Nuovi scontri al confine greco tra polizia e migranti

Lanci di lacrimogeni e pietre alla frontiera. Mentre Ankara parla di 142 mila profughi in cammino verso l'Europa.

Nuovi scontri al confine tra Turchia e Grecia, dove continuano a essere accampati migliaia di migranti che cercano di entrare nell’Ue. La polizia di frontiera di Atene ha sparato gas lacrimogeni e getti di cannoni ad acqua contro gruppi di persone che cercavano di oltrepassare la frontiera, mentre gli agenti turchi hanno risposto con lacrimogeni lanciati verso il lato greco. Lo riferiscono media locali.

PER ATENE LA TURCHIA HA FORNITO AI PROFUGHI UTENSILI PER TAGLIARE LE RECINZIONI

I migranti hanno risposto ai respingimenti con lanci di pietre. Fonti governative greche accusano la Turchia di aver compiuto «attacchi coordinati» per «aiutare i migranti ad attraversare la recinzione sulla linea di confine». Atene denuncia inoltre che Ankara avrebbe fornito ai profughi utensili per tagliare o danneggiare le recinzioni. La mattina del 6 marzo sono stati sgomberati alcuni accampamenti di migranti. Migranti che sono stati trasferiti su alcuni autobus. Non è ancora chiaro tuttavia se si tratta di uno spostamento lungo il confine o se le autorità di Ankara abbiano iniziato ad allontanarli progressivamente dalla frontiera.

OLTRE 140 MILA MIGRANTI VERSO IL CONFINE GRECO

Complessivamente, è salito a 142.175 il numero dei migranti che – secondo il ministro dell’Interno turco Suleyman Soylu – si sono diretti dalle zone interne del Paese verso la frontiera con la Grecia per cercare di entrare nell’Ue, dopo che il governo di Ankara ha annunciato una settimana fa che non li avrebbe più fermati. Il 5 marzo Soylu aveva parlato di 138 mila persone. Atene ha confermato finora circa 35 mila tentativi illegali di attraversamento impediti.

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Migranti, lo squadrismo greco che non disturba l’Ue

Pallottole mortali al varco terrestre con la Turchia. Arresti. Migliaia di fermi nei centri sulle isole. Richieste di asilo congelate. Mentre Bruxelles ringrazia per la protezione delle frontiere. Ecco perché se Erdogan è un cinico, Atene è incivile.

Non sono le acque libiche, ma quelle della Grecia. Si stenta a crederci, guardando le riprese chiarissime dei profughi in arrivo dalla Turchia mentre vengono respinti a bastonate dalle motovedette della guardia costiera ellenica, al largo dell’isola di Chios.

Traballanti gommoni di disperati, pieni di donne e minori, allontanati a colpi di fucile sparati in acqua e lambiti a tutta velocità dalle imbarcazioni delle autorità greche.

«Un orrore e una vergogna totale, contro ogni legge umanitaria ed etica», ha denunciato la Caritas greca, «perché la guardia costiera dovrebbe fare quanto è chiamata a fare, cioè rispettare le persone e salvare vite». Come impone il diritto internazionale, secondo la legge del mare. Invece accade che il suo operato venga plaudito dalla Commissione Ue. Che ringrazia per Atene per essere «il nostro scudo».

Grecia rifugiati Turchia Ue
Profughi accampati sulle rive turche dell’Evros, al confine con la Grecia. GETTY.

FRONTEX, LICENZA (ANCHE) DI SPARARE

Eppure le pallottole usate nell’Egeo, come ha rivelato nell’agosto 2016 Intercept, possono essere anche di piombo. Le ultime viste sparare a Chios erano di gomma, ma letali perché in grado di ribaltare o affondare un gommone. Ma negli ultimi due anni la guardia costiera greca, ha ricostruito l’inchiesta della rivista online, tra la Grecia e la Turchia si sono sparati anche proiettili “veri”. Sotto l’ombrello di Frontex, l’agenzia Ue per la difesa delle frontiere esterne, che nel Codice di condotta (articolo 20, comma 2) permette «l’uso delle armi come misura eccezionale, assoggettato ai principi di necessità e proporzionalità». Le regole d’ingaggio di Atene non violano i protocolli europei se, come è stato spiegato in risposta a un’interrogazione di un gruppo di europarlamentari, si sparano colpi di avvertimento in aria, mai contro gommoni, ma contro imbarcazioni, anche barchini di legno. La priorità, specie con altre centinaia di migliaia di siriani in fuga da Idlib, è «contenere la crisi e difendere le frontiere», ha ringraziato la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen.

CHECK POINT DI SQUADRISTI NEOFASCISTI

Atene per Bruxelles, e per la maggioranza dei politici europei, fa il suo dovere. Le politiche sull’immigrazione del governo Mitsotakis sono durissime: il 95% delle richieste di asilo delle ultime settimane è stato respinto, centinaia di poliziotti sono stati mandati di rinforzo sulle isole degli sbarchi, dove si progettano nuovi centri per stranieri da rinchiudere ed espellere. Al montare della pressione alle frontiere, una settantina di migranti sono stati arrestati, tra le migliaia di bloccati, e sono state sospese per un mese le procedure per la richiesta d’asilo. Passi di dubbia legittimità, ma dall’Ue nessuna reprimenda. Nemmeno circa l’aiuto dato alle forze dell’ordine greche da squadracce dell’estrema destra per impedire la circolazione dei migranti. Gruppi di neofascisti hanno liberamente piantato una rete di check-point e conducono rastrellamenti sull’isola di Lesbo, la Lampedusa greca, anche contro gli operatori dei centri per migranti.

Il muro dell’Ue ai varchi terrestri tra Turchia e Grecia.

MIGLIAIA DI RIFUGIATI BLOCCATI NELL’EGEO

Un centro dell’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr) è stato incendiato, case di attivisti assaltate. Dal 29 febbraio, secondo il ministero dell’Interno turco, più di 100 mila richiedenti asilo starebbero tentando di lasciare il Paese, una volta aperti i confini con la Grecia. Migliaia di profughi sono approdati tra Lesbo, Samos e Chios, isole già in uno stato critico da mesi: solo al centro profughi di Moria, a Lesbo, si trovavano 22 mila migranti, a fronte di 3 mila posti disponibili. Il governo ha interrotto i loro trasferimenti verso la terraferma. La condizione è sempre più esplosiva, anche per la popolazione locale afflitta dai gravi tagli negli anni della crisi, e di per sé in condizioni di privazione. Un bambino di 4 anni è morto, nel mar Egeo, sbalzato da un gommone di profughi ribaltato. Ma anziché governare l’emergenza umanitaria, Atene dispone esercitazioni militari della Marina davanti alle coste di Lesbo.

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GRANATE E PALLOTTOLE AL VARCO TERRESTRE

Via mare è più difficile fermare i flussi dalla Turchia alla Grecia, che via terra. Al varco di Kastanies, lungo il fiume Evron, sono stati bloccati più di 15 mila ingressi dal muro di agenti greci ammassato alle frontiere. Lì un siriano 22enne di Aleppo è morto per una pallottola di gomma alla gola. Altri profughi sono feriti dagli spari, anche di granate di lacrimogeni. Per la Cnn turca, la polizia greca usa «anche proiettili veri»: un’eventualità seccamente smentita da Atene, ma da quello che anche Frontex ha ammesso avvenire nell’Egeo è lecito dubitare. Testimoni hanno sentito diversi spari e visto arrivare ambulanze, i video documentano l’aggressività delle forze dell’ordine. Per Bruxelles i «confini della Grecia sono i confini dell’Ue». A conferma dell’irrigidimento, Frontex ha comunicato di essere «in stretto contatto» con le autorità greche, e di aver loro distribuito «attrezzature e supporto logistico per il monitoraggio».

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