Siglato il protocollo del Patto per la crescita della Calabria Unicredit, Unical e Unindustria puntano sull’interconnessione

COSENZA - Si cercano strade alternative per favorire la crescita della Regione e in quest'ottica rientra il "Patto per la crescita della Calabria", un protocollo d’intesa siglato tra UniCredit, Università della Calabria e Unindustria Calabria, che mira a supportare le aziende del territorio e favorire l'interconnessione tra imprese, mondo accademico ed i talenti per sostenere la ripresa in atto in Calabria.

L’obiettivo «è stimolare la nascita di nuovi progetti imprenditoriali giovanili, in particolare legati ad Industria 4.0, e - spiega una nota - di favorire l’interconnessione tra aziende, mondo della ricerca e spin off universitari, con l'impegno delle parti a favorire la riqualificazione di competenze, a supportare le aziende della regione nella realizzazione di investimenti e a sostenerle nel loro percorso di crescita».

La giornata ha registrato il saluto di Gino Mirocle Crisci, rettore dell’Università della Calabria, e gli interventi di Natale Mazzuca, presidente di Unindustria Calabria, di Giuseppe Verde, Area Manager retail Calabria Nord di UniCredit, che ha illustrato i contenuti del «Patto per la crescita della Calabria», e di Giuseppe Passarino, delegato alla Ricerca e al Trasferimento Tecnologico Università della Calabria che ha sottolineato l’importanza del trasferimento tecnologico come leva per far nascere ed evolvere il sistema economico. Ha moderato i lavori Antonio Riccio, Territorial Development & Relations Sud di UniCredit.

«Siamo particolarmente soddisfatti - ha detto Crisci - del rapporto che la nostra università sta instaurando, ormai da diverso tempo, con il mondo dell’imprenditoria e del credito, lo considero uno dei massimi successi del mio percorso da rettore. Investire nelle potenzialità dei giovani, negli spin off che nascono all’interno dell’Unical e che si aprono al territorio è uno dei segreti per favorire la crescita di tutta la regione».

«In un momento di grande difficoltà - ha affermato Mazzuca - la firma di un protocollo con il sistema dell’alta formazione e con quello bancario è da salutare con favore, soprattutto per un territorio che ha importanti potenzialità. Occorre lavorare insieme per migliorare le prospettive economiche di tutti, avendo a cuore lo sviluppo del territorio. Non chiediamo assistenzialismo ma opportunità».

«Con la firma di oggi - è scritto nella nota - continua l'impegno di UniCredit al Sud, con l’obiettivo di promuovere, insieme al sistema delle imprese e delle università, azioni rivolte ad un più facile accesso al credito, a supportare i giovani e le start up, a favorire l’internazionalizzazione, l'innovazione delle Pmi e l’inclusione sociale».

«UniCredit - ha concluso Verde - mette a disposizione delle aziende del territorio strumenti innovativi ed iniziative specifiche allo scopo di sostenerne la competitività e di agevolarne l’accesso al mercato dei capitali. Obiettivo dell’accordo firmato oggi è inoltre quello di promuovere la sinergia tra gli attori del territorio, come fattore propulsivo di sviluppo».

La bibita che conquista il Forum Coldiretti di Cernobbio Dalle clementine di Calabria la sorpresa di Clemì

CORIGLIANO ROSSANO (COSENZA) - Si chiama Clemì e si annuncia come una delle sorprese tra le produzioni agroalimentari calabresi. Clemì è una bibita a base di succo di clementine. Ne contiene il 20%. E' prodotta dall'azienda "Medi Mais Calabria" di Corigliano Rossano (Cosenza) e ha vinto il primo premio Oscar Green nella categoria "creatività" al Forum Coldiretti di Cernobbio.

Visitiamo gli impianti di produzione, scoprendo che vi lavora l'intera famiglia Gallo, che ha però coinvolto decine di imprese agricole, che conferiscono la materia prima.

"La vittoria del premio è stata davvero inaspettata, ma ci ha molto gratificato, - spiega all'AGI Pierluigi Gallo, amministratore dell'azienda - visto che è davvero un buon prodotto, senza coloranti o conservanti e anche senza glutine. E' fatto con le migliori clementine - aggiunge - perché gli esperti non hanno dubbi e dicono che, per le loro caratteristiche organolettiche, le clementine prodotte nella Piana di Sibari sono davvero le migliori del mondo".

Nell'azienda si lavora su più turni, fino a 18 ore al giorno. "Il prodotto arriva da più aziende agricole, viene scaricato in una grande vasca di lavaggio e viene selezionato - spiega Glauco Gallo, responsabile della produzione - per poi passare all'estrazione del succo, dove viene poi accumulato in cisterne ed inviato al reparto di raffinazione. Infine viene ripulito della polpa, pastorizzato, concentrato e stoccato nelle celle frigorifere a meno venti gradi".

Da qui viene mandato all'imbottigliamento. E pensare che tutto parte dall'idea di ottimizzare l'utilizzo del frutto. "Purtroppo i mercati rifiutano quella merce che non è bella ma è buona: il consumatore ormai acquista con l'occhio - dice Pierluigi Gallo - e basta una semplice macchiolina o un calibro più piccolo o più grande perché il mercato rifiuti il prodotto. Noi acquistiamo le clementine che invece sarebbero andate al macero".

E delle clementine non si butta via niente: estratto il succo, con il residuo si possono alimentare gli impianti di produzione di biogas e dalle foglie si può estrarre il colore per tingere i tessuti. Si apprende tutto questo anche visitando il museo dedicato proprio alle clementine, annesso agli impianti di produzione. Museo che contiene delle vere opere d'arte.

"Abbiamo sempre pensato che questo "oro" della Piana di Sibari dovesse avere un valore aggiunto sia a livello agricolo che a livello turistico e artistico. Per questo, in collaborazione anche con un'associazione che ci ha dato una mano, insieme ai miei fratelli abbiamo creato il primo museo al mondo dedicato alle clementine - racconta ancora Pierluigi Gallo - che contiene decine di opere di artisti locali dedicate al frutto. E' sempre aperto per i turisti e organizziamo dei laboratori didattici per le scolaresche".

Oggi la bibita alle clementine è distribuita solo nel Sud Italia, ma a breve partirà alla conquista del mercato italiano e di quello europeo.

Il comune di Cosenza conia la “sua” moneta Ecco i Bruzi: grandi come 2 euro ne valgono 20 euro

COSENZA - Si chiama “Bruzi”, è poco più grande della moneta da 2 euro e ha impressa su, per quest’anno, l’effigie di Federico II di Svevia. È la nuova moneta in argento coniata dal Comune di Cosenza per sostituire il tradizionale buono spesa natalizio destinato alle famiglie in condizioni di disagio. Ogni moneta vale 20 euro (20 bruzi) e ogni famiglia potrà riceverne al massimo cinque, per un valore complessivo, quindi, di 100 euro.

Tutto dipenderà dal numero di richieste: se si attesteranno sul migliaio, come lo scorso anno, il budget stanziato di 100mila euro consentirà di riconoscere a tutti il buono massimo da 100 euro. Se le richieste saliranno, la somma scenderà a 80 euro. Le monete potranno essere spese negli esercizi commerciali che aderiranno all’iniziativa nella città di Cosenza e saranno valide fino al 30 novembre del 2019.

I commercianti a loro volta potranno chiederne il rimborso al Comune dal primo luglio del prossimo anno fino al 31 dicembre.

Le monete restituite saranno poi rifuse per realizzare quelle del Natale 2019 e recuperare così in buona parte i costi sostenuti quest’anno per coniarle (circa 20mila euro, dicono da Palazzo dei Bruzi).

«È un’iniziativa sperimentale che in futuro potrebbe anche essere estesa – dice l’assessore ai Tributi Lino Di Nardo – È un modo per incrementare la circolazione monetaria all’interno del comune e per affermare un principio: il valore alle monete lo dà chi le riceve, non chi le emette». Nelle scorse ore il settore Welfare ha pubblicato gli avvisi pubblici che faranno partire l’iniziativa. Il primo è finalizzato alla concessione del beneficio, quindi rivolto ai nuclei familiari in condizioni di disagio socio-economico, mentre il secondo servirà a individuare gli esercizi commerciali presso i quali sarà possibile spendere le monete.

«Per beneficiare del contributo – si legge in una nota del Comune – il nucleo familiare che ne farà richiesta dovrà risiedere nel Comune di Cosenza e attestare un reddito Isee anno 2018 (riferito all’intero nucleo familiare), con valore della situazione economica equivalente fino a 1000 euro».

Il modulo è disponibile sul sito del Comune di Cosenza (www.comune.cosenza.it) nella sezione “Bandi di gara in scadenza e Avvisi”, ma può essere ritirato presso l’Urp o l’Ufficio Porta Sociale del Comune di Cosenza.

La domanda va presentata entro il 4 dicembre 2018 all’ufficio protocollo, allegando la certificazione Isee e il documento di riconoscimento del richiedente. Anche per gli esercizi commerciali che vogliono aderire all’iniziativa la scadenza è fissata al 4 dicembre 2018.

Svimez, i cittadini calabresi si impoveriscono per la Sanità La spesa per le cure ha un impatto fortemente negativo

COSENZA – Una sanità svuotata, che impoverisce e, paradossalmente, abbassa la qualità della vita dei pazienti. Questo nelle regioni del Sud e in una Italia a doppia trazione. Dalle regioni meridionali si scappa per farsi curare altrove sempre di più, mentre la spesa sostenuta dalle famiglie per accedere ai servizi sanitari non coperti dal pubblico continua ad aumentare.

Questo dicono i dati contenuti nell’ultimo rapporto Svimez in merito alla spesa sanitaria. Cifre che, lette sotto una lente puramente calabrese, certificano anche il fallimento del commissariamento sia sui Livelli essenziali di assistenza che sul recupero del debito “monstre” del sistema sanitario.

«Gli indicatori sugli standard dei servizi pubblici - si legge nel rapporto - documentano un ampliamento dei divari Nord-Sud, con particolare riferimento proprio al settore dei servizi socio-sanitari, che maggiormente impattano sulla qualità della vita e incidono sui redditi delle famiglie».

LEA – A partire dai Lea. Le cifre, seppur in leggero miglioramento (tranne in Calabria, che sui dati relativi al 2016 è addirittura peggiorata) mettono nero su bianco l’inadempienza delle regioni meridionali. E poi ci sono i dati sulla mobilità ospedaliera «la fotografia più chiara delle carenze del sistema ospedaliero meridionale, soprattutto in alcuni specifici campi di specializzazione, e della lunghezza dei tempi di attesa per i ricoveri». La Calabria, stando agli ultimi dati, avrebbe accumulato un debito di oltre 310 milioni di euro solo in questo settore.

TEMPI DI ATTESA ENORMI – A questa situazione vanno aggiunti i tempi di attesa per le prestazioni specialistiche e ambulatoriali. Questo fattore secondo Svimez è alla base dell’aumento di spesa delle famiglie.

IMPOVERITI – «Strettamente collegato a ciò – continua il rapporto - è il fenomeno della cosiddetta “povertà sanitaria”, secondo il quale si verifica sempre più frequentemente, soprattutto nel Mezzogiorno, che l’insorgere di patologie gravi costituisca una delle cause di impoverimento delle famiglie».

In Italia, nel 2015, l’1,4%% delle famiglie italiane si è impoverito per sostenere le spese sanitarie non coperte dal servizio sanitario, in Calabria questa percentuale sfiora quasi il 3% (2,8). Peggio di noi fa solo la Campania con il 3,8%, mezzo punto più in basso di noi invece c’è la Sicilia.

NELL'EDIZIONE CARTACEA IN EDICOLA OGGI DOMENICA 11 NOVEMBRE IL RESOCONTO COMPLETO DELL'ANALISI SVIMEZ

Scuola e uffici pubblici, a rischio seicento tirocinanti Serve il sostegno della Regione per salvare il lavoro

REGGIO CALABRIA - «Altre 600 persone resteranno senza lavoro e indennità nel giro di pochi giorni, con uffici e scuole di tutta la Calabria private di un importante apporto umano e professionale». Lo sostengono i consiglieri regionali Gianluca Gallo e Franco Sergio in un’interpellanza a firma congiunta indirizzata al presidente della Giunta, Mario Oliverio. Argomento dell’interpellanza la vicenda dei tirocinanti in servizio negli istituti scolastici.

«Con accordo sottoscritto con l’Ufficio scolastico regionale in data 30 Giugno 2016 - affermano Gallo e Sergio - la Regione Calabria approvava una manifestazione di interesse per la selezione di massimo 600 soggetti disoccupati o disoccupati in possesso dello status di percettori di ammortizzatori sociali in deroga. Dei 600 selezionati, 150 sono stati ammessi a tirocini formativi e di orientamento e 450 a percorsi formativi professionalizzanti; in entrambi i casi con formazione ‘on the job’ negli istituti scolastici calabresi firmatari di apposita convenzione. La durata dei percorsi formativi, a seguito di ripetute e successive modifiche, è stata determinata in dieci mesi, al netto dei periodi di interruzione programmata dell’attività o di festività ufficialmente riconosciute nel calendario didattico, e per tutti i tirocini avviati entro il 23 ottobre del 2017 la data di fine del percorso formativo è stata da ultimo ridefinita e fissata al 22 novembre 2018».

«In mancanza di idonee soluzioni - sostengono ancora i due consiglieri regionali - il patrimonio di conoscenze e professionalità maturato ed acquisito nel tempo andrà inevitabilmente disperso, con pesanti ricadute sia sui livelli occupazionali sia sulla funzionalità degli uffici interessati: detti lavoratori, pur se impegnati con orario limitato e indennità minime, si sono subito mostrati indispensabili per il funzionamento delle sedi scolastiche alle quali sono stati assegnati, arricchendo un già solido patrimonio di conoscenze e professionalità del quale difficilmente si potrà fare a meno, anche in ragione della carenza di personale e dei continui pensionamenti non seguiti da nuove assunzioni».

Da qui la richiesta al Presidente della Giunta regionale di sapere «se la Regione ritenga utile ed opportuno sostenere, in applicazione della normativa vigente, l’assunzione dei tirocinanti attraverso il ricorso alle liste dei disoccupati iscritti ai Centri per l’impiego o altre procedure e forme contrattuali ammissibili, o quantomeno favorire e prevedere un prolungamento dei tirocini in atto».

Gallo e Sergio chiedono inoltre ad Oliverio di chiarire «se la Giunta regionale intenda promuovere fin da ora, con il Miur ed il Governo, un tavolo di concertazione per valutare, di concerto con lo stesso, le iniziative da assumere per un eventuale, futuro impiego degli odierni tirocinanti in maniera stabile, a garanzia dell’efficace funzionamento degli enti e delle sedi in cui gli stessi svolgono già oggi le loro attività».

“Resto al Sud”, piacciono gli incentivi per i giovani Il bilancio: in Calabria presentate 803 domande

COSENZA - Sono 803 le domande presentate finora a Invitalia dai giovani imprenditori calabresi nell’ambito di “Resto al Sud”, il programma di incentivi destinato ai giovani d'età compresa tra i 18 e i 35 anni che intendono fare impresa al Sud. Rappresentano il 17 per cento delle domande totali giunte dalle regioni meridionali e di queste, presentate a sportello e verificate quindi secondo l'ordine di arrivo, Invitalia ne ha approvato al momento 286. Quasi la metà sono in provincia di Cosenza.

Il Quotidiano del Sud, nell'edizione oggi in edicola, traccia con Invitalia un primo bilancio del programma.

«“Resto al Sud” ha ottenuto un considerevole riscontro nei territori di applicazione da parte del target di utenza – commentano dall'agenzia – Il Sud è attrattivo non solo per chi intende restarci: sono numerosi i progetti presentati da giovani meridionali che vogliono vivere e lavorare al Sud trasferendosi da dove, per ragioni di studio o di lavoro, si erano spostati (prevalentemente nel nord Italia ma anche all’estero)».

Il Quotidiano racconta anche la storia di uno dei giovani imprenditori che si è visto approvare la domanda di contributo, a copertura delle spese sostenute per la sua nuova impresa. Si tratta di Nicola Campanella, 35 anni, che nella sua Trebisacce ha messo su un liquorificio artigianale dove produrre liquori per infusione a base di prodotti tipici dellìAlto Jonio cosentino. Una produzione biologica, stagionale, che seguirà i ritmi della natura e coniugherà le ricette della tradizione con i metodi di produzione moderna.

Nicola ha presentato la domanda il 16 gennaio, all'indomani dell'apertura dell'avviso pubblico, e potrebbe avviare la produzione entro l'anno. L'articolo integrale – e il punto sulle novità che la legge di Bilancio prevede per “Resto al Sud” - nel numero del Quotidiano di oggi acquistabile in edicola o nello store digitale.

Terreni in concessione gratuita per chi fa figli Aiuti per le famiglie nella manovra finanziaria

CATANZARO - Terreni affidati in concessione gratuita per 20 anni alle famiglie cui nasca il terzo figlio nel 2019, 2020 o 2021. E’ una delle misure «per favorire la crescita demografica» contenute nell’ultima bozza della manovra. Si prevede anche la concessione di mutui fino a 200mila euro a tasso zero alle famiglie che acquistino nelle vicinanze dei terreni la prima casa. A questa finalità andrà destinato il 50% dei terreni agricoli e a vocazione agricola di proprietà dello Stato non utilizzabili per altra finalità e il 50% delle aree abbandonate o incolte del Mezzogiorno.

Oltre ai terreni dello Stato, saranno assegnati gratuitamente la metà di quelli abbandonati di Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia per i quali nel 2017 era partita una sperimentazione della valorizzazione, che comprendeva le aree agricole inattive da almeno 10 anni, i terreni di rimboschimento in cui non si erano registrati interventi negli ultimi 15 anni e anche le aree industriali, artigianali, e turistico-ricettive abbandonate da almeno 15 anni. I terreni potranno andare anche a società di giovani imprenditori agricoli che riservano una quota del 30% alle famiglie col terzo figlio che arriva tra il 2019 e il 2021.

Previsto l’accesso prioritario ai benefici per favorire l'imprenditorialità in agricoltura e il ricambio generazionale (da mutui agevolati per gli investimenti fino a un milione e mezzo a contributi a fondo perduto).

Per sostenere i mutui prima casa a tasso zero (di 20 anni di durata) viene creato un apposito fondo al ministero delle Politiche agricole con 5 milioni per il 2019 e 15 milioni per il 2020. I ministeri dell’Agricoltura e della Famiglia dovranno definire «criteri e modalità» di attuazione della misura.

A Reggio Calabria il meeting dei tour operator tedeschi «Il turismo come motore di uno sviluppo sostenibile»

REGGIO CALABRIA - Si è aperto stamani, a Reggio Calabria, il 68esimo Meeting della Deutscher Reiseverband, l'associazione dei tour operator tedeschi, che ha portato in Calabria oltre 600 delegati e che ha a tema «Pensa globale! Il turismo come motore di uno sviluppo sostenibile».

All’iniziativa hanno partecipato il presidente della Regione Mario Oliverio, il ministro federale per la cooperazione e lo sviluppo economico della Germania Gerd Müller e l’ex presidente del parlamento europeo e deputato del Bundestag Martin Schulz. Sia con Müller che con Schulz il presidente Oliverio si è intrattenuto in colloqui cordiali. «Quando, più di un anno fa, abbiamo deciso di candidare la Calabria come sede del 68esimo meeting annuale della Federazione tedesca del turismo - ha detto Oliverio presentando la regione agli ospiti tedeschi - sapevamo che sarebbe stata una sfida importante, che avrebbe richiesto investimenti e sforzi notevoli. Questo evento è un’occasione per rafforzare i già solidi rapporti tra il nostro paese e la Germania che è il più importante interlocutore sul piano degli scambi economici e commerciali, non solo dell’Italia ma anche della Calabria. La nostra regione è la 'longa manus' dell’Europa proiettata nel cuore del Mediterraneo. L’attenzione verso la Calabria è in crescita».

«La Calabria - ha aggiunto Oliverio - è la Magna Grecia, terra di antichi miti che hanno segnato la storia dell’umanità: Ulisse, Scilla, Cariddi, Milone, la Fata Morgana. E’ la terra dei Bronzi di Riace, il più entusiasmante ritrovamento archeologico marino del '900. Musei come quello di Reggio Calabria ed ancora di Sibari e di Locri, che insistono sull'area archeologica, sono ricchi di testimonianze delle radici della nostra storia. Un passato che non dimentica Pitagora, con cui dobbiamo fare i conti tutti i giorni. Rimasta ai margini delle rotte turistiche di massa, la Calabria oggi è 'l'altra Italià ancora da scoprire».

Ad introdurre i lavori del congresso degli operatori turistici tedeschi, moderati dalla giornalista de La Repubblica Tonia Mastrobuoni, è stato il presidente DRV Norbert Fiebig che ha voluto sottolineare come il congresso si tenga per la prima volta in Italia e come sia stata «una ottima scelta la Calabria, regione che ha tanto da offrire» invitando i delegati a dare il proprio contributo per comunicarne le bellezze.

Buoni fruttiferi e postali, la Calabria è da record E’ la regione con il maggior numero di risparmiatori

CATANZARO - «Al 30 giugno 2018 sono oltre tre milioni i Buoni fruttiferi postali e quasi due milioni, in media quasi uno per abitante, i Libretti postali posseduti dai risparmiatori calabresi, con una raccolta che negli ultimi mesi ha fatto registrare una crescita significativa». E’ quanto si afferma, in un comunicato, di Poste Italiane.

«Numeri questi che, se rapportati al totale della popolazione residente - prosegue il comunicato - proiettano la Calabria tra le prime regioni in assoluto della speciale classifica di Poste Italiane. Le ragioni del successo vanno individuate soprattutto nella capillare presenza di Poste Italiane su tutto il territorio nazionale e nelle tradizionali caratteristiche di sicurezza, semplicità e trasparenza. Nati rispettivamente nel 1924 e nel 1875, i Buoni fruttiferi postali e i Libretti postali restano a tutt'oggi tra le forme di risparmio preferite dagli italiani, con depositi che ammontano complessivamente a circa 321 miliardi di euro».

Economia – “Fare impresa” è rischiare mettendosi in gioco (Pressitalia)

Pressitalia scrive nella categoria Economia che: Da Advisor Abbate, CEO OXORA – Come Advisor sono fermamente convinto che la soluzione per il dare un calcio alla pressante crisi economica non sia di certo quella di sta lì a piangersi addosso, bens
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“Fare impresa” è rischiare mettendosi in gioco