Morto il filosofo Emanuele Severino

Stava per compiere 91 anni. È stato uno dei più grandi pensatori del 900. E nei suoi libri ha sempre cercato di dimostrare che tutto, anche le cose più insignificanti, sono eterne per necessità.

Il filosofo Emanuele Severino è morto. Nato a Brescia il 26 febbraio 1929, stava per compiere 91 anni. La sua scomparsa risale al 17 gennaio, ma la notizia si è diffusa soltanto oggi.

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Severino è stato uno dei più grandi pensatori del 900. Nelle sue lezioni ripeteva spesso: «Avvicinarsi alla morte è avvicinarsi alla gioia, ma alludo al superamento di ogni contraddizione che attraversa la nostra vita, perché siamo costantemente nello squilibrio e nell’instabilità. Non ci attende la reincarnazione o la resurrezione, ma qualcosa di infinitamente di più».

Il suo era un pensiero radicale, che lo ha portato a entrare in conflitto con la Chiesa cattolcia. Al punto che nel 1968, quatto anni dopo aver pubblicato Ritornare a Parmenide, su sua richiesta venne aperto un processo dall’ex Sant’Uffizio, che dichiarò la sua filosofia incompatibile con il cristianesimo. E pensare che tra i suoi allievi ci fu anche Angelo Scola, futuro cardinale di Milano.

Oltre che a Parmenide, Severino faceva riferimento ad Aristotele, Eraclito, Hegel, Nietzsche, Leopardi. Per il filosofo bresciano l’Occidente viveva nel nichilismo, ovvero nella convinzione che le cose, tutte le cose, escono dal nulla e al nulla fanno ritorno. Ma nei suoi libri ha sempre cercato di dimostrare che tutto, anche le cose più insignificanti, sono eterne per necessità.

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