Il progresso? Robot al lavoro e umani col reddito di cittadinanza

Siamo al paradosso della produttività: abbiamo tecnologie straordinarie ma l'economia non cresce. Bisogna ridiscutere i dogmi: usare i computer per sostituire gli uomini e remunerare questi ultimi anche se sono disoccupati. La società civile sarebbe pronta ad accettarlo?

I robot rubano il lavoro alle persone: è questo che genera la rabbia sociale su cui campano i populisti? O è forse l’assenza di cambiamento, l’ascensore sociale fermo, la lotta di classe irrealizzabile come suggerisce il film vincitore dell’Oscar (e della Palma d’oro a Cannes) Parasite?

BOOM DI TRASFORMAZIONI TRA IL 1800 E IL 1900

Un uomo fortunato, nel Medioevo, possedeva un cavallo, cucinava sul camino e non disponeva di acqua corrente o luce elettrica. Una condizione che fin quasi alla fine del 1800 era ancora grosso modo uguale: secoli trascorsi senza sostanziali variazioni dello stile di vita. Ma da lì, in meno di 100 anni, a metà del 1900, il mondo si è completamente trasformato: le persone hanno cominciato a comunicare col telefono, accendere la luce con un interruttore, spostarsi in auto e persino volando, conservare i cibi nel frigorifero e cucinare sui fornelli a gas, in città piene di grattacieli.

ELEMENTI CHIAVE: ELETTRICITÀ E MOTORE A SCOPPIO

In un relativamente breve arco di tempo è cambiato tutto, tutto ciò che non è cambiato per secoli. E la maggior parte di questi cambiamenti derivano da due cose fondamentali: l’elettricità e il motore a scoppio. Il contributo di entrambi alla produttività è stato determinante a generare una svolta.

LA CRESCITA DELLA PRODUTTIVITÀ MISURA IL PROGRESSO

E la crescita della produttività è il modo in cui la società nel suo complesso migliora. La crescita della produttività è quello che chiamiamo il progresso: trattori a motore sostituiscono i cavalli, il cibo diventa più abbondante, la gente comune può permettersi case più grandi e confortevoli. Con la stessa quantità di lavoro, c’è più “roba”. E di miglior qualità.

NEGLI ANNI 90 LA SPINTA DI COMPUTER E INTERNET

E allora guardiamo alla dinamica della produttività globale: cresce costantemente negli Anni 50 e 60, poi rallenta negli Anni 70 e 80, ma ritrova una grande spinta negli Anni 90 grazie alla diffusione dei computer. E, subito dopo, grazie a internet. Dopo l’energia elettrica e il motore, i pc sono una nuova tecnologia di uso generale, capace di avere effetti su svariate altre attività.

DAL 2004 QUALCOSA SI È INCEPPATO

Tutto ha continuato a procedere bene, fino al 2004, quando la crescita della produttività si è bloccata. Da allora sono successe molte cose, alcune hanno stravolto l’orizzonte economico e/o geopolitico. Ma la produttività globale non ha cambiato traiettoria. Si è parlato molto di aumento delle disuguaglianze, dell’idea che la torta economica non viene divisa equamente. Ma forse all’origine di tutto sta il fatto che la torta cresce a malapena. E questo avviene perché la crescita della produttività è molto lenta.

EPPURE ABBIAMO L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E IL CLOUD

Questo fenomeno è noto come paradosso della produttività: disponiamo di una tecnologia straordinaria – i robot, l’intelligenza artificiale, il cloud – che dovrebbe renderci più produttivi. Ma quando si guardano i numeri dell’economia globale, tutta quella tecnologia non sembra affatto efficace.

DIFFICILE MISURARE CORRETTAMENTE I SERVIZI

Potrebbe essere che stiamo misurando in modo non corretto la produttività: visto che è la produzione per lavoratore all’ora, è più facile misurarla quando le persone stanno, per esempio, costruendo automobili. Ma oggi l’economia globale è principalmente un’economia di servizi, come si misura la produttività di un consulente, di un professionista o di un infermiere?

I RADICALI STRAVOLGIMENTI SI SONO FERMATI

Forse il punto è che dopo gli stravoglimenti avvenuti fra l’ultima parte del XIX secolo e la metà del XX secolo, il salto successivo (dal 1950 a oggi), non presenta le stesse radicali trasformazioni: escludendo la computerizzazione che ormai è ovunque (persino nelle nostre tasche), il resto è cambiato ben poco. Le case continuano ad aver le stesse funzionalità, dall’acqua corrente al frigorifero, la sola novità disponibile dal 1950 a oggi è il forno a microonde. Le auto probabilmente sono un po’ più sicure e hanno il navigatore satellitare, ma somigliano certo alle auto del 1950 molto più di quanto queste non somigliassero alle carrozze a cavallo.

STOP ALLE INNOVAZIONI DOPO UN DECENNIO INCREDIBILE

Metropolitane e grattacieli esistevano già allora: le città non hanno subito nessuna vera ulteriore rivoluzione. Il mondo, tutto sommato, non è cambiato così tanto negli ultimi 70 anni, di certo non come nei 70 anni precedenti. I computer e internet ci hanno regalato un decennio incredibile, ma di vere innovazioni, da allora, non se ne sono viste.

NUOVE APP, MA GLI SMARTPHONE C’ERANO GIÀ

Certo, tantissime cose si stanno digitalizzando e trovano “spazio”, attraverso una app, nel nostro smartphone, ma anche gli smartphone risalgono agli Anni 90. Le persone non vivono in maniera così diversa da 70 anni fa. Che sia su un aereo, o dentro un hotel, gli esseri umani fanno più o meno le stesse cose, e anche nel quotidiano vanno in ufficio, in auto o coi mezzi, vanno dal medico, dal dentista, dal veterinario, nei negozi e nei ristoranti.

PERÒ LA DISOCCUPAZIONE È AI MINIMI…

Forse il punto vero è che se permettessimo a robot e computer di sostituire gli esseri umani in tutti gli ambiti in cui potrebbero, allora avremmo quell’aumento di produttività che sembra negato dal paradosso. Invece la disoccupazione è ai minimi storici negli Usa e sta migliorando da tempo anche in tutta Europa. Disponiamo di tecnologie favolose, ma scegliamo di non usarle pienamente. D’altra parte cosa accadrebbe alla società civile se avessimo una altissima disoccupazione e una elevatissima produttività?

INDIVIDUI DA REMUNERARE ANCHE SE NON LAVORANO

Magari è questione di mettere in discussione i dogmi. Forse l’istinto che ci induce a considerare illogico, innaturale, una forma di reddito di cittadinanza andrebbe confrontato con queste considerazioni. Davvero la società necessita del lavoro degli individui per migliorare? E deve quindi riconoscere una remunerazione solo a coloro che lavorano? È lavorando che un cittadino contribuisce al progresso della sua civiltà?

SIAMO IN FASE DI CAMBIAMENTI LENTI

Per mille anni l’uomo ha vissuto combattendo le guerre con spade, frecce e cavalli, in case che fungevano solo da riparo per le intemperie, senza possibilità di conservare il cibo e con una mobilità limitata. Poi c’è stata una fase di grandi stravolgimenti, forse ci siamo illusi che fosse un cambio di passo definitvo, mentre forse è stata solo una eccezione e siamo solo tornati alla normalità dei cambiamenti lenti, non da cavallo a macchina, ma solo da un iPhone a un iPhone più sofisticato.

PRESTO, PRIMA DI UN NUOVO MEDIOEVO

Se fosse così, potrebbe essere socialmente un nuovo Medioevo, e allora varrebbe la pena di riconsiderare dal profondo le regole su cui si fonda la nostra società civile. Prima di farci l’un l’altro ciò che abbiamo mostrato di essere capaci di fare in quel periodo buio durato interi secoli.

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