È tutto sulle spalle del Pd. Zingaretti ora dica basta

Il segretario non deve confondere la tradizione di responsabilità del partito con la vocazione al sacrificio. Morire per Crimi o perdere la fiducia degli italiani a causa delle incursioni di Salvini non vale la pena. È il momento di dettare all'alleato M5s le condizioni per proseguire. Altrimenti un bel vaffa si vada al voto.

La cronaca politica quotidiana e soprattutto la sua lettura nel tempo ci dicono che c’è una minoranza politica, un partito di governo e il suo mondo elettorale e no, che portano sulle palle un intero Paese e fanno da sponda a quella parte di Italia che non vuole morire.

La cronaca politica quotidiana e soprattutto la sua lettura nel tempo ci dicono che c’è una minoranza politica, un partito di governo e il suo mondo elettorale e no, che portano sulle palle un intero Paese e fanno da sponda a quella parte di Italia che non vuole morire. Questa parte politica e questo suo elettorato non sono premiati dai sondaggi che, invece, indicano come vi sia una maggioranza favore di chi con la crisi sta giocando e mettendo a rischio la comunità nazionale.

Il partito è il Pd che deve fronteggiare quotidianamente un premier vanesio e scattante su qualsiasi nomina pubblica e un alleato di governo cialtronesco che si muove come una variabile impazzita su tutto lo scacchiere politico-sociale.

ANDREBBE APPLICATA LA “DIPLOMAZIA DEL VAFFA”

Non si capisce perché questo partito responsabile e il suo elettorato debbano farsi carico di una componente così irresponsabile. D’altro canto all’opposizione ci sono due forze di cui una torna a vivere le suggestioni di uno scontro frontale in una guerra senza limiti agli avversari politici, alle istituzioni, alla convivenza civile e un’altra attratta dalle proprie urla nel timore di perdere quel vantaggio che i sondaggi le stanno dando. La domanda è semplice. Fino a che punto è utile che il Pd e la sua gente si facciano carico di questa situazione? Non è arrivato il momento di applicare quella aurea “diplomazia del vaffa”, chiudere baracca e burattini, e fare al Paese un discorso di verità?

LA LEGA E IL DISASTRO LOMBARDO

Il discorso di verità non è lungo, anzi lo è ma è sintetizzabile con esempi lampanti. C’è un partito di opposizione che ha sottratto soldi allo Stato ma che pretende di fare il giustiziere di sprechi altri. Questo partito aveva una classe dirigente periferica fra buona e eccellente. Il giudizio non è cambiato solo se sottraiamo dal calcolo i governanti della principale regione d’Italia, la Lombardia. I dati del Covid-19 ci dicono che il caso italiano non sarebbe così clamoroso se la Lombardia fosse stata guidata da persone serie e non da due incapaci.

IL M5S BLOCCA OGNI INIZIATIVA PER SALVARE IL PAESE

C’è dall’altro canto un inutile partito di governo che ha un leader provvisorio che è più ridicolo di chi l’ha preceduto e che blocca ogni iniziativa tesa a salvare il Paese. La sanatoria per i migranti impegnati in agricoltura, prima di essere un atto di giustizia, è una necessità per l’impresa agricola. La discussione sul Mes è diventata infantile e cialtronesca. La corsa alla prima scena, da parte di Giuseppe Conte e Luigi Di Maio all’arrivo di Silvia Aisha è stata indecente. Si può continuare e si vedrà che si inanellano episodi di malgoverno, di approssimazione, di cialtroneria dilagante che giustificano una scelta di rottura da parte del Pd o almeno un suo discorso solenne al Paese in cui si denunciano questi avversari e questi alleati e si indicano le condizioni tassative per proseguire. Altrimenti si vada verso il governo del presidente e poi verso il voto.

IL SENSO DI RESPONSABILITÀ NON È VOCAZIONE AL SACRIFICIO

L’esasperazione che corre veloce nelle vene del Paese rischia di essere canalizzata contro chi sta tenendo in piedi la baracca. Il livello morale e di responsabilità delle forze indicate sta tutto negli editoriali di Vittorio Feltri e dei suoi seguaci giornalisti, una versione italiana della setta del reverendo Moon con annesso istinto suicida collettivo. Rischia di arrivare un momento in cui la fragile barriera costituita da un partito debole ma di volenterosi come il Pd crollerà su se stessa. Nicola Zingaretti è stato bravo finora, al netto delle sue titubanze e malgrado la malattia che lo ha per un certo periodo fermato. Tuttavia il leader del Pd non può scambiare la tradizione di responsabilità che “viene da lontano” nella vocazione al sacrificio. Morire per Vito Crimi? Consegnarsi alle contumelie dell’ex compagno di Daniela Santanchè? Perdere la fiducia degli italiani per le incursioni di un ex giovane politicante con il vizio del moijto? Ma dai.

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Anche la storia della liberazione di Silvia si presenta con una discussione demenziale. La domanda vera è se questa liberazione poteva essere ottenuta quando vicepremier era il noto “cazzaro verde” risparmiando sofferenze alla ragazza e se non sono venuti dal leghista input a non darsi troppo da fare per portare la ragazza qui da noi. Troppi moralisti non dicono la verità agli italiani. Io non voglio salire in cattedra, collocazione che non mi appartiene. Vorrei semplicemente suggerire a Zingaretti and company di mettere l’orologio su un giorno e un’ora precisa e arrivato quel momento scatenare l’inferno.

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Un Rilancio tutto in salita

Il governo cerca ancora la quadra sul nuovo decreto da 55 miliardi. Nella bozza niente Irap a giugno, reddito di emergenza per le famiglie più bisognose, risorse per la scuola e premi per il personale sanitario. E maggiori aiuti alle imprese. Ma resta il nodo della regolarizzazione dei lavoratori immigrati. Le misure sul tavolo.

Niente Irap a giugno per le imprese, Reddito di emergenza in due tranche per aiutare le famiglie più bisognose, risorse per le misure di contenimento del Covid nelle scuole e per potenziare i centri estivi, premi fino a 1.000 euro per medici e infermieri; 2,5 miliardi per aiutare le imprese che si devono adeguare alle norme per la ripartenza e niente Tosap sui tavolini all’aperto di bar e ristoranti.

Spazia dalle famiglie alle aziende, dalla scuola alla sanità, il campo d’azione del decreto Rilancio. Un provvedimento con risorse per 55 miliardi, che nelle ultime bozze si presenta come un maxi-decreto con 258 articoli.

Il lavoro di limatura non è ancora finito ma al momento sono confermati i grandi capitoli, dal rinnovo degli ammortizzatori al pacchetto congedi-bonus baby sitter, fino al rinvio a settembre delle scadenze fiscali e a un aiuto concreto per le prossime vacanze degli italiani, su cui è appena arrivato l’atteso via libera del premier Giuseppe Conte.

IMPEGNO PER VELOCIZZARE LA CIG IN DEROGA

Il decreto in arrivo è «molto corposo» come dimostra la «mole imponente», ha spiegato il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in serata, annunciando a sorpresa la misura chiesta a gran voce dalle imprese e per primo dal presidente designato di Confindustria, Carlo Bonomi. «Abboneremo», ha annunciato, «il saldo e acconto dell’Irap» di giugno. Mentre sui tasti dolenti della liquidità e dei ritardi della cig promette che il governo farà di più: nel decreto ci saranno misure per accelerare la cig in deroga e sulla liquidità viene chiesto «un impegno maggiore» anche alle banche. Niente sovietizzazione delle Pmi, ha assicurato Gualtieri in risposta a Iv e all’opposizione, mentre aiuti in arrivo per le attività che riapriranno e via la Tosap per i tavolini all’aperto.

ARRIVA IL REDDITO DI EMERGENZA

Per andare in soccorso delle famiglie più in difficoltà arriva il reddito di emergenza. La misura è destinata ai nuclei che non beneficiano di altri sussidi (con un limite di Isee di 15 mila euro e patrimonio entro i 10 mila euro) e sarà riconosciuto in due quote tra i 400 e gli 800 euro ciascuna in base al nucleo: la domanda andrà presentata entro la fine di giugno. Per aiutare chi è più in difficoltà ci saranno anche altri 100 milioni per il Fondo affitti.

UN MILIARDO IN DUE ANNI PER L’ISTRUZIONE

E mentre si elaborano gli scenari per la ripresa della scuola, il governo stanzia 1 miliardo in due anni per l’istruzione, con il vincolo di destinare le risorse alle misure anti-contagio negli istituti scuole statali. In arrivo anche aiuti per il sistema 0-6 anni con un contributo di 65 milioni per chi gestisce in via continuativa i servizi educativi (come gli asili nido) e le scuole dell’infanzia non statali, come sostegno economico per la riduzione o mancano versamento delle rette. Mentre 150 milioni andranno a potenziare i centri estivi e contrastare la povertà educativa.

CONTRIBUTI A FONDO PERDUTO PER PMI, COMMERCIANTI E AUTONOMI

Capitolo corposo è poi quello delle imprese, a partire dai contributi a fondo perduto per Pmi, artigiani, commercianti e autonomi fino a 5 milioni di ricavi o compensi. Per le imprese che abbiano subito una diminuzione del fatturato di almeno il 50%, inoltre, è previsto un credito d’imposta fino al 60% dell’affitto (meno rispetto al ristoro integrale promesso nei giorni scorsi). In arrivo anche un alleggerimento delle bollette per le piccole imprese (600 milioni che gestirà l’Arera). Sul capitolo trasporto aereo, risorse per il fondo di settore e la creazione della newco da 3 miliardi per Alitalia (nella bozza non c’è riferimento esplicito alla compagnia, ma questa è la dotazione indicata dal ministro Patuanelli). Infine, sovvenzioni per pagare i salari dei dipendenti delle imprese (compresi i lavoratori autonomi) ed evitare così i licenziamenti e un credito d’imposta dell’80% per le spese necessarie per la riapertura.

AIUTI AL PERSONALE SANITARIO

Resta alta infine l’attenzione per la sanità, con aiuti al personale in prima linea e misure per aiutare i cittadini nell’acquisto delle mascherine, che ci accompagneranno a lungo anche nelle prossime fasi. Non ci sarà quindi l’Iva su mascherine, gel disinfettanti e su tutti i dispositivi di protezione anti-coronavirus nel 2020. In arrivo poi un premio fino a 1000 euro per tutti gli operatori sanitari, medici, infermieri, tecnici. Per rafforzare il sistema, compresa la medicina territoriale, sono previsti quasi 10 mila infermieri in più, 3.500 posti terapia intensiva strutturali e risorse per riqualificare 4.225 posti letto di terapia semi intensiva che si possano riconvertire in caso di nuova emergenza. Oltre alla sanità, infine, fondi per la Protezione civile, per gli straordinari delle Forze dell’ordine e 500 militari in più per il programma Strade Sicure.

IL NODO DELLA REGOLARIZZAZIONE DEI LAVORATORI MIGRANTI

Tra le misure su cui si sta ancora discutendo, la regolarizzazione dei lavoratori migranti, chiesta dai renziani con in testa la ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova e appoggiata da Leu e Pd, ma sulla quale c’è il muro del M5s.

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L’accordo sul Mes spacca maggioranza e M5s: Conte cerca la quadra

La mancanza di condizionalità paradossalmente divide governo e pentastellati. Il premier cerca di ricompattare i suoi portando in Aula l'intero pacchetto Ue. Pressing di Iv e Pd. Delrio: «Il fondo va usato, il M5s non si senta sconfitto».

L’accordo raggiunto sul Mes dall’Eurogruppo paradossalmente complica la posizione di Giuseppe Conte. Se la linea di credito avesse contenuto delle palesi condizionalità, i rischi di spaccature nella maggioranza sarebbero infatti stati pari a zero. E invece così non è stato.

Il premier si ritrova così a percorrere un sentiero strettissimo, delimitato da una parte dal pressing di Pd e Iv per attivare il fondo e, dall’altra da un M5s che rischia a sua volta di spaccarsi.

Per questo, per Conte, solo il parlamento potrà decidere il da farsi. E, l’unica strada per evitare plateali fratture in Aula è portare al voto l‘intero pacchetto di aiuti europei, incluso quel Recovery Fund che, per Palazzo Chigi, resta il piano A da seguire.

CONTE LAVORA PER PORTARE IN AULA L’INTERO PACCHETTO UE

Fonti di governo assicurano che, nonostante l’accordo arrivato all’Eurogruppo, la strategia europea di Conte non sia cambiata. Il Recovery Fund, da mettere in campo già nei prossimi mesi per il premier è la sola arma che può rendere efficiente l’intero pacchetto, costituito anche da Sure, Bei e, appunto, dal Mes. Le prossime settimane saranno decisive per Conte che, in Europa, punta anche sulla relazione, innanzitutto temporale, tra il Recovery Fund e il Quadro Finanziario Pluriennale che va ancora approvato. Quadro che, con l’ok al fondo finanziato dalla Commissione Ue, potrebbe prevedere una percentuale in più peil-mes-spacca-maggioranza-e-m5s-conte-cerca-la-quadrar i contributi di ciascun Stato membro.

IL PRESSING DI PD E ITALIA VIVA

Ma è sul piano interno che il Mes pone più di un problema a Conte. Il pressing del Pd è tornato a farsi sentire e a questo si aggiunge quello di Iv che, nonostante la tregua siglata giovedì, non perde occasione per allargare i suoi aut aut al premier.

DELRIO OTTIMISTA: «NESSUNO SI SENTA SCONFITTO»

«Anche io ero contrario all’uso del Mes in stile Grecia», ha ribadito il capogruppo dem alla Camera Graziano Delrio in una intervista a La Stampa. «Ma se le condizionalità non ci sono, se c’è uno strumento nuovo, prendiamone atto e usiamolo». Delrio confida che l’alleato pentastellato cambi idea. «Da parte del M5s c’è stata molta prudenza, ma nel momento in cui il no alle condizionalità sarà nero su bianco sarà difficile non usare quelle risorse», osserva, assicurando che sul tema si discuterà «con calma da buoni alleati. Se c’è uno strumento nuovo dobbiamo prenderne atto: nessuno si senta sconfitto da questa scelta. Quei circa 37 miliardi sono più di un quarto del bilancio della sanità».

I DURI E PURI DEL M5S IN FIBRILLAZIONE

I duri e puri del Movimento 5 stelle, da Ignazio Corrao a Giovanni Currò, restano in fibrillazione.

Avete sentito suonare le trombe in segno di vittoria? Nei tg, nelle tv e nelle dichiarazioni roboanti di lorsignori…

Posted by Ignazio Corrao on Friday, May 8, 2020

E la nota finale del Movimento è quasi un avvertimento a Conte: sul Mes i cinque stelle non sono compatti. Sottotraccia i pontieri sono al lavoro. Non a caso, Luigi Di Maio non si spinge a bocciare il Mes mentre l’ala più moderata prepara la lunga opera di convincimento per non spaccare i gruppi. Anche perché al Senato, se i dissidenti nel M5s – come sembra – saranno numerosi, il Mes non otterrà la maggioranza: i voti di Pd, Iv, Fi e parte del gruppo Misto non sarebbero sufficienti a farlo approvare. Conte lo sa e, per questo, prende tempo.

I FRONTI APERTI NELLA MAGGIORANZA

Ma non è solo il Mes ad agitare il M5s. Sulla regolarizzazione degli stagionali proposta dalla ministra Teresa Bellanova il “no a una sanatoria” resta fermissimo, tanto che l’intesa nel governo stenta a decollare. E poi c’è la bufera sul Guardasigilli Alfonso Bonafede, costretto a fronteggiare una mozione di sfiducia sulla quale Iv resta volutamente ambigua. I tecnici di via Arenula sono al lavoro per un nuovo decreto sulle scarcerazioni dei boss: l’idea è quella di accorciare i tempi per il riesame, legando la decisione al mutamento (in positivo) della curva dei contagi e dando così ai giudici di sorveglianza l’opportunità di una il-mes-spacca-maggioranza-e-m5s-conte-cerca-la-quadra. Il dl, chiaramente, sarà vagliato dal presidente Sergio Mattarella anche se, al Quirinale, c’è fiducia nella sua costituzionalità. Anche perché, con il decreto che potrebbe vedere luce già tra domenica e lunedì, il governo può fare ben poco di più. L’ordinanza che dava ai magistrati la possibilità di decidere la scarcerazione a causa dell’emergenza Covid vale, di fatto, come una sentenza e gode, quindi, della totale autonomia.

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L’Italia affonda e i politici si danno all’avanspettacolo

Salvini sogna un fantagoverno con Draghi. Di Matteo e Bonafede litigano poi si riappacificano come Hunziker e Botteri. Bellanova propone la regolarizzazione dei lavoratori immigrati ma non sente i produttori. Buttandola in caciara il Paese però va a rotoli.

La destra la vuole buttare in caciara. Spera in un rimescolamento di carte che porti alla crisi del governo Conte con due ipotesi di soluzione: a) un governo Draghi di cui Matteo Salvini sia socio maggioritario; b) nuove elezioni con un governo Salvini-Meloni.

Nessuna delle due ipotesi si realizzerà. Sergio Mattarella ha detto con chiarezza che fra i tempi lunghi di una crisi di governo e i tempi lunghi di un voto anticipato è più democratico scegliere questa ultima soluzione. Inoltre Salvini, quando è sobrio, dovrebbe essere realista: come gli viene in mente che un uomo dello spessore di Mario Draghi accetti di avere lui, incompetente su tutto, come sodale?

Infine il voto: sicuri che vincerà il centrodestra con Salvini e il disastro lombardo? Dubito fortemente. Questa agitazione costante della destra sta portando vantaggi a Giorgia Meloni, che urla molto ma va più nel merito mentre paradossalmente i 5 stelle si riprendono i voti grillini andati ai leghisti.

GLI APPIGLI DI LEGA E ITALIA VIVA PER FARE CADERE CONTE

Fa oggi uno sforzo generoso Pietro Senaldi, direttore per conto di Vittorio Feltri di Libero, nel tentare di argomentare la forza politica ancora intatta di Salvini. La realtà è che Salvini è un sopravvissuto di una stagione politica che la crisi economica spazzerà via. Anche se avremo moti di piazza, saranno anche contro di lui. Servono a destra e a sinistra uomini o donne che sanno, che sanno fare, che non siano mutevoli, che siano presenti a loro stessi. La Lega ne ha almeno un paio e quando capirà che cambiare leader non è traumatico, darà il benservito al ragazzo che voleva fare il fenomeno. C’è tale insipienza nella Lega, e in parte anche in Italia viva, che la crisi del governo Conte viene cercata su due questioni che limpidamente mostrano un altro aspetto dell’Italia che non ci piace.

I MAGISTRATI FACCIANO SOLO I MAGISTRATI

Prendiamo il caso Bonafede-Di Matteo. Io non so quanto valga questo Di Matteo, so che si lamenta sempre, che a furia di lamentarsi fa una gran carriera, so/sappiamo che per non avere ricevuto in posto che desiderava (la direzione delle carceri) ha sputtanato il suo ministro in tivù. Uno così lo si protegge dalle eventuali minacce della mafia ma lo si caccia dalla magistratura. Ha violato regole, leggi, comportamenti. È il tipico rappresentante di quell’antimafia nociva su cui si sofferma spesso il professor Giovanni Fiandaca, fior di giurista. Bonafede, per frilletto che sia, va difeso perché è il limite istituzionale alla prepotenza dei magistrati. Ci vorrebbe un patto fra tutte le forze politiche di non nominare più magistrati fuori da incarichi nel loro recinto. Troppi danni, troppe malefatte, troppi silenzi. Tuttora si parla della Diaz di Genova ma è stato messo a tacere tutto su Bolzaneto. A dirigere le carceri ci vuole un uomo giusto e severo non un angelo vendicatore. I mafiosi vanno trattati da carcerati che hanno diritti non da persone da accompagnare alla morte. Noi non abbiamo la pena di morte. Le forze dello Stato li prendono e li chiudono, con la dovuta capacità di controllo, in celle ma da lì scatta l’umanità. Non devono uscire fino a fine pena, ma non devono essere buttati in un fosso nero. Il Fatto ora ci annuncia che Bonafede e Di Matteo si sono riappacificati come Michelle Hunziker e Giovanna Botteri. No, non va così.

BELLANOVA HA RAGIONE, MA BASTA SHOW

Seconda questione, quella degli immigrati nei campi. Ha ragione Teresa Bellanova (talvolta capita) ma invece di fare annunci con accompagno di minacce di crisi, perché non ha chiamato le organizzazioni agricole, i maggiori produttori, soprattutto veneti per chiedere loro un aiuto per affermare la necessità che i campi siano lavorati e che chi li lavora abbia diritti? Si è scelto lo spettacolo. E ridendo e scherzando l’Italia va a rotoli.

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Dal coronavirus alla Germania contro la Bce: quanto chiacchierano gli italiani

Peppino Caldarola commenta i temi più discussi nel nostro Paese, soprattutto da chi si crede colto.

Quanto piace la chiacchiera agli italiani, soprattutto a quelli che credono di essere colti. Oggi tocca allo Stato. Sono tutti preoccupati che ce ne sia troppo, anzi che stia tornando in voga. Peccato che solo con lo Stato il paese si sta salvando dalla pandemia grazie agli ospedali pubblici (pagati da noi che paghiamo le tasse). Questa crisi sanitaria dovrebbe essere la tomba (politica) per chi prevedeva più sanità privata, pochi medici di prossimità chiusura degli ospedali di zona.

SIAMO TUTTI VIROLOGI

Chiacchierano molto anche i virologi (in tv più di Vittorio Sgarbi e Senaldi) e con loro tutti gli italiani anche quelli che scambiano vaccino con terapia del plasma, dicendosi sicuri che l’epidemia sta tornano oppure, con altrettanta sicumera, che il Covid si sia indebolito.

QUELLI CHE SCAPPANO AL SUD

Il Sud c’entra sempre. Peccato per molti nordisti, infatti, che la crisi sia solo lombarda eppure i treni sono assaltati da meridionali che creeranno casini e giù con le foto. Che sono quasi tutte false.

GOVERNO CONTE VS GOVERNO DRAGHI

Tema appassionante è la caduta del governo Conte e la nascita del governo Draghi. Peccato che Mattarella, che è l’unico che nomina il premier che poi verrà votato dal parlamento, da mesi dice che dopo Conte c’è il voto. Molti però argomentano che di fronte a una crisi paurosa toccherebbe a Draghi. Fossi Draghi toccherei ferro o più giù.

ZAIA È MEGLIO DI SALVINI

La passione delle ultime ore è Zaia. Zaia è meglio di Salvini. È del tutto evidente. Tutti sono meglio di Salvini, lo sa anche la sua famiglia. Solo che la Lega prima di ammettere di avere al vertice un facinoroso inadeguato ci penserà decine di volte. Neppure la Lega può permettersi una crisi interna.

LA CATTIVERIA DEI TEDESCHI

Infine, fresca fresca, la discussione sull’Europa e i cattivi tedeschi. Sorpresa per la decisione dell’Alta corte germanica. Ma sorpresa de che? Si sa che una gran parte dell’establishment tedesco vuole comandare o liberarsi dell’Europa. Sono i più ricchi, ma anche i più stupidi. Senza il loro sì il meccanismo di salvataggio europeo salta e con quello salta l’Europa. Il giorno dopo la piccola Europa del Nord sarà preda della Cina oppure Trump se la mangerà come un piatto di crauti. Tutti però si appassionano alla cattiveria dei tedeschi, alla loro irriconoscenza. Peccato che si ignora che nel mondo c’è una cosa, e per fortuna che c’è, che si chiama “conflitto”. È in atto, ma non è una notizia, un conflitto in Germania fra europeisti e non europeisti, fra chi pensa che l’Italia sia solo Rimini (bellissima città) e chi invece immagina di aver bisogno della piccola impresa lombardo-veneta, dell’agricoltura meridionale, dei porti meridionali che allontanano lo spettro dell’immigrazione.

MENO CHIACCHIERE E PIÙ LUNGIMIRANZA

Stiamo dibattendo come se i tedeschi fossero tutti brutti sporchi e cattivi. No, è più semplice, ci sono molti cretini in cima all’establishment teutonico che stanno facendo il male dell’Europa e della Germania. Sarebbe più semplice, invece, affrontare le cose con pazienza e lungimiranza e avere un doloroso piano B in caso di tradimento tedesco. C’è l’Europa del Sud, piccola cosa, ma da qualche parte si potrà ripartire, poi non sarà la prima volta che i tedeschi partono in quarta e le prendono. Ricordare sempre che i tedeschi non hanno mai vinto niente. Non è così per i cinesi che hanno avuto il regalo della presidenza Trump. Gli elettori non si offendono, lo so, ma vorrei incontrare un elettore di Trump e guardarlo negli occhi, intensamente e dirgli: «Voi americani eravate un mito per noi: come cazzo vi siete ridotti». Ho solo paura che lui in un italiano approssimativo mi risponda: «Parli tu che c’hai Salvini?».

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Conte: «Più donne nelle task force per battere il coronavirus»

Giorni di polemiche e il flashmob #DateciVoce. Alla fine il premier si è accorto che esistono anche esperte che possono contribuire all'uscita dalla crisi. Una fatica ogni volta.

Ci è voluto un flashmob per ricordare al premier Giuseppe Conte che esistono anche professioniste donne che possono supportare il governo nella gestione della crisi da Covid-19. Scatti in cui bisognava rigorosamente indossare una mascherina con scritto, anche a mano, lo slogan «Dateci voce», hanno invaso Twitter, Facebook e Instagram e fatto il miracolo. Perché il 4 maggio il presidente del Consiglio si è finalmente accorto che forse nei comitati di esperti c’erano solo esperti appunto. Esperte non pervenute. Oddio, non che sia una novità. È forse lo specchio di come vanno le cose in Italia in molti settori. Certo ci si aspetterebbe che dall’alto venissero esempi e modelli da replicare senza che le donne debbano alzare la voce per farsi sentire, come è successo questa volta dopo giorni di polemiche sui giornali e in tv.

L’INVITO DEL PREMIER AI COINVOLGERE LE DONNE IN TUTTE LE TASK FORCE

E sembra che così sarà: «Ho molto apprezzato le parole del gruppo di senatrici che oggi dalle pagine di un quotidiano hanno rivendicato un maggior protagonismo delle donne nelle commissioni tecniche nate per supportare il Governo nella gestione della crisi. Oggi stesso chiamerò Vittorio Colao per comunicargli l’intenzione di integrare il comitato di esperti che dirige attraverso il coinvolgimento di donne le cui professionalità – sono certo – saranno di decisivo aiuto al Paese», ha detto Conte in una nota. Invito che viene estero anche al capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, per il Comitato tecnico-scientifico, e a tutti i ministri affinché «tengano conto dell’equilibrio di genere nella formazione delle rispettive task force e gruppi di lavoro».

IL COMITATO #DATECIVOCE CHIEDE UNA LEGGE PER LA RAPPRESENTANZA AL 50%

Una decisione accolta con entusiasmo dal comitato #Datecivoce che in una nota ha commentato: «Ora chiediamo alla politica e al Presidente Conte di fare un passo storico: approvare una legge affinché in ogni commissione, organo, tavolo tecnico di nomina istituzionale e pubblica ci sia reale parità. La Golfo-Mosca 120/2011 sulle quote antidiscriminatorie di genere è un punto di riferimento irrinunciabile, ma la rappresentanza va portata al 50% ed estesa ad ogni luogo dove lo Stato e le istituzioni decidono. Avere percentuali eque di uomini e donne vuol dire non solo cambiare la visione politica del Paese ma anche ridare fiducia a chi crede che solo nel rispetto reciproco, nel rispetto della Costituzione e nella ricchezza della differenza possa nascere un Paese migliore».

VALERIA VALENTE: «RISCRIVERE PARADIGMI E MODELLI DI SVILUPPO»

Soddisfatta anche la senatrice del Pd Valeria Valente, presidente della Commissione Femminicidio e prima firmataria della mozione delle 16 senatrici di maggioranza, sottoscritta anche da Emma Bonino, a Conte: «È arrivato il momento di riscrivere paradigmi e modelli di sviluppo è più che mai necessario che a questo cambiamento prenda piena parte il punto di vista femminile e femminista. Per superare la pandemia e tornare a crescere, e per farlo nel modo migliore, l’Italia ha bisogno che le donne non perdano il lavoro, che venga ridotto il gap di genere e che vengano superate le disuguaglianze tra uomini e donne, in tutti i settori, ma anche che si attuino nuovi modelli di sviluppo più sostenibili e virtuosi dal punto di vista economico, sociale e ambientale».

EMMA BONINO: «SERVE MERITOCRAZIA»

Più dirette Emma Bonino e Costanza Hermanin, rispettivamente leader e vicesegretaria di +Europa: «È una questione di meritocrazia: se in Italia ce ne fosse, una normale distribuzione statistica produrrebbe automaticamente una rappresentanza bilanciata negli organi collegiali. Se il Paese è tanto lontano dal concepire la parità da pensare task force tutte al maschile, significa che gli strumenti che abbiamo sono insufficienti. E non è solo questione di numeri, ma anche di scelte. Con più del 60% del personale sanitario di sesso femminile, includendo le donne si sarebbero forse fatte scelte più avvedute in tanti settori, non ultimi sulla scuola e il lavoro part time».

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Perché Conte non cadrà (almeno per ora)

I giornali di destra spingono per la defenestrazione del premier. Il suo governo ha fatto errori, ma ci sta portando fuori dal momento più brutto del virus. Renzi e Salvini rosicano che ci stia lui là. E l'opzione di unità nazionale di Draghi non funzionerebbe certo coi due Mattei in agguato. Fino alla fase 3, cioè fino al vaccino, tutto resterà così.

Il tema dei giornali di destra e di molti ambienti della stessa maggioranza è come far cadere Giuseppe Conte (c’è anche il tema dei capelli di Giovanna Botteri, povera stella, bravissima collega). La prospettiva ha addirittura tirato fuori dai cassetti conservati in soffitta gli appelli pro e contro. Tutti ben firmati, tutti ridondanti, tutti inutili malgrado molte persone che hanno apposto la firma all’uno o all’altro siano degnissime. La verità è che Conte, a meno di errori clamorosi che rendano inevitabile la sua caduta da cavallo immediata e visibile, è per ora in sella e ci resterà a lungo.

IL SUCCESSO DI CONTE RAFFORZEREBBE ANCHE IL PD

Le ragioni per defenestrarlo sono molteplici e non tutte fanno riferimento a critiche sul suo operato. Il governo ha fatto molti errori, ma ha affrontato un evento inedito e spaventoso come il coronavirus, e lentamente e con momenti di confusione ci sta tirando fuori dal momento più brutto. Conte deve essere fatto fuori per altre ragioni. Perché il suo successo darebbe vita a una nuova formazione politica e forse a una nuova maggioranza stabile con il Partito democratico.

LO ACCUSANO DI AVER TRADITO

Conte deve essere fatto fuori perché Matteo Renzi e Matteo Salvini, gli sfigati di questa fase politica, non reggono che stia lui là dove sono stati o erano sul punto di andare loro. Conte deve essere fatto fuori perché il suo ministro degli Esteri ammicca troppo a Cina e Russia e ciò irrita gli Usa (e anche me, nel mio piccolo). Conte deve essere fatto fuori, secondo la destra, perché ha tradito. Qui siamo di fronte al capolavoro delle falsificazioni. Si lamenta il tradimento di Conte e si ignorano le coglionate di Salvini di cui una destra seria si sarebbe liberata da tempo.

SARÀ IN GRADO DI REGGERE LA FASE 3?

Poi c’è il dubbio, che è anche il mio, se Conte sarà in grado di reggere la cosiddetta fase 3, cioè quella in cui la questione sociale si presenterà con caratteri mai visti prima. Nessuno sa se Conte avrà la forza per affrontare quei marosi. Soprattutto il dubbio non riguarda lui, bensì se lui è in grado, senza un partito solido alle spalle, di tenere unito lo Stato di fronte a un passaggio che sarà terribile.

PER L’UNITÀ NAZIONALE SERVE ZAIA, NON SALVINI

Da qui la suggestione di un cambio importante con una personalità del livello di Mario Draghi. Nessuno dice che questo cambio verrebbe favorito se una parte dei protagonisti di oggi si levassero dalle palle. Non si può fare Draghi premier, provare l’unità nazionale e avere alle spalle di simile operazione un uomo non presente a se stesso come Salvini che dopo un bicchiere di birra potrebbe far saltare una grande operazione. Con Luca Zaia si può.

DOPO IL VACCINO VIA ALLA GUERRA CIVILE A BASSA INTENSITÀ

Anche questa ultima suggestione cozza però con un dato di fatto. Quando si dovrebbe fare questa operazione? Si dice dopo l’estate, finita la Fase 2. Ma quando finiscono le fasi nessuno lo sa e forse l’unico termine di riferimento potrebbe essere il momento in cui milioni di italiani saranno vaccinati e quindi il Paese potrebbe iniziare la sua bella guerra civile a bassa intensità. Prima di allora cambiare il governo è impresa difficile, rischiosa, anche avventuristica. A meno che non sia Conte, come settimane fa gli suggerii, a dichiarare chiusa la propria esperienza mettendosi in riserva della Repubblica.

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Come disinnescare Renzi e stare più sereni nella fase 2

Maggioranza ancora in fibrillazione. Lunedì si riapre e Conte promette aiuti più tempestivi. Con l'ipotesi di allentamenti maggiori nelle aree dove ci sono meno contagi. Ma le Regioni non si placano. Così come il leader di Italia viva che minaccia di far cadere tutto. Pd e M5s blindano il premier. Ma Forza Italia nega ipotesi di soccorso.

La “tregua” del Primo maggio, con toni vagamente più istituzionali per la Festa del lavoro, è durata poco. E più si avvicina la fantomatica fase 2, più il governo deve fare i conti con le fibrillazioni dentro la maggioranza, a partire dalle bordate di Matteo Renzi, e con le fughe in avanti di certe Regioni.

Lunedì 4 maggio è previsto il ritorno al lavoro di 4,5 milioni di persone. Il sistema anti-contagio reggerà? Un nuovo step è atteso poi per il 18 maggio, anche se in alcune aree dove il coronavirus sta circolando poco le aperture, ha assicurato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte senza indicare date, potrebbero arrivare «prima del previsto».

Una promessa che però non è bastata ad arrestare le sortite solitarie di alcuni presidenti di Regione. Eppure il premier in occasione del Primo maggio ha provato a parlare a un Paese dove il lavoro è messo «a dura prova» e in cui si avvertono «rabbia e angoscia». Chiedendo persino scusa per i ritardi nei pagamenti di finanziamenti e fondi stanziati per l’emergenza. Il governo ha detto che ora arriveranno aiuti «più pesanti, più rapidi, più diretti».

In che modo hanno reagito le opposizioni? La Lega ha colto come «timidi segnali» le scuse di Conte e l’ipotesi di aperture più ampie: «Sospendiamo l’occupazione delle aule di Camera e Senato». Ma le vere tensioni si sono percepite ancora dentro la maggioranza, più che fuori. Con il solito protagonista: Renzi, che dopo essere stato travolto dalle polemiche per il discorso in Senato sui morti di Brescia e Bergamo, ha tenuto alti i toni della sfida a Conte, denunciando una «politica della paura» e un «terrorismo istituzionale» sui dati: se il premier non dovesse dare risposte a partire dal lavoro, ha ripetuto l’ex sindaco di Firenze, Italia viva è pronta a strappare.

A difesa di Conte è arrivato il Movimento 5 stelle, che con Vito Crimi ha paragonato il «qualunquismo populista» di Renzi a quello di Matteo Salvini. Mentre il Partito democratico, tramite le parole di Andrea Orlando, ha spiegato che l’unica alternativa a questo governo sono le elezioni. Secondo il presidente della Camera, il grillino Roberto Fico, «viene prima il Paese delle maggioranze parlamentari: gli italiani vogliono fatti, non litigiosità». E anche Alessandro Di Battista ha chiesto di «disinnescare» Renzi, «cinico lobbista», accusandolo di cercare visibilità sui morti.

Il leader di Iv però continua a sostenere che le sue parole sulle vittime del Covid-19 sono state strumentalizzate. E il suo ultimatum alimenta ulteriormente suggestioni e scenari di crisi. Tanto che, mentre Salvini scommette che il «governo non durerà», Forza Italia è dovuta intervenire con Mariastella Gelmini e Anna Maria Bernini per assicurare che non presterà soccorso all’esecutivo giallorosso. La fase 2 si preannuncia politicamente movimentata.

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Matteo Renzi contro Giuseppe Conte in Senato

La minaccia del leader di Italia Viva al premier: «Se sceglierà la strada del populismo non avrà al suo fianco Italia viva». Il presidente del Consiglio minimizza: «Ha chiesto di fare politica? È quello che stiamo facendo, quindi non c'è nessun ultimatum».

«Se sceglierà la strada del populismo non avrà al suo fianco Italia viva. Non abbiamo negato i pieni poteri a Salvini per darli ad altri», ha tuonato Matteo Renzi nel suo intervento in aula al Senato dopo l’informativa del premier Giuseppe Conte. Una minaccia, un ultimatum, al presidente del Consiglio e alla maggioranza (di cui il suo partito fa parte), che hanno messo in ombra le parole dell’opposizione, compreso quelle di Matteo Salvini. Per accorgersene basta guardare le homepage dei maggiori quotidiani online o le tendenze Twitter in Italia.

CONTE: «NESSUN ULTIMATUM: LA MAGGIORANZA ESISTE»

Eppure Conte, per lo meno apparentemente, non è preoccupato: «Quale ultimatum? Renzi ha chiesto di fare politica? È quello che stiamo facendo, quindi non c’è nessun ultimatum», ha detto il premier interpellato dai cronisti a Palazzo Madama subito dopo l’informativa in Aula. «Quindi la maggioranza esiste ancora?», gli chiedono. «Sì», risponde lui prima di uscire dall’edificio.

LE ACCUSE DI RENZI A CONTE

Non si direbbe però dalla lunga serie di accuse che Renzi gli ha però mosso in aula: «Nella fase 2 della politica non basta giocare su paura e preoccupazione». O: «Il nostro Paese ha avuto momenti in cui la politica ha abdicato rispetto alle sue responsabilità, nel 1992-93 ha abdicato alla magistratura, nel primo decennio del 2000 quando ha abdicato ai tecnici, ora non possiamo abdicare ai virologi, non possiamo chiedere loro come combattere la disoccupazione, tocca alla politica». E ancora: «Sia più prudente quando parla agli italiani: lei ha detto 11 volte “noi consentiamo”. Un presidente del Consiglio non consente, perché le libertà costituzionali vengono prima di lei. Lei non le consente, le riconosce». Insomma, se la maggioranza esiste, non sembra così serena. Tanto che nel suo intervento al Senato, Ignazio La Russa ha ironizzato: «Caro Presidente Conte, dopo l’intervento di Renzi le comunico che non ha più una maggioranza. Il leader di Italia Viva le ha detto, come io ti ho creato, io ti distruggo».

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Marta Cartabia smentisce l’attacco a Giuseppe Conte

La presidente della Consulta si è detta sorpresa e dispiaciuta per la strumentalizzazione politica delle sue parole sulla Costituzione nella lotta dell'opposizione, e non solo, contro il premier nella gestione dell'emergenza coronavirus.

La Costituzione come «bussola necessaria per navigare nell’alto mare aperto dell’emergenza e del dopo-emergenza», così si esprimeva il 28 aprile la presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia in un testo scritto e in un podcast. Il giorno successivo Repubblica riprendeva l’intervento dipingendolo come un attacco da parte della Consulta al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Attacco che è subito diventato una bandiera per l’opposizione, e non solo (citofonare Matteo Renzi che l’ha citata anche nel suo intervento al Senato), nella quotidiana guerra contro «la dittatura del premier». Peccato che la cosa non abbia fatto piacere alla stessa Marta Cartabia che, 24 ore dopo, ha dovuto spiegare, in un incontro con la stampa estera, che «è davvero inappropriato attribuire al presidente della Corte costituzionale l’intendimento di scendere nell’agone politico. Se c’è un principio che un presidente tiene a preservare è proprio quello di essere super partes».

SORPRESA E DISPIACIUTA PER LA STRUMENTALIZZAZIONE POLITICA

Cartabia si è detta sorpresa e dispiaciuta che il suo richiamo al ripartire dalla Costituzione «abbia potuto essere speso in riferimento a singole contese di tipo politico in corso». Anche perché «sarebbe gravissimo che un presidente della Consulta volesse entrare nella discussione per dire ‘questo atto del governo non va bene’», ha spiegato lei.

FIERA DI ESSERE INDIPENDENTE

«Non so come si possa immaginare un atteggiamento del genere, anche per la mia storia. Vengo da un percorso accademico e a settembre quando scadrà il mio mandato tornerò alla ricerca e a insegnare. C’è una fierezza nell’essere indipendenti, prima che un dovere è una prerogativa che un giudice si deve gustare sino in fondo», ha infine concluso.

LA CONSULTA AVEVA GIÀ CHIARITO CHE SI TRATTAVA DI UNA LETTURA FUORVIANTE

Una precisazione che, comunque, era già stata fatta dalla stessa Consulta poche ore dopo la pubblicazione di Repubblica: «È fuorviante e non vera una lettura della relazione riferita a vicende politiche di questi giorni, si tratta di un testo preparato da giorni, molti contenuti del quale fanno parte del pensiero accademico della presidente Cartabia illustrato in numerosi suoi scritti e anche in alcune interviste». Smentita che probabilmente era sfuggita ad alcuni leader politici.

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Attaccando Conte, Renzi dimostra di non saper fare politica

Vuole far fuori il premier avviando una sorta di unità nazionale. Ma si può fare una maggioranza da Nicola Zingaretti a Matteo Salvini? Sarebbe criminale. Non ha mai capito che non bisogna far cadere i segretari o i premier della propria parte, serve far cadere quelli degli altri.

Se Matteo Renzi fosse quel genio della politica che dicono i suoi, ormai pochi, ammiratori dovrebbe capire che lanciarsi a testa bassa contro Giuseppe Conte è un errore capitale. Il premier divide, ma nella divisione c’è una parte del Paese che ha imparato ad avere fiducia in lui. I suoi critici gli addebitano cose diverse: l’eccessivo protagonismo personale, la contraddittorietà delle scelte, l’inafferrabilità dei progetti futuri. Continuo a pensare che se invece di far trapelare che, in caso di quarantena finita, cosa a cui  nessuno chiede, ci sarebbero centinaia di migliaia di persone in terapia intensiva, e dicesse che monitorizzerà i nuovi casi e le nuove zone rosse chiudendo là dove è necessario, sarebbe più convincente.

Ci sono realtà in cui il virus è arrivato poco o sminchiato. In una grande città come Roma – a parte un hotel di immigrati e qualche residenza di sacerdoti – praticamente c’è un caso ogni 150 mila persone. Si legifera erga omnes perché nessuno ha il coraggio di dire che quando i cittadini avranno mascherine a sufficienza, quando i tamponi saranno nel numero giusto per “inseguire” i contagiati e metterli in sicurezza e noi con loro, saremo fuori dell’epidemia per come si presenta in questa fase. Dappertutto si fa così.

L’idea dei virologi che si apre tutto solo a contagio 0 è un sogno da scienziati. Fino al vaccino non sarà mai possibile. In questo contesto vengono fuori le debolezze di Conte fra cui la maggiore, non dirige le Regioni e temo una parte dello Stato. Quel genio di Renzi vuole tagliargli la gola avviando una sorta di unità nazionale. Si può fare una maggioranza  da Nicola Zingaretti a Matteo Salvini? Sarebbe criminale.

A RENZI SERVIREBBE CORSO DI POLITICA A FRATTOCCHIE

Renzi, se vuole essere utile, dovrebbe trattare con la Lega con un unico tema: se ci portate Salvini alla trattativa, non si fa nulla. Cambiate i leader, portate una persona, anche la più cattiva di voi, ma che sia un uomo, un soggetto stabile, uno che non beve, e con lui possiamo immaginare il dopo Conte, se Sergio Mattarella autorizzerà. Salvini è quello che è: non un uomo brutto sporco e cattivo che non piace alla sinistra radical mentre è amato dal popolo. Salvini è la destra che non vuole governare e che non lo saprebbe fare. Non a caso è stato osannato da uomini di chiacchiera come Vittorio Feltri e vecchi arnesi della politica politicante come il cardinal Ruini. Teniamoci Giorgia Meloni, s’avanzi il leghista che più odia la sinistra ma facciamo una partita fra esseri umani. È per questo che, caro Renzi, ti terrai Conte, perché per fare politica non bisogna far cadere i segretari o i premier tuoi, devi saper far cadere quelli degli altri. Ma questo avrebbe richiesto un “breve corso” a Frattocchie che quattro chiacchiere al bar con Roberto Giachetti.

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Cosa ha detto Conte al Senato su emergenza e Consiglio europeo

L'informativa del premier a Palazzo Madama sulla crisi sanitaria e la linea che l'Italia vuole portare al consiglio dei capi di Stato e di governo Ue a Bruxelles.

«L’Ue e l’Eurozona non possono permettersi di ripetere gli errori commessi nella crisi finanziaria del 2008, quando non si riuscì a dare una risposta comune. E’ un rischio che non ci possiamo permettere di correre perché il fallimento nel produrre una risposta adeguata e coraggiosa provocherebbe un grave danno allo stesso progetto europeo», ha detto il premier Giuseppe Conte nell’informativa al Senato in vista del Consiglio europeo.

STRATEGIA IN CINQUE PUNTI PER LA RISPOSTA SANITARIA

«Sulla risposta sanitaria il governo ha elaborato una strategia in cinque punti. Il primo è mantenere e far rispettare distanziamento sociale, promuovere utilizzo diffuso di dispositivi di protezione individuale fino a quando non disponibili terapia e vaccino”, ha detto Conte. Il governo punta al “rafforzamento della strategia di mappatura dei contatti esistenti e di teleassistenza con l’utilizzo delle nuove tecnologie”. Lo dice il premier Giuseppe Conte nell’informativa al Senato. “L’applicazione sarà offerta su base volontaria, non obbligatoria, faremo in modo che chi non vorrà scaricarla non subirà limitazioni o pregiudizi”, aggiunge.

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Il governo traballa nei giorni cruciali della trattativa in Ue

Su nomine e patto atlantico si allarga il solco tra Pd e M5s, in una settimana decisiva sul fronte europeo. Dietro le quinte riprendono le manovre che potrebbero portare a un cambio di maggioranza. L'ipotesi Forza Italia.

Ancora non è iniziata la Fase 2, che nel dibattito parlamentare si guarda già alla Fase 3, quella della definitiva ripartenza che qualcuno vorrebbe far gestire a un nuovo governo. Nel weekend Giuseppe Conte ha provato a spegnere sul nascere le suggestioni degli ultimi giorni, chiarendo che non c’è spazio per governi tecnici o di unità nazionale: serve un «governo politico che ci metta la faccia» e quello in carica lo sta facendo «con coraggio». Dalle colonne del Giornale, il premier ha lanciato un messaggio di «apertura al dialogo con tutti» che è suonato alle orecchie di qualcuno dentro Forza Italia come un viatico per futuri ingressi in maggioranza. Anche perché ad agitare le acque tra M5s e Pd c’è Alessandro Di Battista, alla guida di una “fronda” che prova a far saltare l’accordo sulle nomine e si prepara alle barricate contro il Mes, rilanciando un asse con la Cina.

LE STOCCATE DI CONTE A GERMANIA E OLANDA

Sul Mes Conte è tornato a dirsi scettico in un’intervista a Sueddeutsche Zeitung, con cui ha rilanciato la battaglia sul fronte Ue in vista del Consiglio europeo del 23 aprile. Il premier ha riproposto, come sta facendo nei contatti di questi giorni con i leader europei, la richiesta di Eurobond, nell’ambito di un piano che deve essere – ha detto Luigi Di Maio – da 1.500 miliardi. Senza un’intesa sui titoli comuni, il governo potrebbe non dare il via libera al piano Ue. «In gioco c’è l’Europa», ha detto Conte. Che poi ha mandato un messaggio ad Angela Merkel e al fronte rigorista attaccando il surplus commerciale della Germania che frena l’Ue, così come il dumping fiscale dell’Olanda. Quanto al Mes, che divide la maggioranza, il premier ha ricordato i danni provocati in Grecia e ribadito che verificherà se è davvero senza condizioni.

LA QUARANTENA POLITICA È FINITA

Intanto, il solco tra Pd e M5s si allarga: i dem hanno chiesto ai pentastellati di prendere le distanze da Di Battista che ha evocato un’Ue senza Italia e invocato un asse con la Cina, fuori dal patto atlantico. Il governo si regge sull’europeismo – è la posizione dei dem – se salta questo, salta tutto. «Cieca fiducia in Conte, avremo tutti gli strumenti per affrontare la crisi», ha chiarito il ministro M5s Stefano Patuanelli, frenando l’ala più barricadera. L’appello del presidente Sergio Mattarella alla collaborazione tra le forze politiche per affrontare l’emergenza non ha mai davvero attecchito. Ma ora sembrano riprendere manovre per cambi di governo. Persiste una suggestione di esecutivo tecnico, magari con un nome come Mario Draghi alla guida.

L’IPOTESI DI UN CONTE TER

Non solo però è difficile che l’ex presidente della Bce si faccia tirare per la giacchetta, ma appare anche arduo che si formi una maggioranza larga in parlamento per un governo tecnico (ricorre anche il nome di Vittorio Colao, di cui Conte ha escluso un ingresso nel governo). L’altro sbocco, se si aprisse una crisi, potrebbero essere le elezioni, ma quello scenario per il Colle non è all’ordine del giorno, anche perché l’instabilità non aiuterebbe né sui mercati né nella lunga partita in Ue. Il terzo scenario è quello di cui si discute in queste ore negli ambienti parlamentari: un cambio di maggioranza, magari con l’ingresso di Forza Italia e l’uscita di un pezzo del M5s. Matteo Renzi si è detto concentrato sulla ripartenza ma fonti di Italia Viva non escludono che a fine maggio si apra il varco a un nuovo governo, magari con premier tecnico o Pd. O un Conte ter.

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Fico su Conte: «Irresponsabile cacciarlo con la fase 2»

Il presidente della Camera: «Preparare un governo delle larghe intese, magari con Draghi sarebbe un atteggiamento irresponsabile».

Se ne parla ormai apertamente. Il presidente della Camera Roberto Fico intervistato sul Nove durante il programma ‘Accordi e Disaccordi’ ha spiegato: «Utilizzare la fase due per disarcionare Conte e preparare un Governo delle larghe intese, magari con Draghi, «sarebbe un atteggiamento irresponsabile». «Abbiamo bisogno di un Governo che sia stabile e di un Parlamento che lavori al meglio. Tutte le istituzioni devono essere unite per superare l’emergenza. Avere altri tipi di obiettivi è irresponsabile e credo che la propaganda non paghi. Bisogna essere fermi e trasparenti e fare capire alla popolazione che questa crisi si supera tutti insieme», ha detto Fico.

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Le risposte che ci devono dare Conte, Speranza e Boccia per ripartire

I medici di base possono curare i malati a casa? Quale è la tempistica verosimile per la somministrazione di un vaccino? Fino ad allora è possibile monitorare e controllare i positivi? Questo deve spiegare il governo per garantire la serenità degli italiani. Il resto sono chiacchiere.

La maggioranza dei cittadini vuole sapere quando finirà questa clausura anti coronavirus che diventa vieppiù pesante.

Una parte di questi cittadini pensa che debba finire punto e basta, ed è sorretta da “libertari” che si lamentano del vulnus alle libertà personali, di alcune esagerazioni delle generosissime forze di polizia, di altro ancora.

Il mondo dell’economia, la grande con la piccola e la piccolissima, vorrebbe la ripresa di tutte le attività con tantissimi che reclamano dallo Stato le condizioni di sicurezza. Quali sono le condizioni di sicurezza che potrebbero tranquillizzare l’opinione pubblica e anche chi vive di lavoro salariato o di lavoro autonomo?

IL REBUS DEL VACCINO

La prima ha un nome da sogno: il vaccino, che tanti idioti osteggiano ma che resta il cavaliere bianco che ci libererà dal virus. Tuttavia il vaccino sarà in campo fra un po’ di tempo, malgrado i prodigi di queste settimane e l’ipotesi di un uso compassionevole (personale sanitario e forze dell’ordine) addirittura a settembre. Sarebbe importante che si dicesse, sulla base di questo primo scadenzario, quando realisticamente le categorie a rischio potranno essere “battezzate” così da liberare le altre categorie di cittadini che devono adeguare il proprio passo a quello di anziani, ammalati, disabili e così via, spesso loro parenti.

POTENZIARE DOVE POSSIBILE LE CURE A DOMICILIO

La seconda riguarda le cure. Qui l’elenco dei farmaci che stanno dando buona prova si fa lungo ed è positivo che, spesso, si tratti di farmaci con cui moltissimi concittadini hanno avuto confidenza direttamente o attraverso loro familiari. Anche qui i tempi per sdoganare questi farmaci e dire se e quando possono essere scritti su ricetta medica per cure non ospedaliere sono fondamentali. L’ospedale fa paura. Chi deve andarci teme che sia un viaggio senza ritorno. Non credo sia impossibile dare alcune di queste sicurezze. Non penso al farmaco di Stato, penso però a una indicazione ai medici di base perché, a certe condizioni, possano rassicurare i pazienti con efficaci cure a domicilio. Forse già lo fanno.

MONITORAGGIO DEI POSITIVI E DELLA LORO RETE DI RELAZIONI

La terza condizione di sicurezza riguarda quello che accade un minuto dopo che si dichiara (sia pure per scaglioni) il tana liberi tutti. È vero che si chiederà il distanziamento sociale, di continuare a lavarsi le mani, di usare le mascherine ma non abbiamo notizie scientificamente certe su una cosa fondamentale. I cittadini si potranno tranquillizzare se saranno sicuri che gli italiani sono potenzialmente monitorabili tutti, se da ogni indizio di presenza del virus si può risalire al vettore umano e al suo sistema di relazioni. Questa fase va programmata nei minimi particolari perché bisogna dire che ci sono tanti sieri a disposizione, che daremo regione per regione, che faremo tanti tamponi alla settimana, che sceglieremo sulla base di una analisi delle zone a rischio, anche le zone piccolissime: un mercato, un condominio, una famiglia, ma soprattutto se saranno messi a disposizione mezzi per tenere sotto controllo i contagianti e le loro probabili vittime. Ci sono materiali e personale per fare a tappeto questo lavoro? Chi se ne sta occupando? Se non ci sono bisogna sapere subito quando ci saranno. Senza questi presidi aprire è un gioco con la fortuna.

LA SICUREZZA DEL SOSTEGNO ECONOMICO DELLO STATO

I cittadini devono sapere se a) lo Stato li soccorre se hanno visto fallire le loro attività economiche, b) se è in grado di dire in quanto tempo la totalità delle persone a rischio sarà coperta da uno dei vaccini che si stanno provando sugli umani, c) se i medici di base sono in grado di curare a casa, con farmaci già selezionati, i malati di coronavirus tranne quelli che richiedono tassativa ospedalizzazione; d) se mezzi tecnici e personale per tenere tutti sotto controllo sanitario fino all’arrivo del vaccino ci sono già, o entro quanto tempo saranno pronti per dare serenità agli italiani. Il resto sono chiacchiere. Queste risposte le deve dare il governo. Ascolti gli esperti, ma decida, sennò a Palazzo Chigi mandiamo uno splendido robot, magari progettato da Roberto Cingolani, che farà rapidamente quello che gli umani non sanno fare dopo tante settimane.

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Roma decide troppo e comanda poco: Conte esca di scena

Nonostante abbia dalla sua parte molti italiani, il premier ormai ha perso il controllo del Paese. Le Regioni vanno in ordine sparso. E un suo passo indietro lascerebbe politicamente nudi i Salvini e le Meloni colpevoli di una opposizione irresponsabile.

La situazione di Giuseppe Conte, presidente del Consiglio per caso e a capo di due governi con maggioranze opposte, si fa ogni giorno più complicata.

Molti cittadini hanno deciso di stare dalla sua parte. Il suo vantaggio è che dall’altra parte ci sono Matteo Salvini e Giorgia Meloni, due politicanti a cui nessuno affiderebbe l’Italia per evitare che ne facciano uso come hanno fatto della Lombardia.

Tuttavia i consensi che Conte ha accumulato sono fragili sia perché fronteggiano una marea umana e politica di ostilità molto combattiva sia perché dietro Conte c’è il nulla (lo dico senza aver intenzione di offendere Marco Travaglio e Andrea Scanzi).

LE REGIONI ORMAI VANNO IN ORDINE SPARSO

Il tempo che viviamo richiede governi forti, politicamente forti. Governi cioè che possano dare agli italiani indicazioni, direzione di marcia, idee, sicurezza. Conte non riesce a creare questa immagine di sé. È diventato più popolare. È indubbiamente una sorpresa nella politica italiana. Ha fatto, a mio parere, cose buone, ma non è l’uomo che potrà trascinarci fuori da questo casino.

L’affare Colao ha portato in prima linea tecnici di valore, ma ha creato una situazione di doppio governo che è al limite della Costituzione

Ci sono alcuni problemi che sembrano al di fuori della sua portata. Non riesce a esercitare da Roma un “comando” sul Paese. Ormai le Regioni vanno in ordine sparso. L’approvvigionamento di materiali sanitari è stato afflitto da una lentezza esasperante e si trema all’idea di come un governo così combinato potrà gestire in autunno la probabile e augurabile distribuzione massiva del vaccino. Le misure di distanziamento sono molto severe e il governo non si accorge, come non se ne accorgono anche gli esperti, che il Paese – che si è comportato benissimo – è sull’orlo di una gigantesca crisi di nervi. L’ affare Colao ha portato in prima linea tecnici di valore, ma ha creato una situazione di doppio governo che è al limite della Costituzione. Potrei continuare.

NESSUNO RINUNCIA ALLA MISERABILE POLEMICHETTA POLITICA

Tutto nasce dal fatto che l’Italia ha mostrato molte meraviglie e talenti in tanti campo ma tutte le sue miserie nella politica e nel giornalismo (fa testo lo scontro Casalino-Mentana). L’Italia invece ha bisogno di una premiership, di una maggioranza, di una opposizione che siano in grado di creare il big bang della solidarietà politica. L’Italia è sempre riuscita a trovare questa strada. Non c’è crisi dal Dopoguerra che non abbia visto forze opposte continuare a combattersi ma unite nella difesa della patria. Questa volta nessuno rinuncia alla sua miserabile polemichetta. Todos caballeros.

L’USCITA DI SCENA DEL PREMIER DISARMEREBBE GLI OPPOSITORI

Ecco perché servono due cose. La prima è un gesto di lungimiranza da parte di Conte. Si intesti l’uscita dalla fase 1 e lasci. Il Paese lo richiamerà, prima o poi. La seconda è che il capo dello Stato non potrà più fare la “rammendatrice” quando gli sbreghi politici e istituzionali si rivelano così laceranti. Deve dare al Paese un altro punto di riferimento. Deve darlo in modo che la cabina di comando sia rispettosa delle regole parlamentari e tenti di mettere assieme gli opposti. Con i facinorosi faremo i conti dopo. La stagione di Conte è arrivata al termine. La sua breve carriera si è fondata su un mutamento di alleanza che per molti italiani è una ferita. La sua dignitosa uscita di scena lascerebbe nudi, politicamente, i suoi oppositori che hanno mostrato una totale incapacità di saper gestire con responsabilità il ruolo di opposizione. Il Paese è al limite. Fingere di non saperlo è criminale.

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Salvini telefona a Mattarella: «Rammarico e indignazione» per le accuse di Conte

Dopo la conferenza stampa del premier, il leader della Lega chiama il capo dello Stato. E ribadisce il no al Mes «sotto ogni forma».

E Matteo Salvini chiamò Sergio Mattarella. Il leader della Lega aveva preannunciato la telefonata al Capo dello Stato subito dopo la conferenza stampa di Giuseppe Conte durante la quale il premier lo aveva accusato insieme con Giorgia Meloni di diffondere in modo irresponsabile fake news sul Mes.

«RAMMARICO E INDIGNAZIONE PER UN PREMIER CHE INSULTA LE OPPOSIZIONI»

Nel corso della telefonata al Quirinale, fanno sapere fonti della Lega, il segretario ha espresso «rammarico e indignazione» per un presidente del Consiglio che, è il ragionamento, ha usato la diretta tivù «non per informare e rassicurare gli italiani, ma per insultare le opposizioni (che sono netta maggioranza nel Paese) arrivando perfino a mentire, se non a minacciare. Come si fa ad avere un dialogo con chi si comporta così? Roba da regime sudamericano».

SALVINI HA RIBADITO IL NO AL MES

Dal governo, continuano le fonti del Carroccio, «noi e milioni di italiani ci aspettiamo risposte, ascolto e soluzioni, non polemiche o insulti». Al presidente della Repubblica Salvini ha quindi espresso grande preoccupazione per la situazione economica delle famiglie e delle imprese italiane, che dopo oltre un mese dalla chiusura non hanno ancora ricevuto un euro di aiuto dal governo e dall’Europa, ribadendo infine la contrarietà della Lega a qualsiasi utilizzo del Mes sotto ogni forma.

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La metamorfosi di Conte da avvocato degli italiani a capopopolo

Il premier in conferenza stampa attacca Salvini e Meloni per le fake news sul Mes. La leader di FdI lo accusa di bullismo. Il segretario della Lega dice che si rivolgerà a Mattarella. Pure Rosato di Iv storce il naso. Mentre le opposizioni chiedono la convocazione della commissione di Vigilanza Rai.

Era il 9 marzo quando Giuseppe Conte, dopo aver firmato il dpcm Italia protetta, indossava i panni dello statista e in una intervista a Repubblica citava nientemeno che Winston Churchill: «È la nostra ora più buia, ma ce la faremo».

È passato un mese, ma in Italia non si è ancora fatto giorno. E il coronavirus ci costringe alla proroga del lockdown fino al 3 maggio. Poi, si vedrà.

Ma il Giuseppe Conte che ha parlato alla nazione venerdì sera non era più quello dell’inizio della pandemia. Dimesso il sigaro churchilliano, con una allure più populista ha usato lo spazio non solo per presentare la “sua” task force per la Fase 2, ma anche per attaccare frontalmente Matteo Salvini e Giorgia Meloni colpevoli di diffondere bufale e fake news sul Mes.

CONTE CORRE NEI SONDAGGI

Del resto, giorno dopo giorno, dpcm dopo dpcm, conferenza stampa dopo conferenza stampa, l’avvocato del popolo ha guadagnato consensi. Secondo un sondaggio realizzato dall’Istituto Ixè per Cartabianca, l’8 aprile il gradimento del presidente del Consiglio è arrivato al 57%: 15 punti in più dall’inizio della quarantena e 17 dall’inizio dell’epidemia. Mentre il suo governo veleggia sul 54%. Dietro di lui, Meloni con il 38% e Salvini al 33%. Forse ha pensato di usare il vantaggio per sferrare il colpo.

MELONI: «FACILE FARE IL BULLO CON LA TIVÙ DI STATO»

Durissime le reazioni a caldo dei due interessati. «È facile per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte fare il bullo con la televisione di Stato, però mi chiedo anche se sia normale in una democrazia come la nostra, mi chiedo se sia normale che il presidente del Consiglio Conte convochi una conferenza stampa per fingere di dover raccontare dei nuovi provvedimenti presi dal governo e poi di fatto la utilizzi per parlare male dell’opposizione, e per accusarla di menzogne, ovviamente senza possibilità di replica e senza contradditorio», ha attaccato via Facebook la leader di Fratelli d’Italia. E, ancora: «Mi aspetto di avere la possibilità attraverso la Rai di parlare allo stesso numero di cittadini, nella stessa fascia oraria, per spiegare il mio punto di vista. E mi chiedo cosa ne pensi il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Perché va bene essere vicini alla Cina ma qui siamo un po’ più vicini alla Corea del Nord».

SALVINI: «CHIAMERÒ MATTARELLA»

«Noi cerchiamo di lavorare per i cittadini», le ha fatto eco il leader della Lega su Rete4. «Ma se la risposta di Conte è occupare la tivù pubblica per insultare, mentendo, vorrà dire che chiamerò Mattarella per dirglielo». Salvini ha poi aggiunto: «Noi siamo l’unico Paese in cui la colpa della situazione disastrosa è delle opposizioni».

ROSATO (IV): «ATTACCO FRANCAMENTE INUTILE»

L’atteggiamento di Conte, però, è stato stigmatizzato anche da Italia viva, dunque dalla maggioranza. «L’opposizione non sta facendo quello che dovrebbe fare in una situazione di emergenza come quella che stiamo vivendo», ha commentato il coordinatore Ettore Rosato, «ma questo non giustifica le parole e il modo utilizzato dal presidente Conte in un attacco francamente inutile. A noi in questo momento compete lavorare per costruire l’unità del Paese non fomentare litigi inutili».

IL CENTRODESTRA CHIEDE LA CONVOCAZIONE DELLA COMMISSIONE DI VIGILANZA RAI

E non è finita qui. Perché sabato il centrodestra – con una nota firmata dai capigruppo in commissione di Vigilanza Rai Daniela Santanché (FdI), Giorgio Mulè (Fi) e Paolo Tiramani (Lega) – hanno chiesto al presidente Alberto Barachini di «convocare oggi stesso la commissione per discutere delle gravi dichiarazioni del presidente del Consiglio Giuseppe Conte». Sotto accusa, si legge, «l’attacco frontale senza precedenti nella storia repubblicana del presidente del Consiglio nei confronti dei leader delle opposizioni Matteo Salvini e Giorgia Meloni, che ha trasformato la conferenza stampa in vero e proprio comizio politico». Il tutto «sulla principale rete del servizio pubblico, in orario di massimo ascolto, dove peraltro l’Italia intera si aspettava di ricevere comunicazioni sui provvedimenti inerenti al Covid-19»

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Conte annuncia la proroga del lockdown fino al 3 maggio

Il premier in conferenza stampa conferma il prolungamento delle restrizioni. Dal 14 aprile riaprono librerie e cartolerie.

Si è concluso nel tardo pomeriggio il vertice di maggioranza per fare il punto sulla proroga del lockdown. Il premier Giuseppe Conte, in conferenza stampa, ha ufficializzato le misure già anticipate da diversi quotidiani, tra cui la principale che prevede il prolungamento delle restrizioni finora in atto dal 13 aprile al 3 maggio. La bozza del Dpcm circolata in fase di elaborazione in queste ore ha confermato tutte le misure che limitano gli spostamenti e le attività produttive. Ma ci sono alcune novità: riprende il commercio di carta, cartone e articoli di cartoleria, riaprono a partire dal 14 aprile le librerie e i negozi di vestiti per bambini e neonati, ovviamente solo nel caso in cui possano garantire tutte le regole di sicurezza.

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Dopo l’Eurogruppo è ancora polemica sul Mes

Eurogruppo, il giorno dopo. È ancora bufera sul Mes. Nonostante le rassicurazioni arrivate nella notte da fonti del Mef sulla..

Eurogruppo, il giorno dopo. È ancora bufera sul Mes. Nonostante le rassicurazioni arrivate nella notte da fonti del Mef sulla decisione del nostro Paese di non fare ricorso al fondo Salva Stati.

«È bene chiarire che l’Italia ha solo concorso a definire un rapporto che prevede la possibilità di istituire quattro nuovi strumenti per affrontare la crisi del Covid-19», hanno fatto sapere fonti del ministero dell’Economia subito dopo la riunione aggiungendo che la nuova linea di credito per le spese per cure e prevenzione sanitarie legate all’epidemia è «senza alcuna condizionalità» e attivabile da qualsiasi Paese membro che lo voglia.

Eppure le opposizioni sono partite all’attacco chiedendo la sfiducia al governo, e la testa del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.

CONTE: «NON HO CAMBIATO POSIZIONE SUL MES»

Ulteriori chiarimenti sono arrivati in mattinata sia dal premier Giuseppe Conte sia dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. «Io ho una sola parola: la mia posizione e quella del governo sul Mes non è mai cambiata e mai cambierà», ha chiarito in un tweet il presidente del Consiglio, annunciando una conferenza stampa in mattinata.

GUALTIERI: «INTRODOTTA UNA LINEA DI LIQUIDITÀ FINO AL 2% DEL PIL»

«Sul Mes è stata eliminata ogni condizionalità, si è introdotto uno strumento facoltativo, una linea di liquidità fino al 2% del Pil, che può essere attivato senza condizione», ha spiegato Gualtieri a Uno Mattina. «Non chiediamo la mutualizzazione del debito passato, ma che le risorse necessarie per la sfida contro il virus siano risorse comuni. Più saranno tante, più saremo forti per superare la crisi e far ripartire l’economia», ha aggiunto.

I QUATTRO STRUMENTI PROPOSTI

Gli strumenti proposti dall’Eurogruppo per affrontare la crisi sono quattro: il fondo per la ripresa finanziato da titoli comuni; un grande fondo Bei per sostenere la liquidità; il meccanismo Shure per la cassa integrazione; e l’utilizzo di una linea di credito del Mes senza condizionalità. Al primo punto Gualtieri ha ricordato «la proposta di un fondo per la ripresa finanziato con titoli comuni, che è esattamente la proposta dell’Italia». Poi, ha aggiunto, «è stata proposta la costituzione di un grande fondo da 200 miliardi della Bei per sostenere il credito e la liquidità delle imprese di tutti i paesi europei. Inoltre un meccanismo della commissione che si chiama Shure che con 100 miliardi alimenterà strumenti quali la cassa integrazione di vari Paesi. Infine sul Mes, contrariamente alla proposta originaria, è stata eliminata ogni condizionalità per cui ai Paesi che lo vorranno, perché si tratta di uno strumento facoltativo al quale l’Italia non ha deciso di accedere, si mette a disposizione un’altra linea di liquidità che può arrivare fino al 2% del Pil che può essere attivata senza alcuna condizione».

IL MURO DEL M5S

A mettere la croce sopra il ricorso al Mes ci ha pensato il capo politico M5s Vito Crimi. «Non è stato firmato o attivato nessun Mes e non lo faremo, basta bufale», ha scritto su Facebook. «Non importa quanto siano ridotte le condizionalità. Il M5s continua a sostenere la linea di sempre, che è anche la linea del governo più volte rivendicata dal presidente Conte: sì eurobond, no Mes». In ogni caso, ha aggiunto Crimi a Radio Anch’io, «noi non accettiamo il Mes perché le condizioni non ci sono ora ma ci saranno: il testo dice di no ma il Trattato dice di sì. Noi riteniamo il Mes uno strumento non idoneo ad affrontare la crisi: non adesso ma nel futuro. Certo potremmo avere un atteggiamento opportunistico, procediamo ora, poi un domani si vedrà: ma non lo faremo»

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Conte dice alla Bbc che il rischio del fallimento dell’Europa è reale

Un nuovo messaggio dopo l'intervista ambigua alla Bild. Con l'emittente britannica il premier risponde all'ipotesi di uno scambio tra gli aiuti russi e l'allentamento delle sanzioni verso Mosca: «È un'offesa al governo italiano…e anche a Vladimir Putin».

Dopo l’intervista alla Bild, quella alla Bbc. Il premier Giuseppe Conte è impegnato in un tour de force mediatico nei giorni delle trattative per trovare una soluzione europea alla ricostruzione post pandemia. Dell’intervista al quotidiano tedesco tuttavia sono circolate molto ambiguamente due versioni, una in cui il presidente del consiglio invita l’Europa a rimanere unita e una in cui minaccia che l’Italia possa andare da sola, senza specificare bene costa intenda. Ora con la televisione britannica Conte ha lanciato un altro messaggio forte. «Se non agguantiamo la possibilità di mettere nuova linfa nel progetto europeo il rischio di un fallimento è reale», ha spiegato Conte nell’intervista che la Bbc ha pubblicato sul suo sito, in cui ha ricordato anche come la crisi coronavirus, per l’Europa, sia «la più grande dalla seconda guerra mondiale».

UN’OFFESA AL GOVERNO ITALIANO E A PUTIN

Nell’intervista è stato chiesto al premier se ci fosse la possibilità che la Russia abbia legato i suoi aiuti all‘Italia sul coronavirus alla condizione che Roma allenti le sanzioni europee nei confronti di Mosca. E Conte ha risposto considerando un’offesa anche solo l’ipotesi: «La sola insinuazione mi offende profondamente. «È un’offesa al governo italiano…e anche a Vladimir Putin, che mai si è sognato di usare gli aiuti come leva» sulle sanzioni.

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Il governo pone la fiducia al Senato sul Cura Italia: l’unità nazionale scricchiola

Le opposizioni lamentano un mancato coinvolgimento e la mancanza di dibattito in Aula. Anche se molti dei loro emendamenti sono stati recepiti.

L’unità nazionale, almeno di facciata, in nome dell’emergenza coronavirus scricchiola.

A inasprire i rapporti la fiducia annunciata dal governo in Senato sul decreto Cura Italia, che stanzia 25 miliardi, l’opposizione ha reagito negando il suo sì al decreto. Per la prima volta non ci sarà dunque un voto bipartisan su un provvedimento legato al contrasto della pandemia.

Tuttavia non si può parlare propriamente di rottura visto che nell’esame del decreto in commissione Bilancio sono stati approvati molti emendamenti del centrodestra, e diversi ordini del giorno, con cui l’esecutivo si è impegnato a recepire nel decreto di metà aprile una serie di misure suggerite dalle opposizioni che hanno assicurato di rispettare l’accordo tra gruppi sul contingentamento di senatori presenti in Aula.

LE CRITICHE DELL’OPPOSIZIONE

Il decreto, che nel testo originario conteneva 127 articoli, è letteralmente raddoppiato poiché sono stati inglobati due precedenti decreti varati ai primi di marzo: uno di carattere economico (del 2 marzo) e uno sugli aspetti sanitari (del 9 marzo). Proprio la ravvicinata scadenza di questi è stata indicata dal governo come motivo del ricorso alla fiducia, una procedura che accelera i tempi di approvazione, ma che cancella di fatto la possibilità di ulteriore confronto in Aula, dopo quello in commissione. Ed è ciò che lamentano le opposizioni che accusano il governo di aver rotto il clima di unità.

LE MISURE CONTENUTE NEL DECRETO

La legge riguarda tutti gli aspetti della vita civile, economica e sociale: il lavoro (la cassa integrazione per i dipendenti e i 600 euro per gli autonomi), la sospensione del pagamento di tasse e rate dei mutui, il prolungamento della validità dei documenti in scadenza, la previsione che i Consigli comunali e regionali si riuniscano online e che altrettanto facciano le scuole con i consigli di classe e di istituto, la sanificazione delle scuole e di uffici pubblici, il lavoro agile nella Pa, il rinvio di concorsi, e ancora misure economiche per i vari settori produttivi, per l’amministrazione della giustizia, per le carceri, e un’infinità di altre misure. Tra gli emendamenti approvati il rinvio del pagamento della RC auto, la sospensione degli sfratti e delle procedure di pignoramento della casa.

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Sondaggi Ixé: Lega al 26%, Pd al 22,6

La quarantena vale 15 punti in più di consenso per il premier Giuseppe Conte che trascina anche il M5s in leggero rialzo al 16%.

Il consenso in aumento per il premier Conte traina il Movimento Cinque Stelle, la Lega resta il primo partito ma cala ancora. Sono questi i principali risultati del sondaggio condotto da Ixé per Carta Bianca – Rai tra il 6 e il 7 aprile.

LA QUARANTENA VALE 15 PUNTI DI CONSENSO PER GIUSEPPE CONTE

Secondo la ricerca che ha un margine di errore del +-3,10%, la Lega resta in testa con il 26% (dal 26,2 della scorsa settimana), otto punti sotto il dato delle elezioni Europee, seguita dal Pd, stabile al 22,6. Si conferma anche il tendenziale recupero del Movimento 5 Stelle, al 16% dal 15,6 della scorsa settimana, probabilmente da collegare all’ulteriore balzo del gradimento del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che arriva a toccare il 57% (15 punti in più dall’inizio della quarantena).

FDI AL 12,5%, FI AL 7,5%, SINISTRA AL 3,5%, ITALIA VIVA ALL’1,9

Nella maggioranza Italia Viva è al 2 dall’1,9, La Sinistra al 3,5 dal 3,9 mentre all’opposizione Fdi è al 12,5 dal 12,8 e Fi al 7,5 dal 7,4.

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All’avvocato Conte manca solo una grande uscita di scena

Dopo l'esperienza gialloverde all'ombra di Salvini e il governo con il Pd, il premier sta gestendo l'emergenza coronavirus. Una volta terminata, nel prossimo futuro gli resta da giocare la carta della vera politica sfidando gli odi trasversali. E chiedendo di essere giudicato per ciò che ha fatto.

L’avvocato Giuseppe Conte, attualmente premier del governo italiano, nasce in un paesino di 410 persone che si chiama Volturara Appula, forse l’unico nel Foggiano dove non ho fatto comizi, e che secondo Wikipedia trae il suo nome dal fatto che la radice di Volturara è nel latino vultur che vuol dire avvoltoio.

L’avvocato Conte è figlio di un segretario comunale, quindi fa parte della buona borghesia di provincia. Si sposta per gli studi nella Daunia, da Candela a San Giovanni Rotondo, di qui l’innamoramento per il fascistissimo padre Pio, quindi va a San Marco in Lamis un paese in cui è stato stampato, da due fratelli, un gigantesco vocabolario che traduce in sanmichelese le parole italiane e viceversa.

Poi l’avvocato Conte spicca il volo di laurea e frequenta quella Villa Nazareth di cui si sa poco non perché sia un luogo segreto, piuttosto perché, in anni di Seconda Repubblica, lì il mondo cattolico politico formava i suoi quadri.

I MESI ALL’OMBRA DI SALVINI

Quando arrivò al potere sembrò che l’ascesa resistibile dell’avvocato dauno – che parla un italiano molto curato per evitare che gli sfuggano dialettismi (come fa il salentino Antonio Caprarica per mascherare la sua pugliesità) – fosse frutto del caso, e forse lo fu. E sembrò che lui stesso sarebbe stato una marionetta, e per qualche tempo lo fu, insomma un uomo che sarebbe presto sparito malgrado Villa Nazareth e il sodalizio con l’avvocato Alpa. Tuttavia finché il premier sconosciuto con la fidanzata bellissima restava nell’ombra del profluvio di alcol che veniva dal ministro dell’Interno, nessuno protestò, tanto meno i preziosissimi commentatori, interni e esterni, del Corriere della sera (ne avessero mai azzeccata una!).

DAL GOVERNO CON IL PD ALL’EMERGENZA CORONAVIRUS

I guai per il povero avvocato nacquero quando, sulla scia di una scelta sciagurata di Matteo Salvini, in ben due discorsi parlamentari (non in interviste o retroscena transatlantici) mise sotto accusa il leader della Lega e dette vita con il Pd al nuovo governo piegando la resistenza dell’ala più ottusa del Movimento 5 stelle. Non fu facile. Quelli che oggi “non” protestano per Viktor Orban, che accorrono in difesa di Donald Trump, si sentirono tutti Fratelli Rosselli di fronte al voltafaccia parlamentare. Un altro personaggio sarebbe caduto stremato di fronte alla marea di insulti. Conte no. Poi è arrivato il coronavirus che ha avuto due stagioni. Nella prima quasi tutti hanno sottovalutato, poi alcuni, ma non tutti, lo hanno preso sul serio. L’Italia ha preso sul serio, ha fatto da cavia occidentale e ha combattuto, spesso in solitudine, la sua battaglia con una sanità pubblica mortificata ma piena di eroi. Oggi forse si vede una lucetta. Intanto Conte annuncia il suo bazooka economico e aspetta di capire se con l’Europa c’è un margine o è proprio finita.

ORA CONTE PUÒ TENTARE LA CARTA DELLA VERA POLITICA

Se doveva superare gli esami, si può dire che gli ha superati. Errori quanti ne volete, soprattutto nella comunicazione e soprattutto nel non voler affermare di fronte alle Regioni il primato di Roma. Tuttavia i suoi contraddittori sono stati povera cosa. Pensate a quella grande regione che è la Lombardia in mano a due scappati di casa come Attilio Fontana e il suo assessore. Ora Conte sta arrivando a un punto importante della sua vita personale e pubblica. Può portare con determinazione il Paese fuori dall’epidemia e a un passo dall’avvio della ricostruzione, fondare un partito e tentare la carta politica-politica. Molti gliel’hanno giurata. Il suo successo ha creato odi trasversali.

LA MANCANZA DI LEADERSHIP

Io sono perché uno statista si confronti con gesti storici che provocano effetti storici. E il gesto storico è quello di dire: «Vi ho portato fin qui, avete visto tutto, errori e cose buone. Ora vado via. Sto un po’ in disparte. Se volete richiamatemi». Si vedrebbe allora che questo Paese ha una soluzione solo con una leadership che abbia il voto del parlamento ma che non abbia nessun leader politico al proprio interno. Alcuni esponenti della maggioranza hanno fatto una ottima figura. L’opposizione ha fatto pena. Se il Paese, quando voterà, sceglierà Vittorio Feltri e Salvini il nostro futuro è la Lombardia: frase che pochi mesi fa sarebbe stata di auspicio, oggi no.

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Conte e Fontana polemizzano su Alzano zona rossa

Secondo il premier la Regione avrebbe potuto istituirla. Il governatore: «La colpa eventualmente è di entrambi». Lo scontro.

Nel giorno in cui arrivano i primi malati nei nuovi ospedali Covid realizzati a tempo di record nei padiglioni della Fiera di Milano e di Bergamo, si infiamma nuovamente la polemica fra governo e Regione Lombardia. Questa volta a gettare benzina sul fuoco è stato il premier Conte convinto che «se la Lombardia avesse voluto, avrebbe potuto fare di Alzano e Nembro Zona Rossa» visto che «le Regioni non sono mai state esautorate del potere di adottare ordinanze contingibili e urgenti». Immediata la replica del governatore Attilio Fontana: «Io non ritengo che ci siano delle colpe in questa situazione e ammesso che ci sia una colpa, la colpa eventualmente è di entrambi». Detto in altro modo: la Regione aveva chiesto già il 3 marzo la zona rossa nella Bergamasca e il governo con il decreto dell’8 marzo ha fatto diventare zona rossa tutta la Lombardia, quindi «forse su Alzano si sarebbe potuto fare qualcosa di più rigoroso, ma dopo che era stata istituita una zona rossa noi non avevamo neanche da un punto di vista giuridico la possibilità di intervenire».

CONTE: «NON VOGLIO SCARICARE LA RESPONSABILITÀ»

Un botta e risposta nel quale il premier è tornato in serata, dopo il Cdm, per precisare di non aver voluto fare polemica o ricercare le responsabilità di altri: «Ho bisogno della collaborazione di tutti, governatori e sindaci. Mi è stato chiesto se il governatore della Lombardia poteva assumere ordinanze più restrittive e abbiamo risposto che non abbiamo impedito di farlo, altri governatori lo hanno fatto. Ma non voglio imputare o scaricare responsabilità. Abbiamo sbagliato o fatto bene? Noi riteniamo di aver agito in scienza e coscienza e ce ne assumiamo tutta la responsabilità. Ci sarà poi il tempo per giudicare e io non mi sottrarrò», ha detto.

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Coronavirus, cosa prevede il decreto del 6 aprile 2020

Rinvio delle scadenze fiscali, 750 miliardi alle imprese, rafforzamento del golden power. Queste le misure approvate. Che il premier Conte definisce: «Potenza di fuoco».

«È una potenza di fuoco», così il premier Giuseppe Conte definisce il bazooka da 750 miliardi pensato per le imprese nel decreto del 6 aprile 2020: 200 miliardi di garanzie sui prestiti e 200 miliardi per l’export si sommano ai 350 già previsti, con l’arrivo di una copertura fino al 100% per prestiti fino a 800mila euro. «Non ricordo un intervento così poderoso nella storia della nostra Repubblica per il finanziamento alle imprese, una cifra enorme», ha commentato il presidente del Consiglio durante la conferenza stampa subito dopo la fine del cdm.

In diretta da Palazzo Chigi

Posted by Giuseppe Conte on Monday, April 6, 2020

Ma non solo queste le misure che il governo ha approvato per fronteggiare l’emergenza coronavirus: previsto infatti anche il rinvio delle scadenze fiscali per le aziende danneggiate dalla crisi e il rafforzamento del golden power, lo scudo per tutelare le aziende italiane da scalate ostili. A questo si aggiunge il rinvio all’autunno di elezioni regionali e comunali e la chiusura dei tribunali fino al 3 maggio.

GOLDEN POWER PER TUTELARE LE IMPRESE

L’obiettivo del potenziamento del golden power è controllare operazioni societarie e scalate ostili non solo nei settori tradizionali, ma anche in quello assicurativo, creditizio, finanziario, acqua, salute, sicurezza: «È uno strumento che ci consentirà di intervenire nel caso ci siano acquisizioni di partecipazioni appena superiori al 10% all’interno dell’Ue», ha spiegato Conte.

PRESTITI PIÙ VELOCI GARANTITI DALLO STATO

Affinché i prestiti avvengano in modo spedito, lo Stato offrirà una garanzia: «Potenzieremo il fondo centrale di garanzia per le pmi e aggiungiamo il finanziamento dello Stato attraverso Sace, che resta nel perimetro di Cassa depositi e prestiti, per le piccole e medie e grandi aziende», ha detto il premier.

MISURE DI PROTEZIONE SOCIALE AD APRILE

E non è finita qui. Secondo quanto annunciato dal presidente del Consiglio, il governo starebbe lavorando per un intervento molto più corposo da realizzare già ad aprile: «Si tratta di un approccio sistemico per tutte le categorie in sofferenza. Questa è un’emergenza non solo sanitaria, ma economia e sociale ad un tempo. Il dl aprile conterrà strumenti di protezione sociale, sostegno alle famiglie e ai lavoratori, soprattutto quelli più in difficoltà», ha aggiunto.

«IRRESPONSABILE USCIRE A PASQUA»

«Quando tutto sarà finito ci sarà una nuova primavera, presto raccoglieremo i frutti di questi sacrifici», ha continuato il premier. Una nuova primavera che non inizierà a Pasqua: «Sarebbe irresponsabile andare in giro e allentare la fiducia e la responsabilità». Una festività che per Conte significa «passaggio dalla schiavitù e anche riscatto: speriamo che possa portarci questa libertà. Io vivo la con fede, come redenzione. Speriamo che in una versione più laica sia un passaggio verso un definitivo riscatto». Tutto questo in attesa che la curva epidemica sia sotto controllo o discendente, evento che consentirebbe di programmare una fase successiva.

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Libero: «Il partito di Conte è pronto»

Secondo il giornale di Pietro Senaldi, il premier sta per attuare il suo «piano segreto». La nuova organizzazione sarà composta da ex M5s, grillini scontenti e una parte del mondo cattolico, scrive Luigi Bisignani.

E se Giuseppe Conte stesse pensando di fondare un suo partito? Luigi Bisignani, firma del quotidiano Libero, ne è convinto. Tanto che nell’articolo pubblicato il 4 aprile sul giornale di Pietro Senaldi, spiega passo per passo la genesi della nuova organizzazione politica. L’idea, spiega il giornalista, non è arrivata durante l’emergenza coronavirus ma a febbraio, quando «l’avvocato del popolo aveva raggruppato fedelissimi disponibili a sostenerlo».

LEGGI ANCHE: Cosa ha scritto Giuseppe Conte a Ursula von der Leyen

GRILLINI SCONTENTI E MONDO CATTOLICO TRA I FEDELISSIMI

Tra questi, i fuoriusciti del Movimento 5 stelle «e altri parlamentari grillini stanchi delle scelte autoritarie del M5s». Ma non solo. Secondo l’articolo di Libero, il premier Conte vorrebbe tirare dentro al suo partito anche una parte del mondo cattolico, «per le sue passate frequentazioni».

LEGGI ANCHE: Conte non è un genio, ma per ora è il meglio che abbiamo

TEMPI MATURI PER ATTUARE IL «PIANO SEGRETO»

Con l’emergenza Covid-19, inevitabilmente, i riflettori sono finiti sul governo e, in particolare, sul presidente del Consiglio. È cresciuta l’esposizione mediatica, sono aumentate le apparizioni in tivù e, allo stesso tempo, anche i follower sui social network. Secondo Libero, quindi, questo potrebbe essere il momento buono per Conte per attuare il «piano segreto».

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Trame e sospetti dietro al take-fake Ansa su Draghi

Il falso lancio di agenzia sull'istituzione di una task force per la ricostruzione post-coronavirus ha scatenato il ping pong di responsabilità tra Palazzo Chigi e il Mef. Continua così la guerra tra lo staff di Conte e quello di Gualtieri.

Chi ha scritto il falso take Ansa che ieri è circolato nei palazzi del potere facendo sobbalzare sulle loro poltrone tutti i potentoni romani, e che è stato poi ufficialmente smentito dall’agenzia di stampa con tanto di denuncia alla Polizia Postale?

Nella guerra in corso tra Palazzo Chigi e via XX Settembre, di cui oggi qualche quotidiano si è finalmente accorto dopo che qui era da più di una settimana che la si segnalava, si è aggiunto anche un rimpallo di responsabilità su questa strana vicenda.

IL TAM TAM DELLA BUFALA SUI SOCIAL

Ieri, infatti, è cominciata a girare su social e WhatsApp una notizia Ansa titolata «++ Coronavirus, colloqui Colle-Chigi per task force ricostruzione a guida Draghi ++ (ANSA) – ROMA, 02 APR», nella quale si sosteneva che sarebbero state in corso «interlocuzioni tra il Quirinale e Palazzo Chigi per una task force per la ricostruzione, che sarà operativa per gestire la fase 2 dell’emergenza da coronavirus» e che tale task force sarebbe stata guidata «dall’ex presidente della Bce, Mario Draghi».

IL RIMPALLO DI RESPONSABILITÀ TRA PALAZZO CHIGI E MEF

Notizia falsa, ma in fondo verosimile. Ma la cosa che più ha attratto è il seguito, assai meno verosimile e che ha fatto sentire a più d’uno puzza di bruciato. Il take proseguiva infatti affermando che «tra i nomi dei componenti già al vaglio» per la task force guidata da SuperMario ci sono «quello del giurista Sabino Cassese, dell’ex presidente del Consiglio e giudice della Corte Costituzionale Giuliano Amato, e dell’attuale Capo di Gabinetto del Mef, Luigi Carbone». Ecco, è proprio quest’ultimo nome, noto per le sue corse in monopattino per i lunghi corridoi del Tesoro (notizia che avete letto solo qui), ad aver fatto scattare i campanelli d’allarme: come era possibile che fosse messo sullo stesso piano di Draghi, Amato e Cassese? Così è partito il ping-pong delle responsabilità. Al ministero dell’Economia dicono «sono stati quelli di palazzo Chigi», i cortigiani di Conte sostengono il contrario. E la guerra continua.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Cosa ha scritto Giuseppe Conte a Ursula von der Leyen

Il premier italiano ha risposto alla lettera con cui la presidente della Commissione Ue chiedeva scusa all'Italia per la mancanza di una reazione europea nelle prime fasi dell'emergenza coronavirus.

«Cara Ursula, ho apprezzato il sentimento di vicinanza e condivisione che ha ispirato le parole con cui ieri, dalle pagine di questo giornale (La Repubblica, ndr) ti sei rivolta alla nostra comunità nazionale e, in particolare, al nostro personale sanitario, che, con grande sacrificio e responsabilità, è severamente impegnato nel fronteggiare questa emergenza». Si apre così la lettera, pubblicata da Repubblica, che Giuseppe Conte ha indirizzato alla presidente della Commissione Ue von der Leyen che il 2 aprile, sempre tramite lo stesso quotidiano, chiedeva scusa all’Italia per la mancanza di una reazione europea nelle prime fasi dell’emergenza coronavirus.

«NON C’È TEMPO DA PERDERE»

E dopo gli irrinunciabili convenevoli, il premier torna su un tema a lui caro: «L’Italia sa che la ricetta per reggere questa sfida epocale non può essere affidata ai soli manuali di economia», scrive riecheggiando quanto già detto durante l’intervista trasmessa sul canale Ard la sera del 31 marzo. Secondo Conte deve essere la solidarietà l’inchiostro con cui scrivere questa pagina di storia: «La storia di Paesi che stanno contraendo debiti per difendersi da un male di cui non hanno colpa, pur di proteggere le proprie comunità, salvaguardando le vite dei suoi membri, soprattutto dei più fragili, e pur di preservare il proprio tessuto economico-sociale». Una solidarietà europea che, come la stessa presidente della Commissione Ue ha ricordato, nei primi giorni di questa crisi non si è avvertita: «E ora non c’è altro tempo da perdere».

OK AL PIANO SURE

Il presidente del Consiglio italiano poi promuove la proposta della Commissione europea di sostenere, attraverso il piano Sure da 100 miliardi di euro, i costi che i governi nazionali affronteranno per finanziare il reddito di quanti si trovano temporaneamente senza lavoro in questa fase difficile: «È una iniziativa positiva, poiché consentirebbe di emettere obbligazioni europee per un importo massimo di 100 miliardi di euro, a fronte di garanzie statali intorno ai 25 miliardi di euro».

«BISOGNA PRENDERE ESEMPIO DAGLI STATI UNITI»

Ma non è abbastanza perché, come scrive Conte, le risorse necessarie per sostenere i sistemi sanitari, garantire liquidità in tempi brevi a centinaia di migliaia di piccole e medie imprese, per mettere in sicurezza l’occupazione e i redditi dei lavoratori autonomi, sono molte di più. «E questo non vale certo solo per l’Italia. Per questo occorre andare oltre», scrive lui portando come esempio gli Stati Uniti. «Stanno mettendo in campo uno sforzo fiscale senza precedenti e non possiamo permetterci, come italiani e come europei, di perdere non soltanto la sfida della ricostruzione delle nostre economie, ma anche quella della competizione globale».

LA SOLUZIONE NEGLI EUROBOND

La soluzione per avviare la ricostruzione sarebbe l’European Recovery and Reinvestment Plan: «Si tratta di un progetto coraggioso e ambizioso che richiede un supporto finanziario condiviso e, pertanto, ha bisogno di strumenti innovativi come gli European Recovery Bond: dei titoli di Stato europei che siano utili a finanziare gli sforzi straordinari che l’Unione dovrà mettere in campo per ricostruire il suo tessuto sociale ed economico», spiega ribadendo come questi titoli non siano in alcun modo volti a condividere il debito che ognuno dei Paesi ha ereditato dal passato, e nemmeno a far sì che i cittadini di alcuni membri dell’Unione si trovino a pagare anche un solo euro per il debito futuro di altri.

«SI INSISTE NEL RICORSO DI STRUMENTI INADEGUATI»

Peccato che le anticipazioni dei lavori tecnici che Conte ha potuto visionare non sembrino «all’altezza del compito che la storia ci ha assegnato». Secondo il presidente del Consiglio italiano si continua a insistere nel ricorso a strumenti che appaiono totalmente inadeguati rispetto agli scopi che dobbiamo perseguire, considerato che siamo di fronte a uno shock epocale a carattere simmetrico, che non dipende dai comportamenti di singoli Stati. «È il momento di mostrare più ambizione, più unità e più coraggio». Senza tutto questo il 2020 potrebbe essere l’anno del fallimento del sogno europeo.

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Terremoto a Palazzo Chigi per le gaffe della ministra Lamorgese

Il primo scivolone della titolare del Viminale a Di Martedì quando si è augurata che gli italiani possano andare in vacanza ignorando che l'economia del Paese va a rotoli. Il secondo è arrivato con la circolare sulle passeggiate dei bambini accompagnati dai genitori che ha scatenato la reazione dei governatori del Nord. E costretto Conte a una affannosa precisazione.

Un uno-due che in altri tempi avrebbe costretto chiunque alle dimissioni. Magari con il rischio di essere accettate.

Ma in tempi di emergenza da coronavirus tutto è lecito, e nessuno rischia niente. Per ora.

Hanno fatto scalpore – e creato violenti malumori a Palazzo Chigi nello staff di Giuseppe Conte – i due scivoloni consecutivi della ministra degli Interni Luciana Lamorgese, tra ieri e l’altro ieri.

LO SCIVOLONE A DI MARTEDÌ SULLE VACANZE ESTIVE

Il primo l’ex prefetto l’ha realizzato parlando con Giovanni Floris durante il programma Di Martedì su La7: «Spero che per l’estate potremo andare in vacanza», ha detto la ministra, rispondendo alla domanda sul quando si potrà tornare alla normalità. Ma come, il Paese sta sprofondando in una recessione di proporzioni drammatiche, e lei se ne esce auspicando le vacanze quando questa estate tutti dovranno lavorare – quelli che avranno la fortuna di poterlo fare se nel frattempo non saranno diventati imprenditori falliti e lavoratori disoccupati – per cercare di rimettere in piedi al più presto la baracca?! Non contenta, giusto per mettere altra carne al fuoco delle polemiche, ha anche aggiunto: «Questa emergenza lascerà qualcosa in ciascuno di noi, dobbiamo cambiare stile di vita».

LA BUFERA SCATENATA DALLA CIRCOLARE SULLE PASSEGGIATE

Il secondo scivolone è poi arrivato con la discussa circolare sulla possibile uscita di casa dei bambini accompagnati da un genitore, che ha scatenato la reazione dei governatori delle Regioni e di molti sindaci, preoccupati che potesse rappresentare una breccia nel muro faticosamente eretto per far stare a casa la gente. Il telefono del prefetto Matteo Piantedosi, capo di gabinetto di Lamorgese (l’ha ereditato da Matteo Salvini), e da taluni ritenuto colpevole della gaffe, è diventato incandescente, ed è volata anche qualche parola grossa. Una reazione che ha costretto il Viminale a una affannosa precisazione e il presidente Conte, nella sua conferenza stampa di ieri sera per annunciare lennesimo Dpcm, quello che annuncia la proroga della chiusura totale fino al 13 aprile, a ribadire che nessuno intendeva dire che i bambini possono andare a fare una passeggiata. E poi si dice i tecnici al governo…

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