La crisi M5s-Pd dopo l’Umbria e il rischio di voto

Giallorossi in fibrillazione per la sconfitta alle Regionali. Ma Di Maio, col Movimento agitato, non può sfasciare tutto. I dem vogliono evitare le urne in sessione di bilancio. E Renzi non ha ancora testato la sua Italia viva. Così si resta al governo. Manovra e "contratto" permettendo.

E ora, come ripartire? Dopo la sconfitta alle elezioni regionali in Umbria, il campo dei giallorossi è ancora minato. Gelidi i rapporti tra Luigi Di Maio e Giuseppe Conte, che si ritrovano senza una strategia comune. Il premier guida il fronte della responsabilità, che nel governo annovera Dario Franceschini e Roberto Speranza. Si tratta del fronte di chi non vuole trasformare ogni voto in un test per l’esecutivo e pensa che solo un’alleanza politica possa dare radici al governo.

I CINQUE STELLE VOGLIONO METTERE BANDIERINE

Ma il capo del Movimento 5 stelle, che tra i grillini si gioca la leadership, vuole poter sbandierare tagli alle tasse e altre “battaglie di bandiera”: propone di tornare al “contratto” per segnare il patto tra diversi. Cosa farà il Parito democratico? Dice un dem: «È lampante che si sta insieme per costrizione, non per convinzione. Così il governo non dura».

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Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. (Ansa)

MA SUL “CONTRATTO” IL PD FA MURO

Proprio la parola “contratto” ha fatto rabbrividire gli alleati: è come un avviso di sventura. Da Palazzo Chigi in serata è filtrato che Conte non ha avuto modo di leggere la proposta di Di Maio che chiede di dettagliare in un contratto come quello gialloverde il programma di governo. Ma da quel modello aveva preso le distanze alla nascita del “Conte 2”. E lo stop del Pd è totale: «Per noi non cambia nulla, abbiamo detto no al contratto dall’inizio e non è che, come sulla manovra, a ogni occasione si mette in discussione tutto».

LA SUGGESTIONE DI DRAGHI A PALAZZO CHIGI

Tra l’altro nel giorno dell’addio di Mario Draghi alla Banca centrale europea è tornata a circolare l’idea di un suo approdo a Palazzo Chigi, ma appare poco più di una suggestione. Ora c’è da affrontare la manovra: un vertice di governo, tra martedì 29 e mercoledì 30, dovrebbe servire a trovare l’intesa politica sui nodi ancora aperti nel testo, dalle partite Iva alla famiglia, dalle microtasse al cuneo fiscale, che Di Maio chiede di ridiscutere. La riunione però rischia di assumere i toni di una “verifica” dell’alleanza.

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Mario Draghi.

NON C’È ALTERNATIVA AL FRONTE COMUNE

Le Regionali in Emilia-Romagna a fine gennaio 2020 rischiano di diventare un nuovo test letale. Ma, come spiegato anche da Franceschini agli alleati di governo, non c’è altra prospettiva che far fronte comune, per battere la destra. E farlo cercando un’intesa per volta sulle cose da fare, litigando semmai in silenzio e non sulla scena, perché fa perdere voti. Matteo Renzi promette di fare nuovi proseliti in parlamento, magari anche tra Forza Italia, e continuerà a marcare le sue battaglie.

QUELLA SPINA CHE NON SI PUÒ STACCARE

Intanto il percorso della manovra in parlamento rischia di diventare un calvario di richieste e litigi. Può davvero precipitare tutto fino al voto anticipato? Il Pd, che evoca le urne, si può permettere di aprire la crisi in sessione di bilancio. Tantomeno possono farlo Di Maio, in piena bagarre M5s, o Renzi, che ancora non ha “testato” il suo partito nelle urne. Ecco perché alla fine resteranno tutti insieme forzatamente, un po’ come in quella foto di Narni.

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I flussi umbri dicono che gli elettori Pd-M5s hanno punito l’intesa

Il primo motivo che nelle Regionali 2019 ha spinto i cittadini a "scaricare" dem e grillini rispetto alle Europee è "la non approvazione dell'accordo giallorosso". Al secondo posto "l'insoddisfazione per l'azione del governo Conte". Dietro il voto, secondo l'analisi di Swg, c'è una logica nazionale.

Aveva o no una valenza nazionale questa tornata delle elezioni Regionali in Umbria? Secondo le opposizioni del centrodestra, uscite vincitrici dalle urne, ovviamente sì. Per il premier Giuseppe Conte no: troppo poco rappresentativo il giudizio di 700 mila persone per infliggere un contraccolpo all’esecutivo. Eppure, stando all’analisi dei flussi elettorali condotta da Swg, azienda specializzara in sondaggi politici, la “fuga” degli elettori di Movimento 5 stelle e Partito democratico sembra motivata da logiche nazionali più che regionali.

Il 76% di chi aveva votato il Pd alle Europee ha confermato la sua scelta, solo il 61% degli elettori grillini ha fatto altrettanto

Secondo il report, rispetto alle Europee 2019 il 76% di chi aveva votato il Pd ha confermato la sua scelta, mentre solo il 61% degli elettori grillini ha fatto altrettanto. Alla domanda di Swg rivolta a chi non ha replicato il voto delle Europee, le risposte sono in parte analoghe tra dem e pentastellati. Per entrambi gli elettorati la prima motivazione che li ha indotti alla “fuga” è stata la non approvazione dell’accordo Pd-M5s: 38% dei casi nel Pd e il 54% nel M5s.

NON CONVINCE L’AZIONE DEL GOVERNO CONTE

Al secondo posto c’è “l’insoddisfazione per l’azione del governo Conte“: il 18% nel Partito democratico e il 17% tra i cinque stelle. Come terza motivazione c’è la non conoscenza del candidato governatore Vincenzo Bianconi (12% nel Pd e 2% nel M5s), mentre al quarto si trova il non apprezzamento verso Bianconi (10% nel Pd e 6% nei grillini).

QUALCUNO DELUSO ANCHE DAL PD UMBRO

Tra i mancati elettori dem il 2% si dice deluso dal Pd umbro, e il 4% indica altri motivi, come tra gli ex elettori di M5s. Non risponde il 22% degli ex elettori del Pd e il 25% di quelli ex M5s.

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Conte non rinnega Narni e tiene l’orizzonte al 2023

Il premier scaccia i fantasmi dopo la sconfitta di M5s-Pd alle Regionali in Umbria: «Verremo valutati alle Politiche. Rifarei mille volte la foto di coalizione tutti assieme».

Orizzonte 2023. Il premier Giuseppe Conte ha provato a non farsi condizionare dalla sconfitta dell’asse giallorosso maturata nelle elezioni regionali in Umbria. E ha scacciato i fantasmi di voto anticipato: «Quando nel 2023 ci confronteremo con le elezioni verremo valutati per quello che abbiamo fatto e per le promesse mantenute. Se riusciamo a proseguire con entusiasmo saremo giudicati positivamente». Poi Conte, arrivando a Ravenna, ha aggiunto: «Dobbiamo rafforzare la coesione, dobbiamo lavorare con la massima collaborazione». Anche se il capo politico del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio, incalzato dai suoi, ha chiuso a future alleanze locali col Partito democratico.

«SERVE PIÙ EQUILIBRIO E SPIRITO DI SQUADRA»

Quindi ha analizzato il percorso del governo Conte 2: «Siamo partiti da poche settimane e abbiamo già avviato una manovra che si annunciava limitata solo alla sterilizzazione delle clausole Iva e messo molte altre cose. Siamo nel pieno del percorso» dell’azione di governo e «oggi ho ancora più entusiasmo, coraggio e determinazione di ieri». Secondo il presidente del Consiglio «c’è bisogno di maggior spirito di squadra e rafforzare la coesione».

Se un esperimento non è andato bene ci si può fermare a valutarlo, c’è tempo per fare riflessioni


Giuseppe Conte

Di sicuro quello umbro, per Conte, è «un esperimento partorito tardi. Si presta a varie valutazioni, le lascio ai leader delle varie forze, ma dico anche di prendersi del tempo, se un esperimento non è andato bene ci si può fermare a valutarlo, c’è tempo per fare riflessioni, ci sono altre competizioni regionali che ci aspettano».

«NON AMO TATTICISMI, RIFAREI NARNI»

Poi il premier ha parlato anche in terza persona: «Chi vi parla non ama i tatticismi» e non insegue le «convenienze personali». Il problema non è stata la foto di Narni: «La rifarei mille volte».

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Il disastro in Umbria dimostra che l’alleanza strategica M5s-Pd non esiste

Il Conte bis aveva senso se avesse liberato forze desiderose di fermare l’avanzata della destra. Non è accaduto. È stata solo una scorciatoia che ha portato al burrone. Ora a Zingaretti non resta che rifondare un partito di sinistra e socialista. Dall'opposizione.

In Umbria la sconfitta è nettissima e non si tratta solo di un voto locale. L’onda di destra è ancora più forte di prima, persino delle cazzate estive di Matteo Salvini.

Il dato impressionante è il calo drammatico dei 5 stelle che non rimpolpa il Pd che a sua volta perde voti. Fra le ragioni che avevano giustificato l’alleanza di governo, oltre all’obiettivo di mandare a casa il leader della Lega, c’era l’idea che il popolo grillino sarebbe stata la nuova base di una sinistra in crisi. Non è così. Il popolo grillino abbandona Luigi Di Maio e Giuseppe Conte e la base del Pd non si allarga né il concorrente principale, cioè Matteo Renzi, sulla base dei sondaggi sembra aver guadagnato granché. Tecnicamente è un disastro strutturale.

DA PD E M5S SEGNALI DI IRRESPONSABILITÀ

I primi commenti di dem e grillini (pochi), ma soprattutto di Conte rivolti a dire che non cambia niente dopo il voto dell’Umbria sono segnali di irresponsabilità. Il moijto deve essere diventata una abitudine di chi sta al governo. Mi dispiace per gli amici che avevano immaginato come strategica l’alleanza fra Pd e 5 stelle.

La maggiorparte dell’elettorato che si è espresso vuole nettamente riportare al governo la destra tutta intera. Nel campo avverso non c’è una sola ipotesi strategica che stia in piedi

C’è una parte di italiani, cioè quelli che seguono i 5 stelle, che con il Pd non vogliono prendere neppure un caffè. E questo avviene mentre la parte maggioritaria dell’elettorato che si esprime vuole nettamente riportare al governo la destra tutta intera. Nel campo avverso non c’è una sola ipotesi strategica che stia in piedi. Il voto concreto penalizza dem e 5 stelle, il voto virtuale dà poco spazio a Renzi oggi molto avverso a quella alleanza di governo che ha fortemente voluto per poter fare con comodo la scissione.

La neoeletta presidente della Regione Umbria Donatella Tesei festeggia l’esito delle elezioni con il leader della Lega Matteo Salvini a Perugia.

SALVINI È UN POLITICO INCONTENIBILE MA NON UN FASCISTA

Siamo in una di quelle situazioni in cui una classe dirigente si affida due volte al popolo. Gli si affida perché scelga quale proposta preferisce e quali leader vuole che lo rappresentino. Gli si affida perché non si intestardisce a rinviare il voto politico irritando in via definitiva una destra che si sente, giustamente, già vincitrice.

Il governo Conte aveva un senso se avesse liberato forze desiderose di fermare l’avanzata della destra. Non è successo. È stata una scorciatoia che ha portato al burrone

La paura di Salvini non è certo passata dopo questi pochi mesi con Conte che si è buttato a sinistra. Ma Salvini, lo ripeto ossessivamente, non è un fascista, è solo un uomo politico incontenibile che può fare danni. Lo vogliono al governo? Vada al governo. Il governo Conte aveva un senso se avesse liberato forze desiderose di fermare l’avanzata della destra. Non è successo. È stata una scorciatoia che ha portato al burrone. Ora si può fare un passetto più in avanti e si precipita definitivamente o si può provare a salvarsi.

CONTE HA ROVINATO L’IMMAGINE CHE SI STAVA CREANDO

Pd e 5 stelle possono fare anche molte altre alleanze elettorali, ma il tema dell’alleanza strategica non esiste. L’idea dei due popoli che si fondono, cioè di un popolo che cerca capi veri o capi occulti nelle file dei piddini o ex piddini più esperti è una pia illusione. Conte ha commesso l’errore drammatico della vicenda Usa-servizi segreti che ne ha rovinato l’immagine che si stava creando. Ora, come accade ai perdenti, altri scandali intralceranno la sua via. Che fare?

ZINGARETTI DEVE RIFONDARE UN PARTITO DI SINISTRA E RIFORMISTA

Nicola Zingaretti ha un partito che dovrebbe sciogliere e rifondare su una base di sinistra perché l’avanzata della destra, e che destra!, apre una strada a una sinistra radicale e riformista. Non rifiuti neppure il nome, non si combatte la destra con nomi ormai consumati come il Pd o con nomi inventati. Questa roba da rifondare deve essere di sinistra e socialista in modo esplicito. Renzi può giochicchiare quanto vuole ma deve aver capito che non prende voti da Forza Italia. Chi scappa di lì va da Giorgia Meloni. La scissione se voleva dare una scossa al Pd è riuscita, se voleva provocare un sommovimento elettorale è già fallita.

OCCORRE CONVINCERE DRAGHI A DARE UNA MANO AL PAESE

Una sinistra rifondata può fare una proposta di programma, su temi sociali, a quel che diventerà il movimento 5 stelle. Le prime scelte del  governo attuale attorno al cuneo fiscale indicano primi passi programmatici rivolti a parlare ai ceti più indifesi. Un piano straordinario di lavori può fare il resto.

Matteo Renzi può giochicchiare quanto vuole ma deve aver capito che non prende voti da Forza Italia. Chi scappa di lì va da Giorgia Meloni

Bisogna bere l’amaro calice e andare al voto. Bisognerà combattere per non farsi ridurre al lumicino proponendo al popolo di sinistra una forza che mostri di aver imparato dal passato perché è tornata a sinistra e perché ha volti nuovi. Poi si farà opposizione, una opposizione come si deve, a Salvini. Quest’ultimo fallirà per la seconda volta. Nel frattempo una coalizione democratica potrà cercare di convincere Mario Draghi a dare una mano al Paese. Ci vorrà tempo. 

ORA SERVONO INTELLIGENZA, TRASPARENZA E LAVORO

Un consiglio finale: cari compagni di sinistra, smettiamola di dire che bisogna metterci l’anima e altre cose poetiche. È sufficiente metterci intelligenza, trasparenza e tanto lavoro. Salvini si è battuto palmo a palmo tutta l’Umbria i 5 stelle vincevano quando facevano la stessa cosa. Il Pci l’ha sempre fatto. La Dc pure. Da casa si possono fare tante belle cose ma non vincere le elezioni. Ovviamente non ce l’ho con Zingaretti che va viceversa ringraziato perché si è trovato in mano un governo e una alleanza che non voleva e con l’autore dell’operazione che è fuggito. Per fortuna che si è portato via Maria Elena Boschi e Teresa Bella(Razzi)nova, le due voto-repellenti. 

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L’analisi della sconfitta in Umbria di Pd e M5s

Nota dei grillini: «Era un laboratorio, l'esperimento non ha funzionato». I dem: «Riflessione sulle coalizioni senza contenuti». Ma il governo (per ora) dovrebbe tenere.

Non solo la “tipica” analisi della sconfitta a sinistra. Quella umbra è un po’ diversa per un inedito intruso nella coalizione battuta dal centrodestra: il Movimento 5 stelle. Che ha preso meno della metà dei voti dei dem ed è arrivato dietro persino a Fratelli d’Italia. Un post del M5s su Facebook ha provato a spiegare così la débâcle: «Il patto civico per l’Umbria lo abbiamo sempre considerato un laboratorio, ma l’esperimento non ha funzionato. E questa esperienza testimonia che potremo davvero rappresentare la terza via solo guardando oltre i due poli contrapposti».

DI MAIO RISCHIA DI TORNARE NEL MIRINO

È stato assicurato, comunque, che al governo «si rispetteranno gli impegni». Ma il rischio è che subito il capo politico Luigi Di Maio torni nel mirino dei malpancisti, dagli ex ministri come Barbara Lezzi a Giulia Grillo a chi non ha mai digerito il Conte 2 a chi, infine, vorrebbe una rivoluzione nella leadership. E in Calabria ed Emilia-Romagna è molto difficile che il M5s accetti un nuovo patto con il Pd.

DA ZINGARETTI FRECCIATA A RENZI

Già, e i democratici? Il segretario Nicola Zingaretti ha detto: «È una sconfitta netta, ma il risultato conferma, malgrado scissioni e disimpegni, il consenso delle forze che hanno dato vita all’alleanza». E cioè: il Pd rispetto alle Europee ha tenuto e nonostante la fuoriuscita di Matteo Renzi. E Zingaretti ha frenato anche le polemiche interne al governo, facendo implicito riferimento al M5s. «Rifletteremo molto su questo voto e le scelte da fare, voto certo non aiutato dal caos di polemiche che ha accompagnato la manovra economica del governo». Da Italia viva, intanto, già hanno bollato come un errore la foto di Narni. Quella che (non a caso) li ha visti assenti.

Il capogruppo dem al Senato, Andrea Marcucci, ha parlato di sconfitta che «non ha ripercussioni sul governo ma impone una riflessione sulle alleanze costruite all’ultimo minuto e senza contenuti». Un k.o. che rischia di essere (già) la pietra tombale sull’alleanza giallorossa.

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Chi è Donatella Tesei, nuova governatrice della Regione Umbria

Avvocata, ex sindaco di Montefalco, eletta al Senato nel 2018. Chi è la candidata del centrodestra che ha vinto le elezioni del 2019.

In campagna elettorale c’era sempre lui in prima fila: Matteo Salvini. Ma ora che il centrodestra ha vinto, chi è la nuova governatrice dell’Umbria? Donatella Tesei, avvocato cassazionista, nata a Foligno il 17 giugno del 1958, è pronta ad assumere la carica di presidente della Regione dopo essere stata sostenuta dalla coalizione di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia.

SINDACA DI MONTEFALCO PER DUE MANDATI

La Tesei vive a Montefalco dove è stata sindaco per due mandati, dal 2009 (eletta con la lista civica di centrodestra “Gruppo Montefalco“) al 2014 e dal 2014 al 2019, quando venne riconfermata con il 63% dei consensi. Le opposizioni l’hanno accusata di aver lasciato un grosso buco di bilancio.

ENTRATA IN PARLAMENTO NEL 2018

Nel marzo del 2018 è stata eletta al Senato della Repubblica nel collegio uninominale (sostenuta dal centrodestra) e presiede la Commissione Difesa. È inoltre membro del consiglio di amministrazione della Bonifica umbra, coordinatore regionale delle Città del vino dell’Umbria, vice presidente nazionale dell’associazione Città per la fraternità e consigliere del Gal Valle Umbra e Sibillini.

Mi considero una donna pragmatica, più attenta ai fatti che alle parole


Donatella Tesei

Sul suo sito c’è scritto: «Ho sempre vissuto in Umbria». E ancora: «Dal liceo classico alla laurea in Giurisprudenza a Perugia, dalle esperienze professionali come avvocato ai successivi incarichi professionali. Sotto i miei occhi ho visto la mia terra impoverirsi e una burocrazia asfissiante soffocare imprese e realtà commerciali. Mi considero una donna pragmatica, più attenta ai fatti che alle parole».

SOSTENUTA DA CINQUE LISTE

Come candidata presidente della Regione è stata sostenuta da cinque liste: Lega Salvini Umbria, Giorgia Meloni per Tesei, Forza Italia Berlusconi per Tesei, Tesei presidente e l’Umbria civica presidente.

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Le dichiarazioni della Lega sui risultati delle elezioni in Umbria

Per Salvini è «un'impresa storica». Borghi saluta i giallorossi.

È un Matteo Salvini raggiante quello che varca la porta dell’albergo di Perugia. Le urne delle Regionali in Umbria si sono chiuse da pochi minuti e la notizia dei primi exit poll è già rimbalzata. La candidata del centrodestra a fortissima trazione leghista, Donatella Tesei, va verso una nettissima vittoria sulla coalizione composta da Partito democratico e Movimento 5 stelle, guidata da Vincenzo Bianconi. «Aspettiamo i dati veri. A occhio abbiamo fatto un’impresa storica», ha affermato Salvini all’ingresso in albergo, dove è stato raggiunto anche dalla candidata presidente Donatella Tesei. A chi gli chiedeva come si sentisse ha risposto «felice». «Sento qualcosa nell’aria», ha aggiunto.

BORGHI: «CIAO CIAO GIALLOROSSI»

Sebbene lo spoglio sia appena iniziato e ci sia ancora da attendere per i risultati ufficiali, i dati sono così netti da lasciare poco adito ai dubbi, e cancellare ogni possibile cautela. Così anche il deputato leghista Claudio Borghi ha deciso di celebrare la vittoria su Twitter: «Ciao ciao giallorossi… nb, sono exit poll, aspettiamo i dati veri». Ma è una postilla che lascia il tempo che trova e di certo non smorza l’entusiasmo nel centrodestra. E ancora, lo stesso Borghi rincara la dose contro gli avversari sconfitti: «Voi capite perchè dicevo che se avessero fatto la cretinata di mettersi insieme io avrei stappato la sei litri…».

IN HOTEL I VERTICI DELLA LEGA UMBRIA

Salvini è nell’hotel dove si trovano anche i vertici della Lega Umbria, tra i quali il segretario regionale, Virginio Caparvi, in attesa dei primi risultati elettorali. Nella sala dell’hotel, a poche centinaia di metri dal palazzo della Regione, numerosi giornalisti e militanti del partito. All’interno è stata allestita anche una sala stampa. Nello stesso albergo pernotta anche il commissario del Pd in Umbria, Walter Verini, che prima dell’arrivo di Salvini è uscito dall’albergo salutando il segretario Caparvi e il senatore Simone Pillon.

MELONI: «ESPUGNATA ROCCAFORTE DELLA SINISTRA»

Anche il resto della coalizione esulta. «Espugnata la roccaforte della sinistra, ora liberiamo l’Italia», ha scritto Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, su Facebook. «L’Italia del Buongoverno ha vinto anche in #Umbria. Dal 4 marzo 2018 ad oggi il messaggio degli italiani è sempre lo stesso: vogliono un governo di #centrodestra. Congratulazioni a Donatella Tesei, ha vinto la rivoluzione pacifica!», ha commentato su Twitter il vicepresidente di Forza Italia Antonio Tajani.

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I risultati delle elezioni regionali in Umbria del 2019

Duello fra Bianconi (Pd-M5s) e Tesei (centrodestra). Vola l'affluenza: 52,8% dei votanti, +12,88 punti rispetto al 2015. È un primo test per il governo.

In attesa di capire chi volerà tra i due sfidanti principali, Donatella Tesei appoggiata dal centrodestra o Vincenzo Bianconi sostenuto da Partito democratico e Movimento 5 stelle, è volata l’affluenza alle elezioni regionali 2019 in Umbria. Una percentuale cresciuta di quasi 13 punti rispetto al 2015 secondo i dati definitivi del ministero dell’Interno riferiti a tutti e 92 i Comuni. Si parla infatti del 52,8% (oltre un avente diritto su due alle urne) rispetto al 39,92 della precedente consultazione. Quindi +12,88.

SALVINI SPERA IN UN CONTRACCOLPO PER IL GOVERNO

L’Umbria è dunque pronta a conoscere il successore di Catiuscia Marini alla presidenza e per i giallorossi si tratta di un primo assaggio del consenso che può avere la loro alleanza “civica”. Tutti i leader nazionali del resto ci hanno messo la faccia e, sul finale della campagna, anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Per questo Matteo Salvini ha ripetuto più volte che il voto in Umbria avrà ripercussioni nazionali sul governo. Non la pensano così dalle parti della maggioranza, dove, sia Conte sia Nicola Zingaretti sia Luigi Di Maio hanno assicurato che le Regionali umbre non possono essere considerate come un test per l’esecutivo riguardando poco più di 700 mila elettori.

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La diretta delle elezioni regionali in Umbria del 2019

Urne aperte alle 7. Si vota fino alle 23. Otto candidati sostenuti da 19 liste. Esordio per l'alleanza giallorossa Pd-M5s in appoggio a Bianconi. La sfida è con Tesei, la candidata del centrodestra. La cronaca della giornata.

Può una regione da 800 mila abitanti diventare un test per la politica nazionale? È uno dei temi – se non “il” tema – delle elezioni in Umbria di domenica 27 ottobre. Urne aperte dalle 7 alle 23, si vota “solo” per un governatore locale ma si tratta anche del primo banco di prova per il governo giallorosso, oltre che dell’esordio di un’intesa pre elettorale tra Partito democratico e Movimento 5 stelle si sono presentati assieme, appoggiando lo stesso candidato, e cioè Vincenzo Bianconi. Che si tratti di «esperimento importante» (parole del premier Giuseppe Conte), di «terza via» (copyright di Luigi Di Maio) o di allenza in nome dell’amore per il Paese (concetto espresso da Luigi Zingaretti), quel che è certo è che la coalizione di maggioranza deve guardarsi dal pericolo della Lega di Matteo Salvini punta al grande sgambetto con Donatella Tesei, sostenuta da tutto il centrodestra e data in vantaggio – seppur di poco – dai sondaggi. Il voto è stato anticipato per colpa dei guai giudiziari che hanno coinvolto l’ex governatrice del Pd, Catiuscia Marini. In corsa ci sono otto candidati – compreso un ex Forconi e un sessuologo che ha fondato il Partito delle buone maniere – sostenuti da 19 liste.

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Il segretario della Lega Matteo Salvini a Todi per un evento elettorale. (Ansa)

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Cosa sapere delle elezioni regionali in Umbria

Il 27 ottobre la regione scossa dallo scandalo Sanitopoli va al voto. M5s, Pd e Iv sostengono insieme Vincenzo Bianconi. Il centrodestra unito punta sulla leghista Donatella Tesei. Guida a una tornata elettorale locale dal sapore nazionale.

Le elezioni in Umbria di domenica 27 ottobre non sono solo le prime Regionali della tornata 2019 dopo la caduta del governo gialloverde ma presentano, a livello locale, la stessa maggioranza che sostiene il nuovo esecutivo. Da un lato ci sono dunque Movimento 5 stelle e Partito democratico e dall’altro un centrodestra a tre punteLega, Fratelli d’Italia e Forza Italia) – che, suggellata l’alleanza con la piazza romana del 19 ottobre scorso, prova a essere più coeso di quanto non sia stato finora.

Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti.

L’INEDITA ALLEANZA PER L’UMBRIA

La disponibilità di correre assieme al Pd alle Regionali umbre è arrivata da Luigi Di Maio lo scorso 15 settembre. Mentre l’ex alleato, Matteo Salvini, dal palco di Pontida arringava il popolo padano, a Roma il neo ministro degli Esteri provava a oscurarlo proponendo al segretario dem Nicola Zingaretti una inedita alleanza locale, pur senza mai nominare il Pd, come del resto aveva già fatto nei discorsi delle consultazioni al Quirinale di agosto. «Tutte le forze politiche di buon senso», fu l’invito di Di Maio, «facciano un passo indietro e lascino spazio a una giunta civica».

SANITOPOLI E GLI ATTACCHI DEL M5S AL PD

Si tratta di un’apertura inattesa, non solo perché avanzata da Di Maio in persona, tra i pentastellati moderati finora più scettici sulla nuova maggioranza, ma anche perché in Umbria la Giunta Pd è implosa sotto lo scandalo “sanitopoli.

L’ex governatrice umbra Catiuscia Marini.

L’esperienza governativa per la Giunta uscente si è infatti conclusa anticipatamente e nel peggiore dei modi, con le dimissioni della presidente della Regione, Catiuscia Marini indagata per il caso dei concorsi truccati nelle Asl umbre e un partito allo sbando commissariato da Roma, con la nomina di Walter Verini. In aprile Di Maio, rimarcando la differenza tra 5 stelle e democratici, diceva: «Il Pd ha usato in questi anni la sanità umbra come bancomat del partito. Le dimissioni della governatrice sono il minimo». In un’altra occasione aveva dichiarato: «La sanità umbra è eccellente ma derubata dal Partito democratico che faceva passare le tracce dei concorsi nelle sue sedi».

IL CANDIDATO GIALLOROSSO È VINCENZO BIANCONI

Di Maio non poteva certo sapere che di lì a poco Salvini avrebbe strappato l’alleanza gialloverde. Mentre sa benissimo che il Movimento 5 stelle finora non è riuscito a espugnare alcuna regione e resta assai debole sul territorio. Da qui l’idea di unire due debolezze (considerato il modo con cui il Pd ha archiviato l’esperienza amministrativa umbra, non è certo dato per favorito) nella speranza di farne una forza politica che si coagulerà attorno alla figura di Vincenzo Bianconi.

Regionali: Umbria; Bianconi
Vincenzo Bianconi, il candidato Pd-M5s

Potrebbe essere difficile convincere la base grillina che si possa siglare una “alleanza per il cambiamento” con chi ha governato per anni la Regione e ne è uscito inseguito dalle inchieste della magistratura. Per questo Di Maio, che nel frattempo su Rousseau ha incassato il “sì” del 61% circa degli attivisti alla coalizione umbra (21.320 scrutini favorevoli rispetto ai 13.716 contrari) continua a ripetere che Bianconi è un candidato «senza tessere di partito in tasca».

LA POLEMICA SUI FONDI DELLA RICOSTRUZIONE

Presidente di Federalberghi Umbria e dell’associazione no profit per la rinascita dei territori colpiti dal sisma I love Norcia, Bianconi è un imprenditore di 47 anni, a sua volta figlio di imprenditori, rampollo di una famiglia di albergatori da sei generazioni. Proprio i suoi hotel sono finiti al centro di una recente inchiesta pubblicata sul Corriere dell’Umbria legata ai finanziamenti per la ricostruzione e a un possibile conflitto di interessi in caso di elezioni. Accuse che Bianconi, le cui attività sono state colpite gravemente dal sisma, ha respinto con sdegno: «Nell’area del cratere su 35 hanno fatto domanda in 19 e 11 hanno ottenuto il contributo quindi non sono solo le mie aziende ad averli ricevuti». Quanto al possibile conflitto di interessi, Bianconi, che in un primo momento aveva replicato con una provocazione («Allora un qualsiasi terremotato non può candidarsi?»), ha promesso: «Se dovessi diventare presidente mi terrei lontano anni luce dal dossier terremoto e da qualsiasi cosa che mi potrebbe riguardare».

A SOSTEGNO DEL CANDIDATO GIALLOROSSO ANCHE RENZI

Andrea Fora, il precedente candidato del Pd che per ordini di scuderia ha fatto un passo indietro per permettere la candidatura dell’attuale esponente giallorosso, si è invece dimesso da Confcooperative Umbria per correre nella lista a sostegno Bianconi per l’Umbria – Patto civico.

Andrea Fora e Vincenzo Bianconi.

Con Bianconi anche Europa Verde e Sinistra civica verde, entrambe riconducibili all’universo della sinistra extraparlamentare. Sciolto anche il rebus di Italia viva. Matteo Renzi, che aveva espresso la volontà di non correre alle Regionali, ha infatti detto che appoggerà il candidato giallorosso.

DONATELLA TESEI, FRONTWOMAN LEGHISTA DEL CENTRODESTRA

La favorita (anche se gli ultimi sondaggi danno Bianconi in costante avvicinamento) è invece l’avvocato 61enne Donatella Tesei. Già senatrice in quota Lega e presidente della commissione Difesa, è stata per 10 anni sindaca di Montefalco.

La candidata per il centrodestra alla presidenza della Regione Umbria, Donatella Tesei.

Matteo Salvini l’ha imposta mesi fa – appena il Pd umbro ha iniziato a scricchiolare per Sanitopoli – a Fratelli d’Italia e Forza Italia. Considerato il successo riscosso dalla Lega alle ultime Europee (oltre il 38%), gli alleati – che a stento a quella tornata hanno raggiunto il 13% assieme – non hanno avuto nulla da obiettare. Donatella Tesei sarà sorretta anche dalle liste civiche Tesei presidente e Umbria civica. Specularmente a quanto accade in casa giallorossa, qui l’incognita – se di incognita si può parlare – è rappresentata da un altro convitato di pietra: Giovanni Toti. Cambiamo, al pari di Italia viva di Renzi, non correrà, ma Toti ha dato indicazioni di sostenere la candidata ufficiale del centrodestra.

L’EX CANDIDATO DEL CENTRODESTRA CORRE DA SOLO

In Umbria correrà anche un candidato ufficioso. Il vero ago della bilancia potrebbe essere Claudio Ricci, che corse per il centrodestra alle Regionali del 2015. Rispetto al democratico Andrea Fora, Ricci non ha preso altrettanto bene l’ordine arrivato da Roma di fare un passo indietro a favore della candidata di coalizione e ha scelto di correre senza vessilli di partito. Lo sosterranno tre liste: Proposta Umbria, Italia civica e Ricci presidente. Nel 2015 prese il 39,27% (contro il 42,78% del centrosinistra), ma all’epoca Ricci poteva contare sui voti di una Lega Nord al 14%, Forza Italia all’8,53% e Fratelli d’Italia al 6%. La lista Ricci presidente prese il 4,49%. Oggi Ricci è dato tra il 5 e il 6%, voti che potrebbe sottrarre alla candidata di Salvini facendo un favore all’esponente giallorosso.

GLI ALTRI IN CORSA: DA POTERE AL POPOLO AI GILET ARANCIONI

Sembrano invece destinati a raccogliere meno del 2% gli altri candidati in corsa: Emiliano Camuzzi di Potere al Popolo, già candidato a sindaco di Terni; Rossano Rubicondi, operaio della Fbm e per anni in Cgil, del Partito comunista di Marco Rizzo; Martina Carletti, che su Twitter si definisce «sovranista costituzionale» per Riconquistare l’Italia; Antonio Pappalardo alla guida dei Gilet arancioni, ex militare dal 2016 è alla guida del Movimento Liberazione Italia che fa riferimento al Movimento dei Forconi.

Antonio Pappalardo con il simbolo del ‘Movimento dei gilet arancioni’.

E Giuseppe Cirillo, sessuologo, psicologo e consulente sentimentale leader del Partito delle buone maniere che il 24 ottobre ha rivelato alla Zanzara di avere fatto sesso con una suora invitando gli ascoltatori a vedere il video su YouPorn.

Giuseppe Cirillo leader del partito delle buone maniere.

QUANDO E COME SI VOTA

I seggi dei 92 comuni umbri si aprono domenica 27 ottobre (si vota dalle 7 alle 23). Con l’entrata in vigore della legge regionale 23 febbraio 2015, n. 4, l’Umbria si è dotata di una nuova normativa elettorale. L’Assemblea legislativa, composta da 20 membri, oltre al presidente della Giunta regionale, è eletta contestualmente al presidente, tramite un’unica scheda, in un unico turno con criterio proporzionale mediante riparto dei seggi tra coalizioni di liste e liste non riunite in coalizione, concorrenti. L’elettore può esprimere uno o due voti di preferenza. Nel caso esprima due preferenze, devono riguardare candidati di genere diverso della stessa lista, pena l’annullamento della seconda preferenza.

TRE POSSIBILITÀ PER GLI ELETTORI

Ciascun elettore può:
votare solo per un candidato alla carica di presidente della Giunta regionale tracciando un segno sul relativo rettangolo. In tale caso il voto si estende a favore della lista non riunita in coalizione ovvero a favore della coalizione di liste collegate al candidato. Votare per un candidato alla carica di presidente, tracciando un segno sul relativo rettangolo e per una delle liste collegate, tracciando un segno sulla lista. Votare a favore di una lista regionale tracciando una X sul contrassegno; in tale caso il voto si intende espresso anche a favore del candidato presidente collegato. Non è invece ammesso il voto disgiunto: il voto espresso per un candidato e per una lista diversa da quelle a lui collegate è nullo così come è nullo il voto espresso per più liste collegate a candidati diversi.

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Quali sono i candidati presidenti alle elezioni regionali in Umbria del 2019

La vera sfida è fra Bianconi (Pd-M5s) e Tesei (centrodestra). In lizza anche l'ex "Forconi" Pappalardo, Camuzzi (Potere al popolo), Cirillo (Partito delle buone maniere), la sovranista Carletti, il comunista Rubicondi e Ricci (liste civiche).

L’Umbria va al voto domenica 27 ottobre 2019, chiamando alle urne i 703 mila aventi diritto. I candidati in lizza per aggiudicarsi il timone della Regione sono otto. La competizione elettorale si sarebbe dovuta tenere nella primavera del 2020. Ma le dimissioni della ex governatrice Catiuscia Marini hanno anticipato i tempi. L’esponente del Partito democratico ha lasciato il suo incarico nel maggio del 2019, dopo che era stata indagata nello scandalo dei concorsi truccati nelle Asl umbre. Ed ecco che le forze politiche si sono rimboccate le maniche per scendere in campo e occupare la posizione rimasta vuota. Consapevoli che si tratta di elezioni regionali, sì, ma con riflesso in ambito nazionale, specie in caso di sconfitta del candidato sostenuto dall’alleanza giallorossa che governa il Paese. Ecco quali sono i nomi che gli elettori umbri possono scegliere.

VINCENZO BIANCONI: L’UOMO CHE HA MESSO D’ACCORDO M5S E PD

L’imprenditore di Norcia Vincenzo Bianconi, classe 1972, è l’esponente scelto da Movimento 5 stelle e Partito democratico. È appoggiando il suo nome che le due forze politiche hanno dato vita a qualcosa di inedito: un’alleanza per le Regionali dopo l’accordo di governo. Le altre forze da cui è appoggiato sono Europa verde, Sinistra civica verde e Bianconi per l’Umbria. Bianconi, sposato e padre di due figli, è un personaggio molto noto nella sua regione. È infatti anche presidente di Federalberghi Umbria. Sul suo profilo Twitter ha scritto: «Amo la mia famiglia, la mia terra, il mio lavoro. Non c’è montagna che non può essere scalata se le persone che ti circondano hanno i tuoi stessi valori etici».

Vincenzo Bianconi, il candidato Pd-M5s
Vincenzo Bianconi, il candidato Pd-M5s

DONATELLA TESEI: LA CANDIDATA LANCIATA DA SALVINI

La senatrice perugina Donatella Tesei, classe 1958, avvocato, è la candidata del centrodestra. A sostenerla sono Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Umbria civica e Tesei presidente. Il suo nome è stato proposto da Matteo Salvini che ha bruciato i tempi suggerendo un candidato prima di tutti gli altri alleati. Sposata e madre di due figli, negli ultimi sondaggi di Quorum/Youtrend del 27 settembre 2019 risultava in testa con il 47,2% dei voti. Sul suo profilo Twitter promette: «Dal 27 ottobre si cambia!».

ANTONIO PAPPALARDO: L’EX MILITARE DIVENTATO POLITICO

L’ex militare palermitano, classe 1946, Antonio Pappalardo scende in campo con la lista dei Gilet Arancioni. La politica è la sua passione dal 1992, quando è diventato deputato indipendente nelle liste del Partito socialista democratico italiano, ottenendo l’incarico di vicepresidente della Commissione Difesa. Dal 2016 è presidente del Movimento liberazione Italia, che fa riferimento al Movimento dei forconi.

Antonio Pappalardo
Antonio Pappalardo scende in campo con la lista dei Gilet Arancioni

EMILIANO CAMUZZI: L’EX SINDACO DI TERNI DALLE TINTE ROSSE

Appoggiato dalle liste di Potere al popolo e Partito comunista italiano, il 45enne di Piediluco Emiliano Camuzzi è forte di 20 anni di militanza politica a sinistra. Nel 2018 è stato il candidato sindaco di Terni e, nel suo programma, c’è la riduzione dell’Irpef per i redditi più bassi, il bilancio partecipato e una migliore politica ambientale.

Emiliano Camuzzi
Emiliano Camuzzi, il candidato di Potere al Popolo alle Regionali in Umbria.

GIUSEPPE CIRILLO: IL SESSUOLOGO DELLE BUONE MANIERE

Il sessuologo prestato alla politica Giuseppe Cirillo ha un obiettivo sopra tutti gli altri: portare le Buone maniere (questo il nome del partito) nel mondo della politica. Un’ambizione piuttosto ardua. E per cui intende sfruttare tutte le sue conoscenze nell’ambito della psicologia. Riguardo alla direzione del suo partito ha detto: «Desideriamo che non si litighi in politica, in amore e nei condomini. La vita va vissuta con serenità, sapendo anche perdonare, il nostro è il partito del sorriso». Fondatore di una scuola di corteggiamento con sedi in Italia e negli Usa, in cima al suo programma ci sono strisce pedonali portatili e forniture gratuite di preservativi. Insomma il partito delle Buone maniere punta sulla prevenzione, sempre e comunque.

Giuseppe Cirillo e il simbolo del partito Buone Maniere
Giuseppe Cirillo all’uscita dal Viminale, quando ha presentato il simbolo del suo partito “Buone maniere”.

MARTINA CARLETTI: LA GIOVANE SOVRANISTA NO EURO

Ha 29 anni e Martina Carletti si divide tra la Svizzera e l’Umbria. Nella sua lista Riconquistare l’Italia, che descrive come sovranista, contiene un programma tutto incentrato su trasporti, sanità e rifiuti. Sul suo profilo Twitter ha scritto a caratteri grandi No euro. «Ci diffonderemo in tutta Italia. Il nostro obiettivo è il ritorno a politiche di piena occupazione, riteniamo quello dell’immigrazione un tema secondario».

ROSSANO RUBICONDI: UN KARATEKA TENTA LA PRESIDENZA

Classe 1971 e originario di Marasciano, Rossano Rubicondi ha militato per anni nella Cgil, è operaio e maestro di karate, disciplina di cui è stato oro mondiale. Rubicondi tenta l’impresa di diventare governatore umbro appoggiato dalla lista del Partito comunista di Marco Rizzo. I punti principali del suo programma sono sanità, ricostruzione post sisma e lavoro.

Rossano Rubicondi
Il candidato di Potere al popolo Rossano Rubicondi.

CLAUDIO RICCI: L’INGEGNERE ESPERTO DI COMUNI ITALIANI

Perugino, nato nel 1964 ed ex sindaco di Assisi, Claudio Ricci si lancia nella sfida delle regionali umbre con il supporto delle civiche Ricci presidente, Italia civica e Proposta Umbria. Di professione ingegnere civile, Ricci è anche presidente onorario dell’Associazione siti italiani patrimonio mondiale Unesco, delegato nazionale Comuni italiani (Anci) sul turismo e in passato è stato consigliere regionale (dal 2015 al 2019). Tra i principali obiettivi dichiarati c’è la volontà di ridurre gli sprechi e investire nello sviluppo.

Claudio Ricci
Il candidato alle Regionali in Umbria Claudio Ricci.

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Quali sono le liste in corsa alle elezioni regionali in Umbria del 2019

Nel voto di domenica 27 ottobre 2019 si annuncia battaglia tra Donatella Tesei (centrodestra) e Vincenzo Bianconi, sostenuto da Pd e M5s. In totale, sono in corsa 19 forze politiche e civiche e otto candidati.

Le elezioni regionali in Umbria di domenica 27 ottobre 2019 rappresentano il primo test elettorale del governo Conte versione giallorossa. I due principali partiti della maggioranza, Partito democratico e Movimento 5 stelle, hanno deciso per la prima volta di sostenere un unico candidato, Vincenzo Bianconi, in contrapposizione a Donatella Tesei, appoggiata dal blocco di centrodestra. Il voto è stato necessario con un anno di anticipo rispetto alla naturale scadenza del Consiglio regionale a causa delle dimissioni rassegnate il 28 maggio 2019 dalla governatrice di centrosinistra Catiuscia Marini, indagata per abuso d’ufficio, rivelazione di segreto d’ufficio e falso dalla procura di Perugia su presunti illeciti nelle assunzioni nel sistema sanitario umbro. I seggi sono aperti dalle 7 alle 23. In totale sono otto i candidati alla carica di governatore, appoggiati da 19 liste:

Vincenzo Bianconi
– Partito democratico
– Movimento 5 stelle
– Europa verde Umbria
– Sinistra civica verde
– Bianconi per l’Umbria

Donatella Tesei
– Lega
– Forza Italia
– Fratelli d’Italia
– Tesei presidente
– Umbria civica

Claudio Ricci
– Ricci presidente
– Italia civica
– Proposta Umbria

Emiliano Camuzzi
– Partito comunista italiano
– Potere al popolo

Rossano Rubicondi
– Partito comunista

Giuseppe Cirillo
– Partito delle buone maniere

Martina Carletti
– Riconquistare l’Italia

Antonio Pappalardo
– Gilet arancioni

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Chi è Antonio Pappalardo, l’istrionico candidato in Umbria

Propone di stampare una lira parallela e avrebbe l'ok di Draghi. Punta a una Regione senza tasse e a prova di radiazioni. Ma il leader dei Gilet arancioni è lo stesso che fu leader dei Forconi. E che voleva arrestare Mattarella. Il profilo.

Sarebbe stato Mario Draghi in persona a dare l’ok al conio di una moneta parallela: «Lei può stampare la lira umbra, caro generale». Sembra una battuta di Totò, invece è, in estrema sintesi, il programma politico che il generale dei carabinieri in congedo nonché ex parlamentare e leader dei Gilet arancioni Antonio Pappalardo porta in Umbria per le elezioni regionali del 27 ottobre 2019. E che, secondo il diretto interessato, avrebbe avuto il via libera dal governatore uscente della Banca centrale europea. Lo spoglio è chiamato a dirci se la promessa di una lira umbra è sufficiente a vincere la competizione regionale. Una sfida che però, lamenta Pappalardo, parte azzoppata: «Sono stato totalmente oscurato dai media, fanno vedere solo gli altri. Chi mi vede, però, dice che sono l’unico a dare qualcosa». Tentiamo allora di porre rimedio a questa ingiustizia, provando a capire chi è Pappalardo, chi sono i Gilet arancioni e qual è il loro programma per l’Umbria.

«HO PARLATO PERSONALMENTE CON DRAGHI»

Pappalardo alla trasmissione radiofonica Un giorno da pecora ha ribadito: «Mi candido a governatore dell’Umbria e voglio introdurre la Lira umbra». Poi il generale dei carabinieri in congedo ha spiegato: «La Bce consente di stampare una moneta complementare che affianca l’euro. Ho parlato personalmente con Draghi della lira umbra, l’ho incontrato a Città della Pieve. Mi ha detto: “lei può stamparla, caro generale… Deve solo farla accettare agli umbri”. Una moneta a corso libero e non a corso legale. Se gli umbri mi eleggono, diverrà garanzia democratica».

GILET ARANCIONI «COME LE ARANCE DEL SUD»

Il programma dei Gilet arancioni (l’equivalente italiano dei Gilet gialli, «il colore arancione si richiama alle arance del Sud»), rivela qualche ulteriore dettaglio: a emettere la Nuova lira umbra sarà la “Banca libera dell’Umbria” che Pappalardo intende istituire con «attribuzione di 1.000 Nuove lire umbre a ogni capofamiglia». Tale misura sarà accompagnata «dall’emissione di obbligazioni garantite umbre».

Antonio Pappalardo con il simbolo del Movimento dei Gilet arancioni durante la consegna dei contrassegni elettorali al Viminale per le elezioni europee. (Ansa)

«VIA SUBITO GLI EXTRACOMUNITARI IRREGOLARI»

Ma non è tutto. La rivoluzione che i Gilet arancioni hanno approntato per l’Umbria è assai vasta e spazia, secondo il programma elettorale, dalla banale «nomina di assessori di provata esperienza e qualità» (difficile aspirare alla nomina di perfetti incompetenti…) alla più sovranistica «espulsione immediata di tutti gli extracomunitari irregolari con regolamentazione degli extra comunitari integrati». Alcuni punti strizzano l’occhio anche all’elettorato del Movimento 5 stelle, come il «pieno riconoscimento della libertà medica in tema di medicina alternativa, sia come esercizio sia come insegnamento universitario» o la proposta di istituire una «Commissione non condizionata dalle case farmaceutiche, che dovrà emettere un giudizio, basato su inoppugnabili dati scientifici, sull’utilità dei vaccini» e, già che ci siamo, si promette pure «l’avvio di uno studio di ricerca per la sconfitta definitiva del cancro».

UNA REGIONE SENZA IMPOSTE E A PROVA DI RADIAZIONI

Pappalardo promette anche «l’approvazione dello Statuto speciale per la Regione Umbria» che diverrà «zona franca con particolari benefici tributari come il non pagamento di imposte» e il ricorso a «strumentazioni ad hoc per proteggere gli umbri dalle eccessive radiazioni elettromagnetiche». Inoltre, dato che «tutti gli esseri viventi hanno un’anima, comprese le piante», i Gilet arancioni si impegnano nella «costituzione di un Dipartimento regionale per la protezione e le tutela degli animali e delle piante». Con tanto di «affiancamento di quattro angeli custodi a ogni cittadino: poliziotto di quartiere, medico, operatore ecologico e assistente sociale», che «interverranno a richiesta attraverso un numero telefonico». Al Festival di Sanremo (che, a scanso di equivoci, non è un santo), Pappalardo contrappone il «Festival di San Francesco, con musiche sacre di ogni credo religioso», kermesse destinata ad avere un tale successo da consentire l’attuazione del punto successivo, vale a dire il «rilancio dell’aeroporto di Perugia come scalo internazionale».

QUANTO TENTÒ DI ARRESTARE A MATTARELLA

Di sé, sul sito dei Gilet arancioni, Antonio Pappalardo scrive: «Poeta, musicista, scrittore, pittore, saggista, con una vita spesa per gli altri». Insomma, un enciclopedico personaggio d’altri tempi. Oltre a tutto ciò, Pappalardo, già leader del Movimento liberazione Italia e frontman dei Forconi (il movimento che nel 2016 provò ad arrestare l’ex deputato Osvaldo Napoli, con tanto di parapiglia davanti a Montecitorio), è tornato recentemente sui giornali per essere stato rinviato a giudizio con l’accusa di vilipendio del presidente della Repubblica. A fine 2017, infatti, il generale si mise in testa di arrestare Sergio Mattarella recapitando al Quirinale, il 21 dicembre di quell’anno, un verbale d’arresto per il reato di «usurpazione del potere politico».

L’ex generale Antonio Pappalardo. (Ansa)

CONTRO LORENZIN, TRENTA, POLIZIOTTI E CARABINIERI

Su Pappalardo pende inoltre un altro processo per istigazione a commettere arresto illegale. Nel 2014 invitò le forze dell’ordine ad arrestare i componenti del governo e del parlamento eletti col Porcellum appena dichiarato incostituzionale dalla Consulta. Dato che nessuno si mosse, a Radio Cusano Campus nel novembre 2017 annunciò: «Andremo in tutte le procure, nelle questure e nei comandi provinciali dei carabinieri per arrestare carabinieri, poliziotti e magistrati». Non contento, provò anche ad arrestare la ministra della Salute dell’epoca, Beatrice Lorenzin. E quando il ministro della Difesa Elisabetta Trenta decise di sospenderlo per un anno dal grado di generale perché ai media non specificava di essere in congedo, in una torrenziale diretta Facebook Pappalardo replicò: «Sergio, dopo che ti ho dichiarato in arresto mi sarei aspettato che mi chiamassi al Quirinale per un confronto da siciliano a siciliano. Di te non mi fiderò mai. Sono sicuro che l’Arma prima di sospendermi si sia consultata con Mattarella. Se ci fosse Totò direbbe: “lasciamo le pagliacciate ai pagliacci”».

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Come si vota alle elezioni regionali in Umbria del 2019

Urne aperte dalle 7 alle 23 di domenica 27 ottobre. Si può mettere il proprio segno sulla scheda in tre modi. Vince chi prende anche una sola preferenza in più. Le cose da sapere.

Domenica 27 ottobre 2019 dalle 7 alle 23 si tengono in Umbria le elezioni regionali. I cittadini sono chiamati a eleggere i 20 membri del Consiglio regionale e il nuovo presidente della Regione. Si vota con un anno di anticipo a causa delle dimissioni della governatrice uscente Catiuscia Marini, che ha interrotto il suo mandato dopo l’apertura di un’indagine a suo carico per presunte irregolarità in un concorso di assunzione dell’ospedale di Perugia. I candidati sono otto, le liste 19. La vera sfida è però a due: tra Vincenzo Bianconi, sostenuto da Partito democratico e Movimento 5 stelle che ripropongono così in scala locale l’alleanza del governo giallorosso, e Donatella Tesei, appoggiata dal centrodestra (Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia).

TRE OPZIONI DI VOTO, NON C’È QUELLO DISGIUNTO

Per votare gli elettori devono presentarsi, dalle 7 alle 23, al seggio di appartenenza, muniti di tessera elettorale e di un documento d’identità valido. Chiunque avesse smarrito la tessera o non ne fosse in possesso, può richiederla all’ufficio elettorale del proprio Comune di residenza. L’elettore può esprimere il voto in tre modi:

  1. Tracciando un segno sul nome del candidato governatore (in questo caso la preferenza viene estesa anche alla lista o alla coalizione a esso collegata);
  2. Barrando soltanto la lista (in questo caso il voto andrà sia al partito scelto sia al candidato presidente collegato);
  3. Barrando sia il nome del candidato presidente sia una lista a esso collegata (in questo caso il voto è esteso alla lista prescelta).

Si possono infine esprimere fino a due preferenze per i candidati consiglieri: è necessario scrivere i loro nomi accanto alla lista di cui fanno parte, premurandosi di sceglierli di sesso diverso e appartenenti a una stessa lista. Diversamente si può anche esprimere una sola preferenza. Per le Regionali non esiste il voto disgiunto, motivo per cui non si può votare un candidato presidente di una coalizione e un partito-lista di un’altra.

IL SISTEMA ELETTORALE: BASTA UNA SOLA PREFERENZA IN PIÙ

Alle elezioni regionali in Umbria si vota con l’Umbricellum, una legge elettorale introdotta nel 2010 e poi modificata nel 2015: viene eletto nuovo presidente della Regione il candidato che ottenga anche un solo voto in più degli altri sfidanti. Inoltre la stessa legge prevede che chiunque raggiunga la maggioranza relativa abbia diritto al 60% dei seggi nel Consiglio regionale.

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A che punto sono le alleanze in vista delle Regionali in Emilia-Romagna

La data ufficiale del voto ancora non c'è ma i partiti indiano a muoversi. Nel centrodestra dubbi su Bergonzoni. Nel Pd timori dopo l'addio di Renzi.

La data delle elezioni ancora manca ma in Emilia-Romagna le ‘grandi manovre’ in vista del voto per le Regionali 2019 sono cominciate. Soprattutto nel centrodestra. Se sul fronte opposto, a correre per lo scranno più alto di viale Aldo Moro e la riconferma sarà Stefano Bonaccini, la partita fra Lega, FI e FdI sembra ancora aperta. E non è scontato – come appariva nelle scorse settimane – che a sfidare il centrosinistra sia la senatrice leghista, Lucia Borgonzoni.

DUBBI NEL CENTRODESTRA SUL NOME DI BERGONZONI

Nei giorni scorsi, la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni ha chiarito agli alleati che sull’Emilia-Romagna «bisogna parlare ancora di tutto, ma bisogna partire dai candidati più spendibili per vincere», puntando magari su Galeazzo Bignami, fresco di passaggio da Forza Italia a FdI e perché indiscrezioni di stampa vorrebbero Borgonzoni in affanno rispetto all’attuale presidente regionale, tanto da far pensare a un suo eventuale passo indietro. Che in casa leghista, ad oggi, viene escluso categoricamente. Sulla candidatura della parlamentare bolognese «non c’è alcun dubbio», ha tagliato corto il segretario della Lega Romagna e deputato Jacopo Morrone. «Vedo con piacere che anche gli alleati, che una volta erano meno vivaci, si fanno sentire: penso sia di buon auspicio per la coalizione per poter vincere e liberarci finalmente dal governo della sinistra dopo tanti anni».

NEL PD PENDE LA QUESTIONE RENZI

Un cambio di rotta, ha argomentato, «a me non risulta. Mi risulta che ci sia un Partito Democratico sempre più in difficoltà forse dovuta anche al meteorite di Renzi che non si aspettava e che si trova attualmente in un consiglio regionale in cui non sa neanche se i suoi compagni di viaggio siano con lui, con Matteo Renzi o con Zingaretti». Segretario dem che passerà in Emilia-Romagna il suo week-end: il 21 a Misano Adriatico, nel Riminese, e domenica 22 a Bologna a concludere, sul palco, la Festa dell’Unità. In un clima, a quanto pare, di cauto ottimismo.

IL 23 PRIMA USCITA UFFICIALE DI “ITALIA VIVA”

In attesa della data del voto, lunedì 23 dovrebbe tenersi l’incontro tra Bonaccini e il presidente della Corte d’Appello per fissarla, e di capire se vi possano essere spazi per un dialogo con il Movimento 5 Stelle, sul fronte democratico si fa strada la sensazione di un centrosinistra in grado di superare la coalizione avversaria con Bonaccini capace di staccare Borgonzoni. E se a chiudere questa settimana della politica emiliano-romagnola toccherà a Zingaretti, sarà Italia Viva ad aprire quella nuova: la ‘creatura’ renziana debutterà lunedì a Ferrara in un incontro ribattezzato “Un nuovo inizio”. A fare gli onori di casa all’ombra del Castello Estense, i deputati Maria Elena Boschi e Luigi Marattin e il vice presidente della Camera, Ettore Rosato.

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