“Volevo il Camino Real, chiesi aiuto a Ernesto Sica”

di Pina Ferro

Sabino De Maio si era rivolto al sindao Ernesto Sica affinchè intercedesse sul dissequestro di un locale notturno ubicato sulla litoranea di Pontecagnano. Ad ammetterlo, ieri pomeriggio, nel corso del processo Perseo, è stato il collaboratore di giustizia, un tempo aaffiliato al clan Pecoraro – Renna, rispondendo ad una domanda formulata dall’avvocato Michele Sarno (difensore di Antonio Anastasio) Sabino De Maio, in videoconferenza nelle vesti di teste, nel corso del controesame portato avanti dall’ avvocato Sarno e dal legale di Enrico Bisogni, Luigi Gargiulo. “Lei ha mai conosciuto Ernesto Sica o ha avuto rapporti con lui?” ha chiesto l’avvocato Sarno al collaboratore di giustizia il quale rispondendo ha spiegato. «Si ho conosciuto Ernesto Sica in una occasione ben precisa. Avevo dei problemi da risolvere e che riguardavano degli affari che intendevo portare avanti». Il contatto con Ernesto Sica sarebbe avvento quando egli era sindaco (2010/2011). «C’era un locale sulla litoranea che mi interessava e che era sotto sequestro – ha spiegato De Maio – Sapevo che Sica poteva fare qualcosa così, lo feci contattare da Sante Sica in modo da avere un incontro e capire cosa poteva essere fatto e in che modo procedere». «Ernesto Sica sapeva bene io chi fossi – ha aggiunto De Maio rispondendo ad un altro quesito dell’avvocato Sarno – non vi è stata alcuna difficoltà, ci siamo visti un giorno in un ricovero per anziani di proprietà di Sante Sica. Abbiamo parlato della questione e successivamente ci siamo salutati». Il locale a cui era interessato Sabino De Maio era il Camino Real, sequestrato anni addietro». “E’ mai stato contattato per influenzare in qualche modo le elezioni?” ha incalzato Sarno. Secco e deciso il no pronunciato dal collaboratore di giustizia assistito in aula dall’avvocato Danilo Laurino. Sabino De Maio ha risposto a tutte o quasi le domande dei due legali. Oggi, collegato in videoconferenza il collaboratore è apparso molto meno sicuro delle altre volte. A diverse domande ha risposto affermando “se il pm mi dice che posso”. Pobabilmente l’incertezza di ieri era dovuta a qualche timore di poter in qualche modo violare il segreto istruttorio. Il collaboratore di giustizia ha parlato per circa due ore ricostruendo fatti e circosanze relative sia alla sua detenzione che ai periodi di affiliazione al clan Pecoraro – Renna. Sempre ieri la Corte ha incaricato tre periti di trascrivere le intercettazioni ambientali, prodotte dal pubblico ministerop Marco Colamonici nella scorsa udienze, relative ai colloqui avuti da Enrico Bisogni in carcere con i familiari e durante le quali pare abbia ammesso di essr stato lui a sostenere le spese legali dei detenuti affiliati al suo sodalizio criminale e pare che addirittura suggerisse i nomi degli avvocati da far nominare. La prossima udienza è stata fissata per il 12 novembre sempre alle ore 15. In quella data sarà setito come teste il militare che ha effettuato le indagini che poi hanno portato all’arresto degli imputati.

LA RIVELAZIONE: “Volevo uccidere uno dei Bisogni e Mogavero”

Sabino De Maio voleva uccidere uno dei gemelli Bisogni e Francesco Mogavero. Il collaboratore di giusizia lo ha tranquillamente ammesso dinanzi alla Corte spiegando che aveva grossi rancori nei confronti di questi in quanto non lo avevano sostenuto durante il periodo della sua latitanza nel 2012. «Non mi hanno aiutato, da loro non ho avuto nessun appoggio. Non mi informavano di nulla. Facevano tutto loro». Quel particolare momento segna la rottura dei rapporti tra i gemelli e Sabino De Maio il quale ha anche tenuto a precisare “si interruppero i rapporti con Bisogni e Mogavero ma non con il clan Pecoraro – Renna”. Oggi De Maio dice di non avere alcun rancore nei riguardi di nessuno di loro anche se poco prima parlando della detenzione avuta con Enrico Bisogni nel carcere di Salerno (stessa sezione) ha affermato sì di aver parlato con lui il quale però nella sua mente l’ha sempre considerato un nemico.

LA RIVELAZIONE:“Facevo pedinare De Martino, faceva parte dell’altro gruppo”

Durante la detenzione ai domiciliari Sabino De Maio non ha mai smesso di avere contatti con i solidali o soggetti legati alla criminalità. E’ stato lui stesso ad ammetterlo rispondendo ad uno specifico quesiti posto dal pubblico ministero Marco Colamonici il quale ha chiesto al collaboratore di giustizia se durante la detenzione domiciliare aveva la possibilità di incontrare soggetti coinvolti in attività criminali. «Tutti i giorni – ha affermato Sabino De Maio – Ho anche partecipato alla comunione del figlio di Francesco Mogavero mentre mi trovavo sottoposto all’obbligo di dimora. Solamente quando sono stato detenuto nei penitenziari di Melfi, Lanciano, Bellizzi Irpino non ho mai avuto contatti con questi soggetti mentre ai domiciliari e nel carcere di Salerno sì». Sabino De Maio ha anche raccontato di aver conosciuto in carcere Maurizio De Martino anche se vi è stato un periodo che pur non conoscendolo aveva dato disposizione che venisse pedinato in quanto faceva parte del gruppo dei Bisogni. «Lo pedinavamo per vedere i suoi movimenti perchè faceva parte dell’altro gruppo quello di Sergio e sapevamo che questi volevano fare qualcosa contro di noi così lo seguivamo per capire e per anticipare le mosse». Insomma volevano giocare d’anticipo.

Quei saluti nel carcere di Novara tra Pasquale Renna ed Enrico Bisogni

Pasquale Renna e Enrico Bisogni nel carcere di Novara, dove entrambi erano al regime del 41bis, si sarebbero più volte salutati contravvenendo al regolamento. Per tale motivo i due sarebbero anche stati sottoposti a provvedimento disciplinare. E’ quanto affermato dal Pubblico Ministero Marco Colamonici ad apertura dell’udienza di ieri del processo Perseo. Un particolare evidenziato dalla Pubblica accusa al fine di evidenziare che il clan Pecoraro – Renna opera in continuità. Il verbale disciplinare a carrico dei due deenuti è stato presentato alla Corte dal Pm chiedendo che venisse messo agli atti. Una richiesta che ha scatenato la rabbia dell’avvocato di Enrico Bisogni, Luigi Gargiulo il quale siè fermamente opposto alla richiesta. Su tale punto è intervenuto anche lo stesso imputato Enrico Bisogni che colegato in videoconferenza dall’istituto di pena dove si trova detenuto ha chiesto di poter fare delle dichiarazioni. Nel prendere la parola Enrico Bisogni ha sottolineato che non ha rapporti con Pasquale Renna in quanto il vertice dell’omonimo clan camorristico operante nella Piana del Sele e nei Picentini è detenuto in una sezione diversa dalla sua. «Poi, – ha sottolineato Enrico Bisogni .- il saluto fa parte di educazione». Poi ha aggiunto preisando di non essere stato mai sottoposto ad alcuno procedimento disciplinare nelo carcere di Novara. Al termine della dichiarazione resa dal detenuto, la Corte ha acquisito il verbale prodotto dal pubblico ministeo Marco Colamonici, tra le polemiche degli avvocati Gargiulo e Sarno.Secondo il regolamento vigente i detenuti sottoposti al regime del 41 bis non possono in alcun modo avere contatti tra di loro e quindi neppure scambi di battute o altro. Enrico Bisogni, affiliato al clan Pecoraro Renna e reggente dello stesso avrebbe costituito un clan nel clan. Praticamente a seguito della scissione con Sabino De Maio all’interno del sodalizio Pecoraro Renna si sarebbero costituite due associazioni criminali, una con al vertice da una parte i fratelli Bisogni e Francesco Mogavero e dall’altra Sabino De Maio.

Quei litigi tra Bisogni e Mogavero

Su alcune estorsioni organizzate da Mogavero e da Enrico Bisogni pare che quest’ultimo non fosse d’accordo sulle modalità che Mogavero volesse porre in essere. A sottolinearlo il collaboratore di giustizia il quale ha parlato di due estorsioni che avrebbero visto Mogavero e Bisogni contrapposti. Negli altri casi pare che il tutto veniva sempre concordato da entrambi e che anche quando Mogavero, a seguito dell’arresto degli altri solidali agiva con maggiore autonomia faceva sempre capo a Bisogni. Insomma il collaboratore continua ad essere un fiume in piena anche se, nella giornata di ieri, in qualche occasione ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere. In ogni caso non ha lesinato di fare alcuni nomi di solidali alla sua organizzazione, quella a cui ha dato vit a seguito della scissione con i gemelli Bisogni. Poi ha parlato in maniera veloce dell’agguato subito quando era deetenuto ai domiciliari. All’epoca aveva un permesso di lavoro dalle 7 di mattina fino alle 13,30. Dopo quell’ora non poteva più uscire. Era il giorno precedente al suo arresto, nel 2015, quando fu vittima di un agguato avvenuto sotto la sua abitazione di Montecorvino. Molte delle dichiarazioni rese da Sabino De Maio sono ancora coperte al segreto e non ancora depositate ai magistrati che le hanno raccolte. Sicuramente saranno rese note man mano che verranno celebrati i procedimenti penali. Grazie alle dichiarazioni di Sabino De Maio si stanno ricostruendo gli scenari e gli affari del clan Pecoraro Renna operante nella Piana del Sele e nel coprensorio dei Picentini.

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Pontida 2019,numeri da record ma flop salernitano Ernesto Sica: “Una grande emozione e forte partecipazione”

di Erika Noschese

Nessun autobus, in partenza da Salerno, per la Lega locale in occasione del grande raduno leghista in programma, fino ad oggi, a Pontida. Tanti i militanti del partito guidato a livello nazionale dall’ex ministro degli Interni Matteo Salvini che hanno raggiunto la festa della Lega con mezzi propri. Grande assente il segretario provinciale Mariano Falcone, segno forse che le polemiche interne al partito locale hanno in qualche modo distrutto quel senso di unità che li ha portati a raggiungere risultati inaspettati alle scorse elezioni. Presente, invece, l’ex sindaco di Pontecagnano Faiano Ernesto Sica che, per il secondo anno consecutivo, non ha perso l’occasione di incontrare il leader della Lega. «Un grandissimo entusiasmo, sono in compagnia del sindaco di Roscigno e sono tanti anche i partecipanti da Salerno», ha dichiarato Ernesto Sica. Solo lo scorso anno la Lega Salerno ha fatto registrare numeri da record con numerosi bus provenienti da tutta la provincia di Salerno. Quest’anno qualcosa sembra essere andato storto con le scorse elezioni europee che sembrano aver spaccato in due il partito guidato, a livello provinciale, proprio da Falcone. Intanto, sembra essere ancora in stand by la campagna tesseramento 2019 che doveva avviarsi proprio agli inizi del mese di settembre.

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