Anche i minori per spacciare a Scafati: 36 arresti

di Pina Ferro

Vi erano anche ragazzi al di sotto dei 14 anni tra i pusher che rifornivano gli abituali assuntori di Scafati. Un giro di spaccio che faceva registrare anche 100 cessioni in una sola giornata. In manette sono finite 36 persone: 23 in carcere e 13 ai domiciliari (tra questi diverse donne). Molti l’ordinanza l hanno ricevuta in carcere in quanto già detenuti. Due gli indagati ancora ricercati. L’operazione che ha sgominato la piazza di spaccio nella cittadina dell’Agro nocerino Sarnese, è stata effettuata all’alba di ieri dai carabinieri del comando provinciale di Salerno e coordinata dal sostituto procuratore della Direzione investigativa antimafia Giancarlo Russo. A firmare l’ordinanza di custodia cautelare è stato il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno , Mariella Zambrano. Per tutti i destinatari delle misure le accuse sono di traffico di sostanze stupefacenti e associazione finalizzata; resti commessi tra gli anni 2016 e 2016. L’operazione si è svolta principalmente tra i comuni di Scafati e di Boscoreale. L’indagine “My Love” sfociata negli arresti di ieri mattina, ha preso il via da due episodi criminali verificatisi a Scafati: l’omicidio di Armando Faucitano, ucciso il 26 aprile del 2015 in piazza Genova; l’attentato dinamitardo ai danni del bar “My Love” in via Pasquale Vitiello. Bar che all’epoca dei fatti era gestito da Teresa Cannavacciolo nota per i suoi precedenti legati allo spaccio. Le in indagini della Direzione distrettuale antimafia hanno portato alla luce l’esistenza di due sodalizi che si occupavano della cessione di stupefacente sia a Scafati che in altre zone dle comprensorio. Il primo gruppo fceva capo a Giovanni Barbato Crocetta e Angelo Sorrentino; il secondo di tipo familiare era formato da Francesco Squillante, Teresa Cannavacciuolo, Andrea Carotenuto, Morena Carotenuto, Vincenzo Carotenuto, Raffaele Squillante. Il gruppo di Crocetta Barbato riforniva, all’occorrenza il secondo gruppo. Entrambi gestivano le piazze di spaccio e i propri circuiti di clientela ed erano accomunati dall’esistenza di rapporti familiari al proprio interno, che rafforzavano il vincolo associativo tra i solidali. Il gruppo di Giovanni BarbatoCrocetta e Angelo Sorrentino aveva anche stretto rapporti con soggetti appartenenti ai clan camorristici quale i Matrone di Scafati e Aquino – Annunziata di Boscoreale. Tra le fonti di approvvigionamento è stata anche accertata la capacità di attingere da fornitori in Olanda, come suffragato dal coinvolgimento di Carmine Alfano Vincenzo Alfano e Pasquale Rizzo nell’acquisto di una partita di droga successivamente sequestrata (26 giugno del 2015) dalla polizia tedesca con il contestuale arresto di Vincenzo Alfano e Rizzo Pasquale. I due furono trovati in possesso (provenieti dall’Olanda) di un chilo di cocaina e di 4 chilogrammi di marijuana. Per quanto concerne il secondo gruppo gli inquirenti hanno anche accertato il coinvolgimento di minori, anche meno di 14 anni,. Questi venivano impiegati in ausilio delle rispettive madri nello svolgimento delle attività illecite. Caso segnalato alla Procura presso il Tribunale dei minori. L’attività di spaccio aveva modelli operativi standardizzati: richieste telefoniche con linguaggio criptico e riferimenti convenzionali atti a dissimulare l’attività illecita. Non vi erano luoghi prestabiliti per le cessioni, questi erano occasionali: luoghi pubblici, adiacenze di abitazioni, scuole e luoghi pubblici. Lo stupefacente veniva invece custodito nelle adiacenze delle abitazioni al fine di agevolare il pronto prelievo. Ogni singolo gruppi effettuava circa 100 cessioni al giorno per un introito non inferiore a 2000 euro ciascun gruppo.

 

Ordinanza di custodia cautelare in carcere per Carmine Alfano nato a Torre del Greco il 13/04/1984; Giovanni Barbato Crocetta nato a Scafati il 14/03/1993; Francesco Berritto nato a Scafati il 30/07/1993, Teresa Cannavacciuolo nata a Pompei il 05/02/1982, Andrea Carotenuto nato a Pompei il 20/06/1989, Gennaro Castaldo nato a Castellammare di Stabbia il 27/07/1981; Gabriele Desiderio nato a Scafati il 24/01/1991;Annabella Guarracino nata ad Acerra il 17/02/1993; Daniele Antonio Incannella nato a Nocera Inferiore il 09/10/1997; Giuseppina Inserra nata a Scafati il 26/10/1982; Alessandro Lanzieri nato a Scafati il 06/02/1967; Pasquale Longobardi nato a Torre Annunziata il 19/061996; Alfonso Mainenti nato a Scafati il 15/03/1991; Francesco Mainenti nato a Pompei il 27/02/1982; Veruska Muollo nata a Torre Annunziata 19/06/1976; Pietro Paoletti nato a Torre Annunziata il 16/02/1990; Raffaele Rispoli nato a Torre Annunziata il 16/06/1976; Angelo Sorrentino nato a Nocera Inferiore il 08/11/1986; Francesco Squillante nato a Cava de’Tirreni il 15/01/1983; Raffaele Squillante nato a Scafati il 17/10/1989; Salvatore Squillante nato a Nocera Inferiore il 06/07/1981; Giovanni Tufano nato a Castellammare di Stabia il 06/03/1979. Ai domiciliari sono finiti: Maria Grazia Acanfora nata a Boscoreale il 06/08/1960; Teresa Aquino nata a Pompei il 26/12/1968 Pasquale Ascione nato a Boscotrecase il 27/06/1971; Morena Carotenuto nata a Pompei il 13/10/1986; Teresa Fienga nata a Pompei il 13/11/1997; Nadia Karakhi nata a Scafati il 01/01/1995; Giuseppina Langella nata a Pompei il 28/03/1983; Carmela Maineneti nata a Scafati il 10/12/1992; Giovanna Paoletti nata a Castellammare di Stabia il 29/05/1996, Antonio Pedone nato a Nocera Inferiore il 06/10/1994, Maria Ruotolo nata a Pompei il 28/06/1995, Antonio Santonicola nato a Pompei il 30/01/1981, Anna Sicignano nata a Scafati il 15/01/1971.

Consiglia

Cosa sono i Luanda Leaks

La donna più ricca d'Africa, Isabel dos Santos, è accusata di aver costruito la sua fortuna sulle spalle del suo Paese, l'Angola. Figlia dell'ex dittatore Jose Eduardo, avrebbe costruito il suo impero grazie alla corruzione.

Isabel dos Santos, la donna più ricca dell’Africa con un patrimonio di oltre 2 miliardi di dollari, avrebbe ammucchiato le sue fortune sfruttando le ricchezze e la gente del suo Paese, l’Angola, e usando l’arma della corruzione, in un Paese dove la maggior parte della popolazione vive con due dollari al giorno. A sostenerlo è l’International Consortium of Investigative Journalists (Icij) – diventato famoso in tutto il mondo per lo scandalo Panama Papers – giunto in possesso di nuovi documenti che confermerebbero il sospetto della illiceità dei suoi affari aprendo la strada a nuove azioni giudiziarie nei suoi confronti. Il dossier è stato battezzato Luanda Leaks, dal nome della capitale dell’ex colonia portoghese. Indagata per corruzione nel 2018 in Angola, dove il governo ha congelato i suoi beni, Isabel dos Santos è poi finita sotto inchiesta anche in Portogallo e ha deciso di prendere la residenza ufficiale negli Emirati Arabi Uniti, ma vive di fatto a Londra, dove si è laureata al King’s College e dove conta diverse proprietà. Figlia dell’ex presidente dell’Angola Jose Eduardo dos Santos che ha governato il Paese per 38 anni, dal 1979 al 2017, e della sua prima moglie, Tatiana Kukanova, originaria dell’Azerbaigian, Isabel ha incontrato a Londra anche suo marito, Sindika Dokolo, un collezionista congolese figlio di una danese e di un milionario di Kinshasa. Si sono sposati nel 2002 a Luanda, con una festa per mille invitati costata 4 milioni di dollari. Tutti ricchi di famiglia, ma la fortuna maggiore per Isabel, e per suo marito, giunge con una serie di accordi di favore ottenuti, con l’aiuto del padre presidente, su terre, petrolio, diamanti e telecomunicazioni. Lei nega, affermando che le accuse contro di lei sono del tutto false e che esiste una caccia alle streghe a scopi politici portata avanti dal governo angolano. Ora, però, la stampa ha avuto accesso a oltre 700 mila documenti relativi al suo impero, ottenuti in gran parte dalla piattaforma per la protezione degli informatori in Africa e condivisa con il Icij. Una delle operazioni più sospette è stata gestita da Londra attraverso una consociata britannica della compagnia petrolifera statale angolana Sonangol, ‘affidata’ dall’allora presidente nel 2016 alle ‘cure’ della figlia. Nonostante il successore fosse un suo delfino, Isabel fu licenziata due mesi dopo. Sono state pubblicate, tra l’altro, le foto di alcuni rendiconti in cui risulta che, mentre lasciava Sonangol, Dos Santos ha approvato 58 milioni di dollari per pagamenti sospetti a una società di consulenza di Dubai chiamata Matter Business Solutions, intestata a diretta da persone a lei vicine. Altri documenti gettano seri sospetti su un’altra serie di operazioni. I suoi difensori negano che le complesse operazioni finanziarie della ‘regina d’Africa’ fossero illecite. Ma intanto le inchieste vanno avanti e si estendono a macchia d’olio.

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Bimba rapita invia la posizione col telefono e viene ritrovata

La bambina di 11 anni, residente a Milano, era stata portata dal padre siriano in Danimarca. È riuscita a mandare la sua localizzazione via cellulare alla madre.

È stata ritrovata in Danimarca e sta bene la bambina rapita il 20 dicembre scorso a Milano dal padre, il siriano Maher Balle, che già l’aveva rapita tre anni fa e l’aveva portata in Siria. La ragazzina è stata rintracciata dagli uomini della squadra mobile di Milano e da quelli dello Scip della Polizia e attualmente si trova in una struttura della polizia danese. La ragazzina è stata affidata alla madre dopo la separazione dei genitori. Il padre l’aveva presa a scuola senza che il personale, forse non informato, sollevasse questioni.

LA POSIZIONE INVIATA ALLA MADRE

È stata la stessa bimba a mandare attorno alle 2 della scorsa notte via cellulare la sua posizione con Google maps alla madre subito dopo averla chiamata. Lo ha spiegato l’avvocato della donna, Angelo Musicco, riportando quanto le ha raccontato la sua cliente. In contemporanea da quanto è stato riferito Procura e polizia hanno geolocalizzato la ragazzina ad Aarhus, seconda città danese. Il pm di Milano Cristian Barilli ha aperto un’inchiesta per sottrazione internazionale di minori.

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Ok del Riesame: Lara Comi torna libera

Revocata l'ordinanza di arresti domiciliari per la maxi indagine 'mensa dei poveri'.

L’ex eurodeputata di Fi Lara Comi torna libera. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame di Milano che, come spiegato dal suo difensore, l’avvocato Gian Piero Biancolella, che aveva presentato il ricorso, ha revocato l’ordinanza di arresti domiciliari eseguita a suo carico il 14 novembre in una tranche della maxi indagine ‘mensa dei poveri’. «Ero certo che oltre 5 ore di interrogatorio, i documenti prodotti e due ore di discussione al Riesame avevano lasciato il segno», ha spiegato il difensore.

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Omicidio Sacchi: Luca cercò di difendersi dai killer

Riscontrati lividi compatibili con il tentativo di difendersi dai colpi di mazza. Gli inquirenti stanno analizzando cinque cellulare per ricostruire la rete dei pusher.

Emergono altri dettagli dall’inchiesta sull’omicidio di Luca Sacchi, avvenuto a Roma il 23 ottobre, e in particolare dall’autopsia. Nella colluttazione che ha preceduto lo sparo alla testa, Sacchi tentò di difendersi parandosi il volto con le braccia nel tentativo di schivare alcuni colpi inferti con la mazza da baseball. Sul corpo del giovane sono stati infatti individuati alcuni lividi sulle braccia che sono compatibili con il tentativo del ragazzo di proteggersi il volto dai colpi di mazza.

CINQUE CELLULARI PER RICOSTRUIRE I CONTATTI TRA I PUSHER

Sono cinque i cellulari che gli investigatori stanno analizzando nell’ambito dell’indagine sull’omicidio di Sacchi. Obiettivo è ricostruire i contatti tra i vari pusher coinvolti nella vicenda nella fase «precedente e successiva» all’aggressione avvenuta la sera del 23 ottobre.

VIA LIBERA AI FUNERALI

Intanto è arrivato il nulla osta della Procura di Roma alla restituzione alla famiglia del corpo del giovane ucciso. Il pm Nadia Plastina ha dato l’ok dopo l’esame autoptico. A questo punto la famiglia può fissare i funerali che potrebbero svolgersi la prossima settimana.

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Omicidio Sacchi: la conferenza stampa del padre

Il genitore di Luca, Alfonso, insieme ai legali: «Gli dicevo di non fidarsi e di stare attento anche a suo fratello».

«Mio figlio era stupendo e sempre col sorriso, sempre pronto allo scherzo e aveva tanta voglia di vivere. Tutti lo conoscevano per il bravo ragazzo che era. Gli dicevo di non fidarsi e di stare attento anche a suo fratello. Aveva passione per lo sport. Dopo la morte ho indossato anche i suoi indumenti per prendere coraggio», ha detto Alfonso Sacchi, papà di Luca, il 24enne ucciso a Roma, nel corso di una conferenza stampa indetta dalla famiglia nella Capitale.

«CONOSCEVA IL CONTATTO CON I PUSHER»

Il ‘contatto’ con i pusher, nell’ordinanza indicato come «conoscenza intima» di Luca, è «un ragazzo che mio figlio conosceva: questa persona l’aveva rivista da 5 o 6 mesi, si conoscevano dai tempi del liceo».

L’AVVOCATO: «CAUTELA SU ANASTASIA»

«In alcuni giornali di ieri è apparsa una frase secondo cui per la famiglia Sacchi è immorale difendere Anastasia, sono parole erroneamente intercettate. Quando si parla di lei bisogna camminare con piedi di piombo. Allo stato lei è persona offesa», ha detto il legale del padre di Luca.

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Ombre sui pompieri per l’incendio alla Grenfell Tower

I vigili del fuoco di Londra sotto accusa per l'indicazione di rimanere barricati agli inquilini della torre andata a fuoco nel 2017.

Ombre sui pompieri inglesi per l’inferno di Grenfell Tower, il maxi incendio che nel 2017 devastò il grattacielo popolare londinese di 24 piani e in cui perirono 72 persone, inclusi i giovani architetti veneti Gloria Trevisan e Marco Gottardi. Non fu solo l’incuria nella manutenzione da parte della società di gestione, non solo le norme sulla sicurezza carenti o le colpe di amministratori e politici, non solo i pannelli infiammabili di poco prezzo collocati sulla facciata: a causare la strage innescata dal rogo contribuirono anche «gravi manchevolezze» del corpo dei vigili del fuoco, come conferma il primo rapporto stilato nell’ambito di un’inchiesta indipendente, ancora in corso, presieduta dal magistrato in pensione sir Martin Moore-Bick.

LE INDICAZIONI DEI VIGILI DEL FUOCO

Il testo, d’un migliaio di pagine, è stato anticipato di un giorno dalle indiscrezioni dei media britannici, che ne hanno diffuso ampi stralci malgrado le sollecitazioni ripetute della commissione Moore-Bick a lasciare che lo potessero leggere prima superstiti e familiari delle vittime: già in larga parte critici in questi mesi sulle indagini e sul lavoro dell’organismo. Nel rapporto si riconosce «il coraggio» dei pompieri che intervennero. Ma si sottolineano, fra l’altro, le lentezze nella risposta del numero d’emergenza 999, gli errori e le decisioni discutibili prese durante l’operazione, la fatale indicazione ‘stay put’, ossia rimanete barricati negli appartamenti, rivelatasi micidiale specialmente per alcuni inquilini dei piani alti (come la coppia di architetti italiani), o l’insufficiente addestramento mostrato per una situazione così estrema. Tutti fattori che si ritiene abbiano portato a rendere quanto meno più pesante il bilancio dei morti.

CONFERMATE LE CAUSE DELL’INCENDIO

Commentando le anticipazioni dei media, accusati apertamente di «insensibilità», Moore-Bick ha tenuto a precisare che le contestazioni (accolte non senza offesa da alti funzionari dei vigili del fuoco e semplici agenti) vanno pur sempre filtrate attraverso la consapevolezza delle «condizioni terrificanti affrontate da chi dovette entrare nell’edificio» in fiamme la notte del 14 giugno 2017. Il magistrato ha poi confermato che a innescare l’incendio, come da tempo ormai noto, fu un guasto elettrico al freezer in un appartamento al quarto piano. Guasto tecnico, ha puntualizzato sir Martin, avvenuto «senz’alcuna colpa» dell’inquilino di quell’abitazione, «ingiustamente accusato» all’inizio in alcune ricostruzioni.

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La procura di Milano indaga sulle minacce alla senatrice Segre

Il fascicolo contro ignoti sugli insulti e le intimidazioni sui social network è stato aperto nel 2018.

La Procura di Milano ha aperto un’indagine per molestie e minacce per gli insulti arrivati sui social network alla senatrice a vita Liliana Segre. Il fascicolo è a modello 44, contro ignoti, ed è coordinato dal capo del pool antiterrorismo di Milano Alberto Nobili. È aperto dal 2018, ma se ne è avuta notizia soltanto oggi.

OGNI GIORNO 200 MESSAGGI DI ODIO RAZZIALE

Segre, 89 anni, sopravvissuta ad Auschwitz e testimone dell’Olocausto, in una recente intervista al quotidiano La Repubblica ha denunciato di ricevere 200 messaggi incitanti all’odio razziale al giorno. Nei giorni scorsi il mondo della politica ha espresso la sua solidarietà alla senatrice a vita. La presidente del Senato Elisabetta Casellati ha parlato di «un insulto alla storia e alle istituzioni di un Paese che sul rifiuto dell’antisemitismo e sul ripudio della violenza ha eretto la sua architettura democratica e ritrovato la pace, la libertà e il progresso»; il premier Giuseppe Conte ha annunciato che «inviterà tutte le forze politiche in Parlamento a mettersi d’accordo per introdurre norme contro il linguaggio dell’odio. Via social e a tutti i livelli».

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