Il film L’uomo che comprò la Luna ha chiuso la rassegna Avvistamenti

La rassegna culturale dell'Agenzia Spaziale Italiana ha chiuso il 13 settembre 2019 con l'opera del regista Paolo Zucca. Una commedia sui diritti di proprietà nello spazio.

È stato L’uomo che comprò la luna, film del regista Paolo Zucca, a chiudere Avvistamenti, la rassegna cinematografica a tema fantascientifico dell’Agenzia Spaziale Italiana. L’opera, proiettata il 13 settembre 2019 all’Auditorium dell’Asi, è una commedia sul tema dell’esplorazione lunare, che indaga in modo divertente questioni come i diritti di proprietà sul suolo lunare e la space economy. Avvistamenti chiude con un bilancio di 17 film proiettati in cinque sezioni tematiche.

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La foresta vivente di Daniel Steegmann Mangrané

«Da piccolo sognavo di fare il biologo, ero ossessionato dalla foresta tropicale: poi la matematica e la chimica mi hanno..

«Da piccolo sognavo di fare il biologo, ero ossessionato dalla foresta tropicale: poi la matematica e la chimica mi hanno convinto a fare l’artista», scherza Daniel Steegmann Mangrané. «La prima volta che sono entrato nella foresta pluviale – racconta l’artista – mi sono sentito come se avessi assunto una droga potentissima, tutte le mie percezioni erano amplificate».

È quasi quello che succede allo spettatore quando si immerge in una delle opere più belle esposte nello Shed del Pirelli HangarBicocca, 16 mm, un video che si sviluppa su un doppio binario: quello emotivo, che coinvolge il visitatore all’interno del paesaggio naturale grazie alle immagini, il suono del fogliame e il ronzio degli insetti, e quello formale, che cita il cinema strutturalista (ogni metro di pellicola girata nella foresta corrisponde esattamente a un metro di percorso all’interno di essa).

Nelle sue opere Mangrané indaga il rapporto tra uomo e natura mescolando mondo naturale e artificiale e indagando la complessità dei sistemi ecologici attraverso forme geometriche e motivi astratti. Nato a Barcellona nel 1977, l’artista si è stabilito a Rio de Janeiro nel 2004: oggi è membro di Capacete, spazio non profit per residenze d’artisti, e insegna alla scuola di arti visive Parque Lage.

Tra i suoi riferimenti gli artisti brasiliani Lygia Clark e Hélio Oiticica, figure centrali del Neo-Concretismo brasiliano, e gli antropologi brasiliani Eduardo Viveiron de Castro e Tânia Stolze Lima, di cui approfondisce le teorie radicali. A Leaf-Shaped Animal Draws The Hand è la sua prima esposizione in Italia e la più grande mai dedicata all’artista: presenta più di venti opere realizzate a partire dal 1998 a oggi, che spaziano tra film, ambientazioni in realtà virtuale, ologrammi 2D, sculture e installazioni.

Il lavoro di Magrané si sviluppa attorno a una serie di soggetti ricorrenti: fondamentali, ad esempio, sono la Mata Atlântica, una delle foreste più ricche di biodiversità che si estende lungo la costa atlantica del Brasile spingendosi fino al Paraguay, e la figura dell’insetto stecco (nome scientifico: fasmide) noto per le sue capacità di mimetizzarsi nell’ambiente in cui vive, emblematico punto di contatto tra il mondo vegetale e quello animale. Il fasmide è presente in numerose opere, tra cui il grande terrario A Transparent Leaf Instead of the Mouth (2016-2017) e il film Phasmides (2012) che ne documenta l’apparente fissità in relazione al progressivo passaggio da un ambiente naturale a uno geometrico.

Molto importante è anche il simbolo della foglia, incarnato dall’opera Elegancia y Renuncia, in cui una foglia essiccata e incisa con dei piccoli disegni circolari, sorretta da un sostegno disegnato dall’artista e retro-illuminata, assume la funzione di un modulo che rappresenta la complessità dell’intero ecosistema.

Al centro della mostra si trova Lichtzwang (dal titolo dell’omonima raccolta di poesie di Paul Celan), una serie di disegni iniziata nel 1998 e ancora in corso realizzati su fogli di quaderno a quadretti di 21 x 15 cm. Gli acquerelli sono installati in una relazione dinamica con l’intera mostra: lo spettatore può muoversi lungo la sequenza e intravedere sullo sfondo le altre opere che hanno origine da Lichtzwang, matrice generativa di idee, forme e progetti.

A consentire quest’effetto speciale è “Phantom Architecture”, inedita installazione pensata appositamente per gli spazi dello Shed: una serie di pareti in tessuto bianco trasparente (l’artista le chiama “sculture gentili”) che ammorbidiscono il carattere industriale di Pirelli HangarBicocca, accogliendo e rivelando le opere esposte. Elementi leggeri come membrane che dividono loro spazio consentendo, grazie alla loro trasparenza, una visione d’insieme dell’intera mostra.

Per approfondimenti sulla mostra ed altro visita  www.pirelli.com

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La poesia secondo Camelliti di LietoColle

Ha fondato la casa editrice nel 1985, e oggi è un punto di riferimento nel panorama editoriale. Spazio ai giovani e una predilezione per gli spazi poetici perché «un buon verso resta impresso nella mente, non lo dimentichi più».

Bisogna arrivare a Faloppio, a ridosso delle Prealpi comasche – pochi chilometri dalla Svizzera – in una cartolibreria di paese come se ne vedono affiorare nei borghi disseminati che portano al confine. Poi, entrati e superato il bancone, si accede al retrobottega, un luogo magico che assomiglia a quello di Mr. Magorium nel film interpretato da Dustin Hoffman nel 2007: un piccolo laboratorio artigianale con pile di libri ovunque, tra scaffali e cataste a terra.

Creata nel 1985, la casa editrice è diventata una realtà di riferimento nel panorama editoriale italiano

Benvenuti a LietoColle, la casa editrice che Michelangelo Camelliti, uomo con la passione per i libri e la poesia, ha creato nel 1985 e che oggi è diventata una realtà di riferimento nel panorama editoriale italiano. Casa che ha avviato con PordenoneLegge festa del Libro seconda solo al Festival Letteratura di Mantova – una doppia collana di testi poetici: la Gialla Giovani, giunta alla sesta edizione, dedicata agli autori delle più recenti generazioni, e la Gialla Oro, per poeti già affermati.

Michelangelo Camelliti, fondatore di LietoColle.

«Ci piaceva l’idea di una collana identificabile anche da piccoli segni, come il colore. Sobria e senza orpelli», spiega Camelliti. «Compiamo un lavoro di selezione tra le giovani voci, dandoci un anno di tempo per valutare e selezionare le proposte, in un confronto serrato con Gian Mario Villalta – direttore artistico di PordenoneLegge e più che affermato uomo di cultura e poeta – Roberto Cescon e Augusto Pivanti, quest’ultimo curatore della collana».

CINQUE GIOVANI AUTORI PRESENTATI A PORDENONELEGGE

Nel 2019 a PordenoneLegge vengono presentati sei libri nella Gialla Oro. Vi compaiano autori esteri, come il francese Maël Guesdon e la scozzese Kate Clanchy, e quattro italiani: Ivan Crico, Paolo Maccari, Giovanna Rosadini, Tiziana Cera Rosco. «Ogni anno portiamo a PordenoneLegge libri in traduzione, scelti tra il meglio della produzione europea, seguendo un itinerario per Paesi: abbiamo attraversato Spagna, Portogallo, Polonia, Francia, e stiamo per osservare il centro Europa di lingua tedesca».

Cerchiamo “battitori liberi”, che si confrontino eleggendo il silenzio a loro totem, che leggano tantissimo, senza voler apparire ovunque

Michelangelo Camelliti

Quanto ai giovani, è nel dna di LietoColle scoprire nuovi talenti e contribuire a un ricambio di generazione capace di andare oltre i poeti affermati: è – questa – tra le “missioni” di LietoColle fin dagli esordi delle sue selezioni. Quest’anno sono cinque le opere di autori giovani presentate a PordenoneLegge: La linea del davanzale di Francesca Ippoliti, Abitare la traccia di Fabio Prestifilippo, La casa e fuori di Francesca Santucci, Spin 11/10 di Francesco Maria Tipaldi e Il machine learning e la notte stellata di Francesco Tripaldi.

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Il logo dell’edizione 2019 di Pordenonelegge

«Ho sempre creduto all’importanza di formare i giovani», dice Camelliti, «ma non quelli interessati solo al loro ego, come oggi se ne vedono in quantità: a noi interessa prima il libro, poi l’autore, e facciamo il tifo per il libro che diventa caso, non per il caso che diventa libro. Cerchiamo “battitori liberi”, che si confrontino eleggendo il silenzio a loro totem, che leggano tantissimo, senza voler apparire ovunque». Per l’editore è importante «che dimostrino con la loro scrittura un percorso artistico coerente, come noi facciamo con il catalogo. Il libro deve essere credibile e resistere nel tempo: abbiamo libri che vengono ristampati a distanza di vent’anni dalla loro prima pubblicazione».

UNA CASA EDITRICE CHE FA DEI PARTICOLARI IL SEGNO DISTINTIVO

La credibilità, Camelliti se l’è costruita fin dagli inizi, con la meticolosità e la passione dell’artigiano. Poco alla volta scopre di avere una vocazione, quella dell’editore, ma con un’idea ben chiara: il libro va costruito, richiede un’architettura, un equilibrio formale, un’attenzione forte ai particolari e alla qualità della materia prima. Le poesie, certo, ma anche la carta, la rilegatura, la grafica, l’incollatura delle pochissime illustrazioni o immagini. Quindi, pochi libri all’anno, mai più di 35/40, ma la speranza che ognuno di essi lasci un segno, che non scompaia con il tempo.

Sono io che – da editore – mi assumo la responsabilità di pubblicare, quindi il libro va costruito insieme

Michelangelo Camelliti

Il catalogo è il punto di forza di LietoColle: oltre mille autori, dagli sconosciuti a quelli che hanno contribuito da protagonisti alla storia della poesia italiana del Novecento, autori che Camelliti ha conosciuto e frequentato: da Maurizio Cucchi, che tuttora collabora con una sua piccola collana, ad Alda Merini, da Franco Loi a Dario Bellezza a Maria Luisa Spaziani, per citarne alcuni. «Abbiamo un rapporto molto chiaro con gli autori che pubblicano con LietoColle: sono io che – da editore – mi assumo la responsabilità di pubblicare, quindi il libro va costruito insieme. Seleziono, insieme ai miei pochi e altrettanto selezionati collaboratori, le opere tra le moltissime proposte che arrivano ogni anno».

Una copia di Ritorno alla natura di Faruk Sehic.

Però, a differenza di altri piccoli e medi editori, Camelliti sottolinea di essere «un autentico editore libero che chiede nessun impegno agli autori: questo consente assoluta libertà di scelta e di relazione. Cerco, poi, di far capire agli autori, soprattutto a quelli più giovani, che vendere 200 copie di un libro di poesia è già un successo». La poesia di qualità, per il fondatore di LietoColle, «è un piccolo mondo di cultori appassionati, non certo di scrittori bestsellers sostenuti dai social e dalle campagne di marketing. Le grandi case editrici adottano un modello autoreferenziale, pubblicano libri che fanno cassetta coinvolgendo spesso personaggi pubblici e dello spettacolo. Il lavoro che fa il piccolo e medio editore è puntare sulla qualità dei testi e delle edizioni, che è la struttura portante della poesia».

Il poeta bosniaco Faruk Šehic si è appena aggiudicato il Premio internazionale Lido di Camaiore

Una qualità che trova conferma in riconoscimenti pubblici prestigiosi, come il Premio internazionale Lido di Camaiore che si è appena aggiudicato il poeta bosniaco Faruk Šehic con una raccolta densa e spiazzante appena pubblicata – Ritorno alla natura – scritta a partire dalla guerra contro la Serbia scoppiata nel 1992. «Dicono che la poesia salvi la vita: che la salvi non ne sono sicuro, ma che aiuti a vivere meglio, sì. Rispetto alla narrativa vende molto di meno, circola di meno, un sottobosco in cui è necessario muoversi con molta pazienza per trovarvi i frutti migliori. Ma alla fine ti rendi conto che la poesia è quella che ti tradisce di meno, ed è sempre contemporanea a se stessa. Un buon verso resta impresso nella mente, non lo dimentichi più».

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Cercas, Tarabbia e Grossman alla XX edizione di Pordenonelegge

Il programma della rassegna, che comincia il 18 settembre, affronta il tema "Sette parole per i prossimi vent'anni" e prevede oltre 600 ospiti fino a domenica 22 settembre.

È lo scrittore spagnolo Javier Cercas ad aprire mercoledì 18 settembre 2019 Pordenonelegge, la Festa del libro con gli autori, che festeggia vent’anni. Il programma della rassegna di Pordenone, che affronta il tema “Sette parole per i prossimi vent’anni”, prevede oltre seicento ospiti fino a domenica 22 settembre. Il primo è l’autore de I soldati di Salamina e Anatomia di un istante, che ha in programma un intervento al Teatro Verdi sui libri che ha amato e su come la letteratura sia per lui una forma di conoscenza insostituibile.

CERCAS: «LEGGERE È UN PIACERE COME IL SESSO. MA ANCHE RIBELLIONE»

Leggere è prima di tutto «un grande piacere, come il sesso, e bisogna farlo capire ai giovani», ha detto Cercas, «la letteratura è una cosa straordinaria. La lettura è una forma di conoscenza e libertà. Il romanzo parla di persone che sono capaci di dire no. E cos’altro è la libertà se non la capacità di dire “no” quando tutti dicono “sì”? Il Don Chisciotte di Cervantes – per me il più grande romanzo mai scritto – dice assolutamente no alla vita noiosa, povera che vive e inventa un eroe per vivere davvero. E Madame Bovary di Flaubert parla della stessa cosa, di una donna che dice no a un uomo noioso, che non ama. La letteratura è una forma di ribellione contro la realtà, contro il potere, questo s’impara nei grandi romanzi. I giovani devono sapere questo, è essenziale. Se la letteratura è solo una cosa solenne, elitaria, che non ha una trascendenza personale, allora perchè leggere? A me sono sempre piaciuti i libri facili da leggere ma difficili da capire. Quei romanzi che ogni volta che li leggi trovi delle cose nuove, dove la superficie è trasparente ma non c’è fondo. Una letteratura molto esigente e molto popolare» spiega lo scrittore. Cercas ha terminato il suo nuovo libro che in Spagna dovrebbe uscire nel 2020; l’ultimo pubblicato in Italia nel 2017 è Il sovrano delle ombre.

OLTRE SEICENTO GLI OSPITI. SPICCANO I BIG TARABBIA, BEN JELLOUN E ALEKSIEVIC

Il Festival vede anche, nei suoi cinque giorni di programmazione, la presenza del Premio Campiello 2019 Andrea Tarabbia e di altri big della letteratura tra cui Tahar Ben Jelloun, Manuel Vilas, David Grossman e il Nobel Svetlana Aleksievic che riceverà il Premio FriulAdria. Non solo letteratura ma anche economia, storia, filosofia e architettura cercano, finito il primo ventennio dopo il Duemila, di immaginare sette parole chiave che descrivano cosa ci aspetta dal 2020 al 2040.

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Cos’è successo al water d’oro di Cattelan rubato

Era in mostra, funzionante, nella casa natale di Churchill. Portato via da due uomini nella notte dell'inaugurazione. L'opera ha un valore di 3 milioni di euro. Le cose da sapere sul colpo grosso.

Colpo grosso nel Regno Unito, dove il water d’oro di Maurizio Cattelan è stato rubato la notte tra il 13 e il 14 settembre 2019. Una banda si è introdotta a Blenheim Palace, antica residenza nell’Oxfordshire, trafugando l’opera dell’artista concettuale italiano. Proprio dopo l’inaugurazione, secondo fonti dirette raccolte da Lettera43.it, due uomini hanno rotto una finestra del palazzo, sradicato e lanciato fuori il wc, scappando in meno di cinque minuti. La polizia è arrivata tre minuti dopo. Un 66enne è stato arrestato quando erano passate cinque ore dal furto.

VALORE DELL’OPERA: 3 MILIONI DI EURO

L’opera – che verrà comunque rifabbricata – si chiama “America” ed è una copia perfetta della toilette funzionante esposta per la prima volta al Guggenheim di New York nel 2016. È composta da circa 100 chili di oro a 18 carati, per un valore complessivo del metallo di 3 milioni di euro. Era stata installata nel palazzo a beneficio di turisti e visitatori, che potevano anche utilizzarla. Proprio per questo motivo il furto ha provocato «danni significativi e una grossa perdita d’acqua», ha spiegato la polizia.

La finestra da dove si sono introdotti i ladri.

La dimora scelta per l’insolita esposizione di Cattelan è un edificio signorile del XVIII secolo, luogo di nascita di Winston Churchill e patrimonio dell’umanità. Ironia della sorte, appena un mese prima Edward Spencer Churchill, fratellastro dell’attuale Duca di Marlborough, aveva dichiarato di sentirsi tranquillo per la sicurezza dell’opera, affermando: «Non sarà la cosa più facile da rubare».

OFFERTA PROVOCATORIA A TRUMP

“America” aveva fatto nuovamente parlare di sé nel 2017: Donald Trump chiese in prestito al museo un dipinto di Van Gogh, ma la curatrice Nancy Spector offrì il wc di Cattelan. Senza ricevere alcuna risposta dalla Casa Bianca. Secondo il museo, il water d’oro richiamava gli eccessi delle residenze private del tycoon, anche se Cattelan non ha mai voluto spiegare il significato del suo lavoro, peraltro concepito prima della candidatura di Trump alla Casa Bianca. Una interpretazione è che si tratti di una critica alla cultura Usa: il sogno americano che diventa realtà, la possibilità per tutti di usare un bagno d’oro in cui ci possa specchiare mentre si espletano i propri bisogni fisiologici.

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La Gelosia, questione “di” e “fra” donne

Se nell'uomo il sentimento sfocia in omicidio, nel genere femminile è qualcosa di ben diverso. Una tenzone che finisce con la resa incondizionata della rivale, ma senza spargimenti di sangue.

Da una lettura avida e notturna, cioè di ore rubate al sonno, del nuovo romanzo Gelosia di Camilla Baresani (giuro Camilla, no spoiling, solo la casa editrice: La Nave di Teseo), ho capito una volta di più che la gelosia è una questione di donne. O meglio, fra donne. Gli uomini sono un di cui, uno spunto, raramente un fine. La forza delle donne, titolo di infinite canzoni, saggi, dissertazioni, quella forza generatrice insopprimibile e che non a caso, da decine di migliaia di anni, gli uomini cercano di imbrigliare, trova sempre il modo per uscire, per incanalarsi in forme diverse, in terre e maremoti dell’anima e della ragione.La gelosia è una di quelle.

LA GELOSIA NON VIOLENTA NELLE DONNE

Se per gli uomini, e ne abbiamo purtroppo conferme ogni giorno, questo sentimento si incarna in un malsano senso di possesso derivato per l’appunto dall’ansia di controllo e che spesso sfocia in un omicidio, nelle donne assume quasi esclusivamente la forma della competizione sul freddo filo del paragone, del confronto, e della successiva vendetta. I casi Rina Fort sono rari. Noi sull’altra donna vogliamo trionfare tenendola in vita, come le coorti romane con Vercingetorige trascinato in catene davanti all’Urbe plaudente. Vogliamo appunto un trionfo romano con umiliazione pubblica del vinto e il vincitore serto di alloro e avvolto nella porpora, magari anche circonfuso di luce divina.

I casi Rina Fort sono rari. Noi sull’altra donna vogliamo trionfare tenendola in vita

Come nel romanzo di Camilla Baresani, il confronto parte dalle inezie, in sintesi pop sul «che cos’ha quella là più di me». E quando, a torto o a ragione, e a dispetto della propria posizione (amante, fidanzata ufficiale, moglie), il paragone con l’altra si rivela o almeno ci appare impari per posizione sociale, cultura, successi professionali e, va da sé, bellezza e mantenimento della stessa, il tempo dedicato dall’uomo alla nostra rivale ci appare sempre, immancabilmente, tempo rubato a noi, e la sua sconfitta quanto di più urgente. Anzi, ineluttabile. Di questo stato di cose, eterno come il mondo, gli uomini solitamente godono molto (il wrestling femminile ha sempre avuto successo, specie se praticato nel fango), imparando subito a destreggiarsi fra bugie, appuntamenti e viaggi mancati, false promesse, talvolta perfino false donazioni (appena uscirà, correte a vedere the Laundromat di Steven Soderbergh da poco presentato alla Mostra del Cinema di Venezia: sul tema c’è una bella lezione da imparare).

Il momento in cui si ribaltano i ruoli, quello in cui il fedifrago cerca di assumere il ruolo della vittima, è sempre il più divertente, e anche quello più rivelatore della natura maschile

Quando, per l’ineluttabilità del fato e anche per la tendenza tutta maschile a chiamarlo con atteggiamenti improvvidi (ancora il sintesi pop: il «tirare troppo la corda»), tutto precipita, riescono ancora e perfino a inscenare la maschera dell’innocenza e della virtù ferita. Il momento in cui si ribaltano i ruoli, quello in cui il fedifrago cerca di assumere il ruolo della vittima, è sempre il più divertente, e anche quello più rivelatore della natura maschile. Da questo, avrete intuito che il romanzo di Camilla Baresani, che peraltro inizia sui gradini della meravigliosa e impervia Scala Fenicia di Capri, è di puro impianto classico, mitologico. C’è un Giove che si fa cigno e si sa che i cigni son cattivi, c’è una Giunone che è appunto un po’ giunonica e che tende a voltarsi dall’altra parte, una Leda meno cretina dell’originale. Leggerlo in controluce è molto gratificante. Ma ci si diverte parecchio anche restando in superficie e pensando a quanto tendiamo tutti a ripetere gli stessi errori, un millennio dopo l’altro.

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Morto il fotografo Robert Frank, raccontò gli Usa in The Americans

Si è spento a 94 anni uno dei più grandi fotoreporter del Novecento. La sua opera più famosa, datata 1958, è la narrazione delle paure e delle speranze degli States industriali degli Anni 50.

È morto a 94 anni Robert Frank, fotografo statunitense considerato tra i più grandi del Novecento. Rivoluzionò il modo di concepire l’immagine e il reportage degli Anni 50, quando nacque la fotografia documentaria. La notizia è stata confermata dalla Pace-MacGill Gallery di Manhattan, che lo rappresentava.

DALLA MODA AI REPORTAGE, GLI INIZI DI ROBERT FRANK

Di origini svizzere ma emigrato negli Stati Uniti nel 1947, di famiglia ebraica, ha iniziato come assistente di fotografi del calibro di Hermann Segesser e Michael Wolgensinger. Alla sua attività nel campo della moda, soprattutto per la rivista Harper’s Bazaar, affianca reportage come freelance in Perù, Bolivia, Francia, Italia, Svizzera e Spagna. La celebrità arriva nel 1950, quando Edward Steichen include alcune delle sue opere nelle sue mostre 51 American Photographers al MoMA di New York e The Family Man.

THE AMERICANS, NEL CUORE DI UN PAESE CHE CAMBIA

La sua opera più famosa è The Americans (1958), finanziata dalla Fondazione Guggenheim di New York, una raccolta di immagini tratte da due anni di viaggi per tutti gli Stati Uniti, che ritraggono l’America profonda degli Anni 50 alle prese con le trasformazioni dell’era industriale. Ebbe proficui rapporti artistici con la beat generation, la corrente di scrittori-viaggiatori: Jack Kerouac scrisse l’introduzione al libro The Americans e i due, insieme a Allen Ginsberg e Gregory Corso, gireranno il film Pull My Daisy, scritto da Frank e narrato da Kerouac. La pellicola è considerata tra le prime opere della corrente del cinema sperimentale americano. Fece storia anche Cocksucker Blues, documentario che racconta il tour dei Rolling Stones del 1972.

GLI ULTIMI ANNI IN CANADA ACCANTO ALLA MOGLIE JUNE LEAF

Dopo decenni di fotografia e cinema, segnati anche dalla morte della figlia appena ventenne Andrea nei Settanta, aveva deciso di trascorrere gli ultimi anni della sua vita in Canada, nella cittadina di Inverness, in Nuova Scozia, dove si è spento. Lascia la pittrice June Leaf, oggi 90 enne, sua moglie dal 1971.

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Lucrezia Borgia era musa di Tiziano o Michelangelo?

La celebre dama rinascimentale è ritratta nella Pietà di Buonarroti o nel dipinto Amor sacro amor profano? L'interessante dibattito tenutosi al Festival Borgiano di Subiaco.

Se Lucrezia Borgia, «la donna più bella del sole» che ancora oggi divide e appassiona fosse il volto celestiale della Madonna rappresentata nella Pietà di Michelangelo a San Pietro? È la provocazione del professor Claudio Strinati, esperto divulgatore e storico d’arte, che ha lasciato di stucco i partecipanti al convegno: Lucrezia Borgia: donne al potere tra mito e realtà.

La Pietà di Michelangelo.

All’appuntamento storico culturale, organizzato nell’ambito del Festival Borgiano dall’associazione Comunitas Sublacensis presso la sala del Trono della Rocca Abbaziale di Subiaco (Rm) in occasione del cinquecentenario della morte della nobildonna, era presente anche Andrea Bruciati, altro grande storico d’arte e attuale direttore di Villa Adriana e Villa D’Este a Tivoli e tra i 10 ‘superdirettori’ designati dal Mibac.

Amor sacro e amor profano di Tiziano.

Bruciati ha dissentito con la tesi di Strinati, e nel suo intervento ha risposto che se un’immagine deve essere accostata a Lucrezia, questa è quella del quadro Amor sacro e amor profano di Tiziano Vecellio, anche lui coevo di Lucrezia, che, con la duplice rappresentazione di donna casta e donna immorale ben raffigura l’interezza della vita della figlia del papa Alessandro VI.

Lia Celi.

Michelangelo o Tiziano, chi è colui che ne ha carpito la bellezza? I due critici d’arte hanno aggiunto l’ennesimo mistero a questa figura così ambigua e emozionante. In effetti immagini ‘certificate’ della ‘avvelenatrice’ più famosa del mondo non c’è ne sono in quanto nelle lotte di potere dell’epoca era uso distruggere l’iconografia dei predecessori, e già qui si intuisce l’autorità della dama rinascimentale, ma questa amabile autorità può aver ‘condizionato’ un genio come il creatore della Cappella Sistina?

Al convegno hanno partecipato, oltre a Strinati e Bruciati, anche Lia Celi, scrittrice e giornalista, autrice con Andrea Santangelo de Le due vite di Lucrezia Borgia la cattiva ragazza che andò in Paradiso e Alessandra Necci, docente universitaria e giornalista, con il suo libro Isabella e Lucrezia le due cognate, ha moderato la bravissima Barbara Carfagna, giornalista e conduttrice Rai autrice della trasmissione Codice, mentre Luigi Bisignani, con i suoi pungenti interventi di attualità sul potere femminile ha portato Lucrezia Borgia a rivivere nella politica italiana di oggi.

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Religione – I SANTI DI OGGI 19 SETTEMBRE 2017 (diggita4275)

diggita4275 scrive nella categoria Religione che: I santi di oggi Martedì 19 Settembre 2017 quali sono ? Cosa festeggia la nostra Chiesa cattolica in questa giornata infra settimanale ? Vediamo di comprendere cosa si festeggia, quali santi, beati e
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I SANTI DI OGGI 19 SETTEMBRE 2017