La visione dell’universo femminile di Edoardo Sanguineti

Per il poeta la pancia di donna è emblematica : è come una culla che accoglierà il nascituro e ci fa pensare alla Magna mater mediterranea

 

La donna non è cielo, è terra 

carne di terra che non vuole guerra.”  (dalla Ballata delle donne) 

Nella “Ballata delle donne” Edoardo Sanguineti riesce a comunicare in modo molto diretto una visione dell’universo femminile che rende pieno onore al ruolo e alla calda umanità che le donne sanno trasmettere come un dono proprio della loro natura. Ecco, allora, affiorare le immagini di madri, ragazze, mogli, figlie e nuore. Tra loro, emergono due figure di donne combattenti: una partigiana che è stata ferita e un’altra che è caduta. Due protagoniste di azioni di guerra che, con il loro sacrificio, ancora dopo tanti anni, trasmettono al poeta pensieri di pace: perché è per conquistare la pace che hanno combattuto. Il poeta ha così bene espresso il concetto del risvegliarsi del culto romano per la Grande Madre, raffigurata nelle statuette votive come una donna gravida dal ventre gonfio. Per il poeta la pancia di donna è emblematica : è come una culla che accoglierà il nascituro. Quando la vita volgerà alla fine, la cassa che accoglierà le nostre spoglie sarà anch’essa come una pancia. Il poeta, anziché idealizzare la donna, come ha fatto tanta letteratura, a partire dalla “donna angelicata”, ci riporta alla realtà.Con le sue parole Sanguineti onora le magnifiche compagne con cui percorrere insieme il cammino dell’esistenza. La società di oggi è aperta alle donne. Oggi la condizione della donna è nettamente migliorata rispetto al passato, ma bisogna ricordare due cose. La prima è che questo discorso vale per lo più essenzialmente per i paesi occidentalizzati, perché in alcune culture la condizione delle donne è ancora “molto indietro”. In seconda istanza, non dimentichiamo che, sebbene le donne abbiano compiuto una vera e propria scalata verso l’emancipazione, ancora oggi  molte sono vittime di compagni e  mariti violenti,  mentre altre vivono situazioni sessiste e discriminanti sui luoghi di lavoro. La lotta per la normalità ancora non è finita.

Mariafrancesca Nappo IV A Linguistico Liceo Caccioppoli Scafati

Consiglia

Edoardo Sanguineti: il chierico rosso 

Un omaggio al poeta ed intellettuale genovese, che attraverso diverse figure della cultura ci apriranno l’universo della sua ricerca che spazia dal linguaggio, alla musica, alla critica d’arte

Di Olga Chieffi

Poeta, traduttore, “librettista” (preferiva il ruolo di “paroliere”), revisore di testi teatrali, lessicomane, proprio per la sua gioia musicale di linguaggio, la generosità di misture lessicali, la fertilità spericolata dei suoni, la dovizia di assonanze,  critico d’arte, Sanguineti è stato uno degli intellettuali più eclettici e vitali nell’attuale panorama italiano, aperto ad ogni esperienza, curioso del mondo, impegnato politicamente perché, diceva, si è impegnati sempre, anche quando si parla di calcio. Nel cercare di rispondere alla domanda “Chi era Edoardo Sanguineti?”, non a caso Fausto Curi scrive “innanzitutto un oppositore, un antagonista. Un antagonista radicale e tenace della società e della cultura borghese. Era un materialista storico rigoroso, un comunista coerente e fedele, un comunista militante, anche se singolare, giacché non ha mai avuto la tessera di un partito” (e anche quando fu eletto, nel ’79, al Parlamento vi entrò come indipendente nelle file del PCI). Uomo, dunque, rigorosamente di parte e fedele a una decisa idea di fondo: nel 1996, quando scriveva la lettera in versi al compagno proletario, Sanguineti firmava anche “Praticare l’impossibile”, la cui conclusione è forse la sua migliore auto-descrizione: “Affermare la praticabilità artistica, sociale e etica dell’anarchia significa, dunque, fornire saggi e sensate esperienze della ‘praticabilità dell’impossibile’. È come dire […] che ‘il nostro vero lavoro, oggi, se amiamo l’umanità e il mondo in cui viviamo, è la rivoluzione”.  Sebbene abbia prodotto moltissimi libri e di genere molto diverso, Sanguineti conobbe il suo apice negli anni Sessanta, quando, tra poesie, saggi, romanzi e partecipazione alle opere collettive del Gruppo ’63, il suo segno, forte, acquisisce quell’ interezza plurale che conserverà poi sempre. Sul piano della critica datano a quegli anni i saggi compresi in Tra liberty e crepuscolarismo pubblicato da Mursia e i saggi gozzaniani usciti nel ‘ 66 da Einaudi. Allievo di Giovanni Getto, Sanguineti esplorava con grande finezza l’ opera del poeta piemontese, recuperando a lato anche il poemetto Un giorno di Carlo Vallini, che di Gozzano era stato amico molto intimo. Quei testi e quegli studi erano il frutto delle sue lezioni universitarie, ma alle spalle Sanguineti aveva già la tesi di laurea sulle Malbolge dantesche. La sua scrittura si è legata a tutto: alla musica sperimentale di Cage e di Berio (per Berio elaborò ‘Laborintus II’ ), al teatro. Già nel ’59 pubblica K e poi Passaggio (1961-62) quindi, lavora per Ronconi riducendo per la scena l’ Orlando Furioso. Alla scoperta dell’universo Sanguineti, ci accompagneranno diverse figure, oggi inizieremo il percorso con il regista Lorenzo Gigliotti,  che l’hanno vissuto, l’hanno studiato, hanno collaborato con lui. Un viaggio che si chiuderà, proprio il 18 maggio, quando passeremo il testimone ai giovani del liceo scientifico “R.Caccioppoli”, i quali sono stati invitati a redigere delle riflessioni sull’opera e la figura del genio ligure.

Consiglia