Contro Salvini faccio appello ai seguaci di Tatarella

La sinistra deve cercare un canale di dialogo con la destra vera, quella che non è ostaggio del salvinismo, per spezzare la rabbiosità della politica e far sì che l'Italia non si sfasci.

Se lo scontro politico con la destra salviniana appare irreversibile e destinato a un crescendo (il raduno di Pontida lo conferma), mi pongo il problema se non sia possibile cercare un canale di dialogo con la destra vera – quella che viene da radici e tradizioni opposte a quelle della gente come me – che si è intrappolata nel salvinismo per contrapposizione verso la sinistra ma che potrebbe contribuire, con quella parte di sinistra che vuole dialogare, a costruire un clima diverso nel Paese, un vero «patto di convivenza».

Metto al centro dell’attenzione la destra vera perché i cosiddetti moderati, cerchiobottisti et similia, sono fuori, per vanità e arroganza, dalla logica di ogni dialogo, per propria scelta, e oggi elogiano ammirati la folla rabbiosa di Pontida. Questo tentativo di confronto che propongo va oltre tutti gli altri tentativi fatti in questo Dopoguerra e che hanno visto avviare, con un faticoso cammino, dialoghi fra avversari che sembravano irriducibili. Mai però è stato tentato un dialogo fra destra e sinistra al fine di risparmiare all’Italia uno scontro che potrebbe essere mortale.

ANCHE PCI E MSI HANNO DATO PROVA DI VOLER DIALOGARE

In verità nella storia e nella pratica del Pci ci sono molti esempi di questo tipo, dall’analisi di Palmiro Togliatti sul fascismo come «regime di massa», così diversa da quella della Terza Internazionale, all’appello ai «fratelli in camicia nera», ai tentativi fatti dal presidente Carlo Azeglio Ciampi e da Luciano Violante di offrire rispetto ai morti dell’altra parte nella guerra partigiana, «i ragazzi di Salò». Si può iscrivere in questo tentativo di dialogo anche l’omaggio di Giorgio Almirante alla salma di Enrico Berlinguer e di Gian Carlo Pajetta alla salma di Almirante.

Il salvinismo porta a una mutazione genetica della destra proponendole un assetto fondato sul rancore perenne e sulla continua minaccia della guerra civile

Ci sono stati politici e intellettuali legati al Msi che in una parte della loro vita hanno dialogato con la sinistra, penso ai fratelli Tatarella. È ben noto che nella ricerca filosofica gli studi si sono spesso intrecciati e le barriere sono state spesso abbattute grazie a studiosi che sono andati oltre l’appartenenza politica di filosofi a cui hanno dedicato studi e lavori. Oggi il passo è più impegnativo. Il salvinismo porta a una mutazione genetica della destra proponendole un assetto fondato sul rancore perenne e sulla continua minaccia della guerra civile. Peccato che al Corriere della sera non se ne accorgano.

DESTRA E SINISTRA DEVONO INTERVENIRE PERCHÉ L’ITALIA NON SI SFASCI

C’è, dunque, un primo obiettivo patriottico alla base di un dialogo auspicabile fra destra e sinistra ed è quello di aver tutti la convinzione che bisogna impegnarsi a fondo perché il Paese non si sfasci e che per farlo bisogna spezzare la rabbiosità della politica. Non è uno sforzo da chiedere solo alla destra, c’è anche una sinistra intollerante, che non accetta valori e percorsi storico-culturali dell’altra parte. Il punto di partenza di un dialogo è appunto il rispetto delle proprie storie. Noi non cediamo sull’antifascismo, ma dialoghiamo con i “fascisti gentili”.

Il segretario della Lega Matteo Salvini a Pontida.

Il secondo è il comune impegno a combattere nel proprio campo ogni forma di violenza anche, e direi soprattutto, verbale. Lo dobbiamo ai più giovani. L’Italia ha avuto tanti “cattivi maestri” a destra come a sinistra. Risparmiamo questa scuola ai nostri ragazzi e ragazze. Un altro punto importante è il ricongiungere, com’era nel Risorgimento, l’idea di patria con quella di nazione europea e con il cosmopolitismo dei leader risorgimentali. È una follia dimenticare Mazzini e Garibaldi.

L’USO POLITICO DEI SIMBOLI RELIGIOSI, ATROCITÀ DEL SALVINISMO

Credo che un ruolo importante nell’avvio di questo dialogo possa giocare l’accettazione del ruolo della fede nella società e nella politica. Sono indiscutibili i caratteri laici dello Stato, ma nel mondo d’oggi il pluralismo religioso, e in Italia la prevalenza cattolica, danno alla religiosità una responsabilità più alta. Dov’è l’atrocità civile e culturale di Matteo Salvini? Nel voler piegare i simboli della fede a una battaglia di odio. Ma anche di questo non si accorgono al Corriere della sera.

Tanti altri potrebbero essere i punti di una riflessione comune se si esce dalla logica dell’insulto

Qualunque cosa si pensi di questo papa (e io ne penso benissimo, formidabile il discorso del 15 settembre dalla finestra di san Pietro), il tema della misericordia da lui messo al centro dell’attenzione è cruciale ed è la vera arma civile contro i rabbiosi di Pontida. Tanti altri ancora potrebbero essere i punti di una riflessione comune se si esce dalla logica dell’insulto, dal perenne timore che la prevalenza dell’altra parte porti all’annichilimento della libertà, dall’invadenza di ideologie violente. Ci vuole coraggio e consapevolezza che il tempo a diposizione per curare la malattia dell’odio è breve.

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La solitudine di Kurz nell’Austria che va a elezioni anticipate

Il leader dei popolari è in campagna per il voto del 29 settembre. Attacca l’Italia per guadagnare consensi. Ma non può tornare alleato dell’estrema destra.

L’entrata a gamba tesa di Sebastian Kurz, ex cancelliere prodigio di Vienna, nientemeno che contro Sergio Mattarella ha l’attenuante della campagna elettorale. Il leader 33enne dei popolari austriaci (Övp) ha stroncato l’auspicio del presidente della Repubblica italiano, lanciato dal forum economico Ambrosetti di Cernobbio, per una revisione del patto di stabilità dell’Ue all’insegna di una «fiscalità più equa». Kurz doveva marcare il territorio, sono settimane nelle quali non può perdere terreno mentre la nuova presidente della Commissione di Bruxelles, Ursula von der Leyen, nomina la sua squadra europea di governo aprendo alla flessibilità. Il 29 settembre si torna in anticipo a votare in Austria, dopo la brutta crisi della primavera con gli alleati dell’estrema destra (Fpö) che per il capo del governo non si è risolta bene come in Italia. 

Austria Kurz elezioni destra
Il nuovo leader della Fpö di Norbert Hofer (a sinistra) con l’ex ministro dell’Interno Herbert Kickl. GETTY.

KURZ CONTRO MATTARELLA

Quanto accade a Sud delle Alpi (porti che si riaprono, cordoni della borsa che si allentano), non fa bene neanche alla corsa di Kurz al secondo mandato. Uscito di scena Matteo Salvini (Lega), in Austria si è subito ripreso a dibattere di come fermare i migranti al Brennero. E guai a far finire, con Von der Leyen, i soldi dei contribuenti austriaci nelle tasche degli Stati più indebitati dell’Ue: «L’Italia», ha tuonato il capo della Övp, «non può diventare una seconda Grecia». Kurz «rifiuta un allentamento dei parametri dei Maastricht, come chiesto dall’Italia» perché gli austriaci sono abitudinari. Il governo nero-blu tra Övp e Fpö, cercato dall’ex cancelliere, è durato a malapena un anno: convivere con i populisti e xenofobi per i popolari si stava dimostrando molto più dura del previsto. Ma è come se gli elettori non se ne fossero accorti.

Scaricato Strache, l’estrema destra manda avanti Norbert Hofer e Herbert Kickl, il Salvini austriaco

SOCIALDEMOCRATICI ED ESTREMA DESTRA AL 20%

A riprova della solidità dell’estrema destra in certe regioni austriache, dopo l’Ibizagate nei sondaggi la Fpö ha perso dei punti (dal 26% del 2017 a circa il 20%, lo stesso calo dei socialdemocratici della Spö) ma non è crollata. La gente non si è insomma scandalizzata più di tanto vedendo l’ex vice di Kurz, Heinz-Christian Strache, e capo della Fpö, abboccare all’esca di fondi neri russi al partito, in cambio di commesse in appalti pubblici e anche quote nei tabloid austriaci. Diffuso il video, la Fpö ha scaricato Strache – accusato anche di corruzione in un’inchiesta sul gioco d’azzardo, con la sua casa perquisita ad agosto – e si è “ripulita”. In campagna elettorale sono andati avanti il nuovo leader Norbert Hofer, alle ultime Presidenziali testa a testa con il poi capo di Stato Alexander van der Bellen, e l’ex ministro dell’Interno Hebert Kickl, il Salvini austriaco.

Austria Kurz elezioni Verdi
Anche i Verdi austriaci sono in crescita nella corsa alle elezioni di fine settembre. GETTY.

LA ÖVP PRENDE I VOTI ALLA FPÖ

Ma il dato più importante è che, dal divorzio con Strache, i conservatori di Kurz guadagnano punti. Fino a 5 (dal 31,5% del 2017 al 36%), secondo gli ultimi rilevamenti, grazie soprattutto alla chiusura sull’immigrazione e sulla solidarietà nell’Ue che la Övp – d’accordo con il gruppo ultraconservatore di Visegrad dei Paesi dell’Est, anche se tra i popolari europei (Pe) – continua a sostenere. Queste percentuali fanno sognare a Kurz il 40% dei tempi andati. Ma il paradosso è che, se da una parte l’ex cancelliere più giovane dell’Austria continua a rincorrere la Fpö a destra, con la Fpö poi non potrà fare un nuovo governo, per quanto tanti elettori ancora lo vorrebbero. La spaccatura è troppo profonda, le divergenze erano covate per mesi, la voglia nella Övp di tornare con l’estrema destra è pari a zero, anche per una questione di credibilità e di immagine con i partner euroatlantici.

La leader dei socialdemocratici Rendi-Wagner non guarda al centro ma alle politiche sul clima dei Verdi

LONTANO DAI SOCIALDEMOCRATICI

Ma gli slogan dei manifesti elettorali della Övp e della Fpö sono letteralmente identici. La principale ragione per cui un’altra grande coalizione tra popolari e socialdemocratici sarà molto difficile in Austria. Se ne sono avute così tante in Austria, anche con rimpasti molto italiani, da stancare quasi tutti: nel 2017 Kurz riuscì nella rimonta dei consensi, proprio spostando la Övp a destra, nel segno della discontinuità. Lo stesso spera di fare la nuova leader della Spö Pamela Rendi-Wagner: la prima donna alla guida dei socialdemocratici austriaci combatte l’ostinarsi a destra di Kurz e contro la Fpö. Guardando, anziché al centro, alle politiche sul clima dei Verdi. Ma un governo di sinistra con loro non avrebbe la maggioranza, nonostante gli ambientalisti austriaci spicchino nei sondaggi in crescita fino a 8 punti (12%), dal 4% di due anni fa.

La leader dei socialdemocratici Pamela Rendi-Wagner (GETTY).

ANCORA PIÙ DISTANTI I VERDI

Quanto a un’alleanza dei Verdi con la Övp, sarebbe ancora più difficile da imbastire, nonostante l’esempio di buon governo tra le due forze nel Land del Tirolo, oltreché priva di una maggioranza in parlamento. Aggiungere alla cordata nero-verde i liberali di Neos (al 9% dal 5%) complicherebbe ulteriormente – e di molto, per i contrasti sull’ambiente – il programma da scrivere. Il rebus del nuovo governo si può risolvere solo contraddicendosi sulle promesse elettorali: dall’autunno si prospettano settimane, forse mesi, di consultazioni tra nemici, per sciogliere anche in Austria il nodo dell’ingovernabilità.

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Ecco perché il centrodestra non sarà salviniano

C'è una crescente riserva verso un leader che si è fatto fuori da solo e che ha infranto i capisaldi culturali di un'intera area politica. Se proprio non ci riesce di ricostituire la Dc, accontentiamoci di ripartire da An.

Matteo Salvini prova a iscrivere i forzisti non salviniani al Pd, tendenza Renzi, secondo la sua personale abitudine di assegnare parti in commedia anche agli avversari: così come aveva stabilito che il Paese sarebbe corso al voto a Ferragosto, allo stesso modo Salvini propaganda il teorema per cui se non sei salviniano, sei renziano, con grande gioia di San Matteo patrono di Salerno e pure dell’immaginario bipolarismo del Capitano.

TRA SALVINISMO E GIALLOROSSI C’È UNO SPAZIO IMPORTANTE

La realtà politica invece è assai più varia, per fortuna. Tra il salvinismo e i giallorossi esiste uno spazio politico importante che sarebbe riduttivo definire di Centro. In realtà anche a destra si osserva con crescente insofferenza il dominio mediatico di Salvini. Non c’è solo la constatazione dell’imperizia politica di un leader che cercava i «pieni poteri» e invece si è fatto fuori da solo. C’è una crescente riserva della destra storica verso un politico che infrange i capisaldi di una cultura di destra: l’unità nazionale, messa in crisi da un’autonomia truffaldina che realizza la secessione meglio dei folkloristici annunci di Umberto Bossi a Pontida; la laicità dello Stato, aggredita dalla esibizione di rosari che indispettisce anche Santa romana Chiesa; l’idea di ‘legge e ordine’ sostituita da una truce aggressione dei migranti e da un’attenzione assai più tenue alla infiltrazione della malavita organizzata nelle istituzioni.

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PRESTO ANCHE LA DESTRA BATTERÀ UN COLPO

Perché una destra storica in Italia esiste. È un popolo che già Giorgio Almirante traghettò dalla nostalgia al sogno di una ‘nuova repubblica’. Sarà poi Gianfranco Fini, al netto di errori e leggerezze, a portare quella destra al governo e – attraverso il Pdl – nel salotto buono del popolarismo europeo. Fa un certo effetto rileggere su il Foglio le splendide esortazioni di una delle teste pensanti di An, Gennaro Malgieri, prototipo di intellettuale meridionale prestato alla politica. Uno legge Malgieri, splendidamente assiso tra una destra moderna e il popolarismo sturziano, poi sente una diretta Facebook di Salvini, e il corto circuito è assicurato. Ecco perché il centrodestra italiano non sarà salviniano. Perché non è solo il centro a reagire, anzi sarà presto la destra a battere un colpo. Insomma, se proprio non ci riesce di rifare la Dc, contentiamoci almeno di ripartire da Alleanza Nazionale.

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