Nomine pubbliche, l’irritazione di Descalzi e Starace

Malumori dell'ad di Eni per la il cda uscito dalle trattative dei partiti, in particolare per le correnti M5s, dove non ha alcun sostenitore. Il numero uno di Enel invece è preoccupato dall'attivismo del neo presidente Crisostomo.

Ferma la giostra delle nomine nelle società pubbliche, cominciano a profilarsi le prime conseguenze delle scelte fatte dal Mef e dai partiti. Sono due i fronti più caldi: Eni ed Enel. Già in fortissima fibrillazione per il crollo del prezzo del petrolio, e la conseguente perdita di quasi 3 miliardi nel primo trimestre 2020, all’Eni il riconfermato amministratore delegato (terzo mandato) Claudio Descalzi non è per nulla contento del cda uscito dal frullatore delle trattative dei partiti e, soprattutto, delle correnti dei cinque stelle, dove non può contare su alcun sostenitore.

Di questo risultato il numero uno della società petrolifera accusa l’uomo che aveva scelto come suo ambasciatore nei palazzi della politica: Claudio Granata. Forte di un mandato fiduciario assoluto e di un rapporto personale a prova di bomba – che ha resistito anche dopo che il braccio destro di Descalzi aveva subito diversi inciampi – Granata aveva fatto patti non solo con il Pd, che li ha rispettati assicurando fino in fondo la sua copertura a Descalzi per una riconferma che non era affatto scontata, ma anche con alcuni settori dei pentastellati, a cominciare dalla corrente milanese capitanata da Davide Casaleggio e Stefano Buffagni.

Il risultato è stato però la nomina di Lucia Calvosa a presidente, che risponde a logiche private (è amica di Cinzia Monteverdi, ad del Fatto quotidiano, cui era stata presentata da Flavio Cattaneo, conosciuto durante la breve esperienza del manager alla testa di Tim) e di potere (Marco Travaglio), che certo non ha fatto piacere a Descalzi, il quale teme sia una vera e propria gatta da pelare. Inoltre, nel palazzone dell’Eur sono molti i dirigenti convinti che per la sua riconferma sia stata chiesto a Descalzi di giubilare Granata. Vedremo nelle prossime settimane.

IN ENEL POSSIBILI SCINTILLE TRA STARACE E CRISOSTOMO

Problemi non diversi in Enel. L’amministratore delegato Francesco Starace ha lungamente puntato i piedi per difendere la riconferma a presidente di Patrizia Grieco, con la quale ha instaurato un rapporto di amicizia saldissimo. Ha così insistito, Starace che a un certo punto, come ha raccontato Lettera43, ha persino rischiato che gli venisse dato il benservito. Poi è riuscito a ottenere il terzo mandato, ma al prezzo di veder sedere sulla poltrona che era della Grieco, cui nel frattempo è stato offerto il salvagente della presidenza di Mps, una personalità forte come l’avvocato milanese Michele Crisostomo, gentile nei modi ma duro nella sostanza, che ha tutta l’intenzione di non andare negli uffici romani di viale Regina Margherita a fare la bella statuina. Tant’è vero che Crisostomo ha già fatto un giro di contatti con gli altri membri del cda con il chiaro intento di costringere Starace, talmente abituato a comandare senza rispondere a nessuno che in azienda viene definito Napoleone, a venire a più miti consigli. Si attendono scintille, specie quando si dovrà decidere la riorganizzazione della prima linea dei dirigenti, ritenuta troppo debole, a cominciare dal numero uno di Enel Italia, Carlo Tamburi.

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Per Terna c’è Donnarumma, Simioni all’Enav

Conferma per gli ad di Poste, Eni, Leonardo ed Enel. Ipotrsi Carta alla presidenza di Leonardo e Luisa Calvosa all'Eni.

La maggioranza ha trovato la quadra sulle prime nomine per le partecipate, anche se manca ancora un accordo sulle presidenze. Intanto come anticipato da Reuters c’è la conferma per gli ad di Poste, Eni, Leonardo ed Enel e poi l’arrivo di Stefano Donnarumma alla guida di Terna e di Paolo Simioni all’Enav.

Il presidente dell’Atac Paolo Simioni, prima della conferenza stampa: L’Atac del futuro riparte con te, Roma, 18 settembre 2018. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Per le presidenze le trattative sono ancora in corso, ma si andrebbe sul nome di Luciano Carta, ora a capo dell‘Aise, per Leonardo e Luisa Calvosa all’Eni. Si starebbe discutendo ancora su Poste e sui componenti dei cda, con l’obiettivo di chiudere un accordo complessivo entro il weekend.

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Nomine, fumata nera ma tanti nomi sul piatto

Stamattina riunione della maggioranza. Pd conservativo, 5 Stelle scatenati. Verso la riconferma Starace in Enel e Descalzi in Eni. Per le presidenze in pole, rispettivamente, Bernabè e De Gennaro. In Leonardo quasi certo l'arrivo di Carta dall'Aise. In caso il ceo Profumo saltasse, tra i candidati Caio, Donnarumma, Ferraris. Con l'incognita Altavilla. Tutte le caselle aperte.

È finita con una fumata nera anche la riunione nella mattinata del 14 aprile per la scelta dei prossimi vertici delle società partecipate dallo Stato. E, d’altra parte, nessuno si aspettava un accordo a sette giorni dalla scadenza della presentazione delle liste.

Come capita più o meno dall’inizio del Conte bis, fino all’ultimo M5s e Pd si scontreranno. I primi chiedono un ricambio profondo, gli altri la conferma di tutti gli amministratori delegati.

Finirà con una mediazione, come si confà a un governo di coalizione che ha tra i suoi azionisti il M5s al 50%, il Pd al 30%, i renziani al 15% e LeU al 5%. Vediamo allora casella per casella cosa è sul tavolo del comitato composto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro, dal ministro ai Beni Culturali Dario Franceschini, dal viceministro all’Economia Antonio Misiani. E, last but not least, Maria Elena Boschi per i renziani di Italia viva.

LE ROSE DEI CANDIDATI

ENEL. Conferma scontata per l’attuale ad Francesco Starace, che nel gioco delle attribuzioni sarà assegnato in quota Renzi (che lo avrebbe voluto in Eni). Alla presidenza si fa largo l’ipotesi di Franco Bernabè, grande amico di Casaleggio padre.

ENI. Anche qui nessuna novità per il capoazienda, Claudio Descalzi, che si è conquistato l’appoggio del Pd e del premier Giuseppe Conte grazie alla sua costante consulenza di politica estera. Alla presidenza circola con insistenza il nome del prefetto Gianni De Gennaro, ora in Leonardo, che dovrà garantire il governo verso le procure che hanno messo Eni nel mirino.

Alessandro Profumo.

POSTE. Matteo Del Fante, che piace a Renzi ma anche ai 5 stelle, grazie al grande supporto dato dalla sua azienda al reddito di cittadinanza, resta al suo posto. Alla presidenza il Pd spinge per Alessandro Profumo, ammesso che l’ex banchiere si sottragga alla regola della riconferma degli ad, per via della pletora di appetiti che si addensa su Leonardo.

LEONARDO. Per l’ex Finmeccanica la pattuglia dei pretendenti non è certo smilza. Quasi sicura la casella della presidenza per Luciano Carta, direttore dell’Aise e apprezzato generale della Finanza. Per l’ad, se non venisse confermato Profumo, molti i nomi che girano. Da Francesco Caio, attuale presidente di Saipem, a Stefano Donnarumma, ora in Acea, ma con un trascorso anche nel mondo dell’industria (Bombardier, etc). Da Luigi Ferraris, ad di Terna, con una lunga precedente esperienza di Cfo in Enel e Poste a Giuseppe Giordo, spinto dai grillini e ben visto anche da Renzi. Giordo, attualmente direttore generale della divisione navi militari di Fincantieri, è già stato in Finmeccanica come capo di Alenia, per poi passare alla concorrente cecoslovacca Aero Vodochody Aerospace perché entrato in rotta di collisione con l’allora ad Mauro Moretti. Tra le possibili sorprese anche Alfredo Altavilla, ex braccio destro di Sergio Marchionne in Fca e ora consigliere in Tim.

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Francesco Caio (Ansa)

TERNA. Il Mef insiste per la conferma di Luigi Ferraris al vertice della società che gestisce la rete elettrica, al suo primo mandato. Ma Fraccaro gioca anche qui la carta Donnarumma, manager che gode della sua stima. Nel caso succedesse, per Acea si è fatto avanti l’ex ad della municipalizzata milanese A2A Luca Valerio Camerano. Alla presidenza, finita l’era di Catia Bastioli, potrebbe arrivare Lucia Calvosa, docente all’università di Pisa e consigliere d’amministrazione indipendente di Tim.

ENAV. Lotta in corso anche per la società quotata del trasporto aereo. L’ad Roberta Neri è stimata dalle parti del ministro Roberto Gualtieri e del mondo dalemiano, ma nessuno crede ce la farà. Il M5s rivendica la poltrona per un suo uomo. Sarà Paolo Simioni, che guida ora la disastrata Atac? Qualcuno sussurra che potrebbe essere un giovane emergente gradito dalle alte sfere militari.

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Il virus non ferma le nomine: Eni e Leonardo i casi più controversi

CORRIDOI. Nella società del Cane a sei zampe, continua l'ostracismo M5s verso Descalzi. L'alternativa potrebbe essere Cao, ma il barometro pende ancora per la riconferma dell'attuale Ceo. Mentre in ex Finmeccanica la poltrona di Profumo è insidiata da Caio, presidente Saipem.

Tutto congelato, ma non troppo. Il governo, tutto concentrato sulle modalità con cui affrontare l’emergenza virus, un occhio all’Europa l’altro ai delicati equilibri interni, non ha accantonato il capitolo nomine pubbliche, ovvero i vertici delle più importanti società partecipate, le cui assemblee erano state rinviate di 45 giorni per l’insorgere della pandemia.

E dalla riconferma in toto degli amministratori uscenti, si è invece passati a una scelta più selettiva.

I lavori sono in corso, quindi niente è stato deciso, ma l’atteggiamento delle ultime ore racconta dell’intenzione di cambiare tutti i presidenti, e lasciare al loro posto i capi azienda. Con due eccezioni che destano ancora incertezza: Leonardo e Eni.

IN LEONARDO LA POLTRONA DI PROFUMO INSIDIATA DA CAIO

È sulla società ex Finmeccanica, ora guidata da Alessandro Profumo, che all’interno dell’esecutivo serpeggiano le maggiori divisioni. A insidiarne la poltrona un altro McKinsey boy, scuola cui Profumo appartiene, ovvero Francesco Caio, attualmente presidente di Saipem. Caio, che ha guidato le Poste ai tempi del governo Renzi entrando ben presto in rotta di collisione con l’ex premier, si sta spendendo molto per sostituire il suo collega e amico. Profumo sconterebbe anche un rapporto non proprio cordiale con uno dei principali partner di Leonardo, il gruppo americano Lockheed Martin, e in particolare con il suo nuovo presidente e Ceo James Taiclet. Gli americani, da tempo in forte tensione con gli italiani per via del discusso programma di acquisto dei caccia F35, avrebbero discretamente fatto capire al governo italiano che un cambio al vertice sarebbe gradito.

ENI, CONTINUA L’OSTRACISMO M5S VERSO DESCALZI

L’altro caso oggetto di discussione interna è Eni, dove da sempre i 5 stelle hanno mostrato forte ostracismo verso l’attuale ad Claudio Descalzi. Il cacciatore di teste, ovvero la foglia di fico attraverso cui formalmente il nome o i nomi devono transitare, avrebbe indicato al Mef un’unica alternativa possibile, quella di Stefano Cao, attuale ad di Saipem e per molti anni direttore generale della divisione Exploration and Production del cane a sei zampe (a succedergli in quell’incarico nel 2008 fu proprio Descalzi). Ma, a tutt’oggi, il barometro pende ancora per una riconferma dell’attuale ad. Infine, altro dossier sul tavolo dell’esecutivo, quello di Alitalia. Per la compagnia aerea nazionalizzata serve un capoazienda. Così che è stato preliminarmente dato a un altro cacciatore di teste, la società Key2People, l’incarico di redigere una prima lista.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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Le trame di Di Battista per affondare Descalzi in Eni

Ci sarebbe l'ex parlamentare-reporter dietro l'interrogazione presentata da cinque grillini contro la riconferma del manager. E sempre a lui farebbero riferimento i circa 20 eletti pronti a passare col centrodestra. Che stanno logorando sia Conte sia il Movimento stesso.

C’è Alessandro Di Battista dietro i parlamentari pentastellati (Giovanni Vianello, Raphael Raduzzi, Paolo Ficara, Luciano Cillis e Luca Sut) che attraverso un’interrogazione rivolta a Giuseppe Conte e alcuni ministri hanno chiesto lumi sull’eventuale riconferma per il terzo mandato di Claudio Descalzi al vertice dell’Eni, giudicandola una sciagura peggio del coronavirus.

LA PATTUGLIA DEI GRILLINI “RESPONSABILI”

Ne sono convinti quei dirigenti dei 5 stelle che hanno visto con raccapriccio l’imboscata preparata a Nicola Grimaldi, candidato (vicino a Luigi Di Maio) a succedere a Carla Ruocco alla presidenza della commissione Finanze della Camera. Grimaldi, infatti, è stato battuto da Raffaele Trano, eletto con i voti del centrodestra grazie al lavoro di cecchinaggio di alcuni franchi tiratori. Chi sono? A quanto pare appartengono alla squadra dei grillini cosiddetti “responsabili”, una ventina di parlamentari (tra Camera e Senato) che sarebbero pronti a passare armi e bagagli con il centrodestra. E che stanno logorando sia Conte sia il movimento. Orchestrati appunto da Di Battista.

LEGGI ANCHE: Mps, i grillini divisi fanno muro su Selvetti

Lo stesso che di ritorno dall’Iran, un Paese dove l’epidemia di coronavirus è fortissima, se ne è andato in Serbia nell’affollatissimo stadio di Belgrado per vedere una partita di calcio. E lo stesso che su Facebook, non più tardi del 26 febbraio, ha elencato una serie di emergenze che non suscitano lo stesso allarme del Covid-19, eppure non sono meno gravi. Per esempio, ha scritto Dibba, «ogni anno nel mondo circa 1.000 persone vengono folgorate dai fulmini. Dal 2002 a oggi i fulmini hanno ucciso 18 mila persone. Presto da Lidl venderanno parafulmini portatili… va fermata questa strage!». Così, giusto per capire il tipo.

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Scaroni ed Eni assolti in Appello per il caso Saipem-Algeria

Revocata anche la confisca di 197 milioni di dollari a carico della società partecipata.

Il fatto non sussiste. La Corte d’Appello di Milano ha assolto l’ex amministratore delegato di Eni e attuale presidente del Milan, Paolo Scaroni, per il caso delle presunte tangenti in Algeria che riguardavano Saipem. Scaroni era stato assolto anche in primo grado.

Assolti anche la compagnia petrolifera e tutti gli altri imputati, inclusi i manager Saipem e la stessa partecipata. I giudici hanno inoltre revocato la confisca di 197 milioni di dollari a carico di Saipem, che per i pm rappresentava l’equivalente del prezzo del reato ipotizzato: corruzione di esponenti del governo algerino in cambio di concessioni petrolifere.

In Appello è stata dunque parzialmente ribaltata la sentenza con cui il Tribunale di Milano, nel settembre del 2019, aveva condannato Saipem e i suoi manager: l’ex presidente e amministratore delegato Pietro Tali, l’ex direttore operativo in Algeria Pietro Varone e l’ex direttore finanziario Alessandro Bernini. In primo grado erano stati condannati anche tre imputati di cittadinanza algerina, tra cui Farid Bedjaoui, ritenuto uno degli intermediari delle presunte tangenti.

La Corte ha infine dichiarato inammissibile l’appello proposto dalla procura nei confronti di Eni. E ha confermato la sentenza assolutoria di primo grado per Scaroni e per l’ex manager del gruppo di San Donato, Antonio Vella. Le motivazioni saranno depositate entro 90 giorni.

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Eni, l’accoppiata Bernabè-Mondazzi punta al dopo Descalzi

L'ex ad del Cane a sei zampe mira a chiudere la carriera come presidente. E siccome è un abile tattico, ha pensato di formare un ticket con l'attuale Cfo in vista delle nomine di aprile.

Più scricchiola la poltrona di amministratore delegato Eni di Claudio Descalzi, e più si considera chiuso il capitolo della presidenza di Emma Marcegaglia, più si lavora a cordate e cordatine per la nomina dei vertici della più importante società italiana, prevista per aprile (l’assemblea è già stata programmata a metà maggio). 

I PIANI DI BERNABÈ PER IL CANE A SEI ZAMPE

L’ultimo colpo a Descalzi è arrivato da un articolo del solitamente bene informato Luigi Ferrarella per il Corriere della Sera, in cui si (ri)parla dei conflitti di interesse ai vertici di Eni che tirano in ballo la moglie di Descalzi, la principessa congolese Marie Madeleine Ingoba, in quanto azionista insieme con il monegasco Alexander Haly della società lussemburghese Cardon, controllante (via trust neozelandesi ubicati a Cipro) di sei società fornitrici di servizi navali a Eni per 300 milioni nel periodo 2007-2018. E questo ha invogliato Franco Bernabè, 71 anni, a scaldare i motori. Non perché punti direttamente al posto di Descalzi – l’amministratore delegato dell’Eni lo ha già fatto, non casualmente nel 1992, l’anno di inizio di Mani Pulite – ma perché è interessato a chiudere la carriera come presidente dell’Eni. E siccome è un abile tattico, ha pensato di formare un tandem con un manager che punti a sedersi sulla poltrona di amministratore delegato. La scelta è caduta su chi da sette anni è Chief Financial Officer della compagnia petrolifera: Massimo Mondazzi.

MONDAZZI È IN ENI DAL 1992

Nato a Monza nel 1963, laureato in Economia alla Bocconi, Mondazzi è entrato in Eni proprio nel 1992, in coincidenza con l’ascesa di Bernabè, lavorando prima nell’area Amministrazione e Controllo del settore Esplorazione e Produzione, e poi arrivando a coprire la posizione di direttore Pianificazione e Controllo del gruppo, per poi tornare nella divisione Esplorazione e Produzione come Executive vice president per Asia centrale e Far East. Riuscirà la coppia Bernabè-Mondazzi a tornare tale in Eni? La corsa è cominciata.

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Giacimento dell’Eni chiuso in Libia a causa dei combattimenti

Attività sospese a El Feel. Le forze fedeli al premier Sarraj e quelle del generale Haftar si stanno scontrando nel Sud del Paese.

Il giacimento di El Feel della joint venture Mellitah Oil and Gas, nel Sud della Libia, è stato chiuso a causa dei combattimenti in corso tra le forze fedeli al governo di Tripoli, presieduto dal premier Fayez al-Sarraj, e quelle del generale Khalifa Haftar.

Il giacimento è gestito dall’Eni e dalla Noc, la compagnia petrolifera nazionale libica. Le attività saranno sospese fino al termine delle operazioni militari.

La Noc non ha segnalato danni a cose o persone e ha fatto sapere che i dipendenti del giacimento «sono al sicuro, ma non possono riprendere i loro normali compiti».

El Feel ha una produzione giornaliera stimata in circa 70 mila barili di petrolio. Sabha, la città nei pressi della quale si trova, dista 650 km in linea d’aria da Tripoli.

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