Il parlamento europeo dice sì a Recovery bond e Mes, no ai coronabond

Il testo è passato con 395 sì, 171 contrari e 128 astenuti.

L’introduzione di Recovery Bond garantiti dal bilancio Ue, l’esortazione agli Stati membri all’uso del Mes, no ai coronabond. Sono i punti salienti della risoluzione adottata dal Parlamento europeo sull’azione coordinata dell’Ue per lottare contro la pandemia di COVID-19 e le sue conseguenze. Il testo è passato con 395 sì, 171 contrari e 128 astenuti.

LEGA E FI CONTRO I CORONABOND, PD E M5s DIVISI SUL MES

In mattinata Pd e M5s si erano divisi voto a favore dell’attivazione del Mes, contenuto nella risoluzione sull’azione dell’Ue contro il Covid-19. Il Pd ha votato a favore del paragrafo 23 che invita i Paesi dell’eurozona ad attivare il Mes, mentre il M5s si è espresso contro e nel voto sull’intera risoluzione si asterrà. Il giorno prima Lega e FI avevano votato contro un emendamento dei Verdi per gli eurobond, a favore Pd, M5s e FdI. Il viceministro al Mise Buffagni ha attaccato Salvini: “Mentre l’Italia conduce negoziati difficilissimi per ottenere i Coronabond sui tavoli europei, questo signore al Parlamento Europeo vota contro gli interessi del suo Paese”.

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Cinquanta sfumature di Mes tra Conte, Gualtieri, M5s e Lega

Il premier ha cambiato linea tre volte. Il ministro delle Finanze è rimasto possibilista. E sullo sfondo c'è una battaglia politica tra partiti ma senza chiarire cosa intendono per fondo salva stati.

Sul Mes ci sono tre linee, quella di Conte 2, inteso come il premier dell’ultima conferenza stampa, in cui ha detto categoricamene no all’utilizzo del Mes dopo che invece aveva dichiarato che il Mes poteva accettare se snaturato, quella di Gualtieri, il ministro dell’Economia che è rimasto sulla linea del Conte 1, se così si può chiamarlo, cioè la linea per cui se ci fosse un Mes snaturato potrebbe essere accettato e quella del Movimento Cinque Stelle che continua a ripetere no Mes e sì a Eurobond (anche se ci sono molte definizioni di eurobond e l’ultima non prevede un debito comune per l’eurozona, ma semplicemente titoli comuni che possano andare a finanziare progetti comuni come succede già per esempio per i fondi della Banca europea degli investimenti). Ma è bene cercare di fare chiarezza nella confusione.

1. GUALTIERI: “IL MES” NON È IL MES, MA UN NUOVO STRUMENTO

Quello che ha dichiarato il 9 aprile in un’intervista al Sole 24 Ore. Come abbiamo ripetuto più volte, non è nei piani dell’Italia fare ricorso al Mes. Nel dibattito interno italiano si fa spesso confusione tra utilizzo del Mes, che è facoltativo, e modifica dei suoi strumenti per consentire, a chi ne avesse l’intenzione o l’esigenza, di accedervi senza dover sottostare alle condizionalità economiche previste dai suoi meccanismi attuali, che altrimenti resterebbero gli unici disponibili. Alcuni Paesi dell’Eurogruppo ritengono utile far ricorso a questo nuovo strumento.

2. SUL MES C’È UN CONTE 1, 2 E 3

Il 7 aprile durante la conferenza stampa seguita alla presentazione dell’ultimo decreto Conte ha dichiarato: «Il Mes è uno strumento assolutamente inadeguato, gli eurobond invece sono la soluzione, una risposta seria, efficace, adeguata all’emergenza che stiamo vivendo. La verità è che quando si difende il prioprio Paese non si fanno calcoli. Sono convinto che la storia è con noi e vedremmo alla fine la storia quale piega prenderà». Tuttavia solo pochi giorni prima la sua linea era diversa. Il primo aprile infatti sempre in un intervento ufficiale dichiarava: «Il #Mes così com’è è inadeguato a fare fronte a questa emergenza. Il Mes può essere in prospettiva, se verrà snaturato e posto nell’ambito di un ampio ventaglio di interventi, uno strumento che ci offrirà la possibilità di mettere in piedi una strategia europea». E ancora prima, il 19 marzo, sempre Conte aveva chiesto lui con un intervento sul Financial Times di utilizzare il Mes per finanziare i costi della pandemia. Mentre il 25 marzo ha firmato con altri otto Paesi la lettera per chiedere i coronabond, che sembravano eurobond cioè mutualizzazione del debito, ma in realtà ad oggi potrebbero essere semplicemente project bond finanziati in comune e poi rimborsati dai singoli Stati.

3. IL NO AL MES DI M5s, FDI E LEGA

In tutta questa confusione di etichette c’è una battaglia politica tutta tra il Movimento Cinque Stelle e Lega e alleati. «Mentre il governo italiano si batte in Europa per dire #NoMes e #SiEurobond, gli alleati olandesi della Meloni vogliono il Mes e votano per bocciare le proposte di aiuti per il nostro Paese. I sovranisti sono il peggior nemico dell’Italia», ha per esempio voluto ricordare Toninelli su twitter alla vigilia dell’Eurogruppo. Mentre dall’opposizione continuano ad incalzare il governo sul no al Mes. «Conte sta tenendo il punto e spero vada sino in fondo, in tal caso saremo con lui. Non ho capito bene cosa intenda per andare da soli ma ci sono nostre proposte, penso a quella di Tremonti, ma deve cominciare ad ascoltarci”. Lo afferma la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, a Mattino 5 su Canale 5. «Il governo olandese va a dire i suoi sì e suoi no sulla base di un voto parlamentare. Se diranno sì al Mes voteremmo la sfiducia a questo governo», ha affermato Salvini, parlando nell’Aula di Palazzo Madama. «Il Parlamento olandese ha votato 2 volte per dire al governo cosa fare nelle trattative con Bruxelles. Noi non abbiamo dato nessun mandato a Conte e Gualtieri per trattare in Europa, se firmeranno anche solo mezzo MES chiederemo la sfiducia in quest’Aula al Governo». Così inizia l’Eurogruppo con due sole certezze: che ci sono cinquanta sfumature di Mes ed eurobond e due euroscetticismi incrociati quello olandese e quello italiano.

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Attenzione, col Mes ci si lega mani e piedi a Berlino

La Germania è azionista di maggioranza del Fondo e chi riceve i prestiti si obbliga a tagli dolorosi e riforme strutturali. Con gli eurobond i debiti creati dall'emergenza coronavirus sarebbero spartiti tra sgli Stati membri dell'Ue. Secondo voi come finirà?

Siamo protagonisti di un evento storico per la prima volta. Finora solo spettatori come nel caso dell’attacco alle Twin towers. Eravamo passivi e ci limitavamo a osservare ciò ci succedeva intorno. Ora siamo attori di un dramma e, prima o poi, dovremo fare i conti anche con le nostre scelte. Non possiamo continuare a non interessarci alle decisioni finanziarie che regoleranno il futuro nostro e dei nostri figli.

Premessa breve (e forse inutile) per introdurre il tema del finanziamento della emergenza: Mes o euro(corona)bond? Da dove prenderanno i soldi i Paesi dell’Eurozona per sostenere le misure straordinarie di sostegno dovute alla pandemia? Io credo che agli italiani, sempre poco attenti alle dinamiche finanziarie, interessi poco. È importante che quei soldi arrivino. Ed in fretta. Il resto non conta.

Invece dobbiamo sapere cosa sta accadendo alle nostre spalle perché le aspettative, se non soddisfatte, producono poi molta infelicità. Mi sforzerò, anche rischiando di far arricciare il naso per disgusto a qualche illustre professore di finanza, di rendere quanto più semplici, se non semplicistici, questi concetti.

BERLINO È L’AZIONISTA DI MAGGIORANZA DEL MES

Volendo esasperare il pensiero, possiamo dire che la differenza tra le due forme di assistenza è quella che passa tra i soldi prestati da tuo suocero e quelli che ti regala tuo padre. Il Mes (Meccanismo Europeo di Salvaguardia) nasce nel 2010-2011 quando alcuni Paesi Ue si trovarono sull’orlo del fallimento finanziario e si doveva superare la prescrizione dell’art. 123 dei Trattati Europei che vieta agli Stati membri (e alla Bce) di salvare «Paesi in difficoltà» basandosi sulla logica che gli Stati membri non devono essere incentivati a indebitarsi, nella convinzione che altri Paesi correranno in loro soccorso. Ma il momento era critico, alcuni Stati rischiavano il default.

Chi riceve i prestiti dal Mes si obbliga ad approvare un memorandum d’intesa che definisce quali misure si impegna a prendere in termini di tagli e di riforme

Da qui l’aggiramento dell’art. 123, prima con un fondo temporaneo (l’Efsf che aveva già concesso 175 miliardi di euro di prestiti a Irlanda, Portogallo e Grecia) e poi con uno permanente, il Mes appunto. Tralaltro, ricordiamolo, il Mes nasce dietro forte pressione dell’Italia che rischiava di non avere ancore di salvezza europee nel caso i suoi titoli del debito pubblico (Bot, Btp, Cct) non venissero più sottoscritti.

Giuseppe Conte e Angela Merkel.

Il Mes (o Fondo salva Stati) ha un capitale di 700 miliardi di euro a cui gli stati membri contribuiscono pro-quota con la Germania come primo contributore (quasi il 27%) e l’Italia con il 18%. Il Mes può concedere prestiti ai Paesi in difficoltà – e lo ha fatto finora con Cipro (€6,3 miliardi), Grecia (€61,9 miliardi) e Spagna (€41,3 miliardi) – ma a fronte di una rigida condizionalità. In pratica chi riceve i prestiti si obbliga ad approvare un memorandum d’intesa (MoU) che definisce con precisione e rigore quali misure si impegna a prendere in termini di tagli al deficit/debito e di riforme strutturali. Chi prende i soldi diventa schiavo. Soprattutto della Germania, azionista di maggioranza del Fondo.

CON GLI EUROBONDO IL DEBITO CREATO DALL’EMERGENZA SAREBBE SPARTITO

Gli Eurobond o Coronabond sono, invece, un ipotetico (perché ancora mai attuato) meccanismo solidale di distribuzione dei debiti tra gli Stati dell’eurozona, attraverso la creazione di obbligazioni del debito pubblico dei Paesi stessi. In parole povere, uno Stato membro chiede soldi in prestito per poter finanziare le proprie opere di intervento — quelle ordinarie  (sanità, infrastrutture, spese militari, etc) e quelle straordinarie, non programmate, com’è appunto il caso dell’emergenza coronavirus –  e il debito viene spartito tra tutti gli Stati membri. Guaio in comune, mezzo gaudio. Ed è per questo che la Germania, che è considerata virtuosa per via dei suoi conti in ordine, rispetto a Paesi come l’Italia e più in generale i Paesi del Sud dell’Europa, ancora una volta non ci sta. Secondo voi come andrà a finire?

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L’apertura della Bce ai coronabond

Per Isabel Schnabel, membro tedesco del comitato esecutivo, l'emissione una tantum è concepibile: «Sta ai politici decidere»

L’emissione di bond comuni all’area euro, in grado di finanziare la risposta allo shock economico del coronavirus congiuntamente, è un’ipotesi concreta. «Potrebbe aiutare», ha ammesso Isabel Schnabel, membro tedesco del comitato esecutivo della Banca centrale europea. E anche «l’emissione di ‘coronabond’ una tantum sarebbe concepibile. Sta ai politici decidere». L’apertura testimonia come in una parte dell’establishment tedesco si stia facendo strada la tendenza a una maggior solidarietà europea. «Nessun Paese può essere indifferente a ciò che accade in un altro Paese», ha detto Schnabel alla Frankfurter Allgemeine Zeitung.

NON È UN SALVATAGGIO DELL’ITALIA

Si lavora tutti insieme, dunque, e nemmeno il pacchetto di misure varato dalla Bce, con un nuovo Qe da 750 miliardi di euro, è un salvataggio dell’Italia. «E l’Italia non ha perso l’accesso ai mercati. La preoccupazione era piuttosto che iniziassimo a vedere una spirale dei prezzi che si autoalimenta», ha spiegato Schnabel.

FRACCARO: «PRONTI A UNO SCUDO»

Intanto il governo Conte continua ad affermare la propria volontà di proteggere il tessuto economico nazionale: «Useremo ogni mezzo necessario per salvaguardare le infrastrutture e gli asset strategici, da cui dipendono la tenuta del tessuto produttivo e migliaia di posti di lavoro», ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro. «L’emergenza Coronavirus impone di vigilare per impedire scalate o mire ostili verso le nostre aziende e di mettere in campo tutti gli strumenti per proteggerle, anche rafforzando il Golden power. Siamo pronti a usare uno scudo di protezione».

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