Le motivazioni della condanna di Sala per l’Expo

Secondo i giudici l'attuale sindaco di Milano era consapevole di aver firmato due verbali retrodatati. Ma lo ha fatto allo scopo di consentire la realizzazione in tempo utile dell'esposizione universale.

Il Tribunale di Milano ha pubblicato le motivazioni della sentenza con cui ha condannato il sindaco del capoluogo lombardo Giuseppe Sala, per aver firmato due verbali retrodatati in qualità di commissario unico di Expo. La pena di sei mesi è stata convertita in una multa di 45 mila euro, con l’attenuante dell’aver agito «per motivi di particolare valore morale o sociale».

Sala, secondo i giudici, era «consapevole delle illecite retrodatazioni». Ma ha firmato i due verbali con l’obiettivo di evitare che la questione della paventata incompatibilità dei due componenti della commissione di gara per la Piastra potesse comportare «il rischio di ulteriori ritardi nell’espletamento della procedura», facendo slittare l’apertura dell’esposizione universale.

A luglio il Tribunale di Milano ha assolto tutti gli altri imputati, compreso l’ex manager di Expo Angelo Paris, che rispondeva del reato di falso in concorso con Sala. Sempre secondo i giudici, dalla condotta dell’attuale sindaco non è tuttavia emersa «alcuna volontà di avvantaggiare taluno dei concorrenti alla gara o danneggiarne altri, ma solo quella di assicurare la realizzazione in tempo utile delle infrastrutture» necessarie per Expo. Il reato contestato a novembre cadrà in prescrizione.

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