La bozza della Finanziaria mostra la mancanza di coraggio dei giallorossi

Stime di crescita fin troppo generose (e smentite da Fitch). Nessuna correzione a Quota100 nonostante l'aumento di costi che comporta. Un intervento sul cuneo fiscale che è aria fritta. Ecco perché lil Nadef è un'occasione persa per il governo.

«Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, è perché non osiamo che sono difficili». Il monito di Seneca è vecchio di 2000 anni, ma sempre molto attuale. Abbiamo tra le mani la nuova Nota di aggiornamento del documento di Economia e Finanza (Nadef), ovvero la bozza di ciò che sarà la nuova legge di Bilancio.

RESTIAMO INCHIODATI AL MECCANISMO DEL BREVISSIMO RESPIRO

È il primo test dei numeri per il governo giallorosso. Un governo frutto di ampia coalizione, che può dunque giocarsi la carta delle responsabilità condivise. Un governo che dice di puntare alla fine della legislatura (2023), con un occhio al progetto-Paese di medio/lungo periodo. Ma alla prova dei fatti, nonostante i tanti “alibi” che il governo avrebbe per non inseguire il consenso immediato e mostrare il coraggio che serve ad affrontare le difficoltà del Paese, rieccoci nella sensazione di essere ricaduti nel solito meccanismo di brevissimo respiro.

QUELLE STIME GENEROSE DI CRESCITA

Il testo si costruisce partendo dalle stime e applicando le cifre che il governo programma di stanziare. Ma non è solo una dichiarazione di intenti, è anche l’espressione di quali azioni si intende intraprendere nel concreto, al di là delle dichiarazioni rilasciate o strappate nell’attività politica quotidiana. Partiamo allora dalle stime: il governo, con la consueta generosità, “vede” una crescita del Pil dello 0,4% (proprio oggi Fitch stima 0% la crescita Italia del 2019, poi 0,4% nel 2020 e 0,6% nel 2021) e confida di generare un ulteriore impulso di 0,2 punti percentuali pigiando il piede sul maggior deficit (ben 14,5 miliardi). Con stime generose di Pil e proiezioni caute sulla spesa si ottiene una traiettoria debito/Pil virtuosa, ma la sensazione è la solita: correzioni da poche decine di punto percentuale e per giunta frutto di deliberata benevolenza nelle previsioni.

LA MONTAGNA DEL DEBITO PUBBLICO

Altro che discontinuità. La situazione del debito pubblico è particolarmente tesa: meno di un anno fa fu presentata una legge di Bilancio dal governo gialloverde che “prevedeva” di riportare il debito/Pil italiano al 120% in tre anni. La realtà è che chiuderemo il 2019 con un debito/Pil al 135,7%. La montagna da scalare è altissima. Si stima di tornare a 131,4% nel 2022.

ADDIO CORREZIONE DI QUOTA100

Le voci di spesa che gravano in maniera pesante già ora, ma che in prospettiva minacciano di essere asfissianti, sono quelle legate all’invecchiamento della popolazione: sempre più pensionati e -verosimilmente – sempre più utenti per il servizio sanitario nazionale. Una manovra coraggiosa avrebbe preso di petto e corretto Quota100 che ha un effetto di aumento costi incrementale di anno in anno. Invece si è preferito introdurre «misure di efficientamento della spesa pubblica» per un pallido 0,1%, inserire convinte stime di recupero da attività sommerse (nero) e nuove imposte ambientali per aumentare il gettito dello 0,1%. Timidezza massima, coraggio al minimo.

L’INTERVENTO DEL CUNEO FISCALE? ARIA FRITTA

L’intervento sul cuneo fiscale, un provvedimento necessario al sacrosanto ripristino di reddito disponibile per la vituperata classe media, consta di uno 0,15% rischiando di configurarsi come aria fritta, a cui farebbe buona compagnia la voce “privatizzazioni” per 3,6 miliardi di beni non meglio definiti.

NON C’È CORAGGIO, SOLO SFACCIATAGGINE

L’intellettuale francese François de La Rochefoucauld diceva: «Il perfetto coraggio sta nel fare senza testimoni ciò che si sarebbe capaci di fare di fronte a tutti». A questo governo bisogna riconoscere di avere il “coraggio” di raccontare di fronte a tutti ciò che ha deliberato al chiuso del Consiglio dei ministri, e di farlo mostrando anche un certo orgoglio. Ma questo non si chiama coraggio, si chiama sfacciataggine.

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Nuovo record del debito pubblico sopra i 2.400 miliardi

A luglio 2019 è salito di 23,5 miliardi rispetto a giugno. Pesano le amministrazioni centrali. Entrate del bilancio dello Stato in calo del 5,9% a 46,5 miliardi.

Nuovo record per il debito pubblico. A luglio 2019 il passivo delle amministrazioni pubbliche è aumentato di 23,5 miliardi rispetto al mese precedente, a quota 2.409,9 miliardi. Toccato un nuovo massimo, superando il picco di giugno (2.386.381 miliardi). Lo si legge nella pubblicazione statistica “Finanza pubblica: fabbisogno e debito” di Bankitalia. Il debito delle amministrazioni centrali è aumentato di 23,7 miliardi e quello delle amministrazioni locali è diminuito di 0,1 miliardi.

INCREMENTO DI DISPONIBILITÀ LIQUIDE DEL TESORO

L’aumento è dovuto all’incremento di 27,1 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro (a 94,8 miliardi rispetto agli 80,0 miliardi a luglio 2018), che ha più che compensato l’avanzo di cassa delle amministrazioni pubbliche (3,4 miliardi). Gli scarti e i premi all’emissione e al rimborso, la rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e la variazione dei tassi di cambio hanno complessivamente ridotto il debito di 0,2 miliardi. Il debito degli enti di previdenza è rimasto pressoché invariato.

DINAMICA DELLE ENTRATE PIÙ FAVOREVOLE

A luglio le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 46,5 miliardi, in diminuzione del 5,9% (2,9 miliardi) rispetto allo stesso mese del 2018. Il calo risente della proroga al 30 settembre delle scadenze dei versamenti in autoliquidazione dei contribuenti soggetti agli Indici sintetici di affidabilità fiscale. Nei primi sette mesi del 2019 le entrate tributarie sono state pari a 235,8 miliardi, in diminuzione dello 0,3% (0,7 miliardi) rispetto allo stesso periodo del 2018; al netto degli effetti della proroga al 30 settembre e di alcune disomogeneità contabili, precisa Bankitalia, «si può stimare che la dinamica delle entrate tributarie sia stata più favorevole».

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