‘Ndrangheta in Lombardia, imputati per omicidio tornano in carcere Otto persone coinvolti in una serie di episodi dal 2008 al 2010

MILANO - Nuovo blitz delle Forze dell'Ordine contro la 'ndrangheta attiva in Lombardia, i Carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Milano, infatti, hanno eseguito una ordinanza di ripristino della custodia cautelare in carcere, emessa dalla Corte di Assise di Appello di Milano su richiesta della locale Procura generale, nei confronti di 8 imputati per gli omicidi di Carmelo Novella, Antonio Tedesco e Rocco Stagno, appartenenti alla locale di 'ndrangheta di Seregno - Giussano (MB) e uccisi tra il 2008 e il 2010 nelle province di Milano e Como.

I provvedimenti si inquadrano nel contesto dell'indagine "Bagliore" del Ros che aveva condotto, nell'aprile del 2011, all'esecuzione di un'Ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Milano su richiesta della Procura Distrettuale, nei confronti di 19 soggetti ritenuti responsabili di associazione mafiosa, omicidio, detenzione e porto illegale di armi, sottrazione e occultamento di cadavere.

Le indagini, che si erano avvalse delle dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Antonino Belnone, capo del locale di 'ndrangheta di Giussano, avevano consentito di accertare che l'omicidio di Carmelo Novella, capo della Lombardia, era avvenuto per bloccare il suo tentativo di emancipazione dalla "Provincia" reggina, mentre quelli di Antonio Tedesco e di Rocco Stagno erano da ricondurre alle dinamiche conflittuali interne alla locale di Guardavalle (CZ).

A seguito del processo di II grado, celebrato a seguito di rinvio disposto dalla Corte di Cassazione (LEGGI LA NOTIZIA DEL RINVIO), la Corte d'Assise d'Appello di Milano ha confermato la condanna all'ergastolo nei confronti degli 8 imputati, emettendo anche l'Ordinanza di ripristino della custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistente il concreto pericolo di fuga dei condannati, in attesa della pronuncia definitiva della Suprema Corte.

Droga, blitz della Squadra Mobile a Cosenza Eseguite 13 ordinanze cautelari in città e hinterland

COSENZA - Un vero e proprio blitz quello messo a segno dalla Squadra Mobile di Cosenza, coordinata dalla procura della Repubblica guidata dal Procuratore Mario Spagnuolo, a Cosenza in esecuzione di un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale emessa dal Giudice per le indagini preliminari di Cosenza nei confronti di 13 soggetti «ritenuti responsabili, a vario titolo, dei delitti di detenzione e cessione di cocaina, eroina e hashish ed estorsione».

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Per 2 soggetti, inoltre, il Gip ha disposto l’applicazione della custodia cautelare in carcere, per uno ha disposto la misura degli arresti domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico (ma in mancanza di questo della custodia cautelare in carcere), per 6 soggetti la misura cautelare degli arresti domiciliari presso l’abitazione di residenza e per altri 4 soggetti la misura del divieto di dimora nel comune di Cosenza.

Nel corso delle fasi conclusive è stata anche eseguita una perquisizione nei confronti di una donna, indagata in stato di libertà.

L’indagine era stata avviata dalla Squadra Mobile di Cosenza nell’agosto 2016 «a seguito spiega la polizia - di una perquisizione effettuata nel quartiere popolare di via Popilia di Cosenza presso l’abitazione di un soggetto, noto per avere precedenti specifici in materia di stupefacenti, durante la quale era stata trovata una certa quantità di sostanza stupefacente di tipo eroina nonché materiale per il confezionamento della stessa e denaro contante. Una seconda indagine veniva avviata a seguito del decesso, per overdose, di una donna di nazionalità straniera, avvenuto nel dicembre 2016 in questa Via Rivocati».

Successivamente, «il rinvenimento di sostanza stupefacente dello stesso tipo di quella che aveva causato la morte della donna durante una perquisizione effettuata nei confronti di un soggetto noto per annoverare precedenti specifici determinava l’immediato avvio di un’attività di indagine nei suoi confronti. Le due attività investigative venivano presto riunite in quanto si rilevavano diversi punti di contatto: lo sviluppo delle indagini, grazie alle diverse intercettazioni telefoniche, ambientali, alle perquisizioni e ai conseguenti sequestri, ha così consentito di far piena luce sull’esistenza di un gruppo di persone, locali e con precedenti specifici, che di fatto rifornivano di sostanza stupefacente la cittadina bruzia ed il suo hinterland».

Scoperti, «molti episodi di spaccio effettivamente cristallizzati dalla Squadra Mobile che, con appostamenti e pedinamenti, in diverse circostanze è riuscita ad intervenire tempestivamente procedendo al sequestro delle diverse singole dosi di sostanza stupefacente. In più occasioni venivano anche acquisite le dichiarazioni degli acquirenti ed assuntori che “certificavano” il quadro probatorio a carico degli odierni indagati. Le cessioni avevano luogo maggiormente presso le abitazioni degli spacciatori e/o per le vie cittadine previi incontri “lampo” fissati telefonicamente e dal contenuto, peraltro, fortemente criptico. Le investigazioni consentivano comunque di raccogliere numerosi elementi di responsabilità penale nonostante gli indagati, in alcune circostanze, a seguito di riscontri precedentemente effettuati, cambiassero completamente le loro modalità operative e le schede telefoniche. A rendere più complessa l’attività di investigazione vi era poi la particolare conformità dei luoghi oggetto di indagine ove anche il mero accesso e/o transito con autovetture di servizio provocava l’immediata sospensione di qualsivoglia attività».

Mancati versamenti fiscali, sequestro da 158 mila euro ad un imprenditore reggino attivo nel settore dei giocattoli

REGGIO CALABRIA - Beni per oltre 158.000 euro sono stati sequestrati dai Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo, anche nella forma per equivalente, di conti correnti bancari, depositi e altre disponibilità finanziarie, emesso dal Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di un imprenditore reggino operante nel settore del commercio al dettaglio di giochi e giocattoli.

Secondo quanto illustrato dai finanzieri, l'attività investigativa, coordinata dal Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri e dal Procuratore Aggiunto Gerardo Dominijanni e diretta dal Sostituto Procuratore Nicola De Caria, ha consentito di accertare l’omesso versamento di ritenute fiscali da parte dell’indagato.

Inoltre, è emerso che il rappresentante legale della società interessata, avente sede nel pieno centro del capoluogo reggino, «non aveva versato, entro i termini previsti dalla legge, le somme dovute in base alla dichiarazione del sostituto d’imposta resa per l’anno 2014, a titolo di ritenute dovute o certificate».

I Finanzieri reggini «hanno inoltre individuato un significativo compendio patrimoniale direttamente riconducibile all’indagato, composto da disponibilità finanziarie liquide (conti correnti, polizze assicurative, fondi di gestione del risparmio). L’attività delle fiamme gialle, è stata eseguita simultaneamente presso le sedi centrali degli istituti finanziari ove risultavano accesi i rapporti da sottoporre a vincolo cautelare (Torino, Milano, Varese, Verona, Roma e Siena)».

Omicidio Ripepi, svolta nelle indagini a Vibo Valentia I Carabinieri individuano il presunto killer, è un parente

VIBO VALENTIA - Svolta nelle indagini sull'omicidio di Massimo Ripepi avvenuto a Piscopio, frazione alle porte della città, lo scorso 21 ottobre (LEGGI LA NOTIZIA), secondo quanto ricostruito dai Carabinieri ad uccidere sarebbe stato Giuseppe Carnovale classe 1970, cognato della vittima.

Carnovale si è costituito nel pomeriggio intorno alle 15 accompagnato dall'avvocato Adele Manno del foro di Catanzaro presso il Comando provinciale dei Carabinieri di Vibo Valentia dove poi è stato trattenuto per tutto il pomeriggio in stato di fermo.

Massimo Ripepi era già scampato ad un agguato il 4 giugno dello scorso anno nel quartiere Affaccio di Vibo Valentia (LEGGI LA NOTIZIA).

Nell’occasione ad aprire il fuoco era stato il figlio minorenne (LEGGI LA NOTIZIA) che poi ha potuto beneficiare della messa in prova in una comunità di recupero. Il figlio riteneva il padre responsabile dei maltrattamenti a lui e verso la madre. I carabinieri di Vibo Valentia stanno svolgendo indagini anche sul figlio diciottenne di Ripepi.

La vittima era separata dalla moglie e viveva una situazione di pesanti contrasti familiari dovuti soprattutto alla ludopatia di cui era affetto da anni e che, secondo quanto trapelato, lo aveva portato a dilapidare ingenti risorse economiche.

Carnovale, reo confesso, si è costituito ai carabinieri, dalle indagini, condotte in particolare dai militari della Stazione di Vibo Valentia, è emersa la conferma dell’ipotesi fatta dai carabinieri nell’immediatezza dell’omicidio, e cioè che l'assassinio di Ripepi fosse da inquadrare in un contesto familiare.

Il ferimento dell'uomo avvenuto lo scorso anno, secondo gli inquirenti, non aveva però appagato l’odio che i familiari nutrivano nei confronti di Ripepi. Da qui la decisione del cognato di organizzare un nuovo agguato per uccidere Ripepi in modo da chiudere definitivamente i conti con l’uomo, spalleggiato, in tale progetto, secondo un’ipotesi dei carabinieri che attende l’avallo della Procura della Repubblica di Vibo Valentia, dall’altro figlio diciottenne della vittima, che secondo i militari avrebbe avuto un ruolo nell’organizzazione dell’assassinio del padre. Il giovane, stando a quanto si è appreso, si trova attualmente nella caserma dei carabinieri in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria, mentre Carnovale è stato condotto in carcere.

Vendita di un immobile per frodare il Fisco Sequestro da 1,3 milioni nel Cosentino e 3 denunce

PAOLA (COSENZA) - Un maxi sequestro di beni per un valore di circa un milione 300 mila euro - tra cui 14 immobili, quote societarie e denaro - è stato messo a segno dalla Guardia di finanza di Cosenza che ha denunciato tre persone per evasione di imposte sui redditi e sul valore aggiunto e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte.

Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Paola, Maria Grazia Elia, su richiesta della Procura guidata da Pierpaolo Bruni. I finanzieri della Compagnia di Paola e della tenenza di Amantea hanno ricostruito un’operazione di compravendita immobiliare fra due società, di fatto riconducibili ad un unico soggetto, risultata essere «fraudolenta».

Nel dettaglio, la venditrice, esercente l’attività di “Locazione immobiliare di beni propri”, “pesantemente indebitata nei confronti del Fisco” ed avviata alla liquidazione, ha ceduto l’unico immobile strumentale ad altra società, sempre riconducibil al principale indagato, in assenza di valide ragioni economiche e, soprattutto, senza ricevere il corrispettivo pattuito di euro 1,4 milioni, così diventando una “scatola vuota” gravata di unicamente di ingenti debiti.

Inoltre, «la mancata iscrizione in bilancio di una componente straordinaria di reddito di quasi 1 milione di euro, derivante da una transazione avvenuta tra la società verificata (debitrice) ed una Banca (creditrice), ha determinato una ulteriore evasione di imposta, non essendo stata indicata neanche nella dichiarazione fiscale. Con tali stratagemmi posti in essere dagli indagati nell’esercizio dell’attività di impresa è stato tratto un indebito ed illecito vantaggio fiscale, consistente in rilevante risparmio di spesa».

Al temine delle indagini sono state denunciate 3 persone per i reati di “Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte” e “Infedele dichiarazione” e sono stati sottoposti a sequestro beni per un valore pari ad euro 1.293.851,39. 

Operazione della Polizia a Cosenza, diverse ordinanze cautelari Sgominata una organizzazione dedita allo spaccio di droga

COSENZA - La Polizia di Cosenza ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal giudice per le indagini preliminari di Cosenza su richiesta della Procura, nei confronti di 7 persone, di cui tre in carcere, quattro agli arresti domiciliari e una con obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Gli indagati sono ritenuti responsabili del reato di spaccio di sostanze stupefacenti in quanto ritenuti responsabili di diversi episodi di cessione di sostanza stupefacente (trenta i casi contestati) in particolare “cocaina” e “marijuana”. In alcuni degli episodi di cessione contestati, alcuni degli odierni indagati, da fornitori, hanno rivestito il ruolo di “vittima-assuntore” della sostanza stupefacente acquistata da altri indagati. 

L’indagine, svolta dalla sezione polizia giudiziaria della Procura di Cosenza, con l’ausilio della Squadra mobile e del reparto prevenzione crimine Calabria settentrionale di Rende, è partita dalla denuncia sporta da una 'madre coraggio' che nel mese di ottobre dello scorso anno ormai stanca delle continue vessazioni a cui era sottoposta dal figlio tossicodipendente, ricoverato presso una casa di cura.

Dall’attività investigativa è emerso che la maggior parte degli indagati aveva messo in atto un sistema di spaccio collaudato operando soprattutto dalle rispettive abitazioni anche se alcuni di loro erano agli arresti domiciliari. Le forze dell'ordine hanno accertato episodi di di consegna delle dosi di cocaina all’interno della struttura sanitaria dove un giovane tossicodipendente si trovava ricoverato per disturbi psichiatrici dovuti all’abuso di sostanze stupefacenti e sottoposto alla misura di sicurezza della libertà vigilata. 

Napoli, bancarotta fraudolenta: Gdf sequestra quote teatro Sannazaro

La Guardia di Finanza di Nola (Napoli) ha sequestrato le quote della società che gestisce, di fatto, il Teatro Sannazaro di Napoli. I finanzieri hanno anche messo i sigilli ai beni usati per lo svolgimento delle attività artistiche (materiale da palcoscenico, impianti scenici e costumi).
    Secondo le indagini infatti la Esmeralda srl, questo il nome della società, si sarebbe resa colpevole di bancarotta fraudolenta in relazione al fallimento della società La.Ma.Ing.
    Srl, avvenuto nel 2016. Secondo gli investigatori lo scopo era quello di sottrarre alla garanzia dei creditori l' azienda "Teatro Sannazaro". Una condotta che avrebbe determinato un danno, ai creditori, quantificato in oltre 1,5 milioni di euro.
   

Riace, si attende la discussione dei ricorsi di difesa e accusa Intanto il ministero chiarisce: «Trasferimenti solo volontari»

RIACE (REGGIO CALABRIA) - Il Tribunale del riesame di Reggio Calabria discuterà domani i ricorsi presentati dalla difesa (LEGGI LA NOTIZIA) e dalla Procura di Locri relativi al sindaco di Riace Domenico Lucano, ai domiciliari dal 2 ottobre scorso.

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I difensori di Lucano, gli avvocati Antonio Mazzone e Andrea Daqua, chiedono la rimessione in libertà del loro assistito che dopo l’arresto è stato sospeso dalla carica dal prefetto di Reggio Calabria. Il giudice per le indagini preliminari di Locri aveva motivato l’arresto con il pericolo di reiterazione del reato essendo Lucano in carica. La Procura, guidata da Luigi D’Alessio, invece, chiede di valutare le contestazioni mosse a Lucano che non sono state accolte dal Gip tra cui associazione a delinquere, concussione, truffa aggravata, abuso e malversazione.

Il gip ha contestato solo il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e l’illecito affidamento del servizio di raccolta dei rifiuti. La Procura ha chiesto anche di rivalutare la posizione di altre 14 persone per le quali aveva chiesto, senza ottenerli, i domiciliari.

Rispetto ai trasferimenti dei migranti il ministero ha precisato che si muoveranno solo su base volontaria. «È questo il meccanismo che scatta quando un progetto Sprar deve chiudere, perché finisce oppure perché viene revocato dal Viminale. E quanto specificano fonti del Ministero dell’Interno. Quando accade ora - spiegano dal Viminale - è che i migranti hanno due opzioni: restare dove sono (e non beneficiare più del sistema di accoglienza), oppure possono andare in altri progetti Sprar nelle vicinanze, naturalmente sulla base delle disponibilità. La proposta di nuova destinazione viene formalizzata dagli operatori del progetto. Ciò non toglie che gli enti territoriali come Comune o Regione possono avviare altri interventi di assistenza».

Per quanto riguarda, invece, il Comune di Riace ha 60 giorni di tempo per fornire la documentazione finanziaria sui migranti che beneficiavano dell’ accoglienza, sia che queste persone decidano di essere trasferite sia che restino nel comune calabrese.

Da parte sua il ministro dell'interno Matteo Salvini ha dichiarato ai giornalisti: «Osservo quanto accade attorno a Riace: il sindaco è ai domiciliari e invita i giornalisti a casa come se nulla fosse, Magistratura Democratica accusa chi ha messo in dubbio il sistema di accoglienza (e quindi anche il pm), da sinistra attaccano l'inchiesta ma le verifiche del Viminale partirono col governo del Pd. E nessuno richiama il rispetto delle regole o difende il pubblico ministero, nemmeno l’Anm! Si mettano tutti il cuore in pace: con me l'immigrazione di massa non sarà più un affare, la pacchia è finita»

Nel frattempo, in relazione alla decisione del ministero dell'Interno di revocare i fondi per l'accoglienza al Comune di Riace ad intervenire è il prefetto Mario Morcone, presidente del Consiglio italiano per i rifugiati, ed ex direttore del Dipartimento che si occupava dei richiedenti asilo e poi capo di gabinetto del ministro Marco Minniti, che ha chiarito che il ministero a trazione Pd ha «sempre creduto nel progetto Riace e per questo sono convinto che non debba scomparire. Se ci sono responsabilità dei singoli è giusto che vengano accertate e perseguite, ma quel modello funziona e distruggerlo sarebbe un errore grave».

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DELL'ACCOGLIENZA DOMENICO (MIMMO) LUCANO

Mortone lo ha dichiarato nell'ambito di un'intervista al Corriere della Sera, spiegando come durante il suo mandato ha «trattato» con il sindaco Domenico Lucano la messa in regola rispetto alle «criticità» che erano stato trovate nella gestione degli stranieri richiedenti asilo. Alla domanda se sia vero, come dice il ministro Matteo Salvini, che sia stato il gabinetto a denunciarlo, Morcone risponde: «È vero che un paio di anni fa l’Anci, l’associazione dei Comuni da cui dipendono i progetti Sprar, aveva rilevato che molte cose non andavano nella gestione da parte di Lucano».

Questo perché, «Lucano - spiega - faceva entrare nel sistema di accoglienza chi sceglieva lui, non ascoltava le indicazioni, commetteva errori nelle rendicontazioni. I fondi li mette a disposizione il ministero dell’Interno, se le cose non funzionano la segnalazione è obbligatoria. Abbiamo ricevuto l’esito dei controlli ed è stata attivata la prefettura di Reggio Calabria che ha avviato una nuova ispezione. Per noi era un’attività di routine sui rilievi amministrativi». «L'esito delle verifiche compiute della prefettura - continua - adombrava anche un rilievo penale e per questo si è deciso di mandare la relazione finale alla Procura». In quel periodo Morcone ha incontrato più volte Lucano. «Certamente - dice - ci siamo visti almeno dieci volte. Forse anche di più. Lo avevo sollecitato a mettersi in regola, gli avevo spiegato che cosa non andava. Lui era ostinato, convinto che l’Anci ce l’avesse con lui. Diceva che c'erano motivi politici dietro la scelta di compiere le ispezioni, ma non era così».

«Mimmo - aggiunge - era in una sorta di delirio dovuto alla sovraesposizione e giocava una partita seguendo le sue regole. Posso però testimoniare che lo faceva a fin di bene. Nessuno ha mai pensato che potesse appropriarsi di quelle somme o avesse un tornaconto personale». «Lo aiutavamo - fa sapere - ad ottenere lo sblocco delle somme di cui aveva diritto perché sapevamo che servivano a garantire l’accoglienza agli stranieri che erano richiedenti asilo». 

‘Ndrangheta al nord, operazione nel Varesotto, 15 ordinanze Sgominata una organizzazione dedita a estorsioni e spaccio

VARESE - Colpiti gli interessi della 'ndrangheta al Nord. A farlo è la procura di Busto Arsizio assieme alla Compagnia dei Carabinieri di Busto Arsizio che hanno dato esecuzione a misure cautelari nei confronti di 15 persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di estorsione e spaccio di stupefacenti.

Fra gli indagati, dieci saranno vanno in carcere, quattro agli arresti domiciliari e uno avrà l’obbligo di presentarsi periodicamente alla polizia giudiziaria. L’indagine, denominata Atlantic, è cominciata dal tentato suicidio di un italiano, soccorso dai carabinieri della stazione di Lonate Pozzolo, che hanno accertato come la causa del gesto fosse da attribuire a un’estorsione da parte di un pregiudicato locale, aderente al gruppo criminale colpito dall’operazione di oggi, per ragioni connesse a debiti di droga.

L’organizzazione sgominata con il blitz dei carabinieri, attiva quasi esclusivamente nel territorio di Lonate Pozzolo e in parte già coinvolta in attività investigative di diversa natura per la radicata presenza di persone di stampo 'ndranghetista, aveva già reinvestito parte dei profitti in diverse attività locali, tra cui un bar e un parcheggio vicino all’aeroporto di Malpensa. I particolari dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle ore 12.00 presso la sala conferenze del Comando Provinciale di Busto Arsizio.

Curcio ricostituisce la squadra anti-corrotti

POTENZA – La Procura della Repubblica di Potenza riavrà una squadra anti-corrotti come ai tempi del pm Henry John Woodcock.

E’ la svolta impressa dal procuratore capo Francesco Curcio e dal procuratore generale della Corte d’appello Armando D’Alterio, che ha giugno hanno inviato una lettera al Comune di Potenza per chiedere l’applicazione di 3 investigatori scelti della Polizia municipale, il vicecomandante Maria Carmela Senatore e gli ispettori Michele De Felice e Giusi Torre.

I due magistrati hanno evidenziato lo «sforzo di attuare un incisivo contrasto alle infiltrazioni criminali all’interno della pubblica amministrazione e di reprimerne i fenomeni d’illegalità all’interno degli enti e degli uffici pubblici». Per questo hanno annunciato l’intenzione di destinare una delle aliquote di polizia giudiziaria della Procura «esclusivamente allo svolgimento delle indagini in tema di reati contro la pubblica amministrazione». Di qui la richiesta di applicazione dei 3 investigatori della municipale, «già distintisi in passato per attività investigative svolte (...) nell’ambito della sezione di polizia giudiziaria della Polizia locale, oggi non più esistente», a causa della mancanza di un numero «sufficiente e adeguato» di personale «in possesso dei titoli culturali e dell’esperienza necessaria».

Il procuratore capo di Potenza rimette assieme dopo 11 anni il gruppo di Woodcock: loro l’inchiesta da cui partirono il Savoiagate e Vallettopoli

Il via libera della giunta comunale guidata dal sindaco Dario De Luca è arrivato giovedì, ma la squadra dovrebbe diventare operativa non prima del 1 gennaio, per permettere all’amministrazione di trovare dei sostituti, stante il divieto, causa dissesto, di assunzioni a tempo determinato, che scade il 31 dicembre. 

Senatore e De Felice torneranno in servizio a tempo pieno in Tribunale 11 anni dopo il loro burrascoso rientro in Comune, su cui accese i riflettori anche l’allora pm Luigi De Magistris.

All’epoca, infatti, si stavano occupando con la Squadra mobile delle inchieste più delicate coordinate da Woodcock, scaturite proprio da una verifica della municipale sui soldi versati da un’anziana signora a un sedicente dipendente comunale per l’assegnazione di un abitazione a Bucaletto.

Da quella vicenda, grazie a una serie di intercettazioni mirate, sarebbero venuti fuori i principali colpi investigativi del pm anglo-napoletano, con alterne fortune processuali, dall’arresto di Vittorio Emanuele di Savoia (assolto), a quello di Fabrizio Corona (il primo), passando per Vallettopoli e il Totalgate.

Per questo a Catanzaro sospettarono che dietro il loro rientro in Comune ci fosse la volontà di “azzoppare” il lavoro di Woodcock (ipotesi in seguito archiviata). Mentre l’allora procuratore generale segnalò al Ministero della giustizia il loro impiego privilegiato al posto dei tradizionali corpi investigativi di Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza, facendo scattare un’ispezione in Procura.

Più di recente, nonostante il trasferimento di Woodcock a Napoli e il tempo risicato a disposizione, la firma di Senatore, De Felice e Torre è comparsa anche nell’inchiesta sui falsi ciechi e le mazzette all’oculista dell’Asp, Massimo Pagliara. Oltre che negli atti del filone “pulizie” delle indagini sul dissesto del Comune.

Nei mesi scorsi il procuratore capo di Potenza Francesco Curcio, insediatosi a marzo, ha proposto l’istituzione anche di una squadra speciale contro il crimine organizzato, con l’apertura di una sezione della Direzione investigativa antimafia, assente soltanto in Basilicata e in altre 4 regioni italiane: Valle d’Aosta, Marche, Abruzzo e Molise.