VERSO IL VOTO | Il Viminale prepara una diffida e pensa al commissario

POTENZA – Una diffida in partenza per Potenza dal Ministero dell’Interno, e una serie di ricorsi al Tar. Mentre la governatrice facente funzioni prova a mettere il vicepremier Matteo Salvini nell’angolo, e i 5 stelle proseguono il presidio davanti alla Regione.
E’ trascorso così il giorno dopo il decreto con cui la presidente facente funzioni della giunta regionale, Flavia Franconi, ha indetto le elezioni regionali il 26 maggio, rinviandole dall’ultima data utile secondo la normativa ordinaria, il 20 gennaio, per accorparle con le europee.
Ieri mattina Franconi è tornata a scrivere al ministro dell’Interno spiegando le ragioni della sua scelta e offrendo la sua «disponibilità ad eventuali ulteriori interlocuzioni basate sul principio della leale collaborazione tra istituzioni (...) in modo da poter votare in data antecedente al 26 maggio 2019 e comunque tale da poter garantire che lo svolgimento delle elezioni avvengano con la più ampia partecipazione di cittadine e di cittadini e la massima tutela dei diritti all’elettorato passivo ed attivo».
Ma in contemporanea, sul Viminale, i toni nelle discussioni sull’accaduto sono stati di tutt’altro tipo. Con l’inoltro della richiesta di un parere all’Avvocatura di Stato sulla possibilità di un commissariamento della presidenza dalla Regione, che sarebbe il primo caso in assoluto nella storia repubblicana.
Il punto è la richiesta, avanzata da Franconi, che il governo adotti «adeguati strumenti normativi» riconoscendo la legittimità dei suoi dubbi sulle normative, quindi il suo operato, anche da un punto di vista politico. Mentre a Roma sarebbero disposti tutt’al più a far correre senza azioni di forza (considerate le lungaggini richieste dalle altre procedure), se entro una decina di giorni dovesse registrarsi un passo indietro da Potenza, suo o del redivivo Marcello Pittella, che lunedì attende la decisione della Cassazione sulle accuse per cui è tuttora sospeso dall’incarico. Con la revoca del decreto del 26 maggio e l’indicazione di una nuova data concordata: tipo febbraio. Di qui l’idea della diffida da inviare anche oggi stesso.
«Chiediamo al ministro dell’Interno Salvini (...) di intervenire immediatamente per sanare questa situazione. Non abbiamo dubbi che saprà far rispettare la legalità in Basilicata». Questo l’appello lanciato ieri dai parlamentari lucani M5s. Mentre il candidato governatore Antonio Mattia, in presidio davanti alla regione, ha annunciato un ricorso al Tar «per chiedere l'annullamento del decreto e di tutti gli atti di giunta e di consiglio che non dovessero rientrare nell'arco temporale dei 5 anni di legislatura».
Ieri a manifestare all'ingresso del palazzo della giunta regionale c'era anche Vincenzo Belmonte del “Blocco civico”, che ha indossato un gilet giallo con la scritta «no».
Rimandare il voto a maggio «serve solo a pagare gli stipendi agli attuali consiglieri - ha invece detto Belmonte - ma dobbiamo smontare questo meccanismo, altrimenti si crea un precedente pericoloso, e il centrodestra deve fare di tutto per accelerare questo processo».

Verso le regionali, scontro tra Callipo e Oliverio Il sindaco: «Serviva shock al Pd e al presidente»

PIZZO (VIBO VALENTIA) - Ad un anno dalle prossime elezioni regionali, Gianluca Callipo ha provocato il primo scossone. La sua decisione di sostenere Mario Occhiuto alla carica di presidente, bocciando la gestione targata Pd e Mario Oliverio (LEGGI), ha creato scompiglio soprattutto negli stessi democratici ed ha alimentato scambi di accuse e di critiche.

Alle affermazioni di Mario Oliverio (LEGGI), ha replicato lo stesso Callipo: «Le parole del presidente Oliverio confermano la bontà della scelta che ho fatto». 

LEGGI LA NOTIZIA SUL PLAUSO A CALLIPO DA PARTE DI MARIO OCCHIUTO

«Al Pd calabrese - sostiene Callipo - serviva uno shock per scuotersi dal torpore autoreferenziale nel quale si è adagiato da troppo tempo. Qualcuno doveva dire che il "re è nudo" e io l'ho fatto, a viso aperto e senza nascondermi. Nonostante ciò, Oliverio, nel suo commento alla mia decisione, non è mai entrato nel merito dei problemi che ho sollevato, non ha speso una parola sullo scollamento totale del Partito democratico dai suoi iscritti e dai suoi elettori. Si è limitato ad accusarmi di mancanza di "coerenza e lealtà" verso il partito. Al contrario, io credo che in questi anni sia stato il partito a non essere coerente con i propri principi democratici e leale verso i suoi militanti. I giovani sono stati tenuti a distanza, privandoli di qualsiasi capacità di incidere sulle dinamiche decisionali. I confronti pubblici sono stati evitati come la peste, preferendo la confortevole intimità dei caminetti. Le aree di potere sono state consolidate con tesseramenti che hanno dopato tutti, comunque pochissimi, gli appuntamenti congressuale. Ultima spallata alla credibilità già fiaccata del partito è stata l'autocandidatura dello stesso presidente Oliverio, proposta con oltre un anno di anticipo sulla scadenza elettorale».

La posizione assunta da Callipo ha creato crepe nella maggioranza di centrosinistra al Comune di Pizzo (LEGGI), ma il sindaco non demorde: «Mi si dice che essendo il presidente di Anci Calabria - dice ancora Callipo - non dovrei esprimere giudizi sull'operato del Governo regionale, né puntare su chi ritengo che abbia fatto meglio come amministratore. Ma è singolare che questa affermazione venga dal presidente della Regione, cioè colui che in teoria dovrebbe essere il presidente di tutti, che usa la sua postazione di vertice istituzionale per imporsi come candidato del Pd senza che nel partito ci sia stato un solo minuto di confronto. Se questa è la premessa, non vedo come possa pretendere di essere preso sul serio quando critica me. Ribadisco che non ho aderito al centrodestra. Resto coerente alle mie idee ed ho applicato lo stesso approccio tanto caro a Oliverio. Il presidente ha ragione quando invita a guardare oltre i partiti, puntando sulle persone. Ed è proprio quello che ho fatto. Non si può esaltare il civismo soltanto in una direzione, da destra a sinistra. Mario Occhiuto è un amministratore in gamba che ha fatto della sua città un esempio di buongoverno in Italia. Non mi interessa altro, né mi interessa più di tanto di che partito sia. È facendo leva su questo principio che cercherò di dare il mio contributo alla sua elezione, qualora venga candidato».

Il sindaco di Pizzo definisce poi «pretestuoso» il riferimento di Oliverio al presunto rancore che nutrirebbe nei suoi confronti per l’esito delle primarie nel 2014. «Accusa risibile - sostiene Callipo - che appare come un semplice pretesto per controbattere senza entrare nel merito delle questioni che ho posto con la mia scelta. Sono passati 4 anni da allora e sono cambiate tante cose. L’unica cosa che non è cambiata è l’immobilismo del Pd calabrese. Più che preoccuparsi del mio rancore, che non c'è mai stato, neanche all’indomani della sconfitta alle primarie, il candidato del Pd alle Regionali si preoccupasse delle promesse tradite verso coloro che, con il 42% di consensi che mi attribuirono, chiedevano un cambiamento che non c'è stato. Oliverio e il partito hanno completamente ignorato quelle istanze di rinnovamento che venivano da quasi la metà del popolo delle primarie. Eppure nessuno mai, me compreso, si è azzardato a mettere in discussione la sua leadership politica e di governo. Ma ora che ha scelto di candidarsi, ignorando per l’ennesima volta la base del partito ed evitando un confronto aperto su questa ipotesi, non c'era altra alternativa che dire basta».

Callipo appoggia Occhiuto, tensioni al comune di Pizzo Critica Sinistra Italiana, possibile uscita dalla maggioranza

PIZZO – Lo si era capito fin dalle prime reazioni immediatamente successive che le dichiarazioni di Gianluca Callipo di ieri sull'appoggio alla candidatura a Governatore di Mario Occhiuto, sindaco di centrodestra di Cosenza, avrebbero avuto ricadute sull’amministrazione pizzitana da lui guidata (LEGGI LA NOTIZIA); arriva oggi la presa di distanza di Sinistra Italiana, che presagisce una fuoriuscita dalla maggioranza in tempi brevi. «Non è sicuramente una scelta di sinistra o di centro-sinistra, campo nel quale il progetto politico-amministrativo condiviso con Gianluca Callipo aveva finora trovato la sua naturale collocazione e che ci ha visti alleati.

LEGGI LA NOTIZIA SUL PLAUSO A CALLIPO DA PARTE DI MARIO OCCHIUTO

È una scelta che, al di la delle frasi di circostanza che abbiamo letto sui giornali e delle motivazioni vuote di significato politico, pone Gianluca Callipo organico in un centro-destra retto da quei partiti che sono i nostri naturali antagonisti politici, alternativi e diversi da noi per tradizione, cultura, valori». Inizia così la nota del circolo di SI Pizzo guidato dal segretario Silvio Primerano. Un giudizio che non lascia spazio a fraintendimenti.

LEGGI IL COMMENTO ALLA DECISIONE DI CALLIPO DEL GOVERNATORE MARIO OLIVERIO

«SI Pizzo, è sempre convinta dell’importanza fondamentale che i partiti hanno nella vita politica. La scelta di Callipo di schierarsi con il centro-destra alle prossime regionali (e che al di la di uno sbandierato civismo di facciata, sembra rispondere all’esigenza politica che in questo momento più di ogni altra sembra stare a cuore al sindaco Callipo, e cioè il suo posizionamento all’interno del prossimo Consiglio Regionale calabrese) segna inevitabilmente il fallimento di quel progetto politico-amministrativo condiviso. Siamo delusi dai modi tenuti in questa occasione da Callipo, caratterizzati dalla totale mancanza di sensibilità politica oltre che di considerazione nei confronti di un partito che fa parte della sua maggioranza e della sua giunta. Considerazione dovuta non perché quella scelta dovesse passare dal nostro vaglio o dalla nostra approvazione (ci mancherebbe altro), ma ci saremmo aspettati quantomeno una discussione in maggioranza, in virtù di quel senso di correttezza e di rispetto politico nei confronti di un alleato che la correttezza ed il rispetto non li ha mai fatto venir meno. È evidente, a questo punto, che questi non sono valori condivisi. Sia chiaro, non rinneghiamo niente, tutt’altro, ma in virtù del profondo rispetto che dobbiamo al nostro elettorato è evidente che questo brusco e radicale cambio di rotta avrà delle conseguenze sul legame politico di SI Pizzo con la maggioranza. Nei prossimi giorni si riunirà un’assemblea degli iscritti del circolo, nella quale unitamente all’assessora Cristina Mazzei, stabiliremo tempi e modalità dei successivi inevitabili passaggi».

Elezioni, Mario Occhiuto plaude a Callipo che lo sostiene «La rivoluzione culturale in Calabria è già iniziata»

COSENZA - Non è rimasta senza reazione la decisione del sindaco di Pizzo (LEGGI LA NOTIZIA), nonche presidente di Anci Calabria, Gianluca Callipo di sostenere alla corsa alla presidenza della Regione Calabria non Mario Oliverio, presidente uscente che si è riproposto per un secondo mandato (LEGGI LA NOTIZIA), ma Mario Occhiuto sindaco di Cosenza pronto a scendere in campo per il Centrodestra.

«Credo che la rivoluzione culturale in Calabria sia già cominciata grazie a posizioni che sono slanci coraggiosi e lungimiranti». Proprio Mario Occhiuto saluta con queste parole la decisione di Callipo aggiungendo che la decisione del sindaco di Pizzo «di sostenere il mio appello ad una Calabria che riparta dal sano civismo dei suoi territori, mi onora sul piano personale e mi conforta per la prospettiva di un futuro che finalmente vede la nostra regione staccarsi con coraggio da vecchie logiche paralizzanti. Ho sempre apprezzato, e non è certo un segreto, il dinamismo concreto che il giovane sindaco di Pizzo ha portato anche alla guida di Anci Calabria».

Per Occhiuto «le sue parole a sostegno del mio progetto testimoniano l’attivismo dei sindaci e il ruolo fondamentale che dovranno ricoprire sia i Comuni che le Province nelle prossime decisive scelte di questa regione. Gli amministratori locali hanno enormi responsabilità, ma non gli strumenti adeguati, né in termini di risorse finanziarie né riguardo al necessario supporto regionale, per fronteggiare le tante emergenze registrate. Non possiamo più restare indietro. Dobbiamo stringere da subito un’alleanza per la crescita sostenibile della Calabria con una visione ambiziosa che investa sui giovani e sul territorio».

In conclusione «si tratta di enormi responsabilità ma nel contempo di saper mettere in campo migliori competenze e risorse. Sarà proprio la qualità di questa alleanza a rappresentare la vera svolta, attesa da anni, puntando sulle categorie produttive e sul loro rapporto con l’innovazione. Dobbiamo quindi rivolgerci alle Università - conclude il Sindaco di Cosenza - valorizzando i nostri giovani e facendoli restare e fermando il cosiddetto fenomeno della fuga dei cervelli per rilanciare così l’economia della conoscenza in linea con l’agenda Globale Onu 2030 per lo sviluppo sostenibile». 

VERSO IL VOTO | Mattia (M5S): «La giunta la farò io, non certo Casaleggio»

POTENZA – Nessuna ingerenza dalla Casaleggio associati né provincialismi nella scelta dei futuri assessori. Per dare ai lucani una giunta regionale composta da tecnici di profilo nazionale ed internazionali capaci di imprimere una svolta al destino di questa terra.
E’ un grande laboratorio la Basilicata del candidato governatore del Movimento 5 stelle Antonio Mattia, che da 3 mesi è in giro sul territorio per incontrare i cittadini.
Dottor Mattia, non si sente solo senza l'ombra di un candidato rivale per un minimo di contraddittorio?
«Il contraddittorio lo vivo, con entusiasmo, ogni giorno incontrando i cittadini durante il mio tour in tutti i comuni lucani. E’ il confronto con loro che ci arricchisce, che ci fornisce gli spunti concreti, reali per il nostro programma di governo. Dunque non mi sento affatto solo. Gli altri litigano sui candidati. Noi lavoriamo per la Basilicata».
La Basilicata potrebbe essere la prima regione a 5 stelle d'Italia, quindi non ci sono precedenti a cui aggrapparsi per capire che accadrà se vincerete le elezioni. Magari si può prendere ad esempio l'amministrazione di una grande città come Roma. I suoi assessori verranno scelti con la Casaleggio associati, a Milano, sulla base di curriculum e colloqui individuali?
«Non servono precedenti. Serve invece avere una visione chiara dello sviluppo che nessuno delle forze politiche di centrosinistra e di centrodestra hanno mai dimostrato di avere. E noi la visione, che si concretizzerà in una precisa proposta politica e programmatica l’abbiamo chiara. La squadra di governo che metterò in campo sarà di alto profilo e verrà scelta da me in relazione al programma che stanno scrivendo i lucani e gli attivisti del Movimento. Metteremo insieme esperienze e competenze di livello anche nazionale e internazionale in grado di interpretare al meglio la visione del M5s e di dare una svolta alla Basilicata. La nostra regione sarà al centro delle politiche di sviluppo del Mezzogiorno. La Basilicata deve uscire dal provincialismo politico che l’ha ridotta a landa desolata in Europa e nel mondo».
Nelle scorse settimane il Movimento e il suo capo politico Luigi Di Maio sono stati oggetto di attacchi di senso opposto da parte di ambientalisti e industriali per la posizione assunta sul tema del petrolio. A Potenza il vicepremier ha parlato di “concretezza e pragmatismo”, e ha dichiarato testualmente (i video sono su Facebook, ndr): «ci sono sentenze del Consiglio di Stato che ci hanno detto che dobbiamo dare concessioni, ci sono concessioni che si aspettano da trent’anni». Quindi le ha dato appuntamento a dopo le elezioni per decidere il da farsi. Siamo passati dallo “stop alle estrazioni subito” al “ragioniamo pure sulle nuove”?
«Su questi temi sono stato chiaro e lo sarò sempre. La Basilicata deve recuperare la propria immagine di terra ad elevata sensibilità ambientale e con una natura rispettata e incontaminata.  Purtroppo non solo le vicende petrolifere ma anche il fatto che di 43 discariche e siti di stoccaggio di rifiuti pericolosi italiani sanzionati dall'Unione europea, ben 23 sono nella nostra regione. Poi c’è l'impianto nucleare Trisaia, l'inceneritore Fenice, eccetera. Se non si potranno chiudere gli impianti petroliferi, a causa delle scelte scellerate, dei vincoli e degli accordi fatti dalla vecchia politica negli ultimi 20 anni, occorre ribaltare il modello petrolifero da quello nigeriano, attualmente in uso, a quello norvegese, fino ad arrivare ad un modello lucano che ci invidieranno in tutto il mondo. Niente più concessioni e permessi. Controllo pubblico sulle quantità estratte. La realizzazione di un sistema di monitoraggio pubblico e indipendente da affidare a figure di alto profilo scientifico e di garanzia per tutelare l'ambiente, le falde acquifere e la salute dei cittadini con fatti e non promesse o proclami. Bonifiche e richiesta di risarcimenti per i danni prodotti. Rinegoziazione e ridistribuzione dei proventi delle estrazioni passando dalle royalties alla tassazione sui canoni di concessioni e sulle emissioni inquinanti. Pretenderemo e otterremo il rispetto delle norme e dei limiti di legge di inquinanti nell’aria, nel suolo e nel sottosuolo da parte dei petrolieri. Sono soltanto alcune delle azioni che riteniamo necessarie. Il nostro programma sarà molto più ricco di proposte. Tuttavia, il nostro obiettivo è una Basilicata libera dall’energia non rinnovabile, vale a dire niente più fossile. Stiamo studiando le carte presso il Ministero per capire dove e come si può intervenire in tempi brevi. Per i contratti in essere e da rinnovare la posizione è una ed una sola: mettere al primo posto il bene comune e il rispetto dei lucani e dei diritti fondamentali. Su questo nessuno ci potrà fermare e saremo intransigenti con chiunque».
Le faccio un esempio concreto. Eni sostiene che soltanto per riuscire a mantenere il livello attuale di produzione in Val d’Agri e gestire nella maniera migliore il giacimento sottostante ha bisogno di perforare qualche altro pozzo. Da governatore come intende regolarsi a riguardo?
«Eni, anziché preoccuparsi di nuove perforazioni, deve preoccuparsi di rispettare le leggi e di rispettare i lucani. Eni, come ho spiegato prima, dovrà fare i conti con il M5s al governo della Regione Basilicata».
Il Movimento 5 stelle ha costituito dei gruppi di lavoro aperti per la scrittura del programma di governo. Ci può anticipare un'idea che l'ha convinta particolarmente sull'utilizzo delle royalty?
«I gruppi stanno ancora lavorando. Ad ogni modo la mia idea è che quelle risorse, fin quando ci saranno, vadano impiegate per creare leve di sviluppo nel quadro della tutela ambientale e del patrimonio naturalistico».
Perché un cittadino dovrebbe votare il Movimento 5 stelle e non la Lega, che è alleata di governo a Roma ma ben piantata nel centrodestra in Basilicata?
«Con la Lega il M5s non ha fatto alcuna alleanza. Date le condizioni politiche dopo il 4 marzo, il M5s, con grande senso di responsabilità, ha condiviso un contratto di governo con la Lega. Noi siamo alternativi a chi ha governato e distrutto la Basilicata e ridotto l'Italia nelle condizioni attuali. Vale a dire che siamo alternativi sia al centrosinistra sia al centrodestra e quindi anche alla Lega. Se i lucani vogliono che la Basilicata svolti verso il futuro, lo sviluppo, la trasparenza, hanno una sola possibilità: votare il M5s. Se i lucani vogliono una sanità vicina alle persone e ai territori, se vogliono contrastare seriamente la povertà, se vogliono una nuova speranza per i giovani, devono necessariamente votare per il M5s. Non ci sono altre possibilità. Gli altri li abbiamo messo alla prova in tutti questi decenni, è l’ora di mettere alla prova le nostre idee, le nostre proposte. La Lega, se in Basilicata vuole essere credibile, deve rompere con il centrodestra che fa parte pienamente del sistema di potere lucano ed è uguale al centrosinistra. Basta poltrone, privilegi e clientele per gli amici degli amici. Non ci possono essere mezze misure».
Il ministro dell'Ambiente Sergio Costa, che è espressione del Movimento, e diversi senatori 5 stelle si sono detti contrari al condono edilizio a Ischia inserito nel decreto sul crollo del ponte di Genova. Lei che ne pensa?
«Su queste questioni il M5S a livello nazionale saprà cosa fare. Io, personalmente, sono contrario ai condoni».
Ci conferma che intendete tagliare i vitalizi degli ex consiglieri che attualmente sono parametrati allo stipendio di un consigliere regionale in carica ricalcolandoli sulla base dei contributi effettivamente versati come la pensione di un giovane lavoratore?
«Le regole devono valere per tutti. Se il parametro è contributivo per qualunque lavoratore deve essere contributivo anche per i politici, compresi gli ex consiglieri regionali».
Sarà candidato soltanto come governatore, come avvenuto nel 2013 per Piernicola Pedicini, o anche all'interno della lista del Movimento come semplice consigliere?
«Credo che se gli iscritti al M5s mi hanno scelto per rappresentare il programma del Movimento alla Regione Basilicata in qualità di candidato presidente, a maggior ragione tale scelta vale anche come candidato nella lista. Tant'è che al primo turno sono stato scelto come candidato in lista e poi ho vinto il ballottaggio per la presidenza».
A oggi le elezioni non sono ancora state indette, ma ormai restano soltanto due date utili. Si tratta di domenica 13 e domenica 20 gennaio. Lei quale data preferisce?
«Si sarebbe dovuto votare subito, per rispetto ai cittadini e per la dignità della Basilicata. Invece si è fatto di tutto per procrastinare il più a lungo possibile la data del “giudizio”. Prima l’arresto del presidente Pittella il quale si sarebbe dovuto dimettere all’istante, come aveva chiesto il M5s. Poi la modifica della legge elettorale in pieno agosto, cosa che un Consiglio ormai in scadenza avrebbe dovuto onestamente evitare. E ancora dopo, la nuova indagine della magistratura sulla sanità che coinvolge l’intera giunta regionale che anziché dimettersi, come ha chiesto nuovamente il M5s, continua a distribuire prebende e a fare nomine a destra e a manca. Il risultato è che i lucani, nonostante la gravità dei fatti, sono alla mercé di una classe politica che ad ogni costo non vuole sottoporsi al voto dei cittadini. A questo punto per uscire dall’empasse, si voti il 13 gennaio. Nei prossimi giorni faremo tutto quello che è possibile per spingere in questa direzione».

Elezioni amministrative, a Nicotera nulla di fatto Macrì sindaco di Tropea, Giovinazzo a Rizziconi

DUE sindaci eletti in Calabria con il turno straordinario delle elezioni amministrative che si è tenuto domenica. Nulla da fare, invece, a Nicotera, dove l'unico candidato in lizza per la carica di sindaco, Pino Marasco, non è riuscito a superare il quorum della metà più uno degli aventi diritto. 

Macrì eletto a Tropea

A Tropea, dunque, il nuovo sindaco è Giovanni (Nino) Macrì candidato per la lista “Forza Tropea” che ha ottenuto 1.252 voti. Al secondo posto Giuseppe Maria Romano (Rinascita per Tropea) con 1001 voti, seguito da Massimo L’Andolina per la lista “L’altra Tropea” con 496 voti e Nicola Cricelli per la lista “Tropea nel cuore” con 282 voti. 

La domenica di ieri si è rivelata abbastanza tranquilla, i cittadini si sono recati alle urne, sistemate in sette seggi, per scegliere il loro candidato a sindaco e i consiglieri che da oggi dovranno traghettare la città verso acque più tranquille dopo il burrascoso periodo che l’ha vista commissariata per infiltrazioni mafiose.

A Rizziconi la spunta Giovinazzo

La buona affluenza alle urne, con il 56,6 per cento, ha premiato Alessandro Giovinazzo, alla guida della lista civica “Rizziconi riparte”, che ha ottenuto 2.132 voti, battendo così Antonella Anastasi (Insieme per una Nuova Rizziconi) che si è fermata a 1.776 voti.

Nonostante la buona affluenza, il dato è stato comunque in calo, considerato che alle amministrative del 2012 quando alla chiusura dei seggi avevano votato poco meno 5 mila elettori.

A Nicotera un nulla di fatto

Ha superato di poco i duemila voti Pino Marasco, unico candidato alla carica di sindaco. Esattamente 2.050 (pari al 30,75%) su un totale di 6.809 aventi diritto. Un numero troppo lontano dal quorum, che è esattamente di 3.405 voti. Un risultato che non si può definire inatteso, in quanto era prevedibile che raggiungere e superare quella soglia era un’impresa titanica. A definire un quadro poco soddisfacente anche l’affluenza alle urne: decisamente bassa rispetto alla scorsa tornata elettorale. Nell’ottobre del 2012 a votate è stato il 39% degli aventi diritto, contro il 23,7% di quest’appuntamento elettorale.

Al voto a 107 anni

Alle elezioni comunali che si sono svolte domenica nella cittadina tirrenica del Vibonese e che hanno visto la vittoria del candidato sindaco Giovanni Macrì sugli altri tre sfidanti, si è recata a votare al seggio una donna di 107 anni. Gilda Alia, madre del candidato sindaco Peppino Romano, ha varcato in carrozzella la porta del seggio elettorale n.2, accompagnata dai nipoti e dallo stesso figlio, esercitando così il suo diritto al voto. Un gesto che tuttavia non ha portato fortuna al congiunto nella corsa al palazzo comunale, ma che rappresenta indubbiamente un esempio contro l'astensionismo, visto che a recarsi ai seggi è stato solo il 58,7% della popolazione tropeana.

Verso il voto, Muscaridola (Pd): «Il Governatore? Ora spetta a Matera»

MATERA - Le primarie, la scelta di una presidenza materana nel segno dell'alternanza, un rafforzamento della coalizione di centrosinistra nel suo complesso e un ringraziamento per il “passo di lato” del presidente Pittella che dovrà essere coinvolto nelle scelte future. Sono questi i punti fondamentali che il segretario cittadino del Partito Democratico Cosimo Muscaridola porta all'attenzione politica regionale nei mesi decisivi per la scelta del candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione. “Non ho preferenze tra un uomo di partito e uno espressione della società civile sono due opzioni da valutare senza pregiudiziali”.
Quale è il momento in cui si trova la regione e il centrosinistra oggi in Basilicata alla vigilia della scelta del candidato governatore?
“Bisogna apprezzare il senso di responsabilità dimostrato nella sua lettera dal presidente Pittella che ha fatto questo passo mettendo a disposizione del partito la sua scelta. Una decisione che va  anche messa a frutto e tenuta in debito conto. Non possiamo disperderla in nessuna maniera. Il Pd deve ripartire dalla scelta di Pittella e arrivare con lui alla scelta del nuovo candidato presidente. Noto invece nel partito che questo passo viene dato quasi per scontato, non ci si rende conto della sua importanza”.
In quali condizioni volete arrivare all'appuntamento elettorale?
“La data delle elezioni in maniera quasi inevitabile sarà il 20 gennaio, penso si debba puntare alla formazione di una coalizione più ampia possibile e vogliamo anche tenere in considerazione  l'ipotesi di un candidato che possa essere espressione della società civile”.
La scelta di Pittella aveva in qualche modo “sedato” alcune delle tensioni interne al Partito Democratico regionale, adesso trovare la quadratura del cerchio potrebbe essere più difficile. Forse sarà inevitabile ricorrere ad una scelta esterna della società civile?
“Certamente attorno al nome del presidente Pittella si erano addensati una serie di consensi che hanno coagulato le posizioni. Oggi dobbiamo partire tutti quanti da una consapevolezza  cioè che ognuno deve essere pronto a fare un passo di lato per poter fare gli interessi del Pd. Serve un candidato riconoscibile che faccia riferimento al Pd e a cui si arrivi mettendo da parte gli egoismi personali per fare l'interesse generale del Partito”.
In questo senso le scelte sulla Provincia di Matera non sono sembrate andare in questa direzione tanto che il Partito Democratico è arrivato alla presentazione delle candidature spaccato e con due diversi candidati?
“Una gran parte del partito ha avuto un'interlocuzione con il segretario provinciale da cui è scaturita una posizione chiara cioè quella di andare verso il cambiamento e puntare su Piero Marrese espressione di un documento votato dalla direzione provinciale. Il tutto ringraziando Francesco De Giacomo per il lavoro svolto. A questo punto per senso di responsabilità ci aspettiamo che De Giacomo faccia un passo indietro. Comunque da qui al 30 di ottobre si continuerà a lavorare per cercare una soluzione unitaria. Sarebbe una iattura arrivare al momento elettorale con due candidati rischiando magari di perdere”.
Parliamo di coalizione. In questi giorni si è presentato Progetto Popolare che guardando dal centro al resto degli schiaramenti ha manifestato le difficoltà avute nell'attuale consiliatura a stare con il Pd. E anche i Socialisti qualche malessere sembrano palesarlo. Di che coalizione stiamo parlando?
“In questo momento bisogna guardare al risultato e non essere miopi. Non dobbiamo guardare al singolo orticello. Con tutto il rispetto per il dottor Bradascio ma dopo 4 anni da consigliere scopriamo che si candida. Forse è il momento di mettere da parte la corsa alle poltrone e ai personalismi. Anche per i Socialisti non capisco di che parliamo. In tutte le principali realtà regionali governiamo insieme. Si sta andando avanti insieme. Di che parliamo, non capisco. Di sicuro non penso che il Pd possa accettare veti da chicchessia”.
Come si sceglie il candidato del Pd e con quale identikit cucito addosso?
“Io dico facciamo le primarie, mettiamo i candidati in corsa e procediamo ad una scelta. Ma facciamolo subito. I tempi ci sono se ci muoviamo immediatamente. Invito in questo senso il segretario regionale a verificare il perimetro della coalizione, condividere i candidati e fare le primarie. Se poi non si dovesse, per un motivo qualsiasi, fare in tempo ed allora io credo che la provincia di Matera abbia gli uomini e le donne da poter candidare e andremo ad individuare le nostre proposte”
Quindi lei è per l'alternanza nella scelta del governatore. Tocca a Matera?
“Non è una questione di campanilismo ma è una questione di poter esprimere nell'ottica di un equilibrio tra i territori un nostro candidato. Per questo dico facciamo le primarie, così ognuno potrà mettere in campo il suo o comunque partiamo da una posizione paritaria tra i due territori”.
Non teme che qualcuno pensi “a Matera vogliono fare l'asso pigliatutto”?
“In che senso. Matera 2019 non ce l'ha regalata nessuno. Stiamo lavorando con l'Amministrazione attuale, la Fondazione è ripartita. Il lavoro mette in risalto poi di conseguenza l'intera Basilicata. Sul piano politico poi i presidenti della Regione sono tutti espressione di un territorio da molti anni, anche i parlamentari lucani del Pd sono espressione di uno stesso territorio che non è il materano”.
C'è un altro problema, la popolarità della giunta di Matera non era alta a marzo e non sembra aver recuperato particolare terreno adesso. Cosa ne pensa?
“Il consenso non si misura con le impressioni ma con i fatti. A marzo abbiamo subito una pesante sconfitta, non lo neghiamo. Inoltre i materani nel 2015 ci hanno mandato all'opposizione e io ero uno di quelli che più convintamente pensava dovevamo rimanerci, all'opposizione. Poi però siamo stati trascinati per i capelli in questa maggioranza per salvare Matera 2019. Adesso le cose si muovono. Si sta lavorando. I cantieri sono partiti, il presidente della Fondazione lavora senza sosta. Ci sono stati tolti i soldi come quelli del bando Periferie  che ancora oggi non sappiamo quando potremo avere esattamente a disposizione. Ma l'Amministrazione ha reagito. Sono stati trovati i fondi, 600.000 euro di risorse comunali, per il cantiere della villa comunale che speriamo sia pronta per gennaio. Presto sarà pronta anche piazza Vittorio Veneto. Le cose stanno procedendo meglio. Questi sono i fatti”.

Elezioni amministrative, urne aperte in tre Comuni Si vota oggi a Tropea, Nicotera e Rizziconi

SONO tre in Calabria i comuni, sciolti per infiltrazioni di tipo mafioso, dove si torna alle urne oggi, domenica, per eleggere il sindaco e il nuovo consiglio comunale.

Al voto sono chiamati i cittadini aventi diritto di Nicotera e Tropea, in provincia di Vibo Valentia, e Rizziconi (Reggio Calabria). A stabilire la tornata elettorale, che mette fine al periodo di commissariamento degli enti, è stato un decreto dell’8 agosto scorso firmato dal ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Le operazioni di voto si svolgono dalle ore 7 alle 23 di oggi, domenica 21 ottobre. Per nessuno dei tre comuni interessati al turno elettorale straordinario è previsto il ballottaggio essendo tutti gli enti locali interessati con una popolazione inferiore ai 15 mila abitanti.

CONSULTAZIONE ONLINE | Qual è la data migliore per votare?Si può scegliere fino alle 18 di domenica 21 ottobre

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POTENZA - E’ giusto chiamare i lucani alle urne per il rinnovo del Consiglio regionale il 20 gennaio, dopo una campagna elettorale “distratta” per le festività natalizie e all’indomani della cerimonia di inaugurazione dell’anno di Matera 2019 Capitale europea della cultura? O sarebbe meglio un’altra data?
E’ il quesito che da mercoledì sottoponiamo ai nostri lettori: chiunque può esprimere la sua opinione sul sito internet del Quotidiano del Sud.
La consultazione resterà aperta fino alle ore 18 di  domenica 21 ottobre.
Cinque sono le opzioni possibili (già esclusa domenica 23 dicembre perché per fare in tempo occorrerebbe indire i comizi non più tardi di martedì prossimo).
Si tratta di: domenica 13 gennaio; domenica 20 gennaio; domenica 27 gennaio; domenica 3 febbraio e domenica 10 febbraio (in concomitanza con le elezioni in Abruzzo).

Verso il voto, Valvano avverte: «Aprire al centrodestra tradito dal 4 marzo»

POTENZA – Ben venga un’ampia coalizione di centrosinistra alle prossime regionali. Ma se falliscono le trattative con la sinistra di Liberi e uguali, c’è sempre l’idea del “fronte repubblicano” con i delusi del centrodestra.
E’ quanto sostiene il segretario regionale Psi Livio Valvano, dopo giorni di polemiche per le sue parole sulla necessità di mettere davanti il programma di governo della Regione per i prossimi 5 anni alla scelta di campo tra centrosinistra e centrodestra.
Segretario, ce la vede davvero alle prossime elezioni regionali la rosa del Psi lucano sulla scheda elettorale vicino al simbolo della Lega?
«Non mi sono posto il problema di quale dovrà essere la coalizione. Io penso che sia un problema successivo. Ogni forza politica ha dei suoi valori e i socialisti non rinunceranno ai propri. Ciò detto, il Psi non rinuncerà neanche ad influire sul programma, che è l'unico elemento che ha un'utilità per la collettività. Ci sono questioni non chiare nell'ambito del centrosinistra, che devono essere chiarite».
Prima però può dirci se vede meglio il vostro simbolo vicino a quello degli ex Pd di Articolo Uno, in un'ipotetico quarto polo più spostato a sinistra?
«Mah. Non è questioni di simboli. Non è che il simbolo della Lega mi piaccia più o meno di quello di Articolo Uno. E’ una questione di sintonia. Tutto è possibile se si trova una sintonia su obiettivi politici e valori di riferimento».
Lei ha posto come primo punto dell'agenda del Psi in vista del voto per le regionali il programma di governo dei prossimi 5 anni, spiegando che elaborerete una vostra proposta. Intendete sottoporla a qualcuno in particolare tra centrodestra e centrosinistra, a entrambe le coalizioni “aperte”, o presentarvi da soli agli elettori con quella proposta?
«Noi intanto faremo a novembre una conferenza programmatica con una discussione aperta alla società in generale e alle forze politiche in generale. Non so cosa significhi oggi e se c'è un'unica definizione di centrodestra e di centrosinistra. Penso però all’ipotesi del fronte repubblicano di Carlo Calenda e Riccardo Nencini, che ha dentro anche forze di quello che era il centrodestra fino a prima del 4 marzo. Credo che certe definizioni andrebbero attualizzate a quello che è il momento che viviamo».
Non pensa che quella sia un’idea superata nel dibattito all’interno del Pd?
«Al momento è così, ma vedremo che succede. Non so se sia una cosa positiva per il Paese e se l’attuale fronte di governo sia un’entità duratura. Non mi pare sinceramente. Mi pare un’esperienza temporanea. Non saprei dire neanche cosa è il centrodestra oggi. E’ un'entità ad assetto variabile, gassosa. Certo, a me piacerebbe un centrosinistra molto ampio, sarebbe l'approdo ideale. Ma spesso l'ideale è nemico del bene e bisogna adattarsi a ciò che serve per raggiungere obiettivi utili alla comunità».
Negli ultimi 5 anni il Psi è stato il primo degli alleati del Pd in Regione, e l'unico a ottenere da Marcello Pittella un suo rappresentante in giunta. Non è che temete di perdere questo ruolo a causa dell'alleanza “naturale” tra il Pd e i fuoriusciti di Articolo Uno indicata dal segretario nazionale dem Maurizio Martina come la prospettiva per il centrosinistra lucano?
«Affatto, il nostro principale obiettivo non è di entrare a tutti i costi in un organo di governo. Non è stato così nemmeno nella legislatura in corso. A gennaio 2014 il Psi non ha gridato allo scandalo della giunta degli esterni. Anzi pubblicamente abbiamo accettato gli esterni ed esortato il governatore a raggiungere obiettivi programmatici».
Insomma, qual è il suo bilancio degli ultimi 5 anni di governo della Regione?
«Un bilancio complessivamente positivo. Non sono stati risolti tutti i problemi risolti ma molte questioni sono state affrontate con determinazione. Ambiente: molti passi in avanti. Il Piano regionale dei rifiuti non è solo un pezzo di carta. La raccolta differenziata raddoppiata dal 25% al 50% e oltre. E’ un dato reale. L'approccio sul tema energia e petrolio. Finalmente ha pesato nei rapporti con le compagnie di più che in passato la salvaguardia dell'ambiente. Il reddito minimo, per contrastare le povertà. Il sostegno all'industria e all'economia con i pacchetti Pia. Poi cui sono sicuramente molte questioni irrisolte come il nodo delle infrastrutture. Non è un paradiso. Ma c’è un dato sintetico positivo che vede la Basilicata come l’unica regione che ha recuperato appieno a livello Pil rispetto alla crisi 2008».
Non le sembra un dato “dopato” dall’Fca di Melfi?
«Sia Fca che l'industria petrolifera come Matera 2019 sono elementi della Basilicata. Sbagliamo a ritenere che siano fattori estranei. Fca è in Basilicata per un contesto complessivo favorevole. Una condizione di competitività. E' un valore lucano. Perché quando Fca fa la cassa integrazione la consideriamo, eccome, e quando produce no».
Forse il Pil non basta a raccontare un territorio che si spopola sempre più?
«Il tema dello spopolamento è di tutta Italia. Nel 2017 Italia ha perso 200mila residenti. Tutte le regioni del Sud perdono popolazione perché a parte Napoli non abbiamo metropoli. In Basilicata perdiamo popolazione dall'inizio del secolo non da oggi».
Altre criticità?
«Bisognerebbe guardare alla macchina organizzativa regionale e lavorarci un po’. C’è un tema di rapporti, di divisione tra poteri, di relazioni tra Regione, province e comuni da rivedere. Forse nel 2011 abbiamo troppo velocemente archiviato le comunità montane e le aree programma. Serve una gestione associata di funzioni tra piccoli comuni. Penso al sistema dei servizi sociali all'infanzia, degli asili nido. Aiuterebbero non poco soprattutto il lavoro femminile e le giovani famiglie, ma ce ne sono pochi».
Pensa che il dipartimento regionale Politiche della persona avrebbe potuto fare di più?
«Si poteva fare, non sul fronte della sanità dove sono molto soddisfatto del riordino ospedaliero. Abbiamo salvato gli ospedali territoriali da una legge sbagliata del governo Renzi. La Basilicata li ha salvati a differenza di altri come la Puglia che invece li ha chiusi. So che in modo trasversale molti vorrebbero rimettere in discussione quella scelta del governo Pittella, noi ci impegneremo per migliorarla e non per eliminarla».
Il Pd sostiene di aver sacrificato i suoi candidati alla presidenza della Provincia di Potenza per il bene della coalizione in vista delle regionali, ma sentendola non sembra aver raggiunto appieno il suo scopo. Non è contento della scelta del sindaco civico-socialista di Albano Rocco Guarino come candidato unico?
«Un ottima scelta. Ho partecipato alla condivisione di quella scelta con grande entusiamo. Rocco farà molto bene»
Però la partita delle regionali è altra?
«Certo. Si perimetra sul programma».
Come valuta la scelta della data del 20 gennaio per il ritorno alle urne?
«Non lo so. A me non piace nuova legge elettorale. Non mi piace gennaio perché non credo che avremo grande affluenza. La cerimonia di Matera2019 mi sembra irrilevante. Il periodo però è infausto. Bene sarebbe stato portare elezioni nei periodo normali. Sono dispiaciuto perché prevedo poca affluenza».