Le mire di Marine Le Pen sulle Presidenziali 2022 in Francia

La leader della destra sovranista ha già pronta la strategia per le elezioni contro Macron. Ripartendo da esperti e società civile per recuperare appeal e ricostruire il suo Rassemblement national. Mentre l'Eliseo è sempre più debole, tra proteste sulle pensioni e gilet gialli.

Le Presidenziali sono l’arena di Marine Le Pen. Nella corsa all’Eliseo la regina dei sovranisti francesi dà il meglio di sé, portando sempre a casa i risultati migliori per il suo Front national (Fn), dal 2018 rinominato Rassemblement national (Rn). Terza (18%) all’esordio nel 2012, poi seconda (21%) nel 2017 subito dietro Emmanuel Macron, all’appuntamento nel 2022 madame Le Pen è convinta di compiere l’ultimo passo verso il trono.

SEMPRE SECONDA AL BALLOTTAGGIO

Al primo turno, beninteso: ai ballottaggi salvifici delle elezioni d’Oltralpe Le Pen, o chi per lei nell’estrema destra, si configura come eterno secondo. Una dinamica apparsa chiarissima al secondo turno contro Macron, balzato al 66% delle preferenze a fronte di una Le Pen inchiodata al 34%. Consapevole di questo argine, la leader del Rn ha fatto sapere per tempo del suo ritorno in scena per le Presidenziali del 2022.

UN «PROGETTO DI UNITÀ NAZIONALE»

Una questione di «orgoglio», oltre che di vitale protagonismo, hanno commentato i media francesi alla dichiarazione di Le Pen di «prepararsi alle prossime Presidenziali». Dopo una «riflessione sostanziale», la «scelta ponderata» per costruire, da qui al 2022, un «progetto di unità nazionale attorno a un grande disegno».

Le Pen Francia Presidenziali 2020 Macron
Il presidente francese Emmanuel Macron con Marine Le Pen. (Getty)

IL SUO PARTITO FIACCATO DALLA SCONFITTA DEL 2017

L’obiettivo, mentre su Le Pen si riaccendono i riflettori, è ridare consistenza a un Rassemblement national fiaccato dalla sconfitta personale di Le Pen nel 2017. Oltre che dalle lotte intestine tra i Le Pen e da oltre 30 milioni di euro di debiti. L’orizzonte temporale prima del voto per l’Eliseo è perfetto: gli ultimi due anni di mandato sempre più accidentato di Macron, una presidenza scossa dalle proteste di massa e dagli scioperi contro la riforma delle pensioni. Contestazioni che si sommano ai blocchi e alle manifestazioni anche violente dei gilet gialli.

L’ETERNA NARRATIVA DEL POPOLO CONTRO LE ÉLITE

Quale interlocutore migliore del Rn, per il popolo deluso e arrabbiato, da contrapporre al «blocco delle élite». Il libro Blocco contro blocco del politologo Jerome Sainte-Marie, incentrato contro l’élitarismo di Macron e uscito nel novembre 2019, è sulla cresta dell’onda. Ma alla narrativa dei popoli contro le élite, ormai consumata dai voti degli ultimi anni, serve una struttura ammantata da un progetto politico per una nuova legislatura.

TEAM DI ALTO LIVELLO ENTRO L’AUTUNNO DEL 2020

Parafrasando il rivale Macron, La Pen tenta di rimettere “in marcia” il suo blocco nazionalista, così da crescere ancora ai prossimi voti municipali e regionali, prima che alle Presidenziali. Entro l’autunno 2020 la leader ha promesso un team di «profili con competenze tecniche e amministrative di alto livello» ai quali «affidare responsabilità» e allo scopo di «esercitare il potere». Le Pen ha annunciato un pacchetto di dossier su sicurezza, welfare, riconversione energetica.

Supporter del Rassemblement national di Le Pen.

DA EVITARE IL PRESSAPOCHISMO DEL 2017 

Il piano complessivo sarà sottoposto al congresso del Rassemblement national nel 2021 chiamato a vagliare la candidatura di Le Pen. Una strategia di medio e lungo termine, che punta a non ripetere la sua campagna pressapochista del 2017. Una corsa che allora fu fatta soprattutto di slogan e di immagine: l’ondata sovranista europea – anche in vista delle Europee – aveva costretto Le Pen ad accantonare l’operazione estetica di ripulitura del Front national dai cascami del fascismo.

IDENTITÀ CONFUSA: LAICISMO, PRO DIRITTI GAY E ANTI-ISLAM

Le radici cristiane rispolverate dagli alleati di ferro leghisti di Matteo Salvini si trovavano di colpo a convivere con il pilastro del laicismo imposto dalla leader pluri-separata, artefice della cacciata del padre, nonché fondatore del Fn, Jean Marie. La difesa dei diritti gay e dell’aborto casus belli della lite con la nipote tradizionalista Marion Le Pen (fidanzata col leghista Vincenzo Sofo) – va a braccetto con la guerra all’islam e agli immigrati. Un’identità non proprio definita.

IN CERCA DI NUOVA CREDIBILITÀ PERSONALE

Anche questo mix incongruente ha fatto apparire Marine Le Pen impreparata a insediarsi all’Eliseo, ancor prima che a una seria corsa elettorale. Stavolta ha in serbo, come affermato da lei stessa, un «grande progetto federatore che possa riunire tutti i francesi. Di alternanza per rimettere in piedi il Paese». Vuole ripartire con gli «esperti» e la «società civile»: Marine è in cerca di credibilità personale e, ha scritto Le Figaro, mira contemporaneamente a risvegliare gli animi nel Rassemblement national. Anche, non lo nasconde, per non restare nell’ombra, offuscata da Macron: «Ha già lanciato la sua campagna presidenziale, non lo lascerò correre da solo». Bisogna controbattere al globalismo di En Marche!, in effetti mai così a corto di simpatizzanti. Ma il palco è il motore politico di Le Pen. Vada come vada anche stavolta, ne ha bisogno.

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Paura per Emmanuel e Brigitte Macron, manifestanti tentano un blitz a tetaro

I contestatori hanno cercato di entrare al Bouffe du Nord dove si trovava la coppia presidenziale.

Una trentina di manifestanti hanno tentato venerdì sera di entrare in un teatro parigino in cui Emmanuel Macron e la premiére dame Brigitte stavano assistendo a uno spettacolo.

Il tentativo è stato respinto dalla polizia. Macron e la consorte sono stati messi in sicurezza, poi sono potuti rientrare nella sala per assistere alla fine della pièce teatrale.

IL TWEET DI TAHA BOUHAFS

Macron e Brigitte stavano assistendo al teatro della Bouffe du Nord alla rappresentazione de La Mouche. Secondo una prima ricostruzione, un uomo che si trovava anch’egli in sala ha postato sui social network una foto della coppia presidenziale in platea invitando i militanti a intervenire fuori dal teatro: «Qualcosa si sta preparando, la serata sarà movimentata», ha scritto su Twitter.

Si tratta di Taha Bouhafs, un cosiddetto ‘giornalista militante‘ di 22 anni, che è successivamente stato fermato.

L’entourage di Macron ha fatto sapere successivamente che «il presidente continuerà a recarsi a teatro come è abituato a fare e vigilerà affinché azioni politiche non violino la libertà di espressione, la libertà degli artisti e la libertà di creazione».

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Presunti fondi libici a Sarkozy: indagini della giustizia francese

L'ex presidente messo sotto la lente degli inquirenti. A dirlo è stato il quotidiano Le Monde.

La giustizia francese sta indagando su presunti fondi libici all’ex presidente francese Nicolas Sarkozy. A lanciare la bomba è stato il quotidiano Le Monde che punta di fatto i fari sul successore di Jacques Chirac rivelando che la giustizia francese indaga ormai da sei anni su eventuali bonifici libici nei suoi confronti. Il tutto a pochi giorni dalla conferenza internazionale sulla Libia in programma domenica 19 a Berlino.

LE INDISCREZIONI DI LE MONDE

«Da sei anni la giustizia indaga su eventuali versamenti da parte del clan di Gheddafi per la campagna presidenziale di Nicolas Sarkozy nel 2007. Tra le affermazioni di persone vicine all’ex dittatore e le smentite dei sarkozysti», si legge sul giornale transalpino. Che di fatto fa il punto sull’inchiesta in corso, in un lungo articolo con tanto di apertura in prima pagina. «Gli inquirenti hanno attentamente ricostruito i numerosi viaggi a Tripoli di Claudé Gueant e Brice Hortefeux (due fedelissimi dell’ex presidente,ndr.), a volte senza missione ufficiale», si legge ancora su Le Monde. L’inchiesta ha inoltre «permesso di tracciare il percorso dei soldi liquidi, ma senza dimostrare che Nicolas Sarkozy ne abbia beneficiato».

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In Francia ritirata la proposta sull’età pensionabile

Tolto «provvisoriamente» dal progetto di legge il punto più contestato dai sindacati, quello dei 64 anni per ottenere l'assegno previdenziale a tasso pieno. Dopo 38 giorni metropolitana di Parigi pronta a riaprire. Ma la città aveva fatto registrare ancora manifestazioni e scontri.

Alla fine le proteste di piazza in Francia hanno portato a un primo risultato: il governo ha annunciato il ritiro «provvisorio» dal progetto di legge per la riforma delle pensioni del punto che creava più problemi con i sindacati, cioè l’instaurazione di un’età di equilibrio a 64 anni per ottenere la pensione a tasso pieno.

DOMENICA RIAPRE LA METROPOLITANA CHIUSA DAL 5 DICEMBRE

E così domenica 12 gennaio 2020, per la prima volta dopo 38 giorni, «tutte le linee della metropolitana di Parigi e le Rer A e B saranno aperte almeno parzialmente», ha annunciato la direzione dei trasporti metropolitani, Ratp.

ANCORA SCONTRI A PARIGI DURANTE LE MANIFESTAZIONI

Anche la giornata di sabato 11 era stata comunque caratterizzata da violenti scontri nella capitale francese alla manifestazione contro la controversa riforma, ancora prima dell’arrivo del corteo alla Bastiglia. Lacrimogeni, cassonetti in fiamme, lancio di oggetti contro la polizia, cariche: l’intero quartiere è stato teatro di incidenti.

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Cosa prevede la riforma delle pensioni al centro delle proteste in Francia

Nessun innalzamento dell'età pensionistica, né tagli alla spesa previdenziale: nel mirino dei manifestanti c'è l'abolizione dei regimi speciali. Tabù intoccabile su cui Macron si gioca tutto.

Un milione e mezzo di persone sono scese in piazza il 5 dicembre in Francia per protestare contro la riforma delle pensioni. La legge, promessa dal presidente Emmanuel Macron durante la campagna elettorale che nel 2017 lo portò all’Eliseo, non prevede (almeno sulla carta) alcun innalzamento dell’età pensionistica o tagli al bilancio previdenziale. Il motivo alla base di tanto malcontento è l’introduzione di un regime universale e l’abolizione dei regimi speciali. In Francia un tabù intoccabile, impersonificato dai cheminot, i lavoratori di metro e ferrovie in testa ai cortei anti Macron.

UN REGIME UNICO AL POSTO DEI 42 ATTUALI

I contenuti della riforma sono ancora vaghi, nonché oggetto di concertazione. L’unico punto fermo è l’introduzione di un sistema universale a punti – ogni giorno di attività lavorativa viene ricompensato da un punteggio che permette di accumulare contributi pensionistici – che sostituisca i 42 regimi attuali. Il premier Edouard Philippe, che promette di fornire nuovi dettagli entro la metà di dicembre, parla di un sistema «più equo e leggibile», mentre gli oppositori temono una «precarizzazione» dei pensionati. In pratica, assicura il governo, tutti i dipendenti del settore privato e pubblico, nonché i liberi professionisti, potranno beneficiare degli stessi diritti e delle stesse condizioni, abolendo complessità e privilegi del passato. Nel corso di un recente intervento a Rodez, nel Sud del Paese, Macron ha inoltre detto che non ci saranno più pensioni sotto ai 1.000 euro per chi ha contribuito a tasso pieno durante tutta la sua carriera professionale.

ETÀ PENSIONABILE FERMA A 62 ANNI

Quanto all’età per andare in pensione, già innalzata da 60 a 62 anni durante la presidenza di Nicolas Sarkozy, non dovrebbe subire modifiche. Questo, almeno, è quanto promesso nel 2017 da Macron. Tanto che tra i falchi della maggioranza c’è chi dietro alle quinte storce il naso, considerando che il presidente rischia di giocarsi il quinquennato per una riforma considerata fin troppo prudente. Alla rivolta dei cosiddetti regimi speciali, come i macchinisti, si aggiunge anche quella delle professioni liberali, come avvocati o medici. Raramente in piazza, questi ultimi rifiutano infatti che il loro regime previdenziale finora autonomo possa fondersi nel nuovo sistema universale proposto nel rapporto dell’alto commissario alla Previdenza, Jean-Paul Delevoye, finora l’unico testo ufficiale sui cui si basano le discussioni avviate con le parti sociali ormai da circa un anno.

UNA PROTESTA CONTRO LA RIFORMA O CONTRO IL PRESIDENTE?

La riforma pensionistica, che dovrebbe progressivamente entrare in vigore a partire dal 2025, è attesa da una strada ancora lunga e tortuosa. Il premier ha espresso l’auspicio di un voto in parlamento entro la prossima estate. Secondo un sondaggio Ifop per Le Journal Du Dimanche, tre francesi su quattro vogliono riformare il sistema previdenziale armonizzando i diversi regimi, ma il 64% non ha fiducia in Macron per raggiungere questo obiettivo. E tra gli osservatori sono in molti a credere che dietro alla contesa sulle pensioni sia soprattutto lui l’obiettivo della protesta.

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Volano stracci tra Erdogan e Macron alla vigilia del summit Nato

Il presidente della Turchia ha definito l'omologo francese in «stato di morte cerebrale», riciclando l'espressione usata dal capo dell'Eliseo per descrivere l'Alleanza Atlantica. Parigi convoca l'ambasciatore turco.

«Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che la Nato è in stato di morte cerebrale. Macron, ascolta cosa ti dico dalla Turchia, lo dirò anche alla Nato: prima di tutto fai controllare la tua morte cerebrale», ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan dopo le critiche di Macron all’offensiva di Ankara contro le milizie curde in Siria. «Queste dichiarazioni sono adatte solo a persone come te che sono in stato di morte cerebrale. Non rispetti i tuoi obblighi nella Nato, non paghi neppure quello che dovresti pagare alla Nato, ma quando c’è da mettersi in mostra ti metti in mostra», ha aggiunto Erdogan.

«LA FRANCIA NON HA DIRITTO DI STARE IN SIRIA»

«Escludere o non escludere la Turchia dalla Nato… hai l’autorità per prendere una decisione del genere? Tu non ha alcun diritto legittimità a stare laggiù (in Siria). Non ti ha invitato neppure il regime, mentre la sicurezza della Turchia è la sicurezza dell’Europa», ha concluso Erdogan.

L’AMBASCIATORE TURCO CONVOCATO A QUAI D’ORSAY

Per tutta risposta, l’ambasciatore della Turchia in Francia è stato convocato al ministero degli Esteri di Parigi. Per l’Eliseo, «non si tratta di dichiarazioni, sono insulti. L’ambasciatore verrà convocato al ministero per spiegarsi». Il nuovo duello tra Ankara e Parigi rischia di alimentare le tensioni a pochi giorni dal summit Nato della settimana prossima a Londra.

ATTACCHI ANCHE DAL MINISTERO DEGLI ESTERI

Il duro attacco del presidente turco giunge dopo che il suo ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu aveva definito il capo dello Stato francese uno «sponsor del terrorismo», facendo riferimento all’appoggio di Parigi alle milizie curde Ypg, che Ankara considera appunto «terroriste». Cavusoglu aveva anche detto che Macron vorrebbe diventare il capo dell’Europa, ma è in realtà «debole».

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Donna incinta sbranata e uccisa da un branco di cani nel Nord della Francia

Il corpo di Elisa Pilarski, 29 anni, è stato trovato senza vita con profonde ferite a testa, gembe e braccia. Sarebbe stata assalita durante una battuta di caccia al cervo.

Una donna incinta di sei mesi, Elisa Pilarski, che portava a spasso il suo cane in un bosco nel nord della Francia, è stata uccisa da un branco di cani che con ogni probabilità partecipavano ad una battuta di caccia al cervo. La morte della donna, che aveva 29 anni e passeggiava nella foresta di Retz, a 150 chilometri dal confine con il Belgio nei pressi del centro di Villers-Cotterets, è stata provocata da «un’emorragia conseguenza di diversi morsi di cani alle braccia e alle gambe, ma anche alla testa», ha spiegato il procuratore di Soissons, Frédéric Trinh.

Sono stati effettuati «prelievi su 93 cani», ha precisato, quelli appartenenti alla vittima, che ne aveva cinque in totale, più molti altri che stavano partecipando a una caccia al cervo nei paraggi, come riportato anche dal giornale locale Le Courrier Picard. L’obiettivo è «soprattutto di identificare il cane o i cani che hanno morso». Alcuni, fra gli animali aggressori, hanno morso provocando la morte della donna, altri hanno continuato anche dopo il decesso. La donna, prima di essere assalita, aveva telefonato al compagno per «segnalargli la presenza di cani minacciosi».

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Tensione a Parigi per l’Atto 53 dei Gilet gialli

Qualche migliaio di manifestanti si sono dati appuntamento nella Capitale francese per il primo anniversario della protesta. Tafferugli a Place d'Italie, spaccata la vetrina di una banca. Una quarantina gli arresti. Gli aggiornamenti.

A un anno dall’Atto primo che diede il via ai cortei del sabato, i Gilet gialli tornano a farsi sentire. Sabato 16 novembre, data dell’anniversario dell’inizio della protesta, si sono registrati i primi scontri con la polizia a Parigi.

Tafferugli a Porte de Champerreta Parigi-

TAFFERUGLI A PLACE D’ITALIE

Alcune migliaia di persone si sono date appuntamento per l‘Atto 53 in diversi punti della città, compresa la zona vietata degli Champs-Elysées e dell’Arc de Triomphe – teatri delle violenze dei primi mesi della protesta – e l’area di Pigalle. A Place d’Italie, punto di partenza del corteo autorizzato (l’altro punto di incontro era Porte de Champerre) è andato in scena qualche tafferuglio con la polizia e alcuni cassonetti e barricate sono state date alle fiamme. Una filiale della banca Hsbc è stata presa di mira e la vetrina spaccata a colpi di pietre. Un centinaio di gilet hanno invaso per qualche minuti una parte della périphérique, la tangenziale della Capitale francese, disperdendosi all’arrivo delle forze dell’ordine. Intorno a mezzogiorno, la polizia aveva controllato preventivamente 1.497 persone, 41 i fermi.

MANIFESTAZIONI ANCHE A BORDEAUX, LIONE E MARSIGLIA

Nella Capitale le forze dell’ordine, come riportato da Le Monde, si attendono una forte mobilitazione ma lontana dai numeri dello scorso anno: il 17 novembre 2018 si registrarono bel 282 mila manifestanti. Altri cortei sono attesi in altre città: da Bordeaux a Lille, fino a Lione, Marseille, Nantes e Toulouse.

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I Gilet gialli cercano il rilancio nel primo anniversario

Il movimento nato 12 mesi fa promette un fine settimana di proteste a Parigi e in Francia. In un anno 2.400 manifestanti e 1.800 agenti feriti. Ma le concessioni di Macron e il "Grand Debat National" hanno ridimensionato le proteste.

Correva il novembre 2018. Infuriati per l’aumento delle accise sul carburante, migliaia di francesi con indosso i Gilet gialli, simbolo di chi rimane fermo sul ciglio della strada, cominciarono a bloccare arterie e rotatorie di Francia, salendo fino a Parigi per chiedere al presidente Emmanuel Macron il ritiro di quella tassa e invocare maggiore potere d’acquisto. Cominciò così, nell’uggioso autunno d’Oltralpe, un’inedita mobilitazione nata su Facebook e cresciuta grazie al tam tam dei social, al di fuori di ogni quadro politico o sindacale. A un anno dall’inizio delle proteste, con il cosiddetto ‘Atto primo‘ del 17 novembre, i gilet gialli oggi decimati anche per effetto delle concessioni miliardarie fatte da Macron cercano un rilancio.

GLI CHAMPS-ELYSÉES BLINDATI PER IL FINE SETTIMANA AD ALTA TENSIONE

Sperando di essere nuovamente tantissimi a manifestare questo fine settimana, per le mobilitazioni-anniversario indette tra Parigi e la provincia. Il prefetto di Parigi ha firmato un’ordinanza per il divieto di manifestare nel fine settimana sugli Champs-Elysées. Un appello a tornare proprio nella zona dove più danni fecero le prime manifestazioni, la celebre avenue parigina, circola da giorni su Facebook. Per alcuni duri e puri la ricorrenza sarà anche l’occasione di dire che i gialli «non sono morti», anche se forse dovranno trovare altre formule per tornare ad esistere per davvero.

DA MACRON CONCESSIONI PER 17 MILIARDI

Secondo un sondaggio Elabe per Bfm-Tv, oltre metà dei francesi, il 55%, dice di approvare la mobilitazione, ma il 63% si oppone all’eventualità che possa riprendere. Rispetto all’inverno scorso, il movimento si è fortemente ridimensionato. Oltre alle concessioni da 17 miliardi di euro fatte da Macron (sacrificando gli impegni sui conti pubblici assunti con Bruxelles) anche il Grand Débat National che per mesi ha cercato di far dibattere i cittadini su problemi e soluzioni del Paese sembra aver sortito qualche effetto.

L’IPOTESI DELLA CREAZIONE DI UN PARTITO

Privo di un vero leader, il movimento francese potrebbe ora passare dalle piazze alle urne, con la creazione di diverse liste di gilet gialli in vista del voto municipale di marzo. Ex portavoce della frangia moderata, Jacline Mouraud punta addirittura alla corsa all’Eliseo del 2022. Intanto, per scongiurare una nuova rivolta sociale, Macron si è recato oggi nella regione della Marna, per illustrare i meriti delle sue riforme che, giunto a metà mandato, porta avanti con maggior cautela rispetto ai primi anni a tambur battente. In contemporanea, migliaia di camici bianchi hanno protestato a Parigi per la crisi degli ospedali e l’Eliseo teme la manifestazione indetta per il 5 dicembre contro l’annunciata riforma previdenziale. Per l’Atto Primo dei gilet gialli, il 17 novembre 2018, furono 282 mila persone a rispondere all’appello sui social. Un rito che da quel momento in poi è continuato quasi per un anno, ogni sabato, tra Parigi e la Francia profonda.

IL BILANCIO: 2.400 MANIFESTANTI E 1.800 AGENTI FERITI

Dodici mesi vissuti al cardiopalma, talvolta segnati dalle violenze, con 2.400 manifestanti e 1.800 agenti feriti. Tra l’altro, 24 persone hanno perso un occhio a causa dei lanciatori Lbd, l’arma non letale data in dotazione alle forze dell’ordine francesi divenuta il simbolo delle «violenze della polizia» denunciate dai manifestanti. Undici le persone morte per incidenti a margine dei cortei. Nel picco della crisi, l’inverno scorso, si paventò anche il rischio di tenuta democratica del Paese, come quando uno dei leader più agguerriti del movimento, Eric Drouet, annunciò l’intenzione di entrare all’Eliseo. O quando, a dicembre, venne lanciato l’assalto all’Arco di Trionfo, con opere d’arte e vetrine andate in frantumi.

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Il terremoto in Francia fa fermare i reattori nucleari

La scossa più forte dal 2003 spaventa i francesi. E porta Edf a chiudere l'impianto di Cruas -Meysse nell'Ardeche. Gli attivisti anti nucleare denunciano che un impiano si trova sulla faglia sismica.

A pensare agli effetti dei terremoti in Italia, verrebbe da chiedersi cosa succederebbe se li avessimo noi i reattori nucleari francesi. L’11 novembre infatti dopo che una scossa di terremoto molto forte, di magnitudo 5.4 ha ferito quattro persone nel Sud della Francia, di cui una in modo molto grave, tre reattori nucleari della centrale nucleare gestita da Edf a Cruas-Meysse, nell’Ardeche sono stati «momentaneamente fermati»

LO STOP NECESSARIO PER «APPROFONDITI CONTROLLI »

Il blocco è stato deciso per per consentire «approfonditi controlli». E sincerarsi che la scossa non li abbia danneggiati. Secondo l’Autorità francese per la sicurezza nucleare (Asn), il terremoto – il più forte in Francia dal 2003 – non ha provocato «danni apparenti» agli edifici della centrale, e l’impianto ha continuato a funzionare normalmente. Ma l’operatore Edf dovrà stabilire quale sia stato l’impatto sismico sull’insieme delle installazioni.

UN FERITO SOTTO IL CROLLO DI UN’IMPALCATURA

Per il prefetto Hugues Moutouh, «non è stato constatato alcun danno» dal terremoto che il Centro di osservazione sismica di Strasburgo ha localizzato alle 11:52 «26 chilometri a sud-est di Privas». Per il resto i danni sono stati contenuti. Dei 4 feriti, tre hanno subito le conseguenze di una crisi di panico, mentre una ha riportato gravi conseguenze per il crollo di un’impalcatura a Montelimar, la città dove il terremoto è stato avvertito con maggior forza.

LA TERRA HA TREMATO DA GRENOBLE A MONTPELLIER

Ma la terra ha tremato da Lione a Grenoble, da Marsiglia a Montpellier. Testimoni intervistati dalle tv hanno detto di aver udito «un boato fortissimo», a Montelimar sono parecchi quelli che denunciano danni agli edifici, soprattutto crepe. Il sindaco di Teil, paese vicino a Montelimar, Olivier Peverelli, ha detto che due campanili «stanno per cadere» e l’ultimo piano del Comune è inaccessibile a causa della caduta dei soffitti. Ha annunciato di aver aperto tre palestre per ospitare fra le 400 e le 500 persone che, nel timore di crolli, non vogliono trascorrere la notte in casa.

EPICENTRO A POCHE DECINE DI KM DA DUE IMPIANTI NUCLEARI

Secondo il collettivo antinucleare del Vaucluse, dipartimento più a sud dell’Ardeche, l’epicentro è stato localizzato «a meno di 20 chilometri dalla centrale nucleare di Cruas, dove la scossa è stata avvertita nella sala macchine dei reattori, e a 30 chilometri dal sito nucleare del Tricastin». Quest’ultimo impianto, aggiunge il collettivo, «sorge su una faglia sismica attiva ed è il più minaccioso di tutta Europa». Da tempo, gli ecologisti ne chiedono la chiusura. .

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Macron attacca la Nato: «È in stato di morte cerebrale»

Il presidente francese, con le ambizioni di una Difesa europea, si getta a testa bassa contro l'Alleanza Atlantica e gli Usa: «L'America sta voltando le spalle al progetto europeo. È tempo di svegliarsi».

Emmanuel Macron ritiene che la Nato sia in stato di «morte cerebrale»: è quanto afferma lo stesso presidente francese al settimanale The Economist. Macron, che ha da sempre l’ambizione di far nascere una Difesa europea autonoma, si è gettato a testa bassa contro l’Alleanza Atlantica e gli Usa: «L’America sta voltando le spalle al progetto europeo. È tempo di svegliarsi».

I TRE GRANDI RISCHI SECONDO MACRON

Il capo dell’Eliseo ha lanciato un duro avvertimento sul futuro dell’Europa la cui «straordinaria fragilità» rischia di farla «scomparire» se non comincerà a concepirsi «come una potenza del mondo». «Non credo di drammatizzare le cose, cerco di essere lucido», afferma il presidente francese, evidenziando tre grandi rischi per l’Europa: aver «dimenticato di essere una comunità», il «disallineamento» della politica Usa dal progetto europeo e l’emergere della potenza cinese che «mette chiaramente l’Europa a margine».

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Francia, quote per i migranti economici e nuovi limiti per l’accesso alle cure

Previsti 33mila visti di lavoro l'anno con gli stranieri"professionali" reclutati «in base alle necessità». Il 6 novembre l'annuncio della riforma che include anche restrizioni per ottenere le cure mediche di basei.

Le riforme che il governo di Parigi è pronto ad annunciare il 6 novembre faranno discutere e potrebbero far piovere su monsieur le président Emmanuel Macron nuove critiche. Un sistema di quote per facilitare l’immigrazione economica e regole più severe per l’accesso degli stranieri all‘assistenza sanitaria gratuita: questi i nuovi imminenti provvedimenti della Francia, mentre parte la corsa per le elezioni comunali di primavera con il solito testa a testa tra il partito En Marche dell’attuale presidente e il Rassemblement National di Marine Le Pen.

MIGRANTI RECLUTATI «IN BASE ALLE NECESSITÀ»

In attesa di conoscere i dettagli delle nuove disposizioni, che verranno annunciate il 6 novembre dal premier Edouard Philippe, la ministra del Lavoro, Muriel Pénicaud, ha confermato l’introduzione di un sistema annuale di “quote“, anticipato il 5 novembre dai media. Un dispositivo che dovrebbe entrare in vigore già dall’estate, per assumere a seconda dei bisogni di manodopera. «Sarà la Francia a reclutare rispetto alle sue necessità. È un nuovo approccio, un po’ come in Canada e in Australia», ha dichiarato la fedelissima di Macron, aggiungendo che «l’idea è avere numeri precisi, oppure delle quote».

PREVISTI CIRCA 33 MILA VISTI DI LAVORO L’ANNO

Pénicaud ha aggiunto che questa sorta di immigrazione à la carte sarà «abbastanza modesta nei numeri», circa 33 mila persone all’anno. L’immigrato «professionale» disporrà di un «visto di lavoro per una durata determinata e un lavoro determinato», ha precisato.

CRITICHE DA SINISTRA

La sinistra però attacca, accusando il presidente di sfruttare elettoralmente il dramma migratorio, mentre la destra si trova spiazzata da quello che sarebbe potuto diventare un suo cavallo di battaglia. Nella cosiddetta ‘patrie des droits de l’Homme‘ le quote sui migranti suscitano critiche, anche impietose, da parte della società civile. Per la prima pagina di Le Monde il vignettista Plantu ha disegnato una nave battente bandiera francese che accosta un’imbarcazione di fortuna carica di migranti. Un funzionario si sporge dal parapetto rivolgendosi allo sfortunato equipaggio di esiliati: «Abbiamo bisogno di due idraulici e di tre addetti alle macchine fresatrici. Per gli altri ripassate domani…».

RESTRIZIONI PER L’ACCESSO ALLA SANITÀ PUBBLICA

Insieme con le regole per «adattarsi in tempo reale ai bisogni delle nostre imprese» facilitando l’immigrazione economica, saranno messe a punto e migliorate le norme per la concessione dei visti, con l’istituzione di una commissione incaricata di migliorare le relazioni fra consolati e prefetture. Nella ventina di provvedimenti che verranno annunciati il 6 novembre dopo il consiglio dei ministri c’è anche l’inasprimento di alcune regole e controlli per l’accesso di richiedenti asilo e immigrati irregolari alle cure della sanità pubblica. Philippe ha insistito sulla «necessità di lottare contro frodi ed abusi», come auspicato da Macron.

TRE MESI DI ATTESA PER LA PROTEZIONE MEDICA DI BASE

Il capo dello Stato si è detto determinato a «risolvere rapidamente» la questione di «coloro che vengono con un visto turistico, restano tre mesi e poi hanno diritto all’Ame» (l’aiuto medico di Stato, accordato agli stranieri in situazione irregolare, ndr). Nonostante le proteste delle correnti più a sinistra del partito di maggioranza – La République en Marche – e di molte associazioni, il governo instaurerà un trimestre di attesa per l’accesso alla Protezione universale malattia, l’assistenza di base destinata «a tutti coloro che lavorano o risiedono in Francia in modo stabile e regolare». Finora, il diritto scattava appena depositata la richiesta.

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La nuova battaglia degli editori francesi contro Google

La Francia è il primo Paese che ha tradotto in legge nazionale la direttiva Ue sul copyright. Risultato: Big G ha semplicemente rifiutato di negoziare un compenso con l'industria dei media e ne ha oscurato i contenuti. Ora editori e presidenza della Repubblica sono pronti a ricorrere all'authority.

La battaglia si combatte in Francia, ma riguarda tutta l’Unione europea, visto che Google sta cercando di fatto di affossare la direttiva Ue sul copyright. E su questo fronte le parole di Jean-Michel Bayet, presidente de La Depeche du Midi, quotidiano del Sud della Francia, e dell’Alliance de la presse d’information générale, associazione degli editori francese, sono chiarissime: «Siamo furiosi! C’è una legge e nessuno ha il diritto di aggirarla, alterando la democrazia», . La platea, nella sede del gruppo Les Echos-Le Parisien, poco lontano dalla Tour Eiffel, lo ascolta preoccupata. Nel mirino di Bayet e degli editori francesi, Google, che non si adatta alle nuove regole sul copyright dettate dalla direttiva europea sull’informazione on line. La Francia è stata il primo Paese a tradurre in legge nazionale – entrata in vigore il 24 ottobre – la direttiva Ue che ha creato il principio del «diritto connesso» il copyright sulle informazioni dei media che il più grande motore di ricerca del web snocciola fra i risultati di chi fa una ricerca.

IL RIFIUTO DI GOOGLE DI NEGOZIARE

Il principio varato dovrebbe consentire agli editori dei giornali, sempre più in difficoltà per la loro diffusione e per la raccolta pubblicitaria di fronte ai giganti del web, di negoziare soprattutto con Google e Facebook una remunerazione per l’utilizzo dei loro contenuti in Rete. Ma un mese fa, Google ha fatto sapere di rifiutare ogni trattativa su queste basi, e per conformarsi alla legge francese ha modificato i propri parametri. In concreto, se vogliono evitare che i risultati con contenuti della propria testata vengano oscurati (rimarrebbe soltanto un titolo e un link, niente foto, vignette o testi), gli editori devono garantire la gratuità a Google. Per evitare di perdere milioni di lettori utenti del web, la stragrande maggioranza dei media francesi è costretta al momento a non reclamare quanto sarebbe dovuto in base alla legge. Ma gli editori sono determinati a dare battaglia: «La nostra», ha rincarato Bayet davanti a un pubblico di editori, direttori di giornali e agenzie, giornalisti, «è una battaglia di libertà. Google ci mette in una situazione terribile, quella di scegliere fra la peste e il colera. Ma noi difenderemo i nostri interessi e non ci piegheremo di fronte a Google».

RICORSO ALL’AUTHORITY PER FARE DELLA FRANCIA UN CASO SIMBOLO

«La settimana prossima presenteremo un ricorso all‘Authority della concorrenza. Loro fanno della Francia un caso simbolico, quello che succede qui accadrà anche altrove. È un chiaro caso di abuso di posizione dominante». «La stampa ha perso in 10 anni il 50% dei suoi introiti pubblicitari», ha rincarato Pierre Louette, presidente del gruppo editoriale Les Echos-Le Parisien. «Google e Facebook raccolgono il 90% della pubblicità. Noi perdiamo copie e perdiamo lettori. Se questa è la fase di transizione verso il mondo digitale, possiamo osservare che al momento di sono due piattaforme dominanti: una, Google, ha privatizzato la ricerca on line, l’altra, Facebook, ha privatizzato l’agorà, la ‘piazza pubblica’». Un documento firmato da oltre un migliaio di professionisti del settore e da personalità europee, ha lanciato un appello all’Ue per «rafforzare i testi affinché Google non possa più aggirarli», utilizzando «tutte le misure possibili contro l’abuso di posizione dominante».

ANCHE L’ELISEO PRESENTA IL SUO RICORSO

«Non ci arrenderemo», ha commentato il presidente della Repubblica, Emmanuel Macron. In una dichiarazione all’agenzia France Presse, che presenterà all’Antitrust una propria denuncia non facendo parte dell’Alliance, Google sottolinea che il proprio motore di ricerca «aiuta gli internauti a trovare contenuti di attualità presso molte fonti e i risultati sono basati sulla pertinenza, non su accordi commerciali. Gli editori – secondo Big G – non hanno mai avuto così tanta scelta rispetto al modo in cui i loro contenuti vengono mostrati su Google». Un portavoce ha sottolineato che la legge “non impone una remunerazione per la pubblicazione di link e gli editori europei già incassano somme significative per gli 8 miliardi di visite che ricevono ogni mese dai navigatori web che fanno ricerche su Google».

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