Gli italiani in difficoltà economica sono 21 milioni

Il governo pronto a introdurre il reddito di emergenza e a estendere gli ammortizzatori sociali.

Il decreto di aprile è slittato ancora, intanto il governo ipotizza che tutti i sostegni al reddito, dalla cassa integrazione ai congedi speciali, siano coperti fino a giugno. Introduzione del reddito di emergenza e conferma del bonus per gli autonomi che potrebbe salire oltre gli 800 euro.

QUASI DIECI MILIONI CON REDDITO QUASI NULLO

Nel frattempo uno studio dell’Università della Tuscia intanto evidenzia che circa 21 milioni di persone sono in serie difficoltà economiche, di cui la metà con un reddito quasi nullo. E secondo la Fondazione studi dei consulenti del lavoro, il blocco delle attività produttive ha generato «per 3,7 milioni di lavoratori il venir meno dell’unica fonte di reddito familiare»

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Cosa dicono i dati dell’Istat su disoccupazione e lavoro a dicembre 2019

Nell'ultimo mese dell'anno il tasso dei senza lavoro è rimasto stabile al 9,8%. In calo gli occupati. Ma è boom di precari. Minimo storico per gli autonomi.

A dicembre 2019 il tasso di disoccupazione in Italia è risultato stabile al 9,8%, lo stesso livello già registrato a novembre. Lo ha rilevato l’Istat, spiegando che il numero delle persone in cerca di lavoro segna un “lieve” aumento su base mensile (+2mila). Nel dettaglio, i disoccupati cescono tra gli uomini (+28mila) e tra gli under50, a fronte di una diminuzione tra le donne (-27mila) e gli ultracinquantenni. Resta invariato a dicembre, rispetto al mese precedente, anche il tasso di disoccupazione giovanile (15-24enni), che si attesta al 28,9%.

A DICEMBRE CALANO GLI OCCUPATI, BOOM DI PRECARI

Tornano a calare gli occupati, che a dicembre hanno segnato una diminuzione di 75 mila unità, dopo due mesi di crescita. L’istituto nazionale di statistica ha spiegato che si tratta della contrazione più forte in termini assoluti da febbraio del 2016. A scendere, con un’inversione di rotta, è il numero di lavoratori dipendenti permanenti (-75 mila), ovvero coloro che hanno il posto fisso. Calano anche gli indipendenti (-16 mila), mentre gli occupati aumentano tra i dipendenti a termine (+17 mila).

BOOM PRECARI E MINIMO STORICO PER GLI AUTONOMI

Di riflesso i dipendenti a termine, ovvero i precari, a dicembre sono aumentati di 17 mila unità su novembre, arrivando a toccare quota 3 milioni 123 mila: si tratta di un nuovo massimo storico. Quasi in modo speculare sa segnalare il minimo storico dal 1977 del numero di lavoratori autonomi, che a dicembre è sceso di 16 mila unità su base mensile. Ormai in Italia gli indipendenti si fermano a 5 milioni e 255 mila.

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Pil, disoccupazione e consumi: quali sono le prospettive per l’economia italiana nel 2019 e 2020

L'Istat ha pubblicato le sue valutazioni in materia economica. Prodotto interno lordo in aumento dello 0,2% per quest'anno. Giù anche la disoccupazione. Bene il risparmio delle famiglie.

Il Prodotto interno lordo italiano crescerà nel 2019 dello 0,2%, «in deciso rallentamento» rispetto al +0,8% dello scorso anno. È quanto ha calcolato l’Istat che ha limato così le stime della scorsa primavera che indicavano un +0,3%. La crescita risulterebbe invece «in lieve accelerazione nel 2020», con un aumento dello 0,6%. Sono le valutazioni dell’Istat nel documeto sulle prospettive per l’economia italiana per il 2019 e 2020. Nel dossier si prendono in esame però anche altri indicatori. Leggero miglioramento per la disoccupazione, con un tasso del 10% per quest’anno e un previsto 9,9% per il 2020. In frenata i consumi delle famiglie, ma in deciso aumento la propensione al risparmio.

A PESARE LA VARIAZIONE DELLE SCORTE (-0,8%)

Nel 2019, ha spiegato l’Istat, «la domanda interna al netto delle scorte fornirebbe un contributo positivo alla crescita del Pil pari a 0,8 punti percentuali; l’apporto della domanda estera netta risulterebbe moderatamente positivo (+0,2 punti percentuali) mentre la variazione delle scorte fornirebbe un impulso ampiamente negativo (-0,8 punti)». Su quest’ultimo dato potrebbe pesare la bassa fiducia che sta caratterizzando il mondo delle imprese in questi ultimi mesi.

IL FRENO DEL COMMERCIO MONDIALE

In generale l’Istituto ha parlato di una crescita che in Italia si mantiene «moderata». Nel dettaglio, «nell’ultima parte dell’anno, l’evoluzione del Pil è attesa proseguire sui ritmi dei mesi precedenti». Nel 2020, viene evidenziato, «il tasso di crescita del Pil è previsto in leggera accelerazione (+0,6%) rispetto al 2019, sostenuto dai consumi e dagli investimenti, nonostante una decelerazione della crescita stimata per questi ultimi». Soffermandosi proprio sugli investimenti, l’Istat ha notato come nel 2020 «risentirebbero della lenta crescita del commercio mondiale» ma «beneficeranno della reintroduzione degli incentivi di iper e super ammortamento e del perdurare di una politica monetaria espansiva da parte della Bce».

NUMERI GIÙ ANCHE PER LA DISOCCUPAZIONE

Per quanto riguarda il mercato di lavoro l’istituto nazionale di statistica ha rilevato «un deciso miglioramento», con il tasso di senza lavoro che si attesterebbe al 10,0% (dal 10,6% del 2018). Un numero che dovrebbe scendere a 9,9% per l’anno successivo. In sostanza l’istituto per i prossimi mesi ha previsto «il proseguimento della fase di miglioramento del mercato del lavoro, ma con un’intensità più contenuta». Tale andamento, ha fatto notare, «rifletterebbe, con un lieve differimento temporale, il progressivo rallentamento del ciclo economico«. L’aumento dell’occupazione (+0,7% per quest’anno e il prossimo) «si accompagnerebbe a una crescita del monte salari e a un miglioramento delle retribuzioni lorde per dipendente (+0,7% e +0,6% rispettivamente nel 2019 e nel 2020)».

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A settembre la disoccupazione in Italia torna a salire

Dato in aumento dal 9,6% di agosto al 9,9%. Ancora più accentuato il trend tra i giovani (+1,1%). I numeri dell'Istat.

A settembre il tasso di disoccupazione torna a salire, attestandosi al 9,9%, dal 9,6% di agosto (+0,3 punti percentuali). Lo rileva l’Istat, spiegando che su base mensile le persone in cerca di lavoro sono in aumento (+3,0%, pari a +73 mila). Cresce anche il tasso di disoccupazione giovanile (15-24 anni), +1,1 punti percentuali a settembre su agosto, portandosi al 28,7%.

PERSI 60 MILA OCCUPATI TRA LUGLIO E SETTEMBRE

Nel complesso, a settembre la stima degli occupati risulta in «leggero calo», scendendo dello 0,1%, pari a 32 mila unità in meno rispetto ad agosto. Il tasso resta stabile al 59,1%. Nel dettaglio aumentano i dipendenti a termine (+30 mila) mentre diminuiscono i dipendenti a tempo indeterminato (-18 mila) sia, soprattutto, gli ‘autonomi‘(-44 mila). «Dopo la crescita dell’occupazione registrata nel primo semestre dell’anno e il picco raggiunto a giugno, a partire da luglio i livelli occupazionali risultano in lieve ma costante calo, con la perdita di 60 mila occupati tra luglio e settembre», spiega l’Istat.

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La paura della tecnologia genera mostri

L'innovazione mette a rischio i posti di lavoro? Fosche previsioni che non tengono conto né della realtà né della storia. La nostalgia del passato è un vizio che ci spinge a cercare uomini forti e vendicatori sociali. Ma è solo un'illusione, come quelle che costoro cavalcano.

Uno dei maestri del pensiero liberale, David Hume, soleva ricordare l’importanza della razionalità e del mettere in discussione le proprie idee, conoscendo bene i limiti del pensiero umano: «Tutti gli uomini generalmente tendono a concepire gli altri esseri come simili a loro stessi, e a trasferire in ogni oggetto le qualità più familiari, più intimamente presenti alla loro coscienza». Proiettiamo il nostro microcosmo all’esterno e dipingiamo tutto con i nostri piccoli o grandi pregiudizi.

SE LA TECNOLOGIA È UNA MINACCIA PER I POSTI DI LAVORO

Lo si vede chiaramente quando si parla dell’impatto dello sviluppo tecnologico sul mercato del lavoro. C’è un timore ampiamente condiviso che la disponibilità di macchinari sempre più sofisticati e di software sempre più intelligenti costituisca una minaccia per i posti di lavoro destinati agli esseri umani, e molti corroborano questa visione con i dati di disoccupazione elevata che abbiamo in Italia.

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Si tratta di una trasferimento di qualità a noi familiari sul sistema generale, ma la realtà dei fatti – almeno per il momento – racconta un’altra storia: l’economia più avanzata del Pianeta, quella statunitense, sta vivendo un periodo di disoccupazione talmente bassa che tassi come quello corrente non si vedevano da oltre 50 anni.

LE PREVISIONI DEVONO FARE I CONTI CON IL DATO DI REALTÀ

Lo sviluppo delle tecnologie, in particolare della potenza di calcolo e la mole sempre più imponente di dati archiviati e messi a disposizione delle “reti neurali” ha in effetti le potenzialità per gettare un’ombra sul futuro del mercato del lavoro, ma queste fosche previsioni, ancorché lecite, al momento dovrebbero fare i conti con il dato di realtà: il contributo dell’evoluzione tecnologica al mondo del lavoro, a oggi, è un contributo netto positivo. Molto positivo. Sia da una prospettiva storica con le rivoluzioni industriali, sia nella prospettiva breve dell’impennata recente di digitalizzazione, lo sviluppo tecnologico ha aumentato la produttività, il valore aggiunto, la capacità di soddisfare i clienti, lo sviluppo software degli ultimi anni e l’espansione di internet hanno permesso alle aziende di allargare la loro base di clienti, non di licenziare migliaia di lavoratori.

La crescita economica ha reso obsolete, orribili e impensabili cose che un tempo erano normali come la schiavitù e la guerra

QUELLA CORRELAZIONE VIRTUOSA TRA EFFICIENZA ED ETICA

Finora, almeno, ha continuato a funzionare la correlazione virtuosa fra efficienza ed etica che si è instaurata con il doux commerce dopo la fine del mercantilismo: le economie che sceglievano di comportarsi nel modo migliore erano anche sulla via per ottenere il massimo sviluppo, contemporaneamente la crescita economica ha reso obsolete, orribili e impensabili cose che un tempo erano normali come la schiavitù, la guerra o, andando più indietro, i sacrifici umani.

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Il commercio globale e le economie di mercato si fondano sulla fiducia reciproca tra gli attori, un incentivo alla trasparenza, e alla resa dei conti hanno portato la pacificazione in Occidente, per quanto la generazione di Woodstock definisse il sistema capitalista come portatore di morte e guerre. Il successo del sistema liberale nella Guerra Fredda è strettamente legato al maggior rispetto delle libertà individuali che l’Occidente ha offerto rispetto al blocco sovietico, se vogliamo vedere un aspetto macro. Se invece vogliamo scendere nel dettaglio, guardando aspetti micro, ciò che determina il successo di una azienda è il suo orientamento al cliente. Sono cose che diamo per scontate ma non così banali.

IL FUTURO SI È SEMPRE RIVELATO MIGLIORE DEI PRECEDENTI PRESENTI

Ora la tecnologia potrebbe minacciare di mettere tutto ciò in discussione.
Se la sorveglianza e la repressione del pensiero indipendente nel sistema sovietico non erano efficienti, oggi sistemi informatici e big data potrebbero trasformarsi in uno strumento di straordinaria potenza per i regimi autocratici, rendendoli più efficienti nella competizione rispetto ai Paesi democratici. Uno scenario completamente nuovo, estraneo a quella correlazione tra etica ed efficienza in cui siamo cresciuti.

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Il futuro è gravido di incognite, alcune delle quali spaventose, ma non dobbiamo proiettare le nostre paure come ombre sul futuro, semmai ricordarci quanta differenza positiva il presente abbia rispetto al passato e dunque quanto, nonostante le mille paure, il futuro si sia rivelato migliore di tutti i precedenti presenti.

IL VIZIO DI AMMIRARE IL PASSATO SPINGE A CERCARE L’UOMO FORTE

Il rischio è di finire in un altro vizio ben delineato da Hume: «Il gusto di biasimare il presente e di ammirare il passato è profondamente radicato nella natura umana e influenza anche le persone dotate della maggior intelligenza e della più vasta cultura». Un gusto che ci spinge a cercare uomini forti che sappiano “ripristinare” la giustizia come dei vendicatori sociali, dei supereroi. Sono fuochi fatui, illusioni. Come quelle che questi uomini propongono e cavalcano. Quando le guerre mondiali misero definitivamente fine al colonialismo, in Africa si diffuse l’ideale dell’autarchia, l’indipendenza dall’economia globale alla ricerca di una agricoltura e un’industria autosufficienti. Sovranità era la parola chiave. La ricetta si rivelò una condanna alla miseria.

Sarebbe paradossale temendo un futuro di tecnologie capaci di facilitare l’autoritarismo, rifugiarci in ricette che per essere applicate prevedono uno Stato autoritario

Se oggi la retorica sulla sovranità è tanto in voga, evidentemente si cavalca la memoria corta di un Paese che l’autarchia l’ha sperimentata nel ventennio fascista, scoprendo che garantirne l’applicazione richiedeva uno stato di polizia repressivo delle libertà individuali. Sarebbe paradossale quindi, temendo un futuro di tecnologie capaci di facilitare l’autoritarismo, rifugiarci in ricette che per essere applicate prevedono uno Stato autoritario. Sono incidenti che capitano a chi si preoccupa del futuro nel modo sbagliato. E dipingerlo a tinte fosche, c’è la storia a dimostrarlo, finora è sempre stato il modo sbagliato.

*dietro questo nom de plume si nasconde un manager finanziario.

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