Franceschini e Marattin litigano sull’aumento dell’Iva

Botta e risposta via Twitter tra il ministro della Cultura e il vice capogruppo di Italia dei valori. Tra accuse di ricerca di visibilità e immagini di Dante.

L’aumento dell’Iva che il governo ha promesso di scongiurare nel Def presentato la sera del 30 settembre continua a scatenare polemiche tra le forze politiche. Ora è la volta di un inedito botta e risposta tra Partito democratico e i renziani di Italia viva. A dar fuoco alle polveri è stato il vice capogruppo alla Camera di Iv Luigi Marattin, presente la scorsa notte al notte al tavolo del vertice di Palazzo Chigi sul Def.

Marattin ha replicato a al tweet in cui Franceschini affermava che l’accusa di voler aumentare l’Iva nascesse da una ricerca di visibilità. «Ciao Dario», ha scritto. «A noi non interessa la visibilità: a noi basta non aumentare l’Iva. Stanotte proponevi di aumentare di 5 o addirittura 7 miliardi di euro il gettito Iva. Se hai cambiato idea, buon segno! Buon lavoro». Gelida la replica del ministro della Cultura, che si è limitato a un laconico «Non ragioniam di lor, ma guarda e passa», accompagnato da un’immagine di Dante.

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Polemica sul Festival de L’Aquila, Franceschini scrive al sindaco

Il ministro richiama il primo cittadino di Fratelli d'Italia contrario alla partecipazione di Saviano e Zerocalcare: «Il programma non può né deve essere oggetto di alcuna pressione e interferenza politica».

Nella polemica scatenata dalla partecipazione al Festival degli Incontri all’Aquila 2019 di Roberto Saviano e Zerocalcare, osteggiata dal sindaco di Fratelli d’Italia Pierluigi Biondi, è intervenuto anche il ministro per i Beni culturali Dario Franceschini. «La invito», ha scritto il dem al primo cittadino, «a porre in essere tutti gli atti volti ad assicurare lo svolgimento del Festival secondo il programma previsto che, come ho già ribadito nei giorni scorsi e alla luce di quanto sopra illustrato, non può né deve essere oggetto di alcuna pressione e interferenza politica».

FRANCESCHINI SCRIVE AL SINDACO DE L’AQUILA

Franceschini, che aveva già preso le difese dell’organizzazione in un tweet del 12 settembre, ha ricostruito l’iter amministrativo seguito per la realizzazione della manifestazione in oggetto sottolineando che «non presenta alcuna anomalia» e che «tutte le fasi dell’iter sono state condivise tra il Comune dell’Aquila e questo ministero».

«PIENA CONDIVISIONE DEI PASSAGGI AMMINISTRATIVI»

Franceschini ha quindi ricordato che «il programma del Festival diretto da Silvia Barbagallo è stato approvato dal Comitato operativo, l’organismo all’interno del quale, come evidenziato, sono rappresentate entrambe le amministrazioni a cui non compete entrare nel merito di scelte di carattere esclusivamente artistico». Per altro verso, continua il ministro nella lettera, «la piena condivisione di tutti i passaggi amministrativi rende ora difficilmente comprensibili rallentamenti o impedimenti nella realizzazione dell’iniziativa».

Roberto Saviano.

IL SINDACO: «700 MILA EURO PER UNA CARNEVALATA DI SINISTRA»

Biondi dal canto suo era tornato all’attacco lo scorso fine settimana dal palco di Atreju, la festa del partito di Giorgia Meloni. «Sono stato accusato di censura solo perché ho chiesto a una tizia di non spendere 700 mila euro per fare una carnevalata di sinistra dove era assente il pluralismo», aveva detto. Aggiungendo: «L’Aquila è una città nobile, aristocratica e non merita questo genere di cose».

I RINGRAZIAMENTI DI SILVIA BARBAGALLO

«Ringrazio il ministro Franceschini perché ha chiarito una volta per tutte l’assoluta trasparenza e correttezza del mio operato», ha commentato Silvia Barbagallo. «Il ministro ha inoltre sottolineato che il programma da me proposto era stato approvato in piena regola in tutte le sedi preposte a farlo. È importante aver ribadito che il festival si deve svolgere senza alcuna ingerenza politica nel rispetto delle scelte artistiche».


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L’Uomo Vitruviano in prestito al Louvre per otto settimane

In cambio la Francia concederà le opere di Raffaello alle Scuderie del Quirinale nel marzo 2020.

Leonardo in cambio di Raffaello. Il direttore della Galleria dell’Accademia di Venezia ha accettato di dare in prestito l’Uomo Vitruviano al Louvre per un periodo di otto settimane. Il disegno farà parte della mostra dedicata al pittore toscano in apertura il 24 ottobre. A renderlo noto è stato il ministero dei Beni e delle Attività culturali guidato da Dario Franceschini. Il ministro, in data 24 settembre, ha firmato a Parigi con il suo omologo francese Franck Riester il Memorandum di partenariato Italia-Francia per il prestito delle opere di Leonardo al Louvre e di quelle di Raffaello alle Scuderie del Quirinale per marzo 2020.

LA LUNGA TRATTATIVA PER LO SCAMBIO

Di un accordo tra il Louvre e i musei italiani si era già parlato durante il governo Gentiloni. Continuate nel corso del tempo, le trattative si erano però arenate nei mesi scorsi, quando le polemiche avevano portato ad una brusca frenata del governo gialloverde. Ora, secondo la normativa varata dall’ex ministro dei Beni culturali Alberto Bonisoli, la decisione sul prestito spetta al direttore del museo (l’Accademia di Venezia è uno dei musei autonomi italiani), dopo aver sentito il parere della direzione generale arte e paesaggio del Mibac, della direzione generale musei e del segretario generale. La firma del direttore Giulio Manieri Elia è arrivata il 23 settembre.

L’OPERA RAPPRESENTA LE PROPORZIONI IDEALI DEL CORPO UMANO

L’Uomo Vitruviano è un disegno a penna e inchiostro su carta conservato nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe della Galleria dell’Accademia di Venezia. Rappresenta le proporzioni ideali del corpo umano: dimostra cioè come questo possa essere armoniosamente inscritto nelle due figure “perfette” del cerchio, che rappresenta il Cielo, la perfezione divina, e del quadrato, che simboleggia la Terra.

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Franceschini lancia l’Alleanza Pd M5s anche alle Regionali

Il ministro dei Beni culturali: «Questo esecutivo può essere un laboratorio, l'incubatore di un nuovo progetto». Che parta dal voto nelle regioni «passi per le comunali e arrivi alle politiche».

Dario Franceschini il tessitore continua a tessere le alleanze del Pd e dopo il governo guarda alle Regioni. Se centrosinistra e Movimento 5 Stelle lavoreranno bene nel nuovo governo «potremo presentarci insieme già alle regionali. È difficile, ma dobbiamo provarci. Per battere questa destra, ne vale la pena», ha detto il neo Ministro dei Beni Culturali in un’intervista a La Repubblica.

«QUESTO ESECUTIVO PUÒ ESSERE UN LABORATORIO»

Secondo Franceschini sarà difficile che il governo duri «se si limiterà ad essere il mero prodotto di forze politiche contrapposte. Però io penso che arriveremo fino alla fine della legislatura». A motivare la formazione dell’esecutivo c’è stata «la situazione del Paese». Senza questo governo, per Franceschini, saremmo nel disastro economico e «in campagna elettorale. Avremmo Salvini al Papeete ma all’ennesima potenza, magari a torso nudo a mietere il grano. Solo odio e paura. Ci troveremmo alla vigilia della vittoria della Lega». Il ministro considera Salvini «il massimo di pericolosità democratica che si può avere nel 2019. E quel pericolo non è finito. Rimane finchè qualcuno soffia sulla paura». Zingaretti va ringraziato «per avere indicato la necessità di trovare una soluzione di largo respiro. Il Pd è stato unito come non mai». Questo esecutivo «può essere un laboratorio, l’incubatore di un nuovo progetto», di una nuova alleanza «politica ed elettorale. Che parta dalle prossime elezioni regionali, passi per le comunali e arrivi alle politiche».

DALLA LEGGE ELETTORALE AL TAGLIO DELLE TASSE SUL LAVORO

Franceschini ribadisce che il partito è unito: «Ho visto che tutti hanno remato dalla stessa parte. Da Zingaretti a Renzi a Orlando». La possibilità di una scissione operata da Renzi sono «retroscena autoalimentati». Fra i temi dell’intervista anche il ritorno al sistema proporzionale, che «è ancora da discutere. Sebbene la riduzione dei parlamentari, che noi abbiamo accettato, si deve accompagnare ad una legge elettorale che dia equilibrio». Sul nodo migranti «confidiamo nella Ue». Il punto è «far capire che chi viene in Italia, non viene per rimanerci ma per entrare in Europa». Sui decreti sicurezza «recepiremo tutti i rilievi del presidente Mattarella». Nella Legge di bilancio le esigenze primarie sono non far scattare l’aumento dell’Iva e «intervenire sul cuneo fiscale». Sulla Tav c’è «una decisione già presa prima di questo governo», mentre per le concessioni autostradali «valgono l’accordo di governo e le parole del premier in aula». Venendo ai Beni Culturali Franceschini spiega che nella riforma di Bonisoli «ci sono cose che non mi convincono e cautelativamente abbiamo fermato i decreti emessi ad agosto. Li correggeremo. Ma non sarà la riforma della controriforma».

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