Visco difende le misure varate dalla Banca centrale europea

Il nuovo pacchetto è «adeguato e necessario», dice il governatore di Bankitalia. Che non risparmia una frecciata alla politica.

Il nuovo pacchetto di misure varato dalla Bce è «adeguato e necessario», visti i segnali sempre più forti di rallentamento dell’economia «che attraversa tempi difficili» e i rischi di deflazione perché la prudenza in questi casi «è controproducente» anche se, al solito, gli stati devono fare la loro parte per rilanciare la crescita non lasciando tutto nelle mani delle banche centrali. Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco difende così le decisioni prese a settembre dal consiglio e dal presidente uscente Mario Draghi (fra cui la riduzione del tasso di interesse sui depositi e il riavvio del Qe) che hanno provocato le critiche di alcuni governatori come quelli di Germania, Francia e Paesi Bassi e le dimissioni della consigliera tedesca Sabine Lautenschaeger. Critiche a volte espresse «anche fuori dal consiglio con una cacofonia» sulla «quale porre attenzione» dice Visco, cui non piace la parola ‘bazooka’: «Le misure sono proporzionali».

Dopo una stoccata alla politica che «non può fare a meno dell’approfondimento, non si può parlare senza sapere di cosa si parla» da Lanciano, dove partecipa alle giornate dell’economia Marcello de Cecco, Visco rompe il silenzio che sempre mantiene sul tema proprio per il dibattito scatenato sull’argomento dai media e dagli osservatori. Alcuni si sono spinti a parlare di una Bce fortemente divisa e perciò più debole in vista dell’arrivo di Christine Lagarde. Per il governatore quindi sarebbe bene che si pubblicassero le posizioni e le ragioni di dissenso dei consiglieri dopo le riunioni (idea scartata a suo tempo) per evitare le interpretazioni di chi vede interessi nazionali alla base delle critiche. E’ naturale che ci siano riserve su singoli aspetti, dice, ma le analisi condotte dimostrano la «loro efficacia complessiva». Peraltro sottolinea Visco, le decisioni della Bce «non arrivano all’improvviso» nella riunione di settembre, perché già a giugno e luglio il consiglio si era tenuto le mani libere in caso di mancati segnali sull’inflazione. E quindi le decisioni sono frutto di «un rallentamento dell’economia e di indebolimento dell’inflazione che si sono invece intensificati».

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