARCHITETTO KALLENBACH

A Johannesburg Gandhi visse per due anni, dal 1907 al 1909, con l’architetto ebreo Hermann Kallenbach. I due strinsero un’amicizia molto forte e per certi versi ambigua, testimoniata da alcune lettere intime in cui esprimevano il forte affetto che li legava. La presunta relazione amorosa tra Gandhi e Kallenbach è citata nel libro Great Soul: Mahatma Gandhi and His Struggle With India, scritto dal premio Pulitzer Joseph Lelyveld. L’autore, tuttavia, ha sempre negato di aver definito il leader indiano un omosessuale.

L’INCONTRO CON IL DUCE

Nel dicembre 1931 Gandhi incontrò informalmente Benito Mussolini, a Palazzo Venezia. Sembra che il leader indiano fosse rimasto colpito dalla quantità di armi appese alle pareti e dalla loquacità del dittatore italiano che monopolizzò la conversazione e impedì a Gandhi di fare domande. Il Mahatma disse in seguito di aver notato l’estrema velocità con cui si muovevano gli occhi del duce.

PAPA PIO XI NON VOLLE VEDERLO

Nella stessa occasione Gandhi chiese udienza a papa Pio XI. Ma quest’ultimo rifiutò di concedergli un incontro. Secondo la ricostruzione ufficiale, la decisione fu dovuta al fatto che il pontefice non lo riteneva vestito in modo adeguato per l’occasione. Tuttavia, le vere motivazioni sono da ricercare nella diplomazia. Pio XI non voleva inimicarsi il Regno Unito, in cattivi rapporti con l’India per via delle velleità indipendentiste.

Gandhi
Una foto di Gandhi appena dopo essere stato rilasciato dal carcere

LA MORTE IN UN ATTENTATO

Gandhi fu ucciso il 30 gennaio 1948 da un fanatico indù che contestava le aperture del leader verso il Pakistan e i musulmani. Il killer si fece largo tra una folla di circa 500 persone e gli sparò tre volte colpendolo al petto e all’addome. Si racconta che Gandhi ebbe solo il tempo di sospirare «Mio Dio», prima di crollare esanime. Fu la nipote, la 16enne Alva, a confermare la morte del mahatma alle persone che si erano radunate davanti all’abitazione in cui il leader era stato portato dopo l’attentato.

L’ASSASSINO ERA UN GIORNALISTA

L’attentatore si chiamava Nathuram Vinayak Godse ed era un giornalista che lavorava per testate che appoggiavano l’estrema destra indù. Impiccato nel novembre1949, Godse è diventato un simbolo per gli estremisti. E ancora oggi, alcuni giornali indiani lo descrivono come un eroe.

LE CENERI NEL FIUME GANGE

Gandhi fu cremato il giorno successivo all’attentato e lo spargimento delle ceneri nelle acque del Gange fu seguito da 2 milioni di seguaci. Ma il mahatma non era l’unico obiettivo degli estremisti indù. Negli stessi giorni venne infatti scoperto un complotto per uccidere anche il premier indiano, Jawaharlal Nehru, e altri esponenti di punta del partito del Congresso nazionale indiano. Seguirono diversi arresti.

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Cosa c’è dietro la “bromance” tra Trump e Modi

Dopo un comizio di coppia a Houston, il presidente Usa si palesa al summit sul clima solo per l'intervento del premier. I voti degli indiani negli States e l'alleanza contro la Cina fanno gola.

Al summit sul clima dell’Onu, il presidente Donald Trump ha sorpreso tutti presentandosi come spettatore per 15 minuti dopo che aveva fatto sapere che non avrebbe partecipato. Non è stato un ravvedimento dell’ultimo minuto sullo stato di salute del pianeta a fargli cambiare idea, ma un omaggio al nuovo migliore amico della Casa Bianca: il premier indiano Narendra Modi. Il tycoon si è seduto per ascoltare il discorso sul clima di Modi e se ne è andato subito dopo. Un gesto che fa da suggello a una due giorni di ostentato amore fraterno tra i due leader, attualmente uniti da una sensibile comunione d’interessi.

IL COMIZIO SHOW DI HOUSTON

Il 22 settembre Trump e Modi hanno dato vita a un vero e proprio show a Houston, in Texas. Nello stadio Nrg da 50 mila persone tutto esaurito, i due leader si sono scambiati complimenti e battute. Entrambi con un occhio alla rispettiva politica interna. Per Trump l’appoggio di Modi potrebbe tradursi nei numerosi voti degli indiani negli Stati Uniti alle elezioni del 2020 (una comunità di circa 2,5 milioni di persone). Per Modi apparire insieme a Trump in un stadio gremito vuol dire rafforzare l’immagine di leader internazionale in grado di promuovere la statura dell’India all’estero.

IL COMUNE AVVERSARIO CINESE

Il rafforzamento del legame fra i due Paesi invia anche un messaggio alla Cina, con la quale Trump è impegnato in una guerra commerciale, sulle alleanze americane in Asia. I rapporti fra Stati Uniti e India «sono più forti che mai», Modi è un «grande leader che sta facendo grandi cose per l’India», ha detto Trump all’evento dal nome Howdy Modi! (salve Modi), schierandosi affianco al premier indiano nella richiesta dell’India di rafforzare la sicurezza ai confini nella disputa con il Kashmir. «La sicurezza al confine è vitale per gli Stati Uniti. La sicurezza al confine è vitale per l’India», ha dichiarato Trump, impegnandosi a combattere il «terrorismo islamico radicale» e insistendo sulla «necessità di proteggere i confini». «Mr President, nel 2017 mi hai presentato la tua famiglia. Oggi ho l’onore di presentarti la mia, composta da oltre un miliardo di di indiani», ha annunciato Modi introducendo Trump sul palco.

IL RISALTO SUI MEDIA INDIANI

I media indiani hanno dato enorme risalto all’evento texano. I titoli dei quotidiani vanno dal gioco di parole dell’Indian Express “Modi Trumps Houston”, (Modi conquista Houston con un asso), a quello di The Hindu, che ha scritto che i due hanno stabilito un nuova direzione alla lotta contro il terrorismo; The Hindustan Times ha ripreso la definizione degli Usa come “Migliore amico dell’India”. Modi ha utilizzato il suo discorso, cinquanta minuti a braccio, per ribadire gli argomenti a favore della cancellazione dello statuto speciale del Kashmir e rafforzare il consenso da parte della comunità della diaspora. Nel momento di massimo successo ha chiesto ai cinquantamila di alzarsi in piedi per applaudire l’abrogazione dell’autonomia del Kashmir. Prima dell’evento, in un evidente sforzo per esaltare la pluralità della presenza indiana negli States, Modi aveva incontrato esponenti delle comunità sikh, musulmane, e dei Pandit, gli indù di origine kashmira.

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India e New York vietano le e-cig dopo i casi di morte

Negli Stati Uniti 450 ricoveri e 7 morti per malattie legate alla sigaretta elettronica. In Italia? Le regole sono severe e i veri rischi si corrono con il fai da te. Il punto sullo "svapo".

L’India, secondo Paese al mondo per numero di fumatori, ha deciso di adottare la linea dura contro la sigaretta elettronica: vietato produrre, importare, esportare e distribuire e-cig. E tra le pene per chi viola la legge sono previsti fino a tre anni di reclusione. Anche lo stato di New York è passato alla tolleranza zero, diventando il secondo negli Stati Uniti – dopo il Michigan – a mettere al bando le sigarette elettroniche, con l’eccezione di quelle al mentolo o al tabacco.

MARYLAND E WASHINGTON PRONTI ALLA STRETTA. E TRUMP?

La ministra delle Finanze indiana Nirmala Sitharaman ha spiegato: «La decisione del governo indiano è stata presa tenendo a mente l’impatto che le sigarette elettroniche hanno sui giovani oggi». Il bando non interessa i prodotti da tabacco tradizionale, ma non è ancora chiaro se il divieto riguarderà anche l’utilizzo di apparecchiature per lo “svapo“. Negli Stati Uniti, invece, diventa sempre più forte la richiesta di provvedimenti da parte dell’amministrazione guidata da Donald Trump. I numeri parlano di sette morti e almeno 450 casi di malattia polmonare legata allo “svapo” di sostanze aromatizzate. L’ultima vittima è stato un 40enne della California morto il 17 settembre 2019 per un’insufficienza polmonare legata all’uso di e-cig. Anche il Maryland e il District of Columbia, dove si trova la capitale federale Washington, stanno valutando misure per frenare la diffusione delle sigarette elettroniche, in particolare tra i giovani, come una prescrizione medica per l’acquisto di prodotti da fumo non tradizionali.

IN ITALIA NORME RIGIDE: EVITARE A TUTTI I COSTI IL FAI DA TE

Ci sono rischi di una stretta sulle sigarette elettroniche anche in Italia? Lo aveva escluso ad agosto 2019 Umberto Roccatti, presidente di Anafe, l’Associazione nazionale produttori fumo elettronico aderente a Confindustria: «Nel nostro Paese le regole sono rigide e ogni prodotto immesso sul mercato è sottoposto ad analisi estremamente approfondite. Ma soprattutto, il consumatore finale è sempre ben informato sui rischi del fai da te, pratica pericolosa che scoraggiamo con forza. Per questo motivo, ribadiamo l’importanza per i consumatori di rivolgersi solo ai punti vendita autorizzati dove è possibile acquistare prodotti sicuri e certificati». E instillare dubbi, secondo Roccatti, non voleva dire criminalizzare una pratica che era del 95% meno dannosa delle sigarette tradizionali: «Di tabagismo muoiono circa 8 milioni di persone al mondo ogni anno ed è questo il vero allarme di cui si parla sempre troppo poco».

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