Coronavirus, libreria nel casertano invita i lettori: “Niente panico, leggete libri”


Dal 2006 Tiziana Di Monaco e suo fratello Ugo (in compagnia di una gatta e diverse persone) gestiscono la libreria e casa editrice Spartaco a Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. Con l'arrivo dei primi casi di Coronavirus in Terra di Lavoro, siamo andati da loro per capire come è cambiato il lavoro di librai nei giorni della paura collettiva.
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Elena Ferrante: guida ai migliori romanzi scritti dall’autrice de L’amica geniale


Quello de L'amica geniale, ormai, è un vero è proprio fenomeno. I 4 libri di Elena Ferrante in cui si racconta la storia di Lila e Lenù sono ormai sulla bocca di tutti, anche e soprattutto grazie alla serie tv che ne è stata tratta dalla Rai in collaborazione con il canale americano HBO, di cui andrà in onda il finale della seconda stagione, lunedì 2 marzo su Rai Uno. Nell'attesa, scopriamo insieme quali sono gli altri romanzi di Elena Ferrante che non potete non leggere.
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Kiki Dimoula e la poesia di cui abbiamo bisogno nei giorni della psicosi


Abbiamo bisogno di poesia. Eccome se ne abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di rieducare il palato ai sentimenti morbidi per questo ne "L'eroe del giorno" di oggi vale la pena ricordare Kiki Dimoula, probabilmente la pia importante poetessa greca contemporanea scomparsa qualche giorno fa e che è stata bravissima a raccontare in versi questo nostro tempo.
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Adriano Olivetti moriva 60 anni fa, il capitalista che amava welfare e ambiente


Era il 27 febbraio del 1960 quando l'ingegnere Olivetti salì su un treno per la Svizzera. Fu colto da una emorragia cerebrale e non si riuscì a salvarlo. Anche quell'anno, come questo (ma per motivi assai diversi), il Carnevale di Ivrea fu annullato. Sessant'anni dopo resta l'idea di un capitalismo sostenibile, che in Italia quasi nessuno ha inteso replicare.
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La grande balla, il nuovo libro di Roberto Napoletano: “Il Nord vive sulle spalle del Sud”


Si intitola "La grande balla" ed è il nuovo libro, edito da La nave di Teseo, di Roberto Napoletano. Dal direttore del Quotidiano del Sud un'inchiesta, dati e statistiche ufficiali alla mano, che raccontano lo scippo di sessantun miliardi che ogni anno il Nord effettua ai danni del Sud. E capovolge lo stereotipo del meridione d'Italia assistito che, al contrario, è stato abbandonato.
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Morto Clive Cussler, addio a 88 anni allo scrittore “cacciatore” di relitti marini


Morto a 88 anni lo scrittore Clive Cussler. Il romanziere, autore di oltre 80 libri best seller in tutto il mondo, è deceduto nella sua casa in Arizona, negli Stati Uniti. A darne la notizia la moglie, Janeth Horvath, che non ha rivelato le cause del decesso. Cussler è stato autore di grandi romanzi d'avventura e thriller, appassionato di storia marittima.
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Il Coronavirus mette il mondo dello spettacolo in quarantena: così la cultura va in crisi


Da quando il Coronavirus ha colpito il Paese, i provvedimenti cautelativi attuati in gran parte del nord Italia, hanno determinato la chiusura di teatri, cinema, nonché dei locali alle 18, con l’annullamento di spettacoli e concerti. E se per molte categorie significa smart working, malattia, riduzione delle ore, per i lavoratori dello spettacolo invece vuol dire perdita del lavoro. Ma come diceva Bertolt Brecht “Prima vien la pancia piena e poi viene la morale…”.
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Perché il coronavirus è un problema anche per gli editori

Appello dell'Aie al governo. Con la richiesta di avere tempo fino a settembre per l’entrata in vigore delle nuove norme della legge per il libro. Tanto più alla luce dell’impatto dell’emergenza contagio in Italia.

Tra le diverse ripercussioni politico-economiche che l’emergenza coronavirus può provocare in Italia ce n’è anche una che riguarda il mondo dell’editoria. Un appello dell’Associazione italiana editori (Aie) ha chiesto di posticipare l’entrata in vigore delle nuove norme della legge per il libro.

CRITICITÀ INEDITE DA AFFRONTARE

Lo hanno chiesto 85 case editrici, in rappresentanza di più di 100 marchi editoriali. «L’emergenza coronavirus obbliga ad affrontare criticità inedite», si legge nell’appello. «Le aziende editoriali e tutto il mondo del libro devono essere messi in condizione di conoscere al più presto la decorrenza delle nuove norme, che dovrebbero entrare in vigore non prima di settembre per consentire a tutta la filiera del libro di affrontare una difficile situazione».

LEGGE APPROVATA DEFINITIVAMENTE IL 5 FEBBRAIO

L’appello arriva al governo a poche settimane dall’approvazione definitiva in Senato, il 5 febbraio, della legge sulla promozione e il sostegno della lettura. Si tratta di un provvedimento che l’Aie ha criticato, preoccupata «per l’impatto che la riduzione degli sconti potrebbe avere sui lettori, ma che oggi è legge e di cui tutti condividiamo senza riserve gli obiettivi: far crescere la cultura del libro, allargare il pubblico dei lettori e quindi, in definitiva, alimentare lo sviluppo democratico del Paese. Daremo con convinzione e in tutte le forme possibili, a partire dalle scuole, il nostro contributo affinché questi obiettivi possano essere raggiunti».

LE IMPRESE CHIEDONO TEMPO

Però gli editori segnalano anche «la necessità di consentire alle nostre imprese di adeguarsi e prepararsi per tempo al nuovo assetto del mercato, evitando inefficienze, sprechi e doppie lavorazioni che possono danneggiare editori, rivenditori, autori e lettori». Una necessità considerata ancora più urgente dopo l’arrivo del coronavirus in Italia.

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Coronavirus, il mondo dello spettacolo a Franceschini: “Dichiarare stato di crisi”


Gli operatori del mondo dello spettacolo dal vivo chiedono al Governo, e in particolare al ministro Dario Franceschini, che sia dichiarato lo stato di crisi per il settore. Da quando l'epidemia di Coronavirus ha determinato la chiusura dei teatri al Nord Italia, c'è stato un crollo dei ricavi da "bigliettazione e la riduzione delle paghe degli addetti al settore".
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“Narciso e Boccadoro”: il romanzo di Hermann Hesse compie 90 anni


"Vedere nell'altro ciò che egli è: il nostro opposto e il nostro completamento": questa citazione, forse la più famosa del capolavoro di Hermann Hesse, chiarisce tutto il significato di un romanzo estremamente complesso come "Narciso e Boccadoro". Il libro del Premio Nobel tedesco uscì 90 anni fa, nel 1930, ma è ancora estremamente commovente per il modo in cui ha chiarito il profondo senso dell’amicizia, e dell’importanza che per essa ha la diversità dall'Altro.
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La moda ai tempi del coronavirus: mascherine e conti in perdita

L'epidemia approda in Italia nel mezzo della settimana della moda di Milano. E rischia di mettere in ginocchio un settore che si è affidato troppo alla Cina.

Fino a quando non s’è saputo del ceppo di Codogno e nelle seconde e terze file alle sfilate sono comparse le mascherine protettive (le prime non vogliono offendere lo stilista e stoicamente ne fanno a meno, confidando nel destino) alle sfilate di Milano Moda Donna in corso il tema del coronavirus Covid-19 si è limitato ai risvolti economici della paralisi industriale che va colpendo un Paese dopo l’altro a partire, come ovvio, dalla Cina, dove si concentra ancora buona parte della produzione italiana di moda, a dispetto di quanto si dice da anni sul cosiddetto “reshoring”, cioè il rientro della filiera tessile entro i sacri confini.

POCHI PRODUCONO TUTTO IN ITALIA

A produrre tutto in Italia sono davvero in pochi, per esempio Ermanno Scervino che, dice il ceo Toni Scervino, «ha una filiera a chilometro 50», cioè la distanza fra Firenze e Prato. Bella immagine, non fosse che parecchi filati arrivano dalla Cina, insieme con macchine tessili e infiniti altri componenti di cui solo adesso, con le fabbriche chiuse, tutti si stanno rendendo conto. Nessuno può più dirsi totalmente autosufficiente e autarchico; Il mondo globale è globale davvero, e soprattutto interconnesso e interdipendente.

TONFO ATTESO PER IL SECONDO TRIMESTRE

Il grande tonfo, ormai pare assodato, arriverà nel secondo trimestre, quando si faranno i conti dei danni prodotti dallo stop più o meno massiccio della filiera e dalla chiusura dei negozi. La media di luci spente dei grandi marchi della moda e della gioielleria italiani è di venti-trenta boutique nella sola Cina, a cui vanno aggiunti Hong Kong e Macau e Tokyo. Da questo nuovo flagello, su cui si è soffermato volentieri anche Dario Argento, consigliere inatteso  di Massimo Giorgetti per la nuova collezione di Msgn, si potrà però trarre una lezione, che Mario Boselli, presidente onorario di Camera Nazionale della Moda e presidente dell’Istituto Italo Cinese, molto legato alla filiera del tessile import-export fra i due Paesi, indicava in un ripensamento delle fonti di approvvigionamento di materie prime e di semi-lavorati, e anche della produzione.

UNA SCELTA POCO LUNGIMIRANTE

Aver concentrato la gran parte della manifattura in Cina e nei suoi Paesi satelliti si è dimostrato poco lungimirante, oltre che profondamente dannoso per la filiera italiana, che negli ultimi 15 anni ha perso decine di migliaia di addetti, recuperandone pochissimi solo nell’ultimo periodo. Se questo choc si tramuterà in un recupero della manifattura italiana non è ancora dato sapere; di certo, chi dovesse intraprendere questa strada dovrebbe anche accontentarsi di una marginalità più bassa. Molto più bassa. 

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Eventi ma niente libri: il paradosso del somaro sapiens

Noi italiani siamo grandi consumatori di festival eppure risultiamo tra gli ultimi nelle classifiche su numero di laureati e lettura. La realtà è che siamo sommersi da un flusso incontenibile di cultura spettacolarizzata che non è più conoscenza. Ma uno strumento per ottundere le coscienze.

Somari sapiens. Ignoranti, ma coltivati. Paradossale: ma siamo messi così. Ed è una condizione inedita.

Siamo in coda a tante classifiche internazionali su numero di laureati, competenze digitali, lettura di libri e giornali. Però siamo grandi consumatori di eventi culturali.

Un popolo di chiacchieroni da talk show, che è la sintesi perfetta dell’apparente voglia di discorsi impegnati e informati, fatti però da pensatori veloci, fast thinker, come li chiamò il grande sociologo francese Pierre Bourdieu. Ovvero esperti e intellettuali di pronto intervento, tuttologi, capaci di parlare più veloci dei loro pensieri. Insomma aria fritta, anche quando ben confezionata. Voglia di sapere, però facile. Da quiz show. Da festival, da fiera, da sagra con libri, scrittori e musicisti serviti con il pacchetto tutto compreso, tra un dibattito, un concerto e una tavola rotonda apparecchiata.

LA FESTIVALOMANIA ALIMENTATA DAL BUSINESS DELLA CULTURA

È la dimensione turistica e spettacolare della cultura nazionale, e di noi italiani, che si impone largamente su quella più critica e riflessiva di una cultura che non sia solo consumo, evento, ma desiderio, più intimo e personale, di capire, approfondire, partecipare. La crescita dei festival, d’ogni tipo ormai, ne sono la spia. Dai pochi e storici, ma di rilievo nazionale di 20 anni fa (Salone del Libro di Torino e Festival della Letteratura di Mantova, Stagione lirica estiva dell’Arena di Verona o Rossini Festival), si è arrivati ai 400 del 2017, lievitati a più di mille due anni dopo.

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Naturalmente la festivalomania non è solo italiana, ma mondiale, ed è alimentata dal grande valore economico che la cultura è venuta assumendo ovunque. E che si esprime anche nella crescita ormai inflazionata di siti e beni nominati patrimoni culturali dell’umanità, sotto l’egida Unesco e nella moltiplicazione di capitali europee e nazionali di qualcosa (per l’anno corrente Parma è la capitale italiana della cultura, mentre Padova e Trieste sono quelle europee del Volontariato e della Scienza).

UN FURORE CHE NON SI TRADUCE IN AUMENTO DEI CONSUMI

Tutto questo fermento e movimento ha anche aspetti positivi. Che però nascondono rilevanti questioni di fondo. A partire dalla constatazione che tutto il furore festivaliero e culturale non si traduce, o minimamente, in consapevolezza e aumento del mercato e della domanda di beni e consumi culturali di qualità (si pensi per esempio alla musica classica, che praticamente continua a essere confinata su RadioTre). Allo stesso modo non risulta che il dibattito pubblico, politico o culturale in senso lato, o il tono delle conversazioni sui canali social si sia giovato della proliferazione di congressi, convegni, conferenze, meeting. Ovvero di parole, discorsi, presentazioni, relazioni, tavole rotonde. Secondo l’Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi nel 2018 in Italia sono stati complessivamente realizzati 421.503 eventi. Più di mille al giorno, che hanno complessivamente coinvolto più di 28 milioni di italiani.

IL LAVORO CULTURALE VALE 96 MILIARDI DI EURO

Ma non sono solo chiacchiere: per completare, sia pure per larghe trame, il discorso sul paesaggio culturale italiano. Perché il sistema produttivo culturale e creativo (da solo, senza considerare gli altri segmenti della nostra economia che impiega comunicatori, designer, registi) dà lavoro a più di 1,55 milioni di persone, il 6,1% del totale degli occupati in Italia, generando un valore aggiunto di oltre 95,8 miliardi di euro (dati Symbola). A cui vanno aggiunti gli insegnanti di scuola e docenti universitari, che sono un’altra bella fetta di lavoratori intellettuali. E volendo, ma solo per dare un’idea dell’estensione assunta dal lavoro culturale, anche tutto quel tessuto pulviscolare, ma estremamente diffuso, di semi-professionisti e dilettanti –  scrittori e pittori della domenica, come si diceva una volta -, che caratterizzano e animano atelier e piccole gallerie d’arte, circoli di lettori e premi letterari un po’ in tutt’Italia.

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Per farla corta dovremmo essere un faro mondiale di cultura e civiltà, di sensibilità estetiche, consapevolezze identitarie e orgoglio civico. Ma in realtà come ha scritto Goffredo Fofi nel suo pamphlet L’oppio del popolo siamo sommersi da un flusso incontenibile di cultura sempre più spettacolarizzatamanipolata, che non è più conoscenza, ma solo uno strumento per ottundere le coscienze. «Un gran giro di soldi, un gran giro di chiacchiere», scrive Fofi. «Ma non sarà che il sistema di cui facciamo parte, di cui siamo complici, si serve di questo eccesso di cultura anche per distrarci dal concreto agire collettivo, intontendoci di parole, immagini, suoni?».

SIAMO SOPRAFFATTI DAL DIVERTIMENTO

Informare, educare, divertire. È la storica ragione sociale della Bbc. Una triade che ora non se la passa bene nemmeno in Inghilterra, ma peggio in Italia. Informare e soprattutto educare sono infatti campi e missioni (di servizio pubblico) ormai sopraffatti dal divertimento. Che in forza del suo assoluto dominio è diventato sgangherato oltre ogni dire. Presente ovunque anche nei tigì, non solo quelli satirici, e negli intermezzi comici dei talk show politici, che avrebbero obbligo di serietà e invece vanno di Gnocchi & Co.

Siamo sommersi da un flusso incontenibile di cultura sempre più spettacolarizzata e manipolata, che non è più conoscenza, ma solo uno strumento per ottundere le coscienze

Tuttavia, a mio avviso, lo spirito televisivo dei tempi non si esprime tanto nell’imperversare catodico e pubblicitario di Mara Maionchi e Joe Bastianich, o negli indecorosi spettacoli del Grande Fratello Vip, quanto nell’invasione mediatica di spadellatori, chef, gastronomi, dispensatori di ricette. Perché il food è perfetto per rappresentare un’ossessione che è fisica e mentale nello stesso tempo, sempre in bilico fra i due estremi dell’eccesso e dell’assenza, dell’abbuffata e della dieta. Come ha reclamato recentemente il maestro Riccardo Muti in un’intervista al Messaggero: «Basta cuochi, in tivù c’è bisogno di cultura». Aggiungendo, rivolto ai nostri governanti: «Chi guida deve servire i cittadini, nell’ora del declino si rileggano Orazio». Già: ma riuscite a immaginarvi i vari Salvini, Renzi, Di Maio alle prese con un saggio di Platone o all’ascolto di Beethoven o Mozart? Piuttosto con l’ultimo album di Diabolik o Tex Willer.

MANCA UN ARGINE ALLA DERIVA CULTURALE

Con ciò non si vuole assolutamente esprimere rimpianto per la tivù pedagogica delle origini: pedante, grigia e piuttosto noiosa. Come si potrebbe peraltro in un contesto che è sempre più digitale e crossmediale rispetto ai generi e ai linguaggi? Resta però il fatto che oggi la cultura è incapace, come lamenta il regista teatrale Romeo Castellucci, di produrre idee creative e libertà di pensiero. Per il cinema, ma soprattutto per il teatro che resta per eccellenza il luogo fisico in cui «si prende posizione», non si stratta solo di vendere biglietti, che pure sono importanti, ma di sottrarsi alle logiche burocratiche dei “bandi assessorili”. Tornando a promuovere spirito critico, anticonformismo e ribellione, rispetto a un sistema sociale, come quello attuale, che è più morto che vivo. Certo in via di superamento. Ma proprio per questo bisognoso di persone, di cittadini che tanto per cominciare si oppongano risolutamente alla deriva culturale attuale fatta di miseria cognitiva, analfabetismo di ritorno, esaltazione del pensiero semplificato contrapposto alla pedanteria del pensiero critico. 

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Manoscritto Inca ritrovato dopo secoli: Valore incalcolabile, c’è la memoria dell’Impero”


Da 140 anni era andato perduto il manoscritto con le memorie Inca ritrovato in Brasile. Ad annunciare il prezioso ritrovamento la televisione peruviana. "Il suo valore è incalcolabile" commenta chi lo ha scoperto. All'interno di questo volume, compilato quasi 200 anni fa, la sintesi di secoli di storia della civiltà precolombiana fino all'arrivo degli Spagnoli.
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Giornata internazionale della lingua madre: festeggiare le lingue del mondo è un dovere


Come ogni 21 febbraio dal 2000 oggi è la Giornata internazionale della lingua madre indetta dall'UNESCO, in ricordo delle vittime della lotta per l’indipendenza della lingua bengalese. Da vent'anni si ricorda quell'episodio per celebrare l'importanza della lingua madre di ciascun individuo al mondo come strumento per la preservazione delle diversità linguistica e l'importanza del riconoscimento del plurilinguismo.
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Giornata della Guida Turistica: tutte le visite guidate gratuite in Italia il 21 febbraio


Venerdì 21 febbraio si celebra in tutto il mondo la Giornata della Guida Turistica: un appuntamento istituito per valorizzare questa importantissima figura professionale, e per riscoprire i luoghi di cultura del nostro Paese. In Italia gli eventi e le iniziative in occasione della Giornata si protrarranno per tutto il weekend e per quello successivo: ecco una lista delle visite guidate gratuite.
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“China our hearts beat for you”: contro il coronavirus si mobilitano artisti e scienziati


L’obiettivo della campagna "China our hearts beat for you", promossa da diverse associazioni e personalità del mondo dell'arte, della cultura e della scienza in Italia, è trasformare l'allarme del Coronavirus in un’ondata di solidarietà nei confronti del popolo cinese, contro ogni razzismo e discriminazione. Domani appuntamento a Roma.
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