Merkel al Bundestag: «Dovremo dare contributi più alti per il Bilancio europeo»

La cancelliera, parlando della sfida posta dal coronavirus, ha tenuto un discorso al parlamento tedesco in vista del consiglio europeo: «Riusciremo a superare questa prova gigantesca come società e come Europa». E sugli eurobond: servono risposte veloci e la mutualizzazione del debito richiede tempi lunghi.

«Viviamo tempi straordinari», siamo di fronte alla «più grande prova» dalla seconda guerra mondiale e «in gioco c’è la tenuta dell’Europa». È un appello accorato quello che ha tenuto Angela Merkel al Bundestag in vista del Consiglio europeo del 23 aprile. «Una cosa è chiara», ha sottolineato, «dovremo essere pronti a dare contributi chiaramente più alti per il Bilancio europeo». Nell’Europa colpita dalla pandemia bisogna «agire in modo veloce», per la mutualizzazione del debito (gli Eurobond, ndr) si dovrebbero «modificare i trattati», e questo richiede tempo e il coinvolgimento dei parlamenti. Ma la cancelliera è ottimista: «Riusciremo a superare questa prova gigantesca come società e come Europa».

Merkel ha poi parlato di come la Germania ha reagito al coronavirus: «Oggi possiamo constatare che il sistema sanitario regge la prova del coronavirus”. La cancelliera ha sottolineato che «siamo ancora solo all’inizio della pandemia», e che «grazie alla disciplina e il rigore delle settimane scorse abbiamo limitato il contagio» e «guadagnato tempo». «Per il governo tedesco l’Oms è un partner irrinunciabile e noi lo sosteniamo», ha poi aggiunto Merkel, affermando che la la collaborazione internazionale è «straordinariamente importante», per Berlino, in Europa e su scala globale. «La collaborazione con gli Stati africani è sempre importante e nel coronavirus va rafforzata». Proprio nel continente africano l’Oms gioca un ruolo fondamentale.

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Le previsioni sul Consiglio europeo del 23 aprile

Eurobond archiviati, Recovert fund ancora tutti da definire e ancora troppe divisione interne all'Eurogruppo. Così il vertice dei leader europei rischia di essere l'ennesimo incontro interlocutorio. Intanto la Bce si prepara ad accettare anche i titoli di Stato con rating 'junk'.

Era atteso come uno dei vertici più importanti della storia dell’Ue me ora rischia di diventare l’ennesimo incontro interlocutorio, teso solo a prendere tempo. Pare ormai certo, infatti, che i 27 leader europei, pronti al meeting in videoconferenza previsto per oggi 23 aprile, non faranno alcun progresso sui contenuti dei Recuvery Fund, in attesa della proposta formale che la Commissione presenterà il 29 aprile. Dalle prime indiscrezioni, la presidente Ursula von der Leyen sarebbe disposta a mettere sul tavolo una proposta da 1.600 miliardi, cioè una potenza di fuoco simile a quella chiesta da Italia, Francia e Spagna.

Sembra invece scontato, al vertice, il via libera finale ai tre paracadute approvati dall‘Eurogruppo, cioè quello per gli Stati (Mes), quello per i lavoratori (Sure) e quello per le imprese (nuova Bei). Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel sa che si troverà di nuovo a gestire due fronti opposti: il Nord contro il Sud, ovvero chi vuole usare solo gli strumenti esistenti come il bilancio Ue per aiutare la ripresa e chi vuole invece creare quegli «strumenti innovativi» di cui aveva già discusso l’Eurogruppo, senza successo.

Michel non vuole rischiare di mettere sul tavolo argomenti troppo divisivi, che potrebbero tenere i leader impegnati per lunghe ore senza arrivare a nessuna conclusione, dando così l’immagine di un’Unione sempre in disaccordo. Per questo, già a inizio settimana ha cominciato a mediare, convocando un minivertice a cinque con i leader delle due fazioni: Giuseppe Conte, Pedro Sanchez, Emmanuel Macron da una parte, Mark Rutte e Angela Merkel dall’altra.

ARCHIVIATI PER ORA GLI EUROBOND, SI TRATTA SUL FONDO PER LA RIPRESA

Già il fatto che tutti abbiano partecipato è un segnale di disgelo, visto che due settimane prima il tentativo era fallito. Anche se il clima della riunione sarà migliore, non significa che sarà più facile trovare una convergenza. L’unico punto su cui si potrà cantare vittoria è affermare la necessità di creare un fondo per la ripresa. Le idee su come crearlo sono ancora molto diverse. C’è la proposta spagnola, la più ambiziosa: il Recovery Fund deve essere finanziato attraverso un «debito europeo perpetuo», gestito dalla Commissione Ue sulla base di garanzie prese dal bilancio comune, e capace di dare agli Stati sovvenzioni a fondo perduto. È un’idea completamente indigeribile per i Paesi del Nord, i quali alla vigilia del vertice europeo sono già soddisfatti che sul tavolo non ci siano più gli Eurobond.

L’Olanda invece resta scettica su tutto, perché non ritiene che sia questo il momento di dare più poteri alla Commissione e sovvenzioni agli Stati

Far indebitare la Commissione Ue, con un debito perpetuo, la considerano una strada vietata dai Trattati. C’è poi sempre la proposta francese: la Commissione costituisce il fondo grazie a garanzie degli Stati e concede prestiti a lunga scadenza, in base alle necessità di ognuno. E poi c’è la proposta italiana, che è un tentativo di compromesso molto realista: un fondo di solidarietà gestito da Bruxelles, con la garanzia del budget europeo, ma includendo inizialmente garanzie comuni di tutti gli Stati membri. Le risorse che la Commissione Ue raccoglierà sui mercati daranno prestiti back to back agli Stati membri, con «scadenze il più possibile a lungo termine».

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Giuseppe Conte e Angela Merkel.

Tutti accettano il concetto del fondo, la Germania accetta anche che sia la Commissione a gestirlo e strutturarlo come un grande Sure (garanzie statali che si moltiplicano sui mercati). Purché dia prestiti e non sovvenzioni. L’Olanda invece resta scettica su tutto, perché non ritiene che sia questo il momento di dare più poteri alla Commissione e sovvenzioni agli Stati. Mentre l’Italia, ha chiarito Roberto Gualtieri al Financial Times, insisterà sulla necessità di trasferimenti (grants) a fondo perduto e non prestiti, per «evitare un peso eccessivo sul peso pubblico dei singoli Stati». Per mediare, la von der Leyen potrebbe proporre non sovvenzioni ma prestiti a lunga scadenza, da un fondo che nasca all’interno del perimetro del bilancio europeo ma che funzioni in modo autonomo come il vecchio piano Juncker per gli investimenti, o il nuovo Invest EU.

LA BCE SI PREPRARA AD ACCETTARE TITOLI DI STATO JUNK

Mentre gli occhi sono puntati sul Consiglio europeo, la Bce continua ad agire per far fronte allo choc economico del coronavirus. Il consiglio direttivo guidato da Christine Lagarde si è riunito il 22 aprile in una video conferenza per sancire che la Bce accetterà anche i titoli di Stato con rating ‘junk’, il livello speculativo, a garanzia della liquidità che fornisce alle banche. Una decisione – che investe i titoli che avevano rating d’investimento al 7 aprile e che dovessero subire un downgrade – che arriva di fronte all’impatto devastante del coronavirus e del lockdown sull’economia che rischia di provocare un’ondata di downgrade. Ma che – con l’impegno della Bce a fare di più se necessario – guarda con particolare attenzione alla situazione italiana.

Lo spread Btp-bund l’osservato speciale a Francoforte, tornato a superare i livelli di guardia nonostante gli interventi della Bce sul debito italiano,

L’Italia – che fronteggia un aumento drastico del debito e una recessione intorno a -10% quest’anno, ha un rating due gradini sopra il ‘junk’ da S&P, che giusto il 23 aprile è pronta a rivedere il suo giudizio. E un gradino appena sopra la ‘spazzatura’ da Moody’s, che si esprimerà a giugno. Perché la Bce possa tagliare dai rifinanziamenti ordinari i bond di un Paese, relegando le sue banche alla costosa liquidità d’emergenza ‘Ela’, occorre il ‘junk’ di tutte e quattro le agenzie di rating: anche Fitch e Dbrs. Una prospettiva lontana. Ma la cui semplice prospettiva innervosisce non poco i mercati: meglio muoversi d’anticipo, è il ragionamento a Francoforte. Tanto più che i mercati sono quanto mai instabili.

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La presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde. (Getty)

Ma è lo spread Btp-bund l’osservato speciale a Francoforte, tornato a superare i livelli di guardia nonostante gli interventi della Bce sul debito italiano, riportano le lancette a prima che Lagarde lanciasse i 750 miliardi di acquisti di debito per l’emergenza pandemica (‘Pepp’) a fine marzo. La presidente del resto ha ribadito, sollecitata da un intervento del presidente della Camera Roberto Fico, che la Bce «farà tutto il necessario nel quadro del proprio mandato». Al punto che la mossa sui rating è, probabilmente, il preludio di un ennesimo rilancio della Bce sugli acquisti di debito per fronteggiare la crisi innescata dal Covid-19. Mario Draghi, nel suo famoso editoriale sul Financial Times, aveva anticipato che una ‘guerra’ come quella contro il virus si combatte col debito.

Il ragionamento di molti sulla Bce è semplice: se i mercati non possono assorbire le centinaia di miliardi di debito che servono a Donald Trump per l’emergenza economica, spingendo la Fed ad agire come «lo scarico di un rubinetto», perché dovrebbero assorbire il dedito europeo? Ecco che i 1.100 miliardi messi sul tavolo dalla Lagarde, di cui il ‘Pepp’ costituisce il piatto forte, potrebbero uscire raddoppiati dal consiglio Bce del 30 aprile. È la conferma che è la Bce, ancora una volta, la principale linea di difesa europea contro il Covid. Dal vertice dei leader dovrebbe uscire la conferma quasi certa degli interventi da 500 miliardi della Bei, del fondo Sure e del Mes. Ma quei bond sovranazionali, e tanto più i futuri bond del recovery fund se dovessero essere perpetui, potrebbero essere indigesti per la Bce. Che invece, ferma com’è al 33% delle emissioni europee, non avrebbe grossi limiti a sobbarcarsi i 2 mila miliardi di ‘buco’ lasciato dall’epidemia.

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Dopo l’Eurogruppo è ancora polemica sul Mes

Eurogruppo, il giorno dopo. È ancora bufera sul Mes. Nonostante le rassicurazioni arrivate nella notte da fonti del Mef sulla..

Eurogruppo, il giorno dopo. È ancora bufera sul Mes. Nonostante le rassicurazioni arrivate nella notte da fonti del Mef sulla decisione del nostro Paese di non fare ricorso al fondo Salva Stati.

«È bene chiarire che l’Italia ha solo concorso a definire un rapporto che prevede la possibilità di istituire quattro nuovi strumenti per affrontare la crisi del Covid-19», hanno fatto sapere fonti del ministero dell’Economia subito dopo la riunione aggiungendo che la nuova linea di credito per le spese per cure e prevenzione sanitarie legate all’epidemia è «senza alcuna condizionalità» e attivabile da qualsiasi Paese membro che lo voglia.

Eppure le opposizioni sono partite all’attacco chiedendo la sfiducia al governo, e la testa del ministro dell’Economia Roberto Gualtieri.

CONTE: «NON HO CAMBIATO POSIZIONE SUL MES»

Ulteriori chiarimenti sono arrivati in mattinata sia dal premier Giuseppe Conte sia dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. «Io ho una sola parola: la mia posizione e quella del governo sul Mes non è mai cambiata e mai cambierà», ha chiarito in un tweet il presidente del Consiglio, annunciando una conferenza stampa in mattinata.

GUALTIERI: «INTRODOTTA UNA LINEA DI LIQUIDITÀ FINO AL 2% DEL PIL»

«Sul Mes è stata eliminata ogni condizionalità, si è introdotto uno strumento facoltativo, una linea di liquidità fino al 2% del Pil, che può essere attivato senza condizione», ha spiegato Gualtieri a Uno Mattina. «Non chiediamo la mutualizzazione del debito passato, ma che le risorse necessarie per la sfida contro il virus siano risorse comuni. Più saranno tante, più saremo forti per superare la crisi e far ripartire l’economia», ha aggiunto.

I QUATTRO STRUMENTI PROPOSTI

Gli strumenti proposti dall’Eurogruppo per affrontare la crisi sono quattro: il fondo per la ripresa finanziato da titoli comuni; un grande fondo Bei per sostenere la liquidità; il meccanismo Shure per la cassa integrazione; e l’utilizzo di una linea di credito del Mes senza condizionalità. Al primo punto Gualtieri ha ricordato «la proposta di un fondo per la ripresa finanziato con titoli comuni, che è esattamente la proposta dell’Italia». Poi, ha aggiunto, «è stata proposta la costituzione di un grande fondo da 200 miliardi della Bei per sostenere il credito e la liquidità delle imprese di tutti i paesi europei. Inoltre un meccanismo della commissione che si chiama Shure che con 100 miliardi alimenterà strumenti quali la cassa integrazione di vari Paesi. Infine sul Mes, contrariamente alla proposta originaria, è stata eliminata ogni condizionalità per cui ai Paesi che lo vorranno, perché si tratta di uno strumento facoltativo al quale l’Italia non ha deciso di accedere, si mette a disposizione un’altra linea di liquidità che può arrivare fino al 2% del Pil che può essere attivata senza alcuna condizione».

IL MURO DEL M5S

A mettere la croce sopra il ricorso al Mes ci ha pensato il capo politico M5s Vito Crimi. «Non è stato firmato o attivato nessun Mes e non lo faremo, basta bufale», ha scritto su Facebook. «Non importa quanto siano ridotte le condizionalità. Il M5s continua a sostenere la linea di sempre, che è anche la linea del governo più volte rivendicata dal presidente Conte: sì eurobond, no Mes». In ogni caso, ha aggiunto Crimi a Radio Anch’io, «noi non accettiamo il Mes perché le condizioni non ci sono ora ma ci saranno: il testo dice di no ma il Trattato dice di sì. Noi riteniamo il Mes uno strumento non idoneo ad affrontare la crisi: non adesso ma nel futuro. Certo potremmo avere un atteggiamento opportunistico, procediamo ora, poi un domani si vedrà: ma non lo faremo»

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L’Eurogruppo cerca una mediazione sulla risposta Ue al coronavirus

Nuovo vertice dopo la fumata nera del 7 aprile. Il parlamento olandese dice no agli Eurobond. Conte: «Il rischio di un fallimento è reale». Merkel e Macron provano a ricucire.

Riprende il 9 aprile, dopo la fumata nera del 7 aprile, l’Eurogruppo che deve decidere sulle misure economiche per fronteggiare la crisi da coronavirus. Lo scoglio principale resta la spaccatura tra i Paesi del Sud, che chiedono strumenti di mutualizzazione del debito e un allentamento delle condizioni per l’accesso al Meccanismo europeo di stabilità (Mes), e il blocco rigorista capitanato dall’Olanda che non vuole gli Eurobond (o Coronabond, che dir si voglia) né un Mes senza paletti. In mezzo, Francia e Germania provano a cucire lo strappo.

LE RISOLUZIONI DEL PARLAMENTO OLANDESE

A questo proposito, il parlamento olandese ha intanto approvato nella serata dell’8 aprile due risoluzioni che esortano il governo a non accettare gli Eurobond e a tenere il punto. Le mozioni non sono vincolanti ma danno un chiaro indirizzo politico in vista della riunione dell’Eurogruppo. Dal fronte italiano, il premier Giuseppe Conte continua il pressing sugli altri governi: «Se non agguantiamo la possibilità di mettere nuova linfa nel progetto europeo il rischio di un fallimento è reale». La posizione della Germania, vero arbitro della disputa interna all’Ue, è che fra il Mes, l’ampliamento della Bei e il programma Sure ci siano somme necessarie (circa 500 miliardi di euro, ndr) per superare la crisi. Per Berlino, dunque, gli Eurobond al momento continuano a essere una via non percorribile, anche se Angela Merkel ha detto: «Ho parlato con Conte e siamo d’accordo sul fatto che serve con urgenza solidarietà in Europa in una delle ore più difficili, se non la più difficile. E la Germania è pronta per la solidarietà».

L’ALLARME DELLA BCE

L’urgenza e la straordinarietà della situazione emergono anche dai verbali della conference call del 18 marzo della Bce, dove si parla di una «situazione senza precedenti con ripercussioni impossibili da prevedere esattamente». Situazione che ha portato al varo del ‘Pepp’, il programma di acquisti di debito per l’emergenza pandemica da 750 miliardi di euro. Il documento parla di «necessità urgente» di agire di fronte all’ampliarsi degli spread sia dei paesi a più basso rating che a livello dei titoli societari, riflesso di una «fuga dal rischio» che stava colpendo anche Paesi con rating elevato.

LAGARDE: «NON FISSARSI SUI CORONABOND»

Parlando degli strumenti sul tavolo dell’Eurogruppo, la numero uno della Bce Christine Lagarde ha detto: «Non credo ci si debba fissare sui coronabond. In Europa, per le cose ci vuole un po’ più di tempo di quanto vorremmo, ma alla fine troviamo sempre una soluzione». Lagarde ha proposto altre soluzioni come «la mutualizzazione della spesa nel quadro di un bilancio europeo specifico all’uscita dalla crisi» o «la creazione di un fondo di ricostruzione mirato a una crescita più verde e digitale. Sono strumenti che potrebbero consentire di esprimere la solidarietà necessaria a favore dei Paesi dell’Unione che oggi soffrono di più».

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La versione tedesca su Eurogruppo, Mes e fondo per la ripresa

Secondo il ministro delle finanze tedesco Scholz quello su cui manca l'unanimità è il Mes senza Troika. Di eurobond non parla nemmeno, ma invece sostiene il fondo per la ripresa con la Francia.

La versione del ministro dell’Economia tedesci Olaf Scholz è chiara, niente eurobond, ma sì al recovery fund. Ed è importante perchè la Germania è il Paese che ha più interessi nella ripresa economica di Italia e Spagna per via delle catene di produzione condivise e per questo può isolare l’Olanda. «Abbiamo avuto un dibattito molto costruttivo. Abbiamo anche discusso su cosa si dovrà fare nel prossimo step: credo che sia assolutamente chiaro che la ripresa dell’Europa sarà una grande azione che dobbiamo organizzare insieme. E come se ciascuno sa si può affrontare con gli strumenti classici che già ci sono», ha detto il ministro delle finanze tedesco Olaf Scholz a Berlino davanti alla stampa, dopo l’eurogruppo.

AFFRONTARE LA CRISI CON SURE, BEI E MES

«Abbiamo discusso di quello che era all’ordine del giorno», e cioè le tre proposte sulla funzione della Bei, sul Mes e il programma Sure, ha affermato il ministro, rispondendo ad una domanda sugli eurobond e rimarcando che anche la fase della ripresa potrà essere affrontata con gli strumenti classici dell’Ue: «Penso che ci si debba concentrare su queste questioni e su queste possibilità». «E come detto, dal mio punto di vista, è stato un dibattito molto positivo»

SÌ AL MES, NO ALLA TROIKA

È sul Mes che manca l’unanimità per ora nell’eurogruppo, ha detto il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz. «Per noi è importante» che se si ricorre al Mes «non scatti come 10 anni fa l’invio di commissari e l’arrivo di una troika, con l’elaborazione di un qualche programma. Quello di cui adesso i Paesi hanno bisogno è la solidarietà», per salvare posti di lavoro, e investire in campo sanitario. «Questa solidarietà va organizzata velocemente. Su questo bisogna ancora discutere: non basta che si sia quasi tutti d’accordo, serve l’unanimità».

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Mes, il presidente dell’Eurogruppo: «Non vedo ragioni per cambiare il testo»

Il portoghese Mario Centeno gela l'Italia. La firma del nuovo Trattato avverrà «all'inizio del prossimo anno».

«Non vediamo ragione per cambiare testo» del Mes: lo ha detto il presidente dell‘Eurogruppo, il portoghese Mario Centeno. «Il dibattito è in corso, oggi faremo un altro passo importante e poi aggiusteremo le necessità di dibattito che sono presenti» nei nostri Paesi, ha aggiunto.

LEGGI ANCHE: Il negoziato sul Mes in otto tappe e documenti

Centeno ha anche annunciato che la firma del nuovo Trattato avverrà «ad inizio del prossimo anno». Secondo quanto si apprende, infatti, dopo l’accordo in Eurogruppo e all’Eurosummit serve tempo ulteriore, circa un paio di mesi, per tradurre i testi nelle diverse lingue.

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