Donald Trump è stato assolto nel processo di impeachment

Il Senato pone fine alla messa in stato d'accusa del presidente: 52 voti favorevoli e 48 contrari.

Il Senato Usa ha assolto il presidente americano Donald Trump dall’accusa di abuso di potere e di ostruzione della giustizia. L’assoluzione è stata votata con 52 voti a favore e 48 contrari per il primo capo d’accusa e 53 a favore e 47 contrari per il secondo.

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Il processo per l’impeachment di Trump è la negazione dell’evidenza

I dem sono partiti all'attacco chiedendo la testimonianza di Bolton, ex consigliere della Sicurezza nazionale licenziato dal tycoon. Il no dei repubblicani dimostra una volta di più l'assurdità di questo processo.

Dall’inizio del processo al Senato sull’impeachment di Donald Trump, i democratici non hanno fatto che chiedere di ammettere sia dei testimoni (in particolare John Bolton e Mick Mulvaney) sia dei documenti in grado secondo loro di inchiodare il presidente.

Ma niente da fare. Dai repubblicani è arrivato un netto e fermo no. Come ha detto il democratico Chuck Shumer, minority leader del Senato: «Noi vogliamo la verità, ma gli avvocati del presidente non la vogliono. Hanno paura della verità». 

Martedì pomeriggio, dopo una mattinata di scintille, sono terminate le deposizioni del team degli avvocati di Trump.

IL MANOSCRITTO DI BOLTON ANIMA I DEM

Il New York Times, infatti, ha ottenuto il manoscritto dell’ultimo libro di John Bolton, in cui viene descritto dettagliatamente come il presidente abbia trattenuto i milioni di dollari che il Congresso aveva deciso di stanziare per l’Ucraina usandoli come merce di scambio per ottenere da Kiev un favore personale: le indagini su Hunter Biden. I repubblicani hanno sempre affermato che i due fatti non sono collegati. Ma dopo le indiscrezioni sul manoscritto, i democratici sono tornati alla carica chiedendo la testimonianza di Bolton in Senato, ora più che mai fondamentale.

QUELL’IRRICEVIBILE SCAMBIO DI TESTIMONI

Inizialmente, alcuni repubblicani sembravano disposti ad ascoltare l’ex consigliere per la Sicurezza nazionale ma con una contropartita: ammettere in Aula a testimoniare Biden jr. «Un impeachment non è un gioco di do ut des: non si fanno compromessi del tipo, ‘se vi diciamo sì su Bolton, voi ci dovete dire sì su Biden’», ha commentato alla Cnn Tim Kaine, senatore democratico della Virginia. «Alcuni repubblicani vorrebbero leggere il manoscritto prima di decidere cosa fare, ma è chiaro che Bolton non ha scritto il libro sotto giuramento: non si può sostituire in modo così leggero un libro con un testimone!». Alla fine però dopo qualche tentennamento non se ne è fatto nulla. Uno degli avvocati di Trump, Pat Cipollone, ha annunciato che nessun testimone sarà ammesso al Senato.

L’INTERESSE PERSONALE VINCE SU TUTTO

Stiamo vivendo un momento assurdo. Nessuno, in buona fede, può affermare che Trump abbia davvero agito per il bene del Paese. Eppure la fame per il potere e il terrore che il presidente distrugga intere carriere politiche hanno spinto un intero partito a mettersi le fette di prosciutto sugli occhi. Al di là delle mie simpatie politiche, trovo catastrofico e impressionante constatare come la verità e i fatti vengano manipolati per interessi personali, sia del presidente sia dei senatori repubblicani che dovranno tra poco essere rieletti. Spero solo di non diventare mai troppo cinica e pensare che queste sono le regole della politica.

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Perché Trump dovrebbe smettere di paragonare l’impeachment a un linciaggio

Il presidente con questo accostamento calpesta il ricordo ancora vivo del genocidio afroamericano. Ma anche l'uso di "caccia alle streghe" è uno schiaffo alle decine di migliaia di donne uccise nei secoli. Le parole hanno il loro peso. E non è un dettaglio.

Le parole sono importanti. So che il politically correct fa storcere il naso a tanti, eppure bisogna saper dare un peso alle parole, o comunque essere pronti a giustificarne l’uso. In uno dei suoi tweet deliranti, il presidente Donald Trump ha paragonato il processo costituzionale secondo il quale un presidente può essere soggetto all’impeachment al linciaggio.

«Quindi un giorno», ha scritto Trump, «se un democratico diventa presidente e i repubblicani conquistano il Congresso, anche con poco margine, possono mettere il presidente sotto impeachment senza processo o giustizia o diritti legali. Tutti i repubblicani devono ricordare quello a cui stanno assistendo: un linciaggio. MA VINCEREMO!».

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TRUMP DIMENTICA IL VERO SIGNIFICATO DI “LINCIAGGIO”

Il linciaggio, qui negli Stati Uniti, è una ferita ancora molto aperta. Ricordo il mio viaggio a Montgomery, in Alabama, quando andai a visitare il memoriale per la Pace e la Giustizia. Il sito spiega: «Più di 4.400 uomini, donne e bambini afroamericani furono impiccati, bruciati vivi, uccisi a colpi d’arma da fuoco, annegati e picchiati da bianchi nel periodo tra il 1877 e il 1950. Milioni lasciarono il Sud in fuga dal terrorismo razzista, cambiando profondamente la nazione». Nell’enorme spazio si trovano centinaia di blocchi di rame con i nomi delle vittime in tutte le contee degli Stati Uniti. È un’immagine forte che si appiccica alla mente e allo spirito di chi visita quel luogo.

Il memoriale della Pace e della Giustizia a Montgomery.

GIÙ LE MANI DALLA CACCIA ALLE STREGHE

L’impeachment, una via costituzionale per liberarsi dei presidenti corrotti, nulla ha a che vedere con il genocidio di migliaia di afroamericani. E infatti il presidente è stato oggetto di critiche bipartisan per l’uso offensivo di questa pesantissima parola. Ma c’è di più: sono mesi che il presidente descrive le critiche dei mass media e le scoperte dei suoi misfatti come una witch hunt, e cioè una caccia alle streghe. Io, da femminista convinta, mi stupisco che nessuno si sia offeso anche per questo termine usato da Trump. Basta una piccola ricerca su Wikipedia per scoprire che la caccia alle streghe ha fatto stragi di donne innocenti sia in Europa sia negli Stati Uniti. Si parla di 40 o 50 mila vittime. Il metodo più comune per ammazzarle era arderle vive, ma molte sono morte impiccate e annegate. In Europa le si mandava al rogo per provocare la massima sofferenza, mentre da questa parte dell’oceano si preferiva l’impiccagione.

L’IMPORTANZA DELLE PAROLE

Dopo due anni e mezzo di amministrazione Trump, con tutti gli scandali e l’imbarazzo nei confronti del resto del mondo per un presidente megalomane e ignorante, sembra che impuntarsi sull’uso che fa delle parole sia l’ultimo dei problemi. E invece credo che debba diventare il primo, perché, come diceva qualcuno, ne uccide più la penna della spada. Il pericolo è che l’uso di certe parole che descrivono orrore, violenza, razzismo, misoginia diventino colloquiali, perdendo così la loro importanza storica. Speriamo che qualcuno lo fermi al più presto. Non se ne può davvero più.

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