A2a, Sala vuol cambiare il presidente, Camerano resta ad

Con la prossima assemblea, già fissata per il 13 maggio, sinrinnovano i vertici della multiutility: Palazzo Marino pronta a indicare Corali al posto di Vallotti, mentre Palazzo Loggia vuole Comboni come vice.

Non ci sono solo le nomine “romane”, ma anche quelle “milanesi”, a tener desta l’attenzione degli addetti ai “poteri”. La più importante riguarda sicuramente il rinnovo dei vertici di A2A, la multiutility quotata in Borsa controllata pariteticamente con quote del 25% ciascuno dal Comune di Milano e da quello di Brescia.

Su 12 membri del consiglio di amministrazione, le due amministrazioni comunali hanno stabilito per il tramite di un patto di sindacato che spettano loro nove membri, quattro ciascuno più l’amministratore delegato scelto congiuntamente. Inoltre il patto prevede una rotazione: per un mandato Milano ha il presidente e Brescia il vicepresidente, in quello successivo le parti s’invertono.

Con la prossima assemblea, già fissata per il 13 maggio, sarà Palazzo Marino a indicare il presidente, e Palazzo Loggia a fare il nome del vice. Ora, mentre sulla riconferma di Luca Valerio Camerano nella posizione di ad (per quello che sarà il suo terzo mandato) non paiono sussistere problemi né a Milano né a Brescia, visti gli ottimi risultati conseguiti, si va invece a due cambi per la presidenza e la vicepresidenza.

SALA VUOLE CORALI PRESIDENTE, BRESCIA ENDORSA COMBONI COME VICE

A Milano il sindaco Beppe Sala e tutta la maggioranza politica che sorregge la giunta sono infatti decisi a non riconfermare il presidente uscente Giovanni Valotti, considerato un professore di poco peso e di scarso dialogo con l’azionista. Al suo posto il nome più gettonato è quello di Enrico Corali, attualmente già consigliere di A2A e presidente dell’organismo di vigilanza di Cap Holding, società pubblica di gestione in house del ciclo idrico integrato nelle provincie di Milano-Lodi-Monza e Brianza, nonché presidente di Ismea, l’istituto del ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

Corali ha una lunga esperienza di società pubbliche ma che stanno sul mercato

Cinquantacinque anni, giurista, banchiere, Corali ha una lunga esperienza di società pubbliche ma che stanno sul mercato, come la multiutility lombarda ed è molto ben considerato da Sala e dai suoi. Quanto a Brescia, l’orientamento è di indicare Giovanni Comboni, anche lui già in cda, quale vicepresidente al posto dell’uscente Stefania Bariatti. E se così fosse, il rinnovamento di A2A sarebbe all’insegna della continuità.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Dal 2030 Milano smoking free, San Siro anche prima

La proposta del sindaco Beppe Sala di vietare il fumo alle fermate del trasporto pubblico «in tempi non lunghissimi».

Non solo niente fumo alle fermate dei bus, ma nemmeno allo stadio: il sindaco di Milano Giuseppe Sala va avanti nella sua battaglia per una città smoking-free. L’obiettivo è di arrivare entro dieci anni a una Milano libera dal fumo di sigaretta all’aperto, nei luoghi pubblici, ma con dei passaggi intermedi che porteranno il divieto, «in tempi non lunghissimi», appunto alle fermate di tram e autobus, lungo le code per accedere ai servizi comunali o ai musei, e – ha sottolineato il 20 gennaio Sala – anche allo stadio, in occasione delle partite di calcio.

DAL 2030 MILANO CITTÀ LIBERA DAL FUMO

Un divieto di fumare sigarette allo stadio che potrebbe arrivare in tempi brevi. «Personalmente penso che si debba arrivare in un periodo non lunghissimo allo stadio smoking-free, questa è la mia opinione. – ha spiegato -. Se sono alla fermata del bus o se sono allo stadio non ho la libertà di spostarmi» se il fumo mi dà fastidio, «quindi da questo punto di vista» il divieto «è una restituzione di diritti a coloro a cui il fumo come minimo dà fastidio, probabilmente fa anche male, e non hanno possibilità di evitarlo». Solo pochi giorni fa il sindaco aveva annunciato l’obiettivo 2030 per avere una Milano senza fumo di sigaretta all’aperto, una misura prevista dal Regolamento Aria-Clima, il documento che indicherà la visione ambientale della città da qui al 2030 per migliorare la qualità dell’aria, che dovrebbe essere approvato entro marzo dal Consiglio comunale. Ma secondo il primo cittadino se la visione globale è al 2030 in alcuni casi «bisogna agire subito».

CATTANEO: «IL 42% DELLE EMISSIONI DAL RISCALDAMENTO»

«Sono questioni su cui, al di là delle mie opinioni, è importante coinvolgere la giunta e il consiglio comunale, ha precisato Sala. Bisogna prendere il 2030 come visione ed è giusto che la politica ce l’abbia, ma è ovvio che non possiamo parlare del 2030 e non fare qualcosa subito. Le nostre strade sono piene di mozziconi». Sala questa mattina ha incontrato a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, con cui ha parlato anche del divieto al fumo. «Tutto ciò che serve come micro -tassello per migliorare la qualità dell’aria è sempre utile», ha commentato il ministro. «Nessuno ha la bacchetta magica e nessuna misura da sola risolve, ma tutte insieme possono affrontare e risolvere il problema». Il divieto di fumare nei luoghi pubblici all’aperto trova d’accordo anche il governatore lombardo, Attilio Fontana, che ha spiegato di essere «favorevole in assoluto al divieto di fumo, perché è una sciagura dal punto di vista personale e produce danni incredibili». Ma se si parla di inquinamento dell’aria «credo ci si debba concentrare su quelle che sono le conseguenze che derivano dai riscaldamenti». Una posizione condivisa dall’assessore all’Ambiente di Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo, che ha sottolineato come nelle emissioni «la percentuale che deriva dal fumo di sigaretta è dell’1,9%», quindi, «tutto serve ma forse è importante concentrarsi sul 42% di emissioni che derivano dal riscaldamento civile».

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Sala esagera con lo stop al fumo? Per la scienza no

Fa discutere il divieto esteso dal sindaco di Milano alle fermate di bus e tram. Eppure una sigaretta inquina più di un diesel. Lo aveva spiegato il professor Boffi dell'Istituto nazionale dei tumori.

Fumare fa male, è noto. Non solo a chi fuma e a chi lo circonda – come recitano le scritte su ogni pacchetto di sigarette – ma anche all’ambiente. Eppure il divieto di fumare alle fermate di tram e bus lanciato dal sindaco di Milano Beppe Sala tra le misure anti-smog – da estendere, ha detto il primo cittadino, all’intera città entro il 2030 – fa discutere e in alcuni casi sorridere.

LA SIGARETTA INQUINA PIÙ DI UN DIESEL

Eppure non è un’esagerazione. La scienza dà ragione al sindaco di Milano. Solo qualche giorno fa, il professor Roberto Boffi, responsabile del reparto di pneumologia all’Istituto nazionale dei tumori di Milano, lanciando l’allarme sui rischi di camminare o pedalare in questi giorni, lo aveva detto in modo netto all‘Agi: «Una sigaretta è capace di inquinare 10 volte più di un diesel in termini di particolato. Dove non arrivano la sensibilizzazione e la cultura», aveva aggiunto, «ben vengano i divieti, anche le giornate in cui non si può fumare neppure all’aperto, perché no». E Sala a quanto pare lo ha ascoltato.

IL CONFRONTO CON UNA LOCOMOTIVA A GASOLIO

Che le bionde siano dannose anche per l’ambiente però non è una novità. Nel 2016 sempre Boffi lo aveva spiegato con un esperimento choc. Per inquinare come una locomotiva a gasolio sono sufficienti solo cinque sigarette. «Mentre un locomotore produce 3.500 microgrammi/metro cubo di Pm 10, una sigaretta produce 717 microgrammi/metro cubo di polveri sottili nello stesso lasso di tempo; quindi 5 sigarette inquinano quanto un locomotore a parità di tempo di emissione», avevano spiegato Boffi e il suo staff.

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Misure anti-smog, Sala: «Divieto di fumare alle fermate dell’autobus»

L'annuncio del primo cittadino di Milano. E dal 2030 l'estensione nelle zone all'aperto di tutta la città.

Contro lo smog è guerra aperta. Soprattutto a Milano. Dopo il blocco per i veicoli inquinanti, sabato il sindaco Beppe Sala ha lanciato l’ultima offensiva: «Entro il 2030 non permetteremo più di fumare all’aperto» e «subito o a breve alle fermate dell’autobus o durante le code per i nostri servizi non si fumerà».

IL NUOVO REGOLAMENTO ARIA-CLIMA

Il primo cittadino ha spiegato che il provvedimento anti-fumo è inserito all’interno del Regolamento Aria-Clima, che sarà discusso prossimamente dal Consiglio comunale, e spera sia approvato entro marzo. «Questa è la visione della Giunta», ha aggiunto, «ogni proposta dovrà passare dal Consiglio comunale». Il possibile stop al fumo potrebbe essere introdotto «attraverso un’ordinanza, se viene approvato il Regolamento che conterrà misure su tanti aspetti, perché il vero rischio è che si riduca» la questione ambientale «a traffico e riscaldamento, ma c’è altro». Un esempio? I fuochi d’artificio o i forni a legna delle pizzerie. «Devono essere introdotti molti obblighi perché ciascuno faccia la sua parte», ha sottolineato Sala.

UNA SIGARETTA PUÒ INQUINARE PIÙ DI UN DISEL

Non un’esagerazione a sentire quello che pochi giorni fa ha spiegato all’Agi il professore Roberto Boffi, responsabile del reparto di pneumologia dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano. «Una sigaretta è capace di inquinare 10 volte più di un diesel in termini di particolato», aveva messo in guardia. «Dove non arrivano la sensibilizzazione e la cultura ben vengano i divieti, anche le giornate in cui non si può fumare neppure all’aperto, perché no».

NO AL GASOLIO PER GLI EDIFICI DEL COMUNE

Ma il sindaco non si è limitato alle sigarette. Sala infatti si è impegnato affinché «tutti gli edifici del Comune abbandonino il gasolio o avviino la riconversione prima della fine del mio mandato», ovvero il 2021. «Prometto che non ce ne sarà neanche più uno con il gasolio», ha concluso chiarendo che a oggi sono ancora una decina.

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La polemica su Milano tra Provenzano e Sala

Per il ministro del Sud «la città restituisce meno di quanto attrae» e «attorno si è scavata un fossato». Ma il sindaco non ci sta.

Milano restituisce meno di quanto riceve. È questo il senso delle parole del ministro del Sud Giuseppe Provenzano, protagonista di un botta e risposta a distanza col sindaco Giuseppe Sala. «Tutti decantiamo Milano, ma non è la prima volta nella storia d’Italia che è un riferimento nazionale. A differenza di un tempo, però, oggi questa città attrae, ma non restituisce quasi più nulla di quello che attrae. Intorno a essa si è scavato un fossato: la sua centralità, importanza, modernità e la sua capacità di essere protagonista delle relazioni e interconnessioni internazionali non restituisce quasi niente all’Italia. È la sfida che dovremo provare a cogliere».

«MILANO RESITITUISCE QUANTO LE VIENE CHIESTO»

Milano «restituisce nella misura in cui ci viene chiesto e nella misura in cui veniamo messi in condizione di farlo», è stata la risposta del sindaco. «Per esempio, le ex municipalizzate milanesi sono un esempio di buona gestione. Vogliamo trovare una formula per cui allargano il loro raggio di azione anche altrove? Parliamone».

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