Il gip dice no all’archiviazione del caso Ilaria Alpi

Il giudice Andrea Fanelli ha respinto la richiesta dei pm, disponendo altri sei mesi di nuove indagini.

Il gip di Roma Andrea Fanelli ha rigettato la richiesta di archiviazione dell’indagine relativa all’omicidio della giornalista Ilaria Alpi e dell’operatore Miran Hrovatin, avvenuto il 20 marzo del 1994 a Mogadiscio, in Somalia. Il giudice ha disposto nuove indagini. Contro l’archiviazione si erano espressi i familiari della giornalista oltre alla Fnsi, Usigrai e Ordinea giornalisti difesi dall’avvocato Giulio Vasaturo.

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De Luca jr:«Trama dannosa per la mia immagine»

“Oggi possiamo ribadire che è stata messa in piedi una vera e propria trappola in mio danno e a mia insaputa: non lo dico io, ma la richiesta della Procura di Napoli di febbraio 2019 accolta dal gip nel luglio scorso”. Ad affermarlo è Roberto De Luca, secondogenito del governatore della Campania, Vincenzo. Attraverso il suo profilo Facebook Roberto De Luca ha annunciato la sua estraneità rispetto all’inchiesta giudiziaria che lo vedeva coinvolto. De Luca jr., all’epoca assessore al Bilancio del Comune di Salerno, era indagato per corruzione dalla Procura di Napoli in seguito a un’inchiesta giornalistica sul business dei rifiuti. «E’ stata accertata la mia totale estraneità alla macchinazione organizzata da persone che, senza che io sapessi nulla, hanno ordito una trama gravemente dannosa per la mia immagine. Complesse indagini hanno consentito di accertare che tutta la vicenda è avvenuta nella mia completa inconsapevolezza» ha precisato Roberto De Luca che, nel suo post, cita anche un passaggio della richiesta di archiviazione della Procura di Napoli secondo cui «è assolutamente esclusa la consapevolezza del De Luca rispetto all’incontro tra Colletta e Perrella. E’ escluso che Colletta rispondesse ad istruzioni ricevute da De Luca. E’ un giorno positivo per me, per la mia famiglia e per tutti coloro che mi sono stati vicini in questi mesi, ma anche per la stessa città di Salerno: perchè anche solo l’ipotesi che un suo amministratore potesse ess e r e m i n i m a m e n t e sfiorato dal sospetto di comportamenti non corretti o illeciti era un’ombra su tutta la città» ha concluso De Luca jr che all’epoca aveva subito rassegnato le dimissioni da assessore del Comune di Salerno.

Consiglia

I pm di Milano indagano sul business dei rider

La Procura ha aperto un fascicolo sul fenomeno dei fattorini a domicilio. Dallo sfruttamento dei lavoratori alle norme sulla sicurezza: le ombre sul boom del settore.

La Procura di Milano ha aperto un’indagine conoscitiva sul fenomeno dei rider, i ciclofattorini che consegnano cibo a domicilio, in particolare per verificare violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro, a loro tutela, l’aspetto della sicurezza pubblica sulle strade e i profili igienico-sanitari riguardanti i contenitori che utilizzano. L’indagine, che sta anche monitorando gli incidenti stradali, è coordinata dal procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e dal pm Maura Ripamonti e condotta dalla squadra specializzata di Polizia giudiziaria e dalla Polizia locale.

SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI E TRA I LAVORATORI

L’inchiesta, oltre alla violazione delle norme antinfortunistiche e di sicurezza stradale, intende far luce anche sull’aspetto di sfruttamento dei lavoratori e tra i lavoratori, come il caporalato, e sulla presenza di clandestini. Ad agosto, dai controlli di 30 rider sono stati trovati 3 lavoratori clandestini, senza documenti in regola. Lo sfruttamento potrebbe avvenire anche tra gli stessi lavoratori, perché alcuni ciclofattorini potrebbero cedere a persone senza documenti in regola gli strumenti per poter fare le consegne, come gli smartphone con l’applicazione necessaria alla quale sono registrati i lavoratori regolari, per poi ricevere in cambio una percentuale dell’incasso su ogni consegna.

L’IPOTESI DI VIOLAZIONE DELLE NORME DI SICUREZZA

A partire già dallo scorso giugno, infatti, gli inquirenti milanesi, con la squadra specializzata del dipartimento ‘ambiente, sicurezza, salute, lavoro’, hanno iniziato a raccogliere elementi e testimonianze a verbale nel fascicolo, al momento senza ipotesi di reato, ma che ipotizza presunte violazioni del decreto legislativo in materia di sicurezza sul lavoro (reato che a breve sarà iscritto) da parte delle società per le quali i rider lavorano.

MONITORATI GLI INCIDENTI STRADALI

Un’indagine, in primo luogo, a tutela dei rider stessi, ai quali non viene dato alcunché in dotazione, e dunque girano per le strade senza caschi, spesso con bici e freni non adatti, senza luci la sera, senza catarifrangenti e senza scarpe adeguate. Malgrado, infatti, i ciclofattorini non siano inquadrati come lavoratori subordinati, il decreto, come è stato spiegato, tutela qualsiasi lavoratore inserito in organizzazioni con datori di lavoro. In più, la Procura ha deciso di monitorare gli incidenti stradali che coinvolgono rider, anche a tutela della collettività, perché spesso viaggiano contromano, senza luci o comunque senza rispettare le norme sulla circolazione stradale. In ipotesi, gli inquirenti potrebbero arrivare anche a contestare reati, per questo genere di incidenti, a carico dei datori di lavoro. Andrà valutata, insomma, la presunta responsabilità di coloro che mandano a lavorare in strada i ciclofattorini in condizioni non idonee.

CONTROLLI IGIENICO-SANITARI

Inoltre, l’inchiesta vuole approfondire anche gli aspetti igienico-sanitari dei contenitori utilizzati per il trasporto del cibo, nei quali, ad esempio, vengono portati senza distinzione e in successione cibi freddi e caldi. Fino a questo momento, stando a quanto chiarito in Procura, sul fenomeno dei rider erano stati presi in considerazione solo i profili giuslavoristici, ossia le forme contrattuali con cui vengono assunti e i salari con cause aperte davanti ai Tribunali del lavoro.

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