Il 2019 è stato l’anno migliore della storia di Ferrovie dello Stato

La società guidata da Gianfranco Battisti ha registrato un utile netto in crescita a 584 milioni di euro (+4,5% sul 2018) e ricavi operativi pari a 12,4 miliardi (+3%). In cantiere un piano straordinario di investimenti per oltre 20 miliardi di entro fine anno per ripartire non appena l'emergenza Covid sarà finita.

Le Ferrovie dello Stato archiviano il 2019 come il miglior anno della storia del Gruppo e guardano al 2020 con l’obiettivo di crescere ancora, nonostante la situazione legata al coronavirus. La società guidata da Gianfranco Battisti ha infatti già in cantiere un piano straordinario di accelerazione degli investimenti per oltre 20 miliardi entro fine anno per ripartire non appena questo momento di emergenza sarà terminato.

IN CRESCITA UTILE E RICAVI

I risultati del 2019 esaminati ed approvati dal cda evidenziano un utile netto in crescita a 584 milioni di euro (+4,5% sul 2018) e ricavi operativi pari a 12,4 miliardi (+3%). L’Ebitda sale a 2,6 miliardi (+5,4%) con un Ebitda Margin del 21%. Gli investimenti tecnici, grazie ad una «robusta accelerazione» nella seconda parte dell’anno, toccano gli 8,1 miliardi (+8,4%), confermando al Gruppo il primato per investimenti nel Paese. Si rafforza inoltre la solidità finanziaria, con mezzi propri che salgono oltre i 42,3 miliardi. Chiudono in positivo anche i comparti Infrastruttura (con Rete Ferroviaria Italiana e Anas, per 308 milioni) e il settore Trasporto (risultato netto di 293 milioni).

CONTRIBUTO PARI ALL’1,4% DEL PIL

«Il 2019 è stato l’anno migliore della storia del Gruppo: per il secondo anno consecutivo abbiamo superato tutti i nostri obiettivi finanziari», ha commentato l’amministratore delegato e direttore generale Battisti, evidenziando il contributo del Piano industriale 2019-2023 e dei principi guida legati alla sostenibilità, «con valore economico distribuito pari a 10,2 miliardi di euro, un contributo dell’1,4% al Pil italiano e minori emissioni pari a 2,6 milioni di tonnellate di Co2 in atmosfera nel 2019». Forti di questi numeri, le Fs guardano al 2020 con l’obiettivo di perseguire il percorso di crescita previsto nel Piano, «nonostante uno scenario macroeconomico e competitivo di riferimento estremamente complesso».

PIANO DA 20 MILIARDI CONTRO IL CORONAVIRUS

Per far fronte all’emergenza Covid19 il Gruppo ha a messo in campo «diverse iniziative a sostegno del Paese e sta contribuendo ad affrontare l’emergenza sanitaria», ma è anche «già pronto a ripartire», assicura Battisti: a Piazza della Croce Rossa ci si sta infatti già preparando alla fase post-pandemica non solo con strategie che si adatteranno ad un mondo cambiato e a modalità di viaggiare molto diverse da quelle di oggi, ma anche con «un piano straordinario di accelerazione degli investimenti in infrastrutture ferroviarie e stradali per oltre 20 miliardi di euro entro il 2020».

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Goldman Sachs prevede un calo del Pil Usa del 34%

Il tasso di disoccupazione è atteso schizzare al 15% entro la metà dell'anno. Il crollo sarà seguito da una ripresa sostenuta sostenuta, con il Pil in crescita del 19% nel terzo trimestre

Goldman Sachs prevede una contrazione dell’economia del 34% nel secondo trimestre, peggiore quindi del 24% inizialmente stimato. Il tasso di disoccupazione è atteso schizzare al 15% entro la metà dell’anno, ben oltre il 9% delle precedenti stime. Il crollo sarà seguito da una ripresa sostenuta sostenuta, con il Pil in crescita del 19% nel terzo trimestre

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Ipotesi reddito di emergenza con 780 euro a famiglia, Catalfo conferma: “Ci stiamo lavorando”


Il reddito di emergenza è allo studio del governo, come conferma il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo. L'ipotesi è quella di rafforzare il reddito di cittadinanza, anche se le ipotesi in campo sono anche altre. Il reggente del M5s, Vito Crimi, invece si augura che l'importo di questo sostegno ai lavoratori non sia inferiore ai 780 euro.
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Coronavirus, il finanziere-scrittore Guido Brera: “Questa non è una recessione, è molto peggio”


Intervista al finanziere-scrittore, che ha appena pubblicato il romanzo “La fine del tempo”: “Questo virus è la nemesi della globalizzazione, che ha mandato la natura in tilt. Come si risponde alla recessione in arrivo? Facendo debito e cancellando i paradisi fiscali in Europa. Per far ripartire la macchina ogni mezzo è consentito”.
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Cassa integrazione, trovato l’accordo: le banche anticiperanno i pagamenti ai lavoratori


Il governo, l'Abi e le parti sociali hanno trovato l'accordo grazie al quale le banche anticiperanno la cassa integrazione per i lavoratori che usufruiranno degli ammortizzatori sociali in seguito al decreto Cura Italia e alle misure approvate per fronteggiare l'emergenza Coronavirus. L'anticipo da parte delle banche potrà arrivare fino a 1.400 euro.
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L’assemblea di Bankitalia ai tempi del coronavirus

Una sala mezza vuota. Le sedie a distanza di sicurezza. I partecipanti in mascherina (o in remoto). La riunione della banca centrale in piena pandemia.

Una sala mezza vuota. Sette sedie, poste rigorosamente a distanza di sicurezza. Quasi tutti i partecipanti in mascherina. Un maxi schermo per i collegamenti in remoto. È l’assemblea di Bankitalia al tempo del coronavirus.

L’assemblea annuale della Banca d’Italia, Roma, martedì 31 marzo 2020.

L’UTILE NETTO DI BANKITALIA SALE A 8,2 MILIARDI DI EURO

Nel corso della riunione annuale, tenutasi a Roma la mattina di martedì 31 marzo e immortalata in questa foto, la banca centrale italiana ha comunicato un balzo dell’utile netto nel 2019 a 8,2 miliardi di euro contro i 6,2 miliardi di euro registrati nel 2018.

L’IMPATTO DEL QUANTITATIVE EASING

Al pari dell’anno precedente, l’aumento positivo dell’utile è dovuto in gran parte alla crescita degli acquisti previsti nell’ambito delle operazioni di Quantitative easing programmate con la Banca centrale europea.

Il futuro prossimo sarà condizionato dal modo in cui l’Italia e l’Europa sapranno affrontare l’emergenza, prima di tutto sul piano sanitario, poi su quello economico-finanziario

Ignazio Visco

«La redditività futura» della Banca d’Italia, spiega il governatore dell’istituto Ignazio Visco nella relazione annuale, «dipenderà dall’andamento dei mercati finanziari, dalla rischiosità delle attività nonché dalle misure di politica monetaria che verranno adottate in seno al Consiglio direttivo della Bce. Il futuro prossimo sarà fortemente condizionato dal modo in cui l’Italia e l’Europa sapranno affrontare l’emergenza», aggiunge il governatore Visco, «prima di tutto sul piano sanitario, poi su quello economico-finanziario».

VERSATI ALLO STATO 8,9 MILIARDI DI EURO TRA UTILI E TASSE

Nel corso del 2019, Bankitalia ha ‘girato’ allo Stato 8,9 miliardi di euro fra utile residuo (7,867 miliardi di euro) e imposte di competenza (1,009 miliardi di euro). Negli ultimi cinque anni, secondo quanto riferito da Visco, la Banca d’Italia ha complessivamente versato allo Stato utili per 21 miliardi oltre a imposte di competenza per 6 miliardi di euro.

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Anticipo Cig dalle banche fino a 1.400 euro

È quanto prevede la convenzione siglata dall'Abi, sindacati e ministero del Lavoro questa notte secondo cui si «è tenuto conto della durata massima dell'integrazione salariale» - nove settimane - «definita allo stato dal decreto legge Cura Italia».

L’anticipo della cassa integrazione da parte delle banche ai lavoratori per via dell’emergenza coronavirus sarà fino a 1.400 euro. È quanto prevede la convenzione siglata dall’Abi, sindacati e ministero del Lavoro questa notte secondo cui si «è tenuto conto della durata massima dell’integrazione salariale» – nove settimane – «definita allo stato dal decreto legge Cura Italia».

CATALFO: «RIFINANZIAMO E ALLUNGHIAMO LA CIG»

«Conto nel decreto di aprile di rifinanziare in modo importante la cassa integrazione» e di allungarne la durata per altre settimane. Lo ha detto la ministra del Lavoro, Nunzia Catalfo, intervistata da Unomattina sottolineando che al momento la cassa è prevista per nove settimane e che grazie all’accordo con l’Abi e i sindacati i primi assegni potranno partire in un paio di settimane.

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Coronavirus, sindaci e presidenti scrivono alla Germania su Eurobond: “Prendete la decisione giusta”


Sindaci e governatori di diversi comuni e regioni d'Italia inviano una lettera alla Germania per chiedere di rimodulare la sua posizione in merito alla richiesta di Eurobond per affrontare l'emergenza coronavirus avanzata dall'Italia nell'ultimo consiglio europeo: "Oggi l'Unione Europea non ha i mezzi per reagire alla crisi in modo unitario - si legge nella lunga lettera - e se non  dimostrerà di esistere cesserà di esistere".
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Mutui sospesi per Coronavirus: il modulo da compilare per lo stop ai pagamenti delle rate


Il modulo per chiedere la sospensione dei mutui sulla prima casa è stato pubblicato dal ministero dell'Economia ed è ora possibile scaricarlo per quei cittadini che intendono bloccare, momentaneamente, il pagamento delle rate in seguito alle difficoltà causate dall'emergenza Coronavirus. Ecco come cambia il fondo per la sospensione dei mutui.
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Dalle tende al design d’esterni di lusso: storia di Gibus

Un'azienda nata localmente all'inizio degli Anni '80 è cresciuta trasformandosi. Ma senza mai perdere il contatto con le sue radici.

Una lunghissima attività, quasi quarantennale, partita dalla produzione di tende da sole e proseguita verso il design da esterni di lusso senza mai dimenticare le proprie origini. Dal locale al globale, la storia di Gibus è quella di una piccola impresa del Nord Est capace di farsi grande anche unendosi ad altre realtà dello stesso settore. «Siamo nati nel 1982», racconta l’amministratore delegato Alessio Bellin, figlio del fondatore Gianfranco, «Negli anni l’azienda è cresciuta, alla fine degli Anni ’80 si è unita ad altre quattro aziende distribuite sul territorio nazionale per co-fondare il marchio Gibus. Poi, nel 2012, queste aziende si sono fuse per costituire formalmente la Gibus Spa».

Qual è il vostro modello di business?
Il nostro modello è un B2B2C. Produciamo prodotti per outdoor design che vengono venduti all’utilizzatore finale, privato o azienda, per usi di tipo residenziale ma anche business. Lo facciamo, però, appoggiandoci a un network distributivo che intermedia la vendita. Gibus ha creato più di 10 anni fa il format denominato Gibus atelier, un format di dealer autorizzati e affiliati che sono rappresentanti commerciali dell’azienda presso il consumatore finale. Li formiamo e loro vendono, installano e si occupano della manutenzione.

Quali sono i vostri volumi di business in Italia e all’estero?
Abbiamo chiuso il 2019 con 40,9 milioni di euro di profitti, 27,8 dei quali in Italia (68%) e 13,1 milioni all’estero. Il nostro export avviene principalmente nei mercati europei. I principali sono quelli di lingua francese e tedesca, Francia, Svizzera, Belgio, Lussemburgo, Germania e Austria.

Quali sono stati i risultati dell’ultimo esercizio?

Abbiamo registrato il record di sempre per i ricavi, con una crescita di oltre il 20% sul 2018. A livello di marginalità è stato un anno altrettanto positivo, con un margine operativo lordo di 5,6 milioni di euro, in crescita del 21,5%. Anche l’utile netto è cresciuto di più del 20% arrivando a 2,8 milioni di euro. Il tutto a fronte di un calo significativo della posizione finanziaria netta, fatto che denota una fortissima generazione di cassa anche al netto della raccolta di capitale avvenuta attraverso la quotazione.

Quali sono stati i segmenti trainanti?
La crescita è stata trainata da due linee di prodotto in particolare, su cui abbiamo puntato e investito di più: il lusso hi-tech, quindi pergole bioclimatiche, cresciuto del 46%, e la linea sostenibilità zip-screen, con più del 27% di crescita. Mettiamo un grandissimo focus nella ricerca e sviluppo, siamo una Pmi innovativa, investiamo annualmente più del 3% del fatturato in ricerca e sviluppo, abbiamo un team interno di ingegneri che trattano la meccatronica, forniamo prodotti performanti e prestazioni eccezionali. Il design è un altro asset molto importante, soprattutto per i prodotti della fascia del lusso.

Quando e perché avete scelto di quotarvi in AIM?
L’idea è nata circa un anno prima della quotazione, avvenuta nel giugno 2019. Ci siamo approcciati grazie alla convivenza con un fondo di private-equity, che ha avuto una quota di minoranza e ci ha aiutato a strutturare l’azienda con una forte spinta verso l’internazionalizzazione. Abbiamo riacquistato le quote dal fondo e ritenuto di fare un ulteriore passo verso la maturazione e strutturazione della nostra azienda con la quotazione. Da una parte per raccogliere capitale da reinvestire per continuare a crescere, dall’altra per ottenere un ritorno in termini di immagine e credibilità aziendale per proporci nei mercati internazionali, con competitor che hanno dimensioni superiori alle nostre.

Come state affrontando l’emergenza coronavirus?
Siamo un’azienda prettamente industriale, con una produzione al 100% made in Italy nei nostri stabilimenti che sono al momento fermi per il decreto ma pronti a ripartire non appena le condizioni lo permetteranno. Proseguiamo quelle strategiche e di sviluppo, con tutti i nostri uffici che seguono in smart working i progetti a medio e lungo termine. Siamo organizzati con le precauzioni e i dispositivi Dpi che avevamo già implementato al di là e prima che fossero imposti dalla normativa, dal distanziamento tra i lavoratori alla sanificazione quotidiana. Continuiamo a pianificare questo tipo di processi perché quando ci permetteranno di riaprire, molto probabilmente avremo comunque l’obbligo di proseguire con queste profilassi ancora per un medio periodo.

Come pensate di rilanciarvi a crisi terminata?
Il nostro mercato rimane comunque molto ricettivo in questo periodo. Il consumatore finale che pensa al nostro prodotto, in realtà, in questo periodo è a casa e ha molto tempo per pensare a come migliorare il proprio giardino o la propria terrazza. Continuiamo a fare preventivi e ampliamo il nostro bouquet di prospettive di vendita.

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Coronavirus, le istruzioni dell’Inps per chiedere Cig e congedo

Pubblicate le circolari sulle misure straordinarie previste dal Cura Italia a sostegno lavoratori e famiglie.

Il 30 marzo l’Inps ha pubblicato le circolari con le modalità operative per la richiesta di alcune delle principali misure previste dal decreto Cura Italia per sostenere lavoratori e famiglie: cassa integrazione, congedo e bonus baby sitter.

CASSA INTEGRAZIONE FINO A NOVE SETTIMANE

La circolare 47/2020 prevede l’accesso semplificato per le aziende che hanno dovuto interrompere o ridurre l’attività a causa del coronavirus al trattamento ordinario di cassa integrazione (Cigo), all’assegno ordinario e alla Cig in deroga, con causale “COVID 19 nazionale”. Per la Cigo e l’assegno ordinario non sarà necessario dimostrare la non imputabilità e la temporaneità dell’evento né comunicare la data di ripresa dell’attività. Basta un’informativa e non è necessario l’accordo con i sindacati. Per la Cigo e l’assegno ordinario non sarà richiesta alcuna relazione tecnica e, per l’assegno ordinario, non sarà necessario compilare la scheda causale. Questi interventi potranno avere durata massima di nove settimane per periodi che vanno dal 23 febbraio al 31 agosto 2020.

Il pagamento sarà diretto per la Cig in deroga, mentre per gli altri casi dipenderà dal datore di lavoro che può anticipare il pagamento

Non saranno inoltre conteggiati all’interno dei limiti di durata previsti per le aziende che sono nelle regole della Cigo e della Cigs. Non è dovuto il contributo addizionale previsto per queste ultime. Per le aziende con oltre cinque dipendenti che chiedono la cassa in deroga è necessario un accordo a livello territoriale (sono stati appena ripartiti i fondi) mentre quelle fino a cinque sono esonerate dall’accordo. Il pagamento è sempre diretto per la cassa integrazione in deroga mentre può essere anticipato dal datore di lavoro negli altri casi e poi recuperato quando si devono pagare i contributi.

QUINDICI GIORNI DI CONGEDO

La circolare 45/2020 invece fornisce le istruzioni operative per la richiesta all’Inps del congedo Covid 19, di 15 giorni, riconosciuto ai genitori per il periodo di chiusura delle scuole, da parte dei lavoratori dipendenti privati, gli iscritti alla Gestione separata e i lavoratori autonomi. I lavoratori dipendenti del settore pubblico, invece, potranno fruire del congedo presentando domanda direttamente alla propria amministrazione. Per coloro che assistono un familiare disabile e per i lavoratori affetti da disabilità questa circolare disciplina le modalità di incremento delle giornate di permesso retribuito (oltre alle tre previste dalla legge 104 ogni mese se ne aggiungono 12 per i mesi di marzo e aprile).

BONUS BABY SITTER FINO A 600 EURO

Infine si danno indicazioni sul bonus baby sitter che può arrivare fino a 600 euro per i lavoratori del settore privato, gli iscritti alla Gestione separata, i lavoratori autonomi e quelli pubblici in generale ma può raggiungere i 1.000 euro per i lavoratori impegnati nell’emergenza Covid (personale sanitario e forze dell’ordine).

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Coronavirus, quali lavoratori possono accedere alla Cassa integrazione e come


Con tre circolari l'Inps fornisce le regole che permettono di applicare alcune delle misure introdotte dal governo con il decreto Cura Italia per fronteggiare, dal punto di vista economico, l'emergenza Coronavirus. In particolare l'istituto di previdenza spiega chi può accedere alla cassa integrazione, in che modo richiederla e quale può essere la sua durata.
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Pensioni, accredito semplificato sul conto corrente: cosa cambia per i cittadini


L'Inps ha annunciato che dal 10 aprile l'accredito delle pensioni su conto corrente, libretto di deposito e carta prepagata diventa più semplice. Anche per fronteggiare l'emergenza Coronavirus ed evitare gli spostamenti dei beneficiari, i cittadini non dovranno più presentare un documento cartaceo: vediamo cosa cambia per i pensionati e non solo.
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Contro la crisi Grillo propone il reddito universale

Il fondatore del M5s sul blog rilancia la sua via d'uscita alle conseguenze della pandemia. «È ora di mettere al centro l'uomo e non il mercato del lavoro». Poi illustra le sue soluzioni.

«La via d’uscita da questa crisi non può essere come quella del 2008, quando si è preferito salvare le banche a discapito del popolo». A dirlo è Beppe Grillo, in un post apparso sul suo blog per invocare l’istituzione del reddito universale. «È arrivato il momento», scrive Grillo, «di mettere l’uomo al centro e non più il mercato del lavoro. Per fare ciò si deve garantire a tutti i cittadini lo stesso livello di partenza: un reddito di base universale, per diritto di nascita, destinato a tutti, dai più poveri ai più ricchi».

LE SOLUZIONI PROPOSTE NEL RESTO DEL MONDO

«C’è già chi nel mondo si sta attivando, dagli Stati Uniti, con la paladina del Green New Deal Alexandria Ocasio-Cortez che chiede esplicitamente al governo Usa un Universal Basic Income; al Regno Unito, dove viene rilanciata la proposta del reddito di base, così come altri stati annunciano misure di soccorso (India, Nuova Zelanda, Hong Kong, Sud Corea…)», spiega Grillo. «Le fonti principali di finanziamento potrebbero essere varie. Si può andare dalla tassazione delle grandi fortune, dei grandi colossi digitali e tecnologici (Mark Zuckerberg, Bill Gates e Elon Musk sono sempre stati a favore del reddito universale), magari quelle a più alto tasso di automazione; o rivedere le imposte sui redditi da capitale e sulla proprietà intellettuale. Oppure le cosiddette “ecotasse”, come il Climate Incame, reddito dal clima, con una tassa sui combustibili fossili come carbone, petrolio e gas; o come avviene in Alaska dal 1982 con l’Alaska Permanent Fund: un dividendo del rendimento economico di un capitale pubblico, che attinge dalle compagnie fossili. Ogni anno, una parte delle entrate derivanti dal petrolio statale è messa in un fondo. Il governo piuttosto che spendere quel denaro, lo restituisce ai cittadini residenti, bambini compresi, attraverso un dividendo annuale».

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Una task force per attuare subito il Cura Italia

Governo, Banca d'Italia, Abi e Mediocredito Centrale insieme per rendere il decreto operativo da subito.

Mef, Banca d’Italia, Abi e Mediocredito Centrale hanno costituito una task force per assicurare l’efficiente e rapido utilizzo delle misure di supporto alla liquidità adottate con il dl Cura Italia. Lo si legge in una nota congiunta in cui si ricorda che nel decreto è prevista una moratoria fino al 30 settembre per i prestiti per le micro imprese, le Pmi, i professionisti e le ditte individuali, mentre l’operatività del Fondo di garanzia per le PMI, gestito da Mcc, è stata potenziata e ampliata.

GARANZIA ALL’80% DELL’IMPORTO

La garanzia del Fondo, ricorda la nota, è all’80% dell’importo (e al 90% in caso di riassicurazione di confidi) per tutti i prestiti fino a 1,5 milioni, ferma restando la possibilità di coprire all’80% anche i prestiti fino a 2,5 milioni quando siano rispettate alcune condizioni, fra cui l’imprenditoria femminile, per i prestiti nel Mezzogiorno e per i finanziamenti per investimenti, nonché per tutti i prestiti fino a 5 milioni che rientrino negli ambiti di attività coperti anche dalle sezioni speciali del Fondo stesso.

LIQUIDITÀ IMMEDIATA

È inoltre previsto l’avvio di una linea per la liquidità immediata (fino a 3.000 euro) per gli imprenditori persone fisiche (partite IVA, anche se non iscritte al registro delle imprese) con accesso senza bisogno di alcuna valutazione da parte del Fondo, che si affianca alle garanzie all’80% già attive sul micro-credito e sui finanziamenti fino a 25.000 euro (cosiddetto importo ridotto).

ATTIVA DAL 30 MARZO

La Task force opererà per mettere le banche e i soggetti interessati a conoscenza delle nuove procedure, e per agevolarne l’utilizzo. «Proseguirà», si legge ancora, «il lavoro di coordinamento e scambio di informazioni già positivamente avviato tra le parti in questi giorni, anche al fine di individuare le soluzioni più appropriate rispetto a eventuali problemi applicativi e facilitarne la divulgazione, contribuendo all’aggiornamento e all’alimentazione della sezione dedicata a ‘Domande e Risposte’ nel sito del ministero dell’Economia e delle Finanze. La Task force, che avvierà la propria operatività dall’inizio della prossima settimana, coordinerà la raccolta e la diffusione dei dati sugli strumenti previsti dalla normativa».

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Coronavirus, perché la crisi per la Cina non è finita

Il Dragone sembra in ripresa. Ma la diffusione del Covid-19 nel resto del mondo crea seri problemi alla Repubblica Popolare. Riducendo gli export, frammentando la catena di produzione e creando un’enorme incertezza.

L’economia cinese rimbalza dopo il crollo indotto dal coronavirus. O forse no. Questa è una delle urgenti questioni che il Covid-19 presenta all’Asia e al mondo, ormai in pieno testacoda a causa dell’epidemia. Per il Dragone le notizie sono ambigue. Da un lato il Paese soffre la peggiore crisi da quando si è «convertito» al capitalismo alla fine degli Anni 70. L’inizio del 2020 è stato infatti deleterio per il settore produttivo, già normalmente rallentato dalle festività legate al capodanno lunare, che cade fra la fine di gennaio e gli inizi di febbraio. La produzione industriale nei primi due mesi dell’anno è scesa del 13,3% rispetto allo stesso periodo del 2019, mentre le vendite al dettaglio sono calate del 20,5% e gli investimenti fissi crollati di addirittura il 24,5%.

IL PAESE RICOMINCIA A VIVERE

«Abbiamo visto la cancellazione di tutti gli ordini e di tutti gli eventi sia fra aziende che fra aziende e clienti. Il costo dei salari e del mantenimento della merce avrà un impatto enorme sulla nostra impresa», lamenta Adrien Niclot, presidente di Wine Export e Wine Brothers, compagnie specializzate nella distribuzione di vini francesi in Cina. Come molte altre piccole e medie realtà, il lavoro si è fatto estremamente difficile, con costi fissi da soddisfare senza introiti. «Il nuovo anno cinese è una data importante, i vini sono appena arrivati in magazzino e senza vendite abbiamo avuto zero liquidità in entrata», racconta. Eppure da qualche settimana la Cina sembra essere sulla strada della ripresa. Quantomeno il Dragone è più in salute della concorrenza, in tutti i sensi. Le infezioni sono al lumicino e le città stanno finalmente ricominciando a vivere. Persino alberghi e ristoranti di Pechino riaprono: ci si può sedere solo in due per tavolo e ad almeno un metro di distanza, ma è un grande passo avanti rispetto alla desolazione di febbraio.

I TIMORI DIETRO LE RASSICURAZIONI DEL GOVERNO

I dati del ministero del Commercio indicano che almeno il 70% delle aziende chiave nel settore delle importazioni ed esportazioni hanno riaperto e perfino a Wuhan le autorità sperano di eliminare le misure di sicurezza entro l’8 aprile. «Gli indicatori economici probabilmente mostreranno un miglioramento significativo nel secondo trimestre e l’economia cinese tornerà ai suoi livelli di produzione potenziali piuttosto velocemente», ha affermato con invidiabile ottimismo Chen Yulu, vice governatore della Banca Popolare Cinese. È un messaggio che il governo sta ripetendo con forza: ce la stiamo facendo e il mondo può imparare dalla nostra esperienza. La diffusione del Covid-19 nel resto del mondo crea però seri problemi alla Repubblica Popolare, riducendo gli export, frammentando la catena di produzione e creando un’enorme incertezza. Morgan Stanley sostiene per esempio che il Pil americano potrebbe crollare del 30,1% fra aprile e giugno, con la disoccupazione che rischia di salire oltre il 12%. Per Goldman Sachs l’intera economia mondiale entrerà in recessione nel 2020, scendendo a meno uno per cento.

La Cina faticherà a trovare abbastanza clienti in Occidente e i mercati emergenti semplicemente non sono abbastanza grandi per compensare

Yukon Huang, economista

In queste condizioni è facile immaginare che le aziende cinesi troveranno difficile esportare e servire i loro clienti internazionali, come sostiene anche Yukon Huang, noto economista presso il Carnegie Endowment for International Peace ed ex direttore per la Cina della Banca Mondiale. «La Cina faticherà a trovare abbastanza clienti in Occidente e i mercati emergenti semplicemente non sono abbastanza grandi per compensare. I settori affetti includono quello delle automobili, dato che le principali compagnie occidentali hanno fermato la produzione, e le comunicazioni, visto che le catene di produzione sono state spezzate», scrive l’esperto. È anche per questo che le stime di crescita della Cina sono state tagliate. Un rapporto di Deutsche Bank avvisa che l’economia cinese potrebbe contrarsi di oltre il 30% nel primo trimestre, prima di risalire nel corso dell’anno. Il 2020 resterà però negativo, almeno per gli standard cinesi: il pil potrebbe scendere dal 6,1 al 2,6% secondo la China International Capital Corporation Limited, una delle principali banche di investimenti cinesi.

L’IMPATTO DI UNA CRISI PROLUNGATA

Per Niclot, una crisi prolungata avrebbe un impatto devastante su molte piccole aziende del suo settore. «Se le restrizioni continuano la salute delle aziende legate al vino sarà in pericolo,» spiega a Lettera43. «Ricominciare sarà difficile, perché il vino in Cina è un prodotto legato ai piaceri e al divertimento. Se le carriere e i risparmi dei clienti sono a rischio le vendite dovranno essere riviste al ribasso». Del resto, ogni stima è provvisoria vista la rapidità con la quale il coronavirus cambia le carte in tavola. La crisi sta ora esplodendo in Europa e negli Stati Uniti ma non è affatto certo che il mondo emergente ne resterà immune. Tutt’altro. È di oggi la notizia secondo la quale la Tailandia ha dichiarato lo stato di emergenza, mentre i casi si moltiplicano in tutto il Sudest Asiatico, in America Latina e nel continente africano.

LA FINE DEL TUNNEL NON È VICINA

Né si escludono recrudescenze in quei Paesi, come Giappone e Corea del Sud, che paiono aver contenuto la crisi. Si tratta di un rischio concreto anche nella Repubblica Popolare, dove le ultime infezioni sono «di importazione». I dati della Commissione Nazionale della Sanità evidenziano infatti 78 nuovi casi di Covid-19 registrati il 23 marzo, il doppio rispetto al giorno precedente. Di questi, ben 74 sarebbero legate all’estero. Insomma, alla Cina va il merito di aver efficacemente combattuto il virus e di essere tornata a una qualche forma di normalità. Come sostiene il Financial Times, oggi come oggi potrebbe addirittura trattarsi del posto migliore dove investire per sfuggire al coronavirus. Ma la crisi non è finita e l’alba resta lontana anche per il Dragone.

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Il coronavirus e quell’1% che lucra sulla pandemia

Leader autoritari. Cartelli del petrolio. Speculatori finanziari. Multinazionali e imprenditori privi di scrupoli. Il mondo si ferma, ma dietro c'è chi si muove nell'ombra per guadagnare potere e miliardi.

Sono in pochi, una piccola minoranza, quelli che guadagnano dal coronavirus. Ma non deve confortare: più sono in pochi, più ci guadagnano. Mentre l’Europa, gli Stati Uniti, pian piano tutto il mondo si ferma di fronte all’emergenza sanitaria del Covid-19, come sempre c’è qualcuno pronto ad approfittare della catastrofe. Sciacalli, si è detto dei malfattori di piccolo calibro subito spuntati come dopo i terremoti. Il governatore della Lombardia Attilio Fontana li ha chiamati «squali», e non si riferiva a furfanti di periferia o alle truffe in Rete. Multinazionali di beni introvabili, grandi speculatori dei mercati, leader della terra che, oscurate le loro questioni, tentano di affossare il nemico in difficoltà. A qualcuno è andata bene, altri ci hanno provato ma vengono loro stessi soverchiati dalla pandemia. Qualche bandierina, in ogni caso, è stata piantata.

1. LA NUOVA PURGA DI MBS

Il primo a lanciarsi nell’arena, mentre tutta l’attenzione del mondo si concentrava sulla pandemia, è stato l’erede al trono, e regnante di fatto, saudita Mohammed bin Salman (MbS). Un’occasione imperdibile per l’ascesa personale: altri 300 tra funzionari, quadri dell’esercito, finanzieri sono finiti in manette questo marzo per «corruzione», e subito dopo tre membri a lui ostili della casa al Saud per «alto tradimento e tentato golpe».

Mohammed bin Salman.

L’ASCESA DEL PRINCIPE SAUDITA

Davvero più nessuno, o quasi, intralcia la strada del principe 34enne verso l’assolutismo: gli incarcerati eccellenti sono l’unico rimasto tra i fratelli del padre, re Salman, principe Ahmed bin Abdulaziz, noto per aver criticato Mbs in un video; l’ex ministro dell’Interno ed ex principe ereditario Mohammed bin Nayef, cugino di Mbs, già estromesso per tempo dagli incarichi di governo; e un altro cugino della corona del ramo legato all’apparato di sicurezza Nawaf bin Nayef. Una nuovo purga, dopo la retata del 2017 contro 500 tra uomini di potere e affaristi. Ma, mentre MbS disponeva il coprifuoco notturno in Arabia Saudita per bloccare il Covid 19, quasi nessuno ne ha parlato.

2. LA GUERRA DEL PETROLIO (E AGLI USA)

Sempre il rampante MbS è stato protagonista, con il presidente russo Vladimir Putin, del terremoto petrolifero che, in concomitanza con lo choc economico planetario causato dai blocchi alle attività a causa del coronavirus, ha fatto sprofondare Wall Street del 20%. Mica noccioline, ma che c’entra il greggio con la pandemia se la necessità cala ma resta comunque un bene di prima necessità? A portare al più drastico crollo dei prezzi (-31) del petrolio dalla Prima guerra del golfo del 1991 è stato il giochino tra la Russia, pronta ad approfittare del lockdown negli Usa, e l’Arabia Saudita. A sua volta intenzionata a mettere in ginocchio Putin sui tagli alla produzione necessari per la frenata dell’economia cinese e, a catena, di tutte le altre.

Iran Libia crisi petrolio
Stabilimenti di petrolio in Iraq.

LO SCONTRO RIAD-MOSCA

Riad puntava a imporre al cartello dei Paesi dell’Opec + Russia riduzioni per un 1 milione e mezzo di barili al giorno, ritenute eccessive per Mosca. Di tutta risposta sua maestà di fatto MbS ha agitato ancora di più le acque, aumentando vertiginosamente la produzione, in modo da far crollare le quotazioni e costringere Mosca a cedere. Ma il Cremlino non tratta sotto ricatto, e il Brent viaggia sotto i 30 dollari al barile. Anche – non solo – per queste manovre i benzinai italiani minacciano lo sciopero a oltranza.

3. LA BOMBA UMANITARIA DI ERDOGAN

Ci ha subito provato anche il sultano della Turchia, il presidente Recep Tayyip Erdogan, a ricattare l’Europa in difficoltà per l’emergenza crescente del coronavirus. Puntualmente, mentre Strasburgo e Bruxelles entravano in quarantena per i primi contagiati, Ankara apriva i confini verso l’Ue alle centinaia di migliaia di profughi siriani di Idlib: la roccaforte degli islamisti, finanziati e armati dai turchi, che guarda caso Erdogan puntava ad allargare – mentre il resto del mondo si occupava di altro – e sempre Putin invece, per lo stesso motivo, bombardava per riconquistare in appoggio al regime di Assad.

Recep Tayyip Erdogan
Recep Tayyip Erdogan.

Il RICATTO DEI PROFUGHI ALL’UE

La guerra in Siria stava per riesplodere, nel silenzio mediatico generale. La Turchia minacciava l’Europa con una «bomba umanitaria»: «Le migliaia di richiedenti asilo diventeranno milioni» avvertiva Erdogan, a caccia di nuovi miliardi di euro dall’Ue. Solo che presto la pandemia è espansa anche in Anatolia: i profughi, allarma ora la Grecia al confine, sono una «bomba sanitaria». Ankara ha accettato la tregua in Siria proposta da Mosca perché si contano migliaia di contagi anche tra i turchi.

4. LA GHIGLIOTTINA A OROLOGERIA DEI MERCATI

Se lo stop dell’economia reale è evidente in queste settimane, lo è altrettanto che gli umori dei mercati dipendono dalle frasi estorte ai politici. Le impennate dei listini sono conseguenti alle loro promesse su quanto esige la finanza, i crolli viceversa ai dinieghi. Con la conseguenza che, nella disperazione, la politica rincorre i mercati, fino a sottomettersi al ricatto. Qualcuno, il solito 1%, guadagna cifre stratosferiche: la scorsa settimana il più grande fondo speculativo al mondo Bridgewater ha puntato 14 miliardi di dollari sul crollo delle Borse europee, lucrando sull’emergenza: per l’esattezza, più di 5 miliardi sul calo di società quotate francesi, quasi 5 contro grandi aziende tedesche, 2 miliardi contro società spagnole e italiane e 1,7 miliardi contro delle olandesi.

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Con mascherine in Piazza Affari, all’ingresso della Borsa a Milano. (Ansa)

ALT ALLE VENDITE ALLO SCOPERTO

Puntate miliardarie, attraverso la tecnica delle vendite allo scoperto (titoli ceduti senza ancora possederli, prima dell’acquisto a un prezzo a questo punto stracciato) che hanno spinto al ribasso i titoli mandando – temporaneamente – in fumo parte dei risparmi degli investitori. Per fortuna, la Consob italiana e le autorità di vigilanza bancarie dell’Ue e di vari Paesi europei hanno bloccato per alcuni mesi o per parte dei titoli le vendite allo scoperto.

5. GLI SQUALI TRA LE FILIERE DELL’ECONOMIA DI GUERRA

E poi c’è l’economia di guerra, che mentre il mondo si ferma decolla. Naturale, e per certi versi encomiabile, che settori come la farmaceutica, la filiera sanitaria dei dispositivi medici e di protezioni come le mascherine, l’hi-tech e l’online per il telelavoro e per la sete di informazioni volino. Come anche le multinazionali produttrici di gel e liquidi disinfettanti, di carta igienica, pasta e degli altri alimentari andati a ruba in queste settimane.

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I respiratori sequestrati in Italia.

IL SEQUESTRO DEI RESPIRATORI

Dietro la merce introvabile, in Italia e presto in altri Paesi, per la pandemia, si muovono però anche diversi squali: come le aziende produttrici, spesso in Asia e nei Paesi emergenti, di mascherine pronte a venderle al rialzo al miglior offerente; o come le aziende – anche italiane – pronte a far imbarcare per la Grecia più di 1.000 respiratori. Il materiale appena sequestrato dalla Guardia di Finanza ad Ancona, prodotto da una ditta della provincia di Milano, dove ogni giorno muoiono centinaia di malati Covid 19. Anche perché negli ospedali mancano i respiratori.

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#Feelclose: video-storie di quarantena per finanziare le strutture sanitarie italiane

Feelming Spa ha lanciato un’iniziativa per la raccolta fondi a sostegno della ricerca e degli ospedali impegnati a combattere il coronavirus.

Feelming Spa, società innovativa per lo sviluppo di piattaforme digitali in ambito video, ha lanciato un’iniziativa per la raccolta fondi a sostegno della ricerca e delle strutture impegnate a combattere il coronavirus. La campagna sarà lanciata il 30 marzo in Italia, successivamente verrà estesa anche all’estero. Trattandosi di un progetto benefico, sono stati coinvolti per la buona riuscita dell’iniziativa diversi partner che hanno dato il loro supporto pubblicando e condividendo sui propri siti la pagina dedicata #feelclose.

Tra questi l’Agenzia Stampa Dire, il Network LaC e il Gruppo Editoriale Citynews. Altri potranno aggiungersi e sostenere l’iniziativa contribuendo così con le visualizzazioni generate, e attraverso gli sponsor coinvolti, alla raccolta dei fondi da destinare alla ricerca.

«È un momento estremamente complicato per il nostro Paese e per il resto del mondo», ha detto Moreno Grassi, amministratore delegato di Feelming Spa, che ha aggiunto «crediamo che in contesti così difficili ognuno di noi, aziende e privati cittadini, debba fare la propria parte Con questo spirito abbiamo dato vita all’iniziativa benefica #feelclose. Un progetto realizzato per raccogliere in un unico luogo le testimonianze di coloro che si trovano a dover affrontare questa emergenza».

«Il progetto è stato realizzato utilizzando la nostra piattaforma Feelmatic», ha spiegato Francesco Bevivino, PM di Feelming Spa, «dove, per l’occasione, abbiamo sviluppato una pagina dedicata accessibile a chiunque. Qui tutti coloro che lo vorranno potranno registrare e caricare in pochi passi il loro video, la loro testimonianza».

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Coronavirus, G20 stanzia 5mila miliardi: “Faremo tutto ciò che serve per superare pandemia”


Il G20 è impegnato a "combattere la pandemia con una risposta globale trasparente, robusta, coordinata, su larga scala e basata sulla scienza, in uno spirito di solidarietà". Lo affermano i leader mondiali riuniti oggi in videoconferenza, annunciando un'iniezione di liquidità da 5mila miliardi di dollari nell'economia mondiale per affrontare l'emergenza coronavirus.
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Intesa, dal Fondo di Beneficenza un milione alla ricerca sul Covid-19

Il presidente Giana Maria Gros-Pietro: «Vogliamo far progredire la conoscenza sul Coronavirus e su come debellarlo». Nel 2020 risorse al Fondo di Beneficenza per 14 milioni di euro.

La lotta al Coronavirus potrà contare su nuova benzina. A fornirgliela sarà il Fondo di Beneficenza di Intesa Sanpaolo, in capo alla presidenza, che ha deciso di destinare un milione di euro – dei 14 in dotazione nel 2020 per opere a carattere sociale e culturale – a Università ed enti italiani riconosciuti impegnati in progetti di ricerca medica sul Covid-19, i quali si possono candidare secondo le procedure standard di accesso alle risorse del Fondo. «In un momento così difficile per l’Italia», è il commento del presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros-Pietro, «destiniamo alla ricerca sul Covid-19 un milione di euro, una misura che si aggiunge alle donazioni alla sanità nazionale, al sostegno economico a privati e imprese, a iniziative di raccolta fondi per progetti meritori». L’importo sarà erogabile dopo l’approvazione da parte dell’Assemblea della Banca fissata il prossimo 27 aprile. I progetti vengono individuati attraverso un processo di selezione condotto da una commissione di esperti con criteri definiti e trasparenti e seguito in ogni fase.

GROS-PIETRO: SOSTERREMO ANCORA I SOGGETTI DEL TERZO SETTORE

«La ricerca scientifica è sempre stata un campo di azione del Fondo di beneficenza e oggi vogliamo essere ancora più incisivi per favorire l’apprendimento di conoscenze che ci permettano di uscire dall’emergenza rapidamente e in modo duraturo», prosegue Gros-Pietro, «Orientare parte delle risorse a debellare il Coronavirus non significa tuttavia interrompere il sostegno a quei soggetti del terzo settore impegnati a restituire dignità alle persone e a garantire i diritti fondamentali che sono i tradizionali beneficiari del Fondo e a cui vorrei assicurare oggi continuità di intervento».

I RISULTATI DEL 2019: SOSTENUTI OLTRE 800 PROGETTI

Infatti, nel 2019 il plafond di 13,5 milioni ha sostenuto 818 progetti realizzati da enti non profit. Il 90% delle donazioni è stato erogato in Italia coprendo tutte le Regioni italiane. L’82% per cento, oltre 10 milioni, è stato destinato al sociale (+10% rispetto al 2018), a favore delle componenti più deboli, e il restante ripartito uniformemente tra ricerca scientifica (6%), iniziative presentate da enti religiosi (6%) e cultura (6%). La gestione del Fondo privilegia le iniziative relative a inclusione sociale, contrasto al disagio sociale e alla povertà, prevenzione e cura delle malattie, sostegno alla disabilità e a progetti di cooperazione internazionale. Il Fondo ha sostenuto anche nel 2019 iniziative a supporto della realizzazione degli obiettivi sociali del Piano d’Impresa, erogando complessivamente 1,9 milioni di euro per iniziative contro la povertà alimentare con 1,2 milioni pasti annui pari a circa il 34% del target fissato. Tra i progetti sostenuti anche numerosi di respiro internazionale, con particolare riguardo per i Paesi in cui opera il Gruppo, in particolare in Albania, Ucraina, Egitto, Libia, Romania e Moldavia.

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Coronavirus, Bill Emmott: “La crisi sarà devastante: la Germania alla fine cederà ai coronabond”


L’ex direttore dell’Economist a Fanpage.it: “Il cambio di strategia di Boris Johnson? La realtà ha sconfitto l'ideologia. Temo che Londra faccia la fine di New York e Madrid. La risposta europea? Sono ottimista, ha tutti gli strumenti per affrontare una crisi economica. I Coronabond? Sono una buona idea, ma non sono indispensabili”.
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Emergenza coronavirus, Draghi entra a gamba tesa sull’Europa

L'ex presidente della Bce chiama all'azione immediata in un intervento sul Financial Times. E contro i rigoristi invoca misure a sostegno dell'economia senza curarsi dell'aumento del debito.

«Ci troviamo di fronte a una guerra contro il coronavirus e dobbiamo muoverci di conseguenza»: «il costo dell’esitazione potrebbe essere irreversibile». Mario Draghi torna a parlare e, con una lunga analisi pubblicata sul Financial Times, racconta come va declinato il nuovo “whatever it takes”.

NECESSARIO AUMENTARE LA LIQUIDITÀ

Un intervento che arriva proprio mentre in Italia riaffiora il dibattito su un suo ruolo in politica di chi lo vedrebbe come un possibile capo di governo, e nel quale non nasconde che è ora il momento di decisi interventi pubblici finalizzati ad aumentare la liquidità, anche a costo di far aumentare – come è scontato – il debito pubblico. «I livelli di debito pubblico devono salire. Ma l’alternativa sarebbero danni ancora peggiori all’economia, rappresentati dalla distruzione permanente delle attività produttive e quindi della base di bilancio», scrive Draghi, con quella che sembra una inversione a u rispetto alla sua filosofia di riduzione del debito.

DEBITO PIÙ ALTO COME CARATTERISTICA PERMANENTE

Una frase che racconta meglio di tutte la difficoltà che stiamo vivendo, visto che la pronuncia l’ex presidente della Bce sempre pronto a bacchettare i governi per la necessità di controllare la spesa, mettere a posto i conti e, soprattutto, impegnarsi per la riduzione del debito. «È già chiaro che la risposta» alla guerra contro il coronavirus «deve coinvolgere un significativo aumento del debito pubblico». «La perdita di reddito del settore privato»- scrive nella sua analisi – dovrà essere eventualmente assorbita, in tutto o in parte, dai bilanci dei governi. Livelli di debito pubblico più alti diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e sarà accompagnata da una cancellazione del debito privato». Come dire, si tratta di un intervento non certo convenzionale.

I RIFERIMENTI ALL’ECONOMIA DI GUERRA

Del resto i riferimenti sono quelli di un’economia bellica e le «guerre sono state finanziate da aumenti del debito pubblico. Durante la Prima guerra mondiale. In Italia e in Germania fra il 6 e il 15% delle spese di guerra in termini reali sono state finanziate con le tasse». Uno dei concetti base è la velocità di azione, l’altro il ruolo dell’Europa. «La velocità del deterioramento dei bilanci privati, causata da uno shutdown che è inevitabile e opportuno» – scrive – deve incontrare «un’uguale velocità nel dispiegare i bilanci dei governi, mobilitare le banche e, come europei, sostenerci uno con l’altro in quella che è evidentemente una causa comune».

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Coronavirus, Draghi: “Serve un aumento del debito pubblico per aiutare il settore privato”


La ricetta proposta dall'ex presidente della Bce Mario Draghi per affrontare le ripercussioni economiche della pandemia di coronavirus è quella di aumentare il debito pubblico: "La perdita di reddito del settore privato dovrà essere eventualmente assorbita, in tutto o in parte, dai bilanci dei governi. Livelli di debito pubblico più alti diventeranno una caratteristica permanente delle nostre economie e sarà accompagnata da una cancellazione del debito privato".
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Coronavirus, accordo con i sindacati: nuova lista e codici Ateco delle aziende e fabbriche aperte


Dopo il confronto tra governo e sindacati è stata predisposta la nuova lista delle attività produttive ritenute essenziali e che, per questo, rimarranno aperte fino al 3 aprile. Il dpcm del 22 marzo, infatti, ha previsto la chiusura di molte aziende, fatta eccezione per quelle inserite in una lista - con tutti i codici Ateco per individuare l'attività ritenuta essenziale - che ora verrà aggiornata. Vengono chiuse le fabbriche che producono spago, reti, articoli di gomma, macchine per la produzione riguardanti l'industria alimentare, le bevande e il tabacco.
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