Francia, richiedente asilo uccide due persone e ne ferisce sette

L'uomo è stato arrestato. Secondo fonti locali, ha aggredito diversi cittadini usando un coltello.

È un sudanese richiedente asilo l’uomo che ha ucciso due persone accoltellandole a Romans-sur-Isère, nel sud-est della Francia. Secondo quanto si apprende da fonti giornalistiche locali, l’uomo ha aggredito diverse persone, uccidendone due, poi è stato arrestato. Ci sarebbero, secondo fonti giornalistiche sul posto, anche sette persone ferite. Stando alla tv Bfm, invece, i feriti sarebbero cinque, di cui uno in gravi condizioni.

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Francia e Germania avrebbero trovato un accordo sul Mes

La strategia per rispondere all'emergenza coronavirus si fonderebbe su tre pilastri: il credito erogato dal fondo salva-Stati (con condizioni leggere), quello della Bei per le imprese e le risorse del fondo Sure per sostenere i lavoratori con gli ammortizzatori sociali. Niente Coronabond.

Secondo l’agenzia di stampa tedesca Dpa, Francia e Germania avrebbero trovato un accordo sulla strategia europea per rispondere alla crisi finanziaria generata dall’emergenza coronavirus, in vista dell’Eurogruppo in programma il 7 aprile a Bruxelles.

UNA BOZZA COMUNE IN VISTA DELL’EUROGRUPPO

Una bozza comune che la Dpa ha potuto consultare delinea una strategia fondata su tre pilastri: il credito erogato dal Mes per gli Stati in difficoltà, quello proveniente dalla Banca europea per gli investimenti (Bei) per le imprese e le risorse del fondo Sure, creato dalla Commissione europea, per sostenere i lavoratori con gli ammortizzatori sociali. Per quanto riguarda in particolare il ricorso al Mes, questo potrebbe avvenire con condizionalità leggere a carico dei Paesi richiedenti.

E I CORONA BOND?

Insomma, niente corona bond. Chiesti invece a gran voce dall’Italia e dalla Spagna, che fino a ieri sembravano essere appoggiate proprio dalla Francia contro i “rigoristi” del Nord, ovvero Germania e Olanda. Le istituzioni europee, da parte loro, per “sminare” il dibattito dai corona bond invitano a parlare delle altre opzioni disponibili. «Ce ne sono molte in preparazione», ha detto per esempio il vice presidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, provando ad attirare l’attenzione sugli strumenti operativi che l’Ue ha già messo in campo, come gli aiuti di Stato estesi fino alla fine del 2020. Tutte operazioni, però, di breve periodo. Per rilanciare le economie europee nel medio-lungo termine i Paesi membri hanno idee differenti. E sono divisi tra quanti puntano sul Mes e quanti invece tengono duro sui titoli di debito comuni, Italia e Spagna in testa.

LE ALTRE ARMI NELL’ARSENALE EUROPEO

L’Eurogruppo del 7 aprile avrà un’agenda molto ricca. L’Europa aggiunge munizioni al proprio arsenale economico con cadenza quasi quotidiana, per rendere la risposta il più potente possibile. E anche per dare l’immagine di un’Unione d’accordo quasi su tutto. La Bei, come detto, porterà al tavolo la creazione di un fondo di garanzia per offrire alle imprese europee liquidità per investimenti fino a 200 miliardi. C’è poi il fondo Sure, lo schema da 100 miliardi che la Commissione europea ha istituito per “rimpolpare” gli ammortizzatori sociali, e anche la riprogrammazione dei fondi strutturali europei. Ma dalla crisi tutti i Paesei membri usciranno con debiti pubblici e deficit maggiori, e chi già oggi ne ha di particolarmente elevati corre più rischi degli altri.

DALLA GERMANIA VIA LIBERA A CONDIZIONALITÀ LEGGERE

Il Mes è l’unico strumento ufficialmente sul tavolo dell’Eurogruppo fin dal primo momento, se non altro perché esiste già. Vista l’esperienza della Grecia e degli altri salvataggi, tuttavia, in queste settimane di negoziati e contatti tutti sembrano essere d’accordo almeno sulla necessità di alleggerire le condizioni per ottenere gli aiuti. «Non ci devono essere assurde condizionalità e non ci sarà nessuna troika», ha assicurato in proposito il ministro dell’economia tedesco, Olaf Scholz. L’idea è di avere un solo tipo di condizionalità uguale per tutti, che leghi l’utilizzo degli aiuti all’emergenza. La Francia sul punto si sarebbe ormai allineata alla Germania, pur senza rinunciare al ruolo di mediatrice tra il Nord e il Sud dell’Europa.

IL RUOLO CHIAVE DELLA BCE

Anche perché secondo il direttore generale del Mes, Klaus Regling, creare un veicolo gestito dalla Commissione europea e in grado di emettere bond sul mercato con garanzie comuni richiederebbe dai sette mesi a un anno di tempo. Ma l’economia, soprattutto quella dei Paesi più colpiti dal virus, non può aspettare così tanto. Chi è contrario al Mes, d’altro canto, lo è anche perché non lo ritiene sufficiente: un prestito pari al 2% del Pil del proprio Paese non basta a rilanciare l’economia. Ma per tutto il resto ci sarebbe la Bce. L’attivazione del Mes, infatti, sarebbe il prerequisito per consentire all’Eurotower di acquistare titoli di Stato di un determinato Paese in quantità illimitata, di fatto azzerando il rischio sul debito.

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Didier Deschamps: “Europeo rinviato al 2021? È stata una decisione saggia”


Il commissario tecnico francese ha commentato la decisione dell'Uefa: "Per tutti noi, la priorità è altrove. Pensiamo a coloro che soffrono e a tutti coloro che, sfortunatamente, rischiano di soffrire nei giorni o nelle settimane a venire. È più che mai importante avere un senso di priorità, responsabilità e buona cittadinanza. L'unica partita da vincere è quella che stiamo giocando contro il Coronavirus".
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Coronavirus, parigini in fuga nella notte per sfuggire al blocco

Gli abitanti della capitale si sono riversati nelle stazioni ferroviarie per lasciare la città. Alle 12 scatta lo stop agli spostamenti non necessari.

Parigi come Milano, dieci giorni più tardi. Nella notte tra il 16 e il 17 marzo, gli abitanti della capitale francese si sono riversati nelle stazioni ferroviarie nel tentativo di lasciare la città, prima che scatti il blocco agli spostamenti non necessari decretato dal presidente francese Emmanuel Macron, per far fronte all’emergenza coronavirus.

IL BLOCCO A PARTIRE DALLE 12 DEL 17 MARZO, MACRON: «RESTATE A CASA»

Il blocco scatta a mezzogiorno del 17 marzo e molti residenti dell’Ile-de-France, ha riferito l’emittente all news Bfm-tv, si sono messi in fila nelle stazioni per lasciare Parigi fin quando possibile, ma con il risultato di creare quegli assembramenti che sono stati sconsigliati. Al contrario, il traffico automobilistico nell’area è nettamente inferiore rispetto ad un normale martedì mattina. Le parole d’ordine, annunciate da Macron alla nazione, e ribadite dal ministro dell’Interno Christophe Castaner, sono «restare a casa». Per almeno 15 giorni.

CENTOMILA AGENTI AI POSTI DI BLOCCO, SPOSTAMENTI POSSIBILI SOLO IN ALCUNI CASI

Le misure annunciate da Macron prevedono un dispiegamento di 100 mila agenti tra poliziotti e gendarmi ai posti di blocco fissi e mobili. Gli spostamenti saranno possibili solo per motivi di salute, di lavoro, per aiutare una persona cara. Alcune eccezioni sono possibili per permessi brevi, o attività fisica, con permesso sanitario. Come in Italia, ogni cittadino che vorrà ottenere l’autorizzazione di uscita dovrà scaricare uno specifico attestato direttamente dal sito internet del governo. Chi violerà le regole di confinamento incorrerà in una multa di 38 euro che potrebbe arrivare fino ai 135 euro.

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Macron e la Francia si arrendono alla quarantena all’italiana

Il presidente in un discorso alla nazione senza precedenti annuncia: «Siamo in guerra, è l'ora di essere uniti e solidali». Spostamenti solo per la spesa o per motivi medici e di lavoro.

Francesi blindati in casa, «siamo in guerra», ha ripetuto per sette volte nel suo discorso alla nazione il presidente Emmanuel Macron per annunciare provvedimenti senza precedenti di fronte al «nemico invisibile» del coronavirus. Macron ha chiesto ai francesi di cambiare finalmente atteggiamento e di essere «uniti e solidali». In cambio, ha rinviato l’applicazione della riforma che gli sta più a cuore, quella delle pensioni, il ballottaggio delle elezioni e promesso che nessuna impresa sarà lasciata fallire.

RIMPROVERO A CHI NON HA RISPETTATO LE REGOLE

Un discorso «da condottiero”, hanno commentato gli analisti riuniti nei principali studi televisivi, in cui Macron ha rimproverato tutti quelli che nei giorni scorsi non hanno osservato le regole e invece di restare in casa come aveva chiesto «sono andati nei giardini, nei parchi, sulle rive dei fiumi» L’attesa misura di confinamento è arrivata nei principi, ma per conoscere i dettagli del decreto bisognerà attendere qualche ora.

SPOSTAMENTI LIMITATI E SOLO PER VALIDI MOTIVI

Macron ha detto che «bisognerà limitare da domani e per almeno 15 giorni gli spostamenti», uscire soltanto per «fare la spesa, andare a lavorare in assenza del telelavoro, per motivi medici, fare attività sportiva, ma senza incontrare altre persone». Ha parlato anche di «sanzioni» per chi contravviene, ma è difficile al momento immaginare quali possano essere e con quale misura applicativa. «Cari cittadini» – ha detto poi con toni solenni il presidente – «la Francia vive un momento difficilissimo, nessuno può prevederne precisamente la durata. Con regolarità mi rivolgerò a voi e ogni volta vi dirò la verità sull’evoluzione. Vi chiedo di non cedere né alla paura, né al panico. Vinceremo».

L’ESERCITO PER COSTRUIRE OSPEDALI DA CAMPO

Molte le misure annunciate, misure inedite nella storia della Francia: «Nessun francese sarà lasciato senza risorse: rinvieremo le imposte, sosterremo i mutui bancari, ci sarà una garanzia dello Stato fino a 300 miliardi per i debiti delle imprese con le banche». Da domani «saranno sospese le bollette dell’elettricità, del gas e il pagamento degli affitti». Poi l’impegno dell’esercito negli ospedali, in particolare con la costruzione di un ospedale da campo in uno dei cluster più difficili da gestire, quello dell’Alsazia. Arriveranno milioni di maschere e saranno «riservate agli ospedali e ai 25 dipartimenti più colpiti da domani, poi nel resto del territorio». «Sempre da domani» – ha continuato – «i taxi e gli hotel potranno essere mobilitati per il personale sanitario».

LA RESA ALLA QUARANTENA ALL’ITALIANA

Gli ultimi giorni, con le immagini dei francesi sdraiati fino a ieri sui prati o affollati nei boulevard, hanno dimostrato che nel Paese c’è leggerezza e allergia a ogni misura coercitiva. Ma l’emergenza e il consiglio del comitato di scienziati che consigliano il presidente hanno spinto a fare un passo in più. Il dettaglio delle sanzioni e delle misure contenute nell’imminente decreto del governo dirà in che misura gli annunci di Macron assomigliano a quello che in giornata era stato annunciato come «una quarantena all’italiana».

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Col coronavirus nel cuore di Parigi ora anche la Francia si preoccupa

Positivo un deputato, in terapia intensiva, e almeno un dipendente del parlamento. Chiusi i bar frequentati nel quadrilatero di Saint-Germain. Gli eurodeputati di Strasburgo traslocano a Bruxelles. Così Macron si prepara all'allerta massima.

Da settimane il coronavirus lambiva Parigi, ma al contrario dei monumenti di Roma, la Tour Eiffel non si è svuotata di turisti, in Saint-Germain i ristoranti hanno continuato a servire clienti, gli alberghi sulla Senna a preparare camere e a servire colazioni. Fino al giovedì nero del picco dei 577 casi di Covid-19 in Francia e alla notizia, l’indomani mattina, di un deputato dell’Assemblea nazionale ricoverato in serie condizioni: oltre al 68enne dei Repubblicani dell’ex presidente Nicolas Sarkozy, «in terapia intensiva», ha contratto il virus cinese un barista, messo in isolamento, della buvette della Camera bassa, chiusa per sanificazione, e si sospetta un altro dipendente del ristorante di Palazzo Borbone.

METRO E PARLAMENTO CONTAMINATI

Uno choc per il quartiere tra rue de l’Université, la Quai d’Orsay e il boulevard Saint-Germain: le strade nel quadrilatero tra la Tour Eiffel e il Louvre riaperto ai visitatori, fitte anche di sedi di ambasciate e di ministeri. Il coronavirus ai annida anche nel cuore politico e culturale di Parigi, dove gli assembramenti non si sono fermati. Nonostante lo stop del governo ai grandi raduni della «fase 2» di contenimento, migliaia di persone hanno continuato ad addensarsi in ordine sparso nell’aristocratico VII arrondissement frequentato da turisti, deputati, diplomatici, ministri. Inquieta, nella capitale, anche il caso di una dipendente di una delle fermate della rete metropolitana parigina (Ratp), positiva al Covid-19 e che ha lavorato per diversi giorni dopo essere stata contagiata si presume durante un affollato raduno di evangelici nell’Est del Paese, tra il 17 e il 24 febbraio.

Coronavirus Covid-19 Francia
Un ospedale vicino a Parigi. (Getty).

IL CONTAGIO DAL FOCOLAIO DELL’OISE

Diversi partecipanti al meeting religioso si sono ammalati, spargendo poi il coronavirus in tutte le 13 regioni francesi. Anche da lì, la scelta dell’Eliseo di vietare gli assembramenti con più di 5 mila persone. Sono saltati il Salone del Libro e la Fiera dell’Agricoltura, l’ultimo forfait è la maratona del 5 aprile 2020 nella capitale, posticipata al 18 ottobre 2020. Ma la movida nei locali, salvo i grandi concerti, era proseguita. Dal 6 marzo anche i café e i ristoranti di Saint-Germain sono diventati deserti, chiusi temporaneamente quelli dei palazzi istituzionali. Si pensa che il Covid-19 sia arrivato nell‘Île-de-France (più di 50 i casi confermati) dal focolaio nell’adiacente dipartimento dell’Oise, nell’Alta Francia. Diversi malati gravi, tra il centinaio di contagiati della zona, sono stati trasferiti in cliniche specializzate della regione di Parigi.

STRASBURGO TRASLOCA A BRUXELLES

I movimenti tra l’Île-de-France e l’Oise, area francese con i picco di coronavirus, sono da sempre intensi. I focolai minori a Morbihan, in Bretagna, e in Alta Savoia, la crescita di positivi al Covid-19 a macchia d’olio sull’intero territorio, il caso e le quarantene tra i politici preoccupano al punto da aver spinto gli europarlamentari a spostare la sessione plenaria da Strasburgo a Bruxelles, in Belgio. «L’evoluzione degli ultimi giorni e ore», ha comunicato il presidente dell’Assemblea dell’Ue David Sassoli, «fanno sì che non sussistano le necessarie condizioni di sicurezza». Oltralpe l’allerta sull’epidemia è rimasta intermedia, con restrizioni circoscritte ad alcune zone. Ma siamo al limite con la “fase 3” del massimo livello su scala nazionale, che il governo ha lasciato intendere potrebbe scattare nell’arco di giorni, se non di ore.

Non potendo più circoscrivere il virus, l’obiettivo diventa rallentare e arginare il picco epidemico

SCUOLE CHIUSE, IPOTESI ZONE ROSSE

Circa 150 scuole sono state chiuse nelle zone più a rischio (tra i morti dell’Oise c’è un maestro 60enne), sebbene queste aree non siano state delimitate in zone rosse ma si sia invitato «all’isolamento volontario». A breve lo stop alle attività pubbliche, in tutta la Francia, potrebbe essere esteso in forme più stringenti: la “fase 3” del piano per l’emergenza prevede limitazioni agli spostamenti: «Non potendo più circoscrivere il virus, l’obiettivo diventa rallentare e arginare il picco epidemico». Disposto il sequestro di «tutti gli stock e della produzione di mascherine» (la Germania ne ha bloccato l’export), il presidente francese Emmanuel Macron ha dichiarato l’epidemia «inevitabile». Gli alunni di rientro dalle aree straniere a rischio Covid-19 erano stati d’altronde riammessi nelle scuole francesi, perché si era preso atto che il virus non poteva ormai più essere delimitato.

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Il nuovo coronavirus.

POCHI TAMPONI, DIVERSI MORTI

La Francia è stato il primo Paese dell’Ue con casi di Covid-19: il 24 gennaio furono trovati positivi un cinese e due cittadini rientrati dalla Cina. Il numero dei morti (al momento 9) è stato alto da subito, se rapportato ai contagi dichiarati inizialmente molto limitati. Sui tamponi fatti (meno di 762 e 17 positivi al 24 febbraio, saliti a 1.126 il 3 marzo) c’è sempre stata stata molta parsimonia a Parigi: uno screening assai inferiore a quello degli italiani (circa 36 mila), dei britannici (13 mila) e dei tedeschi (11 mila), anche prendendo per buoni i test solo ai sintomatici entrati in contatto con soggetti malati di Covid-19 o provenienti da zone a rischio, come dispone di fare l’Organizzazione mondiale di sanità (Oms). Questo profilo basso aveva finora salvato la Francia dalla catastrofica esposizione mediatica dell’Italia.

FRANCESI POSITIVI IN AFRICA

Così Oltralpe il turismo ha retto fino alla “fase 3”, verso il picco dell’epidemia. L’economia nazionale si è preservata, con la buona immagine del Paese, per qualche settimana. Ma le morti, diversi nei centri dell’Oise diventati fantasma, e il numero di casi severi curati nelle rianimazioni, sono indicativi. Anche diversi casi di Covid-19 intercettati all’estero (come avviene a chi è stato nel Nord Italia) in cittadini di ritorno dalla Francia, o in francesi positivi, lasciano supporre che, perlomeno in certi distretti d’Oltralpe, il virus circoli abbastanza. Dei francesi sono in cura per coronavirus nei possedimenti d’Oltremare, altri sono stati trovati positivi in Algeria e in Senegal. L’ultimo caso è in Camerun, il primo registrato nel Paese.

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In Francia sentenza storica: autisti Uber sono dipendenti

I giudici hanno riconosciuto che quello di un conducente che aveva lavorato per sei mesi con la piattaforma era un rapporto di lavoro subordinato.

La Gig economy cade un pezzo dopo l’altro. Ma non di fronte alla politica che spesso ha evitato di regolare le nuove attività economiche legate alle piattaforme online, ma a colpi di sentenze dei tribunali. Dopo che a gennaio la Corte di cassazione italiana ha definito quello dei rider lavoro subordinato, il 5 marzo è arrivata la Cassazione francese a dare ragione a un autista Uber che chiedeva di considerare il suo come un rapporto di lavoro dipendente. Una sentenza destinata con molta probabilità a condizionare anche le cause future.

La app di Uber
(Daniel LEAL-OLIVAS / AFP via Getty Images)

LA CAUSA DELL’AUTISTA CANCELLATO DOPO SEI MESI

Il caso portato di fronte alla corte di Cassazione francese è il ricorso da parte di un autista che ha usato la piattaforma di Uber dal 12 ottobre 2016, dopo aver affittato in leasing una vettura da una società anch’essa partner di uber, ma classificata ufficialmente come auto utilizzata per il trasporto dei taxi. Uber, spiega la sentenza del tribunale francese, ha disattivato il suo account dopo pochi mesi, nell’aprile del 2017. L’attività dunque è durata appena sei mesi. Ma dopo la disattivazione dell’account l’autista ha presentato una causa chiedendo alla società di ridefinire il rapporto come un rapporto di lavoro dipendente e quindi pagare la parte salariale ancora non corrisposta e anche l‘indennità di fine rapporto.

IMPOSSIBILE CREARSI LA PROPRIA CLIENTELA E SCEGLIERE LE CONDIZIONI DI LAVORO

Già la Corte di Appello aveva chiarito che diventare “partner” di Uber, come la società definsice i propri autisti, significa non poter decidere liberamente né sull’organizzazione del lavoro né sulla scelta della clientela, ma affidarsi quasi in toto alla piattaforma. Questo significa anche che l’autista non può crearsi una sua propria base di clienti, né di fissare termini e condizioni per il proprio servizio di trasporto.

Il logo di Uber su uno smartphone. (Peter Summers/Getty Images)

UBER DÀ ISTRUZIONI, SUPERVISIONA E IMPONE SANZIONI

Le tariffe, in particolare, sono decise da un algoritmo che le collega a un particolare percorso e nel caso in cui l’autista decida per una strada considerata dall’algoritmo meno efficiente allora vengono ritoccate. Secondo i giudici questo prova che Uber fornisce istruzioni al dipendente e che supervisiona la sua attività. Infine, il nodo che ha portato all’interruzione dell’attività dell’autista: la piattaforma può cancellare l’account di un driver dopo un certo numero di richieste di corsa non accettate. Dopo tre proposte di corsa a cui l’autista non risponde, viene inviato il messaggio “Sei ancora lì?”. E a questo punto se non vuole accettare le richieste, viene invitato a disconnettersi dalla piattaforma. La piattaforma può imporre disconnessioni temporanee o anche cancellazioni tout court. Possibilità che nella cornice del diritto del lavoro generale corrispondono al potere di sanzionare o licenziare il lavoratore.

UNA CAUSA DI APPENA 3MILA EURO CHE CAMBIA TUTTO

Tutto questo ha portato la Corte a definire quello dell’autista «un’attività fittiziamente indipendente» e a condannare Uber a pagare 3mila euro all’autista, oltre alle spese legali. Ma Uber ha perso molto di più in questa causa da poche migliaia di euro e per sei mesi appena di lavoro, cioè la possibilità di operare fuori dai termini del diritto del lavoro francese applicato alle aziende con lavoro subordinato. Ora tutti i suoi autisti possono rifarsi alla sentenza e essere considerati lavoratori dipendenti. E questa decisione avrà certamente eco anche fuori dai confini della République.

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Un treno Tgv è deragliato in Francia tra Strasburgo e Parigi

Ci sono circa 20 feriti. In gravi condizioni il macchinista.

La motrice di un treno Tgv in servizio da Strasburgo a Parigi è deragliata la mattina del 5 marzo. Lo hanno reso noto la ferrovie francesi Sncf. Sono almeno una ventina le persone ferite, di cui una in condizioni gravi: è quanto annunciano le autorità francesi. Il ferito in condizioni gravi sarebbe il conducente del Tgv, che secondo l’emittente Bfm-Tv dovrebbe essere elitrasportato in ospedale.

INCIDENTE A 30 KM A NORD DI STRASBURGO

L’incidente è avvenuto ad una trentina di chilometri a nord di Strasburgo, ha detto un portavoce della Sncf. La prefettura del Basso Reno ha reso noto che i vigili del fuoco sono sul posto ed è stato attivato il centro operativo. Il treno era partito dalla stazione di Strasburgo alle 7.19. Sul suo sito web, la Sncf ha indicato che «il traffico è stato interrotto dalle 7.50 per motivi di sicurezza» a causa di «un incidente su un Tgv a Vendenheim, tra Strasburgo e Parigi-Est».

LA TESTIMONIANZA DI UN PASSEGGERO

«Abbiamo sentito l’impatto e improvvisamente abbiamo realizzato che il treno era finito fuori dai binari. Per lunghi secondi ha rallentato inclinandosi leggermente su un lato», dice un testimone citato dalla rete all news.

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Scontri a Parigi tra pompieri e polizia per la riforma delle pensioni

I vigili del fuoco in piazza nella capitale francese: tra le richieste condizioni di lavoro migliori e salari più alti.

Scontri sono scoppiati a Parigi tra poliziotti e vigili del fuoco, mentre questi ultimi manifestano contro la riforma delle pensioni e per ottenere migliori condizioni di lavoro. I sindacati hanno organizzato la protesta nella capitale francese convocando i pompieri di tutti il Paese, che chiedono un aumento della paga in relazione al rischio del lavoro e alle riduzioni di personale. Gli scontri, secondo Bfmtv, sono scoppiati vicino a Place de la Republique, quando i vigili del fuoco hanno tentato di forzare un passaggio e i poliziotti hanno risposto con lanci di gas lacrimogeni.

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Le mire di Marine Le Pen sulle Presidenziali 2022 in Francia

La leader della destra sovranista ha già pronta la strategia per le elezioni contro Macron. Ripartendo da esperti e società civile per recuperare appeal e ricostruire il suo Rassemblement national. Mentre l'Eliseo è sempre più debole, tra proteste sulle pensioni e gilet gialli.

Le Presidenziali sono l’arena di Marine Le Pen. Nella corsa all’Eliseo la regina dei sovranisti francesi dà il meglio di sé, portando sempre a casa i risultati migliori per il suo Front national (Fn), dal 2018 rinominato Rassemblement national (Rn). Terza (18%) all’esordio nel 2012, poi seconda (21%) nel 2017 subito dietro Emmanuel Macron, all’appuntamento nel 2022 madame Le Pen è convinta di compiere l’ultimo passo verso il trono.

SEMPRE SECONDA AL BALLOTTAGGIO

Al primo turno, beninteso: ai ballottaggi salvifici delle elezioni d’Oltralpe Le Pen, o chi per lei nell’estrema destra, si configura come eterno secondo. Una dinamica apparsa chiarissima al secondo turno contro Macron, balzato al 66% delle preferenze a fronte di una Le Pen inchiodata al 34%. Consapevole di questo argine, la leader del Rn ha fatto sapere per tempo del suo ritorno in scena per le Presidenziali del 2022.

UN «PROGETTO DI UNITÀ NAZIONALE»

Una questione di «orgoglio», oltre che di vitale protagonismo, hanno commentato i media francesi alla dichiarazione di Le Pen di «prepararsi alle prossime Presidenziali». Dopo una «riflessione sostanziale», la «scelta ponderata» per costruire, da qui al 2022, un «progetto di unità nazionale attorno a un grande disegno».

Le Pen Francia Presidenziali 2020 Macron
Il presidente francese Emmanuel Macron con Marine Le Pen. (Getty)

IL SUO PARTITO FIACCATO DALLA SCONFITTA DEL 2017

L’obiettivo, mentre su Le Pen si riaccendono i riflettori, è ridare consistenza a un Rassemblement national fiaccato dalla sconfitta personale di Le Pen nel 2017. Oltre che dalle lotte intestine tra i Le Pen e da oltre 30 milioni di euro di debiti. L’orizzonte temporale prima del voto per l’Eliseo è perfetto: gli ultimi due anni di mandato sempre più accidentato di Macron, una presidenza scossa dalle proteste di massa e dagli scioperi contro la riforma delle pensioni. Contestazioni che si sommano ai blocchi e alle manifestazioni anche violente dei gilet gialli.

L’ETERNA NARRATIVA DEL POPOLO CONTRO LE ÉLITE

Quale interlocutore migliore del Rn, per il popolo deluso e arrabbiato, da contrapporre al «blocco delle élite». Il libro Blocco contro blocco del politologo Jerome Sainte-Marie, incentrato contro l’élitarismo di Macron e uscito nel novembre 2019, è sulla cresta dell’onda. Ma alla narrativa dei popoli contro le élite, ormai consumata dai voti degli ultimi anni, serve una struttura ammantata da un progetto politico per una nuova legislatura.

TEAM DI ALTO LIVELLO ENTRO L’AUTUNNO DEL 2020

Parafrasando il rivale Macron, La Pen tenta di rimettere “in marcia” il suo blocco nazionalista, così da crescere ancora ai prossimi voti municipali e regionali, prima che alle Presidenziali. Entro l’autunno 2020 la leader ha promesso un team di «profili con competenze tecniche e amministrative di alto livello» ai quali «affidare responsabilità» e allo scopo di «esercitare il potere». Le Pen ha annunciato un pacchetto di dossier su sicurezza, welfare, riconversione energetica.

Supporter del Rassemblement national di Le Pen.

DA EVITARE IL PRESSAPOCHISMO DEL 2017 

Il piano complessivo sarà sottoposto al congresso del Rassemblement national nel 2021 chiamato a vagliare la candidatura di Le Pen. Una strategia di medio e lungo termine, che punta a non ripetere la sua campagna pressapochista del 2017. Una corsa che allora fu fatta soprattutto di slogan e di immagine: l’ondata sovranista europea – anche in vista delle Europee – aveva costretto Le Pen ad accantonare l’operazione estetica di ripulitura del Front national dai cascami del fascismo.

IDENTITÀ CONFUSA: LAICISMO, PRO DIRITTI GAY E ANTI-ISLAM

Le radici cristiane rispolverate dagli alleati di ferro leghisti di Matteo Salvini si trovavano di colpo a convivere con il pilastro del laicismo imposto dalla leader pluri-separata, artefice della cacciata del padre, nonché fondatore del Fn, Jean Marie. La difesa dei diritti gay e dell’aborto casus belli della lite con la nipote tradizionalista Marion Le Pen (fidanzata col leghista Vincenzo Sofo) – va a braccetto con la guerra all’islam e agli immigrati. Un’identità non proprio definita.

IN CERCA DI NUOVA CREDIBILITÀ PERSONALE

Anche questo mix incongruente ha fatto apparire Marine Le Pen impreparata a insediarsi all’Eliseo, ancor prima che a una seria corsa elettorale. Stavolta ha in serbo, come affermato da lei stessa, un «grande progetto federatore che possa riunire tutti i francesi. Di alternanza per rimettere in piedi il Paese». Vuole ripartire con gli «esperti» e la «società civile»: Marine è in cerca di credibilità personale e, ha scritto Le Figaro, mira contemporaneamente a risvegliare gli animi nel Rassemblement national. Anche, non lo nasconde, per non restare nell’ombra, offuscata da Macron: «Ha già lanciato la sua campagna presidenziale, non lo lascerò correre da solo». Bisogna controbattere al globalismo di En Marche!, in effetti mai così a corto di simpatizzanti. Ma il palco è il motore politico di Le Pen. Vada come vada anche stavolta, ne ha bisogno.

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Paura per Emmanuel e Brigitte Macron, manifestanti tentano un blitz a tetaro

I contestatori hanno cercato di entrare al Bouffe du Nord dove si trovava la coppia presidenziale.

Una trentina di manifestanti hanno tentato venerdì sera di entrare in un teatro parigino in cui Emmanuel Macron e la premiére dame Brigitte stavano assistendo a uno spettacolo.

Il tentativo è stato respinto dalla polizia. Macron e la consorte sono stati messi in sicurezza, poi sono potuti rientrare nella sala per assistere alla fine della pièce teatrale.

IL TWEET DI TAHA BOUHAFS

Macron e Brigitte stavano assistendo al teatro della Bouffe du Nord alla rappresentazione de La Mouche. Secondo una prima ricostruzione, un uomo che si trovava anch’egli in sala ha postato sui social network una foto della coppia presidenziale in platea invitando i militanti a intervenire fuori dal teatro: «Qualcosa si sta preparando, la serata sarà movimentata», ha scritto su Twitter.

Si tratta di Taha Bouhafs, un cosiddetto ‘giornalista militante‘ di 22 anni, che è successivamente stato fermato.

L’entourage di Macron ha fatto sapere successivamente che «il presidente continuerà a recarsi a teatro come è abituato a fare e vigilerà affinché azioni politiche non violino la libertà di espressione, la libertà degli artisti e la libertà di creazione».

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Presunti fondi libici a Sarkozy: indagini della giustizia francese

L'ex presidente messo sotto la lente degli inquirenti. A dirlo è stato il quotidiano Le Monde.

La giustizia francese sta indagando su presunti fondi libici all’ex presidente francese Nicolas Sarkozy. A lanciare la bomba è stato il quotidiano Le Monde che punta di fatto i fari sul successore di Jacques Chirac rivelando che la giustizia francese indaga ormai da sei anni su eventuali bonifici libici nei suoi confronti. Il tutto a pochi giorni dalla conferenza internazionale sulla Libia in programma domenica 19 a Berlino.

LE INDISCREZIONI DI LE MONDE

«Da sei anni la giustizia indaga su eventuali versamenti da parte del clan di Gheddafi per la campagna presidenziale di Nicolas Sarkozy nel 2007. Tra le affermazioni di persone vicine all’ex dittatore e le smentite dei sarkozysti», si legge sul giornale transalpino. Che di fatto fa il punto sull’inchiesta in corso, in un lungo articolo con tanto di apertura in prima pagina. «Gli inquirenti hanno attentamente ricostruito i numerosi viaggi a Tripoli di Claudé Gueant e Brice Hortefeux (due fedelissimi dell’ex presidente,ndr.), a volte senza missione ufficiale», si legge ancora su Le Monde. L’inchiesta ha inoltre «permesso di tracciare il percorso dei soldi liquidi, ma senza dimostrare che Nicolas Sarkozy ne abbia beneficiato».

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In Francia ritirata la proposta sull’età pensionabile

Tolto «provvisoriamente» dal progetto di legge il punto più contestato dai sindacati, quello dei 64 anni per ottenere l'assegno previdenziale a tasso pieno. Dopo 38 giorni metropolitana di Parigi pronta a riaprire. Ma la città aveva fatto registrare ancora manifestazioni e scontri.

Alla fine le proteste di piazza in Francia hanno portato a un primo risultato: il governo ha annunciato il ritiro «provvisorio» dal progetto di legge per la riforma delle pensioni del punto che creava più problemi con i sindacati, cioè l’instaurazione di un’età di equilibrio a 64 anni per ottenere la pensione a tasso pieno.

DOMENICA RIAPRE LA METROPOLITANA CHIUSA DAL 5 DICEMBRE

E così domenica 12 gennaio 2020, per la prima volta dopo 38 giorni, «tutte le linee della metropolitana di Parigi e le Rer A e B saranno aperte almeno parzialmente», ha annunciato la direzione dei trasporti metropolitani, Ratp.

ANCORA SCONTRI A PARIGI DURANTE LE MANIFESTAZIONI

Anche la giornata di sabato 11 era stata comunque caratterizzata da violenti scontri nella capitale francese alla manifestazione contro la controversa riforma, ancora prima dell’arrivo del corteo alla Bastiglia. Lacrimogeni, cassonetti in fiamme, lancio di oggetti contro la polizia, cariche: l’intero quartiere è stato teatro di incidenti.

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Cosa prevede la riforma delle pensioni al centro delle proteste in Francia

Nessun innalzamento dell'età pensionistica, né tagli alla spesa previdenziale: nel mirino dei manifestanti c'è l'abolizione dei regimi speciali. Tabù intoccabile su cui Macron si gioca tutto.

Un milione e mezzo di persone sono scese in piazza il 5 dicembre in Francia per protestare contro la riforma delle pensioni. La legge, promessa dal presidente Emmanuel Macron durante la campagna elettorale che nel 2017 lo portò all’Eliseo, non prevede (almeno sulla carta) alcun innalzamento dell’età pensionistica o tagli al bilancio previdenziale. Il motivo alla base di tanto malcontento è l’introduzione di un regime universale e l’abolizione dei regimi speciali. In Francia un tabù intoccabile, impersonificato dai cheminot, i lavoratori di metro e ferrovie in testa ai cortei anti Macron.

UN REGIME UNICO AL POSTO DEI 42 ATTUALI

I contenuti della riforma sono ancora vaghi, nonché oggetto di concertazione. L’unico punto fermo è l’introduzione di un sistema universale a punti – ogni giorno di attività lavorativa viene ricompensato da un punteggio che permette di accumulare contributi pensionistici – che sostituisca i 42 regimi attuali. Il premier Edouard Philippe, che promette di fornire nuovi dettagli entro la metà di dicembre, parla di un sistema «più equo e leggibile», mentre gli oppositori temono una «precarizzazione» dei pensionati. In pratica, assicura il governo, tutti i dipendenti del settore privato e pubblico, nonché i liberi professionisti, potranno beneficiare degli stessi diritti e delle stesse condizioni, abolendo complessità e privilegi del passato. Nel corso di un recente intervento a Rodez, nel Sud del Paese, Macron ha inoltre detto che non ci saranno più pensioni sotto ai 1.000 euro per chi ha contribuito a tasso pieno durante tutta la sua carriera professionale.

ETÀ PENSIONABILE FERMA A 62 ANNI

Quanto all’età per andare in pensione, già innalzata da 60 a 62 anni durante la presidenza di Nicolas Sarkozy, non dovrebbe subire modifiche. Questo, almeno, è quanto promesso nel 2017 da Macron. Tanto che tra i falchi della maggioranza c’è chi dietro alle quinte storce il naso, considerando che il presidente rischia di giocarsi il quinquennato per una riforma considerata fin troppo prudente. Alla rivolta dei cosiddetti regimi speciali, come i macchinisti, si aggiunge anche quella delle professioni liberali, come avvocati o medici. Raramente in piazza, questi ultimi rifiutano infatti che il loro regime previdenziale finora autonomo possa fondersi nel nuovo sistema universale proposto nel rapporto dell’alto commissario alla Previdenza, Jean-Paul Delevoye, finora l’unico testo ufficiale sui cui si basano le discussioni avviate con le parti sociali ormai da circa un anno.

UNA PROTESTA CONTRO LA RIFORMA O CONTRO IL PRESIDENTE?

La riforma pensionistica, che dovrebbe progressivamente entrare in vigore a partire dal 2025, è attesa da una strada ancora lunga e tortuosa. Il premier ha espresso l’auspicio di un voto in parlamento entro la prossima estate. Secondo un sondaggio Ifop per Le Journal Du Dimanche, tre francesi su quattro vogliono riformare il sistema previdenziale armonizzando i diversi regimi, ma il 64% non ha fiducia in Macron per raggiungere questo obiettivo. E tra gli osservatori sono in molti a credere che dietro alla contesa sulle pensioni sia soprattutto lui l’obiettivo della protesta.

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Volano stracci tra Erdogan e Macron alla vigilia del summit Nato

Il presidente della Turchia ha definito l'omologo francese in «stato di morte cerebrale», riciclando l'espressione usata dal capo dell'Eliseo per descrivere l'Alleanza Atlantica. Parigi convoca l'ambasciatore turco.

«Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che la Nato è in stato di morte cerebrale. Macron, ascolta cosa ti dico dalla Turchia, lo dirò anche alla Nato: prima di tutto fai controllare la tua morte cerebrale», ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan dopo le critiche di Macron all’offensiva di Ankara contro le milizie curde in Siria. «Queste dichiarazioni sono adatte solo a persone come te che sono in stato di morte cerebrale. Non rispetti i tuoi obblighi nella Nato, non paghi neppure quello che dovresti pagare alla Nato, ma quando c’è da mettersi in mostra ti metti in mostra», ha aggiunto Erdogan.

«LA FRANCIA NON HA DIRITTO DI STARE IN SIRIA»

«Escludere o non escludere la Turchia dalla Nato… hai l’autorità per prendere una decisione del genere? Tu non ha alcun diritto legittimità a stare laggiù (in Siria). Non ti ha invitato neppure il regime, mentre la sicurezza della Turchia è la sicurezza dell’Europa», ha concluso Erdogan.

L’AMBASCIATORE TURCO CONVOCATO A QUAI D’ORSAY

Per tutta risposta, l’ambasciatore della Turchia in Francia è stato convocato al ministero degli Esteri di Parigi. Per l’Eliseo, «non si tratta di dichiarazioni, sono insulti. L’ambasciatore verrà convocato al ministero per spiegarsi». Il nuovo duello tra Ankara e Parigi rischia di alimentare le tensioni a pochi giorni dal summit Nato della settimana prossima a Londra.

ATTACCHI ANCHE DAL MINISTERO DEGLI ESTERI

Il duro attacco del presidente turco giunge dopo che il suo ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu aveva definito il capo dello Stato francese uno «sponsor del terrorismo», facendo riferimento all’appoggio di Parigi alle milizie curde Ypg, che Ankara considera appunto «terroriste». Cavusoglu aveva anche detto che Macron vorrebbe diventare il capo dell’Europa, ma è in realtà «debole».

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Donna incinta sbranata e uccisa da un branco di cani nel Nord della Francia

Il corpo di Elisa Pilarski, 29 anni, è stato trovato senza vita con profonde ferite a testa, gembe e braccia. Sarebbe stata assalita durante una battuta di caccia al cervo.

Una donna incinta di sei mesi, Elisa Pilarski, che portava a spasso il suo cane in un bosco nel nord della Francia, è stata uccisa da un branco di cani che con ogni probabilità partecipavano ad una battuta di caccia al cervo. La morte della donna, che aveva 29 anni e passeggiava nella foresta di Retz, a 150 chilometri dal confine con il Belgio nei pressi del centro di Villers-Cotterets, è stata provocata da «un’emorragia conseguenza di diversi morsi di cani alle braccia e alle gambe, ma anche alla testa», ha spiegato il procuratore di Soissons, Frédéric Trinh.

Sono stati effettuati «prelievi su 93 cani», ha precisato, quelli appartenenti alla vittima, che ne aveva cinque in totale, più molti altri che stavano partecipando a una caccia al cervo nei paraggi, come riportato anche dal giornale locale Le Courrier Picard. L’obiettivo è «soprattutto di identificare il cane o i cani che hanno morso». Alcuni, fra gli animali aggressori, hanno morso provocando la morte della donna, altri hanno continuato anche dopo il decesso. La donna, prima di essere assalita, aveva telefonato al compagno per «segnalargli la presenza di cani minacciosi».

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Tensione a Parigi per l’Atto 53 dei Gilet gialli

Qualche migliaio di manifestanti si sono dati appuntamento nella Capitale francese per il primo anniversario della protesta. Tafferugli a Place d'Italie, spaccata la vetrina di una banca. Una quarantina gli arresti. Gli aggiornamenti.

A un anno dall’Atto primo che diede il via ai cortei del sabato, i Gilet gialli tornano a farsi sentire. Sabato 16 novembre, data dell’anniversario dell’inizio della protesta, si sono registrati i primi scontri con la polizia a Parigi.

Tafferugli a Porte de Champerreta Parigi-

TAFFERUGLI A PLACE D’ITALIE

Alcune migliaia di persone si sono date appuntamento per l‘Atto 53 in diversi punti della città, compresa la zona vietata degli Champs-Elysées e dell’Arc de Triomphe – teatri delle violenze dei primi mesi della protesta – e l’area di Pigalle. A Place d’Italie, punto di partenza del corteo autorizzato (l’altro punto di incontro era Porte de Champerre) è andato in scena qualche tafferuglio con la polizia e alcuni cassonetti e barricate sono state date alle fiamme. Una filiale della banca Hsbc è stata presa di mira e la vetrina spaccata a colpi di pietre. Un centinaio di gilet hanno invaso per qualche minuti una parte della périphérique, la tangenziale della Capitale francese, disperdendosi all’arrivo delle forze dell’ordine. Intorno a mezzogiorno, la polizia aveva controllato preventivamente 1.497 persone, 41 i fermi.

MANIFESTAZIONI ANCHE A BORDEAUX, LIONE E MARSIGLIA

Nella Capitale le forze dell’ordine, come riportato da Le Monde, si attendono una forte mobilitazione ma lontana dai numeri dello scorso anno: il 17 novembre 2018 si registrarono bel 282 mila manifestanti. Altri cortei sono attesi in altre città: da Bordeaux a Lille, fino a Lione, Marseille, Nantes e Toulouse.

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I Gilet gialli cercano il rilancio nel primo anniversario

Il movimento nato 12 mesi fa promette un fine settimana di proteste a Parigi e in Francia. In un anno 2.400 manifestanti e 1.800 agenti feriti. Ma le concessioni di Macron e il "Grand Debat National" hanno ridimensionato le proteste.

Correva il novembre 2018. Infuriati per l’aumento delle accise sul carburante, migliaia di francesi con indosso i Gilet gialli, simbolo di chi rimane fermo sul ciglio della strada, cominciarono a bloccare arterie e rotatorie di Francia, salendo fino a Parigi per chiedere al presidente Emmanuel Macron il ritiro di quella tassa e invocare maggiore potere d’acquisto. Cominciò così, nell’uggioso autunno d’Oltralpe, un’inedita mobilitazione nata su Facebook e cresciuta grazie al tam tam dei social, al di fuori di ogni quadro politico o sindacale. A un anno dall’inizio delle proteste, con il cosiddetto ‘Atto primo‘ del 17 novembre, i gilet gialli oggi decimati anche per effetto delle concessioni miliardarie fatte da Macron cercano un rilancio.

GLI CHAMPS-ELYSÉES BLINDATI PER IL FINE SETTIMANA AD ALTA TENSIONE

Sperando di essere nuovamente tantissimi a manifestare questo fine settimana, per le mobilitazioni-anniversario indette tra Parigi e la provincia. Il prefetto di Parigi ha firmato un’ordinanza per il divieto di manifestare nel fine settimana sugli Champs-Elysées. Un appello a tornare proprio nella zona dove più danni fecero le prime manifestazioni, la celebre avenue parigina, circola da giorni su Facebook. Per alcuni duri e puri la ricorrenza sarà anche l’occasione di dire che i gialli «non sono morti», anche se forse dovranno trovare altre formule per tornare ad esistere per davvero.

DA MACRON CONCESSIONI PER 17 MILIARDI

Secondo un sondaggio Elabe per Bfm-Tv, oltre metà dei francesi, il 55%, dice di approvare la mobilitazione, ma il 63% si oppone all’eventualità che possa riprendere. Rispetto all’inverno scorso, il movimento si è fortemente ridimensionato. Oltre alle concessioni da 17 miliardi di euro fatte da Macron (sacrificando gli impegni sui conti pubblici assunti con Bruxelles) anche il Grand Débat National che per mesi ha cercato di far dibattere i cittadini su problemi e soluzioni del Paese sembra aver sortito qualche effetto.

L’IPOTESI DELLA CREAZIONE DI UN PARTITO

Privo di un vero leader, il movimento francese potrebbe ora passare dalle piazze alle urne, con la creazione di diverse liste di gilet gialli in vista del voto municipale di marzo. Ex portavoce della frangia moderata, Jacline Mouraud punta addirittura alla corsa all’Eliseo del 2022. Intanto, per scongiurare una nuova rivolta sociale, Macron si è recato oggi nella regione della Marna, per illustrare i meriti delle sue riforme che, giunto a metà mandato, porta avanti con maggior cautela rispetto ai primi anni a tambur battente. In contemporanea, migliaia di camici bianchi hanno protestato a Parigi per la crisi degli ospedali e l’Eliseo teme la manifestazione indetta per il 5 dicembre contro l’annunciata riforma previdenziale. Per l’Atto Primo dei gilet gialli, il 17 novembre 2018, furono 282 mila persone a rispondere all’appello sui social. Un rito che da quel momento in poi è continuato quasi per un anno, ogni sabato, tra Parigi e la Francia profonda.

IL BILANCIO: 2.400 MANIFESTANTI E 1.800 AGENTI FERITI

Dodici mesi vissuti al cardiopalma, talvolta segnati dalle violenze, con 2.400 manifestanti e 1.800 agenti feriti. Tra l’altro, 24 persone hanno perso un occhio a causa dei lanciatori Lbd, l’arma non letale data in dotazione alle forze dell’ordine francesi divenuta il simbolo delle «violenze della polizia» denunciate dai manifestanti. Undici le persone morte per incidenti a margine dei cortei. Nel picco della crisi, l’inverno scorso, si paventò anche il rischio di tenuta democratica del Paese, come quando uno dei leader più agguerriti del movimento, Eric Drouet, annunciò l’intenzione di entrare all’Eliseo. O quando, a dicembre, venne lanciato l’assalto all’Arco di Trionfo, con opere d’arte e vetrine andate in frantumi.

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Il terremoto in Francia fa fermare i reattori nucleari

La scossa più forte dal 2003 spaventa i francesi. E porta Edf a chiudere l'impianto di Cruas -Meysse nell'Ardeche. Gli attivisti anti nucleare denunciano che un impiano si trova sulla faglia sismica.

A pensare agli effetti dei terremoti in Italia, verrebbe da chiedersi cosa succederebbe se li avessimo noi i reattori nucleari francesi. L’11 novembre infatti dopo che una scossa di terremoto molto forte, di magnitudo 5.4 ha ferito quattro persone nel Sud della Francia, di cui una in modo molto grave, tre reattori nucleari della centrale nucleare gestita da Edf a Cruas-Meysse, nell’Ardeche sono stati «momentaneamente fermati»

LO STOP NECESSARIO PER «APPROFONDITI CONTROLLI »

Il blocco è stato deciso per per consentire «approfonditi controlli». E sincerarsi che la scossa non li abbia danneggiati. Secondo l’Autorità francese per la sicurezza nucleare (Asn), il terremoto – il più forte in Francia dal 2003 – non ha provocato «danni apparenti» agli edifici della centrale, e l’impianto ha continuato a funzionare normalmente. Ma l’operatore Edf dovrà stabilire quale sia stato l’impatto sismico sull’insieme delle installazioni.

UN FERITO SOTTO IL CROLLO DI UN’IMPALCATURA

Per il prefetto Hugues Moutouh, «non è stato constatato alcun danno» dal terremoto che il Centro di osservazione sismica di Strasburgo ha localizzato alle 11:52 «26 chilometri a sud-est di Privas». Per il resto i danni sono stati contenuti. Dei 4 feriti, tre hanno subito le conseguenze di una crisi di panico, mentre una ha riportato gravi conseguenze per il crollo di un’impalcatura a Montelimar, la città dove il terremoto è stato avvertito con maggior forza.

LA TERRA HA TREMATO DA GRENOBLE A MONTPELLIER

Ma la terra ha tremato da Lione a Grenoble, da Marsiglia a Montpellier. Testimoni intervistati dalle tv hanno detto di aver udito «un boato fortissimo», a Montelimar sono parecchi quelli che denunciano danni agli edifici, soprattutto crepe. Il sindaco di Teil, paese vicino a Montelimar, Olivier Peverelli, ha detto che due campanili «stanno per cadere» e l’ultimo piano del Comune è inaccessibile a causa della caduta dei soffitti. Ha annunciato di aver aperto tre palestre per ospitare fra le 400 e le 500 persone che, nel timore di crolli, non vogliono trascorrere la notte in casa.

EPICENTRO A POCHE DECINE DI KM DA DUE IMPIANTI NUCLEARI

Secondo il collettivo antinucleare del Vaucluse, dipartimento più a sud dell’Ardeche, l’epicentro è stato localizzato «a meno di 20 chilometri dalla centrale nucleare di Cruas, dove la scossa è stata avvertita nella sala macchine dei reattori, e a 30 chilometri dal sito nucleare del Tricastin». Quest’ultimo impianto, aggiunge il collettivo, «sorge su una faglia sismica attiva ed è il più minaccioso di tutta Europa». Da tempo, gli ecologisti ne chiedono la chiusura. .

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Macron attacca la Nato: «È in stato di morte cerebrale»

Il presidente francese, con le ambizioni di una Difesa europea, si getta a testa bassa contro l'Alleanza Atlantica e gli Usa: «L'America sta voltando le spalle al progetto europeo. È tempo di svegliarsi».

Emmanuel Macron ritiene che la Nato sia in stato di «morte cerebrale»: è quanto afferma lo stesso presidente francese al settimanale The Economist. Macron, che ha da sempre l’ambizione di far nascere una Difesa europea autonoma, si è gettato a testa bassa contro l’Alleanza Atlantica e gli Usa: «L’America sta voltando le spalle al progetto europeo. È tempo di svegliarsi».

I TRE GRANDI RISCHI SECONDO MACRON

Il capo dell’Eliseo ha lanciato un duro avvertimento sul futuro dell’Europa la cui «straordinaria fragilità» rischia di farla «scomparire» se non comincerà a concepirsi «come una potenza del mondo». «Non credo di drammatizzare le cose, cerco di essere lucido», afferma il presidente francese, evidenziando tre grandi rischi per l’Europa: aver «dimenticato di essere una comunità», il «disallineamento» della politica Usa dal progetto europeo e l’emergere della potenza cinese che «mette chiaramente l’Europa a margine».

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Francia, quote per i migranti economici e nuovi limiti per l’accesso alle cure

Previsti 33mila visti di lavoro l'anno con gli stranieri"professionali" reclutati «in base alle necessità». Il 6 novembre l'annuncio della riforma che include anche restrizioni per ottenere le cure mediche di basei.

Le riforme che il governo di Parigi è pronto ad annunciare il 6 novembre faranno discutere e potrebbero far piovere su monsieur le président Emmanuel Macron nuove critiche. Un sistema di quote per facilitare l’immigrazione economica e regole più severe per l’accesso degli stranieri all‘assistenza sanitaria gratuita: questi i nuovi imminenti provvedimenti della Francia, mentre parte la corsa per le elezioni comunali di primavera con il solito testa a testa tra il partito En Marche dell’attuale presidente e il Rassemblement National di Marine Le Pen.

MIGRANTI RECLUTATI «IN BASE ALLE NECESSITÀ»

In attesa di conoscere i dettagli delle nuove disposizioni, che verranno annunciate il 6 novembre dal premier Edouard Philippe, la ministra del Lavoro, Muriel Pénicaud, ha confermato l’introduzione di un sistema annuale di “quote“, anticipato il 5 novembre dai media. Un dispositivo che dovrebbe entrare in vigore già dall’estate, per assumere a seconda dei bisogni di manodopera. «Sarà la Francia a reclutare rispetto alle sue necessità. È un nuovo approccio, un po’ come in Canada e in Australia», ha dichiarato la fedelissima di Macron, aggiungendo che «l’idea è avere numeri precisi, oppure delle quote».

PREVISTI CIRCA 33 MILA VISTI DI LAVORO L’ANNO

Pénicaud ha aggiunto che questa sorta di immigrazione à la carte sarà «abbastanza modesta nei numeri», circa 33 mila persone all’anno. L’immigrato «professionale» disporrà di un «visto di lavoro per una durata determinata e un lavoro determinato», ha precisato.

CRITICHE DA SINISTRA

La sinistra però attacca, accusando il presidente di sfruttare elettoralmente il dramma migratorio, mentre la destra si trova spiazzata da quello che sarebbe potuto diventare un suo cavallo di battaglia. Nella cosiddetta ‘patrie des droits de l’Homme‘ le quote sui migranti suscitano critiche, anche impietose, da parte della società civile. Per la prima pagina di Le Monde il vignettista Plantu ha disegnato una nave battente bandiera francese che accosta un’imbarcazione di fortuna carica di migranti. Un funzionario si sporge dal parapetto rivolgendosi allo sfortunato equipaggio di esiliati: «Abbiamo bisogno di due idraulici e di tre addetti alle macchine fresatrici. Per gli altri ripassate domani…».

RESTRIZIONI PER L’ACCESSO ALLA SANITÀ PUBBLICA

Insieme con le regole per «adattarsi in tempo reale ai bisogni delle nostre imprese» facilitando l’immigrazione economica, saranno messe a punto e migliorate le norme per la concessione dei visti, con l’istituzione di una commissione incaricata di migliorare le relazioni fra consolati e prefetture. Nella ventina di provvedimenti che verranno annunciati il 6 novembre dopo il consiglio dei ministri c’è anche l’inasprimento di alcune regole e controlli per l’accesso di richiedenti asilo e immigrati irregolari alle cure della sanità pubblica. Philippe ha insistito sulla «necessità di lottare contro frodi ed abusi», come auspicato da Macron.

TRE MESI DI ATTESA PER LA PROTEZIONE MEDICA DI BASE

Il capo dello Stato si è detto determinato a «risolvere rapidamente» la questione di «coloro che vengono con un visto turistico, restano tre mesi e poi hanno diritto all’Ame» (l’aiuto medico di Stato, accordato agli stranieri in situazione irregolare, ndr). Nonostante le proteste delle correnti più a sinistra del partito di maggioranza – La République en Marche – e di molte associazioni, il governo instaurerà un trimestre di attesa per l’accesso alla Protezione universale malattia, l’assistenza di base destinata «a tutti coloro che lavorano o risiedono in Francia in modo stabile e regolare». Finora, il diritto scattava appena depositata la richiesta.

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La nuova battaglia degli editori francesi contro Google

La Francia è il primo Paese che ha tradotto in legge nazionale la direttiva Ue sul copyright. Risultato: Big G ha semplicemente rifiutato di negoziare un compenso con l'industria dei media e ne ha oscurato i contenuti. Ora editori e presidenza della Repubblica sono pronti a ricorrere all'authority.

La battaglia si combatte in Francia, ma riguarda tutta l’Unione europea, visto che Google sta cercando di fatto di affossare la direttiva Ue sul copyright. E su questo fronte le parole di Jean-Michel Bayet, presidente de La Depeche du Midi, quotidiano del Sud della Francia, e dell’Alliance de la presse d’information générale, associazione degli editori francese, sono chiarissime: «Siamo furiosi! C’è una legge e nessuno ha il diritto di aggirarla, alterando la democrazia», . La platea, nella sede del gruppo Les Echos-Le Parisien, poco lontano dalla Tour Eiffel, lo ascolta preoccupata. Nel mirino di Bayet e degli editori francesi, Google, che non si adatta alle nuove regole sul copyright dettate dalla direttiva europea sull’informazione on line. La Francia è stata il primo Paese a tradurre in legge nazionale – entrata in vigore il 24 ottobre – la direttiva Ue che ha creato il principio del «diritto connesso» il copyright sulle informazioni dei media che il più grande motore di ricerca del web snocciola fra i risultati di chi fa una ricerca.

IL RIFIUTO DI GOOGLE DI NEGOZIARE

Il principio varato dovrebbe consentire agli editori dei giornali, sempre più in difficoltà per la loro diffusione e per la raccolta pubblicitaria di fronte ai giganti del web, di negoziare soprattutto con Google e Facebook una remunerazione per l’utilizzo dei loro contenuti in Rete. Ma un mese fa, Google ha fatto sapere di rifiutare ogni trattativa su queste basi, e per conformarsi alla legge francese ha modificato i propri parametri. In concreto, se vogliono evitare che i risultati con contenuti della propria testata vengano oscurati (rimarrebbe soltanto un titolo e un link, niente foto, vignette o testi), gli editori devono garantire la gratuità a Google. Per evitare di perdere milioni di lettori utenti del web, la stragrande maggioranza dei media francesi è costretta al momento a non reclamare quanto sarebbe dovuto in base alla legge. Ma gli editori sono determinati a dare battaglia: «La nostra», ha rincarato Bayet davanti a un pubblico di editori, direttori di giornali e agenzie, giornalisti, «è una battaglia di libertà. Google ci mette in una situazione terribile, quella di scegliere fra la peste e il colera. Ma noi difenderemo i nostri interessi e non ci piegheremo di fronte a Google».

RICORSO ALL’AUTHORITY PER FARE DELLA FRANCIA UN CASO SIMBOLO

«La settimana prossima presenteremo un ricorso all‘Authority della concorrenza. Loro fanno della Francia un caso simbolico, quello che succede qui accadrà anche altrove. È un chiaro caso di abuso di posizione dominante». «La stampa ha perso in 10 anni il 50% dei suoi introiti pubblicitari», ha rincarato Pierre Louette, presidente del gruppo editoriale Les Echos-Le Parisien. «Google e Facebook raccolgono il 90% della pubblicità. Noi perdiamo copie e perdiamo lettori. Se questa è la fase di transizione verso il mondo digitale, possiamo osservare che al momento di sono due piattaforme dominanti: una, Google, ha privatizzato la ricerca on line, l’altra, Facebook, ha privatizzato l’agorà, la ‘piazza pubblica’». Un documento firmato da oltre un migliaio di professionisti del settore e da personalità europee, ha lanciato un appello all’Ue per «rafforzare i testi affinché Google non possa più aggirarli», utilizzando «tutte le misure possibili contro l’abuso di posizione dominante».

ANCHE L’ELISEO PRESENTA IL SUO RICORSO

«Non ci arrenderemo», ha commentato il presidente della Repubblica, Emmanuel Macron. In una dichiarazione all’agenzia France Presse, che presenterà all’Antitrust una propria denuncia non facendo parte dell’Alliance, Google sottolinea che il proprio motore di ricerca «aiuta gli internauti a trovare contenuti di attualità presso molte fonti e i risultati sono basati sulla pertinenza, non su accordi commerciali. Gli editori – secondo Big G – non hanno mai avuto così tanta scelta rispetto al modo in cui i loro contenuti vengono mostrati su Google». Un portavoce ha sottolineato che la legge “non impone una remunerazione per la pubblicazione di link e gli editori europei già incassano somme significative per gli 8 miliardi di visite che ricevono ogni mese dai navigatori web che fanno ricerche su Google».

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