Gender Gap: a che punto siamo sulla strada per la parità (aziendale) di genere

Per una donna è più difficile affermarsi sul lavoro, raggiungere posizioni di vertici e anche ottenere finanziamenti. Bisogna lavorare perché il soffitto di cristallo crolli definitivamente.

di Angelica Donati*

Molto spesso si pensa che la disparità di genere nel lavoro sia un argomento superato, o non più strettamente attuale.

L’Italia, tra le azioni positive che ha intrapreso negli ultimi anni per cercare di ridurre il Gender Gap, ha prorogato di tre mandati le quote di genere previste dalla legge Golfo-Mosca e ne ha elevato le quote da un terzo a due quinti, arrivando fino al 40%.

Eppure, nonostante i numerosi progressi che il femminismo ha portato anche nel mondo aziendale, la strada da fare è ancora lunga. 

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Basti pensare alla polemica che si è accesa in questi giorni intorno ad alcune dichiarazioni rilasciate durante la conferenza di presentazione del Festival di Sanremo: è evidente che, purtroppo, nella nostra società sono ancora intrinseche alcune dinamiche discriminatorie nei confronti del genere femminile. 

POCHE DONNE AI VERTICI E SALARI PIÙ BASSI

Se guardiamo al quadro generale, infatti, sono ancora in minoranza rispetto agli uomini le donne che occupano posizioni di potere in grandi aziende. Secondo un approfondimento dell’Asvis solamente il 3% delle donne all’interno delle imprese è amministratore delegato o ha un incarico al vertice. In più, il divario si fa notare anche per quanto riguarda il salario, poiché a parità di mansioni gli uomini vengono comunque pagati di più rispetto alla controparte “rosa”. Secondo alcuni dati Carter & Benson, gli uomini vengono pagati fino a 700 mila euro, e le donne? “Solamente” 400 mila.

MENO FONDI PER LE START-UP

Il settore del Proptech – che fa riferimento a tutte le tecnologie che vengono applicate al settore del Real Estate e delle costruzioni, e che prende il proprio nome dall’unione dei termini “property” e “technology”- è ancora in forte via di sviluppo, e non avendo a disposizioni statistiche o dati già elaborati ho fatto una stima in base alle mie conoscenze, ed è emerso che la percentuale di donne che fondano start up in questo campo è tra il 5 e il 20%. Il motivo per il quale la percentuale è così bassa, per la British Business Bank è che le donne fondatrici ricevono in media molti meno fondi degli uomini, 157 volte in meno, per l’esattezza. Il Proptech è un ambito vicino da un lato al settore immobiliare, ma dall’altro a quello tecnologico, che è da sempre un mondo nel quale la presenza femminile è ancora considerata un’eccezione. Purtroppo, il persistere degli stereotipi di genere è il primo, e forse il più importante, motivo per il quale è ancora estremamente importante continuare a lavorare per far sì che cambi la mentalità (arretrata) per la quale le donne devono essere sempre un passo dietro agli uomini, o al massimo al loro fianco, per sostenerli.

IL SOFFITTO DI CRISTALLO DEVE ESSERE ABBATTUTO

Il dato è allarmante non solo perché in questo modo le quote “rosa” all’interno del settore trovano resistenza fin dal principio, ma perché questo numero conferma che il motivo per il quale è più difficile per una donna ottenere dei finanziamenti è meramente di genere. Certamente i progressi fatti negli ultimi anni denotano un cambiamento positivo nella società e nell’ambiente aziendale, ma bisogna lavorare affinché il “soffitto di cristallo” contro il quale ogni donna si trova a combattere, finalmente crolli. 

*Angelica Donati è Ceo di Donati Immobiliare Group e vicepresidente di Ance Giovani.

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