L’accordo sul Mes spacca maggioranza e M5s: Conte cerca la quadra

La mancanza di condizionalità paradossalmente divide governo e pentastellati. Il premier cerca di ricompattare i suoi portando in Aula l'intero pacchetto Ue. Pressing di Iv e Pd. Delrio: «Il fondo va usato, il M5s non si senta sconfitto».

L’accordo raggiunto sul Mes dall’Eurogruppo paradossalmente complica la posizione di Giuseppe Conte. Se la linea di credito avesse contenuto delle palesi condizionalità, i rischi di spaccature nella maggioranza sarebbero infatti stati pari a zero. E invece così non è stato.

Il premier si ritrova così a percorrere un sentiero strettissimo, delimitato da una parte dal pressing di Pd e Iv per attivare il fondo e, dall’altra da un M5s che rischia a sua volta di spaccarsi.

Per questo, per Conte, solo il parlamento potrà decidere il da farsi. E, l’unica strada per evitare plateali fratture in Aula è portare al voto l‘intero pacchetto di aiuti europei, incluso quel Recovery Fund che, per Palazzo Chigi, resta il piano A da seguire.

CONTE LAVORA PER PORTARE IN AULA L’INTERO PACCHETTO UE

Fonti di governo assicurano che, nonostante l’accordo arrivato all’Eurogruppo, la strategia europea di Conte non sia cambiata. Il Recovery Fund, da mettere in campo già nei prossimi mesi per il premier è la sola arma che può rendere efficiente l’intero pacchetto, costituito anche da Sure, Bei e, appunto, dal Mes. Le prossime settimane saranno decisive per Conte che, in Europa, punta anche sulla relazione, innanzitutto temporale, tra il Recovery Fund e il Quadro Finanziario Pluriennale che va ancora approvato. Quadro che, con l’ok al fondo finanziato dalla Commissione Ue, potrebbe prevedere una percentuale in più peil-mes-spacca-maggioranza-e-m5s-conte-cerca-la-quadrar i contributi di ciascun Stato membro.

IL PRESSING DI PD E ITALIA VIVA

Ma è sul piano interno che il Mes pone più di un problema a Conte. Il pressing del Pd è tornato a farsi sentire e a questo si aggiunge quello di Iv che, nonostante la tregua siglata giovedì, non perde occasione per allargare i suoi aut aut al premier.

DELRIO OTTIMISTA: «NESSUNO SI SENTA SCONFITTO»

«Anche io ero contrario all’uso del Mes in stile Grecia», ha ribadito il capogruppo dem alla Camera Graziano Delrio in una intervista a La Stampa. «Ma se le condizionalità non ci sono, se c’è uno strumento nuovo, prendiamone atto e usiamolo». Delrio confida che l’alleato pentastellato cambi idea. «Da parte del M5s c’è stata molta prudenza, ma nel momento in cui il no alle condizionalità sarà nero su bianco sarà difficile non usare quelle risorse», osserva, assicurando che sul tema si discuterà «con calma da buoni alleati. Se c’è uno strumento nuovo dobbiamo prenderne atto: nessuno si senta sconfitto da questa scelta. Quei circa 37 miliardi sono più di un quarto del bilancio della sanità».

I DURI E PURI DEL M5S IN FIBRILLAZIONE

I duri e puri del Movimento 5 stelle, da Ignazio Corrao a Giovanni Currò, restano in fibrillazione.

Avete sentito suonare le trombe in segno di vittoria? Nei tg, nelle tv e nelle dichiarazioni roboanti di lorsignori…

Posted by Ignazio Corrao on Friday, May 8, 2020

E la nota finale del Movimento è quasi un avvertimento a Conte: sul Mes i cinque stelle non sono compatti. Sottotraccia i pontieri sono al lavoro. Non a caso, Luigi Di Maio non si spinge a bocciare il Mes mentre l’ala più moderata prepara la lunga opera di convincimento per non spaccare i gruppi. Anche perché al Senato, se i dissidenti nel M5s – come sembra – saranno numerosi, il Mes non otterrà la maggioranza: i voti di Pd, Iv, Fi e parte del gruppo Misto non sarebbero sufficienti a farlo approvare. Conte lo sa e, per questo, prende tempo.

I FRONTI APERTI NELLA MAGGIORANZA

Ma non è solo il Mes ad agitare il M5s. Sulla regolarizzazione degli stagionali proposta dalla ministra Teresa Bellanova il “no a una sanatoria” resta fermissimo, tanto che l’intesa nel governo stenta a decollare. E poi c’è la bufera sul Guardasigilli Alfonso Bonafede, costretto a fronteggiare una mozione di sfiducia sulla quale Iv resta volutamente ambigua. I tecnici di via Arenula sono al lavoro per un nuovo decreto sulle scarcerazioni dei boss: l’idea è quella di accorciare i tempi per il riesame, legando la decisione al mutamento (in positivo) della curva dei contagi e dando così ai giudici di sorveglianza l’opportunità di una il-mes-spacca-maggioranza-e-m5s-conte-cerca-la-quadra. Il dl, chiaramente, sarà vagliato dal presidente Sergio Mattarella anche se, al Quirinale, c’è fiducia nella sua costituzionalità. Anche perché, con il decreto che potrebbe vedere luce già tra domenica e lunedì, il governo può fare ben poco di più. L’ordinanza che dava ai magistrati la possibilità di decidere la scarcerazione a causa dell’emergenza Covid vale, di fatto, come una sentenza e gode, quindi, della totale autonomia.

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Delrio contro lo spezzatino Alitalia

Si tratta della soluzione a cui Lufthansa punta da anni, anche prima dell'addio di Etihad. Ma l'ex ministro dei trasporti ora la boccia, E Buffagni annuncia: Cambieremo le norme per riorganizzarla.

«Alitalia dopo un anno e mezzo rimane ancora senza ipotesi industriali serie e si conferma quanto avevamo detto e cioè che Ferrovie dello Stato non dovevano partecipare a questa avventura. E si parla di spezzatino che sarebbe inaccettabile. Ho fiducia nel ministro ma spero che il governo ci faccia presto sapere come intende proseguire senza evocare nuove Iri», ha detto il presidente dei deputati del Pd ed ex ministro dei Trasporti Graziano Delrio.

IL VICEMINSITRO BUFFAGNI: «DOBBIAMO RIORGANIZZARLA»

L’ex ministro su questo punto va d’accordo coi Cinque stelle. «Noi siamo al lavoro anche per fare alcune modifiche legislative che ci garantiscano un cambio di strategia su Alitalia. È arrivato il momento di dire basta a un buco nero che per anni ha generato solo costi», ha detto a Matera il viceministro dello Sviluppo economico, Stefano Buffagni. «Dobbiamo lavorare per salvare l’asset, i posti di lavoro, ma – ha aggiunto – dobbiamo riorganizzarla perché abbiamo da rispettare delle regole e degli accordi europei, ma soprattutto l’azienda ha bisogno di imprenditoria, non ha bisogno di commissari continuamente». Secondo il Viceministro, «non si può, ad esempio, non garantire il collegamento con le Isole, che oggi viene assicurato e tutta un’altra serie di peculiarità. Noi non vogliamo assolutamente fare un autogol, però non si può usare la strategia che si è usata fino ad oggi: credo che questo – ha concluso – sia largamente condiviso nel Paese».

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