Il pensiero del filosofo Hegel accessibile a tutti

Le teorie del tedesco spiegate in termini chiari. Ripercorrendone lo sviluppo attraverso i contenuti delle opere principali. Un estratto del libro di Vladimiro Giacché.

Nel libro Hegel. La dialettica (Diarkos 2020, 2018 pagine, 18 euro) il pensiero del filosofo tedesco è spiegato in termini chiari e accessibili, ripercorrendone lo sviluppo attraverso i contenuti delle opere principali, per poi offrire un rapido quadro d’insieme della fortuna delle teorie hegeliane presso i filosofi successivi.

Il capitolo conclusivo (Pensare con Hegel) propone una lettura originale delle principali caratteristiche della filosofia hegeliana, con particolare riferimento ai concetti di “dialettica” e “contraddizione”, ed esamina alcuni importanti utilizzi successivi delle categorie hegeliane. Il testo è accompagnato da un’ampia antologia di pagine di Hegel e dei suoi critici, che consentono un confronto diretto con la filosofia del pensatore tedesco. Di seguito l’estratto.

UNA FINE E UN INIZIO

«La fine di qualcosa»: così il grande pianista canadese Glenn Gould, rivolgendosi al pubblico prima dell’inizio di uno dei suoi più straordinari concerti, definì la musica di Bach. Il pensiero di Hegel rappresenta l’ultimo grande tentativo sistematico della storia della filosofia, un’ambizione che già la generazione di filosofi successiva abbandonò. Da questo punto di vista la filosofia hegeliana è davvero anch’essa «la fine di qualcosa». Ma d’altra parte è innegabile che il pensiero di Hegel abbia esercitato un’enorme influenza sui filosofi successivi. Alcuni aspetti della sua filosofia hanno esercitato un potente influsso sulla storia – non soltanto del pensiero – sino ai giorni nostri. La filosofia di Hegel è quindi sia una fine che un inizio.

HEGEL E NOI

È normale che sia così. il pensiero di Hegel, al pari di quello di tutti i grandi pensatori, fa parte del patrimonio culturale dell’umanità. Allo stesso modo di un monumento storico, di un dipinto, di un brano musicale. In quanto tale, fa parte di una storia. Ma il suo significato non si esaurisce in essa, eccede ogni interpretazione – e proprio per questo è in grado di parlare a generazioni diverse, di divenire alimento di un nuovo pensiero. Il pensiero di Hegel fa parte anche di noi, perché è inserito nella tradizione culturale in cui noi stessi pensiamo. Talvolta ridotto a frammenti, a singoli concetti, a frasi isolate, ma comunque già presente in noi inconsapevolmente anche prima dell’inizio di ogni lavoro interpretativo. Del resto proprio Hegel, che pur negava che un singolo enunciato fosse in grado di esprimere una verità filosofica, aveva una spiccata capacità – sconosciuta ad altri filosofi – di condensare pensieri in brevi sentenze. Frasi quali «Tutto ciò che è reale è razionale», «Il vero è il tutto», sono familiari anche a chi non abbia studiato approfonditamente il suo pensiero. (…)

IL RAZIONALISMO DI HEGEL

Hegel ritiene che la ragione sia in grado di comprendere la realtà. Ma come si perviene alla verità? Hegel rifiuta tre strade battute dalle filosofie precedenti. Innanzitutto, la verità non si trova all’inizio della filosofia: alla verità non si perviene attraverso l’intuizione, con un “colpo di pistola” immediato, attraverso il misticismo; la verità è cosa del tutto diversa dal sapere profondo e incomunicabile caro a certi romantici. Inoltre, la verità non coincide neanche con le evidenze dell’esperienza quotidiana e del senso comune (che per Hegel sono “rappresentazioni” e non “concetti”). La verità, infine, non è neppure una costruzione deduttiva/assiomatica (come quelle della matematica o della logica simbolica). Per Hegel la verità è invece il risultato di un approfondimento, di uno scavo nelle implicazioni delle categorie del pensiero, dalle più semplici alle più complesse, in un processo in cui le prime rimandano, conducono (e secondo Hegel necessariamente) alle seconde: l’insufficienza di una categoria ci spinge a passare a categorie più adeguate alla conoscenza del reale. Possiamo quindi dire che la verità sia un punto di arrivo? Sì, ma un punto di arrivo che deve tenere presente anche il percorso che ha condotto a esso. Per Hegel infatti la verità è sistema, è il completo dispiegarsi dell’insieme delle categorie: in questo senso Hegel afferma che “il vero è l’intero” (das Ganze, “il tutto”).

OLTRE LA SEMPLICE CONTRAPPOSIZIONE VERO/FALSO

Per questo motivo Hegel considera la stessa contrapposizione di vero e falso come una opposizione di carattere intellettualistico. Questa concezione è applicata da Hegel alla storia della filosofia nel suo complesso. Nella storia dei sistemi filosofici il vero non è contrapposto al falso: al contrario, gli è realmente superiore in quanto lo ricomprende entro di sé, nell’ambito della propria cornice intellettuale. Qui c’è, potremmo dire, un esercizio di “egemonia” da parte della forma di pensiero superiore, che capisce i punti di forza dell’avversario (ossia della filosofia precedente che sta confutando), li ricomprende e metabolizza, relativizzandoli e rendendoli parte del proprio sistema di pensiero. “Principio della vera filosofia», afferma Hegel, «è il contenere in sé tutti i princìpi particolari». Quello che vale per la storia della filosofia vale anche per i singoli concetti. Secondo il metodo della “negazione determinata” i concetti precedenti si rivelano insufficienti, ma non sono negati, azzerati: al contrario ne risulta un concetto nuovo “superiore e più ricco” di quello superato. Un esempio paradigmatico di questo modo di procedere è rappresentato dalle prime categorie della Scienza della logica.

UNA FILOSOFIA SISTEMATICA

Il pensiero di Hegel è sistematico, mira alla costruzione di un “sistema della scienza” capace di abbracciare la realtà nel suo insieme in uno sguardo sintetico e unitario: per Hegel «un filosofare senza sistema non può essere scientifico». Hegel è l’ultimo filosofo che abbia nutrito quest’ambizione e sia riuscito a perseguirla costruendo un complesso edificio sistematico. Il sistema filosofico che ha in mente Hegel è un insieme di sottosistemi (logica, filosofia della natura, filosofia dello spirito), ciascuno relativamente chiuso in sé: Hegel a questo riguardo nell’Enciclopedia parla di «un circolo di circoli», proprio per trasmettere la relativa compiutezza in sé di ciascuna delle tre sfere che compongono il sistema più complessivo. Il sistema, come esposto da Hegel nella sua Enciclopedia, include i “concetti fondamentali delle scienze particolari” e non entra nel dettaglio di esse. Quindi certe polemiche antihegeliane, incentrate sulla presunta intenzione del filosofo tedesco di insegnare il loro mestiere agli scienziati, sono fuori bersaglio. La questione essenziale è però un’altra: è in generale praticabile questo approccio sistematico al conoscere nel suo complesso? La filosofia successiva a Hegel ha, con poche eccezioni, risposto negativamente a questo interrogativo.

L’AUTORE: VLADIMIRO GIACCHÉ

Vladimiro Giacché (La Spezia, 1963) ha studiato all’Università di Pisa e alla Scuola Normale, dove si è laureato e perfezionato in filosofia, e presso lo Hegel-Archiv della Ruhr-Universität di Bochum (Germania). È autore della monografia Finalità e soggettività. È autore, assieme a Giorgio Tognini, di un manuale di storia della filosofia per i licei (La filosofia. Storia e testi). Le sue opere più recenti riguardano principalmente temi economici. Si ricorda in particolare Anschluss – L’annessione. L’unificazione della Germania e il futuro dell’Europa, tradotta in diverse lingue e di cui nel 2019 Diarkos ha pubblicato la nuova edizione italiana. Ha curato edizioni degli scritti economici di K. Marx (Il capitalismo e la crisi) e Lenin (Economia della rivoluzione). Lavora nel settore finanziario. È presidente del Centro Europa Ricerche e consigliere di amministrazione di Banca Profilo.

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Morto il filosofo Emanuele Severino

Stava per compiere 91 anni. È stato uno dei più grandi pensatori del 900. E nei suoi libri ha sempre cercato di dimostrare che tutto, anche le cose più insignificanti, sono eterne per necessità.

Il filosofo Emanuele Severino è morto. Nato a Brescia il 26 febbraio 1929, stava per compiere 91 anni. La sua scomparsa risale al 17 gennaio, ma la notizia si è diffusa soltanto oggi.

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Severino è stato uno dei più grandi pensatori del 900. Nelle sue lezioni ripeteva spesso: «Avvicinarsi alla morte è avvicinarsi alla gioia, ma alludo al superamento di ogni contraddizione che attraversa la nostra vita, perché siamo costantemente nello squilibrio e nell’instabilità. Non ci attende la reincarnazione o la resurrezione, ma qualcosa di infinitamente di più».

Il suo era un pensiero radicale, che lo ha portato a entrare in conflitto con la Chiesa cattolcia. Al punto che nel 1968, quatto anni dopo aver pubblicato Ritornare a Parmenide, su sua richiesta venne aperto un processo dall’ex Sant’Uffizio, che dichiarò la sua filosofia incompatibile con il cristianesimo. E pensare che tra i suoi allievi ci fu anche Angelo Scola, futuro cardinale di Milano.

Oltre che a Parmenide, Severino faceva riferimento ad Aristotele, Eraclito, Hegel, Nietzsche, Leopardi. Per il filosofo bresciano l’Occidente viveva nel nichilismo, ovvero nella convinzione che le cose, tutte le cose, escono dal nulla e al nulla fanno ritorno. Ma nei suoi libri ha sempre cercato di dimostrare che tutto, anche le cose più insignificanti, sono eterne per necessità.

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