Sfida a distanza tra Greta e Trump al Forum di Davos

Il clima è il grande protagonista del World economic forum 2020. L'attivista svedese: «Tutti ne parlano, ma non è stato fatto niente». Il racconto della giornata.

Il Forum economico mondiale entra nel vivo. Fra i primi interventi di particolare rilievo c’è quello della ambientalista Greta Thunberg, che ha preso la parola in occasione di un forum intitolato ‘Forging a sustainable path towards a common future’. Il 50esimo compleanno di Davos avviene all’insegna del cambiamento climatico, con una partecipazione di attivisti senza precedenti. E la giovane svedese, arrivata con una marcia da Landquart accompagnata da ambientalisti locali, è affiancata a Davos da una decina di ‘teenage changemakers’, coetanei impegnati sul fronte del clima.

IL DISCORSO DI GRETA THUNBERG

«Nessuno se lo sarebbe aspettato, c’è una maggiore consapevolezza e il cambiamento climatico è diventato un tema ‘caldo’», ha detto Greta. «Ma da un altro punto di vista non è stato fatto nulla, le emissioni di Co2 non sono state ridotte ed è questo il nostro obiettivo». E ancora: «Non posso certo lamentarmi di non essere ascoltata, vengo ascoltata in continuazione Ma la scienza, e i giovani, in generale non sono al centro del dibattito sul clima. Invece si tratta del nostro futuro e c’è bisogno di portare la scienza al centro della conversazione».

LO SPECIAL ADDRESS DI TRUMP

Greta ha rincarato: «Le persone muoiono a causa del cambiamento climatico e anche una sola frazione di grado centigrado di riscaldamento è importante. Ma non credo di aver mai visto un solo media comunicarlo, so che non volete dirlo». Alle 11.30, sarà il presidente Usa Donald Trump, in arrivo dagli Usa a Zurigo e poi in trasferimento in elicottero, a rivolgersi all’audience globale di Davos con il suo special address.

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Parte il forum di Davos tra il clone Trump e l’arrivo di Greta Thunberg

Kermesse del World Economic Forum al via con al centro il tema dei cambiamenti climatici. Attesa per i tre interventi dell'attivista svedese e il confronto a distanza col presidente Usa.

Il Forum economico mondiale di Davos è partito subito con il cambiamento climatico in cima all’attenzione mediatica, e con un probabile confronto a distanza fra Greta Thunberg che chiede al mondo di dimezzare la dipendenza dai combustibili fossili, e Donald Trump che è arrivato per promuovere le imprese di casa: entrambi il 21 saranno gli indiscussi protagonisti del ‘day one’ della mega-conferenza fra le nevi svizzere.

ATTESI OLTRE 3 MILA LEADER

Gli oltre 3.000 leader, fra cui 53 capi di Stato e di governo, da 117 Paesi del mondo si riuniscono quest’anno all’insegna di un Manifesto 2020 voluto dal World Economic Forum per rilanciare la cooperazione fra portatori d’interessi diversi in un mondo in cui il multilateralismo è sempre più minacciato. E Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea che ha aperto l’inaugurazione del Wef il 20 con il suo fondatore Klaus Schwab, si è detta convinta che l’idea europea di economia sociale di mercato, e l’approccio tutto ‘davosiano’ teso «a mettere insieme persone di diverso background» siano la ricetta giusta per risolvere i conflitti e le storture globali. ‘Stakeholders for a cohesive and sustainable world’, tema che abbraccia il clima, ma anche la crescita, il commercio, la geopolitica nel pieno della crisi libica e mediorientale.

TRE EVENTI UFFICIALI PER GRETA THUNBERG

Il Wef, che compie 50 anni, ha già preannunciato che il clima sarà un tema più che mai al centro dei dibattiti e con un vero e proprio allarme per il futuro della crescita e di imprese in numerosi settori. Un’agenda che consentirà alla giovane attivista svedese, che già l’anno scorso a Davos gridava «la nostra casa è in fiamme» e che è arrivata da Landquart in una ‘Marcia per la giustizia climatica‘ organizzata dagli ambientalisti grigionesi, di amplificare ulteriormente il suo messaggio con ben tre interventi ufficiali, oltre ai sit in e agli interventi esterni. Partirà nella mattinata del 21, già alle 8.30, con un panel su come “Creare un percorso sostenibile per un futuro in comune”.

ATTESA PER L’INTERVENTO DI DONALD TRUMP

Tutt’altre saranno, con ogni probabilità, le corde che Trump cercherà di toccare poco dopo, alle 11.30, con il suo special address alla platea di politici, imprenditori, alta finanza, scienziati dal palcoscenico globale di Davos. Trump è tornato in Svizzera per la prima volta dal gennaio 2018, quando ad ascoltare il suo proclama ‘America First’ c’era una folla memorabile. Con l’impeachment che è sbarcato al Senato, la prima fase dell’accordo commerciale con la Cina appena conclusa e con il suo quarto anno da presidente che inizia proprio il 20 gennaio, il tycoon rivendicherà i successi del suo approccio, che a Davos fa storcere il naso a molti fautori del multilateralismo. I guai in Medio Oriente, con l’eliminazione del generale iraniano Qassam Suleimani che ha creato scompiglio, e quelli in casa potrebbero consigliare toni moderati. Ma non è affatto detto.

POSSIBILE UN INCONTRO TRA L’ATTIVISTA SVEDESE E IL PRESIDENTE USA

Trump, secondo molti, potrebbe arrivare a Davos guardando al voto Usa, come una sorta di ambasciatore del Made in America. Nulla di più lontano dalla causa climatica, per il presidente Usa che ha silurato l’accordo di Parigi. Davos in realtà chiede obiettivo stringenti di riduzione delle emissioni, a cui Trump non nasconde di assegnare priorità zero. Alta l’attenzione sull’eventualità che Greta riesca a incontrarlo, o che i due persino si scambino due battute.

PREVISTO ANCHE L’INTERVENTO DI GIUSEPPE CONTE

Da Angela Merkel che interviene giovedì 23 alle 14.15, al premier italiano Giuseppe Conte (alle 16), numerosi leader politici faranno il loro address. Per l’Italia ci potrebbero essere occasioni di bilaterali sul tema della Libia: numerosi i membri dell’amministrazione Usa presenti. E poi c’è la Davos degli innovatori, da un’intelligenza artificiale sempre più vicina a interfacciarsi con quella umana alle esigenze concrete di Facebook di migliorare la propria immagine globale con il suo Facebook Space. Con il clima sempre sullo sfondo: dopo anni di titoli di giornali sui ricconi di Davos che parlano di ambiente e arrivano in jet privato, quest’anno il Wef incoraggia con sconti l’uso del treno, promuove cibo locale a discapito di caviale e foie gras, fornisce ramponi antiscivolo da applicare alle scarpe, per rinunciare alla limousine senza rischiare di scivolare sul ghiaccio.

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Il 2019 attraverso gli avvenimenti nel mondo

L'effetto Greta sul dibattito climatico. L'ondata di proteste, dal Sudamerica a Hong Kong. Le elezioni europee e quelle britanniche. L'impeachment di Trump e la cattura di al Baghdadi. I 10 fatti dall'estero che hanno segnato quest'anno.

Greta Thunberg e la questione climatica. Le proteste a Hong Kong, in Medio Oriente e in Sudamerica. Ma anche l’impeachment di Donald Trump, le elezioni britanniche che blindano la Brexit, le elezioni nell’Ue e la frenata della Germania. I 10 fatti esteri cruciali del 2019.

1 – LA QUESTIONE CLIMATICA ESPLOSA CON GRETA

Sull’onda dei cambiamenti climatici è esploso il movimento globale di Greta Thunberg. Milioni di adolescenti hanno manifestato ai Fridays for future nelle metropoli del mondo, Roma e le altre capitali europee, a New York, New Delhi, Istanbul, per salvare il pianeta. Quest’estate in Groenlandia sono scorsi torrenti di acque sciolte dai ghiacci, all’Artide sono divampati incendi a catena, nel Mediterraneo si sono scatenate trombe d’aria mentre l’Europa continentale soffriva la siccità. Greta ha attraversato l’Atlantico in barca a vela, per parlare del riscaldamento globale all’Assemblea dell’Onu a New York evitando le emissioni Co2 degli aerei. E a dicembre l’attivista ha visitato i Fridays for future di Torino.

2 – IL FIUME UMANO DI HONG KONG IN MARCIA PER LA DEMOCRAZIA

Da marzo 2019 Hong Kong marcia per la democrazia. Le proteste nella regione amministrativa speciale della Cina sono rimontate per le modifiche tentate sull’isola alla legge sull’estradizione, che avrebbe permesso i trasferimenti di ricercati anche verso la Cina (al momento priva di accordo per l’estradizione). Una manovra, si è temuto, che avrebbe dato margine a Pechino di azione sui dissidenti rifugiati a Hong Kong. Milioni di cittadini dell’ex colonia britannica chiedono le dimissioni del governo filocinese, un’inchiesta sulle repressioni della polizia (due uccisi e più di 2600 feriti dalla primavera), il rilascio dei 4.500 arrestati, libertà di  manifestazione del pensiero e la difesa dell’autonomia.

3 – LA TEMPESTA DELL’IMPEACHMENT SULLE PRESIDENZIALI USA

A dicembre 2019 la Camera, a maggioranza democratica, del Congresso americano ha dato il via libera all’impeachment contro Donald Trump, per abuso di potere e di ostruzione all’Assemblea legislativa. A inizio 2020 partirà il processo davanti al Senato del terzo presidente della storia degli Usa incriminato per gravi reati contro la Costituzione. Trump conta di aggirare l’impeachment perché la maggioranza dei senatori sono repubblicani. Ma la procedura, aperta a settembre dalla presidente della Camera Nancy Pelosi dopo la notizia circostanziata di pressioni sull’Ucraina di Trump, per far indagare il candidato democratico Joe Biden,  è la tempesta perfetta sulle Presidenziali del 2020.

4 – LA CATTURA DI AL BAGHDADI GRAZIE AI CURDI ABBANDONATI

La notte del 27 ottobre 2019 il capo dell‘Isis Abu Bakr al Baghdadi si è fatto saltare in aria nell’assalto delle forze speciali americane al suo fortino nel Nord della Siria, a circa 5 chilometri dalla Turchia. I resti del sedicente califfo sono stati dispersi in mare; la  sua morte, a 48 anni, è stata confermata anche dall’Isis, che ha nominato successore Abu Ibrahim al Qurayshi e promesso attentati. L’operazione degli americani contro al Baghdadi è andata a segno soprattutto grazie alle informazioni passate loro dalle forze curdo-siriane (Ypg) che avevano combattuto e liberato i territori occupati dall’Isis. Clamorosamente abbandonate nel 2019 dai militari Usa che, su ordine di Trump, si sono ritirati dal Rojava presto invaso dalla Turchia.

5 – VON DER LEYEN E LE ALTRE ALLA GUIDA DELL’UE

Tra il 23 e il 29 maggio 2019 i cittadini dell‘Ue hanno eletto il nuovo parlamento di Strasburgo. L’accordo tra popolari (Ppe, 37 seggi), socialisti (Se, 32 seggi) e liberali (Alde, 37 seggi) è sfociato a luglio nell’elezione di Ursula von der Leyen, ex ministro tedesco della Difesa, alla presidenza della Commissione Ue. L’intesa tra forze ha compreso la nomina della francese Christine Lagarde, ex capo del Fondo monetario internazionale (Fmi), ai vertici della Banca centrale europea (Bce) al posto di Mario Draghi. Per la prima volta due donne siedono al comando dei principali organi decisionali europei – e l’economista bulgara Kristalina Georgieva, già commissario e vicepresidente della CommIssione Ue, del Fmi.

6 – LE SOCIETÀ MEDIORIENTALI CONTRO I CLAN POLITICI

Il 2019 è stato l’anno delle nuove proteste di massa nel Nord Africa e nel Medio Oriente. Dal 22 febbraio in Algeria un fiume umano di manifestanti pacifici si è riversato nelle strade, pretendendo una transizione democratica dopo aver bloccato la rielezione farsa dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika. Dall’autunno anche in Libano e in Iraq la popolazione è insorta contro i governi corrotti, per il ricambio della vecchia classe politica. Un’onda lunga, come per le Primavere arabe del 2011, che ha toccato anche il Kuwait, dove come in Libano l’esecutivo in carica si è dimesso per venire incontro alla volontà popolare. In Iraq, invece, si è sparato sulla folla: oltre 400 morti in due mesi, migliaia i feriti e gli arrestati tra i civili.

7 – L’IRAN SCATENATO DALLE SANZIONI MASSIME DI TRUMP

Ancor più cruenta è stata la repressione delle rivolte dilagate in Iran, a 10 anni dall’Onda verde del 2009, contro raddoppio del prezzo della benzina. Per Amnesty international «almeno 106 morti in 21 città» in tre giorni, sulla base di «filmati verificati e testimonianze sul terreno». Internet e le reti mobili sono state oscurate il secondo e il terzo giorno delle proteste  contro il regime: una crisi innescata dal grave avvitamento economico dell’Iran a causa delle massime sanzioni degli Usa, in vigore da aprile 2019. Proprio in quel mese si votava in Israele: un regalo inutile di Trump al premier Benjamin Netanyahu, costretto senza maggioranza a tornare alle urne a settembre e ancora a marzo 2020. Intanto l’Iran brucia.

8 – IL TRIONFO DI JOHNSON CHE SPINGE LONDRA FUORI DALL’UE

Il 2019 si chiude con la tormentata Brexit del Regno Unito. Il trionfo Oltremanica di Boris Johnson alle Legislative anticipate del 12 dicembre segna il divorzio dall’Ue, entro il 31 gennaio 2020. Con una maggioranza netta, decade l’ostruzionismo del parlamento verso il leader conservatore che preme l’acceleratore sul leave. Il nuovo accordo di Johnson con Bruxelles – dopo i flop della premier Theresa May e le sue dimissioni – prevede una transizione fino al 31 dicembre 2020, per un’uscita soft e guidata dai trattati europei e per la rinegoziazione dei rapporti economici e commerciali con l’Ue. Grandi interrogativi si aprono in compenso sul remain della Scozia e dell’Irlanda del Nord nel Regno Unito.

9 – IL SUDAMERICA SCOSSO DALLE DISEGUAGLIANZE

Anche diversi Stati sudamericani sono diventati turbolenti nel 2019, a causa dell’aumento delle diseguaglianze. Se in Venezuela era prevedibile l’auto-investitura a presidente, a gennaio, di un leader dell’opposizione come Juan Guaidó, molto meno lo erano le proteste violente del Cile (15 morti) contro i rincari, che a ottobre hanno riportato il coprifuoco a Santiago come ai tempi di Pinochet. Anche in Argentina si è manifestato contro i tagli alla spesa. In Brasile, contro l’ultradestra di Jair Bolsonaro. In Ecuador contro lo stop ai sussidi per il carburante. A novembre, altra sorpresa, sull’onda delle proteste contro la sua rielezione il presidente indigeno Evo Morales ha lasciato la Bolivia, governata ad interim dall’ultradestra.

10- LA FRENATA DELLA LOCOMOTIVA D’EUROPA

Nel 2019, last but not least, ha frenato la Germania, la locomotiva d’Europa. Per la guerra commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina, i dazi di Trump imposti (sull’acciaio) e minacciati (sulle auto) all’Ue, non ultima l’incertezza sulla Brexit i tedeschi hanno rallentato l’export (-8% rispetto al 2018) e, di conseguenza la produzione industriale, soprattutto nella siderurgia e dell’automotive. Il rallentamento ha ricadute sui distretti industriali collegati, in primis gli italiani, e aggrava le crisi politiche: nel 2019 a Roma è caduto il governo gialloverde ma si è evitato di tornare al voto. Non ci è riuscita la Spagna che nel 2019 ha votato due volte e resta senza maggioranza, mentre in Germania vacilla di nuovo la Grande coalizione.

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Greta Thunberg a Torino con i ragazzi dei Fridays for future

La giovane attivista svedese arrivata in Italia da Madrid a bordo di un'auto elettrica. Con lei in piazza in 5 mila. Ad accoglierla striscioni e tanto entusiasmo.

Quasi 5 mila persone hanno accolto a Torino la visita di Greta Thunberg, sbarcata in città in occasione del presidio cittadino dei Fridays for future. Prima di scendere in piazza l’attivista svedese ha incontrato una delegazione di cinque ragazzi del movimento al Teatro Regio. «Torino è una città stupenda», sono state le sue prime parole davanti a uno stuolo di giornalisti e fotografi, «sono molto felice di essere qui, anche se non ho avuto molto tempo per visitarla».

UNO STRISCIONE PER ACCOGLIERLA IN CITTÀ

Sul balcone d’onore di Palazzo Civico è stato affisso uno striscione per darle il benvenuto. Sfondo verde e con un mondo libero dall’inquinamento, lo striscione reca la scritta ‘Welcome to Turin, Greta’. Greta è arrivata da Madrid in auto elettrica, accompagnata dal padre e dal suo staff, compresi alcuni documentaristi che seguono la giovane attivista in giro per il mondo.

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La polemica tra Trump e Greta Thunberg dopo la copertina del Time

Il presidente Usa ha attaccato l'attivista svedese via social invitandola a curare la sua rabbia. E la giovane ironicamente cambia la bio.

Botta e risposta via social tra “persone dell’anno”. I protagonisti della vicenda sono il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, incoronato dalla rivista Time nel 2016, e Greta Thunberg fresca di nomina per il 2019. L’inquilino della Casa Bianca, noto negazionista climatico, ha attaccato la giovane attivista svedese via Twitter. Commentando un tweet di congratulazioni Trump ha affermato: «È ridicolo», è andato all’attacco, «Greta dovrebbe lavorare sul suo problema di controllo della rabbia e poi andare a vedere un buon film con un amico! Calma Greta, calma!».

E GRETA CAMBIA LA BIO SU TWITTER

L’attivista ha scelto invece l’ironia per rispondere al tycoon, non direttamente con un tweet ma cambiando la sua biografia e descrivendosi come una «teenager che lavora sul problema della gestione della sua rabbia. Attualmente sto uscendo per andare a vedere un vecchio buon film con un amico».

ATTIVISTA IN DIREZIONE DI TORINO

Per il 13 dicembre intanto resta confermata la presenza di Greta all’appuntamento del movimento FridaysForFuture in piazza a Torino. L’11 dicembre la stessa Greta ha twittato che alle 15 scenderà in Piazza Castello con gli altri giovani: «Non vedo l’ora di unirmi allo sciopero per il clima a Torino, in Italia, sulla via del ritorno a casa».

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Greta Thunberg sulla copertina di Time come persona dell’anno

L'attivista svedese che si batte contro i cambiamenti climatici è la più giovane a essere finita sulla copertina della celebre rivista americana.

L’attivista Greta Thunberg è stata scelta da Time come persona dell’anno 2019. La 16enne svedese che si batte contro i cambiamenti climatici ha conquistato la copertina del numero di dicembre, assegnata dal 1927 alla persona che secondo la rivista ha segnato l’anno in maniera indelebile, nel bene o nel male. Greta ha battuto il presidente Donald Trump, la speaker della Camera Nancy Pelosi, la ‘talpa’ che ha messo in moto la procedura per l’impeachment contro il presidente e i manifestanti di Hong Kong. È la più giovane Persona dell’Anno di Time.

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E ora Greta Thunberg viaggerebbe pure nel tempo

Una fotografia del 1898 ritrae una ragazzina molto simile alla 16enne svedese. Lo scatto ha generato teorie cospirazioniste sull'attivista. Che, in realtà, arriverebbe dal passato.

Dopo la versione «Greta finanziata da Soros» e quella «Greta bambina manovrata dai potenti» è arrivato l’ultimo complotto che vede protagonista l’attivista ecologista impegnata a scuotere le coscienze ambientaliste a suon di Fridays For Future. È quella di «Greta viaggiatrice nel tempo».

Alla base della teoria cospirazionista su Greta Thunberg, secondo il Daily Mail, è una fotografia sbucata dagli archivi dell’University of Washington Libraries in cui è immortalata una bambina di 121 anni fa intenta a lavorare in una miniera d’oro, nello Yukon, in Canada. Gli occhietti vispi e due lunghe trecce a fare da contorno hanno subito rimandato al volto che da mesi è divenuto il simbolo della lotta a difesa del Pianeta. Un viso che, a settembre 2019, è arrivato fino al summit sul clima di New York. E che, si scopre ora, potrebbe addirittura appartenere a un’altra epoca.

SUI SOCIAL C’È CHI LANCIA LA TEORIA DI GRETA GIUNTA DAL PASSATO

«Questa foto non può che convincervi. Greta Thunberg viaggia nel tempo!», ha commentato qualche utente su Twitter, postando l’immagine in bianco e nero dove la sosia dell’attivista svedese appare in un campo, in compagnia di altri due ragazzini. E ancora. «Greta è arrivata dal passato fino a noi per salvarci». Tra il serio e il faceto, la teoria cospirazionista sta rimbalzando sui social, tratteggiando un’attivista svedese addirittura in grado di riavvolgere il nastro del tempo. Per curare l’emergenza climatica del caso (e del secolo).

L’ATTIVISTA IN VIAGGIO VERSO IL VERTICE SUL CLIMA DI MADRID

Sono in tanti gli animi rimasti affascinati dalla fotografia, scattata da Eric A. Hegg. Ma, per il momento, ancora nessuna replica da parte dell’attivista svedese. Per qualcuno, chissà, potrebbe essere troppo impegnata a fare le valigie per cavalcare i secoli e raggiungere la prossima crisi climatica. Più verosimilmente, però, Greta è diretta a Madrid, dove spera di prendere parte alla Cop25, la conferenza delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici del 2019 che si tiene nella capitale spagnola dal 2 al 13 dicembre. Sta attraversando l’Atlantico insieme con due YouTuber australiani Riley Whitelum e Alayna Carausu, che le hanno dato uno strappo a bordo del loro catamarano di nome Le Vagabonde. A emissioni zero, ça va sans dire.

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L’allarme di 11 mila ricercatori sull’emergenza climatica

Si parla di «indicibili sofferenze umane» se l'uomo non modificherà le sue attività. I rimedi? Rinnovabili, meno inquinamento, riduzione del consumo di carne, economia carbon free. Lo studio che dà ragione a Greta.

Quindi Greta ha ragione. Ora che la Terra sia in piena «emergenza climatica» non lo sostiene solo quella che, secondo i detrattori, è una ragazzina svedese manovrata da chissà chi e che dovrebbe tornare a scuola, ma anche uno studio sulla rivista BioScience firmato da più di 11 mila ricercatori di 153 Paesi, tra cui circa 250 italiani.

ECCESSIVE EMISSIONI DI GAS SERRA

Si parla di «indicibili sofferenze umane» che saranno inevitabili senza cambiamenti profondi e duraturi nelle attività dell’uomo che contribuiscono alle emissioni di gas serra e al surriscaldamento globale. Greta davanti ai leader mondiali all’Onu aveva detto: «Siamo all’inizio di una estinzione di massa e tutto quello di cui siete capaci di fare è parlare di denaro e di favole di un’eterna crescita economica». La dichiarazione di allarme è basata sull’analisi di 40 anni di dati scientifici. I ricercatori propongono sei misure urgenti per fare fronte ai danni della febbre del Pianeta.

È un obbligo morale per noi scienziati lanciare un chiaro allarme all’umanità in presenza di una minaccia catastrofica

I primi firmatari della sono Thomas Newsome, dell’Università australiana di Sydney, William Ripple e Christopher Wolf, dell’Università statale americana dell’Oregon, Phoebe Barnard, dell’Università sudafricana di Cape Town e William Moomaw, dell’Università americana Tuft. Gli esperti scrivono: «È un obbligo morale per noi scienziati lanciare un chiaro allarme all’umanità in presenza di una minaccia catastrofica».

I SEGNALI PREOCCUPANTI: ALBERI, ANIMALI E GHIACCI

Gli scienziati hanno puntato il dito su diversi «segnali dell’attività umana», come la riduzione globale della copertura degli alberi e della crescita delle popolazioni animali o lo scioglimento dei ghiacci.

I RIMEDI: MENO CARNE E CARBONIO

Sei gli obiettivi chiave per gli scienziati: la riforma del settore energetico puntando sulle rinnovabili, la riduzione degli inquinanti, la salvaguardia degli ecosistemi naturali, quella delle popolazioni garantendo più giustizia sociale ed economica, l’ottimizzazione delle risorse alimentari riducendo il consumo di carne, e il passaggio a una economia “carbon free“, senza emissioni di carbonio.

LA SPERANZA: MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA DEI GIOVANI

Secondo lo studio «occorrono profonde trasformazioni dei modi in cui le società globali funzionano e interagiscono con gli ecosistemi naturali». Gli scienziati sottolineano anche la presenza di segnali positivi e incoraggianti, come una maggiore consapevolezza dei rischi legati ai mutamenti del clima, soprattutto tra gli studenti e le giovani generazioni. Infine, la conclusione: «Molti cittadini stanno chiedendo un cambiamento per sostenere la vita sul nostro Pianeta, la nostra sola casa e diverse comunità, Stati e province, città e imprese stanno iniziando a rispondere».

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L’allenatore dei giovanissimi del Grosseto cacciato dopo gli insulti a Greta Thunberg

Tommaso Casalini licenziato dal club toscano per il vergognoso post in cui prendeva di mira la 16enne attivista svedese.

Insulti vergognosi e inqualificabili sono costati il posto all’allenatore dei giovanissimi del Grosseto, autore di un post che prendeva di mira Greta Thunberg. Tommaso Casalini, questo il nome del tecnico licenziato in tronco dalla squadra toscana, aveva scritto su Facebook: «Questa tr***! 16 anni, può andare a battere. L’età l’ha». L’Unione sportiva Grosseto 1912 ha così comunicato la sua decisione: «Abbiamo licenziato Casalini per un comportamento non consono alla linea tracciata dalla società che punta sui valori morali prima ancora che sui valori tecnici. Vista la gravità di quanto affermato dal signor Casalini, la società ha provveduto a sollevare lo stesso dall’incarico con effetto immediato, dissociandosi completamente dalle affermazioni lette su Facebook, riservandosi di procedere per vie legali per tutelare la propria immagine nelle sedi opportune».

LE SCUSE DELL’ALLENATORE DOPO IL LICENZIAMENTO

L’allenatore – dopo essere stato esonerato – ha chiesto scusa: «Desidero chiedere pubblicamente scusa a tutti, a cominciare da Greta Thunberg, per il post che ho scritto su Facebook la scorsa settimana. Un’esternazione scritta in un mio momento di rabbia contro la giovane attivista svedese con un linguaggio assolutamente sbagliato e con un contenuto del quale mi pento. Non ho mai pensato né potrei pensare davvero certe cose, a maggior ragione di una minorenne».

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