Così Cuba usa i suoi medici come strumento di propaganda all’estero

Mandando professionisti in giro per il mondo, l'Avana esercita un soft power. Cercando di trarne profitto. È accaduto in Brasile e Bolivia, prima del cambio di governo. E succede in Venezuela. In Italia la mossa è mediatica: un messaggio anche all'Europa pro-Guaidò.

I medici cubani sono arrivati in Italia. Alcuni di loro erano già stati impegnati in Africa nel 2014 per fronteggiare l’epidemia di Ebola. Ora l’obiettivo è il coronavirus.

Il governo dell’Avana coglie così l’occasione per provare in Europa un tipo di soft power che recenti cambi di governo rendono ormai impossibile ad altre latitudini. E cioè in America Latina.

La brigata cubana sbarcata a Malpensa domenica è composta da 37 medici e 15 infermieri, età media 49 anni, e sarà impegnata a Crema. Curiosamente, non lontano da Cremona dove da venerdì è attivo un ospedale da campo di una Ong Usa con 60 operatori, senza che la “solidarietà americana” abbia fatto altrettanto rumore.

LA BRIGATA CUBANA OPERATIVA A CREMA

“Comandante” dei cubani è il dottor Carlos Ricardo Pérez Díaz, direttore dell’ospedale Joaquín Albarrán dell’Avana. «Rimarremo in Italia fino a che sarà necessario», ha detto. Non appena sbarcati in camice bianco, mascherina filtrante e guanti hanno subito srotolato la bandiera cubana, spiegando che per loro «la patria è l’umanità» e quindi vanno «dove è necessario andare». «La nostra è una formazione medica non solo scientifica ma soprattutto legata all’umanesimo», hanno ribadito. «Questo è il nostro spirito, uno spirito che arriva dal nostro patriota José Martí e che noi ci portiamo dietro da sempre», ha aggiunto l’ambasciatore cubano in Italia José Carlos Rodríguez Ruíz. Il regime cubano del resto considera da sempre un fiore all’occhiello della Rivoluzione questa asserita eccellenza sanitaria.

IL CENTRODESTRA HA ACCOLTO COMUNISTI E ONG

Ad accogliere i cubani c’era una delegazione della Regione Lombardia. Travolta da una emergenza gravissima, la giunta di centrodestra non ha solo accolto con favore l’aiuto della comunista Cuba, ma ha pure aperto all’aiuto delle stesse Ong in passato bollate dalla Lega e dal centrodestra come trafficanti di clandestini. E queste Ong si sono messe a disposizione. Medici senza Frontiere ad esempio lavora dal 12 marzo a Lodi e Codogno, mentre Emergency è attiva dal 13 marzo a Milano. Con buona pace di Bruno Vespa. La polemica sulle Ong è d’altronde parallela a quella che sempre sui social circola a proposito degli «americani che non fanno niente»: ignorando non solo l’ospedale di Cremona ma anche il C-130J Super Hercules dell’86esimo stormo Airlift Wing dell’aviazione statunitense decollato da Ramstein e atterrato ad Aviano con a bordo un sistema mobile di stabilizzazione dei pazienti.

I MEDICI VENEZUELANI SONO ESULI, INUTILE RINGRAZIARE MADURO

Si è parlato molto di più del team cinese, e anche dei 120 medici arrivo dalla Russia.

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Un contingente ancora più nutrito è composto dai venezuelani: 150 medici esuli in Italia si sono messi a disposizione. Si è però generato un equivoco. In un primo momento sono stati accomunati a cinesi, russi e cubani: una sorta di internazionale socialista di camici giunta in aiuto del nostro Paese, mentre l’Ue, si leggeva sui social, «negava o rubava mascherine». Non sono mancati sui social ringraziamenti a Nicolás Maduro. Una esaltazione che non è andata giù ai medici che sono oppositori del governo. E lo hanno ribadito con forza. I colleghi cubani invece sono fedeli all’Avana. Un soft power che in America Latina ha perso presa con il cambiare dei governi. Medici cubani sono stati fatti rientrare dal Brasile, per esempio, dopo la vittoria di Jair Bolsonaro. E lo stesso è accaduto in Bolivia dopo la destituzione di Evo Morales.

LA PRESENZA DEI MEDICI CUBANI NELL’AMERICA LATINA

In Brasile nell’intervallo tra l’elezione e l’insediamento di Bolsonaro era scoppiato addirittura un caso. Alcuni medici cubani avevano chiesto asilo ed era stato loro rifiutato. «Lo danno al terrorista Cesare Battisti e non a un poveretto schiavizzato!», aveva detto il neopresidente, promettendo che avrebbe offerto asilo politico a tutti i medici cubani che lo avessero chiesto e li avrebbe pagati direttamente, senza passare dall’Avana. Il governo cubano allora li fece ripartire.

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Alla fine del 2018 i medici cubani all’estero erano 55 mila in 67 Paesi: 28 mila in Venezuela e 11.400 in Brasile. Due Paesi in cui i medici certo non mancano. Però in entrambi molti dottori si rifiutano di operare in aree disagiate o pericolose. In Venezuela si è verificato un effetto dumping ai danni dei professionisti locali che ha contribuito a distruggere il sistema sanitario (e a mandare in esilio i medici ora in Italia). In Brasile invece i medici cubani sono stati usati come strumento di propaganda dal governo di Dilma Rousseff. Gli oppositori del suo Partito dei lavoratori li hanno dunque presi di mira sostenendo che il loro stipendio venisse direttamente versato al governo cubano, che poi girava ai medici non più del 30%. Insomma, «i medici schiavi», di cui parlava Bolsonaro.

L’arrivo dei medici cubani (Ansa).

GLI INTROITI DELL’EXPORT DI SERVIZI PROFESSIONALI

I medici non rappresentano solo un soft power in mano al governo cubano, ma anche una risorsa, e a volte un vero e proprio hard power. Il regime dall’export di servizi professionali ricava infatti 11,5 miliardi di dollari l’anno. Non sono solo dottori e specialisti. Ci sono anche insegnanti o allenatori: ma sono i medici a ritagliarsi la parte del leone. Aníbal Cruz, ministro boliviano della Salute del governo di Jeanine Áñez, a fine novembre dichiarò che solo 205 dei 700 medici cubani presenti nel Paese lo erano veramente. In Venezuela denunciano addirittura che cubani in uniforme venezuelana si sarebbero infiltrati dappertutto: dagli uffici anagrafe alle guardie di frontiera.

DA CARACAS IL “PAGAMENTO” IN PETROLIO

Gli 11,5 miliardi sono la prima risorsa del regime cubano: quasi 5 volte i 2,8 miliardi che ha fruttato nel 2016 il turismo. Il Venezuela, poi, paga in petrolio. Le cifre esatte non sono mai stare rese note, ma Orlando Zamora, ex-capo di divisione dell’analisi di rischio cambiario del Banco Central de Venezuela, in un libro ha confermato di aver avuto notizia di sussidi di Caracas all’estero per un valore di 24,7 miliardi di dollari, ma che potrebbero salire addirittura a 35 miliardi. L’opposizione venezuelana ha presentato un dossier in cui ha stimato che tra il 2005 e il 2012 sono stati stanziati ben 70 miliardi di sussidi: in testa tra i beneficiari appunto Cuba con 23,2 miliardi e il Nicaragua con 12,9. A febbraio, malgrado la sua grave crisi, il Venezuela stava inviando a Cuba 173 mila barili di petrolio al giorno come pagamento.

L’OFFENSIVA MEDIATICA

Evidentemente in Italia la piccola brigata cubana non potrà costituire una fonte di reddito altrettanto importante. Però si tratta comunque di una offensiva mediatica significativa verso una Europa che in Venezuela ha appoggiato Juan Guaidò e che ha sanzionato Cuba. Va anche ricordato che oggi i due Paesi europei più colpiti dal coronavirus sono Italia e Spagna. Entrambi hanno con Cuba legami storici importanti, entrambi hanno in questo momento al governo partiti con esponenti che guardano all’Avana con simpatia: Podemos come i cinque stelle.

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