Dopo aver ‘abiurato’ Gramsci Renzi lasci stare anche Berlinguer

Nella sede di Roma di Italia Viva è stato tolto il ritratto dell'intellettuale comunista perseguitato dai fascisti. I renziani ora rinuncino anche a quello del segretario del Pci, evitando così di sfregiare ulteriormente la cultura della sinistra.

Non bisogna sempre parlar male di Matteo Renzi. Lunedì 10 febbraio ha fatto una cosa buona. Con Teresa Bellanova ha deciso di togliere il ritratto di Antonio Gramsci dalla sede della nuova sezione di Italia Viva di Roma, che un tempo era del Pd e prima ancora del Pci.

Se Renzi e Bellanova vogliono fare un lavoro pulito dovrebbero farmi la cortesia, non chiedo molto, di togliere anche il ritratto di Enrico Berlinguer. Il Pantheon definisce una forza politica.

Togliere Gramsci ha un significato profondo. In primo luogo definisce la caratura culturale del partito e dei suoi dirigenti. È del tutto evidente che nessuno di loro ha mai letto Gramsci. Sono rimasti al manuale Cencelli. In secondo luogo c’è in Gramsci, ma non vi annoio con riferimenti teorici, una interpretazione dei fenomeni di degenerazione parlamentare in cui il renzismo si incastona perfettamente.

BERLINGUERA ERA UN VERO COMUNISTA

Non capisco come possano, lui, la Bellanova e la fanfaniana Maria Elena Boschi, mantenere il ritratto di Enrico Berlinguer. In primo luogo era il segretario del Pci era una persona moralmente ineccepibile. E ho detto tutto. In secondo luogo dichiarò che sarebbe voluto morire, come poi tragicamente avvenne, con gli ideali di gioventù mentre ad esempio la Bellanova morirà, spero fra cent’anni, con gli ideali dei suoi avversari di gioventù. In terzo luogo Enrico era comunista. Molti cercano di oscurare questo dato, anche gli apologeti. Berlinguer non era un socialdemocratico camuffato, un socialista che non poteva dirsi tale.

Era un leader della seconda generazione del Pci ossessionato dalla fragilità democratica della Repubblica

No, Berlinguer era un comunista italiano, con i pregi e i difetti del comunismo italiano. Era un leader politico ossessionato dal terrore dell’agguato golpista e fascista. La riflessione sul Cile non colpisce solo per il “compromesso storico”, ma soprattutto per l’idea che non si possa governare con 51%. Era cioè un leader della seconda generazione del Pci ossessionato dalla fragilità democratica della Repubblica e per questo in linea con tutte le intuizioni di Palmiro Togliatti, dal partito di massa al dialogo con i cattolici. Tutto si doveva fare per salvaguardare la democrazia. Per questo comunismo italiano e democrazia sono stati in simbiosi.

RENZI, BOSCHI, BELLANOVA NON C’ENTRANO NULLA CON IL SEGRETARIO PCI

Piaccia o no è una figura della “nostra” storia. Che cosa c’entrano con lui Renzi, privo di ideali anche nel cattolicesimo democratico, la Boschi fanfaniana (Amintore Fanfani fu un grande personaggio della Dc che avrebbe meritato una erede migliore) e la Bellanova, tipico esempio di trasformismo meridionale per questo suo passare da un leader al suo opposto, da un partito al suo avversario, dall’ecologia alla agricoltura trumpizzata? Togliete Berlinguer, non fate questo nuovo sfregio alla nostra storia. So bene che i ritratti sono di tutti. Il “Che” è un mito anche per molti ragazzi di destra. Ma sono ragazzi che sognano l’eroismo, non una poltrona di sottogoverno.

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