VERSO IL VOTO | Mattia (M5S): «La giunta la farò io, non certo Casaleggio»

POTENZA – Nessuna ingerenza dalla Casaleggio associati né provincialismi nella scelta dei futuri assessori. Per dare ai lucani una giunta regionale composta da tecnici di profilo nazionale ed internazionali capaci di imprimere una svolta al destino di questa terra.
E’ un grande laboratorio la Basilicata del candidato governatore del Movimento 5 stelle Antonio Mattia, che da 3 mesi è in giro sul territorio per incontrare i cittadini.
Dottor Mattia, non si sente solo senza l'ombra di un candidato rivale per un minimo di contraddittorio?
«Il contraddittorio lo vivo, con entusiasmo, ogni giorno incontrando i cittadini durante il mio tour in tutti i comuni lucani. E’ il confronto con loro che ci arricchisce, che ci fornisce gli spunti concreti, reali per il nostro programma di governo. Dunque non mi sento affatto solo. Gli altri litigano sui candidati. Noi lavoriamo per la Basilicata».
La Basilicata potrebbe essere la prima regione a 5 stelle d'Italia, quindi non ci sono precedenti a cui aggrapparsi per capire che accadrà se vincerete le elezioni. Magari si può prendere ad esempio l'amministrazione di una grande città come Roma. I suoi assessori verranno scelti con la Casaleggio associati, a Milano, sulla base di curriculum e colloqui individuali?
«Non servono precedenti. Serve invece avere una visione chiara dello sviluppo che nessuno delle forze politiche di centrosinistra e di centrodestra hanno mai dimostrato di avere. E noi la visione, che si concretizzerà in una precisa proposta politica e programmatica l’abbiamo chiara. La squadra di governo che metterò in campo sarà di alto profilo e verrà scelta da me in relazione al programma che stanno scrivendo i lucani e gli attivisti del Movimento. Metteremo insieme esperienze e competenze di livello anche nazionale e internazionale in grado di interpretare al meglio la visione del M5s e di dare una svolta alla Basilicata. La nostra regione sarà al centro delle politiche di sviluppo del Mezzogiorno. La Basilicata deve uscire dal provincialismo politico che l’ha ridotta a landa desolata in Europa e nel mondo».
Nelle scorse settimane il Movimento e il suo capo politico Luigi Di Maio sono stati oggetto di attacchi di senso opposto da parte di ambientalisti e industriali per la posizione assunta sul tema del petrolio. A Potenza il vicepremier ha parlato di “concretezza e pragmatismo”, e ha dichiarato testualmente (i video sono su Facebook, ndr): «ci sono sentenze del Consiglio di Stato che ci hanno detto che dobbiamo dare concessioni, ci sono concessioni che si aspettano da trent’anni». Quindi le ha dato appuntamento a dopo le elezioni per decidere il da farsi. Siamo passati dallo “stop alle estrazioni subito” al “ragioniamo pure sulle nuove”?
«Su questi temi sono stato chiaro e lo sarò sempre. La Basilicata deve recuperare la propria immagine di terra ad elevata sensibilità ambientale e con una natura rispettata e incontaminata.  Purtroppo non solo le vicende petrolifere ma anche il fatto che di 43 discariche e siti di stoccaggio di rifiuti pericolosi italiani sanzionati dall'Unione europea, ben 23 sono nella nostra regione. Poi c’è l'impianto nucleare Trisaia, l'inceneritore Fenice, eccetera. Se non si potranno chiudere gli impianti petroliferi, a causa delle scelte scellerate, dei vincoli e degli accordi fatti dalla vecchia politica negli ultimi 20 anni, occorre ribaltare il modello petrolifero da quello nigeriano, attualmente in uso, a quello norvegese, fino ad arrivare ad un modello lucano che ci invidieranno in tutto il mondo. Niente più concessioni e permessi. Controllo pubblico sulle quantità estratte. La realizzazione di un sistema di monitoraggio pubblico e indipendente da affidare a figure di alto profilo scientifico e di garanzia per tutelare l'ambiente, le falde acquifere e la salute dei cittadini con fatti e non promesse o proclami. Bonifiche e richiesta di risarcimenti per i danni prodotti. Rinegoziazione e ridistribuzione dei proventi delle estrazioni passando dalle royalties alla tassazione sui canoni di concessioni e sulle emissioni inquinanti. Pretenderemo e otterremo il rispetto delle norme e dei limiti di legge di inquinanti nell’aria, nel suolo e nel sottosuolo da parte dei petrolieri. Sono soltanto alcune delle azioni che riteniamo necessarie. Il nostro programma sarà molto più ricco di proposte. Tuttavia, il nostro obiettivo è una Basilicata libera dall’energia non rinnovabile, vale a dire niente più fossile. Stiamo studiando le carte presso il Ministero per capire dove e come si può intervenire in tempi brevi. Per i contratti in essere e da rinnovare la posizione è una ed una sola: mettere al primo posto il bene comune e il rispetto dei lucani e dei diritti fondamentali. Su questo nessuno ci potrà fermare e saremo intransigenti con chiunque».
Le faccio un esempio concreto. Eni sostiene che soltanto per riuscire a mantenere il livello attuale di produzione in Val d’Agri e gestire nella maniera migliore il giacimento sottostante ha bisogno di perforare qualche altro pozzo. Da governatore come intende regolarsi a riguardo?
«Eni, anziché preoccuparsi di nuove perforazioni, deve preoccuparsi di rispettare le leggi e di rispettare i lucani. Eni, come ho spiegato prima, dovrà fare i conti con il M5s al governo della Regione Basilicata».
Il Movimento 5 stelle ha costituito dei gruppi di lavoro aperti per la scrittura del programma di governo. Ci può anticipare un'idea che l'ha convinta particolarmente sull'utilizzo delle royalty?
«I gruppi stanno ancora lavorando. Ad ogni modo la mia idea è che quelle risorse, fin quando ci saranno, vadano impiegate per creare leve di sviluppo nel quadro della tutela ambientale e del patrimonio naturalistico».
Perché un cittadino dovrebbe votare il Movimento 5 stelle e non la Lega, che è alleata di governo a Roma ma ben piantata nel centrodestra in Basilicata?
«Con la Lega il M5s non ha fatto alcuna alleanza. Date le condizioni politiche dopo il 4 marzo, il M5s, con grande senso di responsabilità, ha condiviso un contratto di governo con la Lega. Noi siamo alternativi a chi ha governato e distrutto la Basilicata e ridotto l'Italia nelle condizioni attuali. Vale a dire che siamo alternativi sia al centrosinistra sia al centrodestra e quindi anche alla Lega. Se i lucani vogliono che la Basilicata svolti verso il futuro, lo sviluppo, la trasparenza, hanno una sola possibilità: votare il M5s. Se i lucani vogliono una sanità vicina alle persone e ai territori, se vogliono contrastare seriamente la povertà, se vogliono una nuova speranza per i giovani, devono necessariamente votare per il M5s. Non ci sono altre possibilità. Gli altri li abbiamo messo alla prova in tutti questi decenni, è l’ora di mettere alla prova le nostre idee, le nostre proposte. La Lega, se in Basilicata vuole essere credibile, deve rompere con il centrodestra che fa parte pienamente del sistema di potere lucano ed è uguale al centrosinistra. Basta poltrone, privilegi e clientele per gli amici degli amici. Non ci possono essere mezze misure».
Il ministro dell'Ambiente Sergio Costa, che è espressione del Movimento, e diversi senatori 5 stelle si sono detti contrari al condono edilizio a Ischia inserito nel decreto sul crollo del ponte di Genova. Lei che ne pensa?
«Su queste questioni il M5S a livello nazionale saprà cosa fare. Io, personalmente, sono contrario ai condoni».
Ci conferma che intendete tagliare i vitalizi degli ex consiglieri che attualmente sono parametrati allo stipendio di un consigliere regionale in carica ricalcolandoli sulla base dei contributi effettivamente versati come la pensione di un giovane lavoratore?
«Le regole devono valere per tutti. Se il parametro è contributivo per qualunque lavoratore deve essere contributivo anche per i politici, compresi gli ex consiglieri regionali».
Sarà candidato soltanto come governatore, come avvenuto nel 2013 per Piernicola Pedicini, o anche all'interno della lista del Movimento come semplice consigliere?
«Credo che se gli iscritti al M5s mi hanno scelto per rappresentare il programma del Movimento alla Regione Basilicata in qualità di candidato presidente, a maggior ragione tale scelta vale anche come candidato nella lista. Tant'è che al primo turno sono stato scelto come candidato in lista e poi ho vinto il ballottaggio per la presidenza».
A oggi le elezioni non sono ancora state indette, ma ormai restano soltanto due date utili. Si tratta di domenica 13 e domenica 20 gennaio. Lei quale data preferisce?
«Si sarebbe dovuto votare subito, per rispetto ai cittadini e per la dignità della Basilicata. Invece si è fatto di tutto per procrastinare il più a lungo possibile la data del “giudizio”. Prima l’arresto del presidente Pittella il quale si sarebbe dovuto dimettere all’istante, come aveva chiesto il M5s. Poi la modifica della legge elettorale in pieno agosto, cosa che un Consiglio ormai in scadenza avrebbe dovuto onestamente evitare. E ancora dopo, la nuova indagine della magistratura sulla sanità che coinvolge l’intera giunta regionale che anziché dimettersi, come ha chiesto nuovamente il M5s, continua a distribuire prebende e a fare nomine a destra e a manca. Il risultato è che i lucani, nonostante la gravità dei fatti, sono alla mercé di una classe politica che ad ogni costo non vuole sottoporsi al voto dei cittadini. A questo punto per uscire dall’empasse, si voti il 13 gennaio. Nei prossimi giorni faremo tutto quello che è possibile per spingere in questa direzione».

Elezioni amministrative, a Nicotera nulla di fatto Macrì sindaco di Tropea, Giovinazzo a Rizziconi

DUE sindaci eletti in Calabria con il turno straordinario delle elezioni amministrative che si è tenuto domenica. Nulla da fare, invece, a Nicotera, dove l'unico candidato in lizza per la carica di sindaco, Pino Marasco, non è riuscito a superare il quorum della metà più uno degli aventi diritto. 

Macrì eletto a Tropea

A Tropea, dunque, il nuovo sindaco è Giovanni (Nino) Macrì candidato per la lista “Forza Tropea” che ha ottenuto 1.252 voti. Al secondo posto Giuseppe Maria Romano (Rinascita per Tropea) con 1001 voti, seguito da Massimo L’Andolina per la lista “L’altra Tropea” con 496 voti e Nicola Cricelli per la lista “Tropea nel cuore” con 282 voti. 

La domenica di ieri si è rivelata abbastanza tranquilla, i cittadini si sono recati alle urne, sistemate in sette seggi, per scegliere il loro candidato a sindaco e i consiglieri che da oggi dovranno traghettare la città verso acque più tranquille dopo il burrascoso periodo che l’ha vista commissariata per infiltrazioni mafiose.

A Rizziconi la spunta Giovinazzo

La buona affluenza alle urne, con il 56,6 per cento, ha premiato Alessandro Giovinazzo, alla guida della lista civica “Rizziconi riparte”, che ha ottenuto 2.132 voti, battendo così Antonella Anastasi (Insieme per una Nuova Rizziconi) che si è fermata a 1.776 voti.

Nonostante la buona affluenza, il dato è stato comunque in calo, considerato che alle amministrative del 2012 quando alla chiusura dei seggi avevano votato poco meno 5 mila elettori.

A Nicotera un nulla di fatto

Ha superato di poco i duemila voti Pino Marasco, unico candidato alla carica di sindaco. Esattamente 2.050 (pari al 30,75%) su un totale di 6.809 aventi diritto. Un numero troppo lontano dal quorum, che è esattamente di 3.405 voti. Un risultato che non si può definire inatteso, in quanto era prevedibile che raggiungere e superare quella soglia era un’impresa titanica. A definire un quadro poco soddisfacente anche l’affluenza alle urne: decisamente bassa rispetto alla scorsa tornata elettorale. Nell’ottobre del 2012 a votate è stato il 39% degli aventi diritto, contro il 23,7% di quest’appuntamento elettorale.

Al voto a 107 anni

Alle elezioni comunali che si sono svolte domenica nella cittadina tirrenica del Vibonese e che hanno visto la vittoria del candidato sindaco Giovanni Macrì sugli altri tre sfidanti, si è recata a votare al seggio una donna di 107 anni. Gilda Alia, madre del candidato sindaco Peppino Romano, ha varcato in carrozzella la porta del seggio elettorale n.2, accompagnata dai nipoti e dallo stesso figlio, esercitando così il suo diritto al voto. Un gesto che tuttavia non ha portato fortuna al congiunto nella corsa al palazzo comunale, ma che rappresenta indubbiamente un esempio contro l'astensionismo, visto che a recarsi ai seggi è stato solo il 58,7% della popolazione tropeana.

Verso il voto, Muscaridola (Pd): «Il Governatore? Ora spetta a Matera»

MATERA - Le primarie, la scelta di una presidenza materana nel segno dell'alternanza, un rafforzamento della coalizione di centrosinistra nel suo complesso e un ringraziamento per il “passo di lato” del presidente Pittella che dovrà essere coinvolto nelle scelte future. Sono questi i punti fondamentali che il segretario cittadino del Partito Democratico Cosimo Muscaridola porta all'attenzione politica regionale nei mesi decisivi per la scelta del candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione. “Non ho preferenze tra un uomo di partito e uno espressione della società civile sono due opzioni da valutare senza pregiudiziali”.
Quale è il momento in cui si trova la regione e il centrosinistra oggi in Basilicata alla vigilia della scelta del candidato governatore?
“Bisogna apprezzare il senso di responsabilità dimostrato nella sua lettera dal presidente Pittella che ha fatto questo passo mettendo a disposizione del partito la sua scelta. Una decisione che va  anche messa a frutto e tenuta in debito conto. Non possiamo disperderla in nessuna maniera. Il Pd deve ripartire dalla scelta di Pittella e arrivare con lui alla scelta del nuovo candidato presidente. Noto invece nel partito che questo passo viene dato quasi per scontato, non ci si rende conto della sua importanza”.
In quali condizioni volete arrivare all'appuntamento elettorale?
“La data delle elezioni in maniera quasi inevitabile sarà il 20 gennaio, penso si debba puntare alla formazione di una coalizione più ampia possibile e vogliamo anche tenere in considerazione  l'ipotesi di un candidato che possa essere espressione della società civile”.
La scelta di Pittella aveva in qualche modo “sedato” alcune delle tensioni interne al Partito Democratico regionale, adesso trovare la quadratura del cerchio potrebbe essere più difficile. Forse sarà inevitabile ricorrere ad una scelta esterna della società civile?
“Certamente attorno al nome del presidente Pittella si erano addensati una serie di consensi che hanno coagulato le posizioni. Oggi dobbiamo partire tutti quanti da una consapevolezza  cioè che ognuno deve essere pronto a fare un passo di lato per poter fare gli interessi del Pd. Serve un candidato riconoscibile che faccia riferimento al Pd e a cui si arrivi mettendo da parte gli egoismi personali per fare l'interesse generale del Partito”.
In questo senso le scelte sulla Provincia di Matera non sono sembrate andare in questa direzione tanto che il Partito Democratico è arrivato alla presentazione delle candidature spaccato e con due diversi candidati?
“Una gran parte del partito ha avuto un'interlocuzione con il segretario provinciale da cui è scaturita una posizione chiara cioè quella di andare verso il cambiamento e puntare su Piero Marrese espressione di un documento votato dalla direzione provinciale. Il tutto ringraziando Francesco De Giacomo per il lavoro svolto. A questo punto per senso di responsabilità ci aspettiamo che De Giacomo faccia un passo indietro. Comunque da qui al 30 di ottobre si continuerà a lavorare per cercare una soluzione unitaria. Sarebbe una iattura arrivare al momento elettorale con due candidati rischiando magari di perdere”.
Parliamo di coalizione. In questi giorni si è presentato Progetto Popolare che guardando dal centro al resto degli schiaramenti ha manifestato le difficoltà avute nell'attuale consiliatura a stare con il Pd. E anche i Socialisti qualche malessere sembrano palesarlo. Di che coalizione stiamo parlando?
“In questo momento bisogna guardare al risultato e non essere miopi. Non dobbiamo guardare al singolo orticello. Con tutto il rispetto per il dottor Bradascio ma dopo 4 anni da consigliere scopriamo che si candida. Forse è il momento di mettere da parte la corsa alle poltrone e ai personalismi. Anche per i Socialisti non capisco di che parliamo. In tutte le principali realtà regionali governiamo insieme. Si sta andando avanti insieme. Di che parliamo, non capisco. Di sicuro non penso che il Pd possa accettare veti da chicchessia”.
Come si sceglie il candidato del Pd e con quale identikit cucito addosso?
“Io dico facciamo le primarie, mettiamo i candidati in corsa e procediamo ad una scelta. Ma facciamolo subito. I tempi ci sono se ci muoviamo immediatamente. Invito in questo senso il segretario regionale a verificare il perimetro della coalizione, condividere i candidati e fare le primarie. Se poi non si dovesse, per un motivo qualsiasi, fare in tempo ed allora io credo che la provincia di Matera abbia gli uomini e le donne da poter candidare e andremo ad individuare le nostre proposte”
Quindi lei è per l'alternanza nella scelta del governatore. Tocca a Matera?
“Non è una questione di campanilismo ma è una questione di poter esprimere nell'ottica di un equilibrio tra i territori un nostro candidato. Per questo dico facciamo le primarie, così ognuno potrà mettere in campo il suo o comunque partiamo da una posizione paritaria tra i due territori”.
Non teme che qualcuno pensi “a Matera vogliono fare l'asso pigliatutto”?
“In che senso. Matera 2019 non ce l'ha regalata nessuno. Stiamo lavorando con l'Amministrazione attuale, la Fondazione è ripartita. Il lavoro mette in risalto poi di conseguenza l'intera Basilicata. Sul piano politico poi i presidenti della Regione sono tutti espressione di un territorio da molti anni, anche i parlamentari lucani del Pd sono espressione di uno stesso territorio che non è il materano”.
C'è un altro problema, la popolarità della giunta di Matera non era alta a marzo e non sembra aver recuperato particolare terreno adesso. Cosa ne pensa?
“Il consenso non si misura con le impressioni ma con i fatti. A marzo abbiamo subito una pesante sconfitta, non lo neghiamo. Inoltre i materani nel 2015 ci hanno mandato all'opposizione e io ero uno di quelli che più convintamente pensava dovevamo rimanerci, all'opposizione. Poi però siamo stati trascinati per i capelli in questa maggioranza per salvare Matera 2019. Adesso le cose si muovono. Si sta lavorando. I cantieri sono partiti, il presidente della Fondazione lavora senza sosta. Ci sono stati tolti i soldi come quelli del bando Periferie  che ancora oggi non sappiamo quando potremo avere esattamente a disposizione. Ma l'Amministrazione ha reagito. Sono stati trovati i fondi, 600.000 euro di risorse comunali, per il cantiere della villa comunale che speriamo sia pronta per gennaio. Presto sarà pronta anche piazza Vittorio Veneto. Le cose stanno procedendo meglio. Questi sono i fatti”.

Elezioni amministrative, urne aperte in tre Comuni Si vota oggi a Tropea, Nicotera e Rizziconi

SONO tre in Calabria i comuni, sciolti per infiltrazioni di tipo mafioso, dove si torna alle urne oggi, domenica, per eleggere il sindaco e il nuovo consiglio comunale.

Al voto sono chiamati i cittadini aventi diritto di Nicotera e Tropea, in provincia di Vibo Valentia, e Rizziconi (Reggio Calabria). A stabilire la tornata elettorale, che mette fine al periodo di commissariamento degli enti, è stato un decreto dell’8 agosto scorso firmato dal ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Le operazioni di voto si svolgono dalle ore 7 alle 23 di oggi, domenica 21 ottobre. Per nessuno dei tre comuni interessati al turno elettorale straordinario è previsto il ballottaggio essendo tutti gli enti locali interessati con una popolazione inferiore ai 15 mila abitanti.

CONSULTAZIONE ONLINE | Qual è la data migliore per votare?Si può scegliere fino alle 18 di domenica 21 ottobre

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POTENZA - E’ giusto chiamare i lucani alle urne per il rinnovo del Consiglio regionale il 20 gennaio, dopo una campagna elettorale “distratta” per le festività natalizie e all’indomani della cerimonia di inaugurazione dell’anno di Matera 2019 Capitale europea della cultura? O sarebbe meglio un’altra data?
E’ il quesito che da mercoledì sottoponiamo ai nostri lettori: chiunque può esprimere la sua opinione sul sito internet del Quotidiano del Sud.
La consultazione resterà aperta fino alle ore 18 di  domenica 21 ottobre.
Cinque sono le opzioni possibili (già esclusa domenica 23 dicembre perché per fare in tempo occorrerebbe indire i comizi non più tardi di martedì prossimo).
Si tratta di: domenica 13 gennaio; domenica 20 gennaio; domenica 27 gennaio; domenica 3 febbraio e domenica 10 febbraio (in concomitanza con le elezioni in Abruzzo).

Verso il voto, Valvano avverte: «Aprire al centrodestra tradito dal 4 marzo»

POTENZA – Ben venga un’ampia coalizione di centrosinistra alle prossime regionali. Ma se falliscono le trattative con la sinistra di Liberi e uguali, c’è sempre l’idea del “fronte repubblicano” con i delusi del centrodestra.
E’ quanto sostiene il segretario regionale Psi Livio Valvano, dopo giorni di polemiche per le sue parole sulla necessità di mettere davanti il programma di governo della Regione per i prossimi 5 anni alla scelta di campo tra centrosinistra e centrodestra.
Segretario, ce la vede davvero alle prossime elezioni regionali la rosa del Psi lucano sulla scheda elettorale vicino al simbolo della Lega?
«Non mi sono posto il problema di quale dovrà essere la coalizione. Io penso che sia un problema successivo. Ogni forza politica ha dei suoi valori e i socialisti non rinunceranno ai propri. Ciò detto, il Psi non rinuncerà neanche ad influire sul programma, che è l'unico elemento che ha un'utilità per la collettività. Ci sono questioni non chiare nell'ambito del centrosinistra, che devono essere chiarite».
Prima però può dirci se vede meglio il vostro simbolo vicino a quello degli ex Pd di Articolo Uno, in un'ipotetico quarto polo più spostato a sinistra?
«Mah. Non è questioni di simboli. Non è che il simbolo della Lega mi piaccia più o meno di quello di Articolo Uno. E’ una questione di sintonia. Tutto è possibile se si trova una sintonia su obiettivi politici e valori di riferimento».
Lei ha posto come primo punto dell'agenda del Psi in vista del voto per le regionali il programma di governo dei prossimi 5 anni, spiegando che elaborerete una vostra proposta. Intendete sottoporla a qualcuno in particolare tra centrodestra e centrosinistra, a entrambe le coalizioni “aperte”, o presentarvi da soli agli elettori con quella proposta?
«Noi intanto faremo a novembre una conferenza programmatica con una discussione aperta alla società in generale e alle forze politiche in generale. Non so cosa significhi oggi e se c'è un'unica definizione di centrodestra e di centrosinistra. Penso però all’ipotesi del fronte repubblicano di Carlo Calenda e Riccardo Nencini, che ha dentro anche forze di quello che era il centrodestra fino a prima del 4 marzo. Credo che certe definizioni andrebbero attualizzate a quello che è il momento che viviamo».
Non pensa che quella sia un’idea superata nel dibattito all’interno del Pd?
«Al momento è così, ma vedremo che succede. Non so se sia una cosa positiva per il Paese e se l’attuale fronte di governo sia un’entità duratura. Non mi pare sinceramente. Mi pare un’esperienza temporanea. Non saprei dire neanche cosa è il centrodestra oggi. E’ un'entità ad assetto variabile, gassosa. Certo, a me piacerebbe un centrosinistra molto ampio, sarebbe l'approdo ideale. Ma spesso l'ideale è nemico del bene e bisogna adattarsi a ciò che serve per raggiungere obiettivi utili alla comunità».
Negli ultimi 5 anni il Psi è stato il primo degli alleati del Pd in Regione, e l'unico a ottenere da Marcello Pittella un suo rappresentante in giunta. Non è che temete di perdere questo ruolo a causa dell'alleanza “naturale” tra il Pd e i fuoriusciti di Articolo Uno indicata dal segretario nazionale dem Maurizio Martina come la prospettiva per il centrosinistra lucano?
«Affatto, il nostro principale obiettivo non è di entrare a tutti i costi in un organo di governo. Non è stato così nemmeno nella legislatura in corso. A gennaio 2014 il Psi non ha gridato allo scandalo della giunta degli esterni. Anzi pubblicamente abbiamo accettato gli esterni ed esortato il governatore a raggiungere obiettivi programmatici».
Insomma, qual è il suo bilancio degli ultimi 5 anni di governo della Regione?
«Un bilancio complessivamente positivo. Non sono stati risolti tutti i problemi risolti ma molte questioni sono state affrontate con determinazione. Ambiente: molti passi in avanti. Il Piano regionale dei rifiuti non è solo un pezzo di carta. La raccolta differenziata raddoppiata dal 25% al 50% e oltre. E’ un dato reale. L'approccio sul tema energia e petrolio. Finalmente ha pesato nei rapporti con le compagnie di più che in passato la salvaguardia dell'ambiente. Il reddito minimo, per contrastare le povertà. Il sostegno all'industria e all'economia con i pacchetti Pia. Poi cui sono sicuramente molte questioni irrisolte come il nodo delle infrastrutture. Non è un paradiso. Ma c’è un dato sintetico positivo che vede la Basilicata come l’unica regione che ha recuperato appieno a livello Pil rispetto alla crisi 2008».
Non le sembra un dato “dopato” dall’Fca di Melfi?
«Sia Fca che l'industria petrolifera come Matera 2019 sono elementi della Basilicata. Sbagliamo a ritenere che siano fattori estranei. Fca è in Basilicata per un contesto complessivo favorevole. Una condizione di competitività. E' un valore lucano. Perché quando Fca fa la cassa integrazione la consideriamo, eccome, e quando produce no».
Forse il Pil non basta a raccontare un territorio che si spopola sempre più?
«Il tema dello spopolamento è di tutta Italia. Nel 2017 Italia ha perso 200mila residenti. Tutte le regioni del Sud perdono popolazione perché a parte Napoli non abbiamo metropoli. In Basilicata perdiamo popolazione dall'inizio del secolo non da oggi».
Altre criticità?
«Bisognerebbe guardare alla macchina organizzativa regionale e lavorarci un po’. C’è un tema di rapporti, di divisione tra poteri, di relazioni tra Regione, province e comuni da rivedere. Forse nel 2011 abbiamo troppo velocemente archiviato le comunità montane e le aree programma. Serve una gestione associata di funzioni tra piccoli comuni. Penso al sistema dei servizi sociali all'infanzia, degli asili nido. Aiuterebbero non poco soprattutto il lavoro femminile e le giovani famiglie, ma ce ne sono pochi».
Pensa che il dipartimento regionale Politiche della persona avrebbe potuto fare di più?
«Si poteva fare, non sul fronte della sanità dove sono molto soddisfatto del riordino ospedaliero. Abbiamo salvato gli ospedali territoriali da una legge sbagliata del governo Renzi. La Basilicata li ha salvati a differenza di altri come la Puglia che invece li ha chiusi. So che in modo trasversale molti vorrebbero rimettere in discussione quella scelta del governo Pittella, noi ci impegneremo per migliorarla e non per eliminarla».
Il Pd sostiene di aver sacrificato i suoi candidati alla presidenza della Provincia di Potenza per il bene della coalizione in vista delle regionali, ma sentendola non sembra aver raggiunto appieno il suo scopo. Non è contento della scelta del sindaco civico-socialista di Albano Rocco Guarino come candidato unico?
«Un ottima scelta. Ho partecipato alla condivisione di quella scelta con grande entusiamo. Rocco farà molto bene»
Però la partita delle regionali è altra?
«Certo. Si perimetra sul programma».
Come valuta la scelta della data del 20 gennaio per il ritorno alle urne?
«Non lo so. A me non piace nuova legge elettorale. Non mi piace gennaio perché non credo che avremo grande affluenza. La cerimonia di Matera2019 mi sembra irrilevante. Il periodo però è infausto. Bene sarebbe stato portare elezioni nei periodo normali. Sono dispiaciuto perché prevedo poca affluenza».

CONSULTAZIONE ONLINE | Elezioni regionali Basilicata, in quale domenica preferireste votare?

POTENZA – Sulla data delle Regionali in Basilicata è aperto il dibattito: in particolare sull'opportunità di andare al voto domenica 20 gennaio 2019, giorno seguente alla grande cerimonia d'inaugurazione in programma a Matera Capitale europea della Cultura.

La maggioranza che governa la Regione spinge per quella data, ultima domenica utile se si considerano i 60 giorni canonici entro cui votare a scadenza naturale (nel 2013 si votò il 17-18 novembre). E qualche giorno fa, durante in vertice in Prefettura a Potenza, la vice presidente  Flavia Franconi ha ribadito che il 20 gennaio resta una delle ipotesi più papabili.

Il rischio – ribatte chi è contrario a questa opzione – è duplice: un "ingorgo" di tipo logistico legato all'organizzazione che vedrebbe accavallarsi due eventi, e un problema più puramente politico in quanto il centrosinistra lucano potrebbe utilizzare la vetrina materana come "spot" proprio nelle ore di silenzio elettorale.

Voi cosa ne pensate? Cliccando QUI trovate 5 opzioni. 

Si può partecipare al voto fino alle ore 18 di domenica 21 ottobre. 

Matera 2019, il rischio di un ingorgo per l’intreccio con le elezioni

POTENZA - Potrebbe essere il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a risolvere l’ingorgo politico-elettorale previsto tra il 19 e il 20 gennaio, con le celebrazioni di apertura della Capitale europea della cultura, a Matera, e, all’indomani, le elezioni per il rinnovo del parlamentino lucano.
Ieri mattina a Potenza il governatore facente funzioni, Flavia Franconi, ha sottoscritto con i prefetti di Potenza e Matera, Giovanna Cagliostro e Antonella Bellomo, un’intesa - che ha ricevuto l’imprimatur del Ministero dell’Interno - per la collaborazione tecnico-organizzativa tra istituzioni in vista delle prossime elezioni regionali.
Nell’occasione Franconi ha annunciato l’intenzione di indire entro la fine del mese i comizi elettorali, con qualche settimana di anticipo rispetto al termine massimo concesso dalla legge, che è di 60 giorni prima dell’ultima domenica utile per il voto. Quindi ha confermato l’orientamento che vede il giorno prescelto per chiamare i lucani alle urne a distanza di meno di 24 ore dalla festa nella città dei Sassi, proprio in quell’ultima domenica utile, il 20 gennaio, sessanta giorni e rotti dopo la data delle ultime consultazioni regionali (17/18 novembre 2013).
La governatrice ha spiegato che la decisione sarà ufficialmente presa «dopo la stipula degli accordi con il Viminale per l’elaborazione dei dati informatici e con l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per le schede elettorali». Inoltre ha aggiunto che a seguito dell’approvazione della nuova legge elettorale lucana, sarà la Regione, per la prima volta, a organizzare il voto, «con la collaborazione essenziale - ha sottolineato Franconi - delle due prefetture». A questo proposito, verranno stanziati circa 1,5 milioni di euro e sarà costituto un gruppo di lavoro per il coordinamento della macchina organizzativa con dirigenti, funzionari e informatici della Regione e delle due prefetture.
Rispondendo alle domande dei giornalisti sulla circostanza che le elezioni potrebbero tenersi il giorno dopo l’inaugurazione dell’anno di Matera Capitale europea della cultura, il prefetto della città dei Sassi ha sottolineato che «ai tavoli organizzativi abbiamo portato il grave disagio a cui andremmo incontro» e che «comunque la decisione è politica e spetta alla Regione».
Ma se le forze dell’ordine si preparano a fare gli straordinari, è l’ingorgo politico-istituzionale che rischia di far saltare i piani di via Anzio, per l’annunciata presenza in città del capo dello Stato.
Il Quirinale, infatti, potrebbe non vedere di buon occhio le celebrazioni in pompa magna, e il loro inevitabile rilievo mediatico, in pieno silenzio elettorale. Una concomitanza che trasformerebbe l’evento in un superspot elettorale per l’amministrazione regionale uscente, che considera Matera2019 come il fiore all’occhiello di 5 anni di governo. Aldilà della presenza o meno in prima fila del governatore Marcello Pittella, tuttora sospeso e sottoposto al divieto di dimora nel capoluogo per le accuse sui concorsi truccati nella Sanità (per quella data la Cassazione dovrebbe essersi espressa sul suo ricorso e saranno scaduti 6 mesi dall’inizio delle misure cautelari).
Se dal Colle dovessero arrivare pressioni in questo senso in Regione si pensa già ad anticipare la data del voto al 13 gennaio. L’alternativa sarebbe un decreto legge del governo che consenta, per le circostanze eccezionali legate all’appuntamento internazionale, un rinvio delle consultazioni di una settimana oltre il termine massimo consentito, al 27 gennaio. A quel punto, però, potrebbe tornare sul tavolo anche l’ipotesi di accorpamento con le regionali in Abruzzo, previste per il 10 febbraio.

Elezioni regionali il 20 gennaio 2019, ipotesi confermata in Prefettura

POTENZA – Dovrebbe essere stabilita entro il mese di ottobre la data delle elezioni regionali in Basilicata, che, tuttavia, a meno di sorprese, dovrebbe essere fissata per il 20 gennaio 2019, come anticipato un mese fa dal Quotidiano del Sud. Lo si è appreso stamani, nel capoluogo lucano, a margine della sottoscrizione di un’intesa — che ricevuto l’imprimatur del ministero dell’Interno – per la collaborazione tecnico-organizzativa tra la Regione (che per le consultazioni stanzierà circa 1,5 milioni di euro) e le prefetture di Potenza e Matera. Nella Sala Italia della prefettura del capoluogo lucano, l'intesa è stata sottoscritta dai prefetti di Potenza e Matera, Giovanna Cagliostro e Antonella Bellomo, e dal presidente facente funzioni della Regione, Flavia Franconi: in base alla legge Severino il governatore Marcello Pittella (Pd), coinvolto nell’inchiesta sulla sanità lucana, è sospeso dallo scorso 6 luglio.

Franconi ha quindi spiegato che la decisione sulla data delle elezioni sarà ufficialmente presa «dopo la stipula degli accordi con il Viminale per l’elaborazione dei dati informatici e con l'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per le schede elettorali». Dopo la recente approvazione della nuova legge elettorale lucana, per la prima volta, sarà la Regione a organizzare le elezioni, «con la collaborazione essenziale – ha sottolineato Franconi – delle due prefetture». A questo proposito, sarà costituto un Gruppo di lavoro per il coordinamento della macchina organizzativa con dirigenti, funzionari e informatici della Regione e delle due prefetture. Rispondendo alle domande dei giornalisti sulla circostanza che le elezioni potrebbero tenersi domenica 20 gennaio, cioè il giorno dopo l’inaugurazione dell’anno di Matera Capitale europea della Cultura per il 2019, Bellomo ha sottolineato che «ai tavoli organizzativi abbiamo portato il grave disagio a cui andremmo incontro» e che «comunque la decisione è politica e spetta alla Regione».

Provinciali Basilicata, ecco chi sono i candidati alla presidenza

POTENZA – Un solo candidato per la Presidenza della Provincia di Potenza e tre per quella di Matera: l’ufficialità è arrivata oggi al termine delle riunioni degli Uffici elettorali delle Province. Le elezioni si terranno il prossimo 31 ottobre.

In un comunicato diffuso dall’Upi (Unione province italiane) della Basilicata è evidenziato che «per la Provincia di Potenza è stata ammessa l’unica lista presentata con la candidatura alla carica di presidente di Rocco Guarino, sindaco di Albano di Lucania» e che «per quella di Matera le liste ammesse sono state tre: candidati alla carica di presidente sono Francesco De Giacomo, uscente, sindaco di Grottole, Piero Marrese, sindaco di Montalbano Jonico, e Vincenzo Zito, sindaco di Montescaglioso».

ROMANIELLO: GRAZIE AL PD LA DEMOCRAZIA VA IN SOFFITTA
«Quanto accaduto in quest’ultime settimane sulle candidature per il presidente della Provincia di Potenza conferma in modo inequivocabile che la modifica della legge sulla elezione fatta dal Governo a trazione Pd ha rappresentato uno scippo ai cittadini. Con la ingannevole promessa raccontata da Renzi di voler ridurre gli enti (abolizione delle Province) si è solo tolto ai cittadini il diritto di voto per scegliere i propri rappresentanti, mettendo nelle mani del ceto politico la elezione del presidente di un ente a cui si sono tagliate le risorse, lasciandogli però compiti su materie importanti quali edilizia scolastica, ambiente e viabilità. La democrazia è andata in soffitta grazie al Pd”.

E’ quanto dichiara il consigliere regionale del gruppo misto Giannino Romaniello.
“Alla Provincia di Potenza poi siamo al ridicolo. Infatti – aggiunge l’esponente di Articolo Uno Mdp -, non vi sarà competizione essendoci un solo candidato che a questo punto è già presidente non essendo previsto nemmeno un minimo di quorum dei partecipanti. Sul versante della gestione politica poi, non ne parliamo. Le forze che si richiamano al centro - centro sinistra che sostengono la giunta regionale hanno aggiunto del loro e perso una occasione per provare a determinare le condizioni al fini di realizzare un cambiamento nella pratica politica e sui contenuti programmatici al fine di coinvolgere tutti coloro che sono interessati a verificare l’esistenza di una volontà politica capace di tener conto della richiesta di cambiamento da parte dei cittadini emersa il 4 di marzo”.

“Da parte del Pd – aggiunge ancora Romaniello - si è voluto tenere fuori ‘Liberi e uguali’ salvo poi, in modo poco elegante e con un pizzico di furbizia che nulla ha a che vedere con la politica, quella con la P maiuscola, chiederle di condividere una candidatura già decisa su altri tavoli. Fermo restando che non intendiamo esprimere giudizi sulle persone, questo lo lasciamo ad altri anche perché è una pratica che non ci è mai appartenuta. Noi stiamo alla politica. Ancora una volta da parte del Pd registriamo un atteggiamento di chiusura a sinistra in linea con quanto fatto in questi cinque anni i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti i lucani. Si prosegue – conclude Romaniello - in una pratica politica di ostacolo per la costruzione di un campo largo per un’alleanza democratica, civica e progressista capace di assumere il tema della discontinuità e del cambiamento profondo di metodo, programmi e persone per difendere gli interessi dei lucani che sono prioritari rispetto al futuro dei singoli”.