Coronavirus, anche FCA chiude: stop a stabilimenti Fiat e Maserati in Europa per due settimane


Il gruppo FCA annuncia la chiusura produttiva fino al 27 marzo degli stabilimenti italiani di Melfi, Pomigliano, Cassino, Mirafiori, Grugliasco e Modena, nonché delle fabbriche all'estero di Kragujevac in Serbia e di Yychy in Polonia. La misura di sicurezza è stata presa a causa dell'emergenza sanitaria legata alla diffusione del Coronavirus che ha anche fermato il mercato dell'auto.
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Il prezzo della sopravvivenza è l’adattamento: anche in Economia

Come le nostre cellule, le aziende nascono, si rinnovano, muoiono. E la tecnologia e la concorrenza fanno nascere nuove realtà più competitive e redditizie. Così è sempre stato e sempre sarà. Per fortuna.

La più piccola componente “viva” di un organismo è la cellula.

Essa infatti risponde ai requisiti tipici minimi per definire la vita: si nutre, si riproduce e muore; lo fa continuamente.

Nel corpo umano nessuna cellula è più vecchia di sette anni (vi ho appena regalato un alibi per qualunque cosa abbiate fatto più di sette anni fa: potrete sempre dire “io non ero io”). È questa continua rigenerazione che ci consente di vivere, di crescere, di guarire quando ci ammaliamo.

LO SVILUPPO INESORABILE DELLE TECNOLOGIE

In economia succede più o meno lo stesso: quando nuove tecnologie rendono disponibili nuovi prodotti o servizi, questi vengono commercializzati con un elevato margine, facendo le fortune delle società del settore. Questi elevati margini diventano ben presto un terreno aperto alla competizione, che fa calare il prezzo delle tecnologie. Questo abbassamento di prezzo rende possibili nuove tecnologie, e la storia ricomincia.

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Lo abbiamo visto accadere per la prima azienda a raggiungere il miliardo di dollari di capitalizzazione. Era il 1901 e la società era la United States Steel, nata dalla fusione di diverse aziende nel settore siderurgico. Era l’apice tecnologico di allora, ma oggi, oltre un secolo dopo, la United States Steel capitalizza più o meno quanto allora. Fai x 10 e la stessa storia ce la racconta la prima azienda ad aver superato la soglia dei 10 miliardi, nel 1955. L’auto nel Secondo Dopoguerra si apprestò a diventare un bene di consumo di massa, facendo le fortune della Fiat, dei discendenti di Henry Ford, e dell’azienda col maggior numero di dipendenti al mondo: l’aggregato industriale noto con il nome di General Motors, finita in bancarotta il 1 giugno del 2009.

LA PARABOLA DELLA GENERAL ELECTRIC

Fai un’altra volta x 10: la prima azienda giunta a 100 miliardi di capitalizzazione, nel 1995, racconta la medesima parabola: dopo aver provveduto all’innovazione infrastrutturale degli Usa fin dalla fine del XIX secolo, la General Electric si trasformò di fatto in una finanziaria. La sua ascesa terminò nel 2000 e oggi vale un quinto rispetto ad allora e da un paio d’anni è stata anche rimossa dall’indice Dow Jones.

DOPO LE BIG TECH, L’EXPLOIT DI SAUDI ARAMCO

Il successivo x 10, arrivati a questo punto, potrebbe spaventare gli azionisti di Alphabet, Apple e Microsoft, le prime aziende a superare, nel giro di qualche settimana, la soglia di 1000 miliardi di capitalizzazione. Ma c’è un candidato più autorevole al ruolo di gigante che verrà spazzato via dallo sviluppo degli eventi, una società che fino a poco fa non era quotata e che ora che lo è ha preso lo scettro di azienda più grande del mondo: la petrolifera Saudi Aramco. La domanda di petrolio nelle economie sviluppate potrebbe aver già conosciuto i suoi massimi e l’orientamento generale, a partire dalle direttive Onu, fino alle possibili linee guida delle Banche centrali, sembra indirizzato a ridurre ovunque l’utilizzo di energia di origine fossile.

L’INNOVAZIONE RENDE TUTTO FRAGILE

Quindi gli azionisti delle grandi aziende tecnologiche americane forse non hanno bisogno di affrettarsi a sfuggire al rischio che Google o Microsoft diventino obsolete come un walkman o un videogioco Atari, ma devono ricordare che in un’economia innovativa, prima o poi le cose cambiano direzione e che ogni x 10 è venuto più velocemente del precedente, quindi potremo vedere la prima azienda da 10 mila miliardi di dollari entro la fine degli Anni 30. L’innovazione rende tutto fragile e caduco. E non dimentichiamoci che sulle big tech prima o poi arriverà l’intervento di un regolatore. Per fortuna. Significa infatti che la concorrenza abbatterà i margini esistenti e che emergeranno nuove aziende di successo; non possiamo mai sapere con certezza quali aziende saranno le vincitrici nel futuro. Un instancabile e continuo adattamento all’inesorabile e continuo cambiamento. È questo il prezzo (e il segreto) della sopravvivenza. Ce lo insegna la Natura. L’economia non è diversa.

*Dietro questo nom de plume si nasconde un manager finanziario.

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All’attacco del “mito” Marchionne

La causa di General Motors contro Fca, le critiche di Automotive news, le freciate di ex collaboratori e manager del settore. Sull'ex ad italo-canadese è cominciato un revisionismo di cui beneficerà il Ceo Psa Tavares. E a pagare saranno gi stabilimenti Fiat nel nostro Paese.

A Detroit, da tempo, se l’aspettavano. La vendetta di Mary Barra nei confronti (dell’immagine, reputazione e celebrità) di Sergio Marchionne. Lo hanno confermato diversi giornalisti dell’auto americani questa settimana al Los Angeles Convention Center che ospita un deludente salone dell’auto.

Gli stessi che confessano di avere più volte sentito uscire dalla bocca del defunto amministratore delegato di Fiat Chrysler commenti pesanti sulla ceo di General Motors. Ovviamente, con successiva preghiera di non pubblicare quelle esternazioni.

Va da sé che quelle affermazioni giungevano rapidamente alle orecchie del potente capo della comunicazione di Gm, Tony Cervone, e, quindi, di Mary Barra. La quale, dal canto suo, sta attraversando un momento decisamente non facile.

ACCUSE FEROCI DI GENERAL MOTORS NEI CONFRONTI DI MARCHIONNE

Persona non grata alla Casa Bianca, in seguito alla decisione di chiudere stabilimenti negli Stati Uniti perché impropri al passaggio all’elettrico e all’ibrido e senza sostanzialmente ridurre le attività produttive in Messico e Canada e avendo sfidato il sindacato che ha reagito con 40 giorni di sciopero costati al costruttore di Detroit circa 4 miliardi dollari, Barra è un po’ sotto assedio.

Marchionne è stato responsabile dell’ideazione, esecuzione e sostegno di una attività fraudolenta

Craig Glidden, il responsabile legale di Gm

Sicché l’annuncio di General Motors di fare causa a Fca, accusandola di aver corrotto membri del sindacato Uaw (United Auto Workers), non ha colto di sorpresa rappresentando un eccellente strumento di distrazione di massa. Una legittima domanda è: l’attacco frontale e durissimo nei confronti del defunto ad di Fiat Chrysler è solo frutto della esasperazione di Mary Barra o il capo del servizio legale Craig Glidden ci ha messo del suo?

Mary Barra, ceo di General Motors (foto di Bill Pugliano/Getty Images).

Parlando con i giornalisti, Glidden non solo ha detto che «il signor Marchionne è stato una figura centrale nel complotto», ma, sferrando un uppercut degno di George E. Foreman, ha sentenziato quasi sillabando le parole: «Marchionne è stato responsabile dell’ideazione, esecuzione e sostegno di una attività fraudolenta». Con buona pace dei ripetuti richiami all’etica, morale, principi dei quali sono disseminati i discorsi pubblici di Marchionne con tanto di citazioni saccheggiate, che aveva a suo tempo fatto notare malignamente qualcuno, dalle numerose raccolte di frasi celebri.

L’EX FCA IACOBELLI GIÀ IN GALERPER CORRUZIONE

Nell’avviare la causa, Gm ha naturalmente chiamato in causa chi è già stato condannato. Tra questi, spicca l’ex capo delle relazioni sindacali di Fiat Chrysler, Alphons (Al) Iacobelli, che sta scontando una pena di cinque anni e mezzo in una prigione federale. Finora è passata la tesi che Iacobelli abbia agito in proprio e all’insaputa di Marchionne, un ceo celebre per lasciare zero spazio di manovra ai suoi sottoposti. Tra l’altro, nella causa presentata alla corte distrettuale a Detroit, Gm sostiene che sono state pagate tangenti per corrompere le trattative fra il Uaw e le case automobilistiche statunitensi tra il 2009 e il 2015.

Iacobelli, “dimesso” all’improvviso da Fca, dopo qualche mese fu arruolato da Gm per occuparsi sempre di relazioni con il sindacato

Ad aggiungere una nota di bizzarra, c’è il fatto che Iacobelli, “dimesso” all’improvviso da Fca, dopo qualche mese fu arruolato da Gm per occuparsi sempre di relazioni con il sindacato. Sarà interessante seguire come si comporterà Iacobelli alla luce delle sferzanti accuse di Gm contro Marchionne. Così come è interessante osservare la progressiva e rapida crescita delle voci che fortemente ridimensionano il fenomeno Marchionne.

L’ELENCO DEI “PASTICCI” DI MARCHIONNE DI AUTOMOTIVE NEWS

L’autorevole settimanale di Detroit Automotive News, in un recente editoriale, ha elencato alcuni dei pasticci (messes) lasciati da Marchionne: le violazioni delle emissioni già sanzionate dall’Agenzia per la Protezione Ambientale e ancora oggetto di attenzione da parte del ministero di Giustizia. Lo stesso che continua a seguire la vicenda delle vendite di auto “gonfiate” ad arte e denunciate da alcuni concessionari. Concessionari che sono esasperati perché forzati di acquistare veicoli a fronte di un mercato americano dell’auto non certamente florido.

I motori di Fca inquinano e il costruttore anglo-olandese ha dovuto acquistare da Tesla per 1,8 miliardi di euro crediti di inquinamento, al fine di evitare multe. Senza dimenticare la brutta storia di corruzione che vede protagonisti alti dirigenti e sindacalisti. Nei giorni scorsi, lo Stato della California ha annunciato che veicoli di Fca, Gm e Toyota non saranno più acquistati dagli enti pubblici dell’importante stato americano. Si tenga presente che tra il 2016 e il 2018, le flotte pubbliche californiane hanno acquistato veicoli per un valore di oltre 58 milioni di dollari. Motivo della decisione, Fca ha deciso di appoggiare la politica di Donald Trump al quale notoriamente non interessa la difesa dell’ambiente.

LA FAMA DI DIVORATORE DI MANAGER DELL’EX AD FCA

Recentemente, il sociologo Enrico Finzi, fondatore e responsabile di Sòno Human Tuning, ha così nominato Marchionne: «Lo ricordo così: umanamente sgradevole, talora sadico, sempre feroce, durissimo (e perciò ammirato dai corifei del potere), certo più capace della gran parte dei manager nostrani. Preso dal complesso di Crono, costrinse ad andarsene Luca de Meo, il suo giovane manager più brillante, prima adorato e poi ostacolato solo perché divenne geloso della crescita di notorietà dell’ex-pupillo. Così divorò altri ‘suoi‘ dirigenti, sottoponendo tutti gli altri a un super-sfruttamento feudale, di chi voleva affermarsi ogni ora del giorno e della notte come il Re Sole».

Peugeot ha comprato Fiat-Chrysler perché interessata al mercato americano. Comanderanno i francesi e gli unici a guadagnarci sono gli azionisti

L’ex top manager del gruppo Fiat, Riccardo Ruggeri, ha così liquidato la trattativa Fca-Psa: «Ma quale matrimonio con Psa? Gli Agnelli hanno venduto Fca. Smettiamola di raccontare balle. Peugeot ha comprato Fiat-Chrysler perché interessata al mercato americano. Comanderanno i francesi e gli unici a guadagnarci sono gli azionisti». E sempre a proposito della vicenda Fca-Psa, nessuno osa rispondere al seguente interrogativo: quando ci sarà da decidere la sorte, la chiusura degli stabilimenti in Italia (Pomigliano d’Arco, Termini Imerese, Melfi e chi più ne ha, più ne metta), secondo voi prevarrà la volontà e la decisione dei sei consiglieri (su 11) della corporation francese, oppure prevarrà la tesi di una società che ormai è olandese, londinese e americana?.

CON LA FUSIONE FCA-PSA STABILIMENTI ITALIANI A RISCHIO

Chi può trarre beneficio da questa ondata anti-Marchionne è certamente Carlos Tavares, capo di Psa, per almeno due motivi: più si infrange l’immagine di Marchionne e meno si ricorre al paragone tra i due; un esercizio che, dicono in Psa, irrita fortemente il manager portoghese. In secondo luogo, l’attacco di Gm dovrebbe continuare a tenere sulla graticola il titolo azionario Fcau. Minore la capitalizzazione, minore il premio che dovrebbero incassare gli azionisti di Fca, in primis Exor e i 200 e passa membri del clan Agnelli, Elkann, Nasi, Camerana, ecc.

Operai Fiat davanti allo stabilimento di Pomigliano (foto di MARIO LAPORTA/AFP via Getty Images).

Chissà, forse l’articolo a firma Emmanuel Botta sul numero di questa settimana del settimanale francese L’Express sotto il titolo Fiat Chrysler: le magicien John Elkann rischia di essere uno degli ultimi pezzi che il cosiddetto “giovane” presidente di Fca e Exor può collezionare. Più la trattativa finalizzata all’acquisto di Fca (meno la piccola e tecnologicamente modesta Comau) andrà avanti e più emergeranno i problemi dell’ex casa automobilistica italiana.

Carlos Tavares si è impegnato a non toccare i marchi e i siti italiani le cui fabbriche utilizzano solo il 50% delle loro capacità. Dove troveranno i promessi risparmi per 3,7 miliardi di euro?

La già stagionata gamma di prodotti continuerà a invecchiare accentuando l’allentamento di clienti dalle concessionarie e la necessità di aumentare gli incentivi svilendo ulteriormente l’immagine e il valore dei marchi. Chrysler docet. Stando alle dichiarazioni ufficiali, Tavares avrà a disposizione 22 piattaforme, 14 marchi Fca e 54 fabbriche. Psa ha “ripulito” le sue strutture industriali. Carlos Tavares si è impegnato a non toccare i marchi e i siti italiani le cui fabbriche utilizzano solo il 50% delle loro capacità. Dove troveranno i promessi risparmi per 3,7 miliardi di euro? Quanti colletti bianchi Fca dovranno saltare?

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General Motors fa causa a Fiat-Chrysler per corruzione coi sindacati

Anche Marchionne accusato di aver dato tangenti allo United auto workers per condizionare le trattative sul contratto di lavoro. La replica: «Vogliono fermare la nostra proposta di fusione con Psa».

E ora si passa alle vie legali. General Motors fa causa a FiatChrysler, accusandola di corruzione con lo United auto workers, il potente sindacato americano dei metalmeccanici. La notizia è stata riportata dall’agenzia Bloomberg.

TRATTATIVE “INCRIMINATE” TRA IL 2009 E IL 2015

Fca ha sempre negato di essere stata a conoscenza della cospirazione fra tre suoi ex manager con funzionari dell’Uaw per indebolire le norme sul lavoro. Gm accusa Sergio Marchionne di essere ricorso a tangenti per corrompere le trattative sul contratto di lavoro fra il Uaw e le tre case di Detroit fra il 2009 e il 2015.

LA DIFESA: «STUPITI, UNA CAUSA SENZA MERITO»

Fiat-Chrysler si è detta «stupita» dall’azione legale «sia per i contenuti sia per la tempistica». Il commento affidato a una nota: «Possiamo solo presumere che sia per fermare la nostra proposta fusione con Psa e le trattative con lo United auto workers». E quindi «intendiamo difenderci in modo forte contro questa causa senza merito e perseguire tutti i rimedi legali per rispondere».

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Fca & Psa, John Elkann e la maledizione della terza generazione

All'erede Agnelli così deciso a vendere ai francesi non deve importare molto del lascito dell'Avvocato che si è sempre rifiutato di cedere la Fiat. Il che non fa che confermare la teoria di Schumpeter.

Sulle imprese familiari spira il cupo presagio della loro morte con l’arrivo della terza generazione. Non solo Joseph Schumpeter, dalla cattedra di imprenditorialità a Harvard, nel 1929, lanciò la “sua” maledizione alle terze generazioni, ma sono i numerosi detti popolari e i proverbi ad avere cementato questa credenza.

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Dal cinese «Fu bu guo san dai» (la ricchezza non sopravvive mai a tre generazioni) allo spagnolo «la prima generazione commercia, la seconda è benestante, la terza mendica», dal tedesco «di rado le terze generazioni fanno bene» ai proverbi americani «three generations from overalls to overalls» (tre generazioni dalla tuta alla tuta) e «from shirtsleeves to shirtsleeves in three generations» (dalle stalle alle stalle in tre generazioni, ovvero la prima generazione crea, la seconda mantiene, la terza distrugge).

Gianni Agnelli.

L’ISTINTO DIFENSIVO DELL’AVVOCATO AGNELLI

Ne era più che consapevole l’avvocato Gianni Agnelli come ricorda il professor Giuseppe Berta nella biografia scritta per il Dizionario biografico degli italiani della Treccani: «Nel 1985, (Agnelli) si ritrasse dall’intesa con la Ford perché quest’ultima avrebbe voluto avocare a sé la quota azionaria di maggioranza della nuova società 10 anni dopo il suo avvio. Un istinto difensivo lo trattenne dall’impegnarsi in un’iniziativa che, al di là dei patti originari, non si sarebbe comunque potuta predeterminare nei suoi sviluppi, a motivo delle caratteristiche che distinguono un settore industriale complesso come l’automobile. Nel 2000, una preoccupazione analoga, acutizzata con il tempo dal desiderio di Agnelli di non venire meno al lascito del nonno, impedì alla Fiat di accettare l’offerta della Daimler-Chrysler, interessata a rilevare il controllo della sua divisione automobilistica».

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IL CONSIGLIO DI CUCCIA: VENDERE TUTTO

È di quegli anni il consiglio del padre-padrone di Mediobanca Enrico Cuccia all’Avvocato: «Venda tutto a Daimler». «E che ci farei?», confidò Gianni Agnelli a Marcello Sorgi allora direttore de La Stampa. «Ritirarmi nell’isola di Tonga seduto su un pacco di miliardi?». Forse è ancora presto per sapere se John Philip Jacob Elkann presiederà i consigli d’amministrazione della più che probabile Psa&Fca N.V. collegandosi in videoconferenza dall’isola nel Pacifico.

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ELKANN CONFERMA LA MALEDIZIONE DI SCHUMPETER

Ma una cosa è certa: del lascito del co-fondatore della Fiat, a Elkann non deve importare molto essendo determinato a vendere la casa automobilistica ai francesi. Vero che, anagraficamente, Elkann rappresenta la quinta generazione. Ma, dal punto di vista operativo, John conferma perfettamente la “maledizione” di Schumpeter. Infatti, l’ingegnere, nato a New York il primo aprile 1976, è il terzo esponente della famiglia a presiedere Fiat dopo il primo Giovanni Agnelli e il nonno Gianni. Come noto, la seconda (Edoardo Agnelli) e la quarta (Margherita e Edoardo) generazione saltarono il turno.

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Niente illusioni, Tavares andrà giù con l’accetta

Dopo la fusione-cessione, il futuro ad di Psa & Fca procederà con una serie di tagli replicando su più ampia scala quanto già fatto in Peugeot e Opel/Vauxhall. E i primi destinatari saranno i colletti bianchi.

Per quanto tempo John Elkann avrà in tasca un biglietto da visita con su scritto Chairman of the board di Psa & Fca N.V.? Meno o più di due anni come è successo con Partner Re, la società delle riassicurazioni che Elkann acquisì nel marzo 2016 pagando ben 6,9 miliardi di dollari? Tra l’altro, quella operazione fu condotta all’insaputa di Sergio Marchionne che notoriamente mal digerì quello sconcertante esborso di denaro che l’ad italo-canadese considerò «sottratto a Fca». 

TAVARES NON SOPPORTA IL PARAGONE CON MARCHIONNE

Sempre a proposito di apparato digerente e sistema nervoso, fonti francesi sostengono che anche il futuro ad di Psa & Fca Carlos Tavares, così come Carlos Ghosn, già ad di Renault-Nissan, del quale il dirigente d’azienda portoghese fu a suo tempo braccio destro, non sopporta essere paragonato a Sergio Marchionne e, peggio, descritto come uno scimmiottatore delle due ex “prime donne”. Si sa che l’ego dei Ceo dell’industria automobilistica non ha pari. E l’ingegner Elkann, che ha molto patito la strabordante presenza di Marchionne, dopo questa breve stagione che gli sta offrendo le luci dei riflettori e una ribalta, si prepari a dover fare un passo indietro rispetto allo strabordante Tavares.

Il Ceo di Fca Mike Manley e John Elkann.

FCA-PSA, UNA CESSIONE DESCRITTA COME “FUSIONE PARITETICA”

Ma andiamo con ordine. È chiaro che John Elkann ha fretta di chiudere e firmare la vendita di Fca a Psa. E che si tratti di una cessione, sia pure descritta come «fusione paritetica (50/50)», è dimostrato anche da quello che recita il comunicato stampa congiunto del 31 ottobre: «Il consiglio di amministrazione sarebbe composto da 11 membri. Cinque membri del cda sarebbero nominati da Fca (incluso John Elkann in qualità di presidente) e cinque da Groupe Psa (incluso il Senior independent Director e il vice presidente)». Ma attenzione a quello che segue: «Carlos Tavares sarebbe Chief executive officer, oltre che membro del cda, per un mandato iniziale di cinque anni». In altre parole: 6 consiglieri targati Psa e 5 Fca. Chiaro che non si tratta di una merger of equals.

chi è carlos tavares psa
Carlos Tavares.

D’altro canto, non è un mistero che la penuria di investimenti in nuovi prodotti e tecnologie insieme con il fiasco di nuovi modelli (tra i quali Dodge Dart, Chrysler 200, Dodge Viper, Alfa Romeo Giulia e Stelvio, Maserati Levante) della gestione improntata alla finanza di Marchionne abbiano posto Fca in una situazione di manifesta, forte debolezza.

ALFA ROMEO BRAND “LOCALE”

Quanto alla gestione dei 15 marchi (Abarth, Alfa Romeo, Chrysler, Dodge, Fiat, Fiat Professional, Jeep®, Lancia, Ram, Maserati, Peugeot, Citroën, DS, Opel e Vauxhall) del neo-costruttore olandese, l’ad di Fca Mike Manley ha provveduto, nella conference call di giovedì 31 ottobre, ad aggiungerne uno alla lista di quelli non globali e, dunque “regionali”: Alfa Romeo. Non un buon segnale per gli stabilimenti italiani per i quali – recita il comunicato stampa congiunto – non sono previste chiusure. Ovvio, così come scontato che le linee di montaggio continueranno a operare molto saltuariamente grazie a massicci ricorsi alla cassa integrazione. Del resto, privatizzare i guadagni e socializzare le perdite è stato un Leitmotiv della storia degli Agnelli e più in generale di molta industria italiana.

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COLLETTI BIANCHI NEL MIRINO DI TAVARES

Ma chi saranno i primi destinatari dei tagli che Tavares realizzerà molto celermente? Senza ombra di dubbio i colletti bianchi: ingegneria, marketing, comunicazione, produzione, finanza e amministrazione, risorse umane le aree notoriamente in cima alla lista di ogni cura dimagrante. I pochi sopravvissuti rimasti nella palazzina uffici del Lingotto in via Nizza e i tanti a Mirafiori si considerino avvisati. Dopotutto, Tavares replicherà, su più ampia scala, quanto già fatto in casa Psa e Opel/Vauxhall.

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Via libera alla fusione Fca – Psa

Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali John Elkann sarà il presidente della nuova società mentre Carlos Tavares l'amministratore delegato

Via libera alla fusione fra Fca e Psa. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali John Elkann sarà il presidente della nuova società mentre Carlos Tavares l’amministratore delegato. Il consiglio di amministrazione di Psa ha approvato la fusione e quello di Fca è in programma – riporta il Wall Street Journal – nella serata di mercoledì 30 ottobre. I governi americano e francese sono stati informati dell’accordo fra Fca e Psa.

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