Per sopravvivere a questa crisi non basta il fiuto imprenditoriale

Nel mondo delle Pmi c’è un'arretratezza gestionale che non consentirà scampo a chi non saprà adattarsi velocemente. Farsi cogliere impreparati davanti a un sistema totalmente rivoluzionato è da irresponsabili.

Vivere alla giornata aspettando gli aiuti (!!!) di Stato è un suicidio. Non sarà solo colpa delle banche e delle misure del governo per fronteggiare la crisi da coronavirus: se falliranno molte imprese la responsabilità non potrà non ricadere anche sulle scelte e le decisioni dell’imprenditore.

Ricordiamo che la parola “crisi” deriva etimologicamente dal greco κρίσις che significa appunto «scelta, decisione». Quella che ci aspetta sarà una crisi di lunga durata che ci metterà di fronte a sfide nuove e importanti.

Talmente lunga che addirittura dovremmo non parlare più di crisi ma di un diverso modello economico basato su livelli di redditi e consumi completamente differenti.

LE DUE FASI DELLA GESTIONE DELLA “CRISI”

I nostri imprenditori (piccoli e grandi) sono preparati a reagire con prontezza e professionalità a questo nuovo sistema? Hanno sviluppato all’interno delle loro organizzazioni una cultura della gestione delle crisi?Hanno costruito nel frattempo manager abbastanza solidi da prendere decisioni ponderate e corrette anche quando il mondo accelera, che è sostanzialmente ciò che avviene durante una crisi? Perché la gestione di una crisi (che, ribadiamo, non è più crisi quando diventa stabile) ha due fasi:

1. La fase dell’emergenza in cui è necessario buttare la palla in tribuna e guadagnare tempo. E noi italiani siamo antropologicamente strutturati per gestire con efficienza questa fase. Quando c’è una catastrofe naturale, gli imprenditori italiani non hanno bisogno di una chiamata all’azione. Sono già allenati a muoversi nelle emergenze.

2. La fase adattiva, in cui si affrontano le cause profonde della crisi e si sviluppa la capacità di modificare ciò che si fa e come lo si fa oggi per prosperare nel mondo di domani. È in questa fase, che non è più di emergenza, che gli imprenditori devono sviluppare pratiche innovative mantenendo nel contempo le best practice di oggi. Ma se non hai preparato un budget adeguato al nuovo scenario, se non hai un sistema di controllo di gestione, se non adotti strumenti di indagine di customer satisfaction, se la gestione delle risorse umane è ancora limitata alla rilevazione delle assenze/presenze e alla elaborazione della busta paga, allora non sei pronto per affrontare il cambiamento. Nel mondo delle piccole imprese c’è un’arretratezza gestionale che non consentirà scampo a chi non saprà adattarsi velocemente.

IL FIUTO ITALICO NON BASTA

Considerate il tipico infarto che colpisce nel cuore della notte. La squadra di pronto soccorso porta il paziente in ospedale, dove team esperti di medicina e chirurgia d’urgenza lo sottopongono a procedure prestabilite perché non c’è tempo per l’improvvisazione creativa, lo stabilizzano e poi gli praticano l’angioplastica o eventualmente un bypass coronarico. L’emergenza è passata ma resta ancora tutta una serie di problemi complessi, ancorché meno urgenti. Quando si riprenderà dall’intervento, come farà a prevenire un altro infarto? E come potrà adattarsi alle incertezze della sua nuova condizione clinica per vivere una vita quasi normale? La crisi è tutt’altro che risolta. Un’impresa che dipende esclusivamente dal “metodo del naso”, il famoso e ormai logoro fiuto dell’italico imprenditore, per rispondere alle sfide di un mondo in trasformazione rischia il fallimento. Questo rischio aumenta se traiamo le conclusioni sbagliate basandoci sulla ripresa (+4,25% del Pil mondiale nel 2021 secondo il Fmi) che farà probabilmente seguito alla crisi economica in atto.

DOPO L’EMERGENZA C’È L’ILLUSIONE DI UN RITORNO ALLA NORMALITÀ

Molti sopravvivono agli infarti, ma quasi tutti i pazienti che vengono sottoposti a interventi di cardiochirurgia tornano ben presto alle antiche abitudini: solo un 20% smette di fumare, cambia dieta o si mette fare più esercizio fisico. In effetti, riducendo il senso di urgenza, il successo del trattamento iniziale crea l’illusione di un ritorno alla normalità. L’abilità tecnica dei medici esperti, che risolve il problema immediato della sopravvivenza, distrae involontariamente i pazienti dall’obiettivo di cambiare vita per stare bene a lungo. I rischi e l’incertezza rimangono, ma la minore urgenza impedisce alla maggior parte di essi di focalizzarsi sull’importanza del cambiamento.

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Il Fmi stima per il 2020 un calo del Pil mondiale del 3%. Italia a -9,1%

Sarà questo il peso del coronavirus e del grande lockdown sull'economia del Pianeta. Nel 2021 forse la ripresa. a condizione che la pandemia si arresti. I dati.

Una contrazione del 3% del Pil nel 2020, ovvero 6,3 punti percentuali in meno rispetto alle stime di gennaio. L‘economia mondiale è schiacciata sotto il peso del coronavirus. Una recessione che è la peggiore dalla Grande Depressione e decisamente più pesante della crisi del 2008, quando il Pil mondiale calò dello 0,6%.

IL COSTO DEL GRANDE LOCKDOWN

È quanto emerge dall’aggiornamento del World Economic Outlook del Fondo Monetario internazionale – che non a caso si intitola The Great Lockdown – nel quale si mette in evidenza «la continua incertezza sulla durata e l’intensità dello choc». Incertezza che pesa sulla possibile ripresa del 2021 che sarà «parziale con il livello del Pil che resterà decisamente al di sotto del trend pre-virus».

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Assumendo che la pandemia svanisca nella seconda metà dell’anno, il Fondo prevede per il 2021 un Pil in crescita del 5,8%. Ma avverte: «I rischi sulle prospettive sono al ribasso». Se così non fosse, ha spiegato il capo economista del Fmi Gita Gopinath, la contrazione sarebbe ben peggiore: se la pandemia continuasse anche nel 2021 allora il Pil mondiale potrebbe calare di un ulteriore 8%.

IL PIL ITALIANO CALERÀ DEL 9,1% NEL 2020

Molto preoccupanti i dati dell’Italia. La contrazione vede il nostro Pil calare del 9,1% nel 2020, dopo essere cresciuto dello 0,3% nel 2019. Uno dei peggiori dati in Europa, migliore solo di quello della Grecia che registrerà un calo del 10%. Proprio in Eurolandia il calo previsto per quest’anno è del 7,5%, mentre nel 2021 il Pil potrebbe risalire del 4,7%. Germania e Francia rispettivamente subiranno contrazioni del Pil del 7 e del 7,2%. Il Pil spagnolo calerà dell’8%, quello britannico del 6,5%. Negli Stati Uniti, invece, il Pil calerà quest’anno del 5,9% per poi crescere del 4,7% nel 2021.

LE STIME DELLA RIPRESA NEL 2021

Secondo le stime del Fmi il 2021 sarà l’anno della ripresa con la locomotiva tedesca che segnerà una crescita del 5,2%, mentre la Francia del 4,5%. Per la Spagna è previsto un Pil in aumento del 4,3%, e per la Gran Bretagna del 4,0%. Il Pil italiano potrebbe mettere a segno un aumento del 4,8%.

«ESSENZIALE LA COOPERAZIONE MULTILATERALE»

«Le ricadute economiche riflettono choc acuti in particolari settori e per questo la politica deve attuare misure di bilancio e monetarie mirate a sostegno di famiglie e imprese. Le risposte di bilancio nei Paesi colpiti sono state rapide e consistenti in diverse economie avanzate (come Australia, Francia, Germania, Italia, Giapponese, Spagna, Gran Bretagna e Stati Uniti)», afferma il Fmi, secondo il quale le misure di bilancio dovranno essere rafforzate nel caso lo stop dell’economia sia persistente o la ripresa delle attività troppo lenta. «Una forte cooperazione multilaterale è essenziale per superare gli effetti della pandemia, inclusi aiuti finanziari ai Paesi che hanno limiti di azione e sono presi fra lo choc sanitario e quello di reperire risorse».

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Il Fmi chiede alle banche centrali di aprire i rubinetti

Per i Paesi in cui congedi e malattie non sono tra i benefit la capo economista chiede che i governi li finanzino. E l'Italia diventa il modello per guardare agli effetti economici della pandemia.

L’appello è molto chiaro. «Le banche centrali», ha dichiarato la capo economista del Fondo monetario internazionale, Gita Gopinath, «dovrebbero essere pronte a offrire ampia liquidità alle banche e alla società finanziarie non bancarie, soprattutto quelle che concedono prestiti alle piccole e media imprese». Gopinath ha sottolineato come «più ampi stimoli monetari come tagli dei tassi di interesse e acquisti di asset possono sostenere la fiducia e sostenere i mercati finanziari se c’è il rischio di una stretta». Di fronte all’emergenza coronavirus serve una «risposta internazionale coordinata», ha affermato Gopinath, ribadendo che il Fondo è pronto ad aiutare.

«DOVE NON C’È MALATTIA E CONGEDO LI FINANZI IL GOVERNO»

L’emergenza coronavirus «avrà una significativa ricaduta economica. Sono necessarie sostanziali politiche mirate per sostenere l’economia. L’obiettivo è prevenire che una crisi temporanea danneggi la gente e le aziende attraverso la perdita di posti di lavoro e le bancarotte», ha dichiarato la capo economista secondo la quale l’impatto economico del coronavirus «è già visibile nei paesi più colpiti». Alle famiglie e alle imprese colpite potrebbero essere concessi sussidi ai salari e sgravi fiscali, spiega Gopinath citando il caso dell’Italia che ha allungato le scadenze fiscali per le aziende nelle zone più colpite. «Per coloro che sono licenziati, assicurazioni sulla disoccupazione potrebbero essere rafforzate estendendo la loro durata. Dove la malattia e i congedi non sono fra i benefit, i governi dovrebbero considerare di finanziarli per consentire ai lavoratori che non stanno bene di stare a casa senza la paura di perdere il lavoro», ha aggiunto Gopinath.

EFFETTI SEVERI SULLA DOMANDA E SU SETTORI COME IL TURISMO

Il coronavirus si fa sentire soprattutto sul fronte della domanda con la «perdita di reddito, il timore di contagio e una maggiore incertezza che fa sospendere di meno la gente. I lavoratori potrebbero perdere il lavoro con le aziende non in grado di pagare i loro. Questi effetti possono essere molto severi su settori come il turismo e l’ospitalità, come visto in Italia», ha dichiarato Gopinath, sottolineando che da quando sono iniziate le vendite sui mercati finanziari americani il 20 febbraio 2020, i titoli delle compagnie aeree sono stati colpiti in modo sproporzionato in linea con il post 11 settembre.

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Italia ultima per crescita nel 2020 tra i Paesi del G7

Il capo economista del Fmi, Gita Gopinath, ha spiegato che all'Italia servono «importanti riforme strutturali per aumentare il potenziale di crescita» e «dovrebbe ridurre il debito».

Italia fanalino di coda del G7 nel 2020, con un Pil in crescita dello 0,5% nel 2020. Questo è il dato che emerge dall’aggiornamento delle stime del Fmi contenuto nel World Economic Outlook. Nel 2021 sarà invece il Giappone il paese più lento del G7. All’Italia, hanno spiegato dal Fondo monetario internazionale, servono «importanti riforme strutturali per aumentare il potenziale di crescita» e «dovrebbe ridurre il debito», ha affermato il capo economista del Fmi, Gita Gopinath, sottolineando che il Belpaese ha beneficiato dell’allentamento monetario delle banche centrali, che le ha consentito di chiudere il 2019 con un pil in crescita dello 0,2%.

LA CRESCITA DELL’EUROZONA ALL’1,3%, QUELLA USA AL 2%

Il Fmi lima la crescita europea e americana per il 2020, confermando invece le stime per il 2021. Secondo il Fondo, Eurolandia crescerà quest’anno dell’1,3%, ovvero 0,1 punti percentuali in meno rispetto alle previsioni di ottobre. Per il 2021 la crescita è confermata all’1,4%. Limatura di 0,1 punti anche per il pil americano nel 2020, quando dovrebbe segnare un +2,0%. La crescita è attesa all’1,7% nel 2021, dopo il +2,3% del 2019.

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