Il Salone del Libro di Torino in edizione online dal 14 al 17 maggio

In attesa del tradizionale appuntamento che si spera possa svolgersi in autunno, ecco quattro giorni di eventigratuiti sul web. Tra gli ospiti Saviano, Baricco, Jovanotti e Zerocalcare.

In attesa di tornare nella veste abituale, in autunno o non appena possibile, ci sarà un’edizione straordinaria del Salone del Libro di Torino dedicata alle vittime del virus, ai loro parenti, al personale medico e paramedico. Da giovedì 14 a domenica 17 maggio, sul sito del Salone e sui canali social un ricco programma di eventi in live streaming. Tra gli ospiti i ragazzi di Fridays for Future, Javier Cercas, Annie Ernaux, Salman Rushdie, Alessandro Baricco, Jovanotti, Zerocalcare, Roberto Saviano, Paolo Giordano, Francesco Piccolo, Fabrizio Gifuni, Linus.

TUTTI GLI EVENTI GRATUITI E IN LIVE STREAMING

Gli eventi saranno gratuiti in live streaming. Si parte giovedì 14 maggio con una lezione di Alessandro Barbero in collegamento dalla Mole Antonelliana di Torino. Poi il lungo elenco di ospiti italiani e internazionali, che hanno risposto all’appello lanciato dal gruppo di lavoro del Salone e con i quali sarà possibile interagire. Venerdì 15 maggio diversi incontri saranno trasmessi in diretta su Rai RadioTre. «Quando, mesi fa, è stato scelto il titolo della 33esima edizione, ‘Altre forme di vita’» – spiegano gli organizzatori – «l’obiettivo era evocare il futuro prossimo. Oggi questo titolo si dimostra una piccola profezia. Stiamo davvero vivendo ‘forme di vita’ che fino a qualche mese fa non potevamo immaginare. Con questa edizione straordinaria, prende il via un percorso di attività online che accompagnerà la grande comunità del Salone, editori e lettori, all’edizione autunnale».

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L’Osservatorio permanente Giovani Editori presenta l’evento Young Factor 2021

Il presidente dell'Osservatorio permanente Giovani Editori Andrea Ceccherini presenta l'evento che vedrà protagonisti il vicepresidente Bce e sei governatori di banche centrali europee.

Il 15 e il 16 giugno 2021 si terrà la seconda edizione dell’evento “Young Factor, un dialogo tra giovani, economia e finanza” promosso dall’Osservatorio Permanente Giovani Editori. Due giorni di incontri e dibattiti sul futuro e all’insegna dell’Europa

Protagonisti dell’incontro, che hanno raccolto l’invito di Andrea Ceccherini, saranno il vicepresidente della Bce, Luis De Guindos, e sei governatori di Banche Centrali europee, Francia (François Villeroy de Galhau), Germania (Jens Weidmann), Italia (Ignazio Visco), Olanda (Klaas Knot), Portogallo (Carlos Costa) e Spagna (Pablo Hernández de Cos). 

«La nostra due giorni di lavori vuol rappresentare un segno di fiducia nel futuro, offrendo un tavolo internazionale di confronto che vedrà giovani di tutta Europa confrontarsi, da pari a pari, con alcuni tra i più autorevoli Governatori delle Banche Centrali europee, per discutere di economia e finanza e soprattutto per dialogare insieme sul futuro», spiega Ceccherini. «Siamo consapevoli che l’ignoranza costa. E l’ignoranza economico- finanziaria costa cara. Proprio per questo è nato sei anni fa il nostro progetto “Young Factor”, che rincorre l’ambizione di elevare l’alfabetizzazione economico – finanziaria, a scuola, tra i giovani, convinti come siamo che essa sia un elemento competitivo essenziale, non solo per la ricerca di un’occupazione all’altezza degli studi, ma anche per il pieno esercizio dei più elementari diritti di cittadinanza».

«Con l’evento di Milano», prosegue Ceccherini, «questo nostro progetto Young Factor, oggi leader in Italia, muove il  primo passo nel processo di internazionalizzazione, divenendo una piattaforma a disposizione di tutti quei paesi europei che vorranno adottarla, nella prospettiva di fare della sfida di elevare l’alfabetizzazione economico-finanziaria dei giovani e il loro senso di appartenenza all’Unione europea, due bandiere distintive della nostra comunità». Il nostro obiettivo, continua il presidente, «è rendere i giovani più capaci di capire le dinamiche economiche che, volenti o nolenti, governano il mondo. Anche il loro mondo, rendendoli più padroni di un lessico economico e finanziario che vorremmo divenisse familiare, in modo da aiutarli a capirsi. Solo comprendendosi gli uni con gli altri, i ragazzi italiani con quelli tedeschi, i ragazzi spagnoli con quelli olandesi, potremmo continuare a camminare insieme in Europa. Dobbiamo ricordarci tutti che da soli, a volte, si può anche andare più veloci, ma è solo insieme che si può andare più lontano». «Per l’Osservatorio Permanente Giovani Editori e per Intesa San Paolo, che è nostro partner in questa sfida», conclude Ceccherini, «questo evento vuol essere un doveroso omaggio alla città di Milano e un concreto contributo al percorso di ricostruzione e ripresa economica del nostro Paese». 

L’appuntamento di Milano 2021, che sarà condotto da Maria Latella, prosegue il cammino avviato anni fa dall’Osservatorio. L’evento nasce infatti nell’ambito del progetto “Young Factor”, un’iniziativa di economic e financial-literacy che ha visto e continua a vedere la partecipazione di molti Governatori di Banche Centrali europee. Obiettivo del progetto è quello elevare il livello di alfabetizzazione economico-finanziaria dei più giovani, impegno particolarmente sentito da Intesa Sanpaolo che, come Banca leader in Europa, è un punto di riferimento per l’inclusione sociale e culturale. Compagni di viaggio nel percorso di economic and financial-literacy dell’Osservatorio, oltre a Intesa Sanpaolo, anche altri tre grandi istituti bancari del nostro Paese: UBI Banca, UniCredit e Banca Monte dei Paschi di Siena, che da anni sostengono nella scuola secondaria superiore il progetto di educazione finanziaria rivolto ai giovani, che solo in questo anno scolastico, conta oltre 617.188 studenti coinvolti, essendo ormai divenuto il progetto italiano leader in questo campo.

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Molinari al posto di Verdelli alla direzione di Repubblica

Il gruppo Gedi rimescola le carte. Giannini dirigerà La Stampa. Elkann presidente, Scanavino amministratore delegato.

Cambio al vertice del quotidiano la Repubblica. Secondo le indiscrezioni riportate da Prima Comunicazione sarà infatti Maurizio Molinari – attuale direttore de La Stampa – a prendere il posto di Carlo Verdelli, direttore di Repubblica dal 19 febbraio 2019. Mentre Massimo Giannini assumerà la direzione del quotidiano piemontese e dei giornali locali.

Il gruppo Gedi avrà come presidente John Elkann e come amministratore delegato Maurizio Scanavino, da dicembre 2019 direttore generale. Il cda si riunirà tra poche ore e dovrebbe vedere confermati come consiglieri Marco De Benedetti, Carlo Perrone e Giacaranda Caracciolo.

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Le ricadute dell’emergenza coronavirus su editoria e mercato del libro

La crisi ha messo in ginocchio l'intero settore. Tra punti vendita e tipografie chiuse, fiere sospese e consegne online bloccate. La voce degli editori e di Nicola Lagioia direttore del Salone di Torino.

Librerie chiuse, fiere sospese e programmazione saltata. Se c’è un settore che sta risentendo particolarmente dell’emergenza coronavirus, e dell’isolamento forzato a cui ci ha condannato, è quello dell’editoria.

Il che rivela anche il suo paradosso: proprio nel momento in cui cresce potenzialmente il tempo che potremmo dedicare alla lettura, con la moltiplicazione di consigli di classici e novità, è sempre più difficile reperire un libro e potrebbe esserlo ancora di più nelle prossime settimane soprattutto se – come pare – il governo dovesse decidere di prorogare le restrizioni ben oltre il 3 aprile.

I NUMERI DEL CROLLO DEL SETTORE

Sono i numeri, d’altronde, a rivelare il periodo di incertezza: già al 6 marzo l’Aie (Associazione Italiana Editori) dichiarava un crollo del mercato del libro del -25% con punte del -50% in Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Percentuali nel frattempo salite, tanto che l’osservatorio della stessa associazione in questi giorni ha fatto una stima su base annua: 18.600 titoli pubblicati in meno, 39,3 milioni di copie che non saranno stampate e 2.500 titoli che non saranno tradotti. «A resistere», spiega a Lettera43.it Francesco Pedicini, responsabile commerciale di Atlantide Editore, che distribuisce in autonomia in oltre 400 librerie indipendenti, «è chi riesce a vendere dal proprio sito o dai grandi store online. Ma ora, per dire, anche Amazon è ferma».

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Brutta notizia per chi pensava di aggirare il problema delle librerie con gli ordini online: da questa settimana, infatti, il colosso del commercio 2.0 ha stoppato le consegne a causa delle restrizioni imposte dal governo, dopo un boom di vendite che negli ultimi giorni, dicono i ben informati, ha sfondato il 100% sul periodo precedente.

Nicola Lagioia, direttore del Salone del Libro (Ansa).

A RISCHIO SOPRATTUTTO LE CASE EDITRICI INDIPENDENTI

In una situazione di questo tipo progettare è praticamente impossibile. «Il primo lancio utile di libri», spiega ancora Pedicini, «è fissato al 9 aprile, ma non mi stupirei se dovessero arrivare nuove cancellazioni». Già, perché nel frattempo non solo i distributori ma anche le tipografie cominciano a sospendere i lavori. «Ed è un problema se si pensa che per la stampa di un libro occorrono mediamente tre settimane. Questo può significare che, per rivederne uno, bisognerà attendere questo lasso di tempo a partire da quando supereremo l’emergenza».

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Dello stesso avviso anche Tiziana Triana, direttore editoriale di Fandango Libri: «Il settore è terrorizzato. I nostri distributori e promotori ci aggiornano giorno dopo giorno dicendoci che non ricevono più merce in entrata. Noi abbiamo pubblicato l’ultimo libro il 12 marzo. Da allora è tutto fermo ed è impossibile programmare finché si vive in quest’incertezza». Il che può essere un grosso problema specie per le case editrici indipendenti, spesso legate a un sottile equilibrio tra fatturato e costi: «È ovvio che, se su 10 mesi di pubblicazioni, ne perdi due, ne risenti». Al di là del commercio online, per le case editrici resta fondamentale il commercio vivo dei librai: non sono pochi quelli che, per un certo periodo, hanno venduto libri facendoseli spedire direttamente a casa per poi consegnarli in bici o a piedi ai loro clienti. «Soprattutto per le case editrici indipendenti come la nostra, avere un rapporto privilegiato e diretto con i librai porta a un rapporto di stima e fiducia che va ben oltre la semplice vendita», fa notare Francesco Pedicini.

FIERE E SALONI CANCELLATI

A complicare le cose anche lo stop alle tante fiere in programma. La prima a cadere è stata la VI edizione del festival “I Boreali”, dedicato a letterature e culture nordiche, prevista a Milano al Teatro Franco Parenti dal 28 febbraio al 2 marzo. A seguire, l’XI edizione di “Libri Come”, la festa del libro e della lettura prevista dal 12 al 15 marzo all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Infine è arrivato lo stop anche al Salone Internazionale del Libro di Torino, un evento che, spiega il direttore Nicola Lagioia, «secondo studi recenti dell’Università di Torino costa 4 milioni di euro ma muove tra i 30 e i 40 milioni, tra libri venduti, ristoranti, hotel e così via». Il Salone era previsto dal 14 al 18 maggio, ma a oggi è impossibile fissare una nuova data. «Esattamente come per le case editrici, si naviga a vista», nota Lagioia. «Siamo tutti sospesi. In attesa di una data certa a cui aggrapparci, una data in cui le nostre vite torneranno quelle di prima. Diventa difficile concentrarsi anche su altro: tutti siamo presi dall’emergenza, si parla solo di questa».

L’edizione 2019 del Salone del libro di Torino (Ansa).

Un quadro desolante, dunque, per il quale la stessa Associazione Italiana degli Editori ha chiesto aiuti specifici. «Non bisogna dimenticare», riflette ancora Lagioia, «che dopo il mondo del patrimonio artistico, quello del libro, per via delle migliaia di case editrici presenti in Italia, è il secondo settore della cultura per fatturato». Ma c’è ovviamente una ragione che va ben oltre anche l’aspetto economico. Come riconosciuto anche nella legge approvata poco più di un mese fa sulla promozione della lettura, si riconosce il libro quale «strumento per la crescita individuale e per lo sviluppo civile, sociale ed economico della nazione». E forse, commenta Lagioia, «editori e associazioni dovrebbero premere anche su questo con il governo per concepire aiuti mirati, in un settore peraltro dove abbondano lavoratori atipici e Partite Iva».

UNA NUOVA SFIDA PER L’E-BOOK

Non è detto, però, che anche dalla situazione più nera non si possa imparare qualcosa per il futuro. «Soltanto a emergenza finita», sottolinea Tiziana Triana, «potremmo per esempio capire se ora che anche Amazon sospende la consegna dei libri, comincerà un periodo fortunato per l’e-book che, di fatto, adesso è l’unica possibilità per chi voglia leggere un libro senza aspettare giorni e giorni». Non è un caso che tante case editrici stiano nelle ultime settimane proponendo un’offerta molto variegata. E che la stessa Amazon offra sul suo sito un carnet di e-book gratuiti per invogliare alla lettura digitale.

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LE INIZIATIVE CHE FIORISCONO SUI SOCIAL

«Nonostante tutto», precisa Triana, «il mondo della cultura ha risposto. Abbiamo imparato in questi 15 giorni di isolamento che la Rete, i social possono avere una funzione importante nella mediazione culturale. Basti pensare ai tanti consigli di lettura che autori, editori, librai pubblicano quotidianamente». O, ancora, al successo di alcune iniziative come il gruppo su Facebook “Scrittori a domicilio”, arrivato ormai a quasi 8 mila iscritti, o la pagina “Decameron – Una storia ci salverà” che conta 18 mila like, che organizza più volte al giorno vere e proprie presentazioni 2.0 di libri. Tutta questa eredità non andrà persa. «Quello che stiamo riscoprendo», conclude Triana, «è l’importanza della mediazione culturale. Quando tutto questo sarà finito, credo che ci piacerà tornare nelle librerie e chiedere consigli, riscoprendo il ruolo di Virgilio del libraio».

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Morta una Repubblica se ne fa un’altra

L'dea di ripetere l’avventura del 1976 sarebbe balenata nella testa di un terzetto dall’amicizia consolidata: Carlo De Benedetti, Carlo Feltrinelli e Gad Lerner. Per la direzione si pensa a Verdelli. Sempre che la proprietà di Gedi decida di rimpiazzarlo con Molinari della Stampa.

E se nascesse una Repubblica due? Pare, secondo sussurri e mezze ammissioni di corridoio prontamente intercettati da questa rubrica che l’idea di ripetere l’avventura del 1976, che sarebbe ormai allo stadio di progetto vero e proprio, sia balenata nella testa di un terzetto dall’amicizia consolidata: Carlo De Benedetti, Carlo Feltrinelli e Gad Lerner.

Con quest’ultimo a fare da anello di congiunzione anche con Carlo Verdelli, che formalmente da direttore dell’attuale quotidiano fondato da Eugenio Scalfari non può certo far parte di un’operazione concorrente.

Ma sarà proprio lui il direttore della nuova Repubblica, qualora la proprietà di Gedi subentrata ai fratelli Marco e Rodolfo De Benedetti decida, come sembra ormai certo, di rimpiazzarlo con l’attuale direttore della Stampa, Maurizio Molinari. Cosa che verosimilmente comporterà un significativo cambio di linea editoriale e politica di Repubblica.

LA TELA TESSUTA DA GAD LERNER

Ed è proprio per la prospettiva di questo cambio di direttore e di linea che Lerner ha tessuto la tela dell’idea di far nascere nella carta stampata “una cosa di sinistra”, facendo leva sulla sua amicizia sia con l’Ingegnere – voglioso di una rivincita dopo aver perso la battaglia per evitare che i suoi figli cedessero la casa editrice che edita la Repubblica e L’Espresso – che con l’amministratore delegato della Feltrinelli, il quale, forte del successo sia nella produzione di libri sia nella gestione della catena di librerie più moderna e diffusa d’Italia, sogna di fare qualcosa di grande che non gli abbia lasciato in eredità sua madre Inge.

TRA LE FIRME DA INGAGGIARE SERRA, DE GREGORIO E MERLO

Lerner, nel frattempo, sta stilando la lista delle firme da ingaggiare. Tra quelle attualmente in forza a Repubblica, si dice che in cima alla lista ci siano Michele Serra, Concita De Gregorio e Francesco Merlo. Un punto interrogativo è invece apposto a fianco del nome di Ezio Mauro: non si sa se l’ex direttore di Repubblica vorrà essere della partita.

Quello di cui si occupa la rubrica Corridoi lo dice il nome. Una pillola al giorno: notizie, rumors, indiscrezioni, scontri, retroscena su fatti e personaggi del potere.

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L’Italia e quell’eccellenza nascosta nella filiera del libro

Carte, font e rilegature tra le più raffinate. Nel confezionare un oggetto che torna ad affascinare anche i più giovani siamo tra i migliori al mondo. Eppure sono in pochi a rivendicarlo.

Lo scorso 14 novembre, mentre presentava le novità e le (molte) partecipazioni dell’edizione di gennaio 2020, il direttore generale di Pitti Immagine, Agostino Poletto, ha annunciato, semi-ufficialmente perché il primo comunicato uscirà il 17, il lancio di “Testo. Come si diventa libro”, primo salone dedicato alla filiera di quel magico oggetto a cui, complice il progressivo e ormai irreversibile spostamento della lettura dei giornali su tablet e in generale il calo della stampa periodica, stanno lentamente tornando, affascinati, anche i giovani.

TRE GIORNI DI APPUNTAMENTI ALLA LEOPOLDA

Carte, inchiostri, penne, caratteri di stampa, soluzioni di alta tecnologia e di altissima manualità, lastre e ogni altra meraviglia di composizione: tre giorni dal 22 marzo, presumibilmente alla Leopolda. Non stiamo nella pelle, fosse pure il cuoio marocchino delle belle rilegature, quelle con le filettature e le incisioni in oro che certi cafoni comprano ancora al metro per adornarne la libreria e non aprono mai. Malissimo per loro perché il libro, come da radice etimologica, rende liberi (sia noi latini sia gli anglosassoni abbiamo alle origini dei sostantivi che indicano il libro la corteccia degli alberi su cui è presumibile venissero tracciati i primi segni e le prime comunicazioni scritte: la radice germanica è bok, faggio. Noi abbiamo esteso il concetto di liber alla libertà e ci piace molto) e in genere anche molto creativi.

IN ITALIA UNA TRADIZIONE SECOLARE NEL CONFEZIONAMENTO DEI LIBRI

Poche ore fa ci siamo trovati fra le mani il nuovo diario dell’anno realizzato da Christian Lacroix con inserti 3D, figure pop up, passaggi diversi di colore metallizzato sulle pagine e non lo avremmo mai riposto sullo scaffale se il costo (70 euro) non ci fosse sembrato davvero proibitivo per l’uso zero che ne avremmo fatto. Al nostro posto l’ha preso una ragazzina e ci siamo rallegrate per lei, che avrà tutte quelle pagine libere per scrivere e sognare. Noi italiani, sull’oggetto libro, siamo davvero bravissimi: quando possiamo, insistiamo sempre con la casa editrice che va pubblicandoci perché usi carte italiane, trattate come si conviene e senza sbiancatori o additivi inquinanti come avviene in Oriente, in principal modo la Cina, da dove giungono certe carte bianchissime e a grammatura 250 che alcune maison di moda – loro massima colpa – prediligono per i propri volumi perché le fotografie vi risaltano come non avverrebbe mai senza tutti quegli sbiancamenti e quelle lacche. Ormai sappiamo pochissimo sulla nostra abilità nella confezione di un libro, eppure siamo da secoli fra i migliori, insieme con i cinesi.

ALL’ORIGINE DEI FONT E DELLE STAMPE PIÙ RAFFINATE

Bibbia di Gutenberg a parte, l’Italia del Nord e del Centro (principalmente le Marche) hanno sviluppato l’oggetto-libro e la sua infinita seduzione come nessuno mai. Siamo all’origine dei font e delle stampe più raffinate, per oltre tre secoli patrimonio quasi esclusivo di Venezia, meravigliosa città martoriata dall’insipienza corrotta e il pensiero ci corre a quella meravigliosa prima edizione del Book of Snobs di William Thackeray che abbiamo sfogliato qualche settimana fa prendendolo dalla piccola biblioteca del Gritti e che speriamo non sia finito sott’acqua insieme con gli arredi e con mezza città.

IL LIBRO NON CORRE IL RISCHIO DELLA “STAMPA SESSUALIZZATA”

Venezia, città cosmopolita, dunque e ancora libera, colta e trasversale, ha dato i natali ad alcuni fra i grandissimi editori e stampatori, come Aldo Manuzio si intende, ma anche alle prime grandi scrittrici e alle prime giornaliste-direttrici di femminili, e qui arriviamo al secondo punto di queste riflessioni sulla carta stampata. Dicono le ultime classifiche sulla vendita dei magazine patinati che le testate femminili vecchia maniera, con gli argomenti “da femmine” piacciano sempre di meno. Siamo alla fine della “stampa sessualizzata”, titolava l’altro giorno la più rilevante delle testate business to business della moda, The Business of Fashion, e a guardare gli ultimi numeri di GQ Us o di testate come Vice sembra proprio che sia così. A restare attaccati al concetto del calendario maschile con la femmina nuda in allegato al numero di novembre sono rimasti solo certi personaggi residuali e un po’ macchiettistici, mentre la stragrande maggioranza delle donne cerca anche su riviste ufficialmente femminili argomenti trasversali. Noi stesse abbiamo faticato a definirci autrici, o per un lungo periodo direttrici, di testate femminili: ci sembrava, già 10 anni fa, che sessualizzare una testata fosse riduttivo, che il tal servizio di cucina potesse apparire su una rivista maschile (conosciamo un numero più elevato di bravi cuochi anche fra i nostri amici che di cuoche eccellenti) o che l’inchiesta sul razzismo potesse interessare un pubblico generale. Adesso, dicono gli osservatori che le società di ricerca di mercato stiano rivedendo i propri criteri di valutazione sull’efficacia o meno di una testata. Questo, in generale ed escludendo certi romanzetti, con il libro non succede mai.  Il libro nasce genderless. Basta che sia scritto bene.

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Carlo De Benedetti ha lasciato presidenza onoraria del gruppo Gedi

Carlo De Benedetti ha lasciato la presidenza onoraria di Gedi. «Confermando le mie divergenze sulla condizione e prospettive dell’azienda, per..

Carlo De Benedetti ha lasciato la presidenza onoraria di Gedi. «Confermando le mie divergenze sulla condizione e prospettive dell’azienda, per coerenza rinuncio alla carica di presidente onorario», ha spiegato De Benedetti. «Prendiamo atto della sua decisione di rinunciare alla carica di presidente onorario e desideriamo esprimere il nostro ringraziamento per il contributo determinante da lei fornito alla società negli ultimi 40 anni», è stata invece la risposta del Cda del gruppo editoriale.

CIR HA CONFERMATO IL “NO” ALLA PROPOSTA DI ACQUISTO

Sul fronte societario la Cir, che gestisce il gruppo editoriale, ha definito «irricevibile» la proposta inviata da Carlo De Benedetti lo scorso 11 ottobre: «non concordata né sollecitata per l’acquisto di una partecipazione del 29,9% in Gedi». La posizione è stata confermata da tutti i consiglieri del Gruppo, «in quanto contraria all’interesse sociale».

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