L’incontro tra Luigi Di Maio e il padre di Giulio Regeni

Incontro alla Farnesina per fare il punto sulle indagini. Il genitore del ricercatore: «Incontro importante». E il ministro pressa Il Cairo: «»

«È stato un incontro molto importante. Speriamo in un cambio di passo anche nei confronti della controparte egiziana». Potrebbe essere riassunto così l’incontro tra Claudio Regeni, il padre di Giulio, e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, sul caso del figlio torturato e ucciso al Cairo nel 2016.

DI MAIO: «STALLO NON PIÙ TOLLERABILE»

Per l’Italia, ha detto Di Maio dopo l’incontro alla Farnesina, è arrivato il momento di cambiare passo e atteggiamento perché lo stallo con l’Egitto sull’omicidio non è più tollerabile. Di Maio, hanno detto fonti vicine al ministro, ha confermato loro il massimo impegno per riuscire a fare giustizia e conoscere tutta la verità sulla morte di Giulio.

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Di Maio ha detto di «aspettarsi delle risposte» su Regeni

Il ministro degli Esteri da New York: «Io e Conte abbiamo incontrato per prima cosa il presidente egiziano Al Sisi. Il governo è impegnato alla ricerca di verità e colpevoli». A che punto è la vicenda del ricercatore italiano ucciso al Cairo nel 2016.

Era uno dei temi più delicati sui cui era atteso al varco. Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha parlato da New York di Giulio Regeni – il ricercatore italiano torturato e ucciso al Cairo nel 2016 – nel suo debutto da titolare della Farnesina: «Il primo incontro che abbiamo avuto io e il presidente Giuseppe Conte stamattina è stato col presidente egiziano Al Sisi e ovviamente al centro dei colloqui c’è stato il caso Regeni. Noi ci aspettiamo dall’Egitto risposte il prima possibile su come intendano colpire i colpevoli di quel delitto». Il capo politico del Movimento 5 stelle ha assicurato che il governo ha intenzione di continuare a impegnarsi fino a che «non ci sarà un chiaro epilogo della vicenda Regeni, la verità su tutta la vicenda e ovviamente i colpevoli puniti».

INCONTRO TRA IL MINISTRO E LA FAMIGLIA DI GIULIO IL 7 OTTOBRE

Di Maio aveva anche fissato un faccia a faccia con la famiglia Regeni per lunedì 7 ottobre alla Farnesina. Mamma e papà di Giulio, Paola e Claudio, del resto gli avevano lanciato un appello appena si era formato il governo giallorosso: «Ora che ha il potere e la responsabilità di porre in essere quelle conseguenze minacciate nei confronti del governo egiziano, confidiamo che il ministro vorrà come prima cosa richiamare il nostro ambasciatore e pretendere la verità fino a oggi nascosta e negata».

I genitori di Giulio Regeni.

IL MINISTRO AMENDOLA: «IMPEGNO ANCHE DI MATTARELLA»

Sul tema si era espresso anche il ministro degli Affari Europei, Enzo Amendola, parlando a Radio Capital: «Io me ne sono occupato all’epoca con il ministro Gentiloni… È evidente che noi continueremo, nel rispetto di quella tragedia e anche nella difesa di alcuni valori, a chiedere alle autorità egiziane tutta la verità. È un impegno che non è solo di questo governo, ma credo che stia nelle parole anche del presidente della Repubblica».

Una foto di Giulio Regeni.

A MAGGIO LE RIVELAZIONI DI UN SUPER TESTIMONE

Sulla vicenda, che resta ancora opaca a oltre tre anni dall’accaduto, a maggio 2019 erano arrivate le rivelazioni di un super testimone, che avrebbe confessato il sequestro durante un pranzo, non sapendo di essere ascoltato: «Pensavamo fosse una spia inglese, l’abbiamo picchiato».

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Lo striscione per Giulio Regeni che campeggiava dal palazzo della Regione Friuli-Venezia Giulia.

LA SCINTILLE TRA M5S E LEGA SUGLI STRISCIONI

Politicamente, gli ex alleati Lega e M5s non andavano d’accordo sul tema Regeni: i grillini sfidarono gli esponenti del Carroccio per esempio esponendo di nuovo il celebre striscione giallo di Amnesty International da una finestra degli uffici nel palazzo della Regione Friuli-Venezia Giulia a Trieste. Proprio i leghisti lo avevano fatto togliere.

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