No a un nuovo processo per i Bossi sui fondi della Lega

Confermata la sentenza in Appello di non luogo a procedere nei confronti di Umberto e di suo figlio Renzo. Condanna invece per l'ex tesoriere Belsito.

La Cassazione ha confermato la sentenza di non luogo a procedere per l’ex leader della Lega, Umberto Bossi, e per suo figlio Renzo nell’ambito del filone milanese del procedimento sui fondi del Carroccio.

LA PROCURA VOLEVA ESTENDERE LA QUERELA DI SALVINI

Per l’ex segretario della Lega e suo figlio non è previsto dunque alcun nuovo processo, dopo che la Suprema corte ha respinto il ricorso della procura di Milano, che chiedeva di estendere anche ai due Bossi la querela presentata dal leader della Lega Matteo Salvini nei confronti del solo ex tesoriere Francesco Belsito, accusato di appropriazione indebita in merito alla vicenda della truffa elettorale.

CONFERMATA LA CONDANNA A BELSITO

Confermata anche la condanna inflitta in Appello proprio a Belsito, che è accusato di appropriazione indebita su querela avanzata dal segretario della Lega Matteo Salvini. L’ex tesoriere era stato condannato a un anno e otto mesi di reclusione, con pena sospesa, dalla corte di Appello di Milano il 23 gennaio 2019. Ora la Suprema Corte ha respinto il ricorso di Belsito contro la condanna.

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Belsito condannato in appello per aver diffamato Maroni

La Corte d'Appello di Milano ha confermato la sentenza nei confronti dell'ex tesoriere della Lega: sei mesi di reclusione con pena sospesa e 100 mila euro di provvisionale.

Sei mesi di reclusione, con pena sospesa, e 100 mila euro di provvisionale immediatamente esecutiva da versare all’ex presidente della Lombardia Roberto Maroni. La Corte d’Appello di Milano ha confermato la sentenza del Tribunale nei confronti dell’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito imputato per aver diffamato l’ex compagno di partito. Al centro del caso ci sono alcune dichiarazioni, pubblicate il 19 aprile 2012 dal settimanale Panorama, con cui Belsito sosteneva che l’allora ministro dell’Interno era stato «destinatario» di una «tangente da 54 milioni di dollari» per una commessa in Libia.

PRONTO IL RICORSO IN CASSAZIONE

Dichiarazioni che l’autore del pezzo, Giacomo Amadori, raccolse in una registrazione audio. I difensori dell’ex contabile del Carroccio, Alberto Ramin e Antonio Gallinaro, hanno annunciato ricorso in Cassazione, ritenendo la sentenza «ingiusta in quanto non ci sono i presupposti per la condanna».

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