Balneatori preoccupati per la imminente stagione estiva

Il week-end allungato di Pasqua e Pasquetta ormai è saltato ma a preoccupare seriamente gli addetti ai lavori è la stagione estiva e soprattutto la marcia di avvicinamento ad essa. Per fare luce sulle problematiche e le possibili soluzioni per limitare i danni abbiamo raccolto il parere di alcuni imprenditori nel settore balneare tra Salerno ed il Cilento. «Siamo tutti inevitabilmente preoccupati – spiega Nunzio Adduono, titolare con la famiglia del “Made in Italy Beach” – Non poter programmare tempistiche per l’apertura è un grosso problema, considerando che abbiamo dovuto sospendere i lavori di ripristino che per quanto ci riguarda erano iniziati già da fine Gennaio per farci trovare pronti. Siamo in contatto con associazioni di categoria tra cui il Sib (sindacato balneari) per provare a definire un’intesa su sgravi fiscali, concessione demaniale, tributi e spese varie cui dobbiamo sempre far fronte. Contestualmente con il consorzio di zona stiamo comunque programmando la stagione nell’eventualità che possa partire regolarmente. Colgo l’occasione per ringraziare il sindaco di Eboli Cariello per il supporto e la vicinanza. Per noi l’importante è aprire, poi tutto si risolverà con il tempo. Da non dimenticare – continua l’imprenditore noto nel mondo del calcio locale – che oltre a queste problematiche molte strutture devono far fronte ai danni causati dalle avverse condizioni climatiche che impongono altri rallentamenti. Per chi lavora in questo settore si tratta di tre mesi all’anno, se li perdi è come perdere tutto e poi voltare pagine. Meglio fare corse e lavorare di notte per poi aprire che restare in questo limbo. Con mia sorella che si occupa della parte amministrativa ed i miei clienti siamo spesso in videocontatto per studiare strategie commerciali e rassicurare i clienti. Magari quando tutto finirà potremo inaugurare una nuova stagione di Beach Party con una grande festa». In alto mare anche Palinuro e Camerota: «E’ un danno globale per il turismo e per tante altre categorie, un danno ancora non quantificabile – spiega l’operatore nel settore turistico ricettivo Jose Mennella, manager di “Le Dune” e “Ciclope Beach” – Penalizza le grandi aziende così come le botteghe e i piccoli esercizi ma soprattutto chi lavora in periodi circoscritti come noi che partiamo da Pasqua e arriviamo a Settembre. Chi ha lavoro stagionale è in seria difficoltà, dobbiamo essere fortunati nel riuscire a salvare il salvabile: ormai Maggio è saltato e anche per giugno non c’è da essere molto ottimisti. Questa situazione ci sta destabilizzando ma non resta che attenerci alle disposizioni del Governo e collaborare tutti: prima si finisce, prima si riparte. Mi auguro che se si dovesse tornare alla vita normale vengano privilegiati i luoghi di vacanza italiani, valorizzando il territorio e provando a facilitare la ripartenza delle attività correlate”. Situazione drastica anche tra Acciaroli e dintorni: “Se la stagione balneare partirà, lo farà con netto ritardo – spiega Francescomaria Santucci, titolare con il fratello Ugo de “La Rosa dei Venti” a San Mauro Cilento (loc. Mezzatorre) – La struttura dello stabilimento è completamente in legno quindi necessita di una continua manutenzione che solitamente parte da Aprile per consentirci di essere operativi da Maggio inoltrato ma con questi chiari di luna è tutto in stand-by. Ciò comporterà notevoli danni economici per tutte le aziende ricettive operanti nel settore turistico di zona e non solo. A prescindere da questo la priorità ora è ben altra, l’emergenza sanitaria ha contorni decisamente più importanti rispetto ai danni economici che passano in secondo piano. Spero con tutto il cuore che il nostro paese riesca a ripartire con forza ed entusiasmo, caratteristiche che ci hanno sempre contraddistinto. Noi Santucci siamo già pronti». Discorso analogo anche a Capaccio Paestum. «Quest’anno si prevede una stagione particolare di cui ancora non si capiscono le conseguenze, essendo la prima volta che ci si rapporta con un fenomeno così grande e globale – spiega Mauro Gnazzo, patron del “Girasole” – A mio modesto parere se le cose non migliorano a breve l estate salta completamente con una ricaduta anche sull’ occupazione estiva oltre al danno per le imprese. Lo stato. la regione e il comune devono adottare dei provvedimenti urgenti di aiuto alle imprese balneari e turistiche in generale, altrimenti molti di noi avranno serie problemi di sopravvivenza. Oltre a una bassa qualità nell’ offrire servizi. Speriamo in un aiuto anche dalle banche locali. Le nostre piccole, piccolissime, imprese rappresentano un modo efficiente di accogliere e offrire servizi umani, apprezzati dai nostri ospiti». Pensieri condivisi da Francesca Nigro del “Nuovo Mercatello” a Salerno: «La stagione attualmente non si può avviare. Limitare i danni la vedo alquanto dura – spiega – I danni ci sono e le ripercussioni economiche si possono già vivamente percepire. Se riusciremo ad aprire bisogna capire come affrettare i tempi per eseguire i lavori necessari, ora sospesi: a tal proposito saranno necessarie ulteriori spese in quanto l’apertura in breve periodo presuppone maggiore forza lavoro. Noi imprenditori balneari aspettavamo anche interventi di risarcimento che a causa del Covid-19 non ci saranno più. I tesserati diminuiranno, e per paura e per mancanza di denaro (tutti indistintamente risentiremo della crisi). Continuiamo a pagare le tasse, ad avere spese fisse ma con il numero 0 alla voce entrate: bisognerebbe considerare ed aiutare la nostra categoria completamente esclusa da ogni proposta di legge e sostentamento».

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La battaglia per sopravvivere dei commercianti salernitani

 

di Antonio Iovino

 

Le saracinesche abbassate per tante attività commerciali salernitane sono una diretta conseguenza del virus che ha ormai stravolto la vita dell’Italia e del mondo intero. Sono moltissimi, infatti, i negoziati che si sono trovati costretti a chiudere momentaneamente i battenti per limitare il contagio, con conseguenti difficoltà che potrebbero protrarsi anche quando la fase più critica di questa pandemia sarà superata. É stato premuto il tasto pausa sulla vita di tanti cittadini, come nel caso di Nunzio Torraco, che insieme al padre, era pronto a tuffarsi in una nuova avventura lavorativa. «Purtroppo a causa del Coronavirus abbiamo dovuto rimandare l’inaugurazione del nostro nuovo bar, il “Nualis Cafe” in via Carmine 42. Stiamo facendo il possibile per far sì che l’apertura della nostra attività ci possa essere quando tutto ciò sarà passato e non saranno più necessarie mascherine e guanti. Mi auguro che presto possano arrivare tempi migliori». «Noi non ci siamo fermati.- affermano Adriano Poto e Fabrizio Puorro titolari della “Click Agency” – Stiamo lavorando, raggiungendo notevoli risultati, in modalità smart working. Quest’ultimo, in caso di necessità, viene normalmente praticato. Essendo una web agency, e quindi approcciandoci prettamente con il mondo social e digital, la nostra mole di lavoro è attualmente raddoppiata: ogni cliente vuole comunicare il più possibile per stimolare la sua community online». Nonostante ciò, Poto e Puorro concludono sottolineando come al momento, nonostante vi sia la possibilità di continuare ad erogare servizi, le problematiche economiche dei clienti costretti ad interrompere le proprie attività lavorative a causa del Covid, fanno sì che i guadagni rasentino lo zero.«Noi, come tutti, siamo in reale difficoltà, poiché le scadenze delle spese incombono e le entrate, purtroppo, sono inesistenti». «La situazione che ci troviamo ad affrontare oggi sembra un brutto sogno, ed invece è realtà – dice Augusta Longone, proprietaria di “Pasticcia Cupcakeria”- Chi possiede un’attività commerciale, in questo momento è assalito da dubbi ed ansie. Cerchiamo certezze dal governo che però tardano ad arrivare. Le difficoltà erano palesi già prima dell’arrivo del virus. In sei anni di “Pasticcia”, lungo la strada che ci ospita (ci troviamo in via Generale Armando Diaz 67), ho visto aprire e chiudere numerosi negozi anche in meno di un anno, e passeggiando per Salerno, le saracinesche abbassate “per sempre” erano già tantissime. Rialzarci dopo questa pausa forzata sarà difficilissimo. Penso anche a tutte le attività che magari non sono social come la mia, quelle che potremmo definire “old school”, le quali non sono salite sul treno della tecnologia… credo che quando riapriranno ne risentiranno tantissimo». Nonostante le difficoltà, Augusta Longone non perde la speranza:«Non voglio essere pessimista, anche perché ho piena fiducia nella mia clientela dato che, in questi anni di attività, si è creato tra noi un rapporto di stima che mi permette di stare tranquilla ed essere certa che, non appena potrò riaprire, io ed il mio staff riceveremo un caloroso “bentornati”. Spero che questo momento ci sia utile a livello umano e mi auguro che, quando e se torneremo alla normalità, ci sarà molto meno egoismo e più altruismo». Anche in provincia di Salerno la situazione non è delle migliori. È il caso di Maria Gloria De Maio, titolare della “Boutique La Cage” di piazza Don Enrico Smaldone ad Angri, la quale sostiene che «Stiamo vivendo un enorme disagio. Non lavorando ho tanta merce acquistata che non posso vendere e, come gli altri commercianti, non ho liquidità per far fronte alle spese. Si parla di sospendere le tasse per un mese ma non basta, è troppo poco. Nel mio caso, trattando articoli da cerimonia, è come se avessi perso sei o sette mesi di lavoro, sono stata costretta a chiudere nel momento clou delle vendite». Maria Gloria De Maio prosegue spiegando che molti dei vestiti venduti o messi da parte per battesimi e comunioni, con le cerimonie rimandate a data da destinarsi, saranno da cambiare in quanto, come intuibile, le taglie non saranno più corrette. «Tutto ciò ci causa un disagio enorme perché se non avrò capi con i quali effettuare le sostituzioni, sarò costretta rimborsare i miei clienti che, come giusto che sia, non possono perderci. Questo è solo un piccolo problema dato che poi subentrano anche altre necessità. Stiamo utilizzando i risparmi per mangiare e per altre spese necessarie. Il sostegno di 600 euro fornito dallo Stato consiste in una somma di denaro che verrà recuperata da tasse che dovremo pagare in futuro ma al momento, noi commercianti, liquidità per pagare le bollette, per fare la spesa, e per provvedere a sostentamento delle famiglie, non ne abbiamo. Con quello che avrei guadagnato in queste settimane avrei dovuto anche coprire le spese dell’inverno, periodo in cui lavoro pochissimo». La titolare della “Boutique La Cage”, nonostante tutto, ci tiene a concludere con quelle poche note positive scaturite da questa chiusura forzata: «Almeno sto avendo la possibilità di godermi i miei figli e di riposarmi un po’».

Consiglia

Cosa sono i Luanda Leaks

La donna più ricca d'Africa, Isabel dos Santos, è accusata di aver costruito la sua fortuna sulle spalle del suo Paese, l'Angola. Figlia dell'ex dittatore Jose Eduardo, avrebbe costruito il suo impero grazie alla corruzione.

Isabel dos Santos, la donna più ricca dell’Africa con un patrimonio di oltre 2 miliardi di dollari, avrebbe ammucchiato le sue fortune sfruttando le ricchezze e la gente del suo Paese, l’Angola, e usando l’arma della corruzione, in un Paese dove la maggior parte della popolazione vive con due dollari al giorno. A sostenerlo è l’International Consortium of Investigative Journalists (Icij) – diventato famoso in tutto il mondo per lo scandalo Panama Papers – giunto in possesso di nuovi documenti che confermerebbero il sospetto della illiceità dei suoi affari aprendo la strada a nuove azioni giudiziarie nei suoi confronti. Il dossier è stato battezzato Luanda Leaks, dal nome della capitale dell’ex colonia portoghese. Indagata per corruzione nel 2018 in Angola, dove il governo ha congelato i suoi beni, Isabel dos Santos è poi finita sotto inchiesta anche in Portogallo e ha deciso di prendere la residenza ufficiale negli Emirati Arabi Uniti, ma vive di fatto a Londra, dove si è laureata al King’s College e dove conta diverse proprietà. Figlia dell’ex presidente dell’Angola Jose Eduardo dos Santos che ha governato il Paese per 38 anni, dal 1979 al 2017, e della sua prima moglie, Tatiana Kukanova, originaria dell’Azerbaigian, Isabel ha incontrato a Londra anche suo marito, Sindika Dokolo, un collezionista congolese figlio di una danese e di un milionario di Kinshasa. Si sono sposati nel 2002 a Luanda, con una festa per mille invitati costata 4 milioni di dollari. Tutti ricchi di famiglia, ma la fortuna maggiore per Isabel, e per suo marito, giunge con una serie di accordi di favore ottenuti, con l’aiuto del padre presidente, su terre, petrolio, diamanti e telecomunicazioni. Lei nega, affermando che le accuse contro di lei sono del tutto false e che esiste una caccia alle streghe a scopi politici portata avanti dal governo angolano. Ora, però, la stampa ha avuto accesso a oltre 700 mila documenti relativi al suo impero, ottenuti in gran parte dalla piattaforma per la protezione degli informatori in Africa e condivisa con il Icij. Una delle operazioni più sospette è stata gestita da Londra attraverso una consociata britannica della compagnia petrolifera statale angolana Sonangol, ‘affidata’ dall’allora presidente nel 2016 alle ‘cure’ della figlia. Nonostante il successore fosse un suo delfino, Isabel fu licenziata due mesi dopo. Sono state pubblicate, tra l’altro, le foto di alcuni rendiconti in cui risulta che, mentre lasciava Sonangol, Dos Santos ha approvato 58 milioni di dollari per pagamenti sospetti a una società di consulenza di Dubai chiamata Matter Business Solutions, intestata a diretta da persone a lei vicine. Altri documenti gettano seri sospetti su un’altra serie di operazioni. I suoi difensori negano che le complesse operazioni finanziarie della ‘regina d’Africa’ fossero illecite. Ma intanto le inchieste vanno avanti e si estendono a macchia d’olio.

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Bimba rapita invia la posizione col telefono e viene ritrovata

La bambina di 11 anni, residente a Milano, era stata portata dal padre siriano in Danimarca. È riuscita a mandare la sua localizzazione via cellulare alla madre.

È stata ritrovata in Danimarca e sta bene la bambina rapita il 20 dicembre scorso a Milano dal padre, il siriano Maher Balle, che già l’aveva rapita tre anni fa e l’aveva portata in Siria. La ragazzina è stata rintracciata dagli uomini della squadra mobile di Milano e da quelli dello Scip della Polizia e attualmente si trova in una struttura della polizia danese. La ragazzina è stata affidata alla madre dopo la separazione dei genitori. Il padre l’aveva presa a scuola senza che il personale, forse non informato, sollevasse questioni.

LA POSIZIONE INVIATA ALLA MADRE

È stata la stessa bimba a mandare attorno alle 2 della scorsa notte via cellulare la sua posizione con Google maps alla madre subito dopo averla chiamata. Lo ha spiegato l’avvocato della donna, Angelo Musicco, riportando quanto le ha raccontato la sua cliente. In contemporanea da quanto è stato riferito Procura e polizia hanno geolocalizzato la ragazzina ad Aarhus, seconda città danese. Il pm di Milano Cristian Barilli ha aperto un’inchiesta per sottrazione internazionale di minori.

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Ok del Riesame: Lara Comi torna libera

Revocata l'ordinanza di arresti domiciliari per la maxi indagine 'mensa dei poveri'.

L’ex eurodeputata di Fi Lara Comi torna libera. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame di Milano che, come spiegato dal suo difensore, l’avvocato Gian Piero Biancolella, che aveva presentato il ricorso, ha revocato l’ordinanza di arresti domiciliari eseguita a suo carico il 14 novembre in una tranche della maxi indagine ‘mensa dei poveri’. «Ero certo che oltre 5 ore di interrogatorio, i documenti prodotti e due ore di discussione al Riesame avevano lasciato il segno», ha spiegato il difensore.

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Omicidio Sacchi: Luca cercò di difendersi dai killer

Riscontrati lividi compatibili con il tentativo di difendersi dai colpi di mazza. Gli inquirenti stanno analizzando cinque cellulare per ricostruire la rete dei pusher.

Emergono altri dettagli dall’inchiesta sull’omicidio di Luca Sacchi, avvenuto a Roma il 23 ottobre, e in particolare dall’autopsia. Nella colluttazione che ha preceduto lo sparo alla testa, Sacchi tentò di difendersi parandosi il volto con le braccia nel tentativo di schivare alcuni colpi inferti con la mazza da baseball. Sul corpo del giovane sono stati infatti individuati alcuni lividi sulle braccia che sono compatibili con il tentativo del ragazzo di proteggersi il volto dai colpi di mazza.

CINQUE CELLULARI PER RICOSTRUIRE I CONTATTI TRA I PUSHER

Sono cinque i cellulari che gli investigatori stanno analizzando nell’ambito dell’indagine sull’omicidio di Sacchi. Obiettivo è ricostruire i contatti tra i vari pusher coinvolti nella vicenda nella fase «precedente e successiva» all’aggressione avvenuta la sera del 23 ottobre.

VIA LIBERA AI FUNERALI

Intanto è arrivato il nulla osta della Procura di Roma alla restituzione alla famiglia del corpo del giovane ucciso. Il pm Nadia Plastina ha dato l’ok dopo l’esame autoptico. A questo punto la famiglia può fissare i funerali che potrebbero svolgersi la prossima settimana.

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Omicidio Sacchi: la conferenza stampa del padre

Il genitore di Luca, Alfonso, insieme ai legali: «Gli dicevo di non fidarsi e di stare attento anche a suo fratello».

«Mio figlio era stupendo e sempre col sorriso, sempre pronto allo scherzo e aveva tanta voglia di vivere. Tutti lo conoscevano per il bravo ragazzo che era. Gli dicevo di non fidarsi e di stare attento anche a suo fratello. Aveva passione per lo sport. Dopo la morte ho indossato anche i suoi indumenti per prendere coraggio», ha detto Alfonso Sacchi, papà di Luca, il 24enne ucciso a Roma, nel corso di una conferenza stampa indetta dalla famiglia nella Capitale.

«CONOSCEVA IL CONTATTO CON I PUSHER»

Il ‘contatto’ con i pusher, nell’ordinanza indicato come «conoscenza intima» di Luca, è «un ragazzo che mio figlio conosceva: questa persona l’aveva rivista da 5 o 6 mesi, si conoscevano dai tempi del liceo».

L’AVVOCATO: «CAUTELA SU ANASTASIA»

«In alcuni giornali di ieri è apparsa una frase secondo cui per la famiglia Sacchi è immorale difendere Anastasia, sono parole erroneamente intercettate. Quando si parla di lei bisogna camminare con piedi di piombo. Allo stato lei è persona offesa», ha detto il legale del padre di Luca.

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Ombre sui pompieri per l’incendio alla Grenfell Tower

I vigili del fuoco di Londra sotto accusa per l'indicazione di rimanere barricati agli inquilini della torre andata a fuoco nel 2017.

Ombre sui pompieri inglesi per l’inferno di Grenfell Tower, il maxi incendio che nel 2017 devastò il grattacielo popolare londinese di 24 piani e in cui perirono 72 persone, inclusi i giovani architetti veneti Gloria Trevisan e Marco Gottardi. Non fu solo l’incuria nella manutenzione da parte della società di gestione, non solo le norme sulla sicurezza carenti o le colpe di amministratori e politici, non solo i pannelli infiammabili di poco prezzo collocati sulla facciata: a causare la strage innescata dal rogo contribuirono anche «gravi manchevolezze» del corpo dei vigili del fuoco, come conferma il primo rapporto stilato nell’ambito di un’inchiesta indipendente, ancora in corso, presieduta dal magistrato in pensione sir Martin Moore-Bick.

LE INDICAZIONI DEI VIGILI DEL FUOCO

Il testo, d’un migliaio di pagine, è stato anticipato di un giorno dalle indiscrezioni dei media britannici, che ne hanno diffuso ampi stralci malgrado le sollecitazioni ripetute della commissione Moore-Bick a lasciare che lo potessero leggere prima superstiti e familiari delle vittime: già in larga parte critici in questi mesi sulle indagini e sul lavoro dell’organismo. Nel rapporto si riconosce «il coraggio» dei pompieri che intervennero. Ma si sottolineano, fra l’altro, le lentezze nella risposta del numero d’emergenza 999, gli errori e le decisioni discutibili prese durante l’operazione, la fatale indicazione ‘stay put’, ossia rimanete barricati negli appartamenti, rivelatasi micidiale specialmente per alcuni inquilini dei piani alti (come la coppia di architetti italiani), o l’insufficiente addestramento mostrato per una situazione così estrema. Tutti fattori che si ritiene abbiano portato a rendere quanto meno più pesante il bilancio dei morti.

CONFERMATE LE CAUSE DELL’INCENDIO

Commentando le anticipazioni dei media, accusati apertamente di «insensibilità», Moore-Bick ha tenuto a precisare che le contestazioni (accolte non senza offesa da alti funzionari dei vigili del fuoco e semplici agenti) vanno pur sempre filtrate attraverso la consapevolezza delle «condizioni terrificanti affrontate da chi dovette entrare nell’edificio» in fiamme la notte del 14 giugno 2017. Il magistrato ha poi confermato che a innescare l’incendio, come da tempo ormai noto, fu un guasto elettrico al freezer in un appartamento al quarto piano. Guasto tecnico, ha puntualizzato sir Martin, avvenuto «senz’alcuna colpa» dell’inquilino di quell’abitazione, «ingiustamente accusato» all’inizio in alcune ricostruzioni.

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La procura di Milano indaga sulle minacce alla senatrice Segre

Il fascicolo contro ignoti sugli insulti e le intimidazioni sui social network è stato aperto nel 2018.

La Procura di Milano ha aperto un’indagine per molestie e minacce per gli insulti arrivati sui social network alla senatrice a vita Liliana Segre. Il fascicolo è a modello 44, contro ignoti, ed è coordinato dal capo del pool antiterrorismo di Milano Alberto Nobili. È aperto dal 2018, ma se ne è avuta notizia soltanto oggi.

OGNI GIORNO 200 MESSAGGI DI ODIO RAZZIALE

Segre, 89 anni, sopravvissuta ad Auschwitz e testimone dell’Olocausto, in una recente intervista al quotidiano La Repubblica ha denunciato di ricevere 200 messaggi incitanti all’odio razziale al giorno. Nei giorni scorsi il mondo della politica ha espresso la sua solidarietà alla senatrice a vita. La presidente del Senato Elisabetta Casellati ha parlato di «un insulto alla storia e alle istituzioni di un Paese che sul rifiuto dell’antisemitismo e sul ripudio della violenza ha eretto la sua architettura democratica e ritrovato la pace, la libertà e il progresso»; il premier Giuseppe Conte ha annunciato che «inviterà tutte le forze politiche in Parlamento a mettersi d’accordo per introdurre norme contro il linguaggio dell’odio. Via social e a tutti i livelli».

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