Droga e riciclaggio, chiesti oltre 170 anni di carcere

di Pina Ferro

“Associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti”, con l’aggravante della transnazionalità del reato, “detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti”, “intestazione fittizia di beni”, “riciclaggio ed auto riciclaggio”, “truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche”: il pubblico ministero Marco Colamonici ha chiesto la condanna complessiva ad oltre 170 anni di carcere per 16 delle persone coinvolte nel blitz che smantellò (ottobre 2020) un’organizzazione dedita al riciclaggio e traffico di sostante stupefacenti. Le richieste di pena riguardano i 16 soggetti che hanno scelto di essere processati con il rito dell’abbreviato. All termine della requisitoria il pubblico ministero Marco Colamonici ha chiesto al Gup (giudice per le udienze preliminari) la condanna a: 20 anni per Fiorenzo Parrotti; 18 anni per Ermal Luku; 15 anni ciascuno per Rosario Lumia e Ervin Maloku; 12 anni ciascuno per Antonio Ponzone, Sabato Di Lascio, Mario Salvatore e Francesco Riccio; 10 anni ciascuno per Vincenzo Stellato, Artur Tabaku, Besmir Huqi, Klodian Luku; 6 anni per Alessandro Genovese; 4 anni e 5 mesi per Alfredo Portofranco e Maria Saturno; 2 anni e 6 mesi più 8mila euro di multa per Amedeo Romano. Era il 30 ottobre del 2020 quando furono notificati, le ordinanze nei confronti di 25 indagati (23 in carcere e 2 ai arresti domiciliari). Contestualmente  i carabinieri del comando provinciale di Salerno, eseguirono, su disposizione della Direzione Distrettuale Antimafia, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca di due attività commerciali salernitane, di cui la pizzeria “àPuntella” e della somma complessiva di 165.000 mila euro, che secondo gli inquirenti sarebbe prodotto dell’illecita attività degli indagati. I provvedimenti scaturiscono da una articolata attività d’indagine avviata nel mese di ottobre 2017 con il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno L’indagine ha permesso di ricostruire l’esistenza di un’associazione a delinquere, con ruoli e competenze ben definite, dotata di una notevole organizzazione gestionale, oltre che di rilevanti risorse finanziarie e svariati canali di rifornimento di stupefacente, principalmente di cocaina, senza però tralasciare anche hashish, amnèsia e marijuana. Secondo la pubblica accusa, il salernitano Fiorenzo Parotti, promotore, organizzatore e finanziatore del sodalizio, aveva nel tempo assunto una posizione di assoluta primazia nell’ambito del traffico degli stupefacenti a Salerno, sia in termini di introiti che di bacino di utenza, grazie ad una stabile collaborazione con la criminalità napoletana ed attraverso una ramificata rete di distribuzione, costituita da veri e propri sottogruppi, in ambito provinciale da Acerno e Olevano sul Tusciano. L’approvvigionamento avveniva per il tramite di diversi, qualificati canali, tracciati sia in territorio continentale (Albania e Olanda), sia oltreoceano (Panama e Brasile), con l’obiettivo di reperire lo stupefacente direttamente dai paesi di produzione, acquistandolo in ingenti quantità ad un prezzo più vantaggioso, grazie al progressivo incremento del volume di affari dell’organizzazione. Il nome dell’operazione “El Fakir” fu tratto proprio dalle indagini su quest’ultimo canale di rifornimento. Durante le indagini è stato seguito Rosario Lumia, broker internazionale di origine napoletana in contatto con diversi cartelli della droga, e da cui emerse, secondo i militari, il progetto di inviare una spedizione di cocaina nascosta all’interno di container provenienti da Panama; inizialmente era stato proposto addirittura il porto di Salerno quale destinazione finale, salvo poi virare su Algeciras in Spagna, non avendo le società intermediarie incaricate del trasporto rapporti commerciali diretti con l’Italia. Il referente panamense dell’operazione era German Eliecer chanis Aguilar, alias “El Fakir” (il fachiro), allora latitante e ritenuto dalle autorità internazionali “altamente pericoloso”, nonché leader del gruppo paramilitare “frente 57” delle Farc, operante in molteplici attività criminali al confine tra Panama e Colombia. La spedizione non si concretizzo perchè El Fakir fu arrestato in Messico il 13 gennaio 2018, a seguito di in una “red notice” (elenco di latitanti destinatari di provvedimenti di cattura internazionali) emessa dall’Interpol, su richiesta delle autorità panamensi ed in coordinamento con quelle messicane. Per via della riconosciuta pericolosità di “El Fakir”, il suo rientro a Panama è avvenuto sotto la supervisione di un consistente dispositivo di sicurezza schierato presso l’Aeroporto Internazionale di Tocumen. Egli, infatti, oltre ad essere un narcotrafficante, era ricercato anche per omicidio e per reati vari commessi con esponenti legati alla criminalità organizzata. In seguito a tale imprevisto, Lumia aveva individuato un’ulteriore rotta, questa volta dal Brasile, accordandosi per nascondere lo stupefacente in container di caffè destinati ad un’azienda operante nel settore della torrefazione con sede in Campania. Anche in questo caso il progetto non si è concluso solo per via del suo arresto, avvenuto a Napoli a maggio dello stesso anno. Le attività del sodalizio hanno subito comunque solo semplici rallentamenti, grazie al fatto che il canale di approvvigionamento con Olanda e Albania non aveva mai smesso di rifornire le piazze. La mentalità imprenditoriale dei sodali, in particolare del Parotti, non si sarebbe fermata alla gestione degli illeciti proventi provenienti dai fiumi di droga trafficati e spacciati. Le indagini, anche bancarie, hanno appurato come i proventi siano stati reinvestiti in attività economiche e commerciali, dopo la ripulitura del denaro attraverso il passaggio su conti correnti di persone compiacenti, nell’evidente scopo – vanificato dai meticolosi accertamenti – di occultarne e renderne impossibile l’identificazione. Inoltre, la creazione di una nuova società mediante l’utilizzo di intestatari fittizi ha permesso agli indagati di realizzare il ristorante – pizzeria a Salerno “àPuntella”, accedendo al finanziamento pubblico “Progetto Invitalia – Resto al Sud”, ricavandone tra i diversi vantaggi patrimoniali anche una parte a fondo perduto quantificata in 70.000 mila euro. Da qui le connesse ipotesi di riciclaggio, auto riciclaggio, intestazione fittizia di beni e truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Nel corso dell’attività d’indagine, sono state già arrestate 8 persone in flagranza di reato, sequestrati 25 kg di stupefacente, orologi di pregio per un valore di 75 mila euro ed oltre 160 mila euro in denaro contante. La stima del fatturato complessivo dell’impresa criminale è di oltre 20 milioni di euro annui esentasse, cui vanno aggiunti quelli delle fiorenti attività commerciali costituite per ripulire il danaro. L’imponente operazione portata a termine ha messo in luce lo spessore criminale del Parotti e dei suoi gregari, in un settore, quello della droga, che non risente di crisi alcuna ed ha dimostrato le consolidate competenze manageriali dell’illecito sodalizio, capace di estendere le sue maglie dai Balcani ai Paesi Bassi, sino ai famigerati cartelli sudamericani.

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