«Non cala il fabbisogno di sangue, venite a donare»

di Giovanna Naddeo

La paura del contagio allontana i donatori dai centri prelievi. Da lunedì scorso sono calate di oltre la metà le donazioni di sangue in città e provincia. Le nuove misure organizzative e precauzionali stabilite dal Centro Nazionale Sangue lo scorso 2 marzo, poi integrate nella giornata di venerdì, non bastano a rassicurare e tranquillizzare gli animi. «Presto gli ospedali saranno in forte difficoltà – afferma Luigi Amoroso, presidente “Avis Comunale Salerno” – Gli interventi d’urgenza vanno assicurati e, questa situazione di emergenza (paragonabile alla stagione estiva), potrebbe compromettere il funzionamento della macchina sanitaria. Come Avis, stiamo applicando in maniera ancora più scrupolosa le nuove indicazioni disposte dai vertici nazionali. I nostri controlli garantiscono completa sicurezza del sangue donato». Nello specifico, la misurazione della temperatura corporea nonché la sottoposizione a un colloquio dettagliato con il medico selezionatore al fine di evitare gli accessi alla donazione in presenza di sintomi associabili a infezioni respiratorie. Inibita la possibilità di donare a coloro che sono rientrati di recente dalla Cina o hanno transitato nei comuni di Veneto e Lombardia sottoposti alle misure di contenimento del contagio. «Nei giorni scorsi, siamo stati costretti a chiedere aiuto ai presidi di Battipaglia e Polla – dichiara Teresa Sparano, direttore del centro trasfusionale di Eboli, nel plesso ospedaliero “Maria Santissima Addolorata”. – La media di donatori giornaliera è calata drasticamente, siamo vicini allo zero». Solo tre le donazioni raccolte nella mattinata di ieri nell’ambito del consueto appuntamento nella giornata dedicata alla festa della donna, in collaborazione con l’Avis di Giungano. Una raccolta straordinaria di sangue che nelle precedenti edizioni ha sfiorato le quaranta donazioni. «Il nostro centro non è stato messo in quarantena – aggiunge Sparano, all’indomani del tampone positivo giunto dal “Campolongo Hospital” e inizialmente diagnostico come polmonite nosocomiale. «Abbiamo raccolto tre sacche, troppo poche. Si rischia il collasso».

Consiglia