Coronavirus, il piano per la ripartenza del Comune di Milano

Il documento è aperto al contributo dei cittadini. Servizi essenziali raggiungibili a piedi in 15 minuti. La proposta per bar e ristoranti: tavolini a bordo strada, anche al posto dei parcheggi. E limite di velocità a 30 km orari.

Il Comune di Milano ha messo a punto un piano per la ripartenza delle attività produttive e commerciali in vista del 4 maggio, quando in tutta Italia inizierà la fase 2 dell’epidemia di coronavirus, caratterizzata dal passaggio dalle strategie di contenimento alle misure per consentire una convivenza capace di ridurre i rischi di contagio.

Il documento – Milano 2020. Strategia di adattamento – è aperto al contributo dei cittadini ed è stato presentato in diretta streaming dalla Giunta guidata dal sindaco Beppe Sala. In generale, si punta su una riorganizzazione dei tempi e degli spazi della città: dalla ridefinizione dell’uso delle strade e degli spazi pubblici all’aumento degli spostamenti in bicicletta e con mezzi non inquinanti, fino alla riscoperta della dimensione di quartiere senza creare assembramenti, con l’obiettivo di rendere raggiungibili a piedi in 15 minuti tutti i servizi essenziali.

E poi: limite di velocità a 30 km orari diffuso in tutta la città, dando la possibilità a bar e ristoranti di mettere i tavolini anche in sostituzione dei posti auto o al margine della carreggiata. L’obiettivo è valorizzare lo spazio pubblico per consentire ai locali di poterlo sfruttare al meglio, rispettando le norme sul distanziamento sociale.

Purtroppo, però, nella giornata del 24 aprile Milano deve fare i conti con una nuova risalita dei contagi. Nell’area metropolitana si registrano in totale 17.689 positivi con un aumento di 412 nuovi casi, di cui 246 concentrati a Milano città. Il 23 aprile c’erano stati 277 nuovi casi in provincia e 105 nel capoluogo.

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Sala risponde a Gallera: in regola il 95% dei milanesi controllati

Il sindaco si dissocia «dalla retorica del cittadino indisciplinato che si fa gli affari suoi». E a Regione Lombardia chiede più tamponi, mascherine e test sierologici.

Botta e risposta a distanza tra il sindaco di Milano Giuseppe Sala e Regione Lombardia sulla gestione dell’emergenza coronavirus. Soprattutto dopo i dati preoccupanti di lunedì 13 aprile, con 481 positivi in più nella sola provincia di Milano di cui 296 in città (contro i 193 di domenica).  

SALA RISPONDE A GALLERA

«Se qualcuno pensa che c’è troppa gente in giro, deve fare una cosa molto semplice: facciano una nuova ordinanza che tenga più persone a casa, tutto qui», ha detto Sala nel video quotidiano postato sulle pagine social, rispondendo così all’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera che il giorno prima aveva scaricato la responsabilità del peggioramento al comportamento poco virtuoso dei cittadini.

IL 95% DEI MILANESI FERMATI ERA IN REGOLA

«Ieri mattina», ha aggiunto il sindaco, «sono stato in giro per la città con la Polizia locale a vedere come vengono fatti i controlli e il pomeriggio mi sono messo in casa a guardare i dati dei controlli di ieri e dei giorni precedenti: più del 95% delle persone fermate sono in regola, questa è la realtà». Sala si è quindi dissociato «da questa retorica del milanese indisciplinato che si fa gli affari suoi, non è così».

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IL SINDACO CHIEDE MASCHERINE, PIÙ TAMPONI E TEST SIEROLOGICI

Il sindaco ha chiesto più mascherine, «molti più tamponi» e test sierologici. «Tra parentesi leggo che Regione Lombardia dichiara che dal 21 di aprile si faranno 20 mila test al giorno. Bene, dove? In altre province ma non Milano. Ma come, il problema non è Milano?». E, ancora: «Rendiamoci conto, il nostro compito, il nostro credo deve essere quello relativo al prendersi cura, a partire dai più poveri, da chi sta in periferia o vive in una casa popolare, a partire dai nostri vecchietti nelle Rsa. Questo è quello che bisogna fare».

MAJORINO: «UNA INSOPPORTABILE VERGOGNA»

Al sindaco si è aggiunto l’europarlamentare milanese del Pd Pierfrancesco Majorino. Che su Twitter attacca la Regione che «si scorda di parlare della tragedia delle case di riposo o del fatto che ci sono persone che convivono con positivi a cui nessuno fa il tampone. Che insopportabile vergogna»

MILANO 2030 CHIEDE LA NOMINA DI UN COMMISSARIO PER LA SANITÀ LOMBARDA

Intanto Milano 2030, una rete di associazioni, movimenti e partiti della sinistra milanese (da Articolo Uno Milano Metropolitana a Medicina Democratica e SinistraXMilano), denuncia gli errori della Giunta Fontana e chiede con una petizione online la nomina di un commissario ad acta per la Sanità.

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Senza Salone del mobile Fiera Milano tira la cinghia

L'attività frena e a quanto risulta a Lettera43.it a breve verrà proposta ai dipendenti la cassa integrazione a rotazione. Ma non si ferma l'iter delle nomine. Decisa la riconferma dell'ad Curci.

«Saremo tutti, dai dipendenti ai dirigenti, chiamati a fare dei sacrifici». La lettera inviata ai dipendenti di Fiera Milano la scorsa settimana, dopo l’annuncio dell’annullamento del Salone del Mobile, ha allertato un po’ tutto l’organigramma dell’ente fieristico controllato dalla Fondazione e quindi anche da Regione Lombardia.

Del resto dopo l’annuncio di venerdì 27 marzo il titolo di Fiera è sceso a 2,5 euro in Borsa.

E a quanto risulta a Lettera43.it nel giro di pochi giorni l’azienda a controllo pubblico inizierà a proporre la cassa integrazione a rotazione.

L’ITER DELLE NOMINE PROCEDE

Ma se i tagli iniziano già a farsi sentire e l’attività frena, quello che non si ferma è l’iter per le nomine. Il consiglio di amministrazione è in scadenza. Ma al contrario delle altre partecipate pubbliche l’assemblea del 20 aprile non è stata rinviata. L’ultimo Dpcm del governo Conte ha infatti dato la possibilità di spostare a luglio gran parte delle assemblee. Fiera ha deciso di non farlo.

DECISA LA RICONFERMA DELL’AD CURCI

Giovedì 26 marzo sono state presentate le liste e tutto prosegue senza contraccolpi. Decisa la riconferma dell’ad Fabrizio Curci, anche se da qualche mese l’Orac, il comitato di vigilanza di Regione Lombardia presieduto da Giovanni Canzio, ex presidente della Corte di appello di Milano, ha avviato approfondimenti sul suo stipendio che, come già riportato da Lettera43.it in un articolo del 17 febbraio, tra compenso di funzione, Mbo, e incentivazione azionaria, supera gli 1,7 milioni annui. Una cifra considerevole per un ente fieristico, ben superiore anche a quella di altri Ceo lombardi di società controllate da enti pubblici. Ma per ora non si va oltre.

L’ADDIO DI CAPRIO E CORBARI

Enrico Pazzali, nominato lo scorso anno alla presidenza della Fondazione, vuole dare continuità al mandato. E per di più la Lega di Matteo Salvini sta subendo nomine di area vicina al Partito democratico. Il Carroccio non riesce a farsi sentire nell’accordo tra il governatore Attilio Fontana e il sindaco Beppe Sala. Quindi il consiglio di amministrazione rimarrà di fatto inalterato. Le uniche novità sono l’addio del presidente Lorenzo Caprio e del consigliere Giampiero Corbari. La presidenza è stata affidata al direttore finanziario di Fondazione Antonio Caorsi. Tra le new entry Anna Gatti, bocconiana, già consigliere di Raiway, molto gradita a Sala.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Contagiati da Covid-19 più di 2.600 medici e operatori sanitari

Rappresentano l'8,3% dei casi positivi totali. È quanto emerge da una rielaborazione della Fondazione Gimbe. Sala: «Trovo inaccettabile che non venga fatto loro il tampone».

Sempre più medici e operatori sanitari contraggono il Covid-19. Il numero dei contagiati è salito a 2.629, l’8,3% dei casi positivi totali. È quanto emerge da una rielaborazione della Fondazione Gimbe aggiornata al 17 marzo 2020 su dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità. Lo ha reso noto in un tweet il presidente Gimbe Nino Cartabellotta.

Il «numero di operatori sanitari infetti», ribadisce Cartabellotta all’Ansa, «è enorme. L’8,3% dei casi totali è una percentuale più che doppia rispetto alla Cina». Per questo sono necessari in tutta Italia «dispositivi di protezione adeguati».

LEGGI ANCHE: Pochi e mal pagati, i numeri degli infermieri in prima linea contro il coronavirus

Gli operatori sanitari, aggiunge il presidente Gimbe, «devono essere protetti al meglio per proteggere se stessi e per poter svolgere il loro lavoro in massima sicurezza». E proprio mercoledì si è registrata un’altra vittima tra i medici di famiglia: si è spento Marcello Natali, segretario della federazione di medici di Medicina Generale di Lodi. Aveva 57 anni e non aveva particolari patologie pregresse.

SALA: «INACCETTABILE CHE NON VENGA FATTO TAMPONE»

Un appello per una maggiore tutela del personale sanitario arriva anche dal sindaco di Milano Giuseppe Sala. «Trovo inaccettabile che ai medici, al personale sanitario, ai medici di base non venga fatto il tampone», ha ribadito nel video quotidiano postato sui social il primo cittadini. «Lo trovo francamente inaccettabile da parte della nostra sanità».

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A2a, Sala vuol cambiare il presidente, Camerano resta ad

Con la prossima assemblea, già fissata per il 13 maggio, sinrinnovano i vertici della multiutility: Palazzo Marino pronta a indicare Corali al posto di Vallotti, mentre Palazzo Loggia vuole Comboni come vice.

Non ci sono solo le nomine “romane”, ma anche quelle “milanesi”, a tener desta l’attenzione degli addetti ai “poteri”. La più importante riguarda sicuramente il rinnovo dei vertici di A2A, la multiutility quotata in Borsa controllata pariteticamente con quote del 25% ciascuno dal Comune di Milano e da quello di Brescia.

Su 12 membri del consiglio di amministrazione, le due amministrazioni comunali hanno stabilito per il tramite di un patto di sindacato che spettano loro nove membri, quattro ciascuno più l’amministratore delegato scelto congiuntamente. Inoltre il patto prevede una rotazione: per un mandato Milano ha il presidente e Brescia il vicepresidente, in quello successivo le parti s’invertono.

Con la prossima assemblea, già fissata per il 13 maggio, sarà Palazzo Marino a indicare il presidente, e Palazzo Loggia a fare il nome del vice. Ora, mentre sulla riconferma di Luca Valerio Camerano nella posizione di ad (per quello che sarà il suo terzo mandato) non paiono sussistere problemi né a Milano né a Brescia, visti gli ottimi risultati conseguiti, si va invece a due cambi per la presidenza e la vicepresidenza.

SALA VUOLE CORALI PRESIDENTE, BRESCIA ENDORSA COMBONI COME VICE

A Milano il sindaco Beppe Sala e tutta la maggioranza politica che sorregge la giunta sono infatti decisi a non riconfermare il presidente uscente Giovanni Valotti, considerato un professore di poco peso e di scarso dialogo con l’azionista. Al suo posto il nome più gettonato è quello di Enrico Corali, attualmente già consigliere di A2A e presidente dell’organismo di vigilanza di Cap Holding, società pubblica di gestione in house del ciclo idrico integrato nelle provincie di Milano-Lodi-Monza e Brianza, nonché presidente di Ismea, l’istituto del ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

Corali ha una lunga esperienza di società pubbliche ma che stanno sul mercato

Cinquantacinque anni, giurista, banchiere, Corali ha una lunga esperienza di società pubbliche ma che stanno sul mercato, come la multiutility lombarda ed è molto ben considerato da Sala e dai suoi. Quanto a Brescia, l’orientamento è di indicare Giovanni Comboni, anche lui già in cda, quale vicepresidente al posto dell’uscente Stefania Bariatti. E se così fosse, il rinnovamento di A2A sarebbe all’insegna della continuità.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Dal 2030 Milano smoking free, San Siro anche prima

La proposta del sindaco Beppe Sala di vietare il fumo alle fermate del trasporto pubblico «in tempi non lunghissimi».

Non solo niente fumo alle fermate dei bus, ma nemmeno allo stadio: il sindaco di Milano Giuseppe Sala va avanti nella sua battaglia per una città smoking-free. L’obiettivo è di arrivare entro dieci anni a una Milano libera dal fumo di sigaretta all’aperto, nei luoghi pubblici, ma con dei passaggi intermedi che porteranno il divieto, «in tempi non lunghissimi», appunto alle fermate di tram e autobus, lungo le code per accedere ai servizi comunali o ai musei, e – ha sottolineato il 20 gennaio Sala – anche allo stadio, in occasione delle partite di calcio.

DAL 2030 MILANO CITTÀ LIBERA DAL FUMO

Un divieto di fumare sigarette allo stadio che potrebbe arrivare in tempi brevi. «Personalmente penso che si debba arrivare in un periodo non lunghissimo allo stadio smoking-free, questa è la mia opinione. – ha spiegato -. Se sono alla fermata del bus o se sono allo stadio non ho la libertà di spostarmi» se il fumo mi dà fastidio, «quindi da questo punto di vista» il divieto «è una restituzione di diritti a coloro a cui il fumo come minimo dà fastidio, probabilmente fa anche male, e non hanno possibilità di evitarlo». Solo pochi giorni fa il sindaco aveva annunciato l’obiettivo 2030 per avere una Milano senza fumo di sigaretta all’aperto, una misura prevista dal Regolamento Aria-Clima, il documento che indicherà la visione ambientale della città da qui al 2030 per migliorare la qualità dell’aria, che dovrebbe essere approvato entro marzo dal Consiglio comunale. Ma secondo il primo cittadino se la visione globale è al 2030 in alcuni casi «bisogna agire subito».

CATTANEO: «IL 42% DELLE EMISSIONI DAL RISCALDAMENTO»

«Sono questioni su cui, al di là delle mie opinioni, è importante coinvolgere la giunta e il consiglio comunale, ha precisato Sala. Bisogna prendere il 2030 come visione ed è giusto che la politica ce l’abbia, ma è ovvio che non possiamo parlare del 2030 e non fare qualcosa subito. Le nostre strade sono piene di mozziconi». Sala questa mattina ha incontrato a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, con cui ha parlato anche del divieto al fumo. «Tutto ciò che serve come micro -tassello per migliorare la qualità dell’aria è sempre utile», ha commentato il ministro. «Nessuno ha la bacchetta magica e nessuna misura da sola risolve, ma tutte insieme possono affrontare e risolvere il problema». Il divieto di fumare nei luoghi pubblici all’aperto trova d’accordo anche il governatore lombardo, Attilio Fontana, che ha spiegato di essere «favorevole in assoluto al divieto di fumo, perché è una sciagura dal punto di vista personale e produce danni incredibili». Ma se si parla di inquinamento dell’aria «credo ci si debba concentrare su quelle che sono le conseguenze che derivano dai riscaldamenti». Una posizione condivisa dall’assessore all’Ambiente di Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo, che ha sottolineato come nelle emissioni «la percentuale che deriva dal fumo di sigaretta è dell’1,9%», quindi, «tutto serve ma forse è importante concentrarsi sul 42% di emissioni che derivano dal riscaldamento civile».

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Sala esagera con lo stop al fumo? Per la scienza no

Fa discutere il divieto esteso dal sindaco di Milano alle fermate di bus e tram. Eppure una sigaretta inquina più di un diesel. Lo aveva spiegato il professor Boffi dell'Istituto nazionale dei tumori.

Fumare fa male, è noto. Non solo a chi fuma e a chi lo circonda – come recitano le scritte su ogni pacchetto di sigarette – ma anche all’ambiente. Eppure il divieto di fumare alle fermate di tram e bus lanciato dal sindaco di Milano Beppe Sala tra le misure anti-smog – da estendere, ha detto il primo cittadino, all’intera città entro il 2030 – fa discutere e in alcuni casi sorridere.

LA SIGARETTA INQUINA PIÙ DI UN DIESEL

Eppure non è un’esagerazione. La scienza dà ragione al sindaco di Milano. Solo qualche giorno fa, il professor Roberto Boffi, responsabile del reparto di pneumologia all’Istituto nazionale dei tumori di Milano, lanciando l’allarme sui rischi di camminare o pedalare in questi giorni, lo aveva detto in modo netto all‘Agi: «Una sigaretta è capace di inquinare 10 volte più di un diesel in termini di particolato. Dove non arrivano la sensibilizzazione e la cultura», aveva aggiunto, «ben vengano i divieti, anche le giornate in cui non si può fumare neppure all’aperto, perché no». E Sala a quanto pare lo ha ascoltato.

IL CONFRONTO CON UNA LOCOMOTIVA A GASOLIO

Che le bionde siano dannose anche per l’ambiente però non è una novità. Nel 2016 sempre Boffi lo aveva spiegato con un esperimento choc. Per inquinare come una locomotiva a gasolio sono sufficienti solo cinque sigarette. «Mentre un locomotore produce 3.500 microgrammi/metro cubo di Pm 10, una sigaretta produce 717 microgrammi/metro cubo di polveri sottili nello stesso lasso di tempo; quindi 5 sigarette inquinano quanto un locomotore a parità di tempo di emissione», avevano spiegato Boffi e il suo staff.

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Misure anti-smog, Sala: «Divieto di fumare alle fermate dell’autobus»

L'annuncio del primo cittadino di Milano. E dal 2030 l'estensione nelle zone all'aperto di tutta la città.

Contro lo smog è guerra aperta. Soprattutto a Milano. Dopo il blocco per i veicoli inquinanti, sabato il sindaco Beppe Sala ha lanciato l’ultima offensiva: «Entro il 2030 non permetteremo più di fumare all’aperto» e «subito o a breve alle fermate dell’autobus o durante le code per i nostri servizi non si fumerà».

IL NUOVO REGOLAMENTO ARIA-CLIMA

Il primo cittadino ha spiegato che il provvedimento anti-fumo è inserito all’interno del Regolamento Aria-Clima, che sarà discusso prossimamente dal Consiglio comunale, e spera sia approvato entro marzo. «Questa è la visione della Giunta», ha aggiunto, «ogni proposta dovrà passare dal Consiglio comunale». Il possibile stop al fumo potrebbe essere introdotto «attraverso un’ordinanza, se viene approvato il Regolamento che conterrà misure su tanti aspetti, perché il vero rischio è che si riduca» la questione ambientale «a traffico e riscaldamento, ma c’è altro». Un esempio? I fuochi d’artificio o i forni a legna delle pizzerie. «Devono essere introdotti molti obblighi perché ciascuno faccia la sua parte», ha sottolineato Sala.

UNA SIGARETTA PUÒ INQUINARE PIÙ DI UN DISEL

Non un’esagerazione a sentire quello che pochi giorni fa ha spiegato all’Agi il professore Roberto Boffi, responsabile del reparto di pneumologia dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano. «Una sigaretta è capace di inquinare 10 volte più di un diesel in termini di particolato», aveva messo in guardia. «Dove non arrivano la sensibilizzazione e la cultura ben vengano i divieti, anche le giornate in cui non si può fumare neppure all’aperto, perché no».

NO AL GASOLIO PER GLI EDIFICI DEL COMUNE

Ma il sindaco non si è limitato alle sigarette. Sala infatti si è impegnato affinché «tutti gli edifici del Comune abbandonino il gasolio o avviino la riconversione prima della fine del mio mandato», ovvero il 2021. «Prometto che non ce ne sarà neanche più uno con il gasolio», ha concluso chiarendo che a oggi sono ancora una decina.

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La polemica su Milano tra Provenzano e Sala

Per il ministro del Sud «la città restituisce meno di quanto attrae» e «attorno si è scavata un fossato». Ma il sindaco non ci sta.

Milano restituisce meno di quanto riceve. È questo il senso delle parole del ministro del Sud Giuseppe Provenzano, protagonista di un botta e risposta a distanza col sindaco Giuseppe Sala. «Tutti decantiamo Milano, ma non è la prima volta nella storia d’Italia che è un riferimento nazionale. A differenza di un tempo, però, oggi questa città attrae, ma non restituisce quasi più nulla di quello che attrae. Intorno a essa si è scavato un fossato: la sua centralità, importanza, modernità e la sua capacità di essere protagonista delle relazioni e interconnessioni internazionali non restituisce quasi niente all’Italia. È la sfida che dovremo provare a cogliere».

«MILANO RESITITUISCE QUANTO LE VIENE CHIESTO»

Milano «restituisce nella misura in cui ci viene chiesto e nella misura in cui veniamo messi in condizione di farlo», è stata la risposta del sindaco. «Per esempio, le ex municipalizzate milanesi sono un esempio di buona gestione. Vogliamo trovare una formula per cui allargano il loro raggio di azione anche altrove? Parliamone».

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