Caldoro su Ruggi: «Era il caso di pensare ai posti letto no a realizzare un nuovo ospedale»

di Andrea Pellegrino

E’ stato il primo a richiedere l’arrivo di un commissario sul modello Bertolaso. Ed ora ribadisce il suo concetto. Stefano Caldoro, già presidente della Regione Campania ed attuale consigliere regionale d’opposizione spiega le sue proposte, non senza evidenziare difficoltà ed errori compiuti nell’ambito dell’emergenza Coronavirus. Quanto all’idea di nuovo “Ruggi” a Salerno, Caldoro rincara: «Non era e non è il momento di arricchire i soliti noti ma di dare risposte ai cittadini. Durante il mio mandato abbiamo immaginato e realizzato circa 800 posti in più nel sistema campano, bisognava seguire questa strada».

Presidente Caldoro partiamo dall’ultima lettera di De Luca, secondo lei andava resa pubblica – per quanto condivisibile – sulle mancate attrezzature?
«Abbiamo raccolto il grido d’allarme del Presidente. Lo abbiamo letto anche come un atto di debolezza rispetto alle difficoltà ed abbiamo invitato il Governo a nominare un commissario che possa affiancare la Regione. Quanto all’invio del materiale la Protezione civile ha già, in queste ore, ricordato gli interventi fatti per la Campania. E’ evidente che Roma deve fare di più ma la Regione deve rispondere con più serietà, non è il momento dello scaricabarile»

Accanto all’emergenza sanitaria, ci sono altre due emergenze: una di carattere economico, l’altra anche di carattere psicologico, se fosse stato ancora in carica lei come avrebbe affrontato tutto questo?

«Abbiamo, come centrodestra, già avanzato delle proposte per affrontare la crisi economica. La Regione deve eliminare le tasse regionali, Irap ed Irpef, riprogrammare i fondi europei e destinarli alla crisi. Serve una moratoria sui versamenti fiscali di competenza regionale per tutta la durata dell’emergenza con successiva rateizzazione ed ancora estendere la Cassa integrazione in deroga e preveda congrui ammortizzatori sociali in particolare per le piccole imprese. Si possono fare molte cose, tocca iniziare a lavorare seriamente»

Come intende la figura di un commissario?

«Ogni Regione fa i suoi provvedimenti, serve una azione più coordinata. Nei momenti di crisi va separata l’attività di indirizzo politico, che è della Giunta regionale, dalla operatività. Immagino un commissario che coordini gli interventi, che coinvolga i sindaci, che monitori le difficoltà strutturali della risposta sanitaria. Il modello è quello di Bertolaso o dello stesso Arcuri. In questo momento abbiamo due priorità: aumentare i tamponi ed i posti letto, in terapia intensiva e quelli ordinari. Va fatto subito»

Sanità: lei è stato uno dei primi a contestare la creazione di un nuovo ospedale a Salerno, forse se non ci fosse stata questa “distrazione” avremmo avuto un Ruggi d’Aragona più all’altezza della situazione?«Credo, e lo ripeto, che bisogna intervenire sulla offerta sanitaria. Salerno non ha bisogno di nuovi investimenti in mattone ma di più posti letto, attrezzature, assunzioni. Non era e non è il momento di arricchire i soliti noti ma di dare risposte ai cittadini. Durante il mio mandato abbiamo immaginato e realizzato circa 800 posti in più nel sistema campano, bisognava seguire questa strada».

Politicamente, non è il tempo delle polemiche, voi come gruppo d’opposizione avete teso la mano al governo regionale? Quale messaggio si sente di diffondere ai campani?
«E’ il momento della collaborazione ma è anche quello della serietà, della competenza e del lavoro concreto. Massima collaborazione con chi fa, nessuna sponda alle macchiette ed alla propaganda»

Consiglia

Coronavirus, l’accorato appello di Anffas Campania: «Aiutiamo le persone con disabilità intellettiva e le loro famiglie»

L’emergenza Coronavirus mette a rischio l’assistenza delle persone con disabilità intellettiva e le loro famiglie e la salute dei lavoratori che, all’interno delle strutture di riabilitazione, sono fortemente esposti ad eventuali contagi in contrapposizione con le linee restrittive indicate dal decreto #IoRestoaCasa. È questo l’allarme lanciato dal Coordinatore Regionale Anffas CampaniaSalvatore Parisi, in relazione all’adozione delle misure di sicurezza sanitaria messe in atto per fermare la diffusione dell’epidemia che sta colpendo la salute delle persone, le attività delle imprese e i servizi di tutta Italia.

«Nella mia qualità di Coordinatore Regionale di Anffas, mi appello al nostro Governatore affinché prenda ad horas un provvedimento a tutela di tutti decretando misure drastiche e di salvaguardia da estendere a tutte le strutture che erogano servizi diurni e prestazioni ambulatoriali e domiciliari, oltre che la sospensione di qualsiasi attività all’interno dei nostri centri al fine di ridurre al minimo il rischio di diffusione del contagio. Nei giorni scorsi, abbiamo più volte denunciato e segnalato quanto le nostre strutture rappresentino un pericolosissimo focolaio di contagio per i lavoratori e per le, ormai, pochissime persone con disabilità che lo frequentano. È un momento difficile nel quale è necessario restare uniti seguendo le regole anti epidemia che sono state stabilite a livello nazionale e, al tempo stesso, garantire un concreto aiuto alle persone con disabilità e alle relative strutture che rappresentano una parte fondamentale dell’economia di questo Paese».

on queste dichiarazioni, Salvatore Parisi esorta il momentaneo silenzio della Regione Campania al fine di emanare un provvedimento chiaro e inappuntabile per ciò che concerne la possibilità di sospendere i servizi dei centri diurni e quelli in regime semi-residenziali frequentati da persone con disabilità intellettiva.

Un appello accorato, questo, alle Istituzioni ma anche a tutti i cittadini, per non lasciare sole le persone più fragili in queste ore di emergenza imposte dal Coronavirus e su cui incombe anche un altro grave pericolo: l’isolamento.

Anffas Campania, infatti, si dichiara molto preoccupata poiché, soprattutto le persone con disabilità intellettiva, sono le prime ad essere esposte al rischio di contagio del Covid-19 ed è molto difficile far rispettare le norme previste in materia di prevenzione dal virus. Una regolamentazione mirata, invece, delineerebbe nuove misure alternative di salvaguardia a garanzia, non solo delle persone con disabilità, ma anche dei professionisti del settore.

«Lo scenario ad oggi è preoccupante. Nelle nostre strutture è davvero altissimo il rischio biologico ed è estremamente complicata l’osservanza di tutte le norme di prevenzione, soprattutto quando si è al cospetto di persone con disabilità intellettive e relazionali che non hanno minimamente la percezione del rischio e del pericolo. La forza lavoro è legittimamente impaurita e le persone con disabilità che accedono ai servizi è quasi pari allo zero per la crescente e logica paura delle famiglie. Quando si tratta di persone con disabilità non è mai semplice prendere una decisione, ma ritengo che la situazione di emergenza sia talmente grave che bisogna salvaguardare la salute di tutti il prima possibile», conclude Parisi.

Consiglia

«La paura c’è, ma non serve farsi prendere dalla psicosi»

di Adriano Rescigno

Il Frecciarossa Milano – Salerno arrivato alle 16.00 era vuoto. Venti le persone controllate, nessun caso sospetto, ma la paura era tanta lo stesso, tutti con le mascherina in fila al binario per i controlli. Tra le persone controllate c’era anche la signora Paola, operatrice sanitaria, salita a Firenza per un week-end di vacanza. «Sono sono salita sul Frecciarossa a Firenze partito da Milano. Nessun ritardo, bagni puliti. pochi passeggeri. Alla partenza la stazione era vuota e siamo arrivati anche in anticipo a Salerno. Ho appena concluso controllo della temperatura – controlli erano su temperatura, saturazione e frequenza cardiaca effettuati dal personale della Croce Rossa Italiana – Treni sono vuoti. La ressa di stanotte è stato un caso unico, limitato a sabato. Sono stata per weekend di piacere a Firenze e sono tornata tranquilla, osservando le dovute precauzioni che tutti dovrebbero osservare senza farsi cogliere da psicosi». Al binario, ad attendere la fidanzata, tra il reparto mobile della polizia, il personale delle ferrovie e quello sanitario c’era Michele: «Aspetto al binario la mia ragazza partita da Roma. Cerchiamo di mantenere calma e buon senso, seguendo le norme disposte dalle autorità competenti. L’altro giorno ho preso autobus per tornare qui a Salerno ma non ho riscontrato nulla di emergenziale se non la normale allerta con gente distante e con mascherine sul viso. Si parla spesso di Covid-19 e non so se è bene o male visto che aumentano sempre più ansia e paranoia. Si sta vivendo uno scenario tra Kafka e Manzoni, non si capisce bene quello che sta sucedendo con l’umanità che sta perdendo un pò di consistenza». A poche centinaia di metri, a Piazza della Concordia, appena sceso dal suo autobus FlixBus, c’era Gabriele, autista della compagnia mentre nel parcheggio i viaggiatori venivano controllati. «C’è tensione alle fermate ma i controlli, che fortunatamente ci sono, come qui a Salerno, ci tranquillizzano . Richieste specifiche a noi autisti non ne hanno fatte, ma c’è preoccupazione tra i viaggiatori». Pino, calabrese ma salernitano di adozione alle 16.00 contemporaneamente al Frecciarossa in arrivo da Milano è arrivato a Salerno dalla sua regione d’origine. «C’è tanta paura sul viso dei viaggiatori, almeno sul treno con il quale ho viaggiato, e penso che sia qualcosa di normale, visto che lo Stato è intervenuto con ritardo, e magari maggiori posti di blocco sarebbero stati utili. Sui treni si viaggia a distanza attendendo nuove per i prossimi spostamenti. Quello che è certo, è che c’è paura».

Consiglia

«Non lasciate la zona rossa, bisogna tutelare i nostri cari a rischio»

di Erika Noschese

Una bozza di decreto che, per inspiegabili ragioni, viene resa nota e la fuga da quella che – poche ore dopo – sarebbe divenuta zona rossa a tutti gli effetti. Una domenica da incubo, quella di ieri, per le forze dell’ordine e i volontari della protezione civile di Salerno che hanno lavorato per ore, alla stazione di Salerno per controllare tutte le persone che sono letteralmente scappate dal nord per rientrare al sud. Ma tra centinaia di persone hanno scelto di far ritorno nel loro paese d’origine ci sono persone che, per senso di responsabilità, hanno scelto di rispettare gli obblighi imposti dal governo nazionale e di restare, senza la possibilità di far ritorno a casa almeno fino al prossimo 3 aprile. Tra questi c’è il salernitano Giuseppe Valitutto (nel riquadro a sinistra), 30enne di Palomonte che, per lavoro, vive – seppur momentaneamente – in un paesino in provincia di Lodi. Giuseppe, subito dopo aver appreso della fuga dal nord al sud, attraverso i suoi canali social ha voluto lanciare un appello: «Abbiate a cuore la salute dei vostri cari, non scappate dalla zona rossa», ha infatti dichiarato il giovane salernitano che avrebbe potuto fare come molti giovani della sua età, lasciare tutto e tornare a casa, dopo il primo allarme lanciato ma non lo ha fatto, ha scelto di tutelarsi e tutelare le persone a lui più care. «Sono senza coscienza – ha dichiarato senza mezzi termini Giuseppe – E’ da incoscienti, in questa fase delicata, lasciare il nord per catapultarsi giù, in quei paesini che anni fa hanno scelto di lasciare per fare fortuna altrove». Da qui poi l’attacco al governo: «E’ inammissibile lasciar filtrare la bozza del decreto, scatenando il panico – ha aggiunto – E’ come avvertire un ladro di non presentarsi a casa perché ci sono le persone dentro». Parole dure, quelle pronunciate da Valitutto: «il popolo italiano è senza coscienza soprattutto verso i propri cari: potrebbero esserci persone affette da patologie così come gli anziani che sono la fascia debole, più soggette al virus e noi abbiamo il sacrosanto dovere di tutelarli». La paura di restare bloccati nella zona rossa ha spinto centinaia di persone a tornare a casa ma, dice Giuseppe Valitutto, «se mai dovesse accadere qualcosa? A questo dovevate pensarci prima». Ma Giuseppe non è l’unico ad aver scelto di restare al nord. Anche Angela Plaitano (nel riquadro a desrtra), biologa nutrizionista, originaria di San Mango Piemonte ha deciso di non far ritorno a casa, almeno fino al prossimo 3 aprile. La Plaitano, infatti, lavora in azienda biomedica di forniture farmaceutiche ed è addetta alla qualità: «Sono di Sesto San Giovanni. Non ho avuto la tentazione di scendere. Dobbiamo continuare a garantire le prestazioni lavorative. Da domani lavorerò in smart working. Mi complimento con i giovani, studenti e lavoratori, che hanno deciso di restare. Non possiamo paralizzare economia già in crisi». «In questo momento di emergenza, il compito di noi influencer deve essere quello di raccomandare il rispetto delle regole stabilite dalle autorità competenti. Personalmente, sto vivendo giorni di grande difficoltà economica ma, come ho detto sin dall’inizio tramite l’hashtag #ioresto, dobbiamo restare uniti. Da qui l’idea di una landing page che sarà lanciata proprio domani dal titolo “Operazione felicità”. Saranno disponibili diversi contenuti (lezioni di yoga, tutorial, challange, giochi…) per intrattenere e creare interazione digitale tra coloro che sono “bloccati” a casa. Tante piccole attività per portare un sorriso e far sentire meno soli gli studenti e i lavoratori lontani da casa», ha invece dichiarato il salernitano Stefano Maiolica, tra le altre cose ideatore del format “Un terrone a Milano”, una sorta di contenitore in cui racconta le vicissitudini dei fuorisede al Nord e del progetto “Attraversatam” che ha permesso ai fuorisede di far ritorno a casa.

Consiglia

Don Natale Scarpitta: «Anche la Chiesa farà la sua parte»

di Giovanna Naddeo

Evitare contatti ravvicinati come il segno della pace, ricevere la comunione sulla mano, sospendere gli incontri di catechismo. Sono solo alcune delle disposizioni predisposte dalla Conferenza Episcopale Italiana sulla scia del Decreto firmato dal premier Giuseppe Conte nella serata di mercoledì in seguito al forte incremento di contagi da Coronavirus. Misure condivise anche da don Natale Scarpitta, parroco della chiesa di “San Giuseppe Lavoratore”.

Don Natale, un commento sulle misure adottate.

«Sono un sacerdote e non ho le conoscenze per valutare i provvedimenti adottati dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Credo nella scienza, però, e ho grande fiducia nei virologi, negli epidemiologi, nei medici. Si stanno battendo per salvaguardare la salute di tutti noi e dobbiamo essere grati: sono autentici eroi, soprattutto coloro che lottano in prima linea negli ospedali delle regioni più colpite. Dal mio punto di vista, di sacerdote, posso dare il mio contributo con la preghiera e ricordando a tutti che c’è un Dio che ci ama e che ci aiuterà anche questa volta. La Chiesa farà la sua parte. In alcune diocesi per esempio si potrà celebrare solo in privato, in altre sono stati presi accorgimenti per le celebrazioni. Nella nostra regione, dove l’allarme sembra meno grave, si continueranno a celebrare le Messe, ad adorare l’Eucarestia e recitare il Rosario. Sono state invece sospese le lezioni di catechismo, le attività oratoriali, tutte le iniziative formative, culturali e artistiche. Anche la Chiesa è chiamata a dare il proprio contributo e, in questo senso, è fondamentale, così come indicato dall’Arcivescovo Andrea Bellandi, la distribuzione della Comunione sulla mano, lo svuotamento delle acquasantiere, l’omissione dello scambio della pace. Siamo chiamati a infondere coraggio alle persone, soprattutto in questo frangente storico. I Vescovi italiani ci hanno chiesto di “ritrovare motivi di realismo, di fiducia e di speranza, che consentano di affrontare insieme questa difficile situazione”.

Ci sono casi in passato di restrizioni simili?

«Sì. E’ successo anche in passato. Le faccio l’esempio del venerabile Angelo Ramazzotti, santo vescovo di Pavia di cui è in corso la causa di beatificazione. Durante l’epidemia di colera del 1854, dispose di non distribuire la comunione ai moribondi. All’epoca la scienza non era così all’avanguardia come oggi. Eppure, da pastore avveduto, si era accorto che la malattia si diffondeva anche durante l’amministrazione del sacramento dell’unzione degli infermi».

Siamo in periodo quaresimale, denso di appuntamenti. Pasqua a rischio?

«Spero proprio di no. Preghiamo perché tutto passi presto e si possa vivere la Pasqua nella serenità e gioia di sempre, con le nostre belle tradizioni. Dopo la Quaresima, dopo il Venerdì Santo, c’è sempre la Risurrezione».

Consiglia

Lezioni in videoconferenza con i portali Zoom ed Edmodo

di Giovanna Naddeo

La sospensione delle attività didattiche previsto dal Governo per fronteggiare l’emergenza Coronavirus non rappresenta un ostacolo alla prosecuzione del “programma scolastico” per studenti e docenti dell’istituto d’istruzione superiore “Pomponio Leto” di Teggiano, dove già da ieri sono partite le attività di e-learning e formazione a distanza grazie delle più innovative piattaforme digitali. «Innumerevoli le opportunità offerte, dalla lavagna digitale alla condivisione di materiali – afferma Francesco Cicale, docente di lettere, al termine di una lezione in videoconferenza grazie a piattaforme come Zoom Meeting Italiano e Jetsi, oltre alle consuete Portale Argo ed Edmodo. Nella stessa mattinata di ieri, il dirigente scolastico dell’istituto teggianese, Maria D’Alessio, ha emanato, infatti, la circolare invitando i docenti a mettere in atto le modalità e gli strumenti ritenuti più proficui agli obiettivi di apprendimento, in forma sincrona o asincrona, e raccomandando al tempo stesso un lavoro di coordinamento in seno a ogni singolo consiglio di classe, nell’interesse degli studenti. «Il primo giorno è andato bene. Ben venga l’utilizzo della tecnologia, in particolar modo per quegli studenti che a giugno dovranno sostenere gli esami di Stato» ha concluso Cicale.

Consiglia

Alfano I, «Contagio positivo di saperi»

di Giovanna Naddeo

Didattica all’aperto ispirata alla lezione degli antichi filosofi greci, a contatto con la natura e pur sempre nel cuore della città. E’ l’esperienza scolastica di alcune classi sperimentali del liceo Alfano I. Sotto la guida dei professori Gilda Ricci e Ugo Conciglio, gli studenti escono dalle aule per leggere e apprendere la filosofia negli spazi verdi del Parco Mercatello, spazi antistanti l’edificio scolastico. «L’attivazione di questo percorso didattico è precedente all’emergenza Coronavirus – spiega la professoressa Ricci. – Non ci siamo inventati nulla di nuovo. Diversi studi internazionali dimostrano come l’apprendimento all’aperto assicuri risultati migliori. L’outdoor education è una metologia molto utilizzata all’estero come Finlandia, Germania, Inghilterra. Purtroppo la scuola italiana è estremamente antropizzata. Da qui la nostra idea: nelle belle giornate, tenere le lezioni di filosofia all’aria aperta, emulando la lezione degli antichi». E in questi giorni di sospensione delle attività didattiche in aula, l’iniziativa dell’Alfano I rappresenta una valida e innovativa alternativa. «Il Governo non ha precluso le attività all’aperto – continua Ricci. – Questa mattina terremo lezioni di filosofia ed epica, insieme ai docenti di lettere. Un autentico contagio positivo di saperi, in cui i nostri studenti tornano a dialogare, confrontarsi, guardarsi negli occhi tra loro, passeggiare sotto i portici come i peripatetici, magari prendendo appunti su quaderni e supporti cartacei». E aggiunge: «Piattaforme digitiali? Non le trovo empatiche. Certo, oggi avremo con noi una studentessa convalescente in videochiamata. Ben venga l’utilizzo della tecnologia ma in maniera intelligente e consapevole».

Consiglia

Coronavirus, si chiude tutto Manifestazioni sospese in città

di Erika Noschese

L’emergenza coronavirus che sta colpendo il territorio salernitano sta letteralmente mettendo in ginocchio tutta la provincia. Dopo la chiusura di scuole e università tutti i comuni del salernitano stanno correndo ai ripari per attenersi alle disposizioni del presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte. L’amministrazione comunale di Salerno, a tal proposito, ha disposto la sospensione della Fiera del Crocifisso, il cui primo appuntamento era previsto per la giornata di oggi. Sospese anche le attività del Teatro Municipale Giuseppe Verdi e della Sala Pasolini di Salerno. Di fatti, in ottemperanza al decreto del Presidente del consiglio dei Ministri del 4 marzo 2020 che prevede la sospensione di “manifestazioni, eventi e spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, che comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro”, non potendo garantire la completa fruibilità degli spettacoli proposti secondo le disposizioni del suddetto decreto, il Teatro Pubblico Campano comunica la sospensione degli spettacoli programmati al Teatro Municipale Giuseppe Verdi e alla Sala Pasolini di Salerno fino al 3 aprile ma, dicono, “siamo già al lavoro per riprogrammare gli spettacoli delle stagioni teatrali che sono stati sospesi per effetto del decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e sarà nostra cura fornire informazioni dettagliate, tramite i nostri canali ufficiali, delle nuove, eventuali date di recupero”. Il teatro Annabella Schiavone, seguendo il decreto emesso dal Governo, resterà chiuso fino al prossimo 3 aprile. Per tanto gli spettacoli di Marino Cogliani, in programmazione il giorno 8 marzo, e quello di Sebastiano Somma, in programmazione il 21 marzo saranno recuperati nei mesi di aprile e maggio 2020. A chiedere il rinvio dei concorsi regionali è il Questore della Camera dei Deputati Edmondo Cirielli (FdI): «De Luca mette in pericolo la salute dei cittadini campani e non solo. Il Governo intervenga sui concorsi che la Regione continua a svolgere nonostante i contagi del Coronavirus, anche nei nostri territori, aumentino di giorno in giorno», ha infatti dichiarato Cirielli secondo cui «è sconcertante che siano state chiuse le scuole, bloccati eventi ed altre iniziative analoghe, mentre si persegue nel far finta di nulla rispetto ai concorsi regionali. Il governatore si sta dimostrando, ancora una volta, cinico ed irresponsabile». Da qui la preoccupazione delle sigle sindacali (Fp Cgil, Cils Fp e Uil Fpl) che avevano chiesto, tra l’altro, una rapida adozione di tutte le misure preventive e necessarie anche nell’ambito degli uffici regionali, sollecitando la costituzione di un tavolo di monitoraggio per verificare sia l’attuazione delle misure precauzionali sia la possibile previsione di interventi mirati per gli uffici aperti al pubblico e quindi maggiormente esposti. «De Luca la smetta con il clientelismo politico e tuteli la salute dei dipendenti regionali e degli iscritti ai concorsi che, tra l’altro, sono drasticamente diminuiti proprio a causa della paura del Coronavirus. E, di conseguenza, le prove preselettive tuttora in corso rischiano di essere la sua ennesima presa in giro. Per fortuna, presto, lo manderemo a casa e con il centrodestra alla guida della Regione Campania questi comportamenti sconsiderati saranno solo un brutto ricordo», ha aggiunto Cirielli.

Consiglia

Da Milano a Salerno: studente universitario torna a casa senza alcun controllo

di Giovanna Naddeo

«Sono rientrato in città la scorsa settimana, quando era già scoppiata l’emergenza coronavirus nel nostro Paese. Chissà quanti controlli e misure precauzionali (avevo immaginato alla partenza) e invece…». È il racconto, a tratti surreale in queste ore di emergenza, di Andrea Murino, ventitreenne originario del quartiere Pastena, attualmente laureando magistrale al Politecnico di Milano. Nessun controllo della temperatura corporea, né a Linate né a Capodichino. «Quando sono atterrato in Campania, mercoledì scorso – racconta Andrea – ho subito telefonato al numero verde regionale. Mi è stata suggerito di allertare l’Asl, oltre a una semplice quarantena volontaria. Dalla serie, se vuoi, fai tu, altrimenti non preoccuparti». Da qui un rimpallo di responsabilità e di telefonate tra enti e uffici diversi, dal centro malattie infettive di Nocera (ora chiuso) alle strutture sanitarie della sua zona, Pastena. «E pensare che l’Asl si è complimentata con me per l’impegno e la costanza nell’informarli quotidianamente della mia situazione. Davvero surreale» chiosa Andrea, dopo aver concluso una lezione a distanza di grazie alla piattaforma digitale Office. Il coronavirus non ferma le lezioni da seguire e i progetti da completare. E poi, si sa: per uno studente universitario, la sessione d’esami è sempre alle porte.

Consiglia