Conte e Fontana polemizzano su Alzano zona rossa

Secondo il premier la Regione avrebbe potuto istituirla. Il governatore: «La colpa eventualmente è di entrambi». Lo scontro.

Nel giorno in cui arrivano i primi malati nei nuovi ospedali Covid realizzati a tempo di record nei padiglioni della Fiera di Milano e di Bergamo, si infiamma nuovamente la polemica fra governo e Regione Lombardia. Questa volta a gettare benzina sul fuoco è stato il premier Conte convinto che «se la Lombardia avesse voluto, avrebbe potuto fare di Alzano e Nembro Zona Rossa» visto che «le Regioni non sono mai state esautorate del potere di adottare ordinanze contingibili e urgenti». Immediata la replica del governatore Attilio Fontana: «Io non ritengo che ci siano delle colpe in questa situazione e ammesso che ci sia una colpa, la colpa eventualmente è di entrambi». Detto in altro modo: la Regione aveva chiesto già il 3 marzo la zona rossa nella Bergamasca e il governo con il decreto dell’8 marzo ha fatto diventare zona rossa tutta la Lombardia, quindi «forse su Alzano si sarebbe potuto fare qualcosa di più rigoroso, ma dopo che era stata istituita una zona rossa noi non avevamo neanche da un punto di vista giuridico la possibilità di intervenire».

CONTE: «NON VOGLIO SCARICARE LA RESPONSABILITÀ»

Un botta e risposta nel quale il premier è tornato in serata, dopo il Cdm, per precisare di non aver voluto fare polemica o ricercare le responsabilità di altri: «Ho bisogno della collaborazione di tutti, governatori e sindaci. Mi è stato chiesto se il governatore della Lombardia poteva assumere ordinanze più restrittive e abbiamo risposto che non abbiamo impedito di farlo, altri governatori lo hanno fatto. Ma non voglio imputare o scaricare responsabilità. Abbiamo sbagliato o fatto bene? Noi riteniamo di aver agito in scienza e coscienza e ce ne assumiamo tutta la responsabilità. Ci sarà poi il tempo per giudicare e io non mi sottrarrò», ha detto.

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Coronavirus, cosa prevede il decreto del 6 aprile 2020

Rinvio delle scadenze fiscali, 750 miliardi alle imprese, rafforzamento del golden power. Queste le misure approvate. Che il premier Conte definisce: «Potenza di fuoco».

«È una potenza di fuoco», così il premier Giuseppe Conte definisce il bazooka da 750 miliardi pensato per le imprese nel decreto del 6 aprile 2020: 200 miliardi di garanzie sui prestiti e 200 miliardi per l’export si sommano ai 350 già previsti, con l’arrivo di una copertura fino al 100% per prestiti fino a 800mila euro. «Non ricordo un intervento così poderoso nella storia della nostra Repubblica per il finanziamento alle imprese, una cifra enorme», ha commentato il presidente del Consiglio durante la conferenza stampa subito dopo la fine del cdm.

In diretta da Palazzo Chigi

Posted by Giuseppe Conte on Monday, April 6, 2020

Ma non solo queste le misure che il governo ha approvato per fronteggiare l’emergenza coronavirus: previsto infatti anche il rinvio delle scadenze fiscali per le aziende danneggiate dalla crisi e il rafforzamento del golden power, lo scudo per tutelare le aziende italiane da scalate ostili. A questo si aggiunge il rinvio all’autunno di elezioni regionali e comunali e la chiusura dei tribunali fino al 3 maggio.

GOLDEN POWER PER TUTELARE LE IMPRESE

L’obiettivo del potenziamento del golden power è controllare operazioni societarie e scalate ostili non solo nei settori tradizionali, ma anche in quello assicurativo, creditizio, finanziario, acqua, salute, sicurezza: «È uno strumento che ci consentirà di intervenire nel caso ci siano acquisizioni di partecipazioni appena superiori al 10% all’interno dell’Ue», ha spiegato Conte.

PRESTITI PIÙ VELOCI GARANTITI DALLO STATO

Affinché i prestiti avvengano in modo spedito, lo Stato offrirà una garanzia: «Potenzieremo il fondo centrale di garanzia per le pmi e aggiungiamo il finanziamento dello Stato attraverso Sace, che resta nel perimetro di Cassa depositi e prestiti, per le piccole e medie e grandi aziende», ha detto il premier.

MISURE DI PROTEZIONE SOCIALE AD APRILE

E non è finita qui. Secondo quanto annunciato dal presidente del Consiglio, il governo starebbe lavorando per un intervento molto più corposo da realizzare già ad aprile: «Si tratta di un approccio sistemico per tutte le categorie in sofferenza. Questa è un’emergenza non solo sanitaria, ma economia e sociale ad un tempo. Il dl aprile conterrà strumenti di protezione sociale, sostegno alle famiglie e ai lavoratori, soprattutto quelli più in difficoltà», ha aggiunto.

«IRRESPONSABILE USCIRE A PASQUA»

«Quando tutto sarà finito ci sarà una nuova primavera, presto raccoglieremo i frutti di questi sacrifici», ha continuato il premier. Una nuova primavera che non inizierà a Pasqua: «Sarebbe irresponsabile andare in giro e allentare la fiducia e la responsabilità». Una festività che per Conte significa «passaggio dalla schiavitù e anche riscatto: speriamo che possa portarci questa libertà. Io vivo la con fede, come redenzione. Speriamo che in una versione più laica sia un passaggio verso un definitivo riscatto». Tutto questo in attesa che la curva epidemica sia sotto controllo o discendente, evento che consentirebbe di programmare una fase successiva.

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Imprese e scuola al centro del Consiglio dei ministri del 6 aprile

Sul tavolo del Cdm, il decreto per la liquidità alle aziende, che conterrà anche le norme per il rinvio delle scadenze fiscali e lo scudo della golden power. Mentre per la maturità si fanno strada due ipotesi.

Garanzia al 100% per i prestiti fino a 25 mila euro, senza alcuna valutazione del merito; sei anni per la restituzione dei soldi; semplificazioni burocratiche per un’erogazione rapida del credito: sono alcuni di contenuti del decreto per la liquidità alle imprese che approda il 6 aprile in Consiglio dei ministri. Conterrà anche le norme per il rinvio delle scadenze fiscali e lo scudo della golden power per evitare scorrerie sulle aziende strategiche italiane.

SCUOLA, DUE IPOTESI PER LA MATURITÀ

In Cdm è atteso anche l’ok al decreto che prepara la fine di quest’anno scolastico e l’inizio del nuovo. Ci sono due ipotesi per la maturità e altrettante per gli esami di terza media, a seconda che si torni in classe il 18 maggio o non più fino a settembre. E un piano per una ripresa delle scuole con un maggiore distanziamento in classe se in autunno dovessero esserci ancora pericoli legati al coronavirus. Sul tavolo anche il rinvio delle elezioni amministrative e l’estensione al 3 maggio della chiusura dei tribunali.

L’INCONTRO TRA CONTE E I PARTITI DI MAGGIORANZA

Prima del Cdm, il premier Giuseppe Conte ha riunito a Palazzo Chigi i capi delegazione dei partiti di maggioranza con il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro.

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La task force sulle riaperture già divide il governo

Mentre Conte tenta di ricucire il dialogo con l'opposizione, il M5s guarda con sospetto all'ipotesi caldeggiata dal Pd. E sullo sfondo restano i nodi legati al dl liquidità e al decreto scuola.

Il dl liquidità, il decreto scuola, l’estensione del golden power annunciata da Riccardo Fraccaro. Le prossime ore porteranno queste tre novità nell’azione anti-virus del premier Giuseppe Conte. La strada, però, resta in salita. E se da un lato il governo sembra imboccare la via di un pur non facile dialogo con le opposizioni, lo spettro di nuove tensioni, anche nella maggioranza, si affaccia sull’ipotesi di una task force sulle riaperture. Con, sullo sfondo, quell’Eurogruppo di martedì dove è tutt’altro scongiurata la possibilità che sul tavolo finisca l’utilizzo del Mes. E il M5s già fibrilla.

LA RIUNIONE RISCHIA DI SLITTARE OLTRE IL WEEKKEND

Nel governo è partita la corsa contro il tempo per arrivare al Cdm già domenica sera. Ma il dl liquidità non è pronto ed è possibile quindi che la riunione slitti a lunedì. È su questo decreto che persistono ancora spigolature tecniche e politiche. Innanzitutto sull’entità della garanzia statale per i prestiti bancari alle aziende. Iv chiede una garanzia al 100%, trovando sulla stessa linea anche il M5s. Ma il titolare del Mef Roberto Gualtieri frena e in serata spiega: «La garanzia sarà al 100% per i prestiti fino a 800 mila e aumenteremo al 90% per i prestiti fino al 25% del fatturato». La differenza è sensibile. Una garanzia al 90% non esonera le banche dalle procedure di verifica delle solvibilità tipiche dell’erogazione dei prestiti, rischiando di ritardare l’erogazione della liquidità. Altro tema aperto è come garantire i prestiti.

LA TASK FORCE NON PIACE AL M5S

Il M5s spinge perché le garanzie arrivino attraverso Cassa depositi e prestiti. Ma nel Mef si è fatta spazio l’idea di usare Sace, controllata Cdp che, a quel punto, verrebbe trasferita direttamente sotto l’egida di via XX settembre. Idea che, al Movimento, proprio non piace. Così come i Cinque stelle guardano con un certo scetticismo all’istituzione di quella task force sulle aperture caldeggiata da giorni dal Pd. «Dovrà essere fatta da gente che sa costa sta accadendo, professionisti, imprenditori. Non serve l’accademia», avverte Vito Crimi. «Serve in tempi rapidi una cabina di regia con scienziati, amministratori, categorie. Bisogna coinvolgere tutti», rilancia il capogruppo dem Andrea Marcucci. Conte, spiegano fonti di governo, ha dato piena disponibilità ad una condivisione delle scelte sulla ripresa. Ma, più che di cabina di regia in senso istituzionale, a Palazzo Chigi preferiscono parlare di “raccordo” con i principali attori coinvolti.

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Speranza: «La battaglia contro il coronavirus è ancora nel suo pieno»

Il ministro della Salute ha detto che non è il momento di abbassare la guardia e che, al momento, «il distanziamento sociale è l'unica arma per ridurre il contagio». Ci sono anche dei segnali positivi: l'indice "R con zero" ha iniziato la discesa.

I dati dell’epidemia di coronavirus, in Italia, sono stazionari ma non è ancora evidente un trend in discesa. Ancora non si capisce se abbiamo raggiunto il picco o meno ma le parole del ministro della Salute Roberto Speranza sono chiare: «La battaglia è ancora nel suo pieno». Durante l’intervista con il direttore di RaiNews Antonio Di Bella, il Ministro ha parlato a 360 gradi dell’emergenza nel nostro Paese. «Il distanziamento sociale è l’unica arma per ridurre il contagio», ha spiegato Speranza «e dobbiamo insistere su questa strada, l’unica al momento che certezze».

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SPERANZA: « INDICE “R CON ZERO” IN DISCESA DAL 10 MARZO»

Il Ministro ha poi evidenziato l’impegno della ricerca per un vaccino e possibilità di terapie, però, «al momento non ci sono certezze di esiti e non credo che i tempi saranno immediati». Intanto, però, arrivano i primi segnali positivi. Con le misure adottate «l’indice di contagio ha iniziato la discesa», spiega il Ministro. «L’indice “R con zero” nel mese di febbraio e nei primi di marzo ha sfiorato i 3, quindi ogni persona contagiata ne contagiava altre tre, producendo una moltiplicazione molto significativa. Con l’applicazione delle misure che abbiamo disposto in maniera rigorosa a partire dal 10 di marzo ha iniziato la sua discesa. Ma la battaglia è ancora nel suo pieno».

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SPERANZA: «PRIMA VINCIAMO LA BATTAGLIA SANITARIA, POI VIA CON LA RIPARTENZA»

«La prima mattonella per ricostruire l’edificio dell’Italia», dice Speranza, «è vincere la battaglia sanitaria in corso altrimenti non ci potrà essere una ripartenza di natura economica sul terreno dello sviluppo».

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Cosa ha scritto Giuseppe Conte a Ursula von der Leyen

Il premier italiano ha risposto alla lettera con cui la presidente della Commissione Ue chiedeva scusa all'Italia per la mancanza di una reazione europea nelle prime fasi dell'emergenza coronavirus.

«Cara Ursula, ho apprezzato il sentimento di vicinanza e condivisione che ha ispirato le parole con cui ieri, dalle pagine di questo giornale (La Repubblica, ndr) ti sei rivolta alla nostra comunità nazionale e, in particolare, al nostro personale sanitario, che, con grande sacrificio e responsabilità, è severamente impegnato nel fronteggiare questa emergenza». Si apre così la lettera, pubblicata da Repubblica, che Giuseppe Conte ha indirizzato alla presidente della Commissione Ue von der Leyen che il 2 aprile, sempre tramite lo stesso quotidiano, chiedeva scusa all’Italia per la mancanza di una reazione europea nelle prime fasi dell’emergenza coronavirus.

«NON C’È TEMPO DA PERDERE»

E dopo gli irrinunciabili convenevoli, il premier torna su un tema a lui caro: «L’Italia sa che la ricetta per reggere questa sfida epocale non può essere affidata ai soli manuali di economia», scrive riecheggiando quanto già detto durante l’intervista trasmessa sul canale Ard la sera del 31 marzo. Secondo Conte deve essere la solidarietà l’inchiostro con cui scrivere questa pagina di storia: «La storia di Paesi che stanno contraendo debiti per difendersi da un male di cui non hanno colpa, pur di proteggere le proprie comunità, salvaguardando le vite dei suoi membri, soprattutto dei più fragili, e pur di preservare il proprio tessuto economico-sociale». Una solidarietà europea che, come la stessa presidente della Commissione Ue ha ricordato, nei primi giorni di questa crisi non si è avvertita: «E ora non c’è altro tempo da perdere».

OK AL PIANO SURE

Il presidente del Consiglio italiano poi promuove la proposta della Commissione europea di sostenere, attraverso il piano Sure da 100 miliardi di euro, i costi che i governi nazionali affronteranno per finanziare il reddito di quanti si trovano temporaneamente senza lavoro in questa fase difficile: «È una iniziativa positiva, poiché consentirebbe di emettere obbligazioni europee per un importo massimo di 100 miliardi di euro, a fronte di garanzie statali intorno ai 25 miliardi di euro».

«BISOGNA PRENDERE ESEMPIO DAGLI STATI UNITI»

Ma non è abbastanza perché, come scrive Conte, le risorse necessarie per sostenere i sistemi sanitari, garantire liquidità in tempi brevi a centinaia di migliaia di piccole e medie imprese, per mettere in sicurezza l’occupazione e i redditi dei lavoratori autonomi, sono molte di più. «E questo non vale certo solo per l’Italia. Per questo occorre andare oltre», scrive lui portando come esempio gli Stati Uniti. «Stanno mettendo in campo uno sforzo fiscale senza precedenti e non possiamo permetterci, come italiani e come europei, di perdere non soltanto la sfida della ricostruzione delle nostre economie, ma anche quella della competizione globale».

LA SOLUZIONE NEGLI EUROBOND

La soluzione per avviare la ricostruzione sarebbe l’European Recovery and Reinvestment Plan: «Si tratta di un progetto coraggioso e ambizioso che richiede un supporto finanziario condiviso e, pertanto, ha bisogno di strumenti innovativi come gli European Recovery Bond: dei titoli di Stato europei che siano utili a finanziare gli sforzi straordinari che l’Unione dovrà mettere in campo per ricostruire il suo tessuto sociale ed economico», spiega ribadendo come questi titoli non siano in alcun modo volti a condividere il debito che ognuno dei Paesi ha ereditato dal passato, e nemmeno a far sì che i cittadini di alcuni membri dell’Unione si trovino a pagare anche un solo euro per il debito futuro di altri.

«SI INSISTE NEL RICORSO DI STRUMENTI INADEGUATI»

Peccato che le anticipazioni dei lavori tecnici che Conte ha potuto visionare non sembrino «all’altezza del compito che la storia ci ha assegnato». Secondo il presidente del Consiglio italiano si continua a insistere nel ricorso a strumenti che appaiono totalmente inadeguati rispetto agli scopi che dobbiamo perseguire, considerato che siamo di fronte a uno shock epocale a carattere simmetrico, che non dipende dai comportamenti di singoli Stati. «È il momento di mostrare più ambizione, più unità e più coraggio». Senza tutto questo il 2020 potrebbe essere l’anno del fallimento del sogno europeo.

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Coronavirus, Azzolina: «Adotteremo un nuovo piano per la scuola»

Dopo che il premier Giuseppe Conte ha annunciato la proroga della chiusura delle attività fino al 13 aprile, la Ministra ha spiegato che ci sarà «un pacchetto di nuove misure» con l'obiettivo non solo di far proseguire «questo anno scolastico» ma anche di guardare «al prossimo».

Il ministero dell’Istruzione vuole «mettere in campo nuovi strumenti per sostenere docenti e studenti», dopo che il premier Giuseppe Conte ha annunciato la proroga della chiusura delle attività fino al 13 aprile per l’emergenza coronavirus.

Ieri il Presidente del Consiglio Conte ha annunciato la proroga della chiusura delle attività. La battaglia contro il…

Posted by Lucia Azzolina on Thursday, April 2, 2020

Sulla sua pagina Facebook, la ministra Lucia Azzolina ha scritto che «adotteremo un piano complessivo che possa guidare la Scuola nella prosecuzione di questo anno scolastico e guardando al prossimo. Di concerto con tutte le forze politiche che compongono la maggioranza», continua la ministra, «stiamo definendo un pacchetto di misure. A breve faremo chiarezza perché la scuola ha bisogno di certezze».

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Terremoto a Palazzo Chigi per le gaffe della ministra Lamorgese

Il primo scivolone della titolare del Viminale a Di Martedì quando si è augurata che gli italiani possano andare in vacanza ignorando che l'economia del Paese va a rotoli. Il secondo è arrivato con la circolare sulle passeggiate dei bambini accompagnati dai genitori che ha scatenato la reazione dei governatori del Nord. E costretto Conte a una affannosa precisazione.

Un uno-due che in altri tempi avrebbe costretto chiunque alle dimissioni. Magari con il rischio di essere accettate.

Ma in tempi di emergenza da coronavirus tutto è lecito, e nessuno rischia niente. Per ora.

Hanno fatto scalpore – e creato violenti malumori a Palazzo Chigi nello staff di Giuseppe Conte – i due scivoloni consecutivi della ministra degli Interni Luciana Lamorgese, tra ieri e l’altro ieri.

LO SCIVOLONE A DI MARTEDÌ SULLE VACANZE ESTIVE

Il primo l’ex prefetto l’ha realizzato parlando con Giovanni Floris durante il programma Di Martedì su La7: «Spero che per l’estate potremo andare in vacanza», ha detto la ministra, rispondendo alla domanda sul quando si potrà tornare alla normalità. Ma come, il Paese sta sprofondando in una recessione di proporzioni drammatiche, e lei se ne esce auspicando le vacanze quando questa estate tutti dovranno lavorare – quelli che avranno la fortuna di poterlo fare se nel frattempo non saranno diventati imprenditori falliti e lavoratori disoccupati – per cercare di rimettere in piedi al più presto la baracca?! Non contenta, giusto per mettere altra carne al fuoco delle polemiche, ha anche aggiunto: «Questa emergenza lascerà qualcosa in ciascuno di noi, dobbiamo cambiare stile di vita».

LA BUFERA SCATENATA DALLA CIRCOLARE SULLE PASSEGGIATE

Il secondo scivolone è poi arrivato con la discussa circolare sulla possibile uscita di casa dei bambini accompagnati da un genitore, che ha scatenato la reazione dei governatori delle Regioni e di molti sindaci, preoccupati che potesse rappresentare una breccia nel muro faticosamente eretto per far stare a casa la gente. Il telefono del prefetto Matteo Piantedosi, capo di gabinetto di Lamorgese (l’ha ereditato da Matteo Salvini), e da taluni ritenuto colpevole della gaffe, è diventato incandescente, ed è volata anche qualche parola grossa. Una reazione che ha costretto il Viminale a una affannosa precisazione e il presidente Conte, nella sua conferenza stampa di ieri sera per annunciare lennesimo Dpcm, quello che annuncia la proroga della chiusura totale fino al 13 aprile, a ribadire che nessuno intendeva dire che i bambini possono andare a fare una passeggiata. E poi si dice i tecnici al governo…

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Conte ufficializza la proroga delle restrizioni al 13 aprile

Il premier in conferenza stampa conferma l'estensione già anticipata dal ministro della Salute Roberto Speranza. «Non siamo nella condizione di poter allentare le misure restrittive e alleviare i disagi e risparmiarvi i sacrifici a cui siete sottoposti».

Una conferenza stampa per fare il punto sull’emergenza coronavirus, costata finora la vita a oltre 13 mila italiani. Giuseppe Conte è tornato a parlare di fronte ai giornalisti in una giornata, quella del primo aprile, scandita da altri 727 decessi e 2.937 nuovi positivi, ma anche da 1.118 guariti. Come anticipato in mattinata dal ministro della Salute Roberto Speranza, il premier ha confermato la proroga delle attuali misure fino al 13 aprile. «I morti», ha detto Conte, «sono una ferita che mai potremo sanare: non siamo nella condizione di poter allentare le misure restrittive e alleviare i disagi e risparmiarvi i sacrifici a cui siete sottoposti».

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Coronavirus, il governo ha prorogato le restrizioni fino al 13 aprile

Lo ha annunciato Speranza al Senato. Di Maio: «Più saremo responsabili, prima riapriremo».

Italia ferma (almeno) fino a Pasquetta. La decisione del governo, ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza nell’informativa al Senato del primo aprile, è di «prorogare fino al 13 aprile tutte le misure di limitazione alle attività e agli spostamenti individuali finora adottate».

Se continueremo a fare i furbi allungheremo i tempi della chiusura

Luigi Di Maio

Sulla questione, in un’intervista rilasciata a Fanpage, è intervenuto anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio: «Sarà la comunità scientifica a dirci quando riaprire, del tutto o in parte. C’è un comitato scientifico che dirà al governo quando potremo tornare alla normalità. Quello che posso dire è che quanto più saremo responsabili, stando a casa, prima riapriremo. Se invece continueremo a fare i furbi – i dati del ministero dell’Interno sulle denunce lo dimostrano – allungheremo i tempi della chiusura, che ovviamente ha anche un impatto economico».

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Coronavirus, il governo ha prorogato le restrizioni fino al 13 aprile

Lo ha annunciato Speranza al Senato. Di Maio: «Più saremo responsabili, prima riapriremo».

Italia ferma (almeno) fino a Pasquetta. La decisione del governo, ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza nell’informativa al Senato del primo aprile, è di «prorogare fino al 13 aprile tutte le misure di limitazione alle attività e agli spostamenti individuali finora adottate».

Se continueremo a fare i furbi allungheremo i tempi della chiusura

Luigi Di Maio

Sulla questione, in un’intervista rilasciata a Fanpage, è intervenuto anche il ministro degli Esteri Luigi Di Maio: «Sarà la comunità scientifica a dirci quando riaprire, del tutto o in parte. C’è un comitato scientifico che dirà al governo quando potremo tornare alla normalità. Quello che posso dire è che quanto più saremo responsabili, stando a casa, prima riapriremo. Se invece continueremo a fare i furbi – i dati del ministero dell’Interno sulle denunce lo dimostrano – allungheremo i tempi della chiusura, che ovviamente ha anche un impatto economico».

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Le misure allo studio del governo per salvare la maturità

Si va verso un esame leggero ma con prove reali, non a distanza. La ministra Azzolina annuncia un decreto ad hoc da varare nelle prossime ore.

Un esame leggero ma con prove reali, non a distanza, che si stanno prevedendo in un provvedimento in fase di scrittura in queste ore. È l’esame di maturità ai tempi del coronavirus, su cui sta lavorando la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina. In una diretta su Facebook, Azzolina ha spiegato: «Ragazzi, so che attendete risposte sull’esame di Stato, ho letto tutte le vostre richieste. Abbiamo bisogno di un veicolo normativo. Presto lo avremo e potremo dare risposte sull’esame di Stato e di terza media».

NON ANCORA ESCLUSO UNO SLITTAMENTO DELLA DATA

È necessario infatti derogare il decreto legislativo 62 del 2017 per poter fare qualsiasi tipo di modifica in vista della maturità e degli esami che concludono le scuole medie. C’è chi però come Elvira Serafini dello Snals nutre «grossi dubbi» che la maturità possa sostenersi con un ritorno dei ragazzi nelle classi. «Magari», sospira. E quindi si aprirebbe o la possibilità di uno slittamento della data – la prima prova dell’esame di maturità è fissata per il 17 giugno – o per un esame di stato in modalità a distanza.

UNA TESINA AL POSTO DELLA SECONDA PROVA SCRITTA

Certo per ora è che si tratterà di una maturità light con 6 commissari interni e uno esterno. Molto probabilmente con una tesina al posto della seconda prova scritta che caratterizzi il percorso di studi e senza tener conto delle prove Invalsi e dell’alternanza scuola-lavoro che si sono potuti svolgere solo in minima parte o per niente affatto.

SÌ ALLA DIDATTICA ONLINE, MA ATTENZIONE ALLA PRIVACY

Intanto il 30 marzo il Garante della privacy ha messo a punto un atto di indirizzo «nell’intento di fornire a scuole, atenei, studenti e famiglie indicazioni utili a un utilizzo quanto più consapevole e positivo delle nuove tecnologie a fini didattici»: un testo che individua le implicazioni più importanti dell’attività formativa a distanza sul diritto alla protezione dei dati personali. Dunque sì alla didattica online, ma attenzione alla privacy. E prosegue l’opposizione dei maggiori sindacati della scuola alla ministra che, nonostante la loro contrarietà, ha dato il via due giorni fa alle procedure con cui prof e personale tecnico della scuola possono richiedere il trasferimento.

LA FRATTURA CON I SINDACATI DA RICOMPORRE

«La ministra pensa come se fosse all’opposizione. È arrivato il tempo di abbandonare questo approccio sovranista e fondato sui social che, capiamo bene, per una parte della classe politica attuale è stato uno strumento vincente che ha portato anche bene in termini di risultati elettorali. Ma ben diverso è, invece, governare», attacca Pino Turi della Uil Scuola. «L’unica novità di quest’anno riguarda la possibilità di delegare a terzi, sindacalisti compresi, la compilazione delle domande di mobilità. Ma si tratta di una procedura che difficilmente può essere utilizzata», fa notare Rino Di Meglio della Gilda. Il ministero dell’Istruzione ricorda però che in questi primi due giorni, il dicastero ha ricevuto 1.238 domande di mobilità che sono andate a buon fine, lo scorso anno erano 1.107: «Significa che il sistema sta funzionando», osserva Azzolina, che per il 1 aprile ha comunque convocato online i sindacati della scuola. Le forze politiche premono infatti per una ricomposizione della frattura.

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La polemica tra Regione Lombardia e governo del 29 marzo

Proseguono le polemiche tra Regione Lombardia e governo. Per Boccia «Nessuno ce l'avrebbe fatta da solo». Ma Caparini replica: «Eresia, il governo è incapace di gestire l'ordinarietà, figurarsi l'emergenza».

Ancora uno scontro tra Regione Lombardia e governo sulla gestione dell’emergenza coronavirus. Ancora un attacco frontale da parte della Giunta Fontana contro l’esecutivo guidato dal premier Giuseppe Conte. «Il governo è incapace di gestire l’ordinarietà, figuriamoci l’emergenza», ha accusato l’assessore al Bilancio Davide Caparini. «Quando Boccia afferma che nessuna regione ce l’avrebbe fatta da sola dice un’eresia. Se contiamo i nostri morti è anche a causa di un governo che non ha fatto le zone rosse quando e dove gliele abbiamo chieste. Lo abbiamo chiesto con il supporto della scienza: abbiamo implorato di fare lo shutdown arrivato dopo due settimane».

BOCCIA: «NESSUNA REGIONE CE L’AVREBBE FATTA DA SOLA»

Il riferimento è alle parole che il ministro Francesco Boccia ha pronunciato a L’Intervista di Maria Latella, su Sky TG24: «Se l’autonomia è sussidiarietà è un conto, se l’autonomia è fare da soli perché si pensa di fare meglio la risposta è ‘no perché crolli’», aveva detto il ministro, «nessuna Regione ce l’avrebbe fatta da sola, sarebbero crollate tutte». E ancora, sulle contestatissime mascherine inviate dal governo alle Regioni: «Se non ci fosse lo Stato non ci sarebbe quasi nulla se non le cose che erano nei depositi, anche abbastanza modesti e piccoli sui territori».

CAPARINI: «IN PIEDI NONOSTANTE IL GOVERNO»

«Ci siamo procurati tutto da soli: unità intensive, medici e dispositivi di protezione individuale», ha rivendicato Caparini. «Ci stiamo producendo le mascherine e ci siamo costruiti gli ospedali. A parte ad accogliere negli aeroporti le squadre di Cuba, Russia, Albania e Polonia arrivate grazie alle nostre relazioni internazionali e a Guido Bertolaso questo governo che ha fatto? Nulla. Adesso lavoriamo tutti a testa bassa, se il governo va in tv lo faccia per spiegare ciò che fa non per polemizzare. La Lombardia sta uscendo dalla crisi malgrado questo governo incapace di gestire l’ordinarietà, figuriamoci l’emergenza».

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Le prossime decisioni del governo sulla quarantena

Il 3 aprile le misure di contenimento saranno prolungate. L'annuncio del ministro Francesco Boccia. Poi, dal 18, si potrebbe iniziare a ripartire. Ma solo a condizione che l'indice di contagio sia sceso sotto l'unità. Prima le aziende, poi ristoranti e bar, quindi le scuole. E controlli stretti su chi rientra dall'estero.

Non era difficile da prevedere, ma ora la notizia comincia ad assumere i canoni dell’ufficialità. L’Italia non uscirà dalla quarantena il 3 aprile, forse comincerà a farlo due settimane dopo, passata una Pasqua in clausura, con una serrata particolarmente rigida. La conferma è arrivata dal ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia: «Le misure in scadenza il 3 aprile inevitabilmente saranno allungate. I tempi li deciderà, come è sempre accaduto, il Consiglio dei ministri sulla base di un’istruttoria che fa la comunità scientifica. Penso che in questo momento parlare di riapertura sia inopportuno e irresponsabile. Tutti noi vogliamo tornare alla normalità, ma prima dobbiamo riaccendere un interruttore per volta».

SENZA FRETTA

Boccia ne ha parlato a L’Intervista di Maria Latella su Sky Tg24. «Voglio dirlo a chi dice di aver fretta, prima mettiamo in sicurezza la sanità e le terapie intensive triplicandole, poi lentamente, ripartendo da alcune attività produttive, riaccendiamo un interruttore per volta. Poi toccherà anche alla popolazione e non escludo che gli scaglioni anagrafici possano essere un metodo».

PROLUNGAMENTO ALMENO FINO AL 18 APRILE

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, il 3 aprile arriverà dunque il prolungamento delle misure di isolamento fino al 18 dello stesso mese. Durante queste due settimane, il governo comincerà a discutere sui criteri per la ripresa delle attività. Che avverrà, però, solo a condizione che l’indice di contagiosità R0 sia inferiore a 1 (meno di un contagiato per ogni malato). Le prime a riaprire dovrebbero essere alcune aziende, fermo restando il rispetto delle misure di sicurezza, tra mascherine e distanziamento sociale. Gli ultimi cancelli a riaprirsi saranno invece quelli dei locali a più alta concentrazione di persone: discoteche, bar, cinema, teatri, persino i ristoranti. A patto di poter garantire il rispetto delle misure di sicurezza. A maggio, poi, si dovrebbe tornare a scuola. Misure strettissime, con controlli, autocertificazioni e isolamento preventivo per chiunque tornerà dall’estero (si attendono circa 300 mila italiani).

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Conte firma il decreto per l’emergenza alimentare

Un nuovo dpcm assegna 400 milioni ai Comuni per chi fatica a fare la spesa. Altri 4,3 miliardi sul fondo di solidarietà.

«Ho appena firmato un dpcm che dispone 4,3 miliardi a valere sul fondo di solidarietà dei Comuni», ha detto il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa a Palazzo Chigi parlando delle misure per fare fronte all’emergenza Coronavirus. “Con ordinanza delle protezione civile aggiungiamo a questo fondo 400 milioni, un ulteriore anticipo che destiniamo ai comuni col vincolo di destinarlo alle persone che non hanno i soldi per non fare la spesa. Da qui nasceranno buoni spesa ed erogazioni di generi alimentari”. Lo dice il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa a Palazzo Chigi.

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Il governo vuole aumentare l’indennità per le partite Iva

L'Inps sta semplificando le procedure per l'erogazione. E in campo scendono anche le banche.

Il governo sta studiando un aumento dell’indennità per le partite Iva che si sono dovute fermare a causa del coronavirus. Il sostegno vale al momento 600 euro ed è stato istituito con il decreto Cura Italia, ma per ora è bloccato, in attesa che l’Inps metta a punto la procedura semplificata tramite Pin semplificato con cui richiederlo per via telematica.

La ministra del Lavoro Nunzia Catalfo, intervistata da Radio Capital, ha spiegato: «Sto emanando un altro decreto ministeriale per tutelare tutti gli autonomi iscritti alle casse di previdenza private. Stiamo scrivendo le nuove misure e sicuramente i 600 euro per le partite Iva saranno confermati. Anzi, è allo studio un aumento. Stiamo prevedendo un indennizzo per coprire tutti i lavoratori».

Il ministero, assieme all’Inps, vuole creare un percorso più veloce per far arrivare i soldi ai cittadini: «Vogliamo farlo attraverso le banche per chi ha un conto corrente o in contanti per chi non ce l’ha. L’Inps sta semplificando le proprie procedure e alle banche sto chiedendo di anticipare la cassa integrazione che poi verrà ripagata dall’Inps».

L’Associazione delle banche italiane si è detta favorevole ad attivare da subito dei prestiti che consentano ai lavoratori sospesi dal lavoro di poter avere un’anticipazione rispetto al pagamento che riceveranno dall’Inps. E i vertici Abi fanno un appello «affinché anche le altre parti coinvolte diano massima e immediata disponibilità a concordare urgentemente le modalità operative».

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Le previsioni di Gualtieri sulla riduzione del Pil italiano nel 2020

Secondo il ministro dell'Economia, la decrescita sarà di «qualche punto percentuale». Un calo «grave ma gestibile e recuperabile».

Si stima una “forte contrazione in marzo, ipotizzando la continuazione delle difficoltà anche in aprile e solo un graduale miglioramento nei due mesi successivi. Il primo semestre” vedrebbe quindi una “elevata contrazione del Pil” che porterebbe a fine anno a una contrazione “nel 2020 di qualche punto percentuale, grave ma gestibile e recuperabile”. Così il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in audizione sul decreto Cura Italia.

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Il governo pensa a multe fino a 4 mila euro per chi viola le norme sul coronavirus

La misura nella bozza del nuovo decreto legge che oggi sarà all'esame del Consiglio dei ministri.

Chi non rispetta le misure di contenimento contro il coronavirus «è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 500 a euro 4.000». È quanto prevede la bozza del nuovo decreto legge, ancora in fase di messa a punto, che il 24 marzo sarà all’esame del Consiglio dei ministri. A quanto si apprende, nel governo c’è chi ritiene sia opportuno abbassare a 2.000 euro la sanzione massima. Prevista inoltre la «chiusura dell’esercizio o dell’attività da cinque a 30 giorni» se si violano gli obblighi previsti per le attività commerciali.

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Conte lavora a un nuovo decreto da 25 miliardi

Rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, un intervento per sostenere i Comuni, il possibile rinnovo dei congedi speciali, gli indennizzi per gli autonomi. Queste alcune delle misure previste. Ma il premier deve trovare i fondi in Ue.

Si fa ancora più salato il conto del coronavirus. Dopo aver esteso la serrata a tutti i servizi non essenziali, il decreto che il governo sta preparando per gli inizi di aprile dovrebbe avere un valore almeno pari al Cura Italia, varato a marzo: già in partenza ci si muove su una ventina di miliardi ma c’è chi ipotizza che servirà di più.

POTREBBERO ESSERCI LE PRIME MISURE PER LA RIPARTENZA

Il “decreto aprile” – che dovrebbe essere varato al massimo entro metà mese – ha l’obiettivo di sostenere imprese e famiglie come fatto a marzo e potrebbe già contenere le prime misure per la ripartenza come una spinta ai cantieri già finanziati e ristori per le aziende danneggiate. Sul quadro economico in cui ci si muoverà, dirà qualcosa di più il Def atteso entro il 10 aprile: il governo ha già chiesto al Parlamento di autorizzare 25 miliardi in deficit e presto potrebbe arrivare una nuova richiesta di sforamento, ma bisogna muoversi con cautela anche perché incidere ancora sul debito potrebbe innescare ripercussioni sui mercati.

LA GUERRA DI CONTE CONTRO LE RESISTENZE DEL NORD EUROPA

Ecco perché il premier Giuseppe Conte, con il ministro Roberto Gualtieri, ha intensificato in queste ore i contatti a livello europeo. Il patto di stabilità è sospeso, il deficit ora non è un problema. La presidente della Commissione Ue Ursula Von Der Leyen ha già messo sul tavolo 11 miliardi: sono fondi strutturali non utilizzati dall’Italia in passato che potranno essere usati senza vincoli. Ma è appena un inizio, di fronte a una frenata economica che si annuncia di entità mai vista dal dopoguerra. Perché il debito non diventi troppo pesante, poter usare la leva dei fondi Ue, a partire dalla richiesta di attivare i Coronabond o un fondo di garanzia “adeguato”, è la priorità. Nel giorno in cui la Germania ha stimato un calo del proprio Pil di almeno un 5% e Confindustria ha lanciato l’allarme per una perdita di 100 miliardi al mese, il premier italiano lavora per infrangere le resistenze dei leader del Nord Europa per ottenere almeno, se non i Coronabond, l’accesso all’utilizzo dei fondi del Mes senza condizionalità o un altro fondo di vasta portata per aiutare la sanità e i cittadini degli Stati membri. È cruciale per l’intervento che il governo sta immaginando.

RIFINANZIAMENTO DELLA CASSA INTEGRAZIONE E INDENNIZZI PER GLI AUTONOMI

Un intervento che dovrebbe prevedere un rifinanziamento della cassa integrazione in deroga, per coprire le nuove aziende che hanno dovuto chiudere, un intervento per sostenere i Comuni, il possibile rinnovo dei congedi speciali, gli indennizzi per gli autonomi. L’entità delle misure dipenderà dalla durata dello stop di fabbriche e scuole. E si vedrà nei prossimi giorni anche quanti soldi ci sono in cassa, grazie a chi non ha approfittato dello stop delle tasse e a marzo ha pagato: non sono pochi, ha detto fiducioso il ministro Gualtieri. Il governo lavora anche a un ampliamento della Golden power: l’idea è proteggere da eventuali speculazioni tutte le aziende quotate in borsa, grandi e piccole. Ma si sta studiando l’intervento, atteso nei prossimi giorni, tenendo conto anche delle diverse sensibilità della maggioranza.

CONTE INCONTRA LE OPPOSIZIONI

Intanto il 23 marzo Conte ha parlato con le opposizioni convocate a Palazzo Chigi dopo l’escalation di polemiche dei giorni precedenti. Il 26 il premier è atteso in parlamento per riferire sulla gestione dell’emergenza coronavirus. Entro inizio maggio le Camere devono convertire in legge il decreto Cura Italia, che accorperà tutte le misure economiche finora adottate. Quel testo sarà aperto ad alcune modifiche, ad esempio sul tema degli autonomi.

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Il governo vara un’ordinanza per bloccare gli spostamenti Nord-Sud

Il divieto è valido dal 22 marzo. Salvo «comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza o per motivi di salute». Non si potrà partire né con mezzi pubblici né privati. E le stazioni saranno presidiate.

Un ulteriore giro di vite. Il ministero dell’Interno e quello della Salute hanno emanato un’ordinanza che, a partire dal 22 marzo e con effetto fino all’entrata in vigore di un nuovo decreto del presidente del Consiglio vieta a tutti di «trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in Comune diverso da quello in cui si trovano», salvo che «per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza o per motivi di salute». La notizia è stata riportata in esclusiva dal Corriere della Sera. L’obiettivo è quello di arrestare l’esodo da Nord a Sud cominciato a partire dall’8 marzo, che ha costretto diverse regioni del Meridione ad adottare misure di sicurezza speciali. Anche le stazioni saranno presidiate per i controlli.

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Le opposizioni chiedono di riaprire il parlamento per il coronavirus

Tutti contro Conte. Renzi: «Questo non è il Grande Fratello». Salvini: «Basta coi decreti annunciati di notte e che poi la mattina dopo non ci sono». Meloni: «Basta smanie di protagonismo».

All’indomani della diretta Facebook con cui il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha annunciato le nuove restrizioni anti Coronavirus, l’opposizione torna a far sentire la sua voce. Il ritornello, pronunciato all’unisono da più voci, è lo stesso: riaprire le Camere. Lo dice Matteo Renzi, che su Twitter aggiunge «si facciano conferenze stampa, non show su Facebook: questa è una pandemia, non il Grande Fratello». Lo ribadiscono Salvini e Meloni.

L’APPELLO DI SALVINI A MATTARELLA

«Chiediamo ufficialmente al presidente Mattarella di convocare tutte le opposizioni unite», ha detto il leader della Lega in un video su Facebook, «vogliamo fortemente, con il cuore e con la testa, dare il nostro contributo. Non vorremmo che qualcuno sottovalutasse anche l’emergenza economica, dopo aver sottovalutato quella sanitaria».

«CERTE SCELTE VANNO PRESE INSIEME»

Salvini ha attaccato il governo: «Non è possibile andare avanti così, con decreti annunciati di notte e che poi la mattina non ci sono e lasciano mezzo Paese nel caos, occorre chiarezza e il coinvolgimento di tutti, occorre riaprire il parlamento perché certe scelte vanno prese tutte insieme, non da soli in una stanza a mezzanotte», ha detto il leader leghista. «Se non ci ascolta qualcuno al governo ci faremo ascoltare dal presidente della Repubblica. L’Italia ha bisogno di tutti, non solo di qualcuno, ha bisogno di certezze, non di annunci su Facebook dati la notte e smentiti la mattina dopo».

MELONI: «GOVERNO NON IN GRADO»

Sulla stessa lunghezza d’onda Giorgia Meloni: «Con l’ennesima puntata de ‘il decreto’, il governo Conte dimostra di non essere in grado di gestire l’emergenza», ha detto la leader di Fratelli d’Italia chiedendo «la convocazione immediata e ad oltranza del parlamento. Basta smanie di protagonismo: è il momento di mettere insieme tutte le energie migliori per affrontare questa frase complessa. L’Italia è nel caos ci sono migliaia di aziende, lavoratori e famiglie che aspettano risposte e il parlamento non si riunisce da oltre due settimane perché Conte vuole fare tutto da solo. Noi diciamo basta».

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Coronavirus, il governo chiude le aziende non strategiche

Nuova stretta dell'esecutivo dopo una giornata convulsa, tra i numeri sempre più allarmanti e il pressing di sindacati e opposizioni. Le parole di Conte.

Chiudere ogni attività produttiva non essenziale e strategica. È questo l’ultimo passo annunciato il 21 marzo dal premier Giuseppe Conte nella lotta al coronavirus. Continueranno a operare soltanto le fabbriche «indispensabili a garantirci beni e servizi essenziali». Resteranno aperti inoltre supermercati, negozi alimentari, farmacie e parafarmacie. Rimarranno operativi, allo stesso modo, servizi bancari e assicurativi e trasporti. Sono «misure severe, ne sono consapevole, ma non abbiamo alternative», ha detto Conte. «In questo momento dobbiamo resistere, perché solo così riusciamo a tutelare noi stessi».

I COLLOQUI CON LE PARTI SOCIALI

La stretta del governo è arrivata al termine di una giornata in cui le vittime hanno raggiunto il picco massimo, 793 (546 solo in Lombardia), portando il totale a 4.825. I malati sono diventati 42.681 (4.821 in più rispetto al 20 marzo). Nel pomeriggio, Conte ha avuto un colloquio in videoconferenza con i sindacati – che gli hanno chiesto «di valutare la possibile necessità di misure ancor più rigorose di sospensione delle attività non essenziali in questa fase per il nostro Paese» – e i rappresentanti delle imprese. In seguito, il premier s’è confrontato con i capi delegazione dei partiti di maggioranza.

LE ORDINANZE DI LOMBARDIA E PIEMONTE

Mentre Palazzo Chigi valutava ulteriori strette, il governatore lombardo Attilio Fontana e quello del Piemonte Alberto Cirio firmavano delle ordinanze per bloccare tutto. Nel caso della Lombardia uffici pubblici, studi professionali, cantieri, attività all’aperto. «Le nostre autorità sanitarie», ha detto Fontana, «ci impongono di agire nel minor tempo possibile. La situazione non migliora anzi, continua a peggiorare». Gli ha fatto subito eco Cirio: «Chiudiamo tutto quello che è possibile, in base ai poteri delle Regioni. Questa è la più grande emergenza dal dopoguerra».

FINO A 5 MILA EURO DI AMMENDA PER CHI SGARRA

In Lombardia l’ordinanza raccomanda ai gestori di supermercati, farmacie, luoghi di lavoro, a partire dalle strutture sanitarie e ospedaliere, di «provvedere alla rilevazione della temperatura corporea». Disposta anche la chiusura di tutte le strutture ricettive, ad esclusione di quelle legate alla gestione dell’emergenza. Vietate le attività motorie svolte all’aperto, anche singolarmente, se non nei pressi delle proprie abitazioni. E per chi non rispetta il divieto di assembramento nei luoghi pubblici, scatterà un’ammenda fino a 5 mila euro. L’ordinanza del Piemonte vieta l’assembramento di più di due persone nei luoghi pubblici; i mercati saranno possibili solo dove sarà garantito il contingentamento degli accessi, l’accesso agli esercizi commerciali sarà limitato ad un solo componente per famiglia. Novità anche sul versante dei giochi. L’Agenzia per le Dogane e i Monopoli ha sospeso il Lotto e il Superenalotto. La decisione, riportata in una circolare, riguarda tutte le lotterie e le slot machine.

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Il virus non rallenta: cresce il pressing su Conte per una stretta

Oltre 790 morti in un giorno. Sindacati e opposizioni chiedono al governo misure più severe. E anche il M5s si dice favorevole. Mentre la Lombardia ferma i cantieri e vieta l'attività fisica all'aperto.

Il giorno più nero, per l’Italia e per la sua Regione più colpita dall’emergenza coronavirus, la Lombardia. Il 21 marzo il numero di nuovi decessi registrato in 24 ore ha fatto segnare un record su entrambi i fronti. E, mentre aumentano i timori per un contagio che non accenna a fermarsi, cresce anche il pressing sul governo affinché adotti misure più severe.

LA LETTERA DEI SINDACATI A CONTE

Il coro è pressoché unanime. I sindacati hanno scritto una lettera al premier Giuseppe Conte chiedendogli «di valutare la possibile necessità di misure ancor più rigorose di sospensione delle attività non essenziali in questa fase per il nostro Paese». All’interno del governo, fonti del M5s fanno sapere che rispetto all’adozione di ulteriori misure restrittive, in particolare per le aree maggiormente colpite dal coronavirus, «non solo c’è piena disponibilità, ma un orientamento assolutamente favorevole». Le stesse fonti fanno notare come «esternazioni che vanno in questa direzione stanno giungendo a più riprese, a partire dal capo politico Vito Crimi e da tutti i parlamentari lombardi M5s, che ieri hanno scritto a palazzo Chigi» proprio per sollecitare nuove misure.

IL CENTRODESTRA IN PRESSING SUL PREMIER

Sul fronte dell’opposizione, il centrodestra è in pressione sull’esecutivo: «L’emergenza in Lombardia sta raggiungendo livelli ingestibili per il sistema sanitario che, nonostante tutte le implementazioni, sta arrivando al limite di capienza e di efficienza delle cure», si legge in una nota dei senatori lombardi di Lega, Forza Italia e FdI. «È necessario intraprendere misure eccezionali. Sosterremo la Regione in tutte le misure restrittive che deciderà di adottare. Ci appelliamo al governo affinché collabori attivamente dando risposte certe e celeri alle richieste puntuali avanzate dal presidente Fontana».

IL GIRO DI VITE DI FONTANA

Proprio il governatore lombardo Fontana, la sera del 21 marzo, ha disposto con un’ordinanza la sospensione in Regione dell’attività degli uffici pubblici, delle attività degli studi professionali, il fermo delle attività nei cantieri e divieto di praticare sport e attività motorie svolte all’aperto, anche singolarmente.

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La nuova stretta del governo per arginare l’epidemia di coronavirus in Italia

Resta consentito fare attività motoria all'aperto da soli, ma nei pressi della propria abitazione. Le misure valide fino al 25 marzo.

Il governo, in data 20 marzo 2020, ha emanato una nuova ordinanza con misure più restrittive per tentare di arginare l’epidemia di coronavirus in Italia. I nuovi provvedimenti, che si sommano a quelli già in vigore, esistenti, sono validi dal 21 marzo al 25 marzo, quando scadrà il decreto che aveva imposto il distanziamento sociale e la chiusura di bar e negozi.

Ecco in sintesi queli sono i nuovi divieti:

  • Vietato l’accesso del pubblico ai parchi, alle ville, alle aree gioco e ai giardini pubblici;
  • Resta consentito svolgere individualmente attività motoria nei pressi della propria abitazione, purché comunque nel rispetto della distanza di almeno un metro da ogni altra persona
  • Non è consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto

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Conte invoca lo scudo del Mes contro la crisi da coronavirus

«Aprire una linea di credito dell'Esm per tutti gli Stati membri, in modo da aiutarli a combattere le conseguenze dell'epidemia di Covid». Gentiloni: «Logica condivisibile». Scettico Crimi.

«Il Fondo salva-stati è stato creato con un diverso tipo di crisi in mente, dunque adesso deve essere adattato alle nuove circostanze»: non ha dubbi Giuseppe Conte che in un’intervista al Financial Times chiede l’attivazione del Mes e della sua potenza di fuoco da 500 miliardi di euro per rispondere all’emergenza coronavirus. Secondo il premier italiano, «la strada da seguire è quella di aprire una linea di credito dell’Esm per tutti gli Stati membri, in modo da aiutarli a combattere le conseguenze dell’epidemia di Covid, sulla base della condizione della piena responsabilità da parte di ciascun Paese sul modo in cui vengono spese le risorse».

GENTILONI: «LA LOGICA DI CONTE È CONDIVISIBILE»

Intervistato da Radio Anch’io, il commissario agli affari economici Paolo Gentiloni si è schierato dalla parte di Conte: «La sua logica è assolutamente condivisibile. Le modalità con cui si può fare un’operazione di questo genere sono legate alla discussione su questi eurobond, cioè su strumenti che si costruiscono sul mercato e sono a disposizione per tutti i Paesi», ha detto. D’altronde la crisi «riguarda tutti», e che visto «che abbiamo strumenti coordinati dobbiamo provare ad usarli». L’ex capo del governo italiano ha poi spiegato che gli eurobond, o Coronabond, «devono essere lanciati da strutture finanziarie perché sono titoli finanziari europei. La struttura più adatta per lanciarli è il Mes». Ma a livello di dibattito «non ci siamo ancora, è inutile dire cose che non sono ancora nelle decisioni prese, la discussione deve andare avanti. Temo che con l’evoluzione della pandemia aumenterà anche la consapevolezza di tutti che bisogna reagire anche con strumenti finanziari». Secondo Gentiloni, infatti, la dimensione della risposta comune ancora non è adeguata: «Si fa fatica a capire che non è una crisi soltanto di uno o di pochi».

CRIMI: «NON CREDO NEL FONDO SALVA-STATI»

Più scettico invece Vito Crimi. «Il ricorso al Mes senza condizionalità? Purtroppo non ci credo», ha detto il capo politico del Movimento 5 Stelle a Radio 1.

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Il governo valuta il divieto assoluto di attività sportive all’aperto

Il ministro Spadafora: «Se l'appello di restare a casa non sarà ascoltato, saremo costretti».

«Credo che nelle prossime ore bisognerà prendere in considerazione la possibilità di porre il divieto completo di attività all’aperto». Il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, intervistato dal Tg1 sulle misure per arginare la pandemia da coronavirus, ha detto il governo è pronto ad agire con un’ulteriore stretta: «Abbiamo lasciato questa opportunità perché ce lo consigliava anche la comunità scientifica. Ma se l’appello di restare a casa non sarà ascoltato, saremo costretti a un divieto assoluto».

Per quanto riguarda lo sport professionistico, Spadafora non si è sbilanciato: «Ritengo che la Serie A possa riprendere a giocare il 3 maggio, almeno questo è quello che speriamo. Valuteramo poi se a porte aperte o chiuse, dipenderà dalla situazione. Poi ci saranno le competizioni europee che si incroceranno col calendario».

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Cosa c’è nel decreto Cura Italia approvato dal governo

Misure per circa 25 miliardi: tre sono destinati al sistema sanitario, 10 al sostegno al reddito dei lavoratori. Cassa integrazione in deroga per tutti i settori, agli autonomi un'indennità di 600 euro. Stop ai licenziamenti per due mesi. Conte: «Nessuno deve sentirsi abbandonato, lo Stato c'è».

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto Cura Italia, con le misure economiche più urgenti per fronteggiare la pandemia di coronavirus nel mese di marzo. Il pacchetto – composto da oltre 100 articoli – vale circa 25 miliardi di euro. «Nessuno deve sentirsi abbandonato», ha detto il premier Giuseppe Conte, «lo Stato c’è». E ad aprile ci sarà un nuovo provvedimento.

🔴 In diretta da Palazzo Chigi

Posted by Giuseppe Conte on Monday, March 16, 2020

Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha elencato le misure principali: «Tre miliardi per il sistema sanitario, 10 miliardi per il sostegno al reddito dei lavoratori. Gli ammortizzatori sociali vengono estesi anche agli stagionali, per un importo mensile di 600 euro. Estendiamo il congedo parentale e introduciamo i voucher baby sitter da 600 euro per i genitori». Previsto inoltre un bonus di 100 euro in più in busta paga per i lavoratori che non possono fare smart working.

Prima di lasciare la conferenza stampa per partecipare all’Eurogruppo, il ministro Gualtieri ha sottolineato altri punti del decreto: «Una fortissima iniezione di liquidità nel sistema bancario, che potrà mobilitare 340 miliardi di finanziamenti. La sospensione dei mututi sulla prima casa per chi è in difficoltà, l’erogazione di garanzie pubbliche sui prestiti e la sospensione delle imposte». Infine il decreto contiene una serie di norme specifiche per dare ossigeno ai settori più colpiti dalle conseguenze della pandemia, incluso il trasporto merci.

Nel lungo elenco di articoli figurano poi: il rinvio del pagamento dei contributi Inps per il lavoro domestico. Lo stop ai licenziamenti per due mesi. La cassa integrazione in deroga allargata a tutti i settori, mentre agli autonomi sarà riconosciuta un’indennità una tantum di 600 euro per il mese di marzo.

Il decreto stabilisce inoltre che tutti gli adempimenti fiscali e contributivi in scadenza lunedì 16 marzo siano sospesi. L’appuntamento è rinviato a venerdì 20 marzo. Ma per imprese, autonomi e professionisti che sono sotto i 2 milioni di ricavi, l’appuntamento è rinviato al 31 maggio con pagamento in un’unica soluzione o rateizzabile in cinque rate.

Il decreto rinvia poi al 30 giugno anche tutti gli adempimenti tributari, diversi dai versamenti e diversi dall’effettuazione delle ritenute alla fonte e delle trattenute relative all’addizionale regionale e comunale, che ricadono dall’8 marzo al 31 maggio 2020. È il caso della dichiarazione annuale Iva. Restano escluse dal rinvio le comunicazioni dei dati relativi al 730 precompilato e quelle degli oneri detraibili in scadenza il 31 marzo.

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Cosa prevede la bozza di decreto anti-Coronavirus del 15 marzo

Una tantum di 500 euro agli autonomi, premio di 100 euro a marzo per chi è rimasto a lavorare in sede, congedo parentale al 50% e credito di imposta per i commercianti. Ecco le misure al vaglio del Consiglio dei ministri.

Centotredici articoli su sanità, famiglie, imprese, lavoratori. Ma anche aiuti specifici per il turismo e spinta alla produzione italiana di mascherine. Ecco la nuova bozza del decreto anti-Coronavirus del 15 marzo. Il testo, sottolineano fonti di governo, è ancora soggetto a revisione e dunque suscettibile di modifiche: sarà vagliato anche dai tecnici nel pre-consiglio previsto alle 16, prima di arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri in serata.

DEBITO FINO A 25 MILIARDI

Contro l’emergenza, il governo potrà emettere nuovo debito fino a un massimo di 25 miliardi. «Al fine di reperire le risorse per assicurare la liquidità necessaria all’attuazione degli interventi di cui al presente decreto», si legge nelle disposizioni finanziarie, «è autorizzata l’emissione di titoli di Stato per un importo fino a 25.000 milioni di euro per l’anno 2020». Lo stesso articolo fa comunque riferimento anche ad altri fondi di copertura senza al momento indicare però gli importi.

1,15 MILIARDI ALLA SANITÀ E 1,5 ALLA PROTEZIONE CIVILE

Il decreto anti-coronavirus destina 1,15 miliardi al finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard e 1,5 miliardi al Fondo per le emergenze nazionali istituito presso la Protezione civile.

50 MILIONI PER GUANTI E MASCHERINE NELLE AZIENDE

Arrivano fondi per 50 milioni a Invitalia da distribuire alle imprese per l’acquisto di guanti e mascherine. Le risorse saranno trasferite dall’Inail a Invitalia entro il 30 aprile. Previsto anche un credito d’imposta del 50% per le spese sostenute da chi ha attività d’impresa per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti di lavoro, fino a massimo 20 mila euro.

MASCHERINE CHIRURGICHE PRODOTTE IN DEROGA

È consentito produrre mascherine chirurgiche in deroga alle vigenti norme. Le aziende produttrici che intendono avvalersi della deroga devono inviare all’Iss autocertificazione sulle caratteristiche tecniche delle mascherine,rispettando tutti i requisiti di sicurezza. L’Iss in 2 giorni si pronuncia circa la rispondenza delle mascherine alle norme vigenti. Confermati anche gli incentivi a fondo perduto alle imprese che già le producono.

QUASI 5 MILIARDI PER GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI

Arrivano quasi 5 miliardi per gli ammortizzatori sociali, concessi per tutti per 9 settimane. Si prevedono circa 1,3 miliardi per la Cig ordinaria e per trasformare in ordinaria la Cigs (338 milioni). Altri 3,3 miliardi serviranno per l’estensione della cassa in deroga ai settori attualmente non coperti, compresi agricoltura e pesca. Resta escluso il lavoro domestico.

UN FONDO PER IL REDDITO DI ULTIMA ISTANZA

Arriva un «fondo per il reddito di ultima istanza» per i lavoratori danneggiati. La misura prevede una forma di sostegno al reddito per lavoratori dipendenti e autonomi, che abbiano cessato, ridotto o sospeso la loro attività e che nel corso del 2019 non avevano guadagnato più di 10 mila euro. Per sostenerli viene istituito un fondo da 200 milioni per l’erogazione di una indennità nel 2020. Sarà il ministero del Lavoro a definire i criteri.

UNA TANTUM DI 500 EURO AGLI AUTONOMI

Agli automi sarà riconosciuta una indennità una tantum di 500 euro. L’indennità è prevista per professionisti e collaboratori, per gli stagionali, i lavoratori del turismo e delle terme, dell’agricoltura e anche per i lavoratori dello spettacolo.

PREMIO DI 100 EURO PER I DIPENDENTI IN SEDE

Un premio di 100 euro per il mese di marzo 2020 ai lavoratori dipendenti, pubblici e privati, che abbiano continuato a lavorare nella sede di lavoro. Il premio spetta a chi guadagni non più di 40 mila euro l’anno ed è esentasse. Viene rapportato ai giorni di lavoro in sede e viene dato in via automatica dal datore di lavoro, se possibile nella busta paga di aprile o comunque entro il conguaglio di fine anno.

CONGEDI PARENTALI AL 50%

Arrivano i congedi per i genitori che hanno figli sotto i 12 anni costretti a casa dalla chiusura delle scuole. I congedi ‘speciali’ saranno validi dal 5 marzo per tutti i dipendenti. L’indennità sarà di massimo 15 giorni da utilizzare tra mamma e papà non contemporaneamente, e sarà pari al 50% della retribuzione. Lo prevede l’ultima bozza del decreto suscettibile di modifiche. Nessun limite di età in caso di figli disabili. Sarà poi riconosciuto un congedo speciale non retribuito ai dipendenti con figli tra 12 e 16 anni.

BONUS BABY SITTER DA 600 EURO

In alternativa ai congedi parentali, i genitori lavoratori dipendenti con figli sotto i 12 anni potranno richiedere i voucher baby-sitter. Il bonus per l’acquisto di servizi di baby-sitting è previsto «nel limite massimo complessivo di 600 euro e viene erogato mediante il libretto famiglia». Il voucher sale a 1000 euro per medici, infermieri, tecnici sanitari e ricercatori.

CREDITO DI IMPOSTA AL 60% PER L’AFFITTO DEI NEGOZI A MARZO

Arriva un credito d’imposta del 60% degli affitti di marzo di negozi e botteghe. Lo prevede la bozza del decreto anti-Coronavirus, ancora suscettibile di modifiche. Lo sconto fiscale non si applica alle attività che sono state identificate come essenziali, tra cui farmacie, parafarmacie e punti vendita di generi alimentari di prima necessità e che sono rimaste aperte.

IL PREFETTO PUÒ REQUISIRE GLI HOTEL PER LA QUARANTENA

Il prefetto può requisire strutture alberghiere, ovvero altri immobili idonei, per ospitarvi le persone in sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario o in permanenza domiciliare. Il capo della Protezione civile può inoltre requisire in uso o in proprietà, da ogni soggetto pubblico o privato, «presidi sanitari e medico-chirurgici, nonché beni mobili di qualsiasi genere», per fronteggiare l’emergenza Coronavirus. Sono previsti indennizzi.

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Coronavirus, le cose da sapere sul decreto del 15 marzo

In arrivo misure da 16 miliardi che prevedono anche lo stop ai mutui, il rinvio delle scadenze fiscali e l'estensione della cassa integrazione in deroga a tutte le categorie.

Quasi 16 miliardi. Il maxi-decreto del governo per arginare l’impatto del Coronavirus sull’economia, sembra destinato a crescere ben oltre gli annunciati 12 miliardi. Le misure sono attese sul tavolo del consiglio Consiglio dei ministri previsto domenica 15 marzo. Tavolo che per la prima volta potrebbe svolgersi in scala ridotta con pochi ministri o addirittura in videoconferenza. Quattro i grandi capitoli del provvedimento: sanità; lavoro, con misure che vanno dagli ammortizzatori sociali alla fornitura di mascherine fino al supporto del turismo; sostegno alla liquidità di famiglie e imprese; rinvio delle scadenze fiscali e burocratiche. Dovrebbero essere accolte anche proposte dell’opposizione come stop ai pedaggi per gli autotrasportatori: il governo punta a un’ampia condivisione.

SEGUIRANNO MISURE PER LA RIPARTENZA

Dopo la nottata delle trattative con sindacati e imprese per il protocollo sul lavoro, il premier Giuseppe Conte è impegnato con il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri al varo di un decreto legge dell’entità di una manovra. Un primo intervento, cui accompagnare in una seconda fase una serie di misure per la ripartenza che dovrebbero andare dallo sblocco dei cantieri ai ristori per le aziende più colpite dalla crisi.

RINVIO DELLE SCADENZE FISCALI

Da subito arriveranno il rinvio delle scadenze fiscali del 16 marzo e anche, annuncia l’Inps, la proroga del termine per il versamento dei contributi previdenziali. Il governo sarebbe pronto a varare anche un pacchetto di ammortizzatori sociali con l’estensione della cassa integrazione in deroga a tutte le categorie. E ci sarebbe poi un corposo sostegno alla sanità (si ipotizzano due miliardi e oltre). Sembra tramontare l’ipotesi di separare le misure per la sanità dagli altri interventi. Anzi, il maxi-decreto, una volta arrivato in Parlamento dovrebbe assorbire, attraverso un emendamento, tutti gli altri decreti approvati finora per fronteggiare l’emergenza coronavirus, in modo da consentire alle Camere di ridurre al minimo i lavori, in un momento in cui una parte dei parlamentari spinge per consentire, come mai avvenuto nella storia repubblicana, almeno in commissione le votazioni a distanza.

FONDI PER LA DISTRIBUZIONE GRATUITA DI MASCHERINE AI LAVORATORI

L’obiettivo è comunque coinvolgere il più possibile l’opposizione, provando a sminare polemiche quotidiane come quella di Matteo Salvini che accusa la Protezione civile di non distribuire abbastanza mascherine e torna a puntare il dito contro gli sbarchi di migranti. La produzione e fornitura di mascherine e disinfettanti è uno dei fronti su cui il governo più spinge: dovrebbero arrivare fondi per la distribuzione gratuita ai lavoratori ma soprattutto c’è il tentativo, affidato al commissario Domenico Arcuri, di intensificare la produzione in Italia di mascherine per tutta la popolazione.

RINVIO DEI MUTUI PER FAMIGLIE E IMPRESE

L’altro capitolo corposo, che si va definendo in queste ore, è quello del rinvio dei mutui per le famiglie e le imprese: i partiti premono perché la sospensione valga per tutti ma i criteri sono ancora in via di definizione. Per gli autonomi arriverà un indennizzo, diretto o attraverso le casse professionali, che potrebbe valere fino a un tetto di reddito.

NUOVE RISORSE PER GESTIRE L’EMERGENZA ALITALIA

Arrivano anche nuove risorse per gestire l’emergenza di Alitalia, aggravata dalle riduzioni dei voli a causa del coronavirus, e la creazione di una newco pubblica per prendere in affitto la parte aviation.

BRACCIALETTI ELETTRONICI PER I CARCERATI

Per le carceri le risorse potrebbero salire a 20 milioni ed è allo studio l’ipotesi di più braccialetti elettronici per alleggerire gli istituti di pena.

CONGEDI E BONUS BABY SITTER IN ALTERNATIVA ALLO SMART WORKING

Ancora da definire anche il capitolo per le famiglie, con il pacchetto di congedi e bonus baby sitter che potrebbero essere alternativi allo smart working.

RINVIO DELLA SCADENZA DELLA TARI

Dovrebbero anche arrivare norme per i comuni e un corposo pacchetto di rinvii di scadenze, dalla Tari ai documenti d’identità. Dovrebbe essere invece affrontato in un secondo momento il tema del rinvio del referendum e delle amministrative.

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Il governo valuta una riduzione delle bollette per tutto il 2020

La misura è nella bozza del nuovo decreto che contiene gli interventi economici per fronteggiare gli effetti della pandemia. Ci sono anche gli ammortizzatori sociali e la sospensione delle imposte per i settori più colpiti.

Una riduzione delle bollette per tutto il 2020, da attuare attraverso un intervento sugli oneri di sistema. È una delle ipotesi che il governo sta valutando per dare un sostegno a famiglie e imprese, con una norma da inserire nel nuovo decreto che contiene le misure economiche per fronteggiare la pandemia da coronavirus. Nella bozza ci sono anche i fondi per gli ammortizzatori sociali e la sospensione delle imposte per i settori più colpiti, a partire da turismo e spettacolo.

Inoltre, per sostenere la liquidità di famiglie e imprese, il governo progetta di stanziare 3,8 miliardi di euro attraverso il sistema bancario. Si prevedono il potenziamento del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese (1 miliardo), la garanzia dello Stato sulla moratoria per le rate dei prestiti e dei mutui (fino a 2 miliardi), e l’incentivo alla cessione dei crediti deteriorati tramite la conversione delle attività fiscali differite per 850 milioni.

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