Oms: «Coronavirus? Prepariamoci a una potenziale pandemia»

Il direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus ha spiegato che si tratta ancora «solo di epidemia» e che è necessario concentrarsi sul contenimento del Covid-19, senza paure.

Parlare di pandemia, al momento, per descrivere l’emergenza coronavirus non è corretto. A dirlo è il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus che precisa: si tratta «solo di epidemia». E aggiunge: «Dobbiamo contrarci sul contenimento e, allo stesso tempo, fare ogni cosa possibile per prepararci ad una potenziale pandemia». Quindi, secondo l’Oms, non è proprio da escludere la diffusione del Covid-19 su larga scala. Anche se, sottolinea ancora il direttore: «C’è necessità di misure cautelative, ma non di paura».

OMS: PREOCCUPATI PER L’IMPROVVISO AUMENTO DEI CASI IN ITALIA, IRAN E COREA DEL SUD

A preoccupare l’Oms, oltre alla Cina, è «l’improvviso aumento dei casi in Italia, Iran e Corea del Sud», come ha spiegato Tedros Adhanom Ghebreyesus, evidenziando che «al momento, fuori dalla Cina, ci sono 2.074 casi in 28 Paesi e 23 morti». Le azioni adottate da Pechino, come nella città di Wuhan, hanno «probabilmente evitato centinaia di migliaia di altri casi», ha spiegato Bruce Aylward, a capo della missione dell’Oms in Cina, sottolineando che i Paesi dovrebbero imparare dalla Cina come frenare l’epidemia agendo con rapidità e in modo drastico. A tale scopo, le azioni prese da Italia e Corea del Sud «vanno nella giusta direzione». «Il mondo vi è in debito», ha aggiunto Aylward, parlando della gente di Wuhan.

AL PRIMO POSTO, LA SICUREZZA DEGLI OPERATORI SANITARI

Il direttore generale ha anche speso alcune parole per gli operatori sanitari. «Tutti i Paesi devono mettere al primo posto la tutela degli operatori sanitari – ha detto Tedros Adhanom Ghebreyesus – e le comunità devono proteggere le fasce più deboli, i più anziani e i soggetti con condizioni sanitarie pregresse».

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In una caverna, tra il bestiame, o nelle tombe di un cimitero: dove vivono i bimbi siriani


Dentro una caverna destinata al bestiame o tra le tombe di un cimitero, sono i rifugi improvvisati dei bambini siriani sfollati nelle province di Idlib e Aleppo. Secondo Unicef, oltre 500mila minori sono in fuga dalle violenze nella Siria nord-occidentale. In migliaia sono costretti a dormire all'aria aperta. Anche oggi cinque civili hanno perso la vita in un raid aereo. Il presidente turco Erdogan avverte: “Imminente nostro intervento armato su Idlib”.
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Germania: auto piomba sulla folla al corteo di Carnevale, persone a terra e diversi feriti


L'episodio durante una festa in maschera in occasione del Carnevale per le strade della cittadina di Kassel nell'Assia tedesca. Come riportano i media locali, numerose persone sono state colpite dal mezzo e sono finite a terra. Al momento, secondo un primissimo bilancio dell'accaduto, si registrano almeno una quindicina di feriti, tra cui diversi bambini.
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Londra, iniziato il processo sull’estradizione negli USA di Julian Assange, fondatore di Wikileaks


Ha avuto inizio stamattina a Londra il processo sulla richiesta di estradizione verso gli Stati Uniti di Julian Assange. Dopo quasi dieci anni il fondatore di Wikileaks potrebbe essere consegnato alla giustizia statunitense. La polizia inglese l'aveva arrestato lo scorso 11 aprile, mettendo fine al suo rifugio nell’ambasciata ecuadoriana.
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Coronavirus, il contagio si allarga al Medio Oriente. Paura in Iran: “Decine di morti”


Il contagio da Coronavirus si allarga in Medio Oriente: in Iran i morti sarebbero 50 soltanto nella città di Qom. Le autorità sanitarie di Teheran, invece, parlano solo di 12 decessi. Casi di contagiati da Covid-19 anche in Afghanistan, Kuwait, Bahrain ed Emirati Arabi Uniti. Intanto, per contenere la diffusione del virus, 7 Paesi hanno chiuso le frontiere con l’Iran.
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Coronavirus, Flixbus proveniente dal Nord Italia fermato a Lione: “Autista con tosse anomala”


Emergenza Coronaviurs: un autobus Flixbus, partito da Milano, è stato bloccato oggi a Lione dopo che una passeggera ha chiamato la polizia, allarmata dalla "forte e anomala tosse" dell'autista del mezzo. Al momento i viaggiatori "restano confinati fino a nuovo ordine". Mobilitate anche il Soccorso d'Urgenza e Santé Publique France per valutare la situazione.
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Coronavirus, in Cina altri 150 morti. Iran: giallo sulle vittime

Il bilancio totale nella Repubblica popolare parla di 2.593 vittime e 77.345 casi. Allerta in Corea del Sud. Mentre Teheran smentisce i 50 decessi di Qom. Il primo caso in Afganistan.

Mentre lItalia è alle prese con un’emergenza che si allarga di ora in ora, il coronavirus in Cina ha causato solo nella giornata di domenica altri 150 morti. Sabato erano stati 97. Più di 400 i nuovi casi di infezione accertati, secondo l’aggiornamento quotidiano fornito dalla Commissione sanitaria nazionale (Nhc).

Il totale dei decessi è così salito a 2593 su 77.345 casi. I dimessi dagli ospedali sono saliti a 24.734, con un aumento di 1.846 unità. La provincia dell‘Hubei, l’epicentro dell’epidemia, ha registrato il 23 febbraio 149 morti, 398 nuove infezioni e 1.439 guarigioni, facendo salire i numeri complessivi, rispettivamente, a 2.945, 64.287 e 16.738. Per la prima volta in decenni la sessione annuale del parlamento in programma il 5 marzo è stata rinviata.

Intanto sei province hanno abbassato hanno il livello di emergenza portandolo da 1, il più alto, a 2 o a 3: si tratta di Gansu, Liaoning, Guizhou, Yunnan, Shanxi e Guangdong. La mossa delle autorità locali segue l’invito del presidente Xi Jinping a un «ritorno ordinato» alle attività lavorative e produttive dopo la festività del Capodanno lunare, eccezionalmente prolungata per l’emergenza sanitaria.

COREA DEL SUD: ALLERTA ROSSA

Picco di contagi anche in Corea del Sud, secondo Paese più colpito dopo la Cina con 833 casi, 70 solo nelle ultime ore. Per questo domenica Seul ha alzato l’allerta a rosso, per la prima volta dall’epidemia di febbre suina H1N1 del 2009. La mossa consente alle autorità di adottare misure eccezionali come la chiusura momentanea delle scuole e il taglio dei voli aerei da e per il Paese.

IN GIAPPONE ISTITUITA UNA TASK FORCE

Situazione critica anche in Giappone dove i casi sono 146 oltre ai 691 della Diamond Princess attraccata al porto di Yokohama. Il premier Shinzo Abe ha ordinato l’istituzione di un comitato di emergenza per prepararsi a gestire un potenziale aumento dei casi. Nel giorno che è coinciso con il 60esimo compleanno dell’imperatore Naruhito e con le celebrazioni al palazzo imperiale già cancellate per evitare grandi raduni di masse, Abe ha detto che la task force dovrà presentare misure efficaci di prevenzione in un momento in cui il virus si sta diffondendo pericolosamente in diverse regioni dell’arcipelago. Abe ha detto che alcuni centri medici hanno cominciato a somministrare il vaccino anti-influenzale Avigan per determinare la sua efficacia nel trattamento del coronavirus.

LE OLIMPIADI DI TOKYO NON SONO A RISCHIO

Non sembrano invece a rischio le Olimpiadi di Tokyo 2020. I preparativi, fanno sapere dal Cio, continuano come previsto. «Le contromisure contro le malattie infettive costituiscono una parte importante dei piani di Tokyo 2020 per ospitare dei Giochi Olimpici sicuri e protetti», si legge nella nota. «Tokyo 2020 continuerà a collaborare con tutte le organizzazioni pertinenti che monitorano attentamente l’incidenza di malattie infettive e rivedrà le contromisure che potrebbero essere necessarie con tutte le organizzazioni pertinenti».

PRIMO CASO IN AFGHANISTAN

A livello globale, è stato invece registrato il primo caso di coronavirus in Afghanistan nella provincia occidentale di Herat. Nel corso di una conferenza stampa a Kabul, il ministro della Sanità afghano Ferozuddin Feroz ha dichiarato l’emergenza nella provincia. Il paziente, ha aggiunto, è attualmente in isolamento in una struttura sanitaria.

IN IRAN IL GOVERNO NEGA LE 50 VITTIME DI QOM

In Iran, invece, altro Paese mediorientale colpito in concomitanza con le elezioni parlamentari, il governo ha negato che a Qom siano decedute almeno 50 persone come riportato dai media. «Nessuno ha accesso alle ultime informazioni e le false notizie potrebbero essere legate a malintesi, perché a volte i sintomi del virus sono gli stessi di quelli dell’influenza», ha detto un portavoce del governo. «Non dovremmo permettere che questa questione diventi politica», ha aggiunto, sottolineando che le ultime informazioni verranno rese note tra poche ore. Ad accusare le autorità della Repubblica islamica di non dire la verità sul numero di vittime e contagi è stato un deputato proprio di Qom, primo focolaio dell’epidemia. Al momento i casi ufficiali sono 47, 12 le morti.

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Coronavirus, volo Alitalia con 300 persone a bordo bloccato a Mauritius: “Rimpatrio o isolamento”


Un volo Alitalia partito da Roma è stato fermato dopo l'atterraggio nell’aeroporto di Mauritius: le autorità locali hanno deciso lo stop dell'aereo e dei suoi trecento passeggeri a causa dell'aumento del numero dei contagi da Coronavirus nel nostro Paese. L’ingresso nel Paese è possibile solo se i viaggiatori accettano un periodo di quarantena, da fare in due ospedali della Capitale oppure devono rientrare subito in Italia, senza sbarcare.
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A che punto è la guerra in Ucraina e perché la pace è ancora lontana

Il conflitto con la Russia cominciato nel 2014 è ancora in corso. Il bilancio parla di 13 mila morti e 2 milioni di rifugiati. Tutti i tentativi di mettervi fine per ora si sono arenati. Anche perché il Paese dopo il fallito tentativo della rivoluzione arancione nel 2004 rimane un avamposto Usa. Il punto.

Alla fine di febbraio 2014 finiva nel sangue la rivoluzione di Euromaidan, cominciata il novembre dell’anno prima con le proteste contro il presidente Victor Yanukovich, colpevole di non aver firmato l’Accordo di associazione con l’Unione europea, e sfociata nel regime change filoccidentale, con la formazione a Kiev di un governo marcatamente anti-russo, guidato da Arseni Yatseniuk, mentre alla presidenza sarebbe arrivato qualche mese dopo Petro Poroshenko.

Sei anni dopo il quadro ucraino è radicalmente cambiato, non solo perché alla Bankova lo scorso anno è stato eletto Volodymyr Zelensky, che con un partito fondato in pochi mesi è riuscito anche a ottenere la maggioranza assoluta in parlamento.

TREDICIMILA MORTI E 2 MILIONI DI RIGUGIATI

L’Ucraina ha mutato i confini, dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia e la creazione delle repubbliche indipendenti di Lugansk e Donestk, sostenute da Mosca. Pur non essendo riconosciute dalla comunità internazionale, de facto non sono più sotto il controllo di Kiev e sono diventate un protettorato del Cremlino. La guerra nel Donbass, iniziata nell’aprile 2014, è ancora in corso, a corrente alternata, e ha causato oltre 13 mila morti e un paio di milioni di rifugiati, sia interni sia verso la Russia.

I FALLIMENTI DI PORRE FINE AL CONFLITTO

I tentativi di porre fine al conflitto si sono dimostrati un’illusione: cinque anni fa, all’inizio di febbraio 2015, sono stati firmati gli Accordi di Minsk, in cui è stato elaborato un piano in 13 punti (militari e politici), sottoscritto da Poroshenko, dai rappresentanti dei separatisti, da Vladimir Putin e dai due garanti Angela Merkel e François Hollande.

LEGGI ANCHE: Gli ostacoli sulla strada del disgelo tra Russia e Ucraina

In sostanza la road map per la pacificazione è stata però disattesa, gli accordi rimasti carta straccia. Lo scorso dicembre a Parigi il cosiddetto quartetto normanno, in cui hanno fatto capolino Zelensky ed Emmanuel Macron, si è accordato per un rilancio dei vecchi accordi: dopo alcuni segnali positivi, come il grande scambio di prigionieri effettuato alla fine dell’anno, tutto è rimasto come prima, se non peggio.

IL BRACCIO DI FERRO RUSSIA-USA

In teoria il prossimo aprile dovrebbe tenersi un summit per saggiare i progressi sul campo e dare il via libera alle elezioni locali nel Donbass, ma la realtà fa a pugni con l’ottimismo. Per tentare di dare nuovi impulsi, alla recente Conferenza sulla sicurezza di Monaco è spuntato un piano, lanciato dall’Euro-Atlantic Security Leadership Group (think tank non proprio definibile filoputiniano), che in pratica ricalca la linea originaria di Minsk, subito però rigettato sia da parte di Kiev che dai falchi di Washington, poco inclini al compromesso. La vicenda, pur avendo avuto scarso rilievo politico e mediatico, è significativa perché esemplifica ancora una volta come la crisi ucraina non sia solo una questione interna e tra Kiev e Mosca, ma anche un braccio di ferro tra il Cremlino e la Casa Bianca, con l’Europa a fare da spettatrice.

L’UCRAINA RESTA UN AVAMPOSTO A STELLE E STRISCE

La volontà di alcuni di cercare una soluzione condivisa si scontra con chi, da entrambi i lati dello schieramento, non vuole arretrare di un millimetro. Da un lato la posizione russa è chiara: Putin ha poco interesse di sciogliere in fretta il nodo ucraino. Nonostante il recente cambio di advisor per l’Ucraina (Dmitri Kozak al posto di Vladislav Surkov), la sostanza non è destinata a cambiare e la destabilizzazione di Kiev passa per il Donbass occupato. Sono cose già viste in Transnistria e Georgia, dove i conflitti congelati giovano alla strategia russa nel Grande gioco con gli Stati Uniti. Dall’altro lato le posizioni di Washington non sono cambiate da Barack Obama a Donald Trump: l’Ucraina, dopo il fallito tentativo della rivoluzione arancione nel 2004, è stata conquistata come a Risiko e rimane un avamposto a stelle e strisce.

LE ELEZIONI NEL SUD-EST POTREBBERO DARE IL VIA A UNA NUOVA FASE

In mezzo ci sta Zelensky che ha fatto agli elettori, come il suo predecessore, l’incauta promessa di mettere fine al conflitto. Benché i suoi rapporti con Putin siano migliori di quelli di Poroshenko, tra la Bankova e il Cremlino non è certo iniziato il disgelo e Kiev è ancora ben ancorata all’alleanza transatlantica, anche sull’onda delle pressioni, molto rumorose seppur quantitativamente minoritarie, dell’ala interna nazionalista e radicale. Ciò non toglie che una normalizzazione dei rapporti con la Russia gioverebbe all’Ucraina e alla situazione nel Donbass. Il compromesso passa attraverso il nodo politico delle regioni del Sud-Est ucraino, dove le elezioni locali, magari tenute in contemporanea a quelle previste in autunno nel resto del Paese, potrebbero significare l’avvio di una nuova fase per il processo di pacificazione. 

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Choc in Francia, il fondatore dell’Arche Jean Vanier accusato di abusi sessuali su 6 donne


Un'indagine promossa da L'Arche, fondata nel 1964 in Francia e dedita alla cura dei disabili e delle persone vulnerabili, rivela gli abusi del fondatore, Jean Vanier. Le accuse parlano di abusi sessuali compiuti su sei donne adulte non disabili. "Siamo sconvolti da queste scoperte condanniamo senza riserve queste azioni, che sono in totale contraddizione con i valori che Jean Vanier sosteneva", si legge in una lettera dei responsabili.
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Prolungata la costudia cautelare per Patrick George Zaky

Lo studente dell'Università di Bologna è stato arrestato l'8 febbraio. Custodia cautelare confermata per altri 15 giorni. Prossima udienza fissata per il 7 marzo.

Patrick George Zaky resta in cella, per almeno altri 15 giorni. A deciderlo è stato il tribunale di Mansura, in Egitto, sul delta del Nilo. Arrestato l’8 febbraio con accuse di propaganda sovversiva, lo studente di 27 anni dell’Università di Bologna ha provato a difendersi. «Non ho mai scritto i post su Facebook per i quali mi accusano di propaganda sovversiva», ha detto il ricercatore egiziano in aula. Alla domanda del giudice: «È tuo l’account?», Zaky ha risposto di «no».

«IN BUONE CONDIZIONI»

Il Procuratore ha ascoltato i legali di Patrick sostenere nuovamente «l’infondatezza delle accuse e i vizi di forma» dell’arresto a loro avviso preceduto da un sequestro delle forze di sicurezza all’aeroporto del Cairo e da falsi nelle verbalizzazione, si è appreso da una fonte informata a margine dell’udienza. «Patrick ha detto di essere in buone condizioni e di non subire maltrattamenti» in carcere, ha riferito ancora la fonte. Circa l’account, il giovane ha ribadito che quello su cui si basa l’accusa ha tre nomi mentre quello che lui curava solo due («Patrick George», senza il patronimico «Zaky»). Fra l’altro ha sottolineato di voler «continuare gli studi» a Bologna.

AMNESTY: «UNA DECISIONE CRUDELE»

«È una decisione crudele e non necessaria, perché non c’è alcuna possibilità di inquinare prove o di modificare il corso delle indagini», ha detto Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International in Italia. Si apre «lo scenario peggiore», ha detto Noury, «la mobilitazione sarà lunga». Il rinnovo della custodia cautelare in carcere per altri 15 giorni, per prolungare le indagini sul caso di Zaky, è lo scenario «peggiore», nel senso che questi rinnovi potranno andare avanti anche per mesi. «Una decisione brutta e crudele», ha aggiunto Noury, «che non fermerà la mobilitazione per chiedere il suo rilascio. L’appello è quello di rimanere tutti quanti mobilitati, di andare avanti così. Amnesty sta studiando nuove iniziative. Pensiamo che davanti a noi si apre una campagna di medio periodo che può durare anche mesi. Ognuno faccia la sua parte fino in fondo». La prossima udienza è fissata al 7 marzo. Lo rende noto l’avvocato della sua famiglia.

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Chico Forti, l’Italia si muove: Di Maio chiama ambasciatore italiano a Washington


Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio ha sentito oggi in videoconferenza l'ambasciatore italiano a Washington, Armando Verricchio per il caso Chico Forti. Enrico Forti, Chico, oggi 60 anni di cui 21 nelle carceri USA, è stato condannato dal Tribunale di Miami per l'omicidio di Dale Pike, ucciso il 28 febbraio 1998 e ritrovato cadavere 24 ore dopo sulla spiaggia di Sewer Beach. Da 20 anni si professa innocente.
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Morto a Wuhan Peng Yinhua, medico eroe che aveva rinviato le nozze per sconfiggere il Coronavirus


Il Coronavirus ha fatto una nuova vittima tra il personale medico di Wuhan: si tratta di Peng Yinhu, 29 anni, che aveva già rinviato le sue nozze, in programma durante il Capodanno cinese, per poter rimanere nella città epicentro dell'epidemia e aiutare i colleghi a curare i pazienti. Si tratta del sesto medico deceduto dall'inizio dell'emergenza Covid-19.
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Ucraina, attaccati bus di rimpatriati dalla Cina: “Falsa email ha scatenato psicosi coronavirus”


Proteste e violenza in Ucraina contro l'arrivo di un gruppo di persone provenienti dalla città cinese di Wuhan. Alcuni bus sono stati attaccati con lanci di pietre dalla folla. Alla base forse una falsa email del ministero della Salute secondo il quale i rimpatriati, in realtà tutti negativi ai test, avrebbero contratto il coronavirus.
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Beve un bicchiere di urina al giorno: “Mi ha guarito dalla depressione e mi fa sembrare più giovane”


Harry Matadeen, 32enne inglese, ha iniziato a praticare l'urinoterapia quattro anni fa. In quel periodo si sentiva “depresso e fisicamente malandato". Oggi dice di essere più sano, più felice e più intelligente e afferma che viene scambiato per uomo di 20 anni. Ha scritto due libri sulla terapia dell'urina invecchiata: "È la medicina più potente di cui disponiamo".
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