Bloccato in Australia a causa del Covid, ora vive in un van: la storia di Gaetano

Si era trasferito da Napoli a Sidney solo lo scorso novembre. Con l'esplosione dell'epidemia ha perso lavoro e casa. E con la sua fidanzata cerca lavoro nelle fattorie. L'intervista.

Ventisette anni e una passione per i viaggi. Quando Gaetano Granata, di Napoli, ha cominciato la sua avventura australiana lo scorso novembre non pensava certo che pochi mesi dopo si sarebbe trovato a vivere una delle esperienze più insolite della sua vita.

«Non appena l’emergenza Covid-19 è scoppiata in Australia», racconta a Lettera43.it, «ho perso lavoro e casa. Ora vivo in un mini-van con la mia ragazza e siamo in giro alla ricerca di una fattoria che possa accoglierci in cambio di lavoro». E tornare a casa, in Italia, al momento è impensabile.

Gaetano e Giovanna.

DOMANDA. Dove viveva prima che scoppiasse l’emergenza?
RISPOSTA. Vivevo a Manly nei pressi di Sidney con la mia ragazza, Giovanna, anche lei italiana. Lavoravo come bartender in un ristorante molto rinomato. Insomma, svolgevo lo stesso lavoro che facevo prima in Italia, ma con molti più vantaggi. Potevo permettermi una casa sulla spiaggia e avevo un orario di lavoro molto più umano.

Era al corrente di quello che stava accadendo in Italia?
Sono stati i miei familiari a darmi le prime informazioni sul coronavirus. Qui la portata di quanto stava accadendo nel resto del mondo si è capita molto più tardi. Tutto è scoppiato in maniera improvvisa. È come se, nonostante internet, le informazioni qui arrivassero ancora a rilento.

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Lei ha poi perso il lavoro.
In realtà il ristorante dove lavoravo è stato uno dei primi a chiudere e ha deciso di farlo non per imposizione governativa ma per prevenzione. Un giorno hanno chiamato tutti noi dello staff e ci hanno licenziato senza troppe giustificazioni. Poco dopo anche tutti gli altri ristoranti della zona hanno chiuso e anche Giovanna è stata licenziata.

E la casa?
I padroni di casa, inizialmente, ci avevano detto di non preoccuparci, che capivano la situazione. Poi, non appena hanno trovato dei nuovi inquilini, ci hanno sfrattato. Purtroppo qui il costo della vita è molto alto e, se non lavori, non è possibile mantenersi in alcun modo. Siamo stati fortunati perché, due settimane prima, un po’ per lungimiranza, un po’ per fortuna avevamo acquistato un mini-van. Ci abbiamo piazzato dentro un letto, ci siamo attrezzati con riserve di cibo e acqua ed è diventata la nostra casa.

Un tramonto a Manly, nei pressi di Sidney.

Così avete deciso di mettervi in viaggio.
Siamo partiti da Sydney il 27 marzo verso l’entroterra alla ricerca di farm, fattorie che potessero ospitarci in cambio di lavoro. Qui la politica delle farm è molto attiva: diversi stranieri ci lavorano in modo da poter ottenere il permesso di restare in Australia per un ulteriore anno. Purtroppo però, allo stato attuale, in molti hanno paura di incontrare persone potenzialmente malate e quindi non assumono. Alcuni ci hanno consentito di usare il bagno, altri ci hanno ospitato per una notte in cambio di un aiuto nella raccolta di mele. Ma trovare un posto in cui stare per più tempo è quasi impossibile.

Non avete pensato di tornare in Italia?
Molti italiani sono riusciti a tornare prima delle limitazioni imposte ai voli. Ma, va detto, che acquistare un volo da un giorno all’altro per l’Italia è molto costoso. I prezzi sono inaccessibili.

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Avete contattato la Farnesina?
Il ministero ha segnalato dei voli per tornare. Un nostro coinquilino italiano è riuscito a rientrare attraverso un volo che passava per la Thailandia, ma ha dovuto prima fare un test che dimostrasse la sua negatività al coronavirus. Sappiamo di molti che non sono riusciti a farlo tempestivamente e quindi non sono partiti.

Quali sono i vostri piani?
In realtà non abbiamo pensato di rientrare. Al momento la situazione qui sembra maggiormente sotto controllo. Nel frattempo sono anche nati dei gruppi Facebook di australiani che mettono a disposizione alcuni spazi per ospitare proprio chi è rimasto bloccato qui. Però non è facile. Viaggiamo già da più di una settimana e svegliarsi la mattina in luogo senza sapere se il giorno successivo si avrà un tetto sulla testa o si dormirà nel van è abbastanza pesante.

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