Le cose da sapere sulle proteste in Ecuador

Le misure di austerity annunciate dal governo hanno scatenato la rivolta delle opposizioni. Centinaia di indigeni hanno occupato il parlamento. Dichiarato lo stato d'emergenza e il coprifuoco. Il presidente Moreno ha lasciato Quito.

Centinaia di indigeni ecuadoriani hanno fatto irruzione l’8 ottobre nell’Assemblea nazionale a Quito, prendendone il controllo. I manifestanti, appartenenti alla Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador (Conaie) hanno avuto facilmente ragione delle forze di sicurezza dispiegate all’esterno, e dopo aver divelto le barriere sono entrati nell’edificio. Fra gli slogan scanditi, i principali erano “Vattene Moreno, vattene!”, in riferimento al presidente del Paese, e “No al Fmi!”. Nella zona antistante l’Assemblea nazionale ci sono circa 10 mila indigeni convenuti nella capitale per partecipare allo sciopero nazionale del 9 ottobre. Il presidente ecuadoriano Lenin Moreno ha firmato ieri sera a Guayaquil un decreto che introduce nell’ambito dello stato di emergenza disposto la scorsa settimana per 30 giorni, un coprifuoco notturno parziale, vigente ogni giorno fra le 20 e le 5.

Le proteste sono iniziate a inizio ottobre, quando il governo dell’Ecuador ha annunciato un pacchetto di misure economiche miranti a ridurre la spesa pubblica, riattivare il settore produttivo e generare fonti di occupazione, una iniziativa che ha generato però forti critiche da parte delle forze di opposizione.La principale decisione del presidente Lenin Moreno è l’azzeramento dei sussidi per il carburante, dopo la decisione di uscire dall’Opec, con risparmio di 1,3 miliardi di dollari.

I primi a scendere in piazza sono stati i sindacati dei trasporti, le organizzazioni studentesche e militanti politici di opposizione, legati all’ex presidente Rafael Correa. Alle manifastazioni hanno dato la propria adesione anche la Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador (Conaie) che si è riservata di comunicare le forme di protesta che verranno attuate nei prossimi giorni. Anche il Parlamento del lavoro ecuadoriano, organizzazione sindacale vicina all’ex presidente Moreno, ha invitato gli aderenti a scendere in piazza.

Mentre le proteste degeneravano in scontri, Moreno ha annunciato lo stato d’emergenza e ha annunciato l’8 ottobre di aver deciso di spostare la sede del governo da Quito a Guayaquil utilizzando le sue prerogative costituzionali. In un discorso in tv, accompagnato dai vertici delle forze armate, il capo dello Stato ha sostenuto che «quello che succede non è un episodio di malcontento sociale, ma una decisione politica organizzata per rompere l’ordine democratico». I vandalismi avvenuti, ha detto, «sono opera di individui pagati ed organizzati», e ha dichiarato che «il satrapo Maduro ha attivato con Correa il suo piano di destabilizzazione».

Leggi tutte le notizie di Lettera43 su Google News oppure sul nostro sito Lettera43.it

Rocco Acocella, la famiglia cerca di risalire ai messaggi radio inviati durante i giorni del segnale di emergenza

di Erika Noschese

Sono ormai trascorsi 3 mesi dalla scomparsa dello skipper salernitano Rocco Acocella. Ad oggi, di lui non si hanno notizie. La famiglia, nelle scorse settimane, è partita alla volta di Puerto Escondino per battere l’area, con mezzi aerei privati. Dal mese di giugno, di Rocco non si sa nulla solo che il 22 giugno ha inviato un segnale di emergenza durato 19 ore. In quel momento, lo skipper salernitano era a meno di 100 miglia dalle coste colombiane. Ed è proprio da quel segnale di allarme lanciato dal 32enne salernitano che la famiglia si sta attualmente concentrando.«Stiamo cercando di risalire ai messaggi radio inviati durante i giorni del segnale di emergenza e nei giorni successivi», si legge sulla pagina facebook Rocco Acocella Missing, creato dalla famiglia come unico canale ufficiale. Lo skipper, al momento della scomparsa, era a bordo del trimarano bianco, Trinavis, partito da Saint Martin e diretto verso Barranquilla, in Colombia il 17 giugno. Da lì, Rocco avrebbe dovuto raggiungere il suo gruppo di lavoro, impegnato come guida turistica proprio in Colombia. In queste settimane, numerose sono state le immagini diffuse dalla famiglia, per raggiungere quante più persone possibili, anche tra la foreste e la giungla che attraversano il Centro e il Sud America. In queste settimane, infatti, la famiglia di Rocco ha effettuato voli aerei anche sulle isole colombiane di fronte al Nicaragua ma i venti e le correnti indicano che l’impatto possa essere avvenuto più a sud, concentrando le ricerche sulle isole tra Panama e Colombia, molte delle quali disabitate. La speranza degli Acocella è che Rocco possa infatti trovarsi in un luogo fitto di vegetazione, impossibilitato a mettersi in contatto per chiedere aiuto. Intanto, i familiari chiedono ancora massima diffusione, anche e soprattutto attraverso i social affinché la foto del giovane skipper possa davvero fare il giro del mondo e giungere a quante più persone possibili.

Consiglia