Condannato per falsa testimonianza il colonnello Giardina È stato a capo del Ros dei carabinieri di Reggio Calabria

REGGIO CALABRIA - L'ex comandante dei Ros di Reggio Calabria ed ex comandante provinciale a Bologna, il colonnello dei carabinieri Valerio Giardina, è stato condannato ad un anno ed otto mesi di reclusione con l’accusa di falsa testimonianza (pena sospesa).

La sentenza è stata emessa dal Giudice per l'udienza preliminare di Reggio Calabria, Maria Rosaria Savaglio, nel processo con rito abbreviato. Lo stesso Gup ha assolto invece, dallo stesso reato, un altro ufficiale dei carabinieri, il maggiore Gerardo Lardieri, anche lui un tempo in servizio al Ros di Reggio Calabria ed attuale comandante della sezione di polizia giudiziaria dell’Arma presso la Procura della Repubblica di Catanzaro.

La sentenza del Gup riguarda le testimonianze rese dai due ufficiali dei carabinieri nei processi Meta e Lo Giudice che si sono celebrati a Reggio Calabria. La Procura della Repubblica reggina, rappresentata dai pm Gaetano Paci e Stefano Musolino, aveva chiesto la condanna di Giardina, con esclusione dell’aggravante mafiosa originariamente contestata, e l’assoluzione di Lardieri.

Omicidio Galizia, pena ridotta in appello ad Attanasio L’ergastolo del primo grado convertito in 15 anni

CATANZARO - Quasi ribaltata la sentenza comminata in primo grado a Francesco Attanasio per l'omicidio di Damiano Galizia.

La corte d'Assise d'Appello, infatti, ha annullato l’ergastolo comminato in primo grado, con rito abbreviato, ad Attanasio, reo confesso dell’omicidio di Damiano Galizia, avvenuto il 26 aprile 2016 a Rende, rideterminando la  pena in 15 anni di reclusione e riconoscendo le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti dei futili motivi.

Il gup, inoltre, aveva aggravato il capo di imputazione da semplice occultamento, come qualificato dalla Procura di Cosenza, in sottrazione e distruzione di cadavere.

In appello, accogliendo le tesi difensive degli avvocati Francesco Gambardella e Francesco Formica, la corte ha ritenuto corretta la qualifica del reato di semplice occultamento.

Francesco Attanasio, dopo l’omicidio, si rese irreperibile per due giorni per poi consegnarsi alle forze dell’ordine e fare ritrovare il cadavere di Galizia in un appartamento di Rende (LEGGI LA NOTIZIA DEL RITROVAMENTO DEL CORPO), avvolto in tappeto e chiuso con del nastro adesivo. Attanasio affermò di avere ucciso Galizia con diversi colpi di Beretta calibro 9 dopo una lite nel corso della quale la vittima lo avrebbe schiaffeggiato per avere indietro un prestito di 17mila euro.

In seguito a questa vicenda, il 30 ottobre 2016, vennero uccise Edda Costabile e Ida Attanasio rispettivamente mamma e sorella di Francesco Attanasio, colpite all’interno del cimitero di San Lorenzo del Vallo (Cosenza) mentre pulivano la cappella di famiglia.

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SUL DUPLICE OMICIDIO COSTABILE-ATTANASIO
NOTO COME LA STRAGE DI SAN LORENZO
 

Per il duplice omicidio venne arrestato il fratello di Damiano Galizia, Luigi, che lo scorso 16 maggio la Corte d’assise di Cosenza ha condannato all’ergastolo.

Operazione Merlino, il sindaco di Fuscaldo torna in libertà Notizia accolta con soddisfazione dai familiari

FUSCALDO (COSENZA) - Lo scorso 5 novembre era stato arrestato nell'ambito dell'Operazione Merlino (LEGGI LA NOTIZIA), adesso il sindaco di Fuscaldo, Gianfranco Ramundo è tornato in libertà.

Lo ha deciso il Tribunale del riesame. La notizia, è scritto in una nota, «è stata accolta con grande soddisfazione dai familiari».

Ramundo stava facendo lo sciopero della fame da alcuni giorni per affermare la sua innocenza di fronte, aveva scritto in una nota due giorni fa, «ad una grave ingiustizia subìta. Un atto gravemente ingiusto, un’accusa tutta da provare, che ha portato ad una misura cautelare in carcere, che sta privando della libertà una persona innocente».

Il sindaco aveva anche sostenuto che le accuse mosse nei suoi riguardi non erano corruzione e peculato, ma «falso ideologico a causa di ordinanze contingibili ed urgenti firmate per consentire la gestione del depuratore, in attesa dell’espletamento di un bando europeo, che, per vicissitudini burocratiche, che ho avuto già modo di illustrare e spiegare in sede di interrogatorio, non poteva essere redatto nei tempi sperati».

‘Ndrangheta in Lombardia, confisca da 5 milioni a un Crotonese La Dia prende possesso di 66 immobili, auto e conti correnti

BRESCIA - Nuovo colpo agli interessi della 'ndrangheta fuori regione. La Direzione investigativa antimafia di Brescia, infatti, ha dato esecuzione a un decreto di confisca, emesso dalla II Sezione del Tribunale di Brescia su proposta del direttore della Dia nei confronti dell’imprenditore edile Giacomo Marchio, 45enne, originario della provincia di Crotone e da anni residente a Curtatone (MN).

Il provvedimento, secondo quanto appreso, scaturisce da indagini svolte dalla Sezione operativa Dia di Brescia e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia da cui sarebbe emersa la "pericolosità sociale" di Marchio, non solo in relazione ai fatti di usura per i quali è stato condannato in via definitiva nel 2013, ma soprattutto «per la sua accertata contiguità alle cosche ‘ndranghetiste insediatesi nella Lombardia orientale».

L’imprenditore, inoltre, è stato recentemente condannato a 4 anni e 6 mesi nel cosiddetto processo Pesci per favoreggiamento personale e falsa testimonianza, con l’aggravante di aver commesso i fatti per agevolare le attività illecite dell’associazione mafiosa.

Per quanto riguarda gli aspetti finanziari, secondo quanto sostenuto dall'accusa, «è stata accertata la sproporzione tra i redditi dichiarati ufficialmente da Marchio e dal suo nucleo familiare rispetto al patrimonio accumulato negli anni, tramite un’analisi dei flussi di denaro provenienti dai conti correnti personali e confluiti nella società immobiliare di sua proprietà, complessivamente superiori al milione di euro e anch’essi incoerenti rispetto alla reale posizione economica».

La confisca ha riguardato quote della società di Marchio, il complesso immobiliare detenuto dall’azienda, pari a 48 immobili in provincia di Mantova (di cui 22 appartamenti, 1 magazzino, 22 garage e 3 terreni) e 11 immobili in provincia di Crotone (6 appartamenti, 3 fabbricati, 1 magazzino e 1 garage), oltre a 7 immobili (3 appartamenti, 1 magazzino e 3 garage) di proprietà dell’imprenditore e dei familiari, nonché un’auto e numerosi rapporti finanziari, per un valore complessivo superiore ai 5 milioni di euro.

L’attività si inserisce nel quadro delle iniziative di aggressione patrimoniale nei confronti della criminalità organizzata presente nel distretto di Corte d’appello di Brescia, avviate nel corso delle riunioni tenute al riguardo dal procuratore generale Pier Luigi Maria Dell’Osso con i procuratori di Bergamo, Mantova e Cremona e col Procuratore Distrettuale di Brescia. 

‘Ndrangheta a Bologna, confisca beni ad un cosentino Lo Stato acquisisce un patrimonio da 400 mila euro

BOLOGNA - Ennesimo maxi confisca ad un presunto affiliato alla criminalità organizzata. La finanza ha infatti acquisito al patrimonio dello Stato beni per un valore di oltre 400.000. La confisca è stata effettuata a carico di Ciriaco Luigi Carrozzino, 32 anni, di Cosenza, ritenuto dagli investigatori uno degli 'uomini di fiducia' del boss della 'ndrangheta Nicola Femia.

Quest’ultimo, nel 2017 è stato condannato a 26 anni e 10 mesi per associazione mafiosa nell’ambito del processo Black Monkey (LEGGI LA NOTIZIA), è il boss che, in una telefonata intercettata, parlava dell’ipotesi di uccidere il giornalista Giovanni Tizian. Il provvedimento di confisca a carico di Carrozzino, emesso dalla Corte d’Appello di Bologna, riguarda un appartamento a Lido Adriano (Ravenna) e una Mercedes classe A, entrambi già sottoposti a sequestro preventivo.

Le attività investigative condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bologna hanno accertato, per il 32enne, «un tenore di vita del tutto incoerente rispetto alle sue capacità redditualì, attribuendo l'origine delle sue ricchezze 'alle attività criminali del clan'. Lo stesso Carrozzino, attualmente in regime di affidamento in prova ai servizi sociali, era stato condannato in via definitiva a 7 anni e 6 mesi. A suo carico - spiega una nota della Fiamme Gialle - era emerso un coinvolgimento sia in azioni intimidatorie ed estorsive per il recupero dei crediti illeciti, sia in ordine alla sua volontaria e consapevole intestazione fittizia di beni (fabbricati, società e autovetture) il cui reale 'dominus' era Nicola Femia».

Nel dispositivo, i Giudici della Corte hanno scritto che Carrozzino era «ritenuto uno degli uomini di fiducia della famiglia Femia nel campo del gioco online illegale e non aveva redditi fiscalmente denunciati fino al 2008, cominciando a dichiarare entrate d’impresa solo nel 2009 quando è divenuto l'apparente titolare di una ditta operante nel settore del gioco».

L’inchiesta Black Monkey, coordinata dalla Dda di Bologna, aveva fatto luce sulle modalità di infiltrazione della 'ndrangheta nel tessuto imprenditoriale emiliano-romagnolo, in particolare nel settore del gioco on-line illegale.

Appalti Anas, assolto ex sottosegretario Luigi Meduri Condannati la “Dama Nera” e dirigenti della società

REGGIO CALABRIA - Con sette patteggiamenti, una condanna e un'assoluzione in abbreviato più una ventina di rinvii a giudizio, si è chiuso davanti al gup del tribunale di Roma Ezio Damizia il procedimento che riguardava ex dirigenti dell'Anas e un gruppo di imprenditori accusati tra il 2012 e il 2015 di aver pagato tangenti per aggiudicarsi gli appalti o sbloccare contenziosi in atto.

Tra coloro che hanno concordato la pena, formalizzata oggi dal giudice, ci sono Antonella Accroglianò, la cosiddetta "Dama Nera", già responsabile del coordinamento tecnico amministrativo dell'Ente e raggiunta da due misure cautelari tra l'ottobre del 2015 e il marzo del 2016 perché considerata "un vero e proprio 'deus ex machina' all'interno del sodalizio criminoso": 4 anni e 4 mesi di reclusione, è la pena finale, oltre alla confisca di 470mila euro più altri 180mila già restituiti all'Anas che ha revocato nei suoi confronti la costituzione di parte civile. Nello stesso procedimento è stato assolto l'ex sottosegretario alle Infrastrutture del Governo Prodi, Luigi Giuseppe Meduri, già presidente della Regione Calabria.

Il gup ha dichiarato estinto il rapporto di lavoro tra l'Ente e l'ex funzionaria: analoga situazione è stata applicata anche nei riguardi di altri ex dirigenti Anas che hanno preferito patteggiare la pena, come Oreste De Grossi (3 anni e 4 mesi), Giovanni Parlato (3 anni e 4 mesi) e Antonino Ferrante (3 anni e 3 mesi). Tre anni e mezzo è invece la condanna in abbreviato inflitta all'imprenditore Paolo Tarditi.

Il processo, che prenderà il via il 6 marzo prossimo davanti ai giudici dell'ottava sezione penale del tribunale per reati che vanno, a seconda delle posizioni, dall'associazione per delinquere alla corruzione, dal riciclaggio alla truffa, dal voto di scambio all'abuso d'ufficio e alla turbativa d'asta, riguarderà fra gli altri l'ex dirigente Anas Sergio La Grotteria, gli imprenditori Concetto Albino Bosco Lo Giudice e Francesco Domenico Costanzo, l'ex deputato di Forza Italia Marco Martinelli, già componente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici alla Camera, e Roberto Accroglianò, fratello di Antonella.