Rivelava i segreti della procura al marito avvocato Ai domiciliari coordinatrice delle cancellerie del tribunale di Palmi

REGGIO CALABRIA - In esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari presso il tribunale di Palmi, su richiesta della Procura della Repubblica, sono stati sottoposti agli arresti domiciliari la coordinatrice delle cancellerie dell'Ufficio Gip/Gup del Tribunale di Palmi Sandra Matullo e l'avvocato Innocenzo Sapone del Foro di Palmi., marito e moglie.

Le indagini, coordinate dal Procuratore della Repubblica Ottavio Sferlazza e dal sostituto Procuratore Daniele Scarpino hanno fatto emergere «la commissione ad opera dei due coniugi di episodi di rivelazione di segreto d'ufficio in concorso e del reato di favoreggiamento personale».

In sostanza, «dalla lettura congiunta dei tabulati telefonici e delle intercettazioni, i carabinieri della Compagnia di Taurianova, hanno accertato che la funzionaria di cancelleria Sandra Matullo, che in virtù della qualità rivestita aveva la materiale disponibilità dei fascicoli delle intercettazioni, informava illegalmente l'avvocato Sapone dell'attività tecnica di tipo ambientale veicolare in corso a carico di un suo assistito, il quale, esorbitando chiaramente dai limiti del mandato difensivo, informava il proprio cliente. Risultano quindi chiari i danni che la spregiudicata condotta sopra descritta ha determinato alle indagini espletate dagli inquirenti».

Inoltre, «l'attività di intercettazione ha consentito di scoprire che la Matullo, a seguito della convalida dal parte del Gip di Palmi del fermo Iris operato dalla Dda di Reggio Calabria, ha rivelato illegalmente a Sapone, prima ancora che il provvedimento venisse eseguito, che uno dei soggetti attinti della misura precautelare era stato scarcerato e sottoposto agli arresti domiciliari».

Praticamente la procura ha messo in luce come esistesse «una gestione familistica delle cancellerie da parte della Matullo nonché la costante disponibilità della stessa ad assecondare i desiderata del marito e comunque a venire incontro alle esigenze del medesimo. Le scorrette e deprecabili modalità di esercizio da parte degli indagati, rispettivamente, del ministero difensivo e delle funzioni pubbliche, oltre che gravemente lesive dei doveri di lealtà e riservatezza nonché della deontologia professionale, si prestano oggettivamente ad appannare l'immagine della giurisdizione, favorendo non solo illazioni in ordine alla permeabilità del sistema a pressioni e condizionamenti esterni, ma anche possibili millanterie se non addirittura millantati crediti».

Estorsioni per favorire Casalesi, sette arresti

La DIA di Trieste, con l'ausilio della DIA di Napoli, di Milano, di Padova e di Bologna, nonché della Guardia di Finanza del capoluogo giuliano, sta eseguendo 7 ordinanze di custodia cautelare in carcere, disposte dal GIP del Tribunale di Trieste, nei confronti di soggetti accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso, per avere costretto professionisti e imprenditori italiani e stranieri, attraverso minacce e intimidazioni, a rinunciare a ingenti crediti, per favorire gli interessi del clan camorristico dei Casalesi.
    Sono in corso, altresì, numerose perquisizioni domiciliari a Napoli, Milano, Modena, Padova, Treviso, Udine, Portogruaro (VE) e Trieste. L'attività operativa vede l'impiego di oltre 100 unità, nonché l'utilizzo di sofisticati strumenti di ricerca e localizzazione.

Lande Desolate, rallentare i lavori a Piazza Bilotti a Cosenza La richiesta per un “tornaconto politico” di Oliverio ma non solo

COSENZA - Tra le carte dell'inchiesta Lande Desolate che ha coinvolto anche il govrnatore Mario Oliverio destinatario di una misura cautelare (LEGGI LA NOTIZIA) spuntano anche i lavori a Piazza Bilotti.

Secondo l'accusa Oliverio avrebbe lavorato per rallentare in modo strumentale i lavori di piazza Bilotti a Cosenza in modo da colpire politicamente il sindaco uscente e ricandidato Mario Occhiuto.

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In particolare, secondo gli inquirenti «intenzionalmente, nonostante la consapevolezza della crisi finanziaria in cui versava il gruppo Barbieri altresì della conseguente incapacità tecnica e finanziaria di portare a compimento i lavori e le opere già oggetto di affidamento in via principale - si legge nell'ordinanza - come pure della violazione dell’obbligo di cofinanziamento con capitali privati lavori e opere, sino a quel momento, interamente gravanti su fondi comunitari POR, per il tramite di anticipazioni della Regione Calabria, per un mero tornaconto politico, vale a dire per ripagare Tucci e Barbieri che ne avevano assecondato gli interessi politico-elettorali a Cosenza, promettendogli e adoperandosi fattivamente per rallentare, strumentalmente, i lavori pubblici di Piazza Bilotti per pregiudicare così sul piano politico-elettorale il sindaco uscente di Cosenza Mario Occhiuto, Mario Oliverio, si adoperava per lo stanziamento di ulteriori finanziamenti da destinare al gruppo Barbieri per i lavori in corso a Lorica, sub specie di ‘opere complementari’»

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Quindi, secondo l'accusa, in cambio di un rallentamento dei lavori di Piazza Bilotti, il governatore si sarebbe adoperato per l'affidamento di nuovi lavori al gruppo Barbieri e in particolare «quale unico proponente della Delibera di “utilizzo temporaneo delle risorse in conto residuo”, determinava la Giunta regionale a stanziare in bilancio una ulteriore tranche di finanziamento comunitario da destinare (tra gli altri) al gruppo Barbieri per l’implementazione dei lavori in corso a Lorica, tanto che appostava in bilancio un importo di 4.200.000 euro».

IL PRESIDENTE OLIVERIO ANNUNCIA LO SCIOPERO DELLA FAME

In questo modo, Oliverio «in esecuzione del disegno criminoso, così come ordito con Tucci e Barbieri, procurava, quale mero atto di favore, un ingiusto vantaggio patrimoniale al gruppo Barbieri, anche per il tramite del di lui fiduciario Tucci, consistito nello stanziamento di un finanziamento integrativo di 4,2 milioni di euro circa per Lorica, da erogare ai fini del completamento dei lavori principali, con correlato danno della Regione Calabria alla quale distraeva risorse che del tutto indebitamente rendeva disponibili, quindi esigibili, al gruppo Barbieri, tanto che Barbieri, in stato di irreversibile dissesto finanziario, non consegnava alla Regione Calabria e alla Stazione appaltante (comune di Pedace), secondo costi e tempi rigorosamente prestabiliti, gli impianti sciistici di Lorica tecnicamente e funzionalmente idonei e fruibili»

Il tutto «con l’aggravante, per Giorgio Barbieri, di aver commesso il fatto al fine di agevolare le illecite attività consortili della cosca “Muto”, alla bacinella della quale confluivano almeno in parte i proventi dell’azione illecita sopra indicata, della quale implementava così il potere economico e la capacità di controllo del territorio, viepiù, tramite l’ingerenza nelle attività economiche apparentemente legali».

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E DEL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA NICOLA MORRA

Su piazza Bilotti, inoltre, emerge l'esistenza delle operazioni "politiche" dilatorie anche da alcune intercettazioni: «Un vero e proprio patto viene confermata da Tucci in una lunga conversazione dell’8 marzo 2016 con Guarnaccia - si legge nelle carte dell'inchiesta - cui rivela l’esistenza di “interferenze incrociate” del mondo politico sul cantiere di Piazza Bilotti. Infatti, Tucci riferisce che Mario Occhiuto, da pochi giorni dichiarato decaduto dalla carica di Sindaco di Cosenza, gli aveva chiesto di rallentare i lavori di Piazza Bilotti per evitare che l’opera potesse essere inaugurata dal Commissario Prefettizio, nominato per governare l’ente sino alle elezioni di giugno» tuttavia «non mancava di evidenziare che la stessa richiesta, per finalità politiche opposte, gli era pervenuta dal Presidente della Regione, Mario Oliverio. Non solo. Aggiunge - proseguono gli inquirenti - che il rispetto dell’impegno gli era stato sollecitato sia da Nicola Adamo (...) sia da Enza Bruno Bossio che gli aveva chiesto di non far entrare in cantiere l’ex Sindaco Occhiuto e l’ex assessore Fresca (“Non credo che dovresti fare entrare Fresca e Occhiuto sul cantiere”, cfr. sms del 6.3.2016), quindi direttamente dal Presidente Oliverio (“[..] me lo ha fatto dire dal Presidente, io ho avuto una riunione con il Presidente ed il Presidente m'ha detto). Tucci ammette di aver già dato disposizioni per rallentare i lavori (ordinando al subappaltatore Franco Rubino di inviare solo una squadra di operai sul cantiere di Piazza Bilotti e di dedicarsi al rifacimento di una strada laterale giusto per arrivare al I SAL) ma confida di sentirsi pressato, quasi “costretto” ad assecondare la richiesta “bipartisan” della politica (“ti ricattano, tu ci chiedi un favore a loro e loro subito ti ricattano”) per non subire ritorsioni»

Operazione Lande desolate, i nomi delle persone coinvolte e i provvedimenti cautelari adottati

COSENZA - Operazione della finanza, coordinata dalla Procura antimafia di Catanzaro, contro la corruzione in Calabria coinvolgendo il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio, (LEGGI LA NOTIZIA), queste le persone coinvolte nell'operazione denominata Lande Desolate con i relativi provvedimenti cautelari :

Misura cautelare in carcere:

1) Barbieri Giorgio Ottavio, 42 anni – residente a Roma - Imprenditore legale rappresentante della "Barbieri Costruzioni Srl" e della "Ads Srl" «determinatore e istigatore, nonché beneficiario finale della condotta criminosa;

Misura cautelare degli arresti domiciliari:

2) De Caro Vincenzo, 66 anni – residente a Cosenza; «in servizio presso il Dipartimento regionale Programmazione Nazionale e Comunitaria, quale esperto incaricato dell’appalto-concessione di Scalea, pubblico ufficiale e/o incaricato di pubblico servizio, si adoperava per confezionare ad arte le condizioni legittimanti l’affidamento dei lavori complementari»;

3) Guarnaccia Gianluca, 43 anni - residente a Montalto Uffugo (CS), dipendente della “Barbieri Costruzioni S.r.l.”, già affidataria dei lavori, e collaboratore anche di fatto di Giorgio BARBIERI;

4) Guido Carmine, 58 anni - residente a Rende (CS) direttore dei lavori del progetto Lorica Ski;

5) Trozzo Marco, 46 anni - residente in Cosenza contrada Tenimento; Direttore dei lavori.

6) Tucci Francesco, 63 anni - domiciliato in Castrolibero (CS) «direttore dei lavori di Scalea, quindi pubblico ufficiale e/o incaricato di un pubblico servizio, istigatore nonché beneficiario anche in via mediata della condotta criminosa»;

7) Zinno Luigi Giuseppe, 64 anni - residente a Cosenza, Dirigente del Settore 1 del Dipartimento Programmazione Nazionale e Comunitaria della Regione Calabria «si adoperava per confezionare ad arte le condizioni legittimanti l’affidamento dei lavori complementari»;

Misura cautelare dell’obbligo di dimora nel comune di residenza:

8) Oliverio Gerardo Mario, 65 anni – residente a San Giovanni in Fiore (CS) - Presidente della Giunta Regionale;

9) Oliverio Marco, 44 anni - residente in Casali del Manco (CS), sindaco del Comune di Pedace.

10) Cittadini Carlo, 43 anni- residente a Roma, imprenditore titolare della società Cittadini Srl partecipata da Barbieri;

11) Della Fazia Ettore, 58 anni - residente a Roma, collaboratore di Barbieri per i lavori dell’aviosuperficie di Scalea incaricato tra l’altro della gestione della contabilità dei lavori

12) Falvo Gianbattista, 62 anni - residente in Mendicino (CS), imprenditore subappaltatore per la realizzazione dell'impianto di climatizzazione dell'avio-superficie di Scalea;

Misura cautelare della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio:

13) Guzzo Rosaria, 63 anni - residente a Castrolibero (CS), Dirigente Responsabile del Settore Ragioneria della Regione Calabria;

14) Latella Pasquale, 54 anni - residente in Scalea (CS), Responsabile unico del procedimento dell'appalto dell'avio-superficie di Scalea che per l'accusa avrebbe attestato falsamente fatti utili all'autorizzazione di lavori complementari;

15) Mele Damiano Francesco, 52 anni – residente a Celico (CS) Rup per i lavori del progetto Lorica Ski;

16) Rizzo Paola, 49 anni - residente in Rende (CS), Dirigente del Settore di Coordinamento e Sorveglianza POR FESR del Dipartimento Programmazione Nazionale e Comunitaria della Regione Calabria

Operazione della Finanza contro la corruzione a Cosenza Obbligo di dimora per il presidente della Regione Mario Oliverio

COSENZA - Operazione contro la corruzione a Cosenza dove i finanzieri del Comando provinciale hanno condotto, nelle province di Cosenza, Catanzaro e Roma, un’operazione in materia di appalti pubblici con l'esecuzione di misure cautelari personali nei confronti di 16 soggetti tra cui dirigenti della Regione Calabria e dipendenti pubblici nonché un imprenditore legato alla cosca “Muto”.

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COINVOLTE E I PROVVEDIMENTI ASSUNTI

Agli indagati nell'operazione, denominata Lande Desolate, vengono contestati i reati di falso in atto pubblico, corruzione e frode in pubbliche forniture.

Nell'operazione ci sono coinvolti anche diversi esponenti politici, il giudice per le indagini preliminari distrettuale di Catanzaro,Pietro Caré, ha emesso un provvedimento di obbligo di dimora nel comune di residenza, San Giovanni in Fiore, per il presidente della Regione Calabria, Mario Oliverio che sarebbe accusato di abuso d'ufficio aggravato dal metodo mafioso.

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Il provvedimento assunto dal Gip di Catanzaro comporta l'automatica sospensione dell'esecuzione funzioni di presidente della Regione per Oliverio, funzioni che verranno assunte dal vicepresidente Francesco Russo.

A coordinare l'operazione è stata la direzione distrettuale antimafia di Catanzaro diretta dal procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri, con i sostituti procuratori Alessandro Prontera e Camillo Falvo, coordinati dai procuratori aggiunti Vincenzo Luberto e Vincenzo Capomolla.

Le attività investigative hanno fatto uso di articolate indagini tecniche e di rilevamenti aerofotografici consentendo in questo modo «di ricostruire e riscontrare - si legge in una nota stampa - documentalmente plurime violazioni e irregolarità nella gestione e conduzione degli appalti per l’ammodernamento dell’aviosuperficie di Scalea e degli Impianti sciistici di Lorica, nonché nella successiva fase di erogazione di finanziamenti pubblici».

LEGGI LA NOTIZIA SUL RALLENTAMENTO DEI LAVORI
DI PIAZZA BILOTTI PER "TORNATOCONTO POLITICO"

Andando nel dettaglio, in particolare, sarebbe emerso «il completo asservimento di pubblici ufficiali, anche titolari di importanti e strategici uffici presso la Regione Calabria, alle esigenze del privato imprenditore attraverso una consapevole e reiterata falsificazione dei vari stati di avanzamento lavori ovvero l’attestazione nei documenti ufficiali di lavori non eseguiti al fine di far ottenere all’imprenditore l’erogazione di ulteriori finanziamenti comunitari altrimenti non spettanti». Sotto questo profilo per gli inquirenti è «emblematica la spregiudicatezza che caratterizzava l’agire dell’imprenditore romano spinta al punto di porre in essere condotte corruttive nei confronti di pubblici funzionari, finalizzate al compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio consistenti in una compiacente attività di controllo sui lavori in corso, nell’agevolare il pagamento di somme non spettanti ovvero nel riconoscimento di opere complementari prive dei requisti previsti dal codice degli appalti oltre al mancato utilizzo di capitali propri dell’impresa appaltatrice in totale spregio degli obblighi previsti dai bandi di gara».

LEGGI LA NOTIZIA DELL'ALTRA INCHIESTA CHE RIGUARDA IL PRESIDENTE OLIVERIO

In conclusione, sarebbe stato provato come «l’imprenditore romano, nei confronti del quale è stata, altresì, addebitata l’aggravante dell’“agevolazione mafiosa” di cui all’art. 7, abbia impegnato poche decine di migliaia di euro a fronte di diversi milioni di euro previsti dai bandi di gara, circostanza ampiamente conosciuta ed avallata dai soggetti preposti al controllo ed alla erogazione delle somme, nonche’ dalle figure politiche coinvolte. le indagini hanno fatto luce su un diffuso sistema illecito che, attraverso la reiterata commissione di falsi, abusi e atti corruttivi, ha compromesso il corretto impiego delle risorse pubbliche non consentendo lo sviluppo e la crescita del territorio, l’elevazione del livello dei servizi resi al cittadino e costituendo, di fatto, un ostacolo alla realizzazione del potenziale di crescita che il territorio è in grado di esprimere».

Operazione Galassia, scommesse online arrestate 20 persone Confermati 18 fermi, bloccati altri due soggetti ritenuti organizzatori

REGGIO CALABRIA - Venti ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state emesse dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della Procura, nell’ambito dell’operazione «Galassia», condotta dalla Guardia di finanza, che lo scorso 14 novembre aveva svelato il patto tra le mafie per spartirsi il mercato delle scommesse on line (LEGGI LA NOTIZIA).

In particolare 18 fermi eseguiti il mese scorso per associazione per delinquere di tipo mafioso e di associazione per delinquere semplice, aggravata dai metodi mafiosi sono stati trasformati in custodia in carcere. I due nuovi arrestati sono Carmelo Consolato Murina, di 54 anni, e Giuseppe Pensabene di 42, entrambi in carcere per altri reati. Murina e Pensabene assieme ad alcuni dei fermati, esponenti delle cosche del Reggino, si sarebbero associati, secondo l'accusa, allo scopo di commettere reati connessi al governo d’imprese, di fatto attive in Italia, ma con sede legale in Austria e Malta, operanti nella gestione e raccolta fisica sul territorio dello Stato di puntate su giochi e scommesse, in assenza delle concessioni ed autorizzazioni prescritte dalla legge e in violazione delle norme fiscali e di quelle anti-riciclaggio.

A loro carico sono emersi i reati di esercizio abusivo di attività di gioco e scommesse, omessa dichiarazione dei redditi ed Iva, truffa aggravata ai danni dello Stato, in relazione alla mancata corresponsione all’Erario della tassa prescritta per l’esercizio delle attività di giochi e scommesse, riciclaggio, auto-riciclaggio e reimpiego dei proventi e concorrenza sleale.

Carmelo Consolato Murina, secondo quanto emerso, avrebbe assunto ruoli dirigenziali organizzativi di secondo livello occupandosi della gestione e del coordinamento di diversi punti commerciali che effettuavano abusivamente l’offerta dei servizi illeciti di giochi e scommesse agevolando l’espansione commerciale sul territorio dei prodotti offerti dall’associazione grazie alla loro appartenenza alla 'ndrangheta o «all’evocazione delle relazioni con esponenti dell’ organizzazione criminale e al conseguente assoggettamento che ne derivava». Si era occupato della gestione e del coordinamento di numerosi punti commerciali, agevolando l’espansione dei prodotti offerti dall’associazione, grazie alla loro partecipazione alla ‘ndrangheta.

Pensabene, dirigente organizzatore, avrebbe agevolato l'infiltrazione nel settore della cosca Tegano selezionando i soggetti da inserire nell’associazione in funzione della loro contiguità criminale e collaborando nella movimentazione anche in termini di autoriciclaggio e tramite operazioni di 'cheap-dumping', attraverso le quali generavano movimentazioni economiche, apparentemente giustificate dagli esiti di puntate su giochi e scommesse. Inoltre, aveva messo a disposizione dei componenti carte clonate, prodotte dall'organizzazione, operativa tra la Romania e l’Italia, a cui partecipava, per tutelare gli interessi della cosca Tegano e l’infiltrazione in attività economiche in Romania.

  L'associazione era strutturata in modo gerarchico con capi e promotori e acquistiva all'estero le licenze, oltre a strutturare la gestione amministrativa e finanziaria, la predisposizione dei server e dei software, la manutenzione, lo sviluppo e l’aggiornamento delle piattaforme informatiche per lo sviluppo dell’attività.

In Italia, invece, attraverso reti commerciali, sviluppate su base piramidale con piani provvigionali progressivi e struttura regionale o provinciale, si occupava della diffusione dei brand gestiti dall’associazione, della raccolta delle puntate, della gestione dei flussi finanziari generati e della risoluzione di problematiche tecnico-informatiche.

Nel corso delle indagini, inoltre, è stato rilevato, da parte di alcuni componenti del gruppo, anche l'esercizio abusivo di attività creditizia, organizzazione di corse clandestine di cavalli con raccolta illegale delle scommesse, creazione di alcune bische clandestine gestite da soggetti appartenenti e/o vicini a cosche di ‘ndrangheta del territorio reggino, riciclaggio e traffico di stupefacenti. Sono state sequestrate 17 imprese nazionali e 23 estere, 33 siti di scommesse on-line, 24 immobili, numerosi automezzi, conti correnti e quote societarie italiane ed estere, per un valore di oltre 723 milioni di euro. 

Operazione della Polizia stradale contro furti e riciclaggio Arresti nel Reggino, nel Vibonese e in Lombardia

VIBO VALENTIA - Operazione della Polizia Stradale di Vibo Valentia, in collaborazione con il Compartimento Polizia Stradale di Catanzaro, di Milano, della Sezione Polizia Stradale di Brescia e delle Sottosezioni autostradali di Lamezia Terme (CZ) e Palmi (RC), che questa mattina ha dato esecuzione a 9 (nove) ordinanze cautelari nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili di associazione a delinquere volta alla commissione di furti di mezzi d’opera di ingente valore per il successivo riciclaggio.

I furti oggetto dell’indagine, che sono decine, sono stati commessi ai danni di imprese private, alcune delle quali subappaltatrici di lavori dell’Anas lungo l’autostrada Salerno-Reggio Calabria.

Le ordinanze sono stati emesse dalla Procura della Repubblica di Palmi (RC) ed hanno avuto come destinatari persone domiciliate nel vibonese, nella Piana di Gioia Tauro, nel bresciano e nel milanese. 

Inoltre, sono in corso diverse perquisizioni in tutta Italia.

Tutti i particolari saranno illustrati in apposita conferenza stampa che si terrà in mattinata presso la Sezione di Polizia Stradale di Vibo Valentia.

I NOMI

Questi i nomi delle persone coinvolte e le misure cautelari applicate

  1. Salvatore Schiavone (Laureana di Borrello) arresto in carcere
  2. Pasquale Napoli (Melicucco) arresto in carcere
  3. Rocco Pesce (Rosarno) arresto in carcere
  4. Antonio Panzitta (Rombiolo) arresto in Domiciliari
  5. Gaetano Rao (Rosarno) arresto in Domiciliari
  6. Vittorio Schiavone (Nuvolera - Brescia) arresto in Domiciliari
  7. Rocco Minzoturo (Cinesello Balsamo - Milano) arresto in Domiciliari
  8. Antonio Zangari (Polistena) Obbligo di dimora con divieto di allontanarsi nelle ore notturne
  9. Angelo Navarra (Rombiolo) Obbligo di dimora con divieto di allontanarsi nelle ore notturne

I furti oggetto dell’indagine, che sono decine, sono staticommessi ai danni di imprese private, alcune delle qualisubappaltatrici di lavori dell’Anas lungo l’autostrada Salerno-Reggio Calabria.

Maxi truffa all’Inps e all’Arcea: 11 misure cautelari Colpiti anche imprenditori e professionisti, danno da 4 milioni

SEGUONO AGGIORNAMENTI

CROTONE - Operazione della Guardia di finanza a Crotone contro una presunta associazione a delinquere dedita a truffe tanto all’Inps e all’Arcea, Agenzia della Regione Calabria per le Erogazioni in Agricoltura, per un importo di 4 milioni di euro.

Sono state eseguite undici misure cautelari di cui cinque in carcere quattro agli arresti domiciliari e due all’obbligo di dimora.

Gli indagati sarebbero almeno una quarantina Coinvolti, a vario titolo, imprenditori e professionisti 

Napoli, latitante da 15 anni,arrestato capo clan: tra i più pericolosi d’Europa

 I Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno arrestato Antonio Orlando, 60enne, ritenuto il reggente del clan camorristico degli "Orlando-Nuvoletta-Polverino" operante nell'hinterland a nord di Napoli. L'uomo, inserito nell'elenco dei latitanti più pericolosi d'Italia, era ricercato da 15 anni.
    Nei suoi confronti erano state disposte due ordinanze di custodia cautelare in carcere per associazione di tipo mafioso emesse dal Gip su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. È stato catturato all'alba di questa mattina dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna in un appartamento a Mugnano di Napoli.

‘Ndrangheta, sequestrati beni per un milione di euro Immobili e beni finanziari di Giovanni Battista Cacciola

ROSARNO (REGGIO CALABRIA) - I Carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria hanno proceduto al sequestro di beni aziendali, immobili e finanziari riconducibili al patrimonio di Giovanni Battista Cacciola, di Rosarno cl. 64, ritenuto facente parte a vario titolo alla cosca di ‘ndrangheta dei “Cacciola-Grasso”, considerata dagli inquirenti una delle consorterie criminali più agguerrite del mandamento tirrenico che esercita la propria egemonia sul territorio di Rosarno, Gioia Tauro e zone limitrofe.

Le indagini che hanno consentito l'adozione del provvedimento prendono le mosse dalle operazioni “Mauser" e "Scacco Matto".

Cacciola è stato «condannato in primo grado e in Appello alla pena di 16 anni di reclusione e 26.000 euro di multa, per i reata di associazione di tipo mafioso costituita allo scopo di commettere plurimi delitti di acquisto, trasporto e commercializzazione di sostanza stupefacente del tipo cocaina. L’uomo, in particolare, è sempre stato vicino ad esponenti vicini alle ‘ndrine - scrivono i carabinieri - che operano nella zona tirrenica, ed è egli stesso considerato “elemento di spicco” in virtù dell’attività delinquenziale palesata che di recente si è estrinsecata nel campo dei delitti contro la persona e il patrimonio, quale "capo, promotore ed organizzatore” dell'omonima associazione mafiosa».

A tal fine i militari ricordano come «lo scorso 9 luglio, è stato destinatario di fermo di indiziato di delitto emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia reggina per associazione a delinquere di stampo mafioso nell’ambito dell’indagine denominata “Ares” (SCOPRI TUTTI I CONTENUTI SULL'OPERAZIONE ARES) condotta dal Gruppo Carabinieri di Gioia Tauro. Nella circostanza sono stati sottoposti a sequestro un esercizio pubblico, un’azienda agricola, quattro immobili, 5 terreni, assieme a conti correnti e prodotti finanziari riconducibili all’interessato e al suo nucleo familiare, per un valore complessivo di circa 1 milione di euro».